Cambio sesso ma senza bisturi, dubbi e riflessioni

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Una riflessione giunta da un nostro lettore ci impone delle domande a cui occorrerà rispondere. Se fosse invece una tecnica per andare a sbirciare nelle toilette delle Signore? Ai postulanti l’ardua sentenza!

Il Direttore

Caro Direttore,

mi sono sempre sentito femmina fin dall’infanzia. Oggi, pur mantenendo gli attributi maschili,  la legge mi permette di cambiare il mio attuale nome di Giorgio in quello di Maria. Ma – chiedo – potrò con ciò iniziare ad usare la toilette per signore?

Cordiali saluti. Giorgio Rapanelli, Corridonia (Macerata).

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Da IlFattoQuotidiano.it

Cambio sesso all’anagrafe, per Cassazione non serve l’intervento chirurgico

Non serve aver fatto l’intervento chirurgico agli organi sessuali per chiedere il cambio di sesso all’anagrafe. A stabilirlo è stata la Cassazione che ha accolto il ricorso di Rete Lenford sul caso di una persona trans che, dopo essere stata autorizzata all’operazione, aveva poi rinunciato, ma esigeva comunque il passaggio burocratico.

Sia il tribunale di Piacenza che la corte d’appello di Bologna, a cui la persona si era rivolta per ottenere la rettificazione dello stato civile in assenza dell’intervento chirurgico, avevano respinto la richiesta, spiega Rete Lenford che definisce “storica” la sentenza della prima sezione della Corte di Cassazione, depositata oggi. Il tribunale e la corte d’appello avevano infatti aderito a quella giurisprudenza di merito, sino ad oggi prevalente, che subordina la modificazione degli atti anagrafici all’esecuzione del trattamento chirurgico sui caratteri sessuali primari, cioè gli organi genitali.

Nella sentenza, la Cassazione sostiene che “il desiderio di realizzare la coincidenza tra soma e psiche è, anche in mancanza dell’intervento di demolizione chirurgica, il risultato di un’elaborazione sofferta e personale della propria identità di genere realizzata con il sostegno di trattamenti medici e psicologici corrispondenti ai diversi profili di personalità e di condizione individuale. Il momento conclusivo non può che essere profondamente influenzato dalle caratteristiche individuali. Non può in conclusione che essere il frutto di un processo di autodeterminazione verso l’obiettivo del mutamento di sesso, realizzato mediante i trattamenti medici e psicologici necessari, ancorché da sottoporsi a rigoroso controllo giudiziario”.

In pratica, non può essere soltanto l’intervento chirurgico a determinare il cambio di sesso di una persona: la ricorrente, infatti, aveva rinunciato alla demolizione e ricostruzione chirurgica dei suoi organi genitali proprio perché, riferisce l’associazione, aveva raggiunto nel tempo un equilibrio psico-fisico e da 25 anni vive ed è socialmente riconosciuta come donna.

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