Deforestazione e omicidi in Romania | Quando l’ambientalismo e l’attivismo chiudono gli occhi, pensando all’Amazzonia.

Ulteriore segno dei tempi, che si somma a tanti altri in atto nel Vecchio Continente, è il disboscamento aggressivo in atto in Romania, Paese che ospita da solo la metà delle foreste vergini d’Europa. In barba alle normative locali di protezione, seppur agli “standard europei”, l’interesse del colosso del legno Schweighofer Holzindustrie, con sede nello Stato modello che è l’Austria, riesce a farsi strada in uno dei Paesi più poveri dell’Unione mediante la corruzione degli intermediari autoctoni, in primis della classe politica.

Il PNL (Partidul National Liberal) del presidente romeno Klaus Werner Johannis, proveniente guarda caso dalla minoranza tedesca del Paese, sembrerebbe infatti coprire gli episodi di disboscamento illegale mediante l’ostruzione nell’adozione di leggi volti a rinforzare la protezione del patrimonio silvicolo e sopratutto non chiamando a rispondere penalmente i responsabili di furto di legname.

Una storia dai risvolti drammatici che ha fatto e continua a far emergere episodi di sacrificio ad opera della parte integra della forestale romena in lotta da sola contro il furto di legname massiccio. Molti dei suoi membri si sono dimostrati incorruttibili, tanto da aver perso la vita.

Forse non è un caso che dal 1989 ad oggi nella terra di Codreanu, che in romeno significa “uomo della foresta”, il sacrificio di coloro che difendono le foreste contro la speculazione del capitale sia l’unico caso di amore per la propria terra che si paga con la vita.

Nico di Ferro

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