Buon compleanno Leon | Un leone attraversa la storia


“Una sola cosa conta: avere una vita valida, affinare la propria anima, aver cura di essa in ogni momento, sorvegliarne le debolezze ed esaltarne le tensioni, servire gli altri, spargere attorno a sè felicità ed affetto, offrire il braccio al prossimo per elevarsi tutti aiutandosi l’un l’altro. Compiuti questi doveri, che significato ha morire a trenta o a cento anni, sentir battere la febbre nelle ore in cui la bestia umana urla allo stremo degli sforzi? Che si rialzi ancora, malgrado tutto! Essa è là per donare la sua forza sino al logoramento. L’anima solo conta e deve dominare tutto il resto. Breve o lunga, la vita vale soltanto se noi non avremo da vergognarcene nel momento in cui occorrerà renderla”. 

Militia

Leon Degrelle 

15 Giugno 1906 – 2017

Spazio Ritter | Concluso il sostegno, post attentato, dalle realtà militanti di Roma e del litorale nord

  
La scorsa settimana, con l’ultimo invio si è conclusa la campagna di sostegno per Spazio Ritter, a seguito del vile attentato incendiario messo in atto dai soliti ignoti. 

Tutto nacque con uno slogan: La solidarietà è concreta o non è. 

Numerose Comunità Militanti italiane e moltissimi singoli hanno aderito al nostro appello e con l’acquisto della maglietta dedicata, singoli contributi o concerti di sottoscrizione siamo riusciti a mettere insieme qualche mattoncino per la ricostruzione. 

Per tale motivo con questo post vogliamo ringraziare tutti, confermando che il loro sostegno è stato prezioso. 

  

A La Vecchia Sezione, a Raido, all’emporio legionario NIEMALS!, ai singoli sottoscrittori giunga la conferma che tutto è andato per il meglio. 

Saremo lieti, il 13 Febbraio, di essere presenti presso lo Spazio Ritter per la presentazione del Terzo quaderno di formazione militante di Raido. Con l’occasione approfitteremo per scambiare due chiacchiere con tutti coloro che vorranno essere presenti e poi proseguire la serata presso Il Presidio all’insegna della musica leggera con i SottoMentiteSpoglie. 

   
 

#fuocodellasolidarieta, #spazioritter, #jesuisritter 

“Grillo a bordo del Britannia nel 1992” | Radio IRIB, riporta una notizia che fa comprendere le attuali dinamiche politiche

  

Mentana: “Beppe Grillo era a bordo del famoso Britannia nel 1992.”
Emma Bonino: “Non so a che titolo fosse lì”

Beppe Grillo, nel 1992, era a bordo della Britannia – Da Radio IRIB

Sì, proprio quella Britannia, sulla quale i potentati della perfida Albione costrinsero il Governo Italiano a dare il via alle privatizzazioni industriali, ovviamente allo scopo di arricchire ancora di più chi tiene in mano. Assieme all’attuale leader del M5S erano presenti Mario Draghi, Mario Monti, Emma Bonino, Giuliano Amato, vari esponenti della famiglia Agnelli, il presidente della Banca Warburg, Herman van der Wyck, il presidente dell’ Ina, Lorenzo Pallesi, Jeremy Seddon, direttore esecutivo della Barclays de Zoete Wedd, il direttore generale della Confindustria, Innocenzo Cipolletta e decine di altri manager ed economisti internazionali, invitati dalla Regina Elisabetta in persona.

Mentana era al porto di Civitavecchia con la troupe del TG5, intervistò per qualche minuto Beppe Grillo che era sbarcato dal tender del panfilo Britannia, Grillo al microfono che lei impugnava disse che a bordo del Britannia erano state discusse cose molto interessanti. La sua risposta è importante, perchè colloca Grillo in una posizione netta rispetto alla politichina che sta tentando di affermare manipolando giovani cervelli.

Anche Emma Bonino ha confermato la presenza a bordo del comico genovese: “Non so a che titolo fosse lì, ma la cosa mi parve abbastanza strana. Oggi tutto è più chiaro”

In quei giorni vi furono indignate prese di posizione della stampa nazionalista. Vi furono preoccupate interrogazioni parlamentari di esponenti del Msi. E vi fu un coro di voci allarmate che denunciarono la «regia occulta» dell’incontro, le strategie dei «poteri forti», la «svendita dell’industria italiana». L’uso del panfilo della Regina Elisabetta sembrò dimostrare che la crociera del Britannia era stata decisa e programmata dal governo di Sua Maestà. E il fatto che l’evento fosse stato organizzato da una società chiamata «British Invisibles» provocò una valanga di sorrisi, ammiccamenti e battute ironiche.

Cominciamo dal nome degli organizzatori. «Invisibili», nel linguaggio economico-finanziario, sono le transazioni di beni immateriali, come per l’appunto la vendita di servizi finanziari. Negli anni in cui fu governata dalla signora Thatcher, la Gran Bretagna privatizzò molte imprese, rilanciò la City, sviluppò la componente finanziaria della sua economia e acquisì in tal modo uno straordinario capitale di competenze nel settore delle acquisizioni e delle fusioni. Fu deciso che quel capitale sarebbe stato utile ad altri Paesi e che le imprese finanziarie britanniche avrebbero potuto svolgere un ruolo utile al loro Paese. «British Invisibles» nacque da un comitato della Banca Centrale del Regno Unito e divenne una sorta di Confindustria delle imprese finanziarie. Oggi si chiama International Financial Services e raggruppa circa 150 aziende del settore. Nel 1992 questa organizzazione capì che anche l’Italia avrebbe finalmente aperto il capitolo delle privatizzazioni e decise di illustrare al nostro settore pubblico i servizi che le sue imprese erano in grado di fornire.

