Bombardamento di Dresda, 13/02/1945 – in memoria

La strage scientificamente programmata a tavolino dal “Bomber Command” fu sollecitata da Churchill. Si disse poi che fu una risposta alla strage di Coventry. Ma mentre Coventry, effettivamente distrutta era una grande città industriale per la produzione di aerei, nessun obiettivo di importanza strategica poteva essere individuato a Dresda. L’unico obiettivo erano i civili profughi dalle province dell’est invase dalle armate sovietiche.
Nelle notti tra il 24 luglio e il 3 agosto 1943, in tre raid successivi, 2.630 aerei alleati scaricarono su Amburgo 8.641 tonnellate di bombe. I morti furono 48 mila, i feriti 37 mila. Dresda fu colpita il 13 e il 14 febbraio 1945. Non c’ era difesa contraerea e la città rigurgitava di profughi dall’ Est: 640 mila abitanti e 200 mila profughi. Nessun obiettivo militare. L’ operazione era stata predisposta dal comandante dell’ aviazione inglese, maresciallo Arthur Harris, fin dall’ estate 1944 per completare la «desertificazione» della Germania (parole sue). I morti, che non si sono mai potuti calcolare esattamente, furono oltre 130 mila. Non si trovò posto per seppellirli. Furono bruciati con i lanciafiamme. Dopo la guerra, gli inglesi eressero a Harris un monumento, i tedeschi continuano a chiamarlo macellaio. Sono solo due esempi di una scelta peraltro condivisa da entrambi i contendenti durante la seconda guerra mondiale, usare il terrorismo aereo per decidere le sorti del conflitto. Ossia il bombardamento non degli obiettivi militari, ma delle popolazioni civili. Non si vede quale altro termine, se non terrorismo, si possa usare per spiegare il concetto. Come avvenivano i bombardamenti è raccontato da Joerg Friedrich, uno dei massimi studiosi del Terzo Reich, nel suo esaurientissimo e impeccabilmente imparziale libro La Germania bombardata.  Le popolazioni tedesche pagarono con migliaia di morti un prezzo assai superiore a quello dei soldati caduti in battaglia. Furono distrutte Amburgo, Dresda, Monaco, Lubecca, Colonia, Dortmund, Düsseldorf, Norimberga, Hannover… quasi tutte le grandi città. Ma anche piccoli centri come Paderborn, di cui non rimase letteralmente pietra su pietra. Non solo una grande nazione fu «desertificata», ma un immenso patrimonio di cultura, d’ arte, di scienza, di antiche memorie, di documenti storici preziosi andò perduto, insieme con la civiltà di chi lo aveva custodito nei secoli.


Quelle incursioni aeree della Raf che provocarono le stragi erano davvero necessarie? 


«Don’ t mention the war!», non far parola della guerra, intima il protagonista di «Faulty Towers», una vecchia sit-com della tv britannica, mentre accenna il passo dell’oca e si passa un dito sul labbro superiore, a simulare i baffetti di Hitler.

La scena viene spesso ritrasmessa dalla Bbc, e ogni volta suscita crasse risate: parla di tutto coi tedeschi che vengono da turisti in Inghilterra, intende il personaggio, ma non della sconfitta che gli abbiamo inflitto. Per lo straniero che vive in Gran Bretagna, questa memoria che sopravvive nel quotidiano sembra una consolazione: i britannici sono un popolo guerriero e trovano conforto nel ricordare quella che Winston Churchill definì la «finest hour», il momento più bello della vittoria sul nazismo, e non si vuole sentir parlare del bombardamento di Dresda, avvenuto nel 1945, quando gli aerei britannici rasero al suolo la città (per ricostruirlo si dovette far ricorso ai quadri del Bellotto) e uccisero molte decine di migliaia di persone. Quanto valesse Dresda come centro industriale e ferroviario è oggetto di contesa tra storici. Certo la punizione fu orrenda, e forse v’ era inclusa una minaccia ai sovietici che avanzavano da Est. 

Resta che la regina Elisabetta, nel suo viaggio in Gwermania ha partecipato a una cerimonia sull’ Unter den Linden per commemorare «tutte le vittime della guerra» (, quindi anche Dresda). «La regina ha vissuto la seconda guerra mondiale e quindi è consapevole delle sofferenze da entrambe le parti». Basterà? 

Nel demonizzare la Germania, prima ancora di Hitler, l’ Inghilterra cerca di uccidere, direbbe Freud, il padre: tedeschi erano gli angli che invasero l’isola e le diedero il nome, tedesca era la casa di Hannover (poi Windsor) che regna sulla Gran Bretagna, tedesca di sangue è pure Elisabetta, tanto che i suoi avi dovettero ribattezzarsi anglosassoni durante la Grande Guerra (e si chiamarono Windsor), perché fosse evidente la loro inimicizia con il Kaiser. Come il lupo nella favola di Cappuccetto Rosso, è la Germania l’orco che s’ annida nella foresta infida che è, per i britannici, il Continente. 

Nella seconda guerra mondiale si fece un ampio ricorso all’ arma aerea contro i civili, fino al tremendo bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki. Nella «battaglia d’ Inghilterra» l’ episodio più terribile fu la distruzione della città di Coventry con l’ uccisione di oltre 1.200 civili. Ne nacque il verbo «coventrizzare» In seguito gli alleati restituirono i colpi subiti con gli interessi: Amburgo, Colonia, Berlino e tutte le altre città tedesche vennero devastate. La tragedia più terribile avvenne a Dresda, con un numero di vittime superiore a duecentomila (alcune fonti parlano di seicentomila) ma in realtà nessuno può fare un esatto conto dei morti. Infatti a Dresda si rifugiavano decine e decine di migliaia di civili in fuga dagli orrori della invasione sovietica e nessuno può realmente dire quanti fossero questi rifugiati e quanti sparirono, senza lasciar traccia, sotto le macerie o nell’infernale rogo delle bombe al fosforo.. 

A conti fatti gli alleati sganciarono oltre un milione e 300 mila tonnellate di bombe sulla Germania, contro circa 100 mila tonnellate di bombe tedesche sulla Gran Bretagna. Sull’ Italia piovvero 200 mila tonnellate di bombe, che fecero circa 70 mila morti.

Il conto é drammaticamente sfavorevole ed accusatorio per i vincitori. Ma a Norimberga, per i bombardamenti indiscriminati su civili, furono impiccati solo i tedeschi!


fonte: RSI.eu