BRUXELLES, capitale della inurbazione forzata | Una città simbolo della degenerazione nEUrocratica – Nico Di Ferro

Ci troviamo a Bruxelles, occasione per condividere qualche impressione a freddo e con uno sguardo un po’ diverso rispetto al turista occasionale.

Capitale del Belgio, Bruxelles era in origine una città fiamminga diventando più tardi, con il trasferimento delle istituzioni comunitarie, una città francofona, per arrivare oggi ad essere sempre più anglofona nonché una delle più cosmopolite città al mondo. Qui oltre l’80% degli abitanti è di origine straniera, seconda solo a Dubai. Degno di nota, Bruxelles etimologicamente significa casa nella palude, che per essere la capitale dell’Unione la dice molto anche sullo stato di salute dell’Europa da decenni in uno stato di generale stagnazione soprattutto di carattere spirituale. 

La città è divisa tra immigrati ed i cosiddetti expat. Mentre coloro che lavorano nelle istituzioni sono concentrati per lo più nella cosiddetta Eurobolla, con ritmi e uno stile di vita a sé, fatto di ristoranti etnici, workshop ed eventi di lobby, nel resto della città prendono forma i quartieri su base etnica della working-class. 

Passando davanti alle istituzioni europee salta subito all’occhio le strisce pedonali strategicamente dipinte in arcobaleno esattamente davanti ai rispettivi ingressi, mentre sono assenti nel resto della città. Quasi a voler mandare un messaggio a tutti quei dignitari e funzionari provenienti dai Paesi Membri che ancora non hanno adottato una legislazione conforme al pensiero unico.

Nella metropolitana alla fermana Schumann veniamo a scoprire che la Commissione europea è stata costruita abbattendo nel centro della zona di Etterbeck, nel “quartiere europeo”, un antico convento, il Berlymont, per fare spazio all’edificio modernista in cui risiedono oggi gli uffici dei commissari europei. 

Or bene, l’edificio più importante dell’Unione europea, la Commissione europea, se ancora ve ne fosse ancora qualche dubbio, è stato costruito abbattendo una costruzione religiosa, tra i più antichi e importanti conventi della città, tra l’altro pienamente operativo all’epoca. Oggi, ne rimane solamente il nome che indica appunto la sede centrale della Commissione europea. 

A pochi metri di distanza dalla Commissione e dal Consiglio, nel maestoso Parco del Cinquantenario, così chiamato in nome dei 50 anni dall’Indipendenza del Paese, si può notare la Gran Moschea wahabita finanziata dall’Arabia Saudita e ritenuto il luogo di radicalizzazione dei terroristi che nel 2016 colpirono la città. A tutti sono ormai noti i contatti con la casa reale saudita dell’occidente, tra cui non manca certamente il Belgio, terra dei più numerosi foreign fighters provenienti dall’Europa che hanno supportato i militanti del Califfato in Siria. 

Passando al Parlamento Europeo, che qui ha una delle due sedi ufficiali, non si può non notare una statua, raffigurante una donna che tiene in mano la lettera “E”, posizionata davanti all’ingresso dell’istituzione. Sullo stile di questa statua c’è chi ha colto una somiglianza con una statua di epoca sovietica quasi a voler indicare una continuità di “valori” tra l’UE e l’URSS: internazionalismo, materialismo, matriarcato. Non deve stupire pertanto se l’altra sede del Parlamento europeo, quella di Strasburgo, sembra ispirata alla Torre di Babele, l’intento della cui costruzione, secondo le sacre scritture, era di sfidare Dio. 

In ambito urbanistico, non tutti sanno che Bruxelles è arrivata ad indicare, precisamente con il termine “Bruxellisation” la mancanza di considerazione per ciò che è stato trasmesso in eredità, con riferimento al patrimonio architetturale, distrutto dietro la giustificazione della modernità. Il fenomeno è stato così radicale a Bruxelles tanto che è arrivato a cambiare radicalmente aspetto, in varie e vaste aree della città giungendo quindi ad indicare un fenomeno preciso nei libri di architettura.

Nel 2016 a seguito degli attacchi terroristici nella metropolitana della città, è singolare il fatto che l’omaggio alle vittime sia stato portato sulle scalinate della Borsa valori di Bruxelles, quasi a mò di un macabro rituale di sacrificio sull’altare del capitale. 

Si può affermare che Bruxelles è un vero e proprio laboratorio dove la sostituzione etnica con popolazioni senza memoria storica e legame con il luogo, è già una realtà e rappresenta il vero volto delle politiche dell’Unione europea. Un’organizzazione fondata sul fattore economico e antireligiosa che, come disse René Guénon, è illusorio considerare possa assicurare una serena e armoniosa convivenza dato che la materia significa divisione e rappresenta la sfera della rivalità di una molteplicità di interessi.

Nico di Ferro