I nostri maestri|Léon Degrelle: l’agonia del secolo [parte seconda]

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Qui risiede l’agonia del nostro tempo.

Il secolo non sprofonda per mancanza di supporto materiale. L’universo non è mai stato così ricco, colmo di tanto benessere, grazie a un’industrializzazione di tale efficacia produttiva. Non vi sono state mai tante risorse, né tanti beni disponibili. E’ il cuore dell’uomo, solo lui, a versare in stato fallimentare. E’ per mancanza di fede e capacità di donarsi, che il mondo stesso si abbatte sotto i colpi che lo assassinano.

Il secolo ha voluto essere soltanto il secolo degli appetiti. il suo orgoglio lo ha perduto. Ha creduto nella vittoria della materia finalmente assoggettata dal proprio spirito. ha creduto nelle macchine, negli stock, nei lingotti sui quali avrebbe regnato sovrano. Egualmente, ha creduto nella vittoria delle passioni della carne spinte oltre ogni limite, nella liberazione delle forme più varie di godimento, moltiplicate senza posa, sempre più avvilite e avvilenti, fornite di una “tecnica” che in genere si rivela, solo alla fine, una accumulazione, senza grande immaginazione, di vizi tanto poveri da essere vuoti.

Dalle proprie conquiste, o più esattamente dai propri errori, e poi dalle proprie cadute, l’uomo ha tratto piaceri che gli apparivano sommamente eccitanti all’inizio, e che erano in effetti solo veleno, fango, oro falso.

Per quest’oro falso, questo fango, questo veleno, l’uomo e la donna avevano abbandonato e profanato, con i loro sogni e i loro corpi devastati, la gioia interiore, la gioia autentica, il grande sole della gioia autentica. Le vampate di piacere del possesso – materiale o carnale – dovevano, prima o poi, dissolversi perché illusori, viziate sin dall’inizio, e viziose sempre più.

Al cuore dei temporanei vincitori di queste sterili aste è rimasta soltanto la passione di prendere, di prendere in fretta, vampate di ira che li spingono contro tutti gli ostacoli, aliti di odori dolciastri di decadenza appiccicati alla loro vita devastata e fradicia. Frivoli, vuoti, con le mani a penzoloni, essi non vedono neanche giungere il momento in cui l’opera fittizia del loro tempo sprofonderà.

Essa sprofonderà perché è contro le leggi stesse del cuore; e – diciamola, questa grande parola – contro le leggi di Dio. Lui solo, per quanto se ne sia riso, dava al mondo il suo equilibrio, orientava le passioni, apriva loro le chiuse del dono completo e dell’amore autentico, suggeriva un senso ai nostri giorni, quali pur fossero le nostre ore e le nostre sciagure. Si potranno convocare tutte le Conferenze del mondo,  ammassare a branchi Capi di Stato, gli esperti economici e i campioni di tutte le tecniche. Essi risponderanno. Decreteranno. Ma, in sostanza, non riusciranno perché l’essenziale lo sfioreranno soltanto.

La malattia del secolo non risiede nel corpo. Il corpo è malato perché l’anima è malata. E’ questa che occorreva, che occorrerà – costi quel che costi – guarire e nuovamente vivificare. In ciò consiste la vera, la grande rivoluzione da fare. Rivoluzione spirituale. O fallimento del secolo. La salvezza del mondo risiede nella volontà delle anime che credono.

Léon Degrelle, Militia