GIORNATA DI GERUSALEMME (AL-QUDS) | Venerdì 23, due appuntamenti a Roma

Qods-91

In occasione della Giornata Mondiale di Gerusalemme (al-Quds), proclamata dall’Imam Khomeyni per sostenere la liberazione del popolo e dei luoghi santi della Palestina e di tutti i popoli oppressi del mondo, venerdì 23 giugno a Roma si terranno due eventi:

– Alle ore 18.30, presso il Centro Culturale Santa Maria in Cosmedin, Via della Greca n. 3 (Circo Massimo – Bocca della Verità). Interverranno: Padre Mtanois Haddad (Rettore della Basilica di S. Maria in Cosmedin); Hujjatulislam Abolfazl Emami (Guida religiosa del Centro Islamico Imam Mahdi); Akram Amer (Comunità Siriana in Italia); Alberto Palladino (Fronte Europeo per la Siria)

– Alle ore 21.00, presso il Centro Islamico Imam Mahdi in Via Norcia n. 12 (Tuscolana-Furio Camillo), dove l’Associazione “Amici del Libano” offrirà una cena (iftar) e interverranno gli esponenti delle due Associazioni

Per contatti: imam_mahdi59@yahoo.it – 3394968095

Dalle nozze del Sole e della Luna, al capo mozzo di San Giovanni | Alfredo Cattabiani


Proponiamo qui un brano, estratto dall’opera “Calendario, le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno, di Alfredo Cattabiani. Lo scorso anno abbiamo focalizzato l’attenzione sul solstizio in epoca precristiana, quest’anno, grazie al contributo dello scrittore, giornalista e attento studioso dei riti e delle tradizioni antiche, l’accento è posto sulla stratificazione che si determinò proprio sulla antica religione dei Padri. In coincidenza con il solstizio d’estate, ci sembra possa essere utile per qualche riflessione e qualche spunto per ulteriori approfondimenti. 

Il capo mozzo di San Giovanni 

Al solstizio d’estate, quando il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva (+23o 27′) rispetto all’equatore celeste per poi riprendere il cammino inverso, comincia l’estate. Questo giorno, la cui data ha variato secondo i calendari fra il 19 e il 25 di giugno, era considerato nelle tradizioni precristiane un tempo sacro, ancor oggi celebrato dalla religiosità popolare con una festa che cade qualche giorno dopo il solstizio, il 24 giugno, quando nel calendario liturgico della Chiesa latina si ricorda la Natività di san Giovanni Battista. una festa molto antica se già Agostino la ricorda nella Chiesa africana latina. Ma in Oriente veniva celebrata in altre date: il 7 gennaio tra i bizantini, la domenica prima di Natale in Siria e a Ravenna.
La data del 24 giugno è collegata strettamente al Natale romano: quando si fissò per la Natività del Cristo l’ottavo giorno dalle Calende di gennaio, ovvero il 25 dicembre, e conseguentemente l’Annunciazione nove mesi prima, fu facile ricavare basandosi sui vangeli la data della nascita del Battista, che in realtà non si sarebbe dovuta festeggiare perché, come si è già spiegato, il dies natalis dei santi è quello della morte.
Si è giustificata questa eccezione ispirandosi al vangelo di Matteo dove si narra che il Cristo si mise a parlare di Giovanni alle folle dicendo: «Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te. In verità, vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista» (1).
Luca narrava che Maria andò a visitare Elisabetta quando costei era al sesto mese di gravidanza, nei giorni successivi all’Annunciazione (2). Fu dunque facile fissare la solennità del Battista all’ottavo giorno dalle Calende di luglio, sei mesi prima della nascita del Cristo (3).
Se questa è la storia della festività cristiana, rimane ancora da chiarire sia il motivo per cui fu scelto quel giorno sia la sua popolarità che nel passato era di poco inferiore a quella del Natale.
La spiegazione è da ricercare nelle usanze pagane che la Chiesa ha tentato invano di sradicare o per lo meno di rendere meno incompatibili con la solennità. Ma non è facile orizzontarsi nella congerie di credenze e usanze che informano il 24 giugno perché sono il frutto di varie stratificazioni che raccolgono frammenti di tradizioni diverse addirittura arcaiche.
La credenza più nota e diffusa nel nostro paese ha ispirato a Gabriele d’Annunzio i
versi della Figlia di Iorio che riecheggiano una leggenda abruzzese, diffusa in tutta l’Europa: E domani è San Giovanni, fratel caro; è San Giovanni.
Su la Plaia me ne vo’ gire, per vedere il capo mozzo dentro il sole, all’apparire, per veder nel piatto d’oro tutto il sangue ribollire. (4)
Si dice infatti nell’Abruzzo e nel Molise che la mattina del 24 giugno le giovani che si volgono a oriente possono vedere sul disco del sole nascente il volto del Santo decapitato: colei che lo avrà visto per prima si sposerà entro l’anno. E in Sardegna si sostiene che il sole saltelli tre volte come la testa del Battista appena spiccata dal busto.
Tutte queste leggende fondono la narrazione evangelica con un evento che si svolge nel cielo: il 24 il sole, che ha appena superato il punto solstiziale, comincia a decrescere, pur impercettibilmente, sull’orizzonte. S’inizia il semestre del sole discendente che si concluderà con il solstizio d’inverno quando l’astro sembrerà morire, dissolversi tra le brume dell’orizzonte per poi rinascere come «sole nuovo», ovvero risalire nel cielo: fenomeno reale se ci spingiamo al nord, verso il circolo polare artico.
Il sole di San Giovanni è dunque, secondo questa astrologica, un sole che muta direzione, ovvero «colpito a morte».
Giuseppe Pitré riferiva che in molti paesi siciliani, all’alba del 24 giugno, gli abitanti uscivano per vedere «il sole girare», mettendo per terra una catinella piena d’acqua che lo rifletteva. A Santa Ninfa, in provincia di Trapani, lo si osservava attraverso un cristallo affumicato (5).
L’identificazione del Battista decollato con il sole del solstizio si è spiegata cristianamente con l’episodio evangelico: «Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un giudeo a proposito della purificazione. Andarono perciò dal Battista e gli dissero: “Rabbi, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai reso testimonianza [il Cristo], ecco sta battezzando e tutti accorrono a lui”. Giovanni rispose: “Nessuno può prendere qualcosa se non gli è stato dato dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: Non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui… Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire”» (6).
Il sole che comincia a volgersi verso il sud dello zodiaco e a calare sull’orizzonte simboleggerebbe dunque il Battista detto anche nel folklore «Giovanni che piange».
Se ci spostiamo nel periodo solstiziale invernale troviamo il 27 dicembre la solennità di san Giovanni l’evangelista, detto anche «Giovanni che ride». Dunque i due santi sono collegati ai solstizi, sebbene l’Evangelista sia ricordato non all’ottavo, ma al sesto giorno dalle Calende perché non lo si poteva festeggiare a Natale. Si potrebbe congetturare non senza fondamento che le due feste, poste all’incirca a distanza di sei mesi, ai due «estremi» dell’anno solare, siano il residuo di una tradizione solstiziale precristiana. 

False accuse di antisemitismo, strumento del nuovo maccartismo | Come finire stritolati nel vortice del delirio sionista | megachip-globalist 

Come finire nella lista nera di un’organizzazione ipergovernativa filoisraeliana. Il caso di Enrica Perucchietti. Un invito a non lasciar passare nessuna intimidazione di questo tipo. Ne va della libertà di parola di tutti. 

Aurhelio offre la propria solidarietà alla scrittrice Enrica Perucchietti 


16 giugno 2017

megachip.globalist.it

di Enrica Perucchietti con una nota di Pino Cabras in coda all’articolo.

La caccia alle streghe continua. Il mio nome è finito nell’elenco dell’Osservatorio sull’Antisemitismo in quanto sarei “complottista”. Sarei inoltre antisemita a causa del mio saggio False Flag (non se ne capisce il motivo).

È evidente che è in atto ed è sempre più violenta una campagna denigratoria e censoria volta a denigrare, censurare, distruggere, piegare chiunque non si allinei con il pensiero unico, il politicamente corretto e soprattutto il potere.

Io non ho mai parlato di “ebrei”, semmai ho parlato di personaggi come Soros, o dinastie come i Rothschild non in quanto ebrei ma in quanto addentro a certe dinamiche di potere, dove troviamo molti eminenti cristiani e musulmani loro pari. Se parlo di Soros non è perché ebreo ma in quanto speculatore finanziario. Se non concordo con alcune politiche di Israele, ciò non avviene in virtù di qualche mio spirito antisemita o perché io sia fascista (cosa che tra l’altro, a differenza di personaggi ben più famosi di me, non sono).

Di fatto non dovrei nemmeno stare qui a giustificarmi di non essere qualcosa che non sono, se non fosse che il mio nome è stato messo senza senso in mezzo a quello di altri colleghi. Ed è inoltre un danno all’immagine, soprattutto ora che viviamo in una società sempre più fondata sull’immagine, sulla forma, sullo spettacolo. È sempre più evidente che sta operando alla luce del sole la psicopolizia in stile orwelliano: ti spiano, leggono quello che scrivi o che pubblichi per poi metterti alla berlina. Aspettano un tuo passo falso per screditarti come dei parassiti che si nutrono del sangue altrui. E se il passo falso non c’è, pazienza, basta accusare gli altri di “fake news” facendosi coprire le spalle dai potenti.

Se parli di gender sei omofobo, se contesti la maternità surrogata sei nazista, se attacchi Soros sei antisemita. Praticamente non siamo più liberi nemmeno di pensare.

Si svuotano inoltre i termini e li si riempiono con quello che vuole il Potere. Potere che vuole subissare ogni testa con i suoi contenuti. Devi dire fare e pensare quello che il Potere vuole e illuderti di essere libero. Altrimenti dovrai vergognarti di esistere e verrai processato, additato, perseguitato e magari bruciato in pubblica piazza.

Siamo dentro la distopia di “1984” e forse ben oltre.
NOTA DI PINO CABRAS

Ho scritto la prefazione di False Flag di Enrica Perucchietti, il libro che le ha guadagnato l’inserimento maccartista nell’indice dei libri proibiti dell’Osservatorio sull’Antisemitismo, un’organizzazione non governativa che tuttavia agisce come se fosse una organizzazione ipergovernativa di emanazione israeliana. Né in questo libro, né in tutta la pubblicistica di Enrica ho letto un solo rigo che sia classificabile come antisemitismo. In altri suoi libri in qualche passaggio ha parlato del Mossad, certo. Ma un osservatore dei fenomeni politici internazionali contemporanei che non parlasse delle grandi agenzie di intelligence e delle loro sinistre strategie sarebbe come uno studioso di fauna africana che non nominasse mai un elefante. L’accusa di antisemitismo è un silenziatore usato con zelo implacabile per intimidire anche la minima critica a Israele, anche quella solo potenziale, evidentemente. Più realisti del re.

Il dramma è che questa pratica maccartista ha poi un’eco sui grandi gruppi editoriali, sempre più infastiditi dal fatto che stanno perdendo influenza rispetto alle nuove fonti di cultura e informazione, e dunque pronti a ogni più vigliacca “character assassination”. E questo deve preoccupare.

La mia è una solidarietà piena e convinta a un’intellettuale brava e onesta. Ed è anche un invito a non lasciar passare nessuna intimidazione di questo tipo. Ne va della libertà di parola di tutti

Fonte: http://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/articolo/2000672/false-accuse-di-antisemitismo-strumento-del-nuovo-maccartismo.htmlHo

Cittadella | Edizione integrale a cura di AGA Editrice 


Titolo completo: Cittadella. Versione integrale

Autore: Antoine De Saint-Exupery

Anno: 2017

Pagine: 560

Il libro: «Perché io sono innanzi tutto colui che abita. Cittadella, mia dimora, io ti salverò dalle insidie del deserto e ti ornerò di trombe da ogni parte per suonare contro i barbari!».

«Il pensiero di Saint-Exupéry è filosofico, ma è talmente sottomesso al rigore della forma poetica che sfugge ad ogni sistema, e dirige quella difficile operazione che consiste nel conglobare vita e conoscenza in un medesimo atto di creazione. Saint-Exupéry, a differenza di altri scrittori contemporanei che “subiscono” o hanno “subito” il mondo moderno, lo ha “pensato”. È a questo titolo che si è innalzato spesso al livello intellettuale dei più influenti filosofi di questo mezzo secolo, mentre con la stessa disinvoltura dei poeti più grandi penetrava in quell’universo ove il sensibile eccede l’intellegibile»

«Se si considera l’indubbia similitudine concettuale di Cittadella con il Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche — entrambi poemi imperniatati sulla figura di un maestro che, con linguaggio poetico e parabolico, istruisce gli uomini indicando loro la via salvifica — è curioso notare come la data di nascita del francese (29 giugno 1900) rasenti la coincidenza con quella della morte del tedesco (25 agosto 1900): volendo giocare con le suggestioni, la si può leggere come una simbolica staffetta, se non un passaggio di testimone, tra un cantore e l’altro, entrambi profeti di una proposizione dell’Uomo nuovo o Uomo rinnovato nell’epoca della desacralizzazione dell’umanità».

