I nostri maestri|Léon Degrelle: La carne che inizia [ parte prima ]

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Gli uomini possono degradarsi, vivere un’agitazione sempre più frenetica, e milioni di corrotti diventare tronfi: la nobiltà della maternità conserva per migliaia di cuori semplici e vibranti il suo patetico splendore.

Essa commuove oggi come al tempo in cui le prime donne sentirono il loro corpo agitato da indicibili sussulti. 

Da quel momento non sono più le stesse. Ieri esse correvano, l’occhio limpido, l’anima sgombra, le labbra distratte. La vita che nasce in loro come una fioritura nascosta dà ad esse un’improvvisa gravità, una sicurezza, una grande forza superba, la certezza di creare, di donare, e il fascino commosso del mistero vivente che scaturirà un giorno dai dolori.

Esse appaiono ancora ridenti, ma il loro sguardo è più profondo. 

Portano in sé un tesoro i cui palpiti si legano ai loro palpiti più intimi. Le tensioni, le malinconie, il nobile ideale, talora inconfessato, che le solleva e le tormenta, i pensieri e i rimpianti, le gioie e i desideri, si identificano con questa vita invisibile a tutti, presente in ogni istante a loro che le donano sangue e anima in una perfetta comunione di sangue e di cuore.

Esse sono forti e stanche.

Stanche del corpo che si piega, stanche della loro giovinezza curvata come rami troppo carichi di frutti, stanche di sole e di vento.

Ma rigogliose per la nuova vita che il loro seno contiene amorevolmente, in quella carne che le loro più delicate vibrazioni modellano.

Léon Degrelle, Militia