I nostri maestri|Léon Degrelle: Il cuore e le pietre [parte quarta]

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Ognuna di queste camere ha la propria storia, ha conosciuto le sue veglie, i suoi malati, da questa si è scesi una mattina portando in un braccio un corpo amato…

Ah, l’orrore di quegli appartamenti anonimi in cui i nostri figli sono nati o sono morti davanti a scenari senza vita, in seguito abbandonati, in cui altri nomadi, a loro volta, hanno ripreso la loro vita a tappe: senza ricordi d’anima, senza nemmeno essere capaci di fissarli, perché non si saprebbe dove metterli…

Casa di un tempo, con i tuoi poveri “cretonnes”, il tuo cattivo gusto, quel pomo della ringhiera sulle scale, le foto dei bambini in fila indiana, il pesante pianoforte, il focolare nero, la bagnarola di stagno in cui si entrava uno dopo l’altro, quei passi di cui si ode il suono vent’anni più tardi solo a ricordarsene, quei respiri che si sentono alitare di nuovo davanti a sé, il viso della mamma che si rianima in lontananza e che poi è là, davanti agli occhi – quasi impenetrabile e tale da renderti improvvisamente tanto bambino da voler essere accarezzato di nuovo…

Richiami di un affetto immenso affiorano, con profumi lontani di fiori e di fronde; canti d’acqua scorrono in fondo al giardino, con un tepore di sole diverso per ogni luogo del mondo.

Tutto deriva da quei tempi.

Sfortunati quei bambini che non avranno avuto una casa loro, e che non potranno raccogliere questi ricordi che compongono la vita.

 Léon Degrelle, Militia