[dall’introduzione di Maurizio Murelli]

ARTE SOSTANZIALE | Roberto De Lorenzo Meo


Il compito di un’opera d’arte, pur nascendo come l’espressione viva e privilegiata nell’interiorità dell’artista, è quello di parlare al mondo come una vera forza sociale applicando il processo di partecipazione e comunione tra le persone. Ne consegue che l’artista, per svolgere al meglio il suo ruolo, dovrà spersonalizzarsi per entrare in un’esperienza mistica in modo tale da sentirsi vero strumento di quella voce univesale che rimanda all’assoluto. Quand’anche voglia interpretare il reale per riprodurlo in un modo più simbolico e sfuggente, quindi in forme diverse della bellezza classica, l’artista prosegue in qualche modo l’opera creatrice di Dio che ha plasmato il mondo, sebbene l’uomo non possa creare bensì solo produrre.

Nell’arte contemporanea lo spettacolo dell’inatteso ha soppiantato quello della bellezza, inoltre il progresso dell’esibizionismo è troppo spesso legato alla necessità del mercato con le sue pratiche concorrenziali, ogni tipo di installazioni inerti e sovversive riempiono sistematicamente lo spazio delle gallerie e dei musei. Arte supervalutata, sempre piu spesso inserita in lussuosi cataloghi solo per la sua originalità e per il solo motivo di essere inusuale o trasgressiva, e non importa che sia volgare, puerile o un’improvvisata sperimentazione di cattivo gusto. Così nei musei, pubblici e privati di tutto il mondo, sono finite anche tazze del cesso ( come il celebre urinatoio di Duchamp), sono finite uova sode e scatole contenenti…” merda d’artista”… come quelle di Manzoni o le celeberrime tele tagliuzzate di Fontana, sono finiti i sfarzosi sacchi ammuffiti e sbrindellati del Burri.

E’ vero che non si può proibire a chi ama gli escrementi con le loro forme di evacuazione e conservazione di godere dell’arte che si voglia ma credo che spesso dentro a questi fenomeni possa nascondersi solo esibizionismo, inganno, trasgressione, allucinazione, fantasie maniacali, feticismi, assenza di valori e si sarebbe potuto aggiungere anti-accademismo, ma ormai molti critici e docenti accolgono il kitsch nel campo dell’arte proprio come genialità sregolata. Pablo Picasso rivelò di essersi arricchito anche spacciando per bello ogni schiribizzo che gli passava per la testa.

Le nuove tendenze, evitando di rinchiudersi nel passato, si aprono al progresso in una degenerata idolatria del nuovo e nella dissacrazione dell’antico. I geni dell’arte educati nella tradizione hanno saputo guardare avanti, adottando nuovi stili e creando nuovi contenuti facendo si che però il passato non fosse svanito nel nulla, ma inglobato nel presente sia sopravvissuto senza essere semplicemente sostituito.

In una fase storica come la nostra dove, nella fluidità anarcoide del relativismo progressista, prevarica la materia sullo spirito e le sensazioni sulla ragione, l’obiettivo è quello di reagire, di opporsi e di non adeguarsi, ripristinando regole e ridefinendo giudizi. Nella situazione attuale bisogna riconsiderare la tradizione, osservare le sue forme e i suoi contenuti e vedere quanto sia in grado di parlarci. Diventa opportuno applicare una vera ARTE SOSTANZIALE, che nella piena libertà di inventare cose nuove affondi le radici nella tradizione senza divenire il risultato meccanico della storia. Per far si che avvenga questo è fondamentale riappropriarsi del concetto di bellezza, una bellezza che deve essere assaporata soprattutto nel contenuto di un opera, ma anche nella sua estetica, intesa come perfezione armonica e solare di forme e proporzioni, pur considerando che un concetto di bellezza a volte implica un processo razionale e un’approfondita conoscenza affinchè la sensibilità acquisita possa creare i presupposti per veicolare la propria percezione verso una chiara e meditata contemplazione. Nella società della globalizzazione dove l’appellativo di arte si può attribuire al tutto e al nulla, una preponderante offesa al pudore pretende di essere chiamata arte illuminando la visione dell’osservatore attraverso i canali video in una fatale distrazione.

Balletti di procaci ancheggiatrici lap-danciste, calendari erotici, film pornografici o volgari pitture e sculture di genitali ne fanno un uso scorretto, esasperato, surreale, psicopatologico e falsificante dell’erotismo.

Mentre un espressione artistica Sostanziale tenderebbe ad innalzare il corpo, il nudo, il piacere, il sesso, solo in un contesto morale arricchente, cosi’ che la sua carica seduttiva non comprometta i valori morali. L’eros, lungi dall’essere una concupiscenza, liberato dalle sue ossessioni e’ una rifioritura dello spirito.

Senza mistica l’eros si deteriora in morbosita’ sessuale ed ecco che impudiche esibizioni della sessualita’ e del corpo sono contrabbandate sotto la forma di arte.

Oggi tutto questo per molti puo’ essere una follia se si considera che nei programmi televisivi la fanno da padrone in qualita’ di opinionisti transessuali, scambisti, sado-masochisti, porno-star e traditori libertini inneggiando, alla normalita’ delle loro scelte, ma se l’arte è figlia del suo tempo deve essere madre di un tempo migliore e la celeberrima frase di Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo” deve essere la struttura portante di una serena consapevolezza.

L’uomo non deve identificarsi troppo in quello che è, ma nella prospettiva futura di un essere migliore, percio’ l’artista, lungi dall’innalzare un monumento al proprio tempo, deve rinunciare a quell’egocentrismo, il quale non farebbe altro che isterilire il suo spirito, e diventare un artista militante, cioe’ un artista che subordini la propria individualita’ all’opera collettiva, per servire un idea morale che abbia una funzione educatrice nel suo tempo.

In questo modo l’artista libera l’arte dagli elementi soggettivi e arbitrari di cui si nutre la borghesia materialista moderna, che nel gusto del bizzarro e dell’eclettico, ignora lo stile, il realismo, la tradizione e difende il brutto spacciandolo per bello ed originale.

L’unico brutto ammesso nell’arte deve essere una bella rappresentazione del brutto in cui questo brutto viene trasformato, trasfigurato, sublimato e redento; quindi accettato.

Ora il male che l’uomo può esprimere nell’arte deve essere qualcosa che sia riconosciuto come tale e che comporti inevitabilmente la sua condanna, cosi’ chè anche ciò che in natura ci potrebbe far provare ribrezzo, nelle riproduzioni artistiche sarebbe tutto contemplato e rivissuto sullo sfondo della bellezza.

L’elemento fondamentale per il raggiungimento di tali obbiettivi è quel meraviglioso strumento chiamato capacità di discernimento, una particolare illuminazione che permette di giudicare la rettitudine delle opere, per meglio districarsi nella giungla delle contraddizioni generate dal caos.

Il discernimento non è una capacità naturale ma la capacità donata dallo spirito che educa il cuore, dandogli quella particolare sensibilità, che la carne per la sua debolezza non possiede.

Occorre quindi uscire dalla prigionia della carne per entrare nella verità della vita secondo lo spirito.

Il Sacro domina tutta la vita umana nei suoi vari aspetti, si pensi alla sacralità dell’amore, della libertà, della coscienza e così alla sacralità dell’arte non a caso i grandi artisti sono chiamati Divi cioè l’abbreviazione di Divini, il grave rischio è di cadere nella mitologia laica del quale Dostoevskij scrive dicendo che chiunque rigetta Dio si inginocchia davanti agli idoli di questo mondo, infatti gli atei non esistono. Se l’uomo si svincola da una potenza divina cade sotto il dominio di altre potenze.

In ultima analisi ritengo importante ricordare come il filosofo Giovanni Gentile ripetè la giusta tripartizione di Hegel secondo cui l’arte, la religione e la filosofia sono i tre modi fondamentali con i quali lo spirito comprende se stesso.

E’ un trinomio inscindibile che fonda le basi nella nostra interiorità.

 a cura di Roberto De Lorenzo (Pittore e Iconografo)

Dove osano gli Lgbt: festival per l’infanzia, si parla di “inclusione” e si arriva al porno di Benedetta Frigerio | La Nuova Bussola Quotidiana 


Dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e fare “mea culpa” tutti quelli (chierici e alti prelati compresi) che parlano di tolleranza dei diversi, di ponti, di “vivere e lasciar vivere” in nome della pace sociale. Dovrebbero chiedere scusa quanti, attraverso ragionamenti arzigogolati, parlano di inutilità dei valori, di desiderio confuso da reindirizzare, tacciando di rigidità bigotta tutti coloro che denunciano una delle più grandi e violente ideologie del nostro secolo. L’ideologia Lgbt. Perché in chi conduce la battaglia arcobaleno non c’è confusione alcuna. I confusi, se mai, siamo noi. Loro, invece, sanno bene di chi sono e dove vogliono arrivare: al male perverso che colpisce gli innocenti. I nostri bambini.

UN LINGUAGGIO SUBDOLO – Guardando al sito “Uscire dal guscio”, festival di letteratura per l’infanzia, di cui sono partner fra gli altri l’associazione “Famiglie Arcobaleno” e “Genitori Rilassati”, si capisce bene cosa si nasconde dietro a quelle terminologie con cui vengono presentati i numerosi progetti, corsi, spettacoli educativi e scolastici e che, piano piano, attraverso un certo linguaggio, spingono ad accettare aberrazioni che si possono, senza essere tacciati di esagerazioni, definire diaboliche. Aprendo il sito, appunto, si apprende innanzitutto della promozione del festival della lettura per bambini 2017, finanziato dal Comune di Castel Maggiore, di Pieve di Cento, di San Pietro in Casale, che ha come partner istituzionali “Città metropolitana di Bologna” e “Unione Reno Galliera” che comprende otto Comuni della provincia bolognese. Lo scopo del festival, si legge, è quello di “andare fuori da sé” per “immaginare nuovi eroi ed eroine”. Ma in che senso nuovi? Lasciamo momentaneamente aperta la domanda. E, intanto, vediamo che giovedì 4 maggio alle 21 a Castel Maggiore, si parlerà di “Maschilità, omofobia e violenze”, mentre il giorno successivo a San Pietro in Casale di “Educare al genere: identità, sessualità, valore della diversità”. Infine, sabato 6 maggio, a Pieve di Cento si terranno tutto il giorno laboratori di lettura per bambini.

OLTRE LA “BELLA” MASCHERA – Proseguiamo leggendo che il progetto serve a “scoprire sentieri fantastici che conducono le bambine e i bambini verso mondi nuovi, luoghi distanti e vicini inosservati o inesplorati, regioni del sé ancora inespresse o censurate dalla uni-direzionalità di certe immagini e di certi schemi narrativi consolidati”. Che c’è di male, si potrebbe pensare, ripetendo a chi denuncia i corsi per “l’inclusione” e “antibullismo” che non si può cercare il marcio dove non c’è? Che non si può mica vivere con l’ossessione del gender. Eppure cliccando su “partenr” e poi su “Progetto Alice” si scoprono legami a dir poco osceni. Infatti, fra i vari link c’è anche quello alla sezione “Sexy shock”, un vero e proprio portale di immagini di cartoni pornografiche. Volti di eroine femminili in atteggiamenti sadomaso che solo a doverne scrivere vengono i conati. Non solo, qui si trovano anche link a siti di lesbo-pornografia, dove ci sono ragazzine orgogliose della loro ribellione autoerotica. E il tutto viene spiegato così: “Pensiamo che le donne debbano riappropriarsi della rappresentazione della sessualità, della pornografia. Perché gli oggetti “del piacere” possano essere finalmente agiti anche dalle donne e da tutti quelli che decidono di arricchire il loro immaginario. Una sessualità più libera non potrà esistere se non nella misura in cui degli uomini e delle donne si vedranno garantito il loro diritto di costruire e ricostruire la loro sessualità”.