Come luogo dell’incontro fu scelto il Britannia per tre ragioni. Sarebbe stato nel Mediterraneo in occasione di un viaggio della regina Elisabetta a Malta. Era invalsa da tempo l’abitudine di affittarlo per ridurre i costi del suo mantenimento. E, infine, la promozione degli affari britannici nel mondo è sempre stata una delle maggiori occupazioni del governo del Regno Unito.

  
Il link sul sito: http://italian.irib.ir/analisi/articoli/item/167041-mentana-“beppe-grillo-era-a-bordo-del-famoso-britannia-nel-1992-”-emma-bonino-“non-so-a-che-titolo-fosse-lì”

Strage Charlie Hebdo | È calato il segreto. Militare. – Maurizio Blondet

 
 I giudici non potranno indagare: il ministro degli interni francese, Cazeneuve, ha bloccato ogni ulteriore inchiesta sull’eccidio compiuto da Amedy Coulibaly, il 32enne nero che s’era asserragliato nel piccolo supermercato Hyper Casher di Porte de Vincennes, uccidendo cinque clienti e finendo crivellato dai colpi dei corpi speciali. Facendo valere – si noti – il segreto militare. 

Certamente ricordate.i professionisti

Era il 9 gennaio 2015; il 7, due terroristi, urlando Allahu Akbar!, avevano trucidato praticamente l’intera redazione del settimanale satirico Charlie Hebdo. Avevano da freddi professionisti: poi però nella Citroen che avevano abbandonato nel XIX arrondissement scappando su un’altra vettura, uno dei due aveva dimenticato la carta d’identità; era il documento di Said Kouachi, il che aveva permesso di identificare senza alcun dubbio gli autori della strage con i fratelli Kouachi, Said e Chérif, già noti alla polizia come estremisti islamici. Mentre i due erano in fuga, Coulibaly si asserragliò deliberatamente nel supermercato kosher; perbacco, un attentato antisemita in piena Parigi! Tutte le tv del mondo si concentrarono davanti alle vetrine, e ripresero la tragica e spettacolare scena dell’uccisione di Coulibaly, cosa che per qualche ora fece dimenticare la fuga dei due fratelli Kouachi. Nessuno ha visto la loro morte, che ufficialmente è avvenuta dopo una sparatoria con gli agenti a Dammartin en Goele, a una settantina di chilometri dalla capitale, il 9, alla stessa ora del tardo pomeriggio in cui è stato ucciso, davanti alle tv, Coulibaly a Parigi. E’ stato lo stesso Hollande ad ordinare che le due irruzioni avvenissero in contemporanea; dell’uccisione dei fratelli Koauchi è stato diffuso un video che mostra un bagliore nel buio: a gennaio, le cinque di sera è già notte.

Carta d’identità, come l’11 Settembre

Ma torniamo a Coulibaly, il cui cadavere rimase per ore sul marciapiede. Era entrato in quell’Hyper Cocher armato di un mitra Skorpion, un fucile d’assalto vz 58 (simile al Kalashnikov), due pistole Tokarev. Tutte armi di provenienza cecoslovacca. Armi da guerra, che in Francia non sono ovviamente in libera vendita. Dove se l’era procurate Amedy? Era questa la domanda a cui stavano cercando risposte i giudici istruttori del tribunale di grande istanza di Lilla: ed è sulla loro inchiesta che è calata la mannaia del segreto. Per ingiunzione del ministro dell’interno. Si cessi ogni ricerca: sécret défense.

Perché è segreto “militare”? Perché i giudici erano troppo vicini alle verità nascoste dietro la tragedia di Charlie Hebdo, e al suo fondo che resta inspiegato. In breve – come già aveva rivelato a suo tempo il giornale di Calais La Voix du Nord sulla base di indiscrezioni degli inquirenti, quelle armi erano state fornite da “una rete costituita da forze dello Stato” che le comprava, attraverso intermediari pregiudicati ma collaborativi, per spedirle ai ribelli jihadisti in Siria.

Forze dello Stato? Per la precisione, secondo il sito alternativo Mediapart, “poliziotti di Lilla e uno dei loro informatori sono al centro del traffico d’armi con cui è stato armato Coulibaly…la loro posizione è abbastanza delicata da indurli a trincerarsi dietro il “sècret défense””; il ministro Cazeneuve ha tolto quei suoi agenti dai guai, avallando la loro difesa : sì, ciò che hanno fatto è segreto. Militare. Praticamente,è ammissione che lo Stato è coinvolto nella selezione e nell’armamento di giovani francesi d’origine islamica da impiegare in Siria come terroristi.

