“Sono le collettività a venir aspirate dal vortice dei desideri impos­sibili: desiderio di possedere – cioè di prendere -, desiderio di essere il primo – cioè di colpire -, desiderio di fondare la propria potenza sul­la materia, cioè di soffocare e di eliminare lo spirituale, mediante sforzi Canto più inutili, in quanto l’umano si scioglie nella stretta e lo spirituale sempre risorge, come un rimprovero, o come una maledizione.

L’abiezione ha superato le cerchie elevate delle elite per guadagnare le vaste cerchie delle masse raggiunte – anch’esse, questa volta – dalle onde propagate all’infinito dall’invidia, dall’ambizione, dagli pseudo-piaceri che sono soltanto caricature della gioia.

L’acqua limpida dei cuori si è intorbidita sino agli strati più profondi. Il fiume degli uomini trasporta un diffuso odore di fango.

Il disordine del secolo ha sconvolto tutto quel che un tempo era luce e voli a tuffo di rondini nei canneti.

Gli uomini e i popoli si guardano dall’alto in basso, l’occhio violento, le mani segnate da marchi infamanti e dai morsi che vi hanno lasciato le prede ardenti rapidamente invilite.

Ogni giorno il mondo è più egoista e più brutale.

Ci si odia tra uomini, tra classi, tra popoli, perché tutti si accaniscono nella ricerca di beni materiali il cui possesso furtivo rivela il nulla.

Ma tutti rinunciano ai beni – alla portata d’ognuno – dell’universo morale e dell’eternità spirituale.

Noi corriamo smarriti, la fronte insanguinata per aver cozzato contro tutti gli ostacoli, per strade di odio, o di abiezione, o di follia, urlando le nostre passioni, avventandoci contro tutti, per essere i soli ad afferrare quel­lo che tuttavia non sarà mai afferrato.”

Lèon Degrelle, Militia (1941-1945 Dal fronte dell’Est)