DA PROVARE VERGOGNA. In sintesi, eravamo partiti dal leggere di un festival di lettura per l’infanzia che spinge a “mondi nuovi e inesplorati” per poi scoprire che il sito ha collegamenti con il mondo della pornografia. Forse a questo mira l’abolizione degli stereotipi? Alla sessualizzazione dei bambini che piace tanto alla pedofilia? Altro che lotta al bullismo (che per altro la pornografia non fa che incrementare). Domandiamo quindi: sono queste le stesse eroine da proporre ai bambini?; è questo il mondo adulto che organizza festival e corsi per i piccoli? Lasciamo a voi la risposta. Un tempo di fronte a oscenità del genere si sarebbe chiesto quantomeno l’avvio di un’indagine, oggi se va bene si fa si silenzio, se va male si parla di creare ponti. Il tutto mentre ai nostri bambini viene rubata subdolamente, con l’aiuto della nostra inerzia, l’innocenza. Non ci sono commenti da fare, solo una parola: vergogna. Perché di fronte all’accettazione omissiva della violenza sui piccoli, il sentimentalismo tollerante che ci fa sentire buoni e il buonismo stesso sono peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio.

Tonino Fantauzzi è passato oltre | L’ultimo saluto a Balsorano


Chi, come noi, l’ha conosciuto e amato, non può non avvertire un senso di vuoto ed al tempo stesso, la voglia di lavorare affinché il suo esempio non conosca l’oblio. Uomo forte e generoso, solido come i suoi ulivi che tanto amava, lascia una eredità importante nel solco degli uomini che non hanno mai mollato. 

E’ morto all’eta’ di 76 anni Antonio Fantauzzi (conosciuto come Tonino), l’imprenditore che negli anni ’70 introdusse in Italia i presidi ortopedici e le fisioterapie. Di origini calabro-abruzzesi, Fantauzzi arrivo’ a Roma nel 1957, nel quartiere Centocelle dove frequento’ la sezione del Movimento Sociale Italiano.‎
‎Lascia la moglie Christel e due figli, Micheal Antony e David John. ‎

 Nel 1961 parti’appena diciasettenne per gli Stati Uniti d’America, dove fu assunto nell’azienda di Tony Philips, fondatore a Detroit nel 1929 della Wright&Philips. 

Tonino Fantauzzi imparo’ a fare i presidi ortopedici nel laboratorio di Philips, annoverato come il più grande ortopedista di tutti i tempi, tanto da meritarsi la prima pagina del Times. ‎

Quando Fantauzzi torno’ in Italia all’inizio degli Anni ’70 inauguro’ la prima ortopedia, settore quasi sconosciuto a Roma. Il primo laboratorio, sull’Appio Latino con i dollari risparmiati a Detroit. Da quella bottega, sarebbero usciti nuovi arti per ridare piena mobilita’ a innumerevoli pazienti, rompere i pregiudizi del tempo e aprire nuovi scenari nel settore della medicina fisica. ‎‎

Nell’arco di 40 anni, Fantauzzi ha aperto 9 aziende nella Capitale, tra le quali la Italo American Ortopedic con officina ortopedica, la Fisiokinesiterapia, la Fisiomichelmaria, la Dalc, la Anatalitica Askepeion, dando lavoro a centinaia e centinaia di persone tra medici, tecnici, ortopedici, fisioterapisti, dipendenti. Negli ultimi tempi, aveva costituito una societa’ agricola, a Balsorano in Abruzzo, che produce olio biologico, varie volte premiato come miglior olio extravergine di oliva della Valle Roveto. ‎

“Mio padre – ha detto Micheal Fantauzzi, al quale passara’ la guida delle aziende- aveva un rapporto nobile con il denaro”.‎

I funerali si svolgeranno domani alle ore 15 a Balsorano (Abruzzo) presso la ‎Chiesa SS. Trinita’, piazza Scacchi. 

L’azienda ha messo a disposizione dei pullman per gli amici che vorranno partecipare ai funerali. 

Imam Khamenei: “La Repubblica Islamica non si sottomette al progetto “UNESCO 2030” | Islam Shia

Nella follia del governo mondialista, si affacciano ogni giorno intenzioni sempre più sovversive. Nel documento “Unesco 2030”, l’idea è quella di rimuovere la sovranità degli Stati dell’educazione dei propri figli e la strampalata ideologia di genere. 

Una reazione decisa e lucida, ci arriva dall’Iran, precisamente dalla Guida Suprema, l’Ayatollah Alì Khamenei 


Il documento dell’UNESCO 2030 non è una cosa alla quale la Repubblica Islamica può sottomettersi. Per quale motivo un’organizzazione sedicente internazionale, che si trova chiaramente sotto l’ingerenza delle superpotenze, deve avere il diritto di imporre alle diverse nazioni che possiedono culture e civiltà differenti, con eredità storiche e culturali differenti, delle leggi su come devono comportarsi. Ciò è sbagliato in principio.

[Rivolendosi al governo] Se non potete opporvi al principio stesso, almeno dovete dire che la Repubblica Islamica possiede una propria linea [di pensiero] e dei documenti ‘celesti’, e sappiamo cosa dobbiamo fare nelle questioni relative all’istruzione, all’educazione, all’etica e allo stile di vita. Non abbiamo bisogno di questo documento [dell’UNESCO].

Non si va a firmare un documento, poi si ritorna e segretamente si inizia a metterlo in atto. Non è così. Non è affatto permesso. Lo abbiamo detto anche alle organizzazioni responsabili in questo campo.

[La folla grida: “Non ci sottometteremo mai all’umiliazione”]

Il sottoscritto si lamenta col Consiglio della Rivoluzione Culturale che avrebbe dovuto vigilare e non permettere che si giungesse a questo punto, così da costringermi ad intervenire. Qui vi è la Repubblica Islamica. Qui le fonti e le fondamenta sono costituite dall’Islam, dal Corano. Qui non è il luogo dove lo stile di vita difettoso, distruttore e corrotto occidentale può avere influenza, anche se cercano di farlo in differenti modi. Ma arrivare al punto da farci firmare ufficialmente un documento nel quale ci dicono cosa dobbiamo fare nei prossimi quindici anni e noi accettiamo, non ha senso.

Imam Seyyed ‘Ali Khamenei, 7 maggio 2017

“Educare ai valori Lgbt fin dai 2 anni”, dice la maestra | Benedetta Frigerio – LNBQ

Non è uno scherzo, perché in effetti è già dagli anni Cinquanta che gli attivisti Lgbt lo avevano capito: per riuscire a sovvertire l’ordine naturale della società bisogna incominciare a diseducare gli uomini fin dalla più tenera età, oscurando la prima fra le evidenze, la differenza uomo/donna. E’ così che, instancabilmente, colpo dopo colpo, con pazienza certosina anche quando al mondo apparivano ancora folli, i figli della “rivoluzione sessuale” sono arrivati ad ottenere risultati sconvolgenti come questi.

RIEDUCAZIONE DI STATO – Settimana scorsa l’Associazione nazionale degli insegnanti inglesi ha formulato ufficialmente la sua richiesta al governo di parlare di sessualità ai bambini di due anni, per spiegare loro che le relazioni omoerotiche sono normali. Il governo inglese, che sta già lavorando per l’obbligatorietà dell’educazione sessuale nelle scuole di qualsiasi ordine e grado, invadendo una sfera che dovrebbe essere mera prerogativa della famiglia, dovrà rispondere alla mozione passata con la maggioranza dei voti. All’inizio dell’anno il ministro dell’Istruzione, Justine Greening, aveva annunciato l’avvio di un piano rivolto ai ragazzini delle medie e delle superiori che rendeva non più facoltativa l’ora di “educazione” sessuale: “D’ora in poi – aveva chiarito la Greening – tutte le scuole saranno legate a quest’obbligo”. Ovviamente, anche la Chiesa di Stato inglese si era detta favorevole. Nonostante ciò secondo Annette Pryce, membro della Associazione nazionale degli insegnanti, “l’ala destra e religiosa” avrebbe impedito al ministro di proporre un’agenda più “inclusiva” riguardo alla sessualità che parlasse esplicitamente a tutti gli alunni della normalità delle relazioni fra persone dello stesso sesso. Per questo la mozione sarebbe un passo in avanti.

SENZA ECCEZIONI – Secondo il quotidiano inglese Telegraph il suo contenuto prevede che gli insegnati “si impegnino per promuovere le istanze Lgbt in tutte le scuole dall’asilo nido e per tutti gli stadi educativi”. Senza eccezioni. Questo per via della “mancanza di politiche che promuovano gli Lgbt nelle scuole”, con un “impatto significativamente negativo” sul benessere degli studenti e degli insegnanti che appartengono a tale gruppo. E’ così che, per la buona pace degli adulti, si colpirebbero i bambini utilizzando aberrazioni lontanissime dai loro interessi. In attesa della risposta del ministro, Kiri Tunks, insegnante londinese dell’Associazione nazionale insegnanti, ha aggiunto che “la nuova legislazione è una vittoria”, ma “il cammino è ancora lungo”. Perciò i membri dovranno “continuare a promuovere l’obbligatorietà dell’educazione sessuale in tutte le scuole di ogni ordine e grado”. Il segretario generale dell’Associazione, Kevin Courtney, ha aggiunto: “L’inclusione delle istanze Lgbt” è necessaria “per un modo moderno e all’avanguardia di pensare alla società e di abbracciare le differenze interne alle nostre comunità”. Dulcis in fundo, tutto viene furbamente giustificato come una “necessaria informazione” che dovrebbe combattere la disinformazione legata all’emergenza pornografia. Sebbene così non si faccia che incrementare il problema: “Parlare ai bambini di queste questioni è devastante” e “li deruba della loro innocenza”, ha affermato l’Ad dell’organizzazione inglese Christian Concern, Andrea Williams.

LA VERA SOLUZIONE – Tim Diepped, anche lui membro Christian Concern, ha commentato che “viviamo in una società ipersessualizzata. Un incremento dell’educazione sessuale a scuola non farebbe che ingrandire il problema”. Inoltre le linee guida ministeriali e le lezioni sulla prevenzione, che trattano il sesso come una tecnica o come qualcosa di necessario a soddisfare bisogni fisiologici, ma da cui occorre difendersi, “insegna loro a concepirsi come fossero oggetti sessuali. E a pensare a cose a cui non vorrebbero nemmeno pensare a quell’età”. Quello che occorrerebbe insegnare ai giovani è invece il bisogno di “relazioni stabili”, perché l’unico e “vero posto per la sessualità sono queste”. Dove il “per sempre” e l’apertura alla vita rendono il sesso una donazione priva di egoismo e in cui non bisogna difendersi da nulla, perché si è liberi da qualsiasi paura e preoccupazione sulle sue conseguenze. E’ solo così, dunque, che la sessualità e perfino il piacere sarebbero realmente valorizzati. 

INTERVISTA AL SEGRETARIO HOSSEYN MORELLI SULLA “MEZZALUNA SCIITA” (OFCS.REPORT)

Pubblicato il 12 aprile 2017 in Difesa e Sicurezza Nazionale/Internazionale da Mary Tagliazucchi


“Questo fronte non ha dei criteri di tipo religioso, etnico o settario, ma politico. Ne fanno parte integrante, attiva e centrale i movimenti militanti palestinesi, che sono principalmente di ispirazione religiosa e di scuola sunnita. Già questo dovrebbe indicare l’inconsistenza della cosiddetta mezzaluna sciita”. Ad affermarlo, parlando con Ofcs.report, è Marco Hosseyn Morelli, convertito sciita e portavoce dell’Associazione islamica Imam Mahdi in Italia, a cui abbiamo chiesto un’opinione non solo sulla nuova, strategica, alleanza creatasi fra i movimenti musulmani sciiti, ma anche sui recenti eventi che infiammano il medio oriente.

Il termine ‘mezzaluna sciita’ venne usato per la prima volta da Abdullah II di Giordania, nel 2004 per via della salita al potere, in Iraq, di un governo a maggioranza sciita, nonché alleato dell’Iran che l’ha da subito presentata come una naturale e fisiologica alleanza fra i movimenti sciiti dell’India, Pakistan e soprattutto Kashmir, Iran, Iraq, Siria e l’est dell’Arabia Saudita. Nel dettaglio, può spiegarci quali, secondo lei, sono i veri motivi di queste alleanze?