Si può indovinare che i fratelli Kouachi, e quasi certamente anche Coulibaly, erano stati arruolati di Parigi per andare in Siria. Come e perché siano stati invece dirottati, con quelle armi, a compiere la doppia strage di Parigi, è un mistero forse troppo profondo. Quel che hanno scoperto i giudici istruttori di Lille è però abbastanza. Pochi giorni dopo la strage, il 20 gennaio, “i dirigenti della Brigata penale della sotto-direzione anti-terrorismo” (SDAT; una specie di Digos), portano ai giudici la relazione tecnica sulle armi del delitto. Ma tacciono un fatto preciso: la loro provenienza. Eppure già dal 16 Europol aveva fornito allo SDAT le informazioni in suo possesso: le armi “sono state acquistate dall’azienda slovacca AGF Security da una ditta di Lille che fa’ capo a Claude Hermant”. La ditta slovacca vende sul web armi da guerra decommissionate; Hermant è un confidente della polizia, mezzo agente e mezzo spia, di idee neofasciste. E non ha comprato solo le armi da fuoco usate da Coulibaly: dalla AGF ha acquistato 2oo pezzi “poi rivenduti”, e anche (ritengono i giudici) altre novanta fra pistole e mitragliatori d’assalto attraverso un intermediario belga di Charleroi. E’ evidente che queste armi da guerra non hanno potuto essere importate in Francia senza l’assenso delle cosiddette autorità di pubblica sicurezza. In specie, con la complicità dello SDAT.

Quanto al contatto belga di Hermant, è risultato essere (anche lui) un detective di Charleroi; interrogato, ha detto che “Hermant era il mio cliente principale”, che “mi comprava il 95 per cento delle armi demilitarizzate provenienti dalla ditta slovacca AFG – decine e decine. Che cosa ne facesse in seguito, non lo so”. La difesa di Hermant ha rigettato questa versione: le transazioni saranno state “al massimo quattro-sei”.

Qualcuna delle armi comprate da Hermant sono state usate per altri misteriosi delitti commessi lo stesso giorno della strage di Charlie Hebdo: una poliziotta uccisa a Montreux , e il tentativo di omicidio di un jogger” a Fontenay-aux-Roses. Entrambi i delitti sono stati dalla polizia attribuiti a Coulibaly, che ormai defunto non poteva smentirli. Ma il “jogger”, sopravvissuto, non ha mai riconosciuto nella foto di Coulibaly il suo aggressore (“Non era un nero”)ed ha invece additato un nordafricano, che ha visto per caso durante un reportage televisivo sull’Hyper Cacher: tale Amar Ramdani.

Un’ipotesi subito smentita…

Personaggio cruciale: Ramdani, rapinatore, ricercato internazionale per spaccio, aveva stretto amicizia con Coulibaly in carcere; s’era atteggiato ad islamista voglioso di violenza, gli aveva dato appoggio logistico (le armi?) e sarebbe stato lui a scortarlo fino al negozio kosher alla Porte de Vincennes; certamente il cellulare di Coulibaly e quello di Ramdani hanno occupato la stessa “cellula” il 6, 7 ed 8 gennaio.

Il punto è che questo pregiudicato Ramdani, come hanno scoperto gli agenti che lo hanno pedinato, entrava ed usciva quando voleva dal centro operativo dei “servizi” francesi, a Rosny-sous-Bois. Poi è risultato – o è stato asserito –

che lì andava a trovare la sua amante: Emanuelle C. (il cognome è ignoto) che è una agente dei servizi, che aveva preso una sbandata per lui tanto da “convertirsi all’Islam” in segreto, tanto da “indossare il velo” quando usciva dall’ufficio: un tipico travestimento per un’agente che vuole infiltrarsi in ambienti islamici. E poi: come può un ricercato entrare nel “Forte” (così chiamano la centrale d’intelligence) senza mostrare un documento, senza avere un badge che ne legittimi l’accesso?

Il peggio è che quando Ramdani (su indicazione del blogger) è stato arrestato, Emmanuelle ha cercato di accedere ai fascicoli dell’inchiesta Coulibaly.

Un’altra donna fatale è quella che ha fatto innamorare Coulibaly e l’ha reso – oltreché pazzo d’amore – un islamista pronto a tutto: si chiama Hayat Boumedienne, indicata dai media come “la moglie” del terrorista ucciso. Molte le foto, diffuse dopo, dove i due sono insieme e si addestrano ad usare pistole – lei è in chador nero. Altre foto però la mostrano in bikini, incollata voluttuosamente a Coulibaly. ..

Il giorno 9, quando il nero si asserraglia nel negozio ebraico, qualcuno spiega subito ai giornalisti che la fanatica islamista Hayat Boumedienne è lì con lui, nel negozio. Così passano le ore e nessuno la cerca. Hayat non è affatto nel negozio; ha preso comodamente il largo. Poi si farà viva coi familiari e darà la sua versione, ovviamente ripresa dai media: sono in Siria a combattere con lo Stato Islamico contro Assad.

Lo Stato Islamico addirittura la intervista – il Califfo ha infatti anche una rivista patinata in francese, Dar Islam – e diffonde la sua versione. Lei si dichiara felice di vivere “in una terra dove vige la legge di Allah” e fa’ un elogio funebre del ‘marito’ Coulibaly (lo chiama Abu Baly al-Ifriki) che ha dato il buon esempio. Naturalmente, l’articolo è privo di foto della ragazza nella sua nuova incarnazione: sarebbe antislamico, perbacco. Il fatto è che addirittura l’ISIS conferma la versione ufficiale.

