Cittadella | Edizione integrale a cura di AGA Editrice 


Titolo completo: Cittadella. Versione integrale

Autore: Antoine De Saint-Exupery

Anno: 2017

Pagine: 560

Il libro: «Perché io sono innanzi tutto colui che abita. Cittadella, mia dimora, io ti salverò dalle insidie del deserto e ti ornerò di trombe da ogni parte per suonare contro i barbari!».

«Il pensiero di Saint-Exupéry è filosofico, ma è talmente sottomesso al rigore della forma poetica che sfugge ad ogni sistema, e dirige quella difficile operazione che consiste nel conglobare vita e conoscenza in un medesimo atto di creazione. Saint-Exupéry, a differenza di altri scrittori contemporanei che “subiscono” o hanno “subito” il mondo moderno, lo ha “pensato”. È a questo titolo che si è innalzato spesso al livello intellettuale dei più influenti filosofi di questo mezzo secolo, mentre con la stessa disinvoltura dei poeti più grandi penetrava in quell’universo ove il sensibile eccede l’intellegibile»

«Se si considera l’indubbia similitudine concettuale di Cittadella con il Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche — entrambi poemi imperniatati sulla figura di un maestro che, con linguaggio poetico e parabolico, istruisce gli uomini indicando loro la via salvifica — è curioso notare come la data di nascita del francese (29 giugno 1900) rasenti la coincidenza con quella della morte del tedesco (25 agosto 1900): volendo giocare con le suggestioni, la si può leggere come una simbolica staffetta, se non un passaggio di testimone, tra un cantore e l’altro, entrambi profeti di una proposizione dell’Uomo nuovo o Uomo rinnovato nell’epoca della desacralizzazione dell’umanità».

[dall’introduzione di Maurizio Murelli]

Appello ai Giovani Europei – La prima presentazione editoriale | Raido, Roma 21 Gennaio – La Recensione


Nel tardo pomeriggio di sabato 21 gennaio, avvolti da un’improvvisa ma apprezzata atmosfera d’altri tempi (dovuta all’utilizzo di candele in mancanza dell’illuminazione elettrica!), si è tenuta presso i locali di Raido la presentazione di “Appello ai Giovani Europei“, l’infuocato pamphlet di Léon Degrelle, finalmente di nuovo edito dopo un’assenza troppo lunga dagli scaffali dalla casa editrice CinabroEdizioni.               

Gli interventi, sono stati curati da un portavoce della CinabroEdizioni e da un rappresentate della Comunità Militante Raido. I relatori, dopo un primo intervento ciascuno, hanno proseguito con un continuo scambio dinamico e mai banale, a colpi di approfondimenti nati dalle molte citazioni che sono state lette, ovviamente tratte dalle opere di Degrelle. 


Non è sicuramente questa la sede per elencare, parola per parola, tutto quello che è stato detto. Quello che possiamo fare è elencare alcune parole chiave che sono rimaste da questi interventi: Esempio, Virtù, Azione Impersonale, Sacrificio, Gioia, Aristocrazia. Questo e molto altro è stato Léon Degrelle, il “leone che ha attraversato la storia”, questo e molto altro ritroviamo tra le pagine di “Appello ai Giovani Europei”.

E questo libro che racchiude “il senso della sua sfida, lanciata oltre il limite del tempo e della storia, in piena fedeltà a un mondo di valori che non possono essere sconfitti, perché incisi nelle stesse leggi di natura che regolano i ritmi del cosmo”, è proprio ai giovani che deve giungere nuovamente, “Ai giovani Europei, Contro i buffoni democratici.” Degrelle li incita alla sfida, alla lotta, a combattere e se fosse anche a morire, perché: “Morire vent’anni prima o vent’anni dopo poco importa,quel che importa è morire bene. Soltanto allora inizia la vita”.

Si potrebbe continuare riempiendo di caratteri centinaia di pagine, e comunque non basterebbero per contenere tutto il pensiero e tutti i dettagli della vita di Degrelle. Dobbiamo quindi riconoscere il merito alla CinabroEdizioni di aver nuovamente dato voce cartacea a questo grande personaggio, che non abbiamo dubbi a riconoscere come “una delle stelle che compongono la costellazione che orienta il nostro cammino”, citando proprio le parole del loro portavoce. E si deve ben sperare da questa nuova realtà editoriale che vuole valorizzare tutto ciò che si richiama a principi di ordine sacro, che guarda al testo stampato come strumento di formazione del carattere e alla lettura come esercizio marziale. Senza farsi prendere dalla brama di pubblicare titoli esotici o inutili, solamente per far cassa o per stupire


Alcune precisazioni però sono necessarie, come giustamente fatto notare dai relatori. Degrelle scrive questo testo nel 1992, pochissimi anni più tardi lascerà questa esistenza terrena; dunque, alcune delle sue considerazioni più politiche e contingenti al momento storico da lui vissuto peccano della giusta mancanza di informazioni dovuta al periodo, come ad esempio alcuni commenti nei confronti degli Sciiti relativi al periodo della Prima guerra del Golfo. Siamo certi che se fosse vivo ancora oggi, avrebbe sicuramente avuto tutt’altra idea al riguardo.

In conclusione possiamo affermare che si è trattato di un evento ben riuscito, passato in compagnia di questa figura incredibile, e così come possiamo appellarci ad Evola e Guénon come testimoni della Tradizione, così possiamo definire Degrelle, testimone della retta Azione, come anche il capitano Codreanu.

E quando leggerete o rileggerete “Appello“, “Militia” o uno degli altri suoi libri, ricordate: “Seppur morto, egli arde“!

Arrivederci a Milano, sabato 18 Febbraio, con la conferenza-incontro “Ripartire da Evola!” e cioè la presentazione del progetto “RigenerAzione Evola” presso la Libreria Ritter. Nonché domenica 19 febbraio, stavolta a Brescia per la presentazione del 3° Quaderno di Formazione del Militante della Tradizione… In alto i cuori!

Fonte: www.azionetradizionale.com 

Udo Ulfkotte è morto. A 56 anni. Aveva rivelato che giornalisti sono “comprati” dalla Cia. I colleghi esultano | Maurizio Blondet 


Udo Ulfkotte è morto, improvvisamente, dicono di attacco cardiaco. Aveva 56 a anni.

Ulfkotte era il giornalista, che, dopo aver lavorato al Frankgfurter Allgemeine Zeitung, rivelò come lui ed altre “firme” fossero al soldo dei servizi americani.. Il suo libro, “Giornalisti Comprati” (2014), descrive i metodi con cui la Cia imbecca, istruisce, paga (fino a 20 mila dollari) giornalisti tedeschi ma anche italiani perché scrivano articoli favorevoli alle politiche americane.

«Prima di tutto» ha raccontato «è necessario rendere autorevole il giornalista a libro paga, facendo riportare i suoi articoli, dandogli copertura internazionale e premiando i suoi libri. Molti premi letterari non sono che premi alla fedeltà propagandistica [..] In occasione della crisi libica del 2011, ha raccontato di come fu imbeccato dai servizi germanici perché annunciasse sul suo giornale, come fosse un fatto assodato, che Gheddafi era in possesso di armi chimiche ed era pronto ad usarle contro il suo popolo inerme. […] Se invece si trasgredisce la linea filoatlantica le conseguenze sono altrettanto note, ovvero la perdita del lavoro, il triste isolamento professionale, fino alle minacce dirette e alle persecuzioni (lui stesso sostiene di aver subito sei perquisizioni nella sua abitazione con l’accusa di aver rivelato segreti di stato)”.

(Marcello D’Addabbo – ladagadinchiostro.com).

Insomma è stato il primo a rendere pubblico il fatto che i media scrivono “fake news” (notizie false) a pagamento. Oggi sono i media ad accusare i social di diffondere notizie false.

Dopo essere stato bollato come pazzo dal suo ex giornale, la FAZ, Udo Ulfkotte ha preso posizioni di veemente denuncia di Angela Merkel, della sua gestione dell’euro, e della sua politica di “accoglienza” di centinaia di migliaia di islamici. “Die Asyl Industrie”, “Mekka Deutschland” sono i titoli dei suoi più recenti saggi.

Può essere stato ucciso?

Un suo corrispondente, l’informatico e autore di blog alternativo Hadmuth Danisch, riferisce di una mail di Udo; stava cercando anche da lui se aveva informazioni sulle violazioni della Costituzione da parte della Cancelliera, e si stupiva di non trovare nulla o quasi. La mail è del 10 gennaio:

http://www.journalalternativemedien.info/category/meinungen-kommentare/hadmut-danisch/

“Domanda a tutto tondo: tranne il libro di testo dal professor Otto Depp Heuer ( “Lo stato della crisi dei rifugiati”) sono state altre pubblicazioni su Angela Merkel e il loro sistematiche violazioni di legge dal suo insediamento? ì Voglio dire: Atomausstieg (?) , salvataggio delle banche, apertura delle frontiere, violazioni di Lisbona, Maastricht, Dublino, Schengen, ecc … Chi conosce un buon lavoro-up professionali di illegalità ? Non intendo trattati di psicologi sulla malattia mentale del leader amato che si suppone tanto amato, non biografie di Angela Merkel – in realtà solo illegalità e letteratura profonda … Sì, lo so, c’è Di Fabio, ma altri?”. Udo di Fabio qui citato è un giurista importrante, che è stato giudice della Corte costituzionale tedesca fino al 2011, e che ha scritto un saggio in cui descrive Angela Merkel “spaccatrice della Costituzione” (Verfassungsbrecherin)

http://www.pi-news.net/2016/12/udo-di-fabio-merkel-ist-verfassungsbrecherin/

Danisch ammette di aver risposto distrattamente (“Non è il mio campo e ho i guai miei…”. Il 12, ha ricevuto un’altra mail da Ulfkotte:Data: Giovedì, 12 Gennaio 2017 21:58:12 +0100Da: Udo Ulfkotte <udo@ulfkotte.de>A: ‘Hadmut Danisch’ <hadmut@danisch.de>Oggetto: Re: Richiesta di Udo Ulfkotte

“…centinaia di migliaia, forse milioni di persone discutono di possibili violazioni legali di Angela Merkel, e non c’è altro che un singolo opuscolo (edito dal Professor Otto Depenheuer) con brevi testi di alcuni docenti. In che paese viviamo? Non una tesi di dottorato, non saggi specialistici eccetera. Se vuoi conoscere dal punto di vista giuridico quali leggi specificamente la Merkel abbialo infranto – perché non c’è dubbio che ne ha violate – non trovi NIENTE. Perché?”.

