I nostri maestri|Léon Degrelle: vita retta [parte seconda]

 

deg_1Quando la dolcezza dei giorni ci invita, e la gioia d’amare, la bellezza di un volto, di un corpo perfetto, di un cielo leggero, e il richiamo di corse lontane, quando siamo sul punto di cedere a labbra, a colori, alla luce, al torpore delle ore di distensione, serriamo dentro i nostri cuori tutti questi sogni fantastici al limite delle evasioni dorate…

l’evasione vera consiste nell’abbandonare queste care prede sensibili, nel momento stesso in cui il loro profumo invita i corpi a smarrisrsi. Nel momento in cui occorre reprimere gli elementi più delicati di sé stessi e portare il proprio amore al dilà del cuore, proprio quando tutto è penoso sino all’inumano, allora un sacrificio comincia ad essere compiuto, a essere puro. Noi abbiamo superato noi stessi, noi doniamo finalmente qualcosa. Prima, era ancora di noi che andavamo alla cerca – e di quella punta di orgoglio e di gloria che rende impuri tanti sentimenti sgorgati dalle nostre anime, e sfruttati anziché donati. Ci si dona per davvero, disinteressatamente – perché tutto é messo da una parte e più nulla è rimasto dall’altra-, solo quando si è ucciso anzitutto l’amore di sé. Questo non avviene automaticamente perché la bestia umana è ostinata. E noi comprendiamo così male gli insegnamenti dell’amarezza…

Léon Degrelle, Militia