Poi, sono comparsi video in cui Coulibaly, ancor vivo, si dichiarava spontaneamente un seguace del Califfato. Una tv ebraica francese riuscirà ad intervisralo mentre è asserragliato nel negozio: uno scoop. Come quelle immagini prese dal tetto che mostrano i due teroristi all’uscita dalla strage di Charlie Hebdo: immagini riprese, si disse, da un giornalista israeliano che si trovava per caso lì… versione poi cambiata. Facciamola breve.

Insomma: qualcosa ci suggerisce una nostra versione, orribilmente complottista: il povero Coulibaly, reso scemo dal sesso la sua Hayat Boumedienne, che è una agente dei servizi, viene gestito da Ramdani,, che lo arma con le armi fornite da Hermant per i servizi in gran quantità, perché solitamente destinate alla guerriglia in Siria (dove i francesi hanno una filiale di Al Qaeda, fatta di militanti maghrebini nati in Francia); la fidanzata o moglie, e il Ramndani, lo convincono a compiere la grande impresa di alto valore mediatico. Il povero Coulibaly viene usato e sacrificato per qualche motivo, forse per distogliere l’attenzione dai fratelli Kouachi che in quelle ore sono in fuga? Per qualche altro motivo?

In ogni caso, è abbastanza spiegabile come mai occorra seppellire questa sporca faccenda come “segreto di Stato”, segreto militare da sottrarre ai giudici. Un tale li riprendeva dal balcone. 

Chi vuole sviscerare tutti i particolari strani di questa vicenda, può – se sa il francese – consultare il sito

http://www.panamza.com/charlies/

E’ una miniera di informazioni, risultato di indagini personali di un vero giornalista (che immagino non sia apprezzato dai media). Fra le altre, segnalo questa: fin dalle prime ore un importante giornale online americano, l’International Business Time (il terzo nel mondo fra i giornali economici sul web, per numero di contatti) dice: l’attentato di Charlie sembra una vendetta del Mossad contro la Francia. Un’ora dopo, il giornale online ritira il pezzo, e si scusa coi lettori.

Renè Guènon | Dall’emporio legionario, una maglietta sul grande interprete della Tradizione

 
 
Tra le proposte offerte da NIEMALS! Emporio Legionario, non poteva mancare la proposta di maglia e felpa con la raffigurazione del volto di René Guénon ed una significativa sua frase sulla necessità “del ripristino dei principi” della conoscenza, prima di ogni altra azione. 

Con questa produzione, si completa la cosiddetta serie dei quattro maestri che vede al suo interno: Julius Evola, C.Z. Codreanu, Leon Degrelle ed ora Renè Guènon. 

Per chi è interessato, come sempre, l’emporio può essere raggiunto sulla sua pagina Facebook: NIEMALS – Emporio Legionario, oppure sulla mail azione.zero@gmail.com

Bibliografia Legionaria | Formazione Militante – APZ

  
GUARDIA DI FERRO

Michele Rallo, L’epoca delle rivoluzioni nazionali in Europa (1919-’45). Vol. III: Romania, Settimo Sigillo, € 15,00

Julius Evola, La tragedia della Guardia di Ferro, Fondazione Julius Evola, € 6,20

Corneliu Z. Codreanu, Per i legionari. Guardia di Ferro, Ar, € 30,00

Corneliu Z. Codreanu, Guardia de Hierro. El Fascismo rumano, Huguin, € 20,00

Corneliu Z. Codreanu, Il capo di cuib, Ar, € 12,00

Corneliu Z. Codreanu, Manual del jefe, Europa, Europa, € 10,00

Corneliu Z. Codreanu, Diario dal carcere, Ar, 9,00

Corneliu Z. Codreanu, Diario de la cárcel, Europa, € 10,00

Corneliu Z. Codreanu, Aufzeichnungen im Kerker, Europa, € 15,00

Corneliu Z. Codreanu, Circolari e manifesti, Edizioni all’insegna del Veltro, € 16,00

Corneliu Z. Codreanu, Circulares y manifiestos 1927-1938, Europa, € 15,00

Lorenzo Baracchi, La Guardia di Ferro, Raido, € 4,00

AA. VV., Codreanu, “Origini”, € 8,00

AA. VV., A Corneliu Zelea Codreanu, “Avanguardia”, novembre 1991, € 4,00

Guardia di Ferro, Al passo con l’Arcangelo. Ritmi legionari, Edizioni all’insegna del Veltro, € 12,00

Ion Banea, Il Capitano, Edizioni all’insegna del Veltro, € 12,00

Horia Cosmovici (a cura di), Il processo Codreanu, Edizioni all’insegna del Veltro, €13,00

Nae Ionescu, Il fenomeno legionario, Edizioni all’insegna del Veltro, € 10,00

Bănică Dobre, Crocifissi. Giorni vissuti sul fronte spagnolo (CD allegato), Effepi, € 22,00

Ion Motza, Corrispondenza col Welt-Dienst (1934-1936), Edizioni all’insegna del Veltro, € 10,00

Ion Motza, El hombre nuevo, Ojeda, € 10,00

Testamento di Ion Motza, Edizioni all’insegna del Veltro, € 5,00

Ion. Mota, Prezent!, Europa, € 10,00

Vasile Lovinescu, Vremea, Edizioni all’insegna del Veltro, € 13,00

Mihail Sturdza, La fine dell’Europa, Edizioni all’insegna del Veltro, € 26,00

Horia Sima, Il crollo di un’oligarchia, 2 voll., Edizioni all’insegna del Veltro, € 30,00

