Il capitalismo, l’Iran e la nostra ammirazione | Un post di Tiuss Del Rugalet

Ursae Coeli ha di recente pubblicato in Italia l’inedito “Il capitalismo della seduzione” di Clouscard. Vi si spiegano le metodologie di colonizzazione morbida attuate dal liberismo libertario USA in Europa, attraverso il piano Marshall. È necessario comprendere queste dinamiche per capire come, in Iran, vi sia stato con la Rivoluzione un processo di de-colonizzazione. Leggere i pensieri di Khomeini (ad esempio Edizioni all’insegna del Veltro), è istruttivo poiché si evidenzia punto per punto il modo in cui i cavalli di troia culturali del capitalismo sono stati affrontati e smontati. Certo: gli iraniani hanno agito facendo leva sulla loro matrice culturale, portandola all’estremo per reazione. Ma non poteva essere altrimenti, avendo come unica alternativa valida quella matrice.

l’Occidente non ha mai perdonato questa reazione. Oggi noi abbiamo tanta ammirazione per l’Iran e per il mondo sciita, non perché ne comprendiamo a fondo natura e dinamiche, né perché ne condividiamo acriticamente ogni agire politico, ma poiché questi popoli hanno rappresentato la concreta possibilità di una reazione e di una liberazione.
Dobbiamo perciò essere insieme morigerati e duri, e spiegare i motivi di questa simpatia, costruendo innanzitutto una coscienza critica. Anche se è difficilissimo non cedere all’emotività del momento, o peggio al disequilibrio.

Da un post di Tiuss Del Rugalet, riportato sulla pagina Facebook di Renato Ghenone

Trump ha dichiarato: “colpiremo obiettivi iraniani di grande importanza culturale.”

Un iraniano gli ha risposto:” Così le cose per noi si complicano davvero. Perché l’Iran dove può colpire l’america, in obiettivi di alto valore culturale?”