“All’indomani della vittoria della Rivoluzione Islamica dell’Iran guidata dall’Imam Khomeyni nel 1979, i governi oppressivi occidentali e i regimi a loro asserviti nel vicino Oriente furono colti dal panico. Si trattava infatti di una Rivoluzione che, estranea alla logica dei due blocchi materialisti che allora si contendevano il mondo, aveva una base squisitamente religiosa e spirituale e rappresentava una speranza e una fonte di ispirazione non solo per gli iraniani o gli sciiti, e nemmeno soltanto per i musulmani, ma per tutti gli oppressi e diseredati del mondo. Uno dei principi fondamentali di questa Rivoluzione, che in seguito divenne un vero e proprio articolo costituzionale della Repubblica Islamica dell’Iran, è il sostegno attivo agli oppressi di qualunque luogo, a prescindere dalla loro religione, etnia o nazionalità. Questa posizione, piuttosto che il frutto dell’influenza di ideologie terzomondiste, trae origine dal Sacro Corano e dalla Tradizione del Profeta e degli Imam.


MARCO HOSSEYN MORELLI, SCIITA E PORTAVOCE DELL’ASSOCIAZIONE ISLAMICA IMAM MAHDI IN ITALIA

Il Sacro Corano insegna: ‘Perché mai non combattete per la causa di Dio e dei più deboli tra gli uomini, le donne e i bambini che dicono: ‘Signore, facci uscire da questa città di gente iniqua; concedici da parte Tua un patrono, concedici da parte Tua un alleato?” (Surah an-Nisaa, 4:75) Il Profeta Muhammad ha detto: ‘Chiunque sostiene l’oppresso contro l’oppressore sarà in mia compagnia in Paradiso’ e il primo Imam della Shi’a, l’Imam ‘Ali, in punto di morte, nel suo testamento al figlio, disse: ‘Combatti l’oppressore e sostieni l’oppresso’.

Tra gli strumenti utilizzati dalle centrali propagandistiche dell’imperialismo mondialista e sionista per frenare l’ondata di sostegno e ammirazione che i popoli, soprattutto quelli musulmani e della regione, nutrivano verso la Rivoluzione Islamica e la sua saggia e illuminata Guida, la tesi delle “insanabili differenze” e del “naturale scontro” tra sciiti e sunniti è probabilmente quella che ha avuto, purtroppo, maggiore successo. Re Abdullah II, o chi per lui, ha pertanto semplicemente coniato un nuovo termine per la vecchia agenda colonialista dei suoi padroni americani e israeliani.

Sebbene l’Islam Sciita, per delle sue peculiarità dottrinali, ha rappresentato storicamente lo stendardo della lotta per la giustizia e contro l’oppressione – ed è pertanto naturale che tali temi ricevano maggiore attenzione tra i seguaci di questa scuola dell’Islam – ciò nonostante il Fronte della Resistenza che si è delineato negli ultimi decenni e che vede la Repubblica Islamica alla sua guida, rappresenta un sentiero aperto e possibile per tutti i musulmani e per tutti gli uomini nobili e liberi di ogni latitudine. Non a caso ne fanno parte integrante, attiva e centrale i movimenti militanti palestinesi, che sono principalmente di ispirazione religiosa e di scuola sunnita. Già questo dovrebbe indicare l’inconsistenza della cosiddetta ‘mezzaluna sciita’. Questo fronte non ha quindi dei criteri di tipo religioso, etnico o settario, ma politico. Chiunque si oppone al progetto americano-sionista nella regione e nel mondo è benvenuto, a prescindere dal suo retroterra. Per questo il Segretario Generale di Hezbollah del Libano, Seyyed Hassan Nasrallah, ebbe a dire chiaramente e pubblicamente: ‘Se dobbiamo scegliere tra due alleanze: una che va da Beirut a Damasco, da Teheran a Gaza e a Ramallah, da non importa quale capitale del mondo fino al nostro fratello Chavez in Venezuela…e un’alleanza che va da Tel Aviv agli Stati Uniti e ai loro alleati, senza alcun dubbio noi saremo nella prima alleanza’. Il sostegno e l’appoggio della Repubblica Islamica dell’Iran, ovunque sia avvenuto, dall’Afghanistan al Pakistan, dalla Palestina all’Iraq, dallo Yemen alla Siria, dalla Bosnia al Libano, non ha mai avuto ragioni e obiettivi settari o materiali, ma è stato dettato da valori spirituali, politici, etici e umani. Ricollegandoci alla sua domanda e per non dilungarci, possiamo citare proprio l’esempio dell’Iraq. Sono stati gli stessi esponenti e capi dei partiti, movimenti e tribù sunniti dell’Iraq, le cui popolazioni sono state quelle che maggiormente hanno patito le crudeltà dell’Isis in quella nazione, ad aver riconosciuto e ringraziato il governo di Teheran quale primo e unico Stato che sin da subito si è attivato e adoperato concretamente per proteggerli quando i miliziani del sedicente “califfo” hanno conquistato la parte settentrionale del paese arabo e minacciavano direttamente la capitale Baghdad”.

Nonostante l’Iran presenti questa alleanza come una mano tesa all’Occidente, che è a tutt’oggi impegnato contro il terrorismo, di matrice sunnita dell’Isis, le cancellerie europee appaiono decisamente titubanti ad accogliere questo ‘aiuto’ che sembra, a detta di molti, una strategia ben mirata su una precisa area geografica. Che ne pensa al riguardo?

“La Repubblica islamica dell’Iran piuttosto che all’Occidente ha teso la mano in primo luogo ai popoli occidentali. Nelle due storiche lettere che l’Imam Khamenei, l’attuale Guida della Rivoluzione Islamica, ha indirizzato in particolare ai giovani europei e statunitensi, egli ovviamente condanna come estranei agli insegnamenti del Sacro Corano e alla tradizione islamica le azioni terroristiche di certi gruppi e movimenti criminali che dicono di rifarsi all’Islam, ricordando però anche il sostegno, il supporto e la copertura offerti loro dai servizi segreti e dai governi dell’Occidente. Sottolineo come questa mano sia stata tesa ai popoli piuttosto che ai governi, non perché la Repubblica islamica rifiuti a priori di collaborare e cooperare con le istituzioni occidentali, ma perché conscia della loro ipocrisia nella cosiddetta “lotta al terrorismo” e della totale subordinazione delle cancellerie europee ai voleri di Washington e Tel Aviv.

Un’Europa libera, indipendente e sovrana potrebbe rappresentare in realtà, per i molti aspetti storici e culturali comuni e per la propria importante posizione geografica, un interlocutore naturale e perfino privilegiato del mondo islamico. Purtroppo vediamo però come, nonostante il terrorismo takfiri abbia iniziato a colpire anche in Occidente, il sostegno logistico, economico e militare fornito da vari governi occidentali a questi gruppi terroristici non sia cessato. D’altro canto è un fatto riconosciuto da tutti gli analisti e giornalisti onesti e con una conoscenza diretta della situazione che la Repubblica Islamica dell’Iran, che in passato è stata una delle principali vittime del terrorismo, rappresenta oggi lo Stato che più di ogni altro sta combattendo, realmente e sul terreno, il terrorismo dell’Isis e di altre bande takfiri, donando come martiri in questa dura lotta alcuni dei suoi migliori figli. L’Iran è pertanto ovviamente disponibile a collaborare persino con i governi europei, anche se la cosa è a nostro avviso irrealizzabile data l’attuale struttura del potere politico dell’Europa in mano ai “poteri forti” finanziari e mondializzatori. Mi permetto di sottolineare che ideologicamente l’origine del terrorismo che ha colpito soprattutto il mondo islamico e solo di riflesso il mondo occidentale non è da rinvenirsi nell’Islam sunnita, bensì nel Wahhabismo, un’ideologia moderna sorta nella Penisola Arabica alla fine del Settecento e alla cui ascesa politica e militare – che si è andata saldando nell’alleanza con la dinastia dei Saud – non fu estranea l’opera nefasta del governo britannico”.


L’analista egiziano Ahmad Khaled, nel 2012, scrisse che il vero motivo del sostegno dell’Iran alla Siria è che questo paese facente parte della ‘mezzaluna sciita’, è ben vista dalle autorità di Teheran. Se fosse realmente così, perché?

“Dare una connotazione settaria al governo siriano e alle ragioni del conflitto che da più di sei anni sconvolge quel paese significa coprire i veri intenti e obiettivi dei governi occidentali e arabi che hanno programmato l’insurrezione e sostenuto in tutti questi anni i ribelli – tanto tra le file dei cosiddetti “moderati” quanto tra quelle dei cosiddetti “estremisti” – che manu militari vogliono rovesciare il legittimo governo di Damasco. Bisogna, però, prima di spiegare le ragioni che hanno portato l’Iran ad un’alleanza di natura politica e militare con la Siria, fare delle precisazioni. Innanzitutto dobbiamo dire che la scuola alawita è molto differente dalla scuola sciita maggioritaria, prevalente in Iran e tra gli altri sciiti del mondo, e conosciuta come Imamita o Duodecimana. Questo dal punto di vista religioso. Dal punto di vista politico, la Repubblica Araba Siriana, piuttosto che caratterizzarsi come un governo guidato da una “cricca alawita”, come leggiamo quasi quotidianamente sui nostri quotidiani, riflette nelle istituzioni la multiformità religiosa della sua popolazione, a maggioranza sunnita. Nell’attuale governo guidato da Bashar al-Assad, sposato con una musulmana sunnita, ed eletto dal popolo in seguito a regolari elezioni, troviamo pertanto che i Ministeri chiave come quello di Primo Ministro, degli Interni, degli Esteri, degli Affari Religiosi e delle Comunicazioni sono tutti in mano a musulmani sunniti. Non dobbiamo dimenticare inoltre che l’Iran è una Repubblica Islamica mentre la Siria una Repubblica laica, sebbene non nel senso inteso comunemente da noi in Occidente. Le motivazioni di questa salda alleanza sono pertanto di natura politica. Il governo di Damasco, oltre ad essere stato l’unica nazione araba – insieme alla Libia sunnita di Gheddafi – ad aver sostenuto l’Iran durante gli otto lunghi anni di guerra imposta dall’Occidente a Teheran tramite l’Iraq di Saddam Hussein (che godeva anche dell’appoggio economico, politico, militare e mediatico di tutte le petro-monarchie arabe), è uno dei pochi Stati arabi davvero sovrani e indipendenti. Questa indipendenza, unita ad una posizione nobile e unica nel mondo arabo, gli ha permesso di ricoprire, compiendo anche errori e mosse non esenti da critiche (vedi la prima guerra del Golfo e le trattative con il regime sionista), un ruolo importante nel contrastare il progetto israeliano e americano nel Vicino Oriente. E’ stata la Siria di Assad a facilitare l’Iran nella creazione di Hezbollah in Libano prima e nel proteggere e sostenere la Resistenza libanese e palestinese poi. Non a caso fu a Damasco, non a Riyadh o ad Amman, che molti dirigenti dei gruppi resistenti sunniti palestinesi come Hamas e Jihad trovarono rifugio. Ciò che pertanto ha condotto l’Iran a questa alleanza non è la “comune fede sciita” dei due Stati, ma la posizione della Siria a sostegno del progetto di Resistenza dei popoli della regione e di rifiuto dei diktat del sionismo internazionale, posizione che si sposa con i valori e principi della Rivoluzione Islamica e della Repubblica Islamica da essa partorita.

Non va dimenticato inoltre che l’esercito siriano è l’ultimo esercito regolare arabo schierato sulla frontiera della Palestina occupata nota come Israele e che la Siria ospita alcuni importanti luoghi santi, in primo luogo per gli sciiti ma anche sunniti, che questi gruppuscoli takfiri si sono ripromessi di distruggere dalle fondamenta. Sarà bene ricordare infine che è stato il governo e l’esercito regolare di Damasco, tanto demonizzati in Occidente, a difendere e proteggere in tutti questi anni la comunità cristiana siriana, verso la quale i takfiri hanno sempre infierito senza pietà nel silenzio complice dei capi sedicenti cristiani europei e americani”.

Seyyed Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, ritiene invece che la ‘mezzaluna sciita’ sia un termine coniato apposta dalle potenze nemiche dell’Iran per creare timori rispetto a Teheran che persegue solo la difesa del proprio territorio e dei propri diritti. C’è un che di verità in queste affermazioni?