Constantin Papanace, La genesi e il martirio del Movimento Legionario romeno, Il Cinabro, € 12,00

Totalité, 18-19 (1984), Un mouvement chevaleresque au XXe siècle. La Garde de Fer, € 10,00

Mircea Eliade, Breve storia della Romania e dei Romeni, Settimo Sigillo, € 12,00

Mircea Eliade, Ifigenia, Edizioni all’insegna del Veltro, € 15,00

Ion Antonescu – Alexandru Constant, Per una Romania legionaria, Settimo Sigillo, € 10,33

Antonio Grego, Figlie della stessa Lupa, Fuoco, € 14,00

Louise David – Ion Marii, Sulle orme del Capitano, Ar, € 6,00

Gerd Zikeli, Corneliu Codreanu und die Eiserne Garde, Europa, € 5,00

Claudio Mutti, Le penne dell’Arcangelo. Intellettuali e Guardia di Ferro, SEB, € 12,00

Claudio Mutti, Penele Arhanghelului. Intelectualii români şi Garda de Fier, Anastasia, € 8,00

Claudio Mutti, Mircea Eliade e la Guardia di Ferro, Edizioni all’insegna del Veltro, € 7,00

Claudio Mutti, Mircea Eliade und die Eiserne Garde, Regin, € 10,00

Claudio Mutti, Mircea Eliade e a Guarda de Ferro, Antagonista, € 7,00
I testi possono essere richiesti alla mail

Puntozeroblog@gmail.com

Ripartiamo da Codreanu | A Roma, la formazione legionaria

  
Consueto appuntamento annuale con la formazione legionaria a Roma presso Raido. L’appuntamento, aperto a tutti i militanti, è in collaborazione con le comunità aderenti al coordinamento IL CERCHIO. 

COLTANO PWE 337 | La nuova maglia dell’Emporio Legionario – Niemals!

 Niemals – Emporio Legionario, è un laboratorio creativo che da qualche anno, propone felpe e magliette per l’abbigliamento militante. Nell’occasione, ha creato una maglietta estremamente significativa dal punto di vista simbolico e storico. 

COLTANO, per molti è solo una località in Toscana, per pochi e per i combattenti dell’onore e le ausiliarie della RSI, invece ha rappresentato da una lato, una fonte di grande sofferenza ma dall’altro – e per tutto il resto della vita – un grande vanto, un punto di onore. 

Il campo di concentramento di Coltano, allestito al termine del secondo conflitto mondiale dagli Alleati nella omonima frazione del comune di Pisa fu utilizzato, tra luglio e settembre del 1945, come centro di detenzione per prigionieri di guerra fascisti della ex Repubblica Sociale Italiana, militari germanici e collaborazionisti dell’esercito tedesco di altre nazionalità. Nello specifico, fu creato un campo di concentramento (ebbene sì, anche i buoni li usavano), nella tenuta di Coltano, composto in realtà da tre campi.

Il PWE 336 (418mila metri quadrati) era destinato ai prigionieri di guerra tedeschi, il PWE 337 (382mila metri quadrati) ai soli italiani e il PWE 338 (423mila metri quadrati) ai tedeschi e ai collaborazionisti stranieri.
 
Con questa maglia NIEMALS!, oltre a riaffermare la sua vicinanza ai combattenti ed alle ausiliarie della RSI che tanto soffrirono con fierezza ed onore, ribadisce il senso di appartenenza alla schiera delle unità combattenti e militanti in territorio nemico (la repubblica italiana, democratica e antifascista, fondata sulla r(in)esistenza). Della maglia di prigioniero di un campo Alleato, ce ne facciamo un vanto che mai verrà tradito. 

Per info e ordini: azione.zero@gmail.com, 

su Facebook: NIEMALS – Emporio Legionario

Santa Marinella | Da mafia capitale a pasticcio litorale

Santa Marinella: investito dalla informativa della Guardia di Finanza l’operato di membri e personalità troppo prossime all’amministrazione del Sindaco Bacheca.

vista-mare 

Di fronte all’informativa della Guardia di Finanza, resa pubblica in questi giorni, che ha portato in evidenza gli immorali rapporti di alcuni esponenti e alcune personalità prossime alle amministrazioni comunali del litorale a nord di Roma, da Cerveteri a Civitavecchia, gli interessati non mostrano alcune intenzione di arrendersi alle evidenze.
Non un cenno di pentimento, non un passo indietro, addirittura minaccia di querele. A spese di chi poi? Magari dell’amministrazione comunale, cioè nostre.
Non siamo per il festival della forca, né intendiamo partecipare al tiro al piccione, però l’indagine sta facendo emergere un vero e proprio ramo di quella che è stata definita Mafia Capitale. Alla qualificata azione criminale espressa a Roma, siamo però di fronte alla sagra dei rubagalline. Noi di Azione Punto Zero, abbiamo sempre stigmatizzato il comportamento inadeguato dell’Assessore Cucciniello e le intercettazioni – a noi non interessa il dato giudiziario – fanno emergere il fatto che anziché preoccuparsi delle varie emergenze sul territorio, si premurava di mantenere buoni rapporti con persone di cui non avrebbe nemmeno dovuto avere il numero di cellulare. Altri discorsi attengono ai professionisti della solidarietà come il Dott. Di Giuseppe che intende riempire la De Carolis “de africani” (.cit.)

