I nostri maestri|Léon Degrelle: l’agonia del secolo [vita retta]

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Coloro che esitano davanti allo sforzo sono coloro cui l’anima è ottusa. Un grande ideale dà sempre la forza di dominare il proprio corpo, di soffrire la fatica, la fame, il freddo. Che importano le notti bianche, il lavoro opprimente, gli affanni o la povertà! L’essenziale è avere in fondo al proprio cuore una grande forza che rianima e spinge avanti, che rinsalda i nervi, che fa pulsare a forti battiti il sangue stanco, che infonde negli occhi il fuoco ardente conquistatore. Allora più nulla dà sofferenza, il dolore stesso diviene gioia perchè esso è un mezzo in più per elevare il suo dono, per purificare il suo sacrificio.

La facilità addormenta l’ideale. Niente lo risveglia meglio che la sferza della vita dura: essa ci permette di cogliere la profondità dei doveri da compiere, della missione di cui occorre essere degni. Il resto non conta. La salute non ha alcuna importanza. Non si è sulla terra per mangiare in oario, dormire a tempo opportuno, vivere cent’anni od oltre. Tutto questo è vano o sciocco. Una sola cosa conta: avere una vita valida, affinare la propria anima, aver cura di essa in ogni momento, sorvegliarne le debolezze ed esaltarne le tensioni, servire gli altri, spargere intorno a sè felicità ed affetto, offrire il braccio al prossimo per elevarsi tutti aiutandosi l’u n l’altro. Compiuti questi doveri, che significato ha morire a trenta o a cento anni, sentir battere la febbre nelle ore in cui la bestia umana urla allo stremo degli sforzi?

Che si rialzi ancora, malgrado tutto!Essa è la per donare la sua forza sino al logoramento.

L’anima sola conta e deve dominare tutto il resto. Breve o lunga, la vita vale soltanto se noi non avremo da vergognarcene nel momento in cui occorrerà renderla.

Léon Degrelle, Militia