“I governi neo-colonialisti occidentali insieme ai loro sottoposti arabi e al regime sionista, grazie alle ingenti risorse a disposizione e all’enorme macchina propagandistica alle loro dipendenze, utilizzano due spauracchi tra i popoli arabi in particolare e i musulmani in generale. L’obiettivo è quello di allontanarli dall’Iran e di presentare la Repubblica Islamica quale loro avversario principale, salvando così Israele e presentando il regime sionista come loro naturale alleato di fronte a questo comune nemico. Per evocare lo scontro settario si utilizza lo spauracchio della cosiddetta “mezzaluna sciita” mentre per agitare lo scontro etnico si evoca un sedicente “progetto persiano” o “neo-safavide”. Non vi è alcuna agenda persiana o sciita e l’esempio più chiaro, dei tanti che potremmo fare, è quanto avvenuto nel conflitto che intercorse tra l’Armenia e l’Azerbaijan. Nonostante quest’ultima si auto-dichiari “Repubblica Islamica” e sia composta da una popolazione a maggioranza sciita, l’Iran sostenne la cristiana Armenia. Perché? Perché l’Azerbaijan ha un governo completamente allineato all’agenda politica della Nato, degli Stati Uniti, di Israele e dell’Arabia Saudita, oltre ad essere fortemente ostile alla religione. L’Imam Khamenei è oggi il principale alfiere dell’unità islamica nel mondo, principio coranico e profetico che egli ha ribadito in molte occasioni e che gli è spesso valso la critica degli ambienti più ottusi ed estremisti tra gli stessi sciiti. La Guida della Rivoluzione ha emesso delle storiche fatwa (responsi giuridico-religiosi) proprio per scongiurare ogni possibile odio e scontro settario in questo frangente particolarmente importante per la Comunità Islamica mondiale. La Repubblica Islamica ha infatti da sempre sostenuto e aiutato, tanto a livello umanitario quanto politico, economico e militare, popolazioni totalmente sunnite, come quella palestinese, somala o bosniaca. Per questo anche l’attuale Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Hassan Rohani, nel corso di una conferenza sull’unità islamica tenutasi a Teheran nel dicembre scorso e nella quale ero personalmente presente, ha giustamente dichiarato: “Non c’è una mezzaluna sciita né un triangolo sunnita. Sciiti e sunniti sono fratelli e seguaci dell’Islam e del Profeta.”

L’Islam, nei paesi del Medio Oriente è di fatto la religione praticata dalla stragrande maggioranza degli abitanti della zona, e si divide in due principali rami dottrinali: quello dei sunniti e quello degli sciiti. È una divisione piuttosto profonda e che esiste da secoli, ma negli ultimi decenni ad essa si sono intrecciate anche le vicende politiche locali, diventando sempre più rilevanti nel decidere eventuali guerre, alleanze e interessi. Quanto ha influito tutto questo secondo lei?

“L’esistenza del ramo sciita e di quello sunnita risale alle origini stesse dell’Islam. A fianco a innegabili e importanti differenze di natura teologica e giuridica, i musulmani sciiti e sunniti condividono però moltissimi principi dottrinali e riti religiosi fondamentali: l’Unità e Unicità di Dio (Tawhid), la fede nella Profezia di Muhammad e che egli sia stato l’ultimo Inviato di Dio e il ‘Sigillo’ delle precedenti rivelazioni, la fede nel Giorno del Giudizio e dell’Aldilà, la fede nello stesso Libro sacro (il Sacro Corano), la stessa Qiblah, le cinque Preghiere, il Pellegrinaggio a La Mecca, il digiuno nel mese di Ramadan, ecc. I conflitti e le tensioni esistenti in buona parte del mondo islamico hanno però una natura, un’origine e degli obiettivi di tipo prettamente politico, non religioso o settario, conflitti e tensioni in questi ultimi due secoli spesso aizzati dai governi occidentali, in primo luogo dagli inglesi e poi successivamente anche dagli americani. Ci troviamo sostanzialmente davanti a due fronti: da una parte i governi legati a doppio filo a quelli occidentali e al regime sionista e dall’altra gli Stati, i movimenti e i popoli che vogliono auto-determinarsi e scegliere liberamente il proprio destino e la propria forma di governo senza dover chiedere conto a Londra, a Washington o a Tel Aviv. La vera divisione non è pertanto quella tra sciiti e sunniti, ma tra i seguaci di quell’ ‘Islam’ che l’Imam Khomeyni definì “americano” e i seguaci dell’Islam puro del Profeta Muhammad (S). L’ ‘Islam americano’ è quello che pur indossando esteriormente i panni islamici serve in realtà i nemici della Comunità Islamica, alimenta il fuoco della divisione tra i credenti e invece di affidarsi a Dio si affida ai Suoi nemici. E’ quello che invece di combattere il sionismo e l’arroganza, combatte e uccide i musulmani e gli innocenti. E’ un’ideologia priva di logica e di spiritualità, una parodia dell’Islam del Sacro Corano e del Nobile Profeta”.


Qual è il suo personale parere su questa alleanza e quali sono gli eventuali, futuri, scenari anche in base ai conflitti ora in corso?  

“Grazie a Dio il Fronte della Resistenza, dalla Palestina al Libano, dalla Siria all’Iraq, dallo Yemen all’Iran continua ad avanzare, a scapito del vero ‘Asse del Male’ incarnato da Stati Uniti, dall’Inghilterra, da Israele e dall’Arabia Saudita. Noi, come credenti, siamo certi che gli oppressori non prevarranno e la vittoria finale spetterà agli oppressi. E’ una promessa divina e Dio non viene meno alle Sue promesse. Ciò che si sta verificando soprattutto nel vicino Oriente ma non solo, trova peraltro precisi riscontri nell’escatologia, e non solo in quella islamica. Se vogliamo davvero comprendere gli scenari attuali ma soprattutto futuri, oltre a considerazioni di natura geopolitica, sociale ed economica, dobbiamo allora tenere in considerazioni anche questi fattori”.

@MaryTagliazucch

Fonte: https://ofcs.report/internazionale/islam-sciiti-terrorismo-no-alleanze-occidente-israele/

Ringraziamo l’Associazione Imam Mahdi, dal cui sito abbiamo estratto l’intervista. 

 

NELLA MENZOGNA TOTALE, RICONOSCO L’OPERA DEI PADRONI DEL DISCORSO | Maurizio Blondet

Ve lo dico a mio rischio, e forse non potrò più farlo: E’ la risposta di Ysroel a Putin. Il repentino cambiamento di Trump su Assad (24 prima aveva detto che era “silly” rimuoverlo, adesso lo vuole attaccare con un intervento diretto), la stessa abolizione repentina di tutti gli altri dossier della politica trumpiana – “Suddenly, i progetti di cancellazione di Obamacare e la politica fiscale di Trump sono morti, si stupisce Zero Hedge – il coagularsi improvviso della ostilità a Mosca in tutto l’Occcidente, forse la stessa rimozione di Bannon, certo la salda presa di potere dei generali sulla Casa Bianca e il suo consiglio di sicurezza, sono la risposta: alla derisione con cui Putin ha risposto a Netanyahu, il 10 marzo scorso, che le accuse israeliane all’Iran erano valide nel V secolo a.C.
Netanyahu era andato a Mosca per chiedere a Putin di staccare i destini della Russia da Teheran. Invece, si era sparsa la voce che Assad avrebbe concesso all’Iran una base navale militare nel Mediterraneo. Netanyahu (in questo caso, lo usiamo come nome collettivo) s’è sentito preso in giro; forse Putin ha sottovalutato il suo potere sulla superpotenza?

Ovviamente non chiedetemi prove, datemi dell’antisemita, ci sono abituato. Me lo suggerisce, per antiche precedenti esperienze, la coralità totale con cui ogni personaggio che abbia qualche carica e poltrona in Usa e in Europa, sta accusando Assad di aver lanciato i gas, di essere un criminale che deve essere solo eliminato: con le stesse parole e la stessa pietrosa, totalitaria adozione della menzogna ufficiale. Me lo dice la repentinità: non solo del voltafaccia di Trump, ma di Bruxelles: nel corso stesso della conferenza europea per stanziare qualche aiuto umanitario (briciole) ai siriani, giù la maschera: niente soccorsi umanitari, Assad gasa i bambini, è un tiranno che ha commesso crimini di guerra. D’accordo con Erdogan, coi giornali sauditi, questi fedeli applicatori dei diritti umani: che vergogna.


Maurizio Molinari e Mario Calabresi, direttori di La Stampa e di Repubblica.

L’immediata, plateale, enorme metamorfosi del discorso pubblico, come a segnale convenuto di direttori di giornali, Calabresi e Molinari, Mentana come Mogherine, Merkeline, Trumpini e Boldrine, l’ho già vista altre volte nella storia; ed ormai so che dietro una tale unisono nella palese menzogna, una tale invincibile di un’impostura visibile ad occhio nudo, è opera di quelli che Israel Shamir ha chiamato, oh quanto giustamente, i Signori del Discorso.

So anche per lunga esperienza che quando i Padroni del Discorso prendono un così evidente, potere, vuol dire che è piombata (di nuovo) su di noi la Dittatura della Menzogna. Riconosco la cappa di piombo.

Ovviamente la storia di Assad che lancia i gas contro il suo popolo è una menzogna. Più esattamente, un false flag.

“Faras Qaram, giornalista della rete Orient TV affiliato al gruppo terroristico Jabhat al-Nusra, aveva annunciato un “attacco chimico” su Qan Shayqun 15 ore prima che accadesse. “Faras Qaram ha scritto nel suo messaggio, pubblicato alle 03:06 di lunedì mattina, prima dell’attacco chimico, che ‘una campagna mediatica prenderà il via domani per coprire l’attacco aereo con gas di cloro sui civili nella campagna di Hama’”. Come faceva Faras a sapere non solo dell’attacco diverse ore prima, ma anche a conoscere il tipo di arma chimica che sarebbe stata utilizzata nell’attacco?”, leggo su Aurora Sito.


Sapeva già tutto prima.

Ma so anche che è inutile mostrare quella prova a Mogherini come ai direttori di giornali e tg: sono lì per quello, per garantire che il Potere della Menzogna sia totale come una cupola di piombo, che nessuna fessura vi si produca, che faccia entrare la minima luce.

Lo so per esperienza, perché l’ho già visto: lorsignori hanno il potere di instaurare il Regno della Menzogna Assoluto. Irrespirabile. Invincibile. Quando l’ho visto? Ma l’avete visto anche voi, perdio! Se eravate adulti quel febbraio 2003:

Colin Powell: “Ecco la prova”

Colin Powell, allora segretario di stato, agitò quel flacone dicendo che c’era dentro l’arma batteriologica di Saddam: “Possiede missili, armi chimiche e biologiche. E’ legato ad Al Qaeda», mentì sapendo di mentire. Nessuno, all’Onu, gli rise in faccia. Tutti lo ascoltavano silenziosi, sgomenti di questa audacia. Tutti, tutti noi giornalisti sapevamo che mentiva, restavamo senza fiato addirittura a vedere l’impudenza. Lo sapeva certo anche il redattore del Corriere della Sera che il giorno dopo scrisse, imperturbabile: “Colin Powell presenta le prove all’Onu «Ecco come Saddam nasconde gli ordigni agli ispettori. Audio e fotografie scattate dal satellite per dimostrare le violazioni”.

Il pezzo è ancora su Internet, se non ci credete leggetelo:

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2003/02_Febbraio/05/powell.shtml

Lo sapeva anche Colin Powell, eppure si rovinò la carriera politica per sostenere il Regime della Menzogna. E fu la guerra, l’Irak fu incenerito, straziato e distrutto, milioni di iracheni sono morti e continuano a morire per questa palese, svergognata menzogna – perché i Padroni del Discorso lo volevano.

Personalmente, lo sapevo già perché conoscevo i dettagli di un altro Totalitarismo della Menzogna: il comunismo sovietico dal 1917 fino alla morte di Stalin, la dittatura giudeo-bolscevica sterminatrice di intere classi. Era impossibile, semplicemente impossibile, far arrivare sui “grandi” media le atroci verità conosciute, le migliaia di esecuzioni della popolizia politica col colpo alla nuca, i laghi di sangue nei sotterranei della Lubianka, il Gulag, la deliberata morte per fame dei cinque-sette milioni di contadini ucraini: la loro “eliminazione come classe” era stata decretata dai Padroni del Discorso, un vecchio odio per i contadini nutrito da secoli nello shtetl si sfogava così’: eppure era impossibile far entrare nel discorso pubblico i crimini più spaventosi, più documentati. I direttori dei “grandi” giornali, soprattutto quelli progressisti e illuminati, sputavano su queste testimonianze e sui testimoni oculari: fascisti, antisemiti, non-persone da tacitare. Solo quando Kruscev denunciò i crimini di Stalin, qualcosa cominciò a passare; ormai i padroni del discorso stavano lasciando la presa sulla Russia, dopo averla spolpata fino all’osso erano attratti dal nuovo sogno messianico, il ritorno ad Israele. Ma non è mai passata la colpa di Ysroel nell’infinito sterminio dei popoli della Russia sotto il loro messianismo collettivista.

