Gli uomini di oggi vivono più in fretta | Renè Guènon

  
GLI UOMINI OGGI VIVONO PIU’ IN FRETTA…”Come abbiamo accennato, il tempo, per effetto della potenza di contrazione che rappresenta, la quale tende a ridurre sempre più l’espansione spaziale a cui si oppone, consuma in certo qual modo lo spazio (…). 

Talvolta si dice, indubbiamente senza che se ne comprenda la vera ragione, che gli uomini vivono oggi più in fretta di un tempo, e ciò è letteralmente vero. (…) Tuttavia, al suo limite estremo, la contrazione del tempo dovrà avere come conseguenza finale la riduzione di esso ad un unico istante, e la durata avrà allora veramente cessato d’esistere, essendo evidente che nell’istante non può più sussistere alcuna successione. Così è che «il tempo divoratore finisce col divorare se stesso», talché alla «fine del mondo», vale a dire al limite stesso della manifestazione ciclica, «il tempo non c’è più»; ed è anche questa la ragione per cui è detto che «l’ultimo essere a morire è la morte», perché dove non c’è più successione, di nessun genere, la morte non è più possibile. Arrestatasi la successione, o, in termini simbolici, «cessato che abbia la ruota di girare», ogni cosa esistente non può essere che in perfetta simultaneità (…).

È per questa ragione che la fine è effettivamente, per l’umanità di tale ciclo, la restaurazione dello «stato primordiale», ciò che indica d’altra parte il rapporto simbolico della «Gerusalemme celeste» con il «Paradiso terrestre».

(René Guénon, “Il regno della quantità e i segni dei tempi”, cap. 23 “Il tempo mutato in spazio”).