24 ore dopo era morto. Mmmm, commenta Danisch.

Effettivamente, quando si cercano informazioni sul web su temi seriamente critici di Angela, non viene fuori praticamente nulla. “Not Found”; “Error”, eccetera. Dicono che Ulfkotte avesse già avuto tre infarti. Fatto sta che trovo questa notizia: “Ahahahah! Esultanza fra i gironalisti tedeschi per la morte del loro collega critico dell’immigrazione”. “Udo Ulfkotte è morto! Brindiamo!”

Maurizio Blondet

Fonte: www.maurizioblondet.it

Facebook vi protegge dalle notizie dannose. E Mentana, da Grillo | Maurizio Blondet


 Maurizio Blondet 4 gennaio 2017 25

Abbiamo individuato che questo link: “maurizioblondet.it/accelera la dittatura delle tecnocrazie inette” potrebbe essere dannoso. Per proteggere il tuo account e dispositivo, segui solo link affidabili”.

Decine di lettori mi hanno avvisato che, nel cercare di condividere il mio articolo, hanno ricevuto da Facebook questo messaggio. Che dire? Mi pare impagabile l’umorismo involontario: apprendere che le tecnocrazie non-votate sono inette e girano le viti dell’oppressione, “potrebbe essere dannoso”. A loro, beninteso, ma soprattutto a voi: avete bisogno di essere protetti dalle idee dannose di maurizioblondet.it . Impagabile anche la minaccia sottintesa: “Per proteggere il tuo account [che ti possiamo azzerare, espellendoti dalla ‘comunità”], e il tuo dispositivo [ti ci mettiamo un virus distruttivo, tanto poi diciamo che sono stati gli hacker russi], segui solo link affidabili”: che, immagino, sono quelli approvati da Paolo Attivissimo. Uno di quelli che ancora sostengono che l’11 Settembre l’ha fatto Bin Laden, e per questo piace a Boldrini & Mogherini.

E’ la democrazia fa un altro passo avanti. La democrazia è come il sistema delle tecnocrazie insindacabili e inamovibili chiama la propria dittatura, dovremo ormai averlo imparato.

D’altra parte, ci tengo a scagionare Facebook: ha cominciato ad eccedere in prudenza, perché la Cassazione italiana ha appena sancito che il provider è responsabile penalmente e civilmente (paga i danni) per i commenti diffamatori dei partecipanti. “I siti sono responsabili per i commenti dei lettori”, come ha riassunto Repubblica, che ha dato la notizia martedì. Era il caso di un lettore di un sito che aveva lasciato un commento contro Carlo Tavecchio, diffamatorio: benchè il diffamatore si fosse firmato, il sito è stato considerato responsabile in solido e quindi condannato a pagare a Tavecchio 60 mila euro.

Questa sentenza, sia chiaro, rovescia una quantità di precedenti sentenze, compresa una della mitica Corte di Giustizia europea: secondo la quale, i provider di servizi ‘social’ come Facebook non sono chiamati a rispondere di quello che ci scrivono i milioni di utenti; persino se anonimi. Ma la “democrazia” sovrannazionale squadra e compasso può sempre far conto sulla nostra magistratura nei momenti cruciali della storia, come dimostrò incriminando due altissimi intoccabili, il governatore di Bankitalia Polo Baffi, e arrestando il direttore Sarcinelli, per “favoreggiamento e mancata vigilanza”, probabilmente perché si opponevano al “divorzio” fra Tesoro e Banche Centrali, che doveva avvenire in tutti gli stati occidentali, e che è alla base dell’asservimento di tutti alla finanza speculativa. Poi i due furono prosciolti perché nulla c’era che concretasse l’accusa; ma ormai l’auspicato divorzio era avvenuto.

https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Baffi

Anche adesso la nostra Giustizia, sempre all’avanguardia, ha anticipato augusti auspici transnazionali, facendo un passo in più verso la “democrazia” nel senso auspicato da 1) Obama che nel novembre scorso, nel suo commovente incontro con Merkel e altri esponenti “democratici” a Berlino, ha appunto auspicato una riduzione dei blog che avevano provocato la vittoria di Trump con le loro “notizie false” (come le mail di Podesta, il Pizzagate pedofilo…). 2) da Mogherini, che fin dal 2015 ha creato una “task force” per lottare contro la disinformazione proveniente da ottimi notiziari di Mosca, Russia 24, Russia Today, Sputnik – che da quando sono diffusi in inglese, danneggiano il pubblico europeo instillando qualche dubbio sulla legittimità delle menzogne lanciate contro la Russia dalle tecnocrazie, da Mogherini, Stoltenberg e dai loro media ufficiali. 3) da Pitruzzella dell’Antitrust, a cui è venuto in mente che sia una direttiva UE a ordinare la creazione di “autorità indipendenti” in ogni Stato per verificare le notizie false e punire i falsari; 4) da Boldrini che, giustamente preoccupata delle informazioni incontrollate che avrebbero portato al Brexit e alla vittoria di Trump, temendo (giustamente) che prossime elezioni in Europa finiscano per dare il potere ai “populisti”, ha rilanciato la battaglia di Obama “ contro la diffusione di notizie false che istigano all’odio, per promuovere il “diritto a essere informati correttamente” – aggiungendo: “Sono in contatto con esperti, i cosiddetti debunker. Sono Paolo Attivissimo (Il Disinformatico), Michelangelo Coltelli (Bufale un tanto al chilo), David Puente (Davidpuente.it) e Walter Quattrociocchi del CSSLab dell’IMT di Lucca e consegneremo l’appello ai grandi social network che devono essere seri“.

Eccola lì la minaccia: “I grandi social network devono essere seri”. Subito attuata dalla nostra valorosa magistratura con la condanna al pagamento danni di un blog per un commento di un suo lettore. Un avvertimento che gli avvocati italiani di Facebook hanno subito capito. Realizzando la censura preventiva, o almeno segnalandola “dannosità” di certi blog e impedendone la “condivisione”, ossia la diffusione.

In un regime diverso questo si chiama Censura. Nella tecnocrazia burocratica, si chiama “diritto dei cittadini ad essere informati correttamente”. Il bello è che gli stessi processi sono in corso, del tutto spontaneamente, in tutta Europa. Pensate che in Francia, Libération, il giornale della sinistra intelligente (e dei Rotschild) ha addirittura inaugurato una rubrica per smascherare le notizie false diffuse dal blog sgraditi. E che magari sono più letti di Libé, che credo non arrivi a 10 mila copie vendute. La rubrica si chiama DESINTOX, perché in francese la disinformazione si chiama “intox”. Recentemente il debunker del giornale s’è provato a sbugiardare un sito che aveva smascherato la complicità oggettiva coi trafficanti delle ONG, munite di apposite navi, nel “salvataggio” dei migranti, ossia nel loro trasporto industriale dalla Libia all’Italia (ne ho parlato qui: http://www.maurizioblondet.it/ong-fanno-contrabbando-industriale-clandestini/). Mal gliene è incolto, perché il fact checking ha confermato puntualmente i dati del traffico, Libé ha dovuto sorvolare attaccando invece “i fascisti su Internet” (la fachosphère) che “disinformano riciclando i dato pubblici”….

La UE instaura lo stato d’eccezione

In Francia, Hollande ha prolungato ancora lo “stato di emergenza” in vigore da Je suis Charly, che consente sorveglianza preventiva di sospetti, intercettazioni, sorveglianza totale di ciò che dicono o mettono in e-mail. In Belgio (la centrale della UE) un importante giurista, Jean-Claude Paye lancia l’allarme contro la riforma del locale codice penale che, con la giustificazione della “lotta al terrorismo”, “non reprime più unicamente i fatti delittuosi, ma le intenzioni presunte”. Data la comprovata e totale inefficacia delle misure poliziesche “di emergenza” nella prevenzione di atti terroristici “islamici” (come ha dimostrato, ultima, la strage di Berlino), Paye denuncia che la permanenza di leggi speciali servirà, presto o tardi, a “mettere in piedi incriminazioni politiche” di un’opposizione che, per essere non autorizzata e mainstream, si può facilmente bollare come “incitamento” al terrorismo, magari “indiretto”: il codice penale belga punisce anche l’”indiretto”. Ora, “la totalità degli stati membri dell’Unione Europea sta adottando, sotto l’apparenza di lotta al terrorismo, uno stato di eccezione”.

Ricordiamo il significato di “stato d’eccezione”: è la “situazione nella quale uno Stato, in presenza di un pericolo grave, assicura la propria salvaguardia disconoscendo le norme legali che reggono la sua attività normale. Il diritto comune è sospeso”.