Adesso è lo stesso, la replica del già visto. Mi ha avvertito a naso la frase di Paolo Mieli: a giustificazione della strage “islamista” nella metropolitana. “La ragione dell’attentato di San Pietroburgo risiede nelle politiche di Putin basate sullo sterminio”. L’accusa di sterminio è una firma. Ed è anche una rivendicazione.

Il decreto anti-fake è varato a Berlino: decreto di guerra.

Preparatevi, il Regno delle Menzogna viene instaurato con una rapidità stupefacente. Guardate: a Berlino, è stato approvato il decreto “contro l’odio online e le fake news”, che multa fino a 50 milioni di euro chi non cancella dai suoi siti le notizie che il governo ritiene false. Era una misura che si pensava dovesse essere discussa in parlamento, che ci fosse tempo e modo per modificarla, attenuarla un poco; no, è stata imposta come un decreto a vigenza immediata. La tv svizzera (non la nostra) ha specificato che il governo tedesco ha agito su richiesta di una organizzazione chiamata “Jugendschutz”. Lo scopo è, come sempre, salvare la gioventù.

http://www.jugendschutz.net/en/about-jugendschutznet/

Ma nel darne notizia, SKY TG24 ha detto: “Per evitare che avvenga anche da noi quel che è avvenuto negli USA. Le fake news hanno fatto eleggere Trump contro la Clinton”.

Il decreto tedesco – che sarà certo rapidamente applicato in tutta la UE – è un decreto di guerra. Da tempo di guerra, emanato da un potere che si appronta alla guerra – e come si sa, la prima vittima di guerra è la verità.

E’ la guerra perché Netanyahu non vuole Assad in Siria, non vuole i russi, non vuole l’Iran sul Mediterraneo. E la guerra ci sarà.
Se mi chiedete: cosa possiamo fare? Vi rimando a chi già rispose: Aleksandr Solgenicyn: “NON SOSTENERE IN NESSUN CASO CONSAPEVOLMENTE LA MENZOGNA.

“…E chi non avrà avuto neppure il coraggio di difendere la propria anima non ostenti le sue vedute d’avanguardia (..) si dica invece, semplicemente: sono una bestia da soma e un codardo, mi basta stare al caldo a pancia piena. Anche questa via, che pure è la più moderata fra le vie della resistenza, sarà tutt’altro che facile per quegli esseri intorpiditi che noi siamo. Una via non facile? La più facile, però, fra quelle possibili. Una scelta non facile per il corpo, ma l’unica possibile per l’anima”.

“Se ci facciamo vincere dalla paura, smettiamo di lamentarci che qualcuno non ci lascerebbe respirare: siamo noi stessi che non ce lo permettiamo”.

So già, per antica esperienza, che questo appello non sarà ascoltato che da pochi: ormai pochissimi credono ancora di avere un’anima, un’anima il cui onore è da difendere contro il luridume della Menzogna e del suo Impero. E’ già caduto su di noi l’Impero Totale, i nostri vicini ne sono già gli psicopoliziotti, e i Padroni del Discorso ci vogliono in guerra. E quindi, guerra sarà.

Allora, chi ha fede, preghi molto. Preghi per il popolo russo, che ha già troppo sofferto da quella mano spietata, e che oggi è accusato di sterminio. E sapete cosa vuol dire.

Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi. E se la vita ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo. E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.” San Giuseppe Moscati

 Maurizio Blondet 6 aprile 2017

Gender in classe | Ecco i libri che insegneranno agli scolari italiani ad essere più moderni dei loro «genitori omofobi»

Dal «ritratto dell’individuo omofobo» all’empatia con i gay fino alla teoria delle “nuove famiglie”. Abbiamo letto gli opuscoli Unar che saranno proposti nelle scuole del nostro paese

È così che la teoria del “gender” verrà insegnata nelle scuole italiane sin dalla più tenera età. Come anticipato nelle famose “linee guida” approvate all’epoca del governo Monti dall’allora ministro del Lavoro con delega alle Pari opportunità, Elsa Fornero, sono pronti i «percorsi innovativi di formazione e aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con particolare focus sul tema Lgbt e sui temi del bullismo omofobico e transfobico».

 «ESSERE GAY INFORMED». 

Questi percorsi sono delineati in tre libretti partoriti nell’ambito della nuova “strategia nazionale” anti omofobia, affidata per decreto del governo Letta a 29 associazioni del mondo Lgbt e finanziata dai contribuenti con 10 milioni di euro. In sostanza i volumi sono pressoché identici, con qualche variante per “adattarli” ai diversi gradi di scuola: superiore, media inferiore ed elementare. Sotto il generico titolo Educare alla diversità nella scuola, l’obiettivo è diffondere l’idea che omosessuali si nasce, così come si nasce etero. Per averli basta richiederli al sito dell’istituto Beck che li ha prodotti su incarico dell’Unar con l’intento di convincere gli insegnati e quindi gli alunni. Perché, come si legge, non è più sufficiente «essere gay friendly (amichevoli nei confronti di gay e lesbiche), ma è necessario essere gay informed (informati sulle tematiche gay e lesbiche)». Per evitare, cioè, discriminazioni che nascono da affermazioni o comportamenti che «gli insegnanti devono evitare», non basterà impegnarsi a non insultare o a non assumere atteggiamenti di esclusione. D’ora in poi i docenti dovranno evitare «analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa (cioè che assume che l’eterosessualità sia l’orientamento normale)», poiché queste possono tradursi nella pericolosa assunzione «che un bambino da grande si innamorerà di una donna». Attenzione quindi a non dividere mai i maschi dalle femmine o ad assegnare loro diverse attività. Vietato anche elaborare compiti che non contengano situazioni diverse, occorre formulare problemi così: «Per esempio; “Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?”».

«NON PUOI CAMBIARE». 

A dar retta a questi opuscoli, l’identità sessuale sarebbe formata da quattro componenti. La prima componente è l’identità biologica che si riferisce al sesso. La seconda è l’identità di genere che dipende dalla percezione che si ha di sé. E «non sempre l’identità di genere e quella biologica coincidono». Infatti «a volte – si legge – il disagio rispetto al proprio sesso biologico è così forte che la persona è disposta a sottoporsi a cure ormonali e operazioni chirurgiche». La terza componente è poi il ruolo di genere, imposto dalla società, per colpa del quale, ad esempio, una donna «deve imparare a cucinare» o «deve volere un marito e dei figli». Infine c’è l’orientamento sessuale, quello da cui dipende l’attrazione verso altre persone. Le quali ovviamente possono essere indifferentemente di un altro sesso o dello stesso. L’unica cosa che non è normale è che esistano «individui attratti dal proprio sesso che non hanno comportamenti omosessuali o alcuna attività sessuale»: gli scolari italiani impareranno presto che queste persone «hanno forti sensi di colpa rispetto alla propria omosessualità». Secondo i teorici del gender si chiama «omofobia interiorizzata» ed è dovuta a «pregiudizi e discriminazioni che possono rendere più difficile l’accettazione del proprio orientamento». Quanto alle cosiddette «terapie riparative», sono cose «estremamente pericolose». Punto. Segue per sicurezza un bel «ritratto dell’individuo omofobo», che di solito è di «età avanzata» ed è accecato da un alto «grado di religiosità» e di «ideologia conservatrice». Si va dall’«omofobo di tipo religioso che considera l’omosessualità un peccato» a quello «scientifico che la considera una malattia», fino ai «genitori omofobi». Nelle pagine successive vengono poi forniti i dati sulla discriminazione, presi direttamente da Gay.it.

TUTTA  COLPA DEI MEDIA. 

Nei libretti anti-omofobia sono forniti anche alcuni strumenti: oltre al questionario per misurare il proprio livello di omofobia, si consiglia vivamente di coinvolgere nel progetto anche i genitori, inviando loro una lettera di cui viene presentato un modello tipo. Le due pagine successive sono dedicate alle risposte alle domande più frequenti, come quella sul perché ci sono persone con attrazioni dello stesso sesso, a cui si deve replicare che è così «per la stessa ragione per cui altri individui sono attratti da persone del sesso opposto». A chi domanda se esista una cura per l’omosessualità si deve risponde ovviamente di no, ricordando che «chiunque dica il contrario diffonde un pregiudizio».

COSA GUARDARE IN TV. 

C’è poi un’ultima sezione dedicata all’insegnamento pratico. Qui viene sottolineato il ruolo dei media italiani che discriminano le famiglie omosessuali, invitando i docenti a chiedere agli alunni come mai «in Italia non ritraggono diverse strutture familiari». Quindi viene caldeggiata la visione di film con modelli di «famiglie allargate» come Modern Family, oppure serie tv su famiglie eterosessuali litigiose come Tutto in famiglia o La vita secondo Jim. Viene proposto inoltre il “Gioco dei fatti e delle opinioni” in cui, ad esempio, se uno studente dice «“due uomini che fanno l’amore sono disgustosi”, a quel punto l’insegnante deve far notare che questa è un’opinione che deriva dal fatto che siamo poco abituati dal cinema e dalla tv a vedere due uomini che si baciano o fanno l’amore». E se questo non bastasse, ecco “Caccia agli stereotipi”, che permette di assicurarsi che gli alunni abbiano capito bene: «L’unica scelta che un omosessuale può fare è accettare questi sentimenti».


MASTURBAZIONE COME GIOCO

Dopo di che gli insegnanti dovranno tentare di fare immedesimare gli alunni “eterosessuali” con gli “omosessuali” e mettere gli alunni «in contatto con sentimenti e emozioni che possono provare persone gay o lesbiche». Ci sono storielle, attività e strumenti anche per questo, ed è proposto un elenco di documentari come Kràmpack, in cui la masturbazione fra due ragazzi è presentata come esplorazione e «gioco», e L’altra metà del cielo, che racconta «le vite di donne che amano altre donne» le quali «si sono scontrate con l’omofobia della propria famiglia».

ATTENZIONE AI GENITORI. Non poteva mancare qualche idea per aiutare le maestre a cambiare nelle teste dei loro alunni il concetto di famiglia. Ecco un esempio: «L’insegnante utilizza un tabellone e incolla a caso le immagini di famiglie differenti (ad esempio, l’immagine di una famiglia multi-razziale: due persone bianche con un bambino nero; le foto di un uomo vecchio, di una donna e di un cane; di due donne; di due uomini ecc). Chiede, allora, agli studenti se, secondo loro, le persone nelle foto potrebbero essere una famiglia (…). L’insegnante fa riferimento, dunque, alla definizione comune di famiglia e ricorda agli studenti che non si tratta di come appare, ma piuttosto di come i membri si supportano tra loro, si amano e si accudiscono a vicenda».

@frigeriobenedet

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Alcol e Marijuana | La mattanza scolastica 


(Reuters Health) – Alcol e marijuana “rovinano” le medie scolastiche ed universitarie, senza fare differenze tra “secchioni” e studenti meno brillanti. A rivelarlo è uno studio australiano-statunitense condotto tra studenti del college. L’abuso di sostanze è stato a lungo correlato a scarsi risultati, voti più bassi e difficoltà a trovare e mantenere buoni lavori. Questo nuovo studio esamina più da vicino le medie dei voti degli studenti USA che iniziano il college con un analogo potenziale accademico, ma fanno uso di diversi quantitativi di marijuana e alcol.La premessa

Rispetto ai giovani che si astengono da queste sostanze, quelli che bevono molto ma non fumano tanta marijuana tendono a ottenere voti più bassi nel primo semestre del college, ma riescono ad alzare la media in seguito. Chi invece fa un grande uso sia di marijuana che di alcool continua a prendere voti bassi per tutto l’anno. “Siamo rimasti sorpresi dal fatto che gli studenti che consumavano grandi quantità di alcool e pochissima marijuana non avessero un calo consistente nella media dei voti”, ha affermato l’autore principale dello studio Shashwath Meda, dell’Olin Neuropsychiary Research Center e dell’Hartford Hospital in Connecticut.

“Chi ha moderato l’abuso di sostanze durante il periodo di studio è stato capace di riprendersi e ottenere migliori prestazioni a livello accademico”. Sia l’alcool che la marijuana possono compromettere memoria, attenzione, funzione esecutiva e capacità di individuare differenze visive e spaziali tra gli oggetti”. Ciò rende gli studenti meno efficienti nello studio e nel memorizzare le informazioni in classe”, hanno scritto i ricercatori su PLoS ONE.

Lo studio

Il team ha esaminato i dati di sondaggi mensili sull’uso di sostanze e alcool completati da 1.142 studenti in quattro semestri a partire dal primo anno di università. I questionari chiedevano per quanti giorni nel mese precedente i ragazzi avessero fumato marijuana o si fossero ubriacati e quanti drink avessero consumato ogni volta che avevano bevuto.

