Dal massacro di Sabra e Chatila ad oggi, niente è cambiato…

La data del 18 settembre è per il popolo Palestinese, ormai da 36 anni, l’anniversario di uno dei più gravi delitti commessi a suo danno dagli occupanti israeliani: la data del massacro di Sabra e Chatila.

Nel 1982 l’esercito israeliano, nel corso della sua invasione del Libano, era giunto ad assediare la città di Beirut. L’invasione del Libano, paese membro dell’Onu, era stata giustificata da Israele con la necessità di individuare ed eliminare gli esponenti dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) che qui si erano rifugiati. In particolare a Beirut si era insediato il comando centrale dell’organizzazione, perciò la città era divenuta uno degli obiettivi primari degli invasori. Al fianco degli Israeliani si schierarono i cosiddetti Falangisti, una formazione politico-militare libanese di ispirazione cristiana maronita. Questa formazione era strettamente legata alla persona di Bashir Gemayel, principale candidato alla presidenza del Libano, in quanto suo padre Pierre Gemayel, era stato uno dei fondatori dell’organizzazione.

L’invasione e l’assedio israeliani avevano già causato in Libano gravi sofferenze e privazioni alla popolazione civile, inoltre gran parte dei miliziani OLP era stata catturata o messa in fuga. Tuttavia nel giugno 1982, secondo gli israeliani, circa 15.000 combattenti palestinesi erano ancora asserragliati a  Beirut insieme al loro capo Yasser Arafat.

La comunità internazionale, nel tentativo di evitare un ennesimo e inutile spargimento di sangue, decretò l’invio di un corpo di spedizione formato da soldati americani, francesi e italiani affinché procedessero all’evacuazione pacifica delle milizie palestinesi dalla città. Tale spedizione, che giunse in Libano il 21 agosto 1982, supervisionò l’evacuazione fino al 1 settembre, data in cui fu dichiarato il completamento dell’operazione. A questo punto tuttavia le forze internazionali, anziché rimanere a presidio di Beirut garantendone la sicurezza, si ritirarono dal Libano lasciando il campo libero agli Israeliani e ai loro alleati Falangisti che poterono così impadronirsi della città. Questi ultimi in particolare presero posizione presso il quartiere di Sabra e presso il vicino campo profughi di Chatila. La situazione fu aggravata dalle dichiarazioni del ministro della difesa Israeliano Ariel Sharon, che contestò la presenza di altri 2000 guerriglieri palestinesi sul suolo libanese, nonché dall’ assassinio di Bashir Gemayel, che fu attribuito dagli Israeliani a militanti palestinesi. Approfittando di questo fatto le truppe israeliane estesero il loro controllo all’intera città di Beirut (Beirut ovest era stata risparmiata dall’occupazione) con la scusa di garantire la sicurezza delle popolazioni palestinesi da eventuali ritorsioni da parte della popolazione cristiana e della Falange (nonostante pochi giorni dopo lo stesso Sharon dichiarò che l’occupazione della città era finalizzata unicamente al rastrellamento degli ultimi guerriglieri e alla distruzione delle infrastrutture installate dall’OLP).

 Inevitabilmente i militanti della Falange, guidati da Elie Hobeika, grazie all’aiuto delle forze israeliane che circondarono i campi e chiusero ogni via di fuga, entrarono nella mattina del 16 settembre 1982 nel quartiere di Sabra e nel campo di Chatila. Ne uscirono la mattina del 18, dopo aver ucciso un numero di rifugiati palestinesi compreso tra 700 e 3500. Le truppe israeliane disposte tutto intorno al luogo del massacro rimasero a guardare, consentendo ai falangisti di agire indisturbati.

A distanza di trent’anni dobbiamo constatare che la politica internazionale, e quella israeliana in particolar modo, non hanno assolutamente abbandonato la linea di condotta adottata in tale occasione:

  • Israele occupa ancora militarmente il territorio della nazione palestinese, in aperta violazione del principio di autodeterminazione dei popoli nonché delle stesse risoluzioni dell’ ONU (N°181 del 1947) che assegnavano alla popolazione ebraica delle porzioni ben definite di territorio. La restante parte della Palestina è stata infatti occupata con la forza dai coloni ebrei.
  • Israele continua nella sua politica di oppressione della popolazione araba di Palestina, negando i diritti civili concessi esclusivamente ai cittadini ebrei, relegando i cittadini arabi in campi profughi (spesso privi di fondamentali strutture quali scuole,ospedali ecc.) e accaparrandosi i territori estorti con la forza mediante l’insediamento di coloni ebrei.
  • L’ONU, che si conferma come un organismo asservito alla volontà degli Stai Uniti e in particolare dei gruppi finanziari che determinano la politica americana, continua a favorire in ogni modo Israele, nonostante innumerevoli episodi di aggressione, da parte di quest’ultimo verso stati membri, e di violazione delle risoluzioni volte a ristabilire un minimo di pace e di ordine nell’area.

 Tale atteggiamento non fa che confermare la ferma volontà degli Stati Uniti e di Israele di estendere a dismisura il proprio potere sul medio oriente al fine di assicurarsi il controllo assoluto delle risorse energetiche mondiali (invasioni dell’ Iraq e dell’Afganistan, guerra Iran-Iraq,  fondamentalismo islamico, ecc.) e di abbattere inoltre l’Islam, una delle ultime roccaforti di un pensiero e di uno stile di vita apertamente contrari a quello occidentale consumista, materialista e democratico.

Azione Punto Zero