Salus rei publicae suprema lex esto: è il principio per cui Cicerone, allora console, sbatté in galera e fece strangolare i presunti complici di Catilina, l’avversario politico degli interessi della cosca senatoria. In Italia, subiamo da decenni uno stato d’eccezione parziale e strisciante, con il positivismo giuridico assoluto, l’abolizione di ogni nozione di diritto “naturale”, con “Le leggi si applicano ai nemici, e si interpretano per gli amici”, e la carcerazione preventiva; ora ampliato se la Boldrini e Pitruzzella otterranno la Kommissione della Verità che vogliono.

In tutta Europa, dice Paye, la legislazione tende a diventare stato di eccezione. Inutile ricordare l’aforisma di Schmitt: “Sovrano è chi decide lo stato di eccezione”.

Quindi è possibile che presto non sarete più danneggiati dagli articoli di Blondet. E di altri disturbatori della vostra quiete. IL vostro Sovrano vi protegge sospendendo il diritto naturale: è l’insieme delle Tecnocrazie inadempienti e non votate da nessuno, che hanno occupato la sovranità e chiamano democrazia il regime della menzogna. E stringono in frettale viti della gabbia, perché sentono che il loro potere è messo in pericolo dalle opinioni incontrollate. Dunque vietate.

I media sono oggettivi

Cose già viste in passato. Ma un piccolo segno di speranza viene dalla sensazione che non siamo isolati blogger, alla mercé di una condanna per diffamazione o un avviso di garanzia o di una cancellazione da Facebook. Il secondo partito italiano, rinnegando il suo precedente infantilismo, ha stabilito nel codice interno che un membro con carica elettiva non deve dimettersi se raggiunto da un avviso di garanzia. Finalmente. Finalmente ha capito, il Capo, che ciò metteva il partito alla mercé di una magistratura che prima incarcera e poi, con comodo giudica; un eletto dal popolo, nelle mani di una casta non-eletta; e nelle mani degli avversari politici scafati:. Che impallinano gli eletti del 5 Stelle con estrema facilità. Basta che li accusino di “abusi in atti d’ufficio” (una accusa cui un sindaco può essere facilissimamente esposto, e poi prosciolto), e il sostituto procuratore “apre il fascicolo”, e la canea grillina dei dementi ingenui esige la testa del non-ancora-colpevole.

Non ci voleva molto. Ma non si osava sfidare la canea demente—ingenua della “base” che si esprime sul web. Adesso Grillo ha fato il necessario. Ha usato il suo potere di leader, che fingeva ipocritamente di non usare. Sta diventando adulto? Forse perderà un po’ di voti; speriamo non tanti, speriamo sia la zavorra di cui i grillini non hanno bisogno. C’è bisogno di una forza elettiva che lotti contro lo Stato d’Eccezione tecnocratico e pan-occidentale. Mica palle.

In questo senso, l’attacco e querela che Mentana ha annunciato contro Grillo, così pretestuosa, è persino benvenuta: e’ rivelativa, è il segno della scelta di campo, chiarifica la nebbia della guerra.

Il vero pericolo è che Grillo non capisca qual è il nemico principale, e ponga come scopi del suo partito “la democrazia web”, il futuro “liberato dalle reti” , “le tecnologie che arriveranno e saranno incredibili”, per cui “il 50% dei lavori che conosciamo sparirà”, dunque bisogna immaginare e imporre una società “nuova” e diversa. Di queste cose, magari, dopo. Anzitutto, sia sicuro di una cosa: che le “tecnologie incredibili” che ci si preparano ed entusiasmano i grillo-casaleggini, saranno usate per l’oppressione, serviranno a perfezionare lo stato d’eccezione tecnocratico, se – prima – non si vince la Dittatura delle Tecnocrazie Inette. Non si sperda in fantasie futuribili, quando c’è il Nemico Presente.

A lui, nella eventuale difesa contro il querelante Mentana, offro gratis una vecchissima verità: risale al 25 settembre 1880. La pronunciò un giornalista allora celebre (ed ora dimenticato, come sempre i giornalisti) John Swinton, durante un banchetta New York. Gli astanti, a tavola, gli chiesero di fare un brindisi in onore della Libertà di Stampa.

John Swinton si alzò – era in frac, scintillava lo sparato bianco – e col calice in mano, cominciò: “Non esiste in America stampa libera e indipendente. Voi lo sapete quanto me. Non uno solo fra voi osa scrivere le sue oneste opinioni, e sapete benissimo che se lo fate, non saranno mai pubblicate. Non mi pagano lo stipendio perché pubblichi le mie opinioni, e se ci arrischiassimo a farlo, ci troveremo immediatamente sul lastrico. Il lavoro del giornalista è la distruzione della verità, la menzogna patente, la manipolazione dei fatti e delle opinioni al servizio del Potere e del Denaro. Noi siamo gli strumenti dei Potenti e dei Ricchi che tirano i fili dietro le quinte. I nostri talenti, le nostre capacità, le nostre vite appartengono a questi individui! E voi lo sapete quanto me”.

 (Labor’s Untold Story, de Richard O. Boyer and Herbert M. Morais, 1955/1979.)

Media, canali di comunicazione e Facebook | Per gli strumenti di circolazione della informazione, siamo al giro di vite 3.0


La scorsa mattina Facebook, ci ha deliziato con un’improvvisa novità. Ha censurato una immagine pubblicata sulla pagina di Aurhelio, perché non rispettosa degli standard della comunità.

È stata rimossa, perché altrimenti sarebbe stata oscurata la pagina e il profilo di chi l’ha inserita, in quanto immagine di nudo. Ebbene, l’immagine che ha girato tutto il mondo, è quella che ritrae una rappresentante della fogna anarchico femminista, in una manifestazione di qualche anno fa, insieme ad un altro depravato mentale, mentre compiono una esibizione “artistica”, mimando atti osceni circondandosi di simboli sacri (crocifissi, statue della Madonna, Rosari, immagini di santi, etc). 

Facebook, ci ha intimato di togliere l’immagine in quanto contenente un nudo. Del fatto che fosse stata utilizzata, per stigmatizzare come certa feccia si comporti, di quale fiancheggiamento di fatto compie Facebook di fronte a tali realtà e come fosse completamente irrispettosa della sensibilità di miliardi di credenti, nemmeno un accenno. 

È vero che sarà una piccola cosa, nel mare magnum della ristrutturazione dei modelli di comunicazione post liberisti ma, è anche vero che, con la scusa dei recenti risultati sulla Brexit, su Trump e su tante altre manifestazioni di consenso non allineate, il Sistema stringe la cinghia. La coincidenza con le uscite grilline sui media – di giurie popolari (facilmente manipolabili) ne abbiamo avuto esperienza qualitative tra rivoluzione francese, comunismi e partigianerie varie – ci pare estremamente significativa. Siamo dunque ad un altro giro di vite?

A quanti di voi in questi giorni, il noto social network chiede di confermare il nome, chiede di invitare i vostri contatti della rubrica ad utilizzare Facebook o messenger? Cosa sta succedendo a whatsapp, sulla privacy e con i continui bug, da quando è stato acquistato dalla società proprietaria di Facebook? Se è pur vero che i media sono in mano agli inserzionisti e che i giornalisti sono una razza, per la quasi totalità, piuttosto servile, a chi giova questo giochetto al massacro? 

Sarà opportuno tenere gli occhi bene aperti, nel 2017, la fase 3.0 della gestione oligarchica della comunicazione, è solo all’inizio. 

Il Purgatorio | Presentato il secondo saggio dantiano del Prof. Luciano Pranzetti


Domenica 11 u. s., presso la sala interna della pizzerìa “La Stella” a Santa Marinella, si è svolta la presentazione del secondo saggio dantiano del prof. Luciano Pranzetti riferito alla cantica del Purgatorio.

Esso fa parte della trilogìa che si esaurirà con il completamento dell’ultima tappa del viaggio dell’Alighieri, il Paradiso. In questo piano di studio l’autore ha posto come tema centrale la corrispondenza del pensiero dantiano con la dottrina biblica, patristica e scolastica che, come qualsiasi lettore di medio livello, può osservare essere innervata, incarnata, diremmo, nella poesìa del “sacrato poema” sino a costituirne l’unità ispirativa e compositiva. 

Davanti a un numeroso ed attento pubblico, i due relatori, il prof. Ferdinando Bianchi e il dottor Paolo Giardi hanno, nelle rispettive competenze, illustrato il significato profondo di tale lavoro, il primo (latinista, storico, dantista), dispiegando le coordinate storico-filosofiche della cantica e il prodotto esegetico uscito dall’impegno e dall’impresa del prof. Pranzetti, con una ricognizione superbamente coerente e di gran pregio, mentre il secondo (medico psichiatra, poeta e cultore di classicità)ha inquadrato un tema particolare, specifico della zona purgatoriale e, cioè, “l’amore/misericordia. Dall’insieme dei due interventi, annodati e coniugati da quello ultimo dell’autore, s’è delineato uno scenario dove al pubblico parevano contrapporsi due umanità, quella della civiltà medievale forte, fiera, eroica, guerriera, contemplativa, attesa alle cose concrete ma con lo sguardo alle realtà ultime, e quella nostra attuale che, ebbra di risorse e di comodità, sempre più scivola nel relativismo esistenziale e nel godimento sterile di un vivere alla giornata, privo di mète e di valori, incapace di librarsi sulla “sfera che più alta gira”. 

La presenza di molti giovani faceva, per felice avventura, da contrappeso a questa visione dacché è vero che, alle grandi crisi sociali, politiche, culturali, economiche si risponde con volontà di potenza e di ripresa, secondo quanto saggiamente scrive la nostra maggior Musa “Com’ poco verde in su la cima dura / se non è giunta dall’etati grosse!” (Purg. XI, 92-93).

