Dal cortocircuito antifascista al lockdown afascista | Come per dire, La Repubblica si vergogna dei partigiani

Il Corriere della Sera e La Repubblica lanciano due iniziative editoriali contrapposte alla vigilia del 25 aprile. Il quotidiano di via Solferino scommette tutto sul sempreverde fenomeno di marketing: il fascismo. Che non ha mai smesso di tirare. Lo sanno bene gli editori che quando devono rimpinguare le vendite, basta la foto del Duce in copertina per tornare nel radar della classifica dei libri più letti.
Lo sanno bene i rivenditori di gadgettistica di Predappio che, vietati almanacchi e bottiglie con l’etichetta con la fatidica M, sono stati costretti a chiudere. Anche i quotidiani lo sanno. E ne approfittano. Il Corriere della Sera lo fa da qualche giorno con una pagina di lancio promozionale quasi da apologia di fascismo, secondo Gad Lerner che su Twitter ha lanciato cinguettii al veleno. Foto del Duce sorridente dallo storico balcone, massa osannante. Ma quello che ha destato più scalpore, il redazionale. Un testo dai toni, secondo alcuni, elegiaci, omissivi (non si parla di dittatura)
Nessun riferimento alla marcia su Roma e alle leggi razziali, nessun riferimento alla fascistizzazione dello Stato e alla fine delle sedicenti libertà individuali. Silenzio. Spazio invece a claim come: Il Ventennio che ha cambiato l’Italia, come fosse un Berlusconi qualsiasi.
Questa pagina con il corollario di proteste che ha scatenato, soprattutto su Twitter appunto, ha indotto il cdr del Corriere a dissociarsi dall’iniziativa editoriale che in realtà non è nulla di nuovo perché ripubblica saggi di storici della levatura di De Felice, e con Gentile (curatore dell’iniziativa), Vivarelli.
Quello che però rende davvero indigesto il lancio agli antifascisti in servizio permanente è la data di lancio, la vigilia del 25 aprile, uno smacco, un affronto inferto in un anno in cui la pandemia impedisce le celebrazioni ufficiali con tutti i crismi. Ma se il Corriere fa un’operazione di marketing, piuttosto spregiudicata puntando sul fascismo nazionale in quanto ‘prodotto’ pop che fa aumentare le tirature e le vendite, proprio come il sesso sulle prime di copertina dei settimanali, la Repubblica lancia invece un’iniziativa editoriale di segno uguale ma opposto. Nella stessa data, 24 aprile, con il quotidiano fondato da Scalfari esce ‘Storie di Resistenza’ le più belle pagine di Libertà. Il redazionale celebra i valori della democrazia ripubblicando i libri di Levi, Fenoglio, Cassola, Mafai e altri.
Eppure se è comprensibile la suddivisione del mercato editoriale per fasce ideologiche e politiche contrapposte, e se il Corsera ha fatto una gaffe per il tentativo di parlare del Duce e del fascismo come si trattassero dell’èra della destra storica post unitaria, dall’altra La Repubblica incappa in un errore altrettanto grave, anzi forse di più (almeno per coloro che detestano l’ipocrisia). Un errore generato forse dalla fretta di reagire al Corriere, ma comunque incomprensibile per chi fa comunicazione e giornalismo. Nel testo di Repubblica non sono mai citati Mussolini, dittatura, fascismo, nazifascismo, leggi razziali, Matteotti, Gramsci, Gobetti, e neppure il nazifascismo. Ma soprattutto non vengono mai citati i protagonisti della Resistenza, coloro che l’hanno fatta (sic): i partigiani. Parola insistente.
Si parla solo di “protagonisti” come fossero gli attori di una soap opera di un film che dura da oltre 70 anni ma di cui si è persa la trama.
Cosa capirà un 15enne di oggi leggendo quella pagina? NIENTE. non c’è una data, un secolo, non c’è il contesto storico, non c’è il Nemico contro cui i “protagonisti” combattevano.

Perché omissioni così importanti? Anche questa dettata dal mercato?
A questo punto, non si può non ritenere l’iniziativa del Corriere più onesta rispetto a quella de La Repubblica.
Non si può essere antifascisti senza il fascismo e i partigiani.
Si è ‘anti’ di qualcosa altrimenti il suffisso da solo non qualifica un’identità, un universo di valori per i quali combattere. Il bello, o il brutto, è che questo messaggio arriva proprio dal quotidiano che utilizza l’antifascismo come strumento di lotta politica quotidiana attribuendo o togliendo patenti di legittimità democratica solo se preferisci Battisti a Guccini, che poi non si sa neppure se sia mai stato per davvero comunista. Chissà come reagiranno i partigiani sopravvissuti di fronte a questa censura della storia commessa dal giornale creato sui valori azionisti del partigiano Eugenio Scalfari.
Chissà, magari preferirà acquistare i libri del Corriere della Sera.

Sabrina Fantauzzi