I nostri maestri|Léon Degrelle: Il fuoco e le ceneri [parte quarta]

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Questi pensieri, questi fantasticari non sono neanche ordinati. Non li ho conclusi in uno schema. E’ il colmo. Ma non mi sono messo a tavolino come uno scrittore qualificato e metodico. Non ho scritto il “manuale dell’idealista” capitolo dopo capitolo, misurando tutto, dosando tutto. No: niente di simile, niente di tutto ciò. Che fare? 

Le tensioni dell’anima non si graduano come il getto di un apparecchio a gas. La speranza, la passione, l’amore, la fede, il dolore, la vergogna, mi dettano gli scritti che io in particolari momenti gettavo agli uomini, perché li sentivo allora con maggiore intensità. A volte questo avveniva al culmine della mia attività politica. A volte nell’abbandono, nel fango, nel freddo della mia vita lontana di soldato, sofferente nell’immensità del fronte dell’Est. Ma l’anima che viveva queste tensioni seguiva un filo conduttore invisibile a molti: esso era l’arteria che alimentava spiritualmente la mia esistenza. Così queste note non sono poi tanto disorganiche: esse esprimono gli alti e i bassi di un’anima in mezzo ad altre anime, ognuna delle quali ha i propri alti e bassi

Certo, lo spirito arrivato alla “saggezza” inalterabile del cinismo può dominare col sorriso i gelidi marmi del proprio cimitero interiore, e incidere su di essi i suoi rilievi con stile impassibile. ma il fuoco invece, ha fiamme diverse: si alza, si abbassa, rinasce, si avventa. Questo libro è di fuoco, con le esaltazioni del fuoco, gli eccessi del fuoco. Se almeno potesse averne beneficio il calore! Se le anime potessero trovare vicino a lui conforto e vigore, come li trova nel meditare alla sera, presso a un gran fuoco di legna quasi silenzioso. le vibrazioni della sua vita potente penetrano; e si irradiano; e si raccolgono. Esse si offrono completamente, si abbandonano totalmente. il dono, il vero dono è così: l’annientarsi fino all’ultima favilla.

Qui, nel mio caso particolare, si tratta soltanto di un fuoco morto. La mia vita si è schiantata in abissi, è stata sommersa dalle onde di fondo che hanno ricoperto tutto.

ma io voglio credere, malgrado tutto, che queste tensioni che animano le azioni di un uomo già morto agli occhi della maggioranza degli uomini – pur quando egli ha la disgrazia di vivere ancora per sé – potranno ancora raggiungere spiritualmente, qua e là nel mondo, dei cuori ansiosi…

Ricordo tre parole che un giorno aveva decifrato su una tomba di marmo nero giù a Damme in Fiandra, dietro una chiesa della mia patria perduta: ETSI MORTUUS URIT.

“Seppur morto, egli arde…”

Possano queste pagine, ultimo fuoco di quel che io fui, ardere ancora un momento, riscaldare ancora un istante le anime possedute dalla passione di donarsi e di credere: di credere malgrado tutto, malgrado la disinvoltura corrotti e dei cinici, malgrado il triste gusto amaro che ci lasciano nell’anima il ricordo delle nostre colpe, la coscienza della nostra miseria e l’immenso campo di rovine morali di un mondo che, sicuro di non avere più bisogno di salvezza, da questo trae motivi di gloria, ma deve lo stesso essere salvato. Deve più che mai essere salvato.

Léon Degrelle, Militia