Santa Marinella – Regaliamo un libro alla biblioteca del nostro simpatico liceo scientifico | #IOLEGGOPERCHÈ


Le iniziative che sostengono la lettura ci sono sempre piaciute, questa che presentiamo qui, ci interessa ancor di più, perché abbiamo così a cuore, la biblioteca degli studenti del liceo scientifico di Santa Marinella che, la cosa, non poteva passarci sotto gli occhi inosservata. 


L’iniziativa si chiama così #IOLEGGOPERCHÈ

Questo il post della Professoressa Rocchi che chiarisce il funzionamento:

“condivido condivido condivido condivido!!

Forza, leggete gente… 🙂

In pratica funziona così:

1) vado in libreria Il filodisofia dal 22 al 30 ottobre, compro un libro che voglio regalare al liceo

2) lo scelgo fra la lista lasciata dai ragazzi o fra i libri che mi piacciono

3) lascio il volume in libreria, magari scrivendo il mio nome o un pensiero sul libro

4) dopo il 30 la libreria consegnerà al liceo i volumi e comunicherà all’associazione italiana editori il numero. 

5) l’ associazione ha promesso di inviarci poi il numero corrispondente di altri libri gratuitamente. Titoli a loro scelta ( negli anni passati, bei libri).”

Questo invece il post dei ragazzi del liceo

“I Liceali di Santa Marinella

Un appello a chi ama la lettura e tifa per i ragazzi del liceo Galilei.

Partecipiamo in tanti alla manifestazione nazionale “#IOLEGGOPERCHE’ “! Se regalate un libro nuovo alla nostra biblioteca scolastica, l’ Associazione Italiana Editori ce ne raddoppia il numero! 

Precisiamo: il libro, una volta acquistato, va lasciato in libreria. Tutti i testi ci saranno consegnati dopo il 30 novembre. Successivamente gli editori ci manderanno in regalo altre copie fra i libri usciti di recente.

Gli acquisti vanno fatti presso la libreria con cui siamo gemellati, “Ilfilodisofia” nei pressi di piazza Trieste dal 22 al 30 ottobre. Potrete regalarci un libro che amate, oppure sceglierlo dalla nostra lista. Potrete lasciare il vostro nome sul libro, o se vi va venirci a raccontare perché lo avete scelto durante uno degli incontri che facciamo di pomeriggio nel laboratorio scolastico di promozione alla lettura. Insomma, #ioleggoperche’ SÌ !”

Ora, i nostri simpatici lettori e sostenitori non vorranno mica lasciare sprovvista la biblioteca del Liceo di Santa Marinella, dei nostri tanto amati autori di riferimento?

Una biblioteca desolata e povera dei saggi di Evola, Guènon, Junger, Heidegger e compagnia cantante? Degli scaffali poveri della narrativa di uno Steven Pressfield, Robert Brasillach, Renato Annibali, Yukio Mishima? Delle aule sorde e grigie ai richiami di un Degrelle, Codreanu, Guido De Giorgio, Mario Polia, Alfredo Cattabiani?

NO! Non possiamo permetterlo!

A tale riguardo dunque, invitiamo i nostri sostenitori a recarsi presso la libreria IlFiloDiSofia a Piazza Trieste a Santa Marinella e, dopo aver individuato uno dei nostri autori di riferimento, fare espressa richiesta ad Angelo di voler partecipare all’iniziativa. 

Come i più sanno, ci sono diverse case editrici – come Adelphi, Mediterranee, Luni, Mondadori – che contengono nostri titoli. 

Ciò nondimeno, potranno richiedere di far approvvigionare la libreria IlFiloDiSofia, presso la distribuzione libraria Raido dei testi delle Edizioni Il Cinabro e delle Edizioni di Raido o, in alternativa di tutte quelle case editrici come ad esempio, Settimo Sigillo, piuttosto che le Edizioni all’insegna del Veltro o delle Edizioni di Ar che gli amici di Raido potranno fornire alla libreria santamarinellese per questa iniziativa.

A breve torneremo sull’argomento, allegando – ai futuri articoli – una selezione di testi che possono essere offerti ai ragazzi del liceo scientifico di Santa Marinella, per allargare le loro vedute sul passato, sul presente e sul futuro, in nome della libertà e del pluralismo culturale. 

Forza! L’iniziativa scade il 30 Novembre … 

Novità librarie | Gli orizzonti ecumenici di fine Kali Yuga della Irfàn Edizioni


Segnaliamo una interessante novità editoriale. Il testo è richiedibile al servizio librario della nostra associazione. 

ORIZZONTI ECUMENICI DI FINE KALI YUGA (Irfan Edizioni)Prefazione di Eduardo Ciampi

M. Pallis 

Attraversando le frontiere religiose

A. Lakhani, 

Lo sforzo d’”Integrità” nel Kali Yuga

P. Sherrard, 

Cristianesimo e altre tradizioni sacre

W. C. Chittick, 

Un approccio Sufi alla diversità religiosa

W. Perry, 

Il drago che divorò San Giorgio

Leo Schaya, 

La funzione eliatica

R. Blackhirst, 

Compensazione ciclica nell’Islam, nel Cristianesimo e nel Giudaismo

V. Danner, 

Gli ultimi giorni

Novità editoriale | Quaderni della Sapienza, Volume Terzo, Irfàn Edizioni


QUADERNI DELLA SAPIENZA – VOL. III (Irfan Edizioni)

A cura del Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza”

Indice:

Luis Alberto Vittor

Verso una definizione di Sciismo –

Al-Ijma: un criterio condiviso per definire

l’eresia?

GARY M. LEGENHAUSEN

Problematiche attuali della teologia cristiana nel

pensiero islamico

RICCARDO M. DE PAOLI

Note sulla diffusione del Cristianesimo in età apostolica

Giuseppe Aiello

Il declino del cristianesimo e la nascita del mondo moderno

Eduardo Ciampi

Alcune considerazioni sul simbolismo del Salmone

ANTONIO BONIFACIO

Henry Corbin, archeologo dello spirito (L’immaginale salverà il mondo?)

ALBERTO PERANI

I sette gradi dell’anima in S. Agostino 

FRANCESCO COMANDINI

La visione cosmologia nei primi edifici cristiani

Lorenzo Sangalli

Le possibilità tradizionali del teatro. Riflessioni a partire da uno studio di René Guénon

Recensioni:

– Eduardo Ciampi, Il destino di Frankenstein (di

P. Gulisano e A. Antonazzo)

– Eduardo Ciampi, Peter Greenway araldo del

“pensiero” europeo del XXI secolo

Il Paradiso e l’Inferno per il Samurai


Un giorno un samurai, un grande soldato, andò dal maestro spirituale Hakuin e chiese: “Esiste un inferno? Esiste un paradiso? Se esistono l’inferno e il paradiso, da dove si entra?”. Era un semplice guerriero. I guerrieri sono privi di astuzia nelle mente. I guerrieri conoscono solo due cose: la vita e la morte. Il samurai non era venuto per imparare una dottrina, non voleva dogmi, voleva sapere dov’erano le porte per evitare l’inferno ed entrare in paradiso. Hakuin chiese: “Chi sei tu?”. Il guerriero rispose: “Sono un samurai”. In Giappone essere un samurai è motivo di grande orgoglio. Significa essere un guerriero perfetto. Un uomo che non esiterebbe un attimo a dare la vita. “Sono un grande guerriero. Perfino l’imperatore mi rispetta”. Hakuin rise e disse: “Tu, un samurai? Sembri un mendicante!”.
L’uomo si sentì ferito nell’orgoglio. Sfoderò la spada, con l’intenzione di uccidere Hakuin. Il maestro rise: “Questa è la porta dell’inferno – disse – con questa spada, con questa collera, con questo ego, si apre quella porta”. Questo è ciò che un guerriero può comprendere. Il samurai rinfoderò la spada e Hakuin disse: “Qui si apre la porta del paradiso”. L’inferno e il paradiso sono dentro di te. Entrambe le porte sono dentro di te. Quando ti comporti in modo inconsapevole, si apre la porta dell’inferno; quando sei attento e consapevole, si apre la porta del paradiso. 

La mente è entrambi il paradiso e l’inferno, perchè la mente ha la capacità di diventare sia l’uno che l’altro. Ma la gente continua a pensare che tutto esista in un luogo imprecisato all’esterno. 

Brano tratto da “Scrigno Magico – Il maestro e il samurai”

“Pistoia nella RSI – Gli Uomini, Le Istituzioni 1943-1944” | Andrea Carlesi


Il libro, frutto di quattro anni di ricerche in tutti i principali archivi e biblioteche pistoiesi, ma anche presso l’Archivio Centrale dello Stato a Roma, così come il Bundes Archiv di Friburgo (l’Archivio Centrale tedesco), analizza, nella sua interezza temporale, quel periodo in cui Pistoia e la sua provincia furono parte dello Stato della Repubblica Sociale Italiana, vale a dire dal settembre 1943 al settembre 1944.
E’ stata mia precisa intenzione quella di concentrarmi esclusivamente su coloro che, in ogni campo sociale, amministrativo, politico, istituzionale e militare, operarono e servirono in RSI in Pistoia e provincia.

Questo mio lavoro va a colmare un vuoto nel campo dell’analisi della Repubblica Sociale Italiana a Pistoia, sinora vista e raccontata marginalmente e superficialmente dalle pubblicazioni resistenziali (in definitiva le uniche esistenti), per il semplice, quanto straordinario, fatto che questa analisi ancora non c’era.

Sino ad oggi nessun volume ha analizzato analiticamente l’epopea repubblicana a Pistoia guardando ai suoi Uomini con le loro vite vissute ed alle sue Istituzioni con le loro strutture ed organizzazioni, alle sue leggi e alle loro applicazioni, alle sue azioni con le loro conseguenze, ai suoi successi e ai suoi fallimenti, alla sua alba e al suo tramonto.