Ci auguriamo che tutte le forze politiche, realmente antagoniste e radicali a questo sistema, chiedano le dimissioni dell’Assessore Cucciniello e inoltre chiedano al Sindaco di riferire in consiglio comunale lunedì. È davvero ignobile che chi spende il proprio tempo per mostrare gli artigli altrove, a Santa Marinella sotto le stesse insegne, faccia il pesce in barile contro la tracotanza del potere.

Speriamo inoltre che tutte le forze sane del paese, facciano sentire la propria voce, ci auguriamo che le forze politiche che sostengono questa maggioranza prendano le distanze da tali comportamenti, auspichiamo che i singoli esponenti politici affermino pubblicamente la loro estraneità a questo genere di pratiche.

È finito il tempo delle scuse a mezzo stampa. È arrivato il momento in cui la verità è venuta a galla. Non ci sono più uscite di sicurezza, magari con una presenza massiccia al consiglio comunale di lunedì prossimo, ai potenti signori della solidarietà pelosa una schiarita alle idee, risulterebbe più facile.

Il Direttivo di Azione Punto Zero

http://www.etrurianews.it/lazio/civitavecchia/5688-mafia-capitale-travolge-i-sindaci-di-santa-marinella-ladispoli-e-tolfa.html 

L’informativa della Guardia di Finanza, pubblicata da Etruria News (da alcune indiscrezioni di stampa, sembra che addirittura risulti falsa mentre invece le intercettazioni sono vere). La cacca sul ventilatore continua a volare?

 http://www.etrurianews.it/images/pdf/vala-luigi.pdf

 

Avanti Camerati | AzionePuntoZero entra nella nuova stagione militante

 

 

Comunicato stampa di AzionePunto Zero

…maschi deboli e con le idee confuse, disabituati al cameratismo e con scarsa propensione alla lotta. Ne abbiamo abbastanza! Ricominciamo da zero, da un punto zero, per ricostruire un tessuto umano e militante che, di fatto, la destra radicale del comprensorio ha desertificato

 

… Come convitati di pietra, che non concedono nulla a questo mondo, vogliamo rimanere impassibili alle lusinghe della sovversione, all’oscura diatriba tra mercanti e plebei. Ciò che deve distinguerci sia quindi lo Stile, l’avere un carattere, una disciplina interiore, attraverso la formazione, la qualificazione e lo sforzo, per riaffermare una esistenza solare e chiarificatrice. Questo è il nostro radicalismo della ricostruzione, fuori da qualsivoglia mito incapacitante e da ogni nostalgismo, che trova nella Tradizione il suo fulcro e la sua legittimazione, nell’azione la sua via. La fiaccola, rimane in alto e con determinazione, continua a fare luce.

Questo mondo di oscurità non ci spaventa, questa civilizzazione attuale verrà spazzata via da una civiltà tradizionale.

http://azionepuntozero.blogspot.com

IL VOLTO, di Roberto De Lorenzo Meo

Il Volto, nella sua realtà sostanziale assume la dignità della propria struttura spirituale. Di conseguenza lo Sguardo diventa testimonianza di questo archetipo in quanto, incondizionato dalle cause esteriori al proprio Essere, erompe attraverso la spessa scorza materiale per trasfigurare il Volto, annunciando i misteri del mondo invisibile nella propria somiglianza a Dio. Tuttavia il suo significato diventa negativo quando, in luogo di svelarci l’immagine di Dio, non ci offre niente. In questo caso il Volto diventa MASCHERA. Una Maschera , che nella sua vampiresca  forza oscura, lo imprigiona soffocandone la pura Essenza Interiore, per presentarlo come un espressione raggrinzita del proprio essere.

Nella diabolica follia di questo inganno si svelerà presto o tardi il vuoto di una semplice maschera.

Il Volto

         

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’immagine raffigura il dipinto realizzato dall’autore dell’articolo

Roberto De Lorenzo Meo

Santa Marinella | Arrivano i Migrati

Giugno 2015, nasce il problema dell’immigrazione.

Noi siamo rivoluzionari, nè di destra o di sinistra e sappiamo da che parte stare. 

 
In questi giorni stiamo assistendo a scene tra il penoso e il comico.
A fronte della ventilata ipotesi dell’arrivo di circa 80 immigrati presso l’albergo miramare al centro della città, finalmente  sono emerse le appartenenze sceme di sempre. Senza avere la minima concezione – oltre ad idee per come affrontarlo – di ciò che è effettivamente è il fenomeno migratorio, di come si determini, cosa provochi nei paesi di origine, in quelli di passaggio e in quelli di arrivo, la canea si agita. Come da copione fantarazzisti e fantantirazzisti si comportano come giocattolini a molla. Basta dargli la carica e vanno in automatico. Da una parte i cani da guardia della borghesia, la destra bigotta, ignorante e filogovernativa che, ancora sporca di sugo delle mangiate filo governative, si è improvvisata razzista (magari solo perché gli immigrati non passano dai servizi sociali del comune). Gente a cui l’idea dell’immigrazione – la cui componente culturale, religiosa, antropologica e politico-economica non esiste- compare esclusivamente perché si manifesta nel proprio comune. Prima non esisteva il problema, era fuori dai cazzi loro. Un raggruppamento articolato quello degli anti immigrati. Imprenditori, politici allo sbaraglio, politici riciclati, gente in cerca di ribalta. 
 