Gli studenti sono stati divisi in tre gruppi: quelli che consumavano poco alcool o facevano uno scarso uso di marijuana, quelli che bevevano molto, ma non fumavano tanti spinelli e i grandi consumatori di entrambe le sostanze. I ricercatori hanno raccolto dati anche sulle medie dei partecipanti rivolgendosi ai funzionari di college e università e basandosi sui risultati degli esami di attitudine scolastica (SAT) per l’ammissione al college.


Le conclusioni

“I tre gruppi non presentavano differenze nei punteggi ottenuti nei SAT all’inizio del college”, ha dichiarato Wayne Hall, del Center for Youth Substance Abuse Research della University of Queensland in Australia. Per il primo semestre, il gruppo “più sobrio” aveva una media di 3,1, mentre quello più attivo nel bere presentava una media di 3,03, una differenza statisticamente significativa, anche se entrambi si avvicinano al grado B. Non tutti i college e le università usano lo stesso sistema di valutazione.

I grandi bevitori e fumatori di marijuana sono rimasti più indietro, con una media di 2,66, che potrebbe rappresentare un B- o un C+ nel sistema scolastico statunitense. Gli studenti che hanno ridotto la marijuana sono migliorati con il tempo rispetto ai giovani rimasti grandi consumatori di alcool e marijuana per tutto il periodo di studio.

“I nuovi risultati chiariscono i reali rischi accademici per gli studenti del college provocati dall’uso combinato di alcool e marijuana ad alti livelli”, dice Mark Olfson, ricercatore in psichiatria presso la Columbia University di New York non coinvolto nello studio. “I genitori dovrebbero essere incoraggiati a parlare apertamente di alcool e marijuana con i loro ragazzi prima che vadano al college”.

N&P

Fonte: PLoS ONE 2017

Gender | pediatri americani escono allo scoperto: “E’ abuso sui minori”.


I Pediatri americani escono allo scoperto con un documento chiarissimo, rigoroso sotto il profilo scientifico e decisamente coraggioso sul GENDER. La traduzione è libera ma aderente al testo. Per gli inglesisti in fondo pagina c’è il link al testo originale.

Ora basta indottrinare i nostri ragazzi: QUESTO DA OGGI IN POI SARA’ CONSIDERATO ABUSO SUI MINORI!

Ecco l’octalogo, da mandare a memoria e diffondere in ogni dove!

1. La sessualità umana è oggettivamente binaria: xx=femmina, XY= maschio

2. Nessuno è nato con un genere, tutti sono nati con un sesso

3. Se una persona crede di essere ciò che NON è, questo è da considerare quantomeno come uno stato di confusione.

4. La pubertà non è una malattia e gli ormoni che la bloccano possono essere pericolosi.

5. Il 98% dei ragazzini e l’88% delle ragazzine che hanno problemi di identità di genere durante la pubertà li superano riconoscendosi nel proprio sesso dopo la pubertà.

6. L’uso di ormoni per impersonare l’altro sesso può causare sterilità, malattie cardiache, ictus, diabete e cancro

7. Il tasso di suicidi tra i transessuali è 20 volte quello medio, anche nella Svezia che è il paese più gay friendly del mondo

8. E’ da considerarsi abuso sui minori convincere i bambini che sia normale impersonare l’altro sesso mediante ormoni o interventi chirurgici
https://www.acpeds.org/the-college-speaks/position-statements/gender-ideology-harms-children

UNA SERATA A CORSICO FRA GENTE DI BASSO LIVELLO | Maurizio Blondet

Maurizio Blondet 24 marzo 2017 13

Chiara ha 11 anni. Prima, accompagnava la (ancor giovane) nonna alla Messa, la domenica. Adesso, da qualche settimana, si rifiuta: “Non credo più. Dio non esiste”. Come mai, si allarma la nonna. Alla fine Chiara le racconta: “Ho pregato che facesse tornare insieme mamma e papà. Solo questo gli ho chiesto, solo questo. Per tutti questi anni. E invece mamma è andata a fare i figli con quell’altro”. Ha il dolore negli occhi. Chiara vive con la nonna e il suo papà, l’abbandonato, uno che si spacca di lavoro tutto il giorno sull’orlo della rovina – ha una “impresa di pulizie” ormai ridotta a un solo elemento, lui stesso (è la crisi) e divorata dalle tasse e “adempimenti”, e il mutuo da pagare sull’appartamento di quando era sposato – e il mattino, aiuta Chiara a fare la cartella, sta attento che porti i libri e i quaderni giusti. Chiara a scuola va benissimo. Ma in questi giorni è intrattabile, a tavola provoca gli schiaffi a papà…Si vede che è arrabbiata e infelice, per questo è cattiva, dice la nonna. Il fatto è che la mamma sta tornando dalla clinica, dove ha partorito il terzo figlio con “l’altro” (è una fattrice la mamma, capisco: due figli col marito, tre con l’altro, che è disoccupato) e sa che la mamma la trascurerà ancora di più. Deve chiamare “fratelli” gli altri tre, e “zio” l’altro: non vuole andare in quella casa. Sta sempre con la nonna che, ancor giovane, non ha pensione. Anche nonna, del resto, ha avuto un marito e poi un “compagno”: entrambi non versano un euro, hanno altre “compagne”; non si sentono obbligati né responsabili – e poi, anche loro fanno lavoretti precari. Nonna fa la baby sitter a un bambino di tre anni, per 3 euro l’ora. Si rifiuti, le dico. Lei: a me dieci euro al giorno servono; se rifiutassi, c’è una vicina che prenderebbe il mio posto, s’è già fatta avanti. E poi, anche la famiglia del bambino è povera – lavorano in due, pagano il mutuo…

Ha l’osteoporosi, la nonna; ha la borsetta piena di ricette che le fa la dottoressa amica, che è dello stesso gruppo di preghiera.

Il divorzio e la liberazione sessuale, grandi conquiste per i media e la tv e le celebrità coi soldi, hanno ingannato i ceti miseri, che li hanno adottati. Il diritto alla felicità sessuale promesso, non ha prodotto felicità. Cosa dici a una bambina di 11 anni che ha smesso di credere in Dio perché non le ha fatto il miracolo di portare insieme mamma e papà, e per questo ha deciso di farla pagare al papà, ossia a quello che non l’ha abbandonata, rendendosi insopportabile? “L’altra sera mio figlio [il papà] non ha mangiato. S’è alzato da tavola: me ne vado, se no la prendo a schiaffi”. Digiuno, dopo una giornata a spaccarsi la schiena con le pulizie, nella sua impresa di cui è l’unico dipendente.

Si parla di un’altra coppia, sposata, regolare questa, con sei figli. “Hanno ricevuto lo sfratto esecutivo. Devono lasciare la casa entro un mese”. Le facce diventano grigie. E’ una faccenda complicata: quella casa da cui sono sfrattati era di loro proprietà; hanno fatto un debito con la banca per avviare una “attività imprenditoriale” non meglio determinata che è andata male, la casa è stata pignorata. Hanno potuto abitarci finché non è stata comprata da un nuovo proprietario. Oggi il momento è arrivato

Assistenti sociali? Ti portano via i figli.

Avete chiesto aiuto al Comune? Non sono né “rom” né “extracomunitari”, quindi per loro non ci sono le case popolari – del resto gravate da liste d’attesa chilometriche. Anzi, loro due hanno paura di rivolgersi al Comune: “Ci manda le assistenti sociali, e quelle ci portano via i bambini”, quando vedono come vivono. Per questo servono le assistenti sociali: a firmare sussidi per gli immigrati pakistani con sei figli, e a portare via i bambini ad italiani con sei figli, bollando i genitori con lo stigma: inadeguati, incapaci, irresponsabili.

Adesso il momento inevitabile, che hanno cercato di allontanare nascondendosi alle provvidenze municipali, è arrivato. Traslocare in appartamento in affitto? Impossibile. “Per affittartelo, vogliono vedere le tue buste-paga, vogliono tre mesi anticipati, vogliono 700 euro per un monolocale. Il marito “lavora”: nel senso che fa le pulizie per 4 ore, 240 euro al mese è la busta-paga regolare che potrebbe esibire. Per il resto si arrabatta, fa’ l’imbianchino, il muratore in nero…

Secondo me, questi due genitori sono a rischio di suicidio, un giorno leggeremo sul giornale: “A Corsico, spaventosa tragedia”, eccetera. Il loro senso di impotenza. Non vogliono farsi portar via i bambini, E non hanno reddito. Che fare? Per ogni “profugo” il governo accetta di spendere 30 euro al giorno, tre miliardi l’anno; a quella coppia con sei figli, 30 euro al giorno sarebbe la salvezza. Ed anche il tributo di solidarietà e riconoscenza della società verso di loro, perché dove trovate ormai coppie italiane feconde? Per ognuno dei loro bambini, ci dovrebbero essere assegni familiari e borse di studio. Non c’è nulla, ovviamente, una beneficenza comunale che non ha mezzi e da cui è meglio stare alla larga, se non sei uno straniero.

Dico: lo sapete che Giuliano Amato riceve dallo Stato 1047 euro al giorno? Al giorno. Non sanno chi è, Giuliano Amato. La notizia non li tocca, è fuori tema, come se uno gli parlasse delle possibilità di vita nelle altre galassie, mentre loro hanno altre preoccupazioni più concrete. “E’ sempre più dura”, mi dice un falegname, un giovane, bravo artigiano (anche lui divorziato, ha un figlio e gli alimenti alla moglie da pagare), l’unico con qualche consapevolezza della crisi: “La gente spende sempre meno per il superfluo. Mobili, riparazioni, niente più. La gente spende per mangiare e il telefonino, a basta”.

Lui e un’altra, impiegata in una ditta americana di macchinari, che ha grandi uffici a Corsico, ammettono che “tutta l’attività si restringe”. La crisi dura da otto anni, ma hanno l’impressione che stia accelerando in questi ultimi mesi, sempre meno ordinativi, meno clienti, forse anche loro perderanno il lavoro.

Non hanno coscienza di essere gli oppressi di una oligarchia che screma da loro, con tasse ingiuste ed esose che nemmeno dovrebbero pagare dati i loro miseri redditi, i loro emolumenti milionari, i vitalizi da 6930 euro mensili di Mastella, i 5223 di D’Alema, i 5826 di De Mita, i 3026 di Mario Capanna, i 30 mila di Amato, giudice costituzionale. Non sanno nemmeno più esigere da questi la giustizia sociale; come sudditi ignoranti di un antico ancien régime, subiscono le angherie dei nuovi “Signori” con passiva acquiescenza.

Una serata a Corsico, fra gente di bassa istruzione. Gente che, comunque, tanti anni fa avrebbe trovato un salario quando a Corsico c’era la Richard Ginori, 1800 dipendenti, le cartiere Burgo, 400 dipendenti, le miriadi di fabbrichette metalmeccaniche di un indotto oggi scomparso, per cui sono stati costruiti i falansteri fra cui abito, case operaie – oggi abitate da pensionarti, i soli che in qualche modo sostengono i nipoti; oggi questa gente ignorante s’è rifugiata nelle “imprese di pulizie”, settore marginale in via di sparizione, divorato dagli extracomunitari,più concorrenziali. Aspettano l’inevitabile fine, vittime marginali del nodo scorsoio che si chiama moneta unica europea e “recessione mondiale”; non sanno che l’Europa è un disastro al rallentatore, ma vedono che si sta accelerando. Dal 2008 sono chiuse in Italia 300 fabbriche al giorno, la struttura industriale è ridotta di un quarto, eppure il prelievo fiscale è cresciuto e sono cresciuti gli emolumenti dei parassiti pubblici-milionari di Stato, e ora queste vittime devono far largo agli “immigrati” e “richiedenti asilo” per cui lo stato spende 30 euro al giorno a testa – e sulle loro teste, niente.

Nuovi pidocchi tormentano nuovi poveri.

La conversazione passa ai telefonini. A come liberarsi dalle chiamate continue di agenzie telefoniche e nuove imprese del gas e della luce, che promettono, con accento straniero: “Signora, passi con noi, abbiamo un’offerta speciale, pagherà meno”. Molti di loro, anche 10 euro risparmiati contano – ci sono cascati, sono passati ad Enel Energia e a Gas Natural, sono passati di Vodafone a 3, da questa a Telecom, – hanno sempre speso di più. Non sanno come liberarsi, vengono tormentati da decine di telefonate ogni giorno, sempre più truffaldine. Sempre più spesso si basano su minacce tipo: la Tale Ditta da cui, dal 1975, riceve la fornitura elettrica, finisce, chiude; adesso si chiama TalAltra, deve stipulare un nuovo contratto.