Il libro, impreziosito da una corposa Appendice piena di nomi, biografie e foto, penso sia un ottimo strumento per conoscere a fondo un lato sinora sconosciuto ai più di quel travagliato periodo della storia pistoiese, quindi interessante per i miei amici pistoiesi, ma non solo!

Il libro sarà presto reperibile su internet nei maggiori siti di vendita online o sin da subito sulla pagina dell’editore

Pistoia nella RSI – gli uomini le istituzioni (1943-1944)

Andrea Carlesi

“Studio comparativo sulla figura di Maria” | Un estratto dal libro di Hanieh Tarkian, Irfàn Edizioni

Studio comparativo sulla figura di Maria. La madre di Gesù nella tradizione cristiana e islamica. Le parti tra virgolette sono riportate testualmente dalle fonti cristiane (si tratta di uno studio storico-religioso). 


Gli ultimi anni di vita di Maria, madre di Gesù, secondo la tradizione islamica e cristiana

Nel Corano non è menzionato nulla al riguardo e anche tra gli hadith non troviamo niente di esplicito, tuttavia un hadìth in cui all’imam al-Sadiq (a) fu chiesto chi avesse compiuto la lavanda rituale alla salma della figlia del profeta Muhammad (s), Fatima (a), egli rispose:

“Costui fu il Principe dei Credenti [Alì ibn Abitalib ]. […] In realtà Fatima era una veritiera e non avrebbe potuta lavarla se non un veritiero. [Rivolgendosi poi al suo interlocutore] Non sai che la lavanda rituale di Maria non è stata compiuta da altri che Gesù?” .

Da questo hadìth alcuni studiosi hanno dedotto che Maria sia morta prima dell’ascensione di Gesù.

Per quanto riguarda la visione cristiana, nel Nuovo Testamento non è menzionato nulla al riguardo, mentre vi sono circa una trentina di testi apocrifi che narrano dell’assunzione di Maria da cui si può ricavare uno schema di base in parte comune a tutti. 

In seguito all’ascensione di Gesù, Maria, che dimora a Gerusalemme, riceve da un angelo la notizia della sua prossima dipartita e Maria si prepara fisicamente e spiritualmente. Ella prega il figlio di venire personalmente a prendere la sua anima. Convoca quindi parenti e conoscenti perché le stiano vicino. Riceve la visita degli Apostoli (prima Giovanni, poi gli altri), che giungono ciascuno dai luoghi di missione, trasportati prodigiosamente. L’ultima notte è una veglia di preghiera e meditazione; il mattino giunge Gesù a prelevare l’anima di Maria e portarla in cielo. Il corpo invece viene seppellito dagli Apostoli in una tomba nuova. Durante il corteo funebre si verificano attacchi dei giudei, che vorrebbero impadronirsi del corpo di Maria per bruciarlo, ma vengono miracolosamente fermati. Il terzo giorno dopo la sepoltura, Gesù e gli angeli prelevano il corpo di Maria dalla tomba e lo portano in paradiso, dove si ricongiunge all’anima. 

La Dormizione della Santa Madre di Dio narra che Maria si recava al sepolcro di Gesù e lo pregava di chiamarla a sé . In seguito le apparve l’arcangelo Gabriele annunciandole che tra poco avrebbe lasciato il mondo e sarebbe ascesa ai cieli presso suo figlio . Quindi Maria prega di poter vedere gli Apostoli, ovunque essi siano, prima di lasciare questo mondo . Il primo ad arrivare è Giovanni, che si trovava a Efeso, trasportato dallo Spirito Santo . Maria gli dice che i giudei hanno fatto giuramento di bruciare il suo corpo quando sarebbe morta, ma Giovanni le risponde che ciò non accadrà . Essi sono quindi raggiunti dagli altri Apostoli, sia quelli che si trovavano in altre città, che quelli già morti . 

“[Maria] disse agli Apostoli: «Spargete incenso e pregate». E mentre essi pregavano, si produsse un tuono nel cielo e giunse un fragore terribile, come dei carri, ed ecco una moltitudine di stuoli di angeli e di potenze, e si udì una voce, come quella del Figlio dell’uomo, e i Serafini tutt’intorno alla casa in cui giaceva la santa e immacolata Madre di Dio e vergine. […] Allora le grandi moltitudini che erano convenute a Gerusalemme dai rispettivi paesi, per le preghiere, quando udirono i fatti meravigliosi avvenuti a Betlemme a motivo della madre del signore, accorsero sul posto invocando la guarigione di svariate infermità, e la ottennero. […] Ma i sacerdoti dei giudei, insieme con il loro popolo, erano fuori di sé per le cose successe” .

Si narra quindi il complotto dei giudei che però, grazie all’intervento dello Spirito Santo, non avrà successo, e Maria e gli Apostoli vengono miracolosamente trasferiti a Gerusalemme . 

“In quella medesima domenica disse la madre del Signore: «Spargete incenso, perché sta venendo Cristo con stuoli di angeli. […]». […] Il Signore si fermò presso di lei, dicendo: «Ecco: da questo momento il tuo corpo prezioso sarà trasferito in Paradiso, e la tua santa anima sarà nei cieli tra i tesori di mio Padre in uno straordinario splendore, dove è la pace e la felicità dei santi angeli, e anche di più” . 

“Gli apostoli trasportarono il feretro e deposero il suo prezioso e santo corpo a Gethsemani, in una tomba nuova. Ed ecco un soave profumo uscì dalla santa tomba della nostra Signora, Madre di Dio. […], compiuti i tre giorni, non si udirono più le voci [i canti degli angeli] e pertanto tutti capirono che il suo immacolato e prezioso corpo era stato trasferito in Paradiso” .

Il Transito della beata Maria vergine narra che:

“In quei tempi, prima che il Signore pervenisse alla sua passione, tra le molte altre cose che la madre domandò al figlio, si mise anche a interrogarlo circa il proprio transito, in questi termini: «Carissimo figlio, prego la santità tua perché, quando la mia anima dovrà uscire dal corpo, tu me lo faccia sapere tre giorni prima e tu stesso, diletto figlio, con i tuoi angeli la accolga». Allora egli accettò la preghiera della madre diletta e le disse: «[…] sappi per certo che la tua anima si separerà dal corpo e io la trasporterò in cielo, dove mai assolutamente avrà tribolazione o angustia»” .

“Pertanto, il secondo anno dopo l’ascensione del nostro Signore Gesù Cristo, la beatissima vergine Maria era sempre intenta nella preghiera, giorno e notte. E il terzo giorno prima di morire venne a lei l’angelo del Signore […] e le disse: «Fra tre giorni sarà la tua assunzione». Poi chiamò Giuseppe della città di Arimatea e altri discepoli del Signore, e quando si furono raccolti, con i parenti e conoscenti, annunciò a tutti quelli che erano lì presenti il proprio transito. […] Ma i discepoli del nostro Signore Gesù Cristo erano già sparsi per tutto il mondo a predicare al popolo di Dio. […] ecco tutti i discepoli del Signore, eccetto Tommaso, detto Didimo, furono condotti da una nube alla porta del talamo della beata Maria” .

“Venuta la domenica, all’ora terza, come lo Spirito Santo discese sopra gli apostoli in una nube, discese pure Cristo con una moltitudine di angeli e accolse l’anima della sua diletta madre. […] poi la luce si allontanò e insieme con essa fu assunta in cielo l’anima della beata vergine Maria” .

“Poi gli apostoli con grande onore deposero il corpo nel sepolcro, piangendo e cantando per il suo troppo amore e per la dolcezza. E ad un tratto li avvolse una luce dal cielo e, mentre cadevano a terra, il santo corpo fu assunto in cielo dagli angeli” .

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Maria (in ebraico Miryam e in arabo Maryam) è certamente uno dei personaggi più importanti sia nei testi cristiani che islamici. In ambito cristiano, i cattolici e gli ortodossi la venerano come la “Madre di Dio” e i protestanti riconoscono la sua santità. In ambito islamico, i musulmani la rispettano e onorano poiché è «eletta su tutte le donne del mondo» (Corano III:42), e prescelta da Iddio al fine di rendere lei e suo figlio un segno per gli altri esseri umani (Corano XXIII:50).

Come sostiene il sociologo statunitense A.M. Greeley, «Maria è, in Occidente, il simbolo culturale più potente e popolare degli ultimi duemila anni». Questo studio, condotto con imparzialità in base ai dati storici ripresi da fonti islamiche (Corano e hadìth) e cristiane (Nuovo Testamento, Vangeli apocrifi), vuole quindi presentare una interessante comparazione che aiuti a conoscere e approfondire questa straordinaria personalità.

Hanieh Tarkian (Tehran, 1980) si è laureata in Scienze islamiche presso il “Jamiat az-Zahra” (il più importante centro femminile di studi islamici dell’Iran), dove attualmente sta frequentando il corso di dottorato, e l’Università di Scienze islamiche di Qom (Iran). Ha frequentato anche il corso di alta formazione “Il cristianesimo nel suo contesto storico”, di cui questo libro costituisce la tesi.