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Dall’altra gli umanitaristi al rovescio, i teorici dell’accoglienza illimitata. Quelli, per fare un esempio, che in questi anni si sono completamente disinteressati dei problemi del quarto di popolazione santamarinellese che vive nell’indigenza e per la quale non ha mosso una paglia, mentre invece per 80 presunti immigrati già scalda motori e bandiere (con i dovuti appelli ai compagni del comprensorio per portare forza d’urto in caso di scontri). Per loro e per le anime belle radical chic, occorre accogliere tutti – sempre e rigorosamente non a casa propria – a spese di chi da questo Stato non vede garantiti i livelli minimi di assistenza. Uno strano umanitarismo pret-a-porter, cambia in ragione della provenienza e del colore della pelle di chi ha davanti. Secondo questi ultimi, il problema della convivenza, della sicurezza, della gestione sanitaria e di tanto altro non si pone. Vanno accolti, punto. Per noi invece, vengono prima gli italiani, è un problema? Affari vostri. 
 
Tutto il resto è marginale, periferico, privo di importanza. 
Si campa alla giornata, senza un reale programma concreto, un progetto realistico, idee elevate a riguardo. Come si poteva seriamente pensare che un fenomeno di tale portata non potesse investire anche la nostra città, come si poteva credere che gli avvoltoi della solidarietà si facessero scappare anche questa opportunità? A differenza di amministrazioni ben più intelligenti, tutto si sarebbe potuto prevedere, progettare, governare. Così come per quei trenta rifugiati che passano sotto l’ala dell’assessore ai servizi sociali, dei quali nulla si sa, non un progetto di lavoro, di integrazione, di scambio culturale, niente di niente, se non il fatto che proprio perché passano da lá, per l’amministrazione non sono un problema. 
 
A fronte di un declino totale del turismo e della villeggiatura nel paesello, la terza forza, quella del business, cerca nuovi affari e come insegna Buzzi, gli immigrati sono il business del momento. È per quello che la Croce Rossa locale, presenta proposte che gli vengono accolte. Allora gli amici dei crocerossati si ribellano, li hanno aiutati tanto e adesso che fanno? Gli allievi saltano il maestro e si raccattano la biada da soli?
 
La verità è una sòla, le marionette recitano a soggetto, questa amministrazione comunale è totalmente impreparata a un fenomeno del genere ed è in balia degli eventi, i santamarinellesi che si trovano davanti a questo evento rispondono come da copione. Schierandosi in ragione dei loro interessi.  Economici o sentimentali poco importa, la colpa è loro. 
In tutto questo, in mezzo rimangono “loro”. I migrati, coloro che clandestini, rifugiati, regolari, uomini donne e bambini – poco importa, sono l’oggetto delle migrazioni. Un fenomeno frutto del capitalismo bieco che genera danni, povertà e privazioni nei paesi di origine e in quelli di arrivo. Che non si ferma davanti a niente e a nessuno. Del resto, come potrebbero comprendere i burattini di destra e sinistra che le migrazioni sono un fenomeno iper capitalistico è che non si può essere contro l’immigrazione se si è accondiscendenti con la democrazia liberal capitalistica oppure, non si può essere contro il capitalismo senza essere necessariamente anche contro l’immigrazione?
Misteri e miserie del becerume progressista e moderato indigeno.
Noi siamo per l’assoluto rigore e la assoluta solidarietà, non è il colore della pelle o la lingua che distingue gli uomini ma la loro qualità, a prescindere da dove arrivano e perché. In questo, il modello della universalità di Roma e del fascismo, rappresentano il cardine di riferimento. Di molte genti, ne fecero una. Non possono farlo le democrazie capitalistiche borghesi, non possono farlo questi quattro cialtroni che governano la nostra nazione, i nostri territori. Se non si mettono in discussione i capisaldi di questo Stato – democrazia, liberalismo, parlamentarismo partitico e capitalismo – per noi rimanete nemici della nostra gente, nemici del nostro popolo, ancor prima di chi viene da fuori, voi siete i nemici interni, complici dei vostri stessi aguzzini. 
A ragione valgono oggi più che mai le profetiche parole del Capitano Thomas Sankara, Presidente del Burkina Faso, barbaramente ucciso perché aveva intuito la soluzione del problema migratorio africano: “Del resto le masse popolari in Europa non sono contro le masse popolari in Africa. Ma quelli che vogliono sfruttare l’Africa sono gli stessi che sfruttano l’Europa. Abbiamo un nemico comune.” Azionepuntozero, lo conosce bene. 

