CINEMA – The Brussels Business | L’UE al servizio delle Lobby > recensione

Proiettato per la prima volta nel 2012 ma poco noto al grande pubblico, “The Brussels Business” è un film-documentario che tratta l’argomento delle lobby nella capitale del Belgio, sede delle principali istituzioni europee. Autori di questo lavoro due ex lobbisti, Friedrich Moser e Matthieu Lietaert, che grazie anche a un taglio cinematografico raffinato hanno il merito di stimolare il dibattito sulla maniera in cui avviene la rappresentanza degli interessi del grande capitale presso le istituzioni comunitarie.

Nella città di Bruxelles operano più di 15.000 lobby, seconda solo a Washington, le cui rispettive sedi sorgono tutte come funghi intorno alle istituzioni europee e ciò perché, ci viene ricordato, qui viene decisa oltre l’80% della legislazione che condiziona la vita di tutti i giorni dei cittadini degli Stati Membri.

Il film racconta, a mo’ di un dialogo pro e contro, il punto di vista di due personaggi seguendoli parallelamente per tutto il corso del documentario, quasi a voler lasciare allo spettatore la libertà di trarne le dovute conclusioni in autonomia: da una parte un rappresentante di una potente lobby continentale, European Service Forum, con la sua narrativa disinvolta circa l’attività che svolge, dall’altra un attivista di Corporate Europe Observatory, ONG impegnata nel monitoraggio delle attività poco trasparenti delle lobby.

Il racconto del lobbista, di come in realtà i gruppi di influenza presterebbero un servizio utile al fine di perfezionare la legislazione europea, si interseca con la storia dell’attivista il quale fa notare la considerevole influenza delle lobby fino a poter determinare, non già l’inserimento di un emendamento o di un’idea ma il contenuto di intere direttive con veri e propri copia e incolla. Nel racconto si fa quindi gradualmente spazio l’idea, nonché punto forte del documentario, secondo la quale il mercato unico europeo e l’unione monetaria, si sarebbero attuate in verità dietro il ricatto dei grandi gruppi industriali continentali, riuniti nella prima lobby europea denominata European Round Table of Industrialists (ERT), all’indirizzo dei governi nazionali.

Criticato per essere una “mera speculazione non supportata da alcuna argomentazione” il film in realtà riesce a comunicare mediante uno stile sobrio il carattere controverso delle lobby mediante la bocca degli stessi rappresentanti dei gruppi di interesse, per i quali incontrare uomini politici, specie prima di importanti vertici, non celerebbe nulla di male trattandosi solo di “networking” e di un modo per fare “buone proposte” per migliorare Regolamenti e Direttive.

Il documentario si conclude descrivendo l’iniziativa del commissario estone Siim Kallas che nel 2010 dopo aver lanciato le consultazioni per l’istituzione di un registro europeo delle lobby che le obbligasse a registrarsi dichiarando da dove ricevono i finanziamenti e qual è il loro fine, fa un inaspettato dietrofront lasciando su base volontaria la registrazione dei rappresentanti dei gruppi d’interesse presso le istituzioni europee.

Il merito del film è quello di mettere in risalto la sempre più maggiore influenza della sfera economica su quella politica dalle cui regole si è gradualmente svincolata grazie a parole d’ordine ad effetto come “libertà di circolazione”, “aumento degli investimenti” e “comuni valori” arrivando a trasformare i grandi processi politici, come l’integrazione europea, non già nella volontà dei popoli a unirsi in vista di alti intenti, ma nella volontà dei grossi gruppi industriali di bypassare il Limes posto dalla politica per conto dei popoli.

Regia di Matthieu Lietaert, Friedrich Moser. Un film Genere DocumentarioAustria, Belgio, USA, Francia, Svizzera, Indonesia, Gran Bretagna, 2012, durata 85 minuti.