Magazzino 18 – Le Foto | Viaggio tra le pagine del libro fotografico di Jan Bernas e Carla Cace dedicato al “Magazzino 18” – Cristina Di Giorgi

Immagini e parole che fanno Memoria e Storia – Un volume, quello edito da Fergen, che accompagna chi lo sfoglia in un percorso di intensa commozione

Le fotografie, soprattutto quando a realizzarle è una persona la cui sensibilità riesce a cogliere atmosfere e particolari che ad altri, meno coinvolti ed attenti, nella maggior parte dei casi sfuggono, possono raccontare e rendere eterni scenari e storie con un’intensità del tutto fuori dal comune. Se poi gli scatti sono accompagnati da parole che, illustrandoli, li completano e li arricchiscono, quel che ne esce è un capolavoro d’arte, storia e cultura. Ed è senz’altro questo il risultato che emerge, chiarissimo, dalle pagine di “Magazzino 18. Le foto”, il volume fotografico a cura di Jan Bernas (autore degli scatti) e Carla Isabella Elena Cace (autrice di interviste e testi storici), recentemente pubblicato dalla casa editrice romana Fergen ed introdotto da un’esclusiva prefazione di Simone Cristicchi.

Un libro che ha il grande merito di accompagnare chi legge lungo una storia che, come una ferita ancora aperta, brucia non solo nell’esistenza di coloro che l’hanno vissuta in prima persona, ma anche in quelle di quanti, dopo settant’anni di più o meno voluta dimenticanza, fanno di tutto perché le vite degli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia non siano dimenticate.

“Camminare tra gli oggetti accatastati è un’emozione indescrivibile. Inciampo nell’intimità delle case – scrive Cristicchi che, con Jan Bernas, è autore del grande successo teatrale ispirato proprio al Magazzino 18 – delle famiglie, di tante vite segnate dall’avanzare elefantiaco della Storia. Ci si lascia avvolgere dal silenzio degli armadi, che sembrano esseri pulsanti addormentati. E poi facce senza nome, che sembrano guardarti. Occhi che sembrano chiederti perché?”. Una domanda questa alla quale, ancora oggi, in molti faticano a dare una risposta onesta, sincera e libera da pregiudizi e mistificazioni. Una domanda che aleggia prepotentemente nelle fotografie di Jan Bernas, che “sono frammenti di emozione, istantanee di un dolore ancora vivo nella memoria di un popolo stuprato, testimonianze parlanti – scrive ancora Cristicchi – di gente costretta ad inghiottire l’offesa dell’indifferenza”.

Esperienze che, secondo Jan Bernas, dopo essere state riprese nei libri e rappresentate a teatro, meritavano di essere immortalate da immagini “rubate al silenzio e alla penombra a cui sono state condannate da decenni le testimonianze di quel che era e non sarà più. Oggetti poveri, semplici, veri, appartenuti a migliaia di famiglie”, di cui l’artista ha scorto le anime, sepolte dalla polvere ma ancora vive. “Ho scorto i volti e gli sguardi che ornano quelle masserizie. Volti e sguardi, spesso lacrime, di un popolo che chiede solo di essere conosciuto e riconosciuto nel grande libro della Storia. La nostra Storia”. Una storia che va raccontata “per dare un colore reale a quelle sofferenze, per risvegliare i sapori di quella cultura, per sorridere ancora di amare lettere d’amore. Per sentire forte il sudore di quei vecchi arnesi e piangere dolcemente per gli errori di bambini in quei quaderni di scuola. Ognuno – conclude Bernas nella sua introduzione al volume – è libero di scegliere. Il mio cuore ha scelto di sapere e testimoniare. Perché anche voi possiate gridare forte: conosco il tesoro di res derelictae che si nasconde nel Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste. Scegliere di conoscere. Per non dimenticare e, un giorno, perdonare ”.

Anche Carla Isabella Elena Cace, coautrice di questo bellissimo lavoro, ha visitato personalmente il Magazzino 18 del Porto Vecchio di Trieste. E, come lei stessa racconta, ne è rimasta molto colpita: “Ho sentito l’odore e visto i colori del tempo sospeso. Quelle stesse tinte e suggestioni fissate da Jan Bernas nei suoi scatti”. Tinte e suggestioni che la Cace, giornalista e storica dell’arte, porta impresse nella sua storia personale: “il mio sangue è lo stesso di chi ha patito l’orrore dell’Esodo. Quel dolore – scrive nella sua introduzione – è dentro di me, a livello più o meno conscio, visto il mio stato di esule di ‘terza generazione’: la malinconia dello strappo la volontà di riscatto, il dovere della testimonianza. Ma solo entrando in quel luogo ho vissuto appieno ciò che mi è stato da sempre raccontato” e che le immagini di Jan Bernas hanno mirabilmente immortalato. Il “grande pregio di quegli scatti – scrive ancora l’autrice – è quello di aver cristallizzato ed esaltato la forte energia latente emanata da ogni singolo oggetto presente in quel Tempio del Ricordo. Quelle immagini avrebbero parlato da sé. Ma era importante dar loro un’ulteriore voce, quella di chi quegli oggetti li ha maneggiati”, infondendo in essi “l’aura di dolore, speranza, paura, dignità che ancora vi permane. Il mio compito è stato quello di raccogliere le preziosissime testimonianze di coloro che ci sono ancora. Saranno queste donne e questi uomini a dar voce piena al grido silente degli scatti di Bernas”.  

Cristina Di Giorgi

Articolo precedentemente apparso su Il Giornale d’Italia

Presenza di Virgilio | Robert Brasillach 

Le Edizioni all’insegna del Veltro, che da un po’ di tempo beneficiano, rispetto alle più “spartane” pubblicazioni del passato, del tocco elegante e dello stile grafico di Cristina Gregolin, hanno di recente messo a disposizione del pubblico italiano, nella traduzione e con le puntuali e utili annotazioni dell’editore, il primo libro scritto da Brasillach. Poeta civile per eccellenza, Virgilio è qui raccontato da un altro Poeta civile, uno degli ultimi grandi poeti che hanno percorso coerentemente il sentiero impervio della militanza politica, fino all’estremo sacrificio consumato per mano di un nemico indegno e senza onore; che, se possibile, ne amplifica la grandezza e il valore esemplare. Quest’opera giovanile di Robert Brasillach, infatti, nel momento in cui ci descrive la vita, allo stesso tempo semplice e magistrale di Virgilio, estrae dall’esempio del poeta latino elementi di perenne attualità, validi per ogni epoca e luogo, in grado di caratterizzare la figura dell’intellettuale engagé, pronto a mettere la propria opera al servizio di un’idea superiore ai piccoli interessi ed egoismi personali.

I biografi hanno voluto vedere in questo lavoro di Brasillach «un’intuizione di se stesso e del suo destino». E, in effetti, per alcune analogie fra narratore e narrato, puntualmente segnalate nell’Introduzione di Attilio Cucchi, si fa talvolta fatica a distinguere fra quello che fu Virgilio e quello che sarà Brasillach. Le suggestioni della gioventù contadina e i depositi nell’anima che ne derivano, che fanno il paio con il mito e il canto degli eroi, costituiscono un bagaglio per sempre acquisito. Dice l’autore, nel suo commiato a chiusura del volume, di non aver voluto scrivere un libro di storia letteraria. «Si è voluto che il lettore potesse cominciare questo libro come se si trattasse della storia d’un giovane italiano del 1930», nel periodo migliore del Fascismo trionfante e in prossimità della ricorrenza bi millenaria della nascita di Virgilio, essendo sua intenzione «di far leggere questa vita, finché è possibile, come una vita dei nostri tempi, è quello, bisogna confessarlo, che all’autore sta più a cuore (…) E Virgilio è un uomo dell’epoca presente».

L’impatto con Roma del giovane provinciale mantovano è descritto con colori vivi e palpitanti, mostrandoci un Virgilio travolto e confuso dalle mille suggestioni di una città così grande e così ricca di opportunità. Le occasioni di soddisfazioni materiali si incrociano con la ricerca di Maestri, dove il discernimento nelle scelte non può inizialmente che essere approssimativo. «La gioventù che cerca un maestro non cambia: essa ha bisogno di quello più duro e più esigente». Da qui le numerose infatuazioni, come quella più duratura per Lucrezio, e le prime convinzioni “materialistiche”. Al conflitto interno del giovane in formazione, corrisponde il conflitto esterno provocato dalla guerra civile fra Cesare e Pompeo. E mentre questi conflitti si alternavano e si sovrapponevano nella sua coscienza, a Virgilio morì il padre, colui «che gli aveva donato la vita, nostro solo possesso, e il rispetto delle cose che esistono e della loro cura minuziosa…».

Altrettanto decisiva l’esperienza di Napoli e la frequentazione delle sue scuole filosofiche, nonché la scoperta del meridione e del Sole. «Tutti coloro che avevano voglia del paradiso terrestre, lo venivano a cercare sulla costa napoletana». Virgilio comincia ad aprirsi a una visione universale, in cui le più antiche credenze degli uomini gli scorrevano davanti, e, se non era ancora il momento di Omero, era già tempo di incontrare Teocrito, col ritrovato gusto della natura trasfigurata in presenze divine e misteriose, che Virgilio aveva assimilato fin da piccolo. Cucchi, nella sua introduzione parla di un «sopraggiunto interesse per il soprannaturale, maturato dopo un viaggio in Sicilia»; e di fatto nei circoli da lui frequentati si rievocavano le vecchie profezie etrusche e le voci che provenivano dall’antro della Sibilla, il nuovo inizio del mondo e il ritorno dell’età dell’oro. «Ma soprattutto si credeva che il figlio di una vergine avrebbe salvato il mondo. Fossero i filosofi alessandrini, gli adoratori di Mithra o quei misteriosi ebrei così familiari a Filodemo di Gadara, tutti non parlavano d’altro che di questo figlio del miracolo. L’atmosfera più religiosa era forse quella collegata alla strana filosofia di Pitagora, quell’uomo straordinario che aveva intravisto il segreto del mondo, trovando nelle sue fondamenta il Numero e il Rapporto, e popolava l’universo di musiche perfette e di sogni erranti».

