I nostri maestri|Léon Degrelle: Il cuore e le pietre [parte terza]

degrelle

 

Noi, i moderni spaesati, trascinati d’appartamento in appartamento nelle città dagli occhi vuoti,ci sentiamo strappare il cuore un po’ di più, ogni volta che dobbiamo varcare una nuova soglia, illuminare corridoi troppo bianchi abituarci a maniglie, a imposte, a porte che non reggono, a gas che arde troppo in fretta, ad autobus che passano con un ululato brutale da spezzare l’anima. 

Si sta zitti.

Ma non si dimentica nulla.

E’ l’uomo, immobile come la vecchia cassapanca e il grande orologio, guarda e vede…

La casa natale si ravviva nei ricordi. Eccola.Poche fronde rischiarano la facciata. Due gradini di pietra azzurra. Un grande poggiolo di vite americana che dà sui giardini. Tutto èal proprio posto. Tutto ha un senso, un odore, una forma corporea. Si va nell’armadio: l’armadio, parola magnifica, piena, grave,poiché esso contiene il pane e gli alimenti essenziali. Ad occhi chiusi si può trovare ogni cosa. Quest’angolo sa di tabacco; quell’altro odora del gatto che ha sempre fatto le fusa nel posto più tiepido. Questo rumore è la seggiola della scrivania da cui papà si alza. Questo passo, con qualche sosta: è la mamma che innaffia i fiori della camera da pranzo. Queste camere non rappresentano delle “tappe”. E’ la camera “sopra-il-salotto”; è la camera “sopra lo studio”; è la camera “dei bambini” – anche quando essi sono diventati uomini dai pensieri gravi… 

 Léon Degrelle, Militia