Sono i nuovi pidocchi e le nuove cimici che tormentano i nuovi miserabili. Che danno rispostacce a queste voci straniere, poi gli dispiace: sono dei precari, non vengono nemmeno pagati se non riescono a piazzare qualche contratto. Mi insegnano alcuni accorgimenti, i numeri da mettere in lista nera perché altrimenti, appena rispondi, ti risucchiano euro su euro. “Stai attento, c’è un numero di London a cui non devi rispondere..”. Consigli informati, utili; sono dei veri esperti.

I credenti fra loro andranno a Monza dal Papa, a fare folla attorno al “misericordioso” che arriverà domani, e gli insegnerà ad “accogliere gli stranieri”, a non inquinare, e a non fare figli come conigli. Hanno comprato i biglietti del treno, si siederanno sul prato; si scambiano domande: se piove che si fa? Ci si potrà sedere sull’erba? Bisognerà portarsi da mangiare? Eh certo saranno bloccati per molte ore ad applaudire il Papa dei Poveri delle Periferie. I cessi chimici ci saranno?

Una serata a Corsico, quasi Milano, con persone di basso livello culturale. Una prova dura per la mia fede malcerta. Continuo a domandarmi: cosa risponderei a Chiara, 11 anni, che non crede più in Cristo – e giustamente – perché non ha fatto tornare insieme mamma e papà? Cosa direi per rafforzarla nella fede?

Mi devo rileggere la frase lasciataci dall’amico Mario Palmaro, prima di morire giovane

“Dio non si è fatto crocifiggere per salvare gli uomini dalla guerra, dalla povertà, dall’invidia, dal matrimonio andato male, dalla tristezza. Lo ha fatto per salvarli dalla dannazione eterna. E i Sacramenti sono il mezzo per uscire da questa terribile malattia”.

Per me, ricorda il vero senso della fede, e può bastare. Più o meno. Ma per Chiara di 11 anni, temo di no.

www.maurizioblondet.it 

Civitavecchia – Appello per la riqualificazione di Largo San Francesco d’Assisi | Comitato 14 Maggio


Il Comitato 14 Maggio segnala il degrado che interessa la statua denominata “Poverello d’Assisi” raffigurante San Francesco situata nell’omonimo largo presso il lungomare civitavecchiese. La statua, risalente al 1933 per opera dello scultore di Allumiere Giuseppe Cozzi, è miracolosamente rimasta integra durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, nonostante la quasi completa distruzione della vicina chiesa dei Santi Martiri Giapponesi. Come per il Monumento alle Vittime dei Bombardamenti, anche il “Poverello d’Assisi” ha un profondo significato per Civitavecchia, oltre che dal punto di vista spirituale, rappresentando l’esempio di San Francesco, anche da un punto di vista dell’identità cittadina, essendo rimasta in piedi dopo gli 86 bombardamenti alleati. Attualmente, nonostante la statua si trovi in un’area centrale della città, essa risulta circondata da una recinzione di 1 metro e mezzo di altezza all’interno della quale erbacce di ogni genere hanno trovato terreno fertile. A questa deplorevole cornice si aggiunge lo stato in cui giace il Largo di San Francesco D’Assisi, una sfasciacarrozze a cielo aperto, per di più di fronte alla Chiesa dei Santi Martiri Giapponesi, importantissima non solo perché ogni anno diventa luogo di una cerimonia ufficiale in presenza di rappresentanti dell’Ambasciata del Giappone ma anche per il valore artistico dei suoi dipinti opera del nipponico Luca Hasegawa.A fronte dell’inaugurazione dello scorso ottobre del nuovo parcheggio adiacente alla stazione, davanti a Largo di San Francesco D’Assisi, cogliamo l’occasione per suggerire all’Amministrazione locale l’opportunità di voler riqualificare l’area per le ragioni sopra elencate, chiudendola alle macchine e aprendola ai pedoni. Abbiamo osservato, infatti, che il nuovo parcheggio non viene utilizzato a pieno regime potendo accogliere un maggior numero di macchine. Ci auguriamo che le autorità vogliano considerare la nostra proposta reinserendo la piazza in un tessuto urbano più accogliente.

Comitato 14 Maggio
Comitato 14 Maggio – Civitavecchia (RM)

web:comitato14maggio.blogspot.it

e-mail: comitato14maggio@gmail.com

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Il simbolismo del petrolio | Dall’aqua infernalis medievale, all’olio di pietra … 


È molto significativo il fatto che la principale fonte di energia di cui si alimenta la società moderna sia una sostanza sotterranea, prodotto della decomposizione organica di residui vegetali ed animali: il petrolio, olio di pietra, l’antica aqua infernalis medioevale.
E diciamo significativo perché, in un altro ordine di cose, nell’ordine delle idee e dei valori, si verifica un fenomeno analogo. Ciò che si è convenuti chiamare l’evoluzione del pensiero, o il progresso scientifico, non è tale in realtà, ma è la volgarizzazione di una serie di obiettivi e tendenze che nelle antiche società erano scrupolosamente circoscritte, quando non completamente rimosse.

Per esempio: sono proverbiali le conoscenze matematiche, astronomiche e geometriche del mondo musulmano e l’importanza della sua cultura, nutrice in questo campo di quella occidentale. Nonostante, lo sviluppo tecnologico di tutte le sue possibilità e applicazioni pratiche è qualcosa che non ha sorpassato mai l’ordine teorico, per cosciente prescrizione delle leggi e dottrine islamiche. Così, la manipolazione dei materiali del mondo sotterraneo, come la fusione dei metalli, è sempre stata oggetto di un trattamento speciale e consacrato, esercitato per di più solo dalle caste sacerdotali (si vedano gli antichi Cureti, i Cabiri ed i Dattili). Si sa che il primo ferro utilizzato non era di miniera, ma meteoritico, caduto dal cielo, e che solo molto più tardi si scelse di estrarlo dalla terra.

In effetti al mondo sotterraneo è inerente un senso tenebroso che si manifesta pure nella qualità dei suoi materiali. Il semplice fatto di trovarsi sotto di noi, diametralmente opposto al cielo ed alla sua volta stellata, lo definisce e lo situa simbolicamente nell’ordine universale, dandogli il suo valore proprio ed il suo livello di influenza in relazione all’essere umano ed al suo mondo. Le viscere telluriche racchiudono un potenziale di energie di detta indole, vale a dire subumano ed infraumano, che l’uomo arcaico teneva a bada per mezzo della forza efficiente dei riti e simboli. L’armonia universale ed il suo mantenimento nello stato umano-terrestre fa parte delle funzioni dell’uomo vero, dell’uomo tradizionale. Solo l’uomo moderno sembra essersi rifiutato a tutto ciò nel suo cieco affanno consumista e razziatore.


Il normale utilizzo del petrolio e dei suoi derivati non costituiva nell’antichità una dipendenza vitale, né si verificava un consumo esaustivo di questi stessi: piuttosto è vero il contrario, tale utilizzo trovava la sua funzione in applicazioni perfettamente tradizionali, normali, innocue e perfino consacrate.

Gasolina, carburanti, prodotti sintetici, medicine, plastiche, ecc., sono oriundi del petrolio, e formano parte essenziale del nostro ambiente quotidiano mentre i loro effetti inquinanti non cessano di conformarsi alla qualità propria della natura inferiore e maligna della loro origine.

Allo stesso modo, nel designare il petrolio con l’espressione «aqua infernalis», gli uomini del Medioevo davano prova di conoscere molto bene le “influenze” nefaste che potrebbero sprigionarsi dalla sua manipolazione e dal suo uso smisurato. Questo monito a quanto sembra non fu tenuto in conto da coloro che disegnarono il modello di civiltà che stiamo subendo, civiltà che come tutti sappiamo trova il suo principale sostegno nel petrolio e nei suoi molteplici derivati. Come è stato già detto, il luogo da cui questo si estrae, il mondo sotterraneo, lo rende effettivamente sinonimo di infernale, tenebroso, oscuro, in definitiva di tutto ciò che è capace di provocare effetti veramente distruttivi e caotici. Non stiamo forse vivendo assieme a tutta la natura la totalità di questi effetti? I “simboli” del petrolio non esprimono evidentemente niente che si riferisca ad un ordine superiore, bensì nettamente inferiore, cioè infernale (inferior=infer-nus). È, dunque, un simbolismo chiaramente “invertito”. Vediamo un esempio.

Perché si denomina “oro nero” il petrolio? Una prima lettura ci dice che questo appellativo gli viene dato per un valore economico (il petro-dollaro) che lo rende simile al valore dell’oro. Ma l’oro è un metallo che in tutte le culture tradizionali, è stato associato al sole, il quale a sua volta è stato considerato come il simbolo per eccellenza del Dio creatore (per es. l’Apollo greco), latore di vita ed ordine universale. Tuttavia qualsiasi divinità celeste e luminosa possiede anche una controparte infernale ed oscura, vale a dire un suo riflesso invertito, una sua ombra. Nel caso della divinità che il sole simboleggia, quest’aspetto oscuro riceve nella tradizione giudaico-cristiana il nome di Samael o Satana, l’Avversario. Questa entità è, crediamo, quella simboleggiata precisamente dall’“oro nero” del petrolio, dal che si deduce che questo potrebbe essere considerato come un “veicolo” che servirà da «supporto» alla manifestazione di detta entità, per portare a termine un’opera dissolvente e disgregante che di certo eserciterà una funzione specifica nella parte finale del ciclo che stiamo vivendo.

Ricordiamo che il petrolio è un liquido viscoso, un olio che come tale è anche igneo, e pertanto portatore di luce e vita. E non potrebbe essere altrimenti, dato che ogni energia, anche la più tellurica e sotterranea, ha in ultima istanza la sua origine nel Sole, cioè: nella Luce e nello Spirito.

Quest’olio pure anticamente ebbe un carattere definito precisamente dalla sua qualità infera e limitata al regno minerale. Ora, questa stessa natura di “acqua infernale” è ciò che ha permesso di canalizzare la sua energia o potenza verso il mondo artificiale ed inumano dei motori e delle macchine, poiché il petrolio è l’alimento che dà loro la vita e li anima. In questa maniera – e violata l’interdizione che pesava sopra questo pestilente e velenoso liquido, distruttore di vita nei regni naturali superiori (vegetale ed animale) – l’uomo è arrivato a creare un sofisticato mondo meccanico, pseudo-animato e pseudo-vivo, ha creato una poderosa illusione di movimento e velocità sul piano fisico che non cessa di essere, in quanto inferiore, la più evanescente e pericolosa [di tutte] come chiaramente oggi possiamo verificare in vista dell’esaurimento delle sue riserve e per le crisi economico-politiche fatali alle quali la sua stessa scarsità sta dando luogo.


Così bisogna rilevare, assieme al particolare tipo di densità di questa sostanza, prodotto della degradazione materiale di elementi morti o di scarto, l’assimilazione del petrolio con la simbolica del colore nero, nella sua doppia valenza, ossia la relazione che il petrolio ha con l’origine notturna e acquea della mezzanotte, e con la non-manifestazione al cui ritorno ci si può portare mediante un processo di combustione, o di fusione delle strutture, evento che ben potrebbe verificarsi al tramonto o alla fine di una civiltà. In questo senso deve anche segnalarsi [da una parte] l’antichità di questo materiale che lo vincola alle origini e [dall’altra] il suo svilupparsi solo da pochi decenni quale fattore imprescindibile dell’esistenza attuale, cose che lo pongono in rapporto con le analogie che sussistono fra l’inizio e fine di un ciclo, dove esso simboleggia un’energia di tipo fatale, un’entità distruttiva imposta all’uomo dall’uomo stesso, invocata come una falsa divinità chiamata progresso, riflesso dell’ignoranza, dell’alienazione, della dipendenza e dell’impotenza dell’umanità contemporanea che non ha potuto creare alcuna alternativa al posto della servitù che ancora la opprime.

Nota

Il presente articolo, redatto dai collaboratori di SYMBOLOS, è stato pubblicato nella rivista barcellonese Hora Zutz, Nº 1, secondo periodo, 1991.

Titolo originale “Il simbolismo del petrolio”. 

Fonte: https://studitradizionali.wordpress.com/2012/03/13/il-simbolismo-del-petrolio/

FONTE: L’articolo in lingua originale si trova anche qui: http://symbolos.com/petroleo.htm Traduzione in italiano di Munsalwaesche