Intanto, a Roma viene assassinato Cesare, e la notizia e i particolari del fatto cruento sconvolgono e gettano nella costernazione Virgilio, che in lui aveva creduto e sperato. E mentre tutti si chiedevano chi avrebbe preso il suo posto, «in mezzo alle incertezze e ai temporeggiamenti, arrivò un giovane, quasi un ragazzo, gracile, astuto e cattivo: un ragazzo di diciannove anni, adottato per testamento, che si chiamava Ottavio». Virgilio, che aveva conosciuto Ottavio quando era uno scolaro, rientrò a Roma e assistette ai giochi funebri, ricchi di magnificenza e ordine. E quando chiese il nome di quei giochi, gli fu risposto: Sono i ludi troiani.  

Intorno al nuovo principe, Ottaviano, si costituisce un Gruppo, innanzitutto di amici (e fra questi Orazio sopra tutti), che si andrà via via delineando come gruppo operativo, ai vari livelli, corrispondenti alle competenze e ai campi d’intervento di ognuno dei suoi membri. Non un cenacolo, quindi, dalle implicazioni esclusivamente letterarie. «Un gruppo è qualcosa di più vivo e di più ampio, affine alla famiglia». Vera fratellanza spirituale, in cui l’atmosfera generale è dettata dal comune sentire e dal progetto di una missione da svolgere insieme. La medesima condizione creatasi in altre epoche e in altri luoghi, ma sempre all’insegna di un forte vincolo fraterno: dai Cercatori del Graal ai Fedeli d’Amore, dai creatori d’imperi ai fondatori di città; per giungere, in parte, ai primi nuclei fondatori dei fascismi europei, che Brasillach ebbe senz’altro presenti nel momento in cui scriveva: «Talvolta la squadra ha fortuna e passa tutta intera, armi e bagagli, alla posterità».

Il progetto di Ottaviano e del suo seguito era quello di ristabilire le tradizioni, assegnando al lavoro dei campi un motivo di nobiltà; per cui i manuali d’agricoltura sono al contempo proclami politici, come le Georgiche dove Virgilio elogia la continuità regale (anello d’una catena immortale) nella descrizione delle api: «Così, per quanto ristretti siano i limiti della loro vita/-Infatti non giunge loro più della settima estate-/Tuttavia la razza rimane immortale e per molti anni/Sta salda la fortuna della casa e si contano gli avi degli avi». Nel suo manuale d’agricoltura, coerentemente con l’idea di Ottaviano di ravvivare la religione nazionale, tutte le pratiche descritte corrispondono esattamente ad altrettante cerimonie religiose: «un vero credente, un vero fedele della religione si persuade che il vago amor mistico non è tutto e che esso acquisisce tutta la sua forza e tutte le sue sfumature attraverso le mille cerimonie prescritte dal rituale».

Era inevitabile che tutto questo dovesse infine confluire in un poema nazionale, in cui le origini di Roma sarebbero state riportate alla dimensione sacrale e mitica che le competeva. «L’eroe ch’egli aveva scelto era un uomo onesto privo di genio, ancora tutto impastoiato nei suoi orpelli epici, che gli stavano indicibilmente male. Ma quello non era un eroe epico. Era un uomo che fuggiva in cerca d’asilo, un uomo sul quale incombeva una missione terribile. Aveva delle qualità, poiché temeva gli dèi, gli piaceva capire, era buono, sapeva esser grave quando era necessario; assomigliava un po’ a Virgilio».

Forse questo è il punto del libro in cui l’identificazione di Brasillach con Virgilio è maggiore, nel momento in cui si stabilisce che un poeta è un uomo che deve servire, dedicandosi non più all’arte per l’arte, ma assumendosi il compito di svolgere una funzione morale, politica, religiosa, storica e educativa. Compito del poeta è offrire un modello ai giovani per far assumere loro l’impegno di fare grande la patria: «Allora invocava la gioventù attenta, le insegnava il coraggio e la durezza, le insegnava che quella passione, fatta di carne, la si difende con la propria carne».
Certo, gli intellettuali “organici” sono sempre esistiti, spesso acriticamente allineati e, più o meno, servili. Come lo stesso Brasillach ci insegna, col fascismo il fenomeno non è venuto meno, così come sotto ogni regime e forma di governo: soprattutto quelli democratici! Forse allora la grandezza o meno non va cercata nel personaggio, ma nell’idea al cui servizio ci si mette. Idee grandi fanno grandi i suoi servitori. Quello di Augusto fu un grande progetto di civiltà e rinnovamento spirituale, e per questo Virgilio ne fu un grande servitore. Così come altrettanto grande mostrò di essere il progetto fascista, rendendo altrettanto grande un suo coerente seguace come Brasillach. C’è un’età per l’amicizia, ed è questa età che viene cantata nell’Eneide, dove Virgilio proponeva «al politico la monarchia tradizionalista, con un lungo corteo di memorie; proponeva all’inquieto l’unione col mondo e la sottomissione a leggi che sottomettono tutti gli esseri viventi; proponeva a ciascuno l’amore, l’amicizia, il combattimento, la famiglia, anche se non conosceva esattamente tutti questi beni».

Conclusa la stesura del poema nazionale, si può dire che Virgilio aveva oramai adempiuto il suo destino, per cui morì un 21 settembre, all’arrivo dell’autunno. Data altamente significativa, introducendo un periodo di apparente oscuramento e declino di quello stesso Sole che Virgilio aveva scoperto percorrendo le terre del meridione. Ma altrettanto significativa ci appare la fucilazione di Brasillach, avvenuta la mattina del 6 febbraio del 1945, quando l’oscuramento per l’Europa apparirà oramai irreversibile; al punto che per percorrerne i luoghi “liberati” senza smarrire l’orientamento e la direzione , ancora oggi, servirebbe il ritorno del Virgilio dantesco, a far da guida sicura e sapiente precettore. 

Robert Brasillach, Presenza di Virgilio, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2015.
 

Tempi Ultimi e Restaurazione Finale | Irfàn Edizioni


Un’opera unica, un saggio affascinante che mette insieme, per la prima volta, contributi di studiosi cristiani e musulmani sul tema della fine dei tempi. La crisi finale e i segni della Fine, l’allontanamento dal Divino e la Grande Apostasia, l’attesa del Mahdi e il ritorno di Cristo, la resurrezione dei corpi in chiave teologica e nell’ottica metafisica. Contributi di Paolo Rada, Nuccio D’Anna, Gianluca Marletta, Alberto Perani, Demetrio Giordani, Eduardo Ciampi, Mario Polia, Giuseppe Aiello, Ali Reza Jahali, Ghorban Alì Pourmarjan. 
Indice dell’opera:
Paolo Rada

Regressione delle caste e dissoluzione finale
Edoardo Ciampi

Orizzonti ecumenici di fine Kali Yuga
Nuccio D’Anna

La IV Egloga di Virgilio e il rinnovamento del mondo
Gianluca Marletta

Fine dei Tempi e Resurrezione dei morti nella Rivelazione cristiana
Alberto Perani

Cieli e Terra Nuova: l’escatologia cristiana in Silvano Panunzio
Demetrio Giordani

Il Mahdi e Gesù figlio di Maria. I segni della fine dei tempi nelle fonti dell’Islam sunnita
Ghorban Alì Pourmarjàn

La dottrina del Mahdi nella storia politica contemporanea dell’Iran
Mario Polia

Apocalissi e libero arbitrio
Giuseppe Aiello

L’Attesa dell’Alba: l’uomo e la società alla fine di un mondo

Recensioni:

Ali Reza Jahali, I fanatici dell’Apocalisse (di Maurizio Blondet)

Eduardo Ciampi, L’ultima Notte del mondo (di C.S. Lewis)

“Ali”: l’amore sotto le bombe | Yukio Mishima

Un racconto breve di Yukio Mishima, tra storia e letteratura

Poche pagine, scritte e pubblicate nel 1951, in cui Yukio Mishima “racconta favolisticamente – disse lui stesso – l’esperienza dolorosa di un giovane che sopravvisse suo malgrado, durante e dopo la guerra, alla morte dell’amata”.

Yoko e Sugio sono due giovani cugini, che vivono una storia d’amore fatta di silenzi e di sguardi. Dopo essersi persi di vista per alcuni anni, una mattina, mentre vanno a scuola, si incontrano su un treno affollato. La calca li spinge e si ritrovano uno accanto all’altra, schiena contro schiena. Non si sono ancora riconosciuti, ma da quel contatto fortuito percepiscono un calore particolare, un raggio di luce proveniente da lontano. E si convincono che siano ali. “Avvertirono l’energia come di ali piegate e nascoste, che trattenevano il fiato. Infine si voltarono e si guardarono”. Riconoscendosi, si salutano affettuosamente. E nelle ore successive, maturano un sentimento fatto di sogni. E di ali. Non parlano mai della reciproca convinzione che l’altro abbia le ali e fantasticano, nei loro pensieri, sulla dolcezza meravigliosa e triste insieme di poter volare via insieme, spinti dall’amore, nel cielo limpido dell’ultimo periodo della guerra. “Purtroppo entrambi, credendo che solo l’altro avesse le ali, provarono un immenso sconforto, perché erano sicuri che un giorno l’altro sarebbe volato via da solo”. E così purtroppo accade, ma non nel senso temuto dai due ingenui innamorati. E’ la guerra che li separa: Tokyo, dove Yoko si reca per lavorare in un ufficio dell’esercito, nel marzo del 1945 viene bombardata. “Le amiche la chiamavano tra l’eco delle esplosioni. Stava per raggiungerle quando alle sue spalle, a soli venti metri dall’ingresso del rifugio, scoppiò una bomba. Yoko non aveva più la testa. Inginocchiata in terra, non cadde, come sostenuta da una forza inesplicabile: solo, batté ripetutamente entrambe le braccia bianche su e giù con violenza, come ali”.

Sugio, distrutto dal dolore, spera che la guerra lo uccida. Ma non succede. Ed allora il giovane si avvia verso una vita ordinaria, seria e taciturna. Non seppe mai che la sua amata era convinta che lui avesse le ali. E non fu mai consapevole di averle. Sentiva solo uno strano peso sulla schiena, che non lo abbandonava mai. Anche se “senza ali, la sua vita sarebbe molto più leggera. Le ali non sono adatte per camminare sulla terra”.

CdG

Articolo estratto da Il Giornale d’Italia 

Presentazione del primo volume su “Dante e la Divina Commedia tra Sacra Scrittura, Patristica e Scolastica – Inferno | Recensione

 

Sabato 2 luglio, presso la sala interna della pizzerìa “La Stella” un pubblico numeroso, ha partecipato alla presentazione del primo saggio filologico prodotto dal prof. Luciano Pranzetti sul tema “Dante-La Divina Commedia tra sacra Scrittura, Patristica, Scolastica – vol. I Inferno”. 

Dopo il rituale e doveroso saluto rivolto ai presenti, l’autore ha introdotto i lavori con una breve ricognizione con cui sono stati resi noti gli scopi e le motivazioni di questa impresa culturale, che si completerà con l’escussione di tutte e tre le cantiche, e ha lumeggiato le fasi di questa ricerca laboriosa che non nasce per sola necessità personale dell’autore ma che si qualifica come strumento di studio per specialisti, per studenti e per quanti desiderano avvicinarsi alla poesìa dantiana. Non è un caso che già un precedente lavoro del professore, è stato adottato da una facoltà di lettere presso una prestigiosa università americana. 

A seguire, la dotta e brillante relazione del prof. Ferdinando Bianchi, prefatore dell’opera, che ha commentato, con ampi riferimenti storici e filosofici, i rapporti e i raccordi, così come Pranzetti li ha identificati, che legano l’opera dell’Alighieri al corpus dottrinario del V. T. e del N. T. e della successiva ermeneutica patristica e scolastica. Congratulandosi con l’autore, il prof. gli ha augurato, esaurita questa specifica ricerca, un analogo lavoro sulle corrispondenze stilistiche e culturali della cultura classica presenti nell’opera dantiana “Il Convivio”. 

Il dottor Paolo Giardi, postfatore del saggio, ha svolto la sua relazione nella prospettiva psicologico/psicanalitica soffermandosi poi su taluni segmenti, in special modo sul canto V – l’episodio di Paolo e Francesca – chiarendo, secondo il canone cattolico, la differenza tra l’amore sregolato – il talento – e l’amore retto dalla ragione, e quindi sul canto XX a proposito della “pietas”, con una diversione critica sul personaggio del “pio Enea”. Graditi ospiti: Il dottor Enrico Iengo che è intervenuto ponendo una questione sul concetto classico di “pietas” e il dottor Giuseppe Bomboi. Presenti inoltre, autorità cittadine e numerosi intellettuali e animatori culturali del comprensorio, oltre alla apprezzata presenza  del pluripremiato poeta Giovanni De Paulis. Al termine dell’incontro il prof. Pranzetti ha dato appuntamento per il prossimo settembre, nella stessa sede per la presentazione del Vol. II “Il Purgatorio”. 

Presentazione editoriale oggi a Santa Marinella | Il Prof. Pranzetti, presenta il volume dedicato all’Inferno, nell’ambito della raccolta dedicata alla filologia sulle tre cantiche


Importante appuntamento culturale oggi pomeriggio alle 17,30 nella sala interna della pizzeria “La Stella”, dove il prof. Luciano Pranzetti presenterà il primo dei tre saggi di filologia dantiana Inferno vol. I in cui, con precisa indagine, accurata ricerca e notevole spoglio documentale, espone un catalogo dei luoghi teologici e dottrinarî della sacra scrittura, della patristica e della scolastica presenti nella Divina Commedia e sui quali spesso interviene con postille. L’intento primario che ha spinto l’autore ad un simile lavoro, è quello di presentare l’Alighieri quale nitido modello di credente cattolico la cui vita declina in modo esemplare la sequela del Vangelo, spogliato delle tante sofisticate ed aberranti interpretazioni e letture più o meno esoteriche e, non meno importante, quello di mettere a disposizione dei docenti, delle persone di cultura così come degli studenti e di quanti, pur non specialisti del tema, sono attratti dal mondo dantiano, un repertorio che sia base e sussidio tanto all’approfondimento di studî in tal senso già avviati quanto alla conoscenza iniziale del poema. Interverranno, quali relatori, il prof. Ferdinando Bianchi, letterato, dantista, storico e latinista che ha curato la prefazione al testo e il dott. Paolo Giardi medico psichiatra, saggista e poeta, a cui si deve una acuta postfazione. I presenti, esauriti gli interventi ufficiali dei relatori e dell’autore, sono invitati a porre domande e ad esporre anche personali opinioni dopo di che sarà offerto un buffet con i pregiati prodotti de “La Stella”. L’autore, con l’occasione, dà appuntamento per il mese di settembre sempre nella stessa sede, per la presentazione del secondo volume Il Purgatorio.
Comunicato stampa

Fonte: Civonline, autore G.B.

Fascismo o plutocrazia | Scritti economici di un fascista di sinistra – Giuseppe Solaro

Fascismo o plutocrazia. Gli scritti economici di un fascista di sinistraAutore: Giuseppe Solaro, a cura di Fabrizio Vincenti

Anno: 2016 | Pagine: 276

Il libro: Contro il capitalismo. Contro il liberismo. Contro il potere di Wall Street e della City londinese. Contro chi affama il popolo italiano, anzi i popoli di tutto il mondo. Contro quelli che lui stesso definiva “ruminanti della ricchezza”. Con la convinzione che l’ultima strada per un mondo più giusto fosse quella del Fascismo mussoliniano e in particolare degli esperimenti sociali realizzati o promessi durante il periodo della Rsi. E non certo il Comunismo, una sorta di capitalismo di Stato nella sostanza ancor più brutale. Fascismo come unica, vera alternativa al capitalismo. In “Fascismo o plutocrazia”, curato da Fabrizio Vincenti, autore della sua biografia, Giuseppe Solaro, l’ultimo federale fascista di Torino barbaramente ucciso nella mattanza a fine guerra, attraverso una serie di articoli pubblicati su riviste e giornali, affronta il tema ancora attuale dei guasti apportati dal sistema capitalistico e delle alternative per arrivare a una vera giustizia sociale. Scritti duri, diretti contro una deriva dell’economia che già negli anni ‘40 appariva chiara a chi era in grado di vedere lontano. Una deriva in cui l’uomo è ormai schiavo di un sistema impersonale destinato a affamare milioni e milioni di persone, nonostante la terra offra risorse sufficienti per tutti. Solaro tratteggia l’immagine di un capitalismo ormai trionfante che nel sistema liberale e democratico trova il suo terreno più fertile e che solo la rivoluzione fascista può fermare. A distanza di settant’anni, la testimonianza di un giovane fascista dal cuore rosso che ha creduto sino in fondo a Mussolini e alla sua volontà di forzare i cancelli di un sistema, quello del dominio del capitale sul lavoro e sull’uomo, conserva una stringente attualità. A volte impressionante. I suoi scritti riprendono anche il tema di un’unione europea, concepita in ben altro modo rispetto alla struttura tecnocratica e fredda che i popoli del Vecchio Continente stanno vivendo sulla propria pelle. “Nell’Europa fascista – scriveva Solaro nel 1941 – il capitalismo finanziario cioè il dominio impersonale e scientificamente inumano dell’economia, deve essere abbattuto. Diciamo violentemente, perché certe cattive erbe, se non vengono estirpate con prontezza alla radice, continuano ad allignare e a riprendersi qua e là”. Solaro, con decine di scritti, rilancia con forza l’idea di un’alternativa alla plutocrazia che sta uccidendo i popoli. E che proprio dal secondo conflitto è uscita vincitrice.

Giuseppe Solaro (1914-1945) è stato l’ultimo federale fascista di Torino, incarico che ha retto, nonostante la giovane età, dal settembre del 1943 sino alla morte. Studente lavoratore, geometra del Comune di Torino, iscritto al Guf, si è laureato in Economia e Commercio all’Università di Torino nel 1940, appassionandosi alle tematiche economiche e geopolitiche. Sposato con Martina Magnani, ha avuto due figlie, Franca e Gabriella. Fondatore del Centro studi economici, è stato volontario durante la guerra di Spagna e ha prestato servizio militare nella seconda guerra mondiale al confine con la Francia. Con l’otto settembre 1943 è tornato a Torino dove è stato nominato responsabile della seconda federazione fascista della Rsi. Un ruolo particolarmente complesso che ha retto con polso e autorevolezza sino al crollo finale del 1945, terminando i suoi giorni nella mattanza scatenata a fine guerra.

Fabrizio Vincenti è nato e vive a Lucca. Laureato in Economia e Commercio con una tesi sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, è giornalista pubblicista. Collabora con La Nazione ed è direttore del quotidiano on line www.gazzettalucchese.it. Per Eclettica Edizioni ha pubblicato la biografia “Giuseppe Solaro. Il fascista che sfidò la Fiat e Wall Street”, ha curato la seconda edizione del libro “Vecchia Guardia” di Ernesto Daquanno. Appassionato di calcio, ha dato alle stampe anche “Gli undici graffi della Pantera”, un volume sulle partite che hanno fatto la storia della Lucchese.

Libreria Raido: http://www.raido.it/libreria/fascismo-e-rsi/3262-fascismo-o-plutocrazia.html