Rutilio Sermonti, una vita di Militanza senza se e senza ma

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Calorosa e attenta la cura del cameratismo vivo e concreto dei ragazzi di Colli del Tronto, offerta con generosità agli ultimi anni di vita terrena di Rutilio Sermonti. C’erano ancora loro, negli ultimissimi giorni, con premura e dedizione a vigilare che nulla mancasse e niente turbasse. Per poi essere la sua scorta pronta a partire da Ascoli alla volta di Palidoro verso la tomba di famiglia.
Intanto, il piazzale antistante il cimitero si popola via via, nell’assolato pomeriggio di Giugno, con un largo anticipo da quanti arrivavano per tributare l’ultimo saluto. Rutilio, come sempre, è stato Comunità: sopra e oltre ha richiamato tutte le età, tutti i percorsi, tutti gli animi.
Portato a spalla entra nel cimitero, preceduto dai fiori.
Orientato a Nord, Natura e Cultura sono nell’ordine cosmico. Ordine amato, rispettato e insegnato ad ognuno di noi.
In sintonia con il desiderio familiare della compostezza e sobrietà, ordinati e silenziosi, ci si dispone dinnanzi a lui, raccolti. Seguiamo le indicazioni di Massimiliano che assolve la funzione di amore e di fede. 
“Hai indossato tante vesti, Camerata Sermonti: quella del soldato, dello storico, del saggista, del pittore, dello scultore, del romanziere, dell’avvocato, del biologo…
La tua divisa è stata una sola. Il soldato degno, un Uomo vero giura una volta soltanto in tutta la sua vita.
Sei partito, giovane, con un fiore nel moschetto, per combattere una santa guerra, che hai condotto fino all’ultimo giorno.
È arrivata la morte dell’eterno guerriero, del leone indomito, al termine della tua vita, vissuta, portando alta la bandiera, al servizio di un’Idea, di una Patria, di un Popolo.
Sarai sempre qui con noi, presente in spirito, come nostro Maestro, il nostro Esempio, nostro protettore sul campo di battaglia.
Camerata Sermonti,
troverai nel paradiso dei guerrieri, tanti altri: i giovani partiti per la guerra come a te e gli altri giovani che morirono dopo. Tra i tanti il caro Celsio.
Terremo viva la fiamma, come tu hai magistralmente fatto.
Veglia su noi tutti.
Rutilio, eternamente presente!”,  così Roberto.

Il Viatico di morte pronunciato da Alessio, nella purezza dello stile romano,  tratteggia l’essere profondo di Rutilio nelle scelte e nella coerenza, nello studio e nella militanza. Richiama la festa, tra le ultime, tributatagli ad Aprilia dove in un grande salone lo accoglieva uno striscione con la scritta
“Rutilio Sermonti, 70 anni di Militanza senza “se” e senza “ma”.

E Lui è stato e sarà questo, senza “se” e senza “ma”.

Da Catullo, con intensità, Serafino:

Mùltas pèr gentès  et mùlta per aèquora  vèctus
àdvenio  hàs miseràs, fràter , ad ìnferiàs ,

ùt te pòstremò donàrem mùnere mòrtis
èt mutàm nequìquam àlloquerèr  cinerèm,

quàndoquidèm fortùna  mihì tete àbstulit ìpsum 1,
hèu miser ìndignè fràter adèmpte mihì!

Nùnc tamen ìnterea haèc, priscò quae mòre parèntum 1
tràdita sùnt tristì mùnere ad ìnferiàs,

àccipe fràternò multùm manàntia  flètu,
àtque in pèrpetuùm, fràter, ave àtque vale.

Condotto per molte genti e molti mari
sono giunto a queste (tue) tristi spoglie, o fratello,
per renderti l’estrema offerta della morte
e per parlare invano alla (tua) muta cenere,
poiché la sorte mi ha portato via proprio te, ahimè,
infelice fratello ingiustamente strappatomi via!
Ora questi pegni, che secondo l’usanza degli avi
sono stati consegnati come triste omaggio funebre,
accettale, stillanti di molto pianto fraterno,
e per sempre, o fratello, ti saluto e ti dico addio.

Il Presente chiamato da Marco, figlio primogenito, segue la tradizione familiare, come già avvenuto tra Rutilio e suo padre. Forte e vibrante, si innalza verso il cielo con quello di ognuno di noi all’unisono del saluto.

“Non è successo niente!”
“Non è successo niente!” insieme Marco e Giulio a riecheggiare l’insegnamento paterno di Rutilio.

Con solennità, Andrea, intona L’Inno a Roma, inno alla vita di ieri, di oggi e di domani.

La bandiera della Repubblica e un ramo di quercia sulla bara.
Inno alla romanità di Rutilio nell’eternità di Roma.

Dalla pagina facebook “Sostengo Rutilio”

Raggruppamento combattenti e reduci R.S.I.| Manutenzione al Campo della Memoria di Nettuno

campo nettuno

Nella mattinata del 6 giugno i militanti del Raggruppamento RSI delegazione Lazio si sono recati al Campo della Memoria di Nettuno per partecipare ai lavori di pulizia e manutenzione. Ancora una volta è stato offerto un contributo di lavoro e sacrificio in onore della Memoria dei Combattenti per l’Onore. 
Ed anche se questo sacrificio è nulla al cospetto dei ragazzi che donarono la loro vita per i valori di Onore e Fedeltà, esso costituisce un contributo essenziale ed un simbolo della continuità ideale, portato da Uomini che lottano in piedi tra le rovine.

I nostri maestri |Corneliu Zelea Codreanu: punto 13 [ parte 1 ]

Corneliu-Zelea-Codreanu-La-Rarau-1933-34-de-Vasile-Blanaru-din-Campulung-Moldovenesc

PUNTO 13 – Decisioni.

Alla fine della seduta si prendono le decisioni. Ogni seduta deve terminare con risoluzioni precise: occorre cioè indicare a ogni legionario cosa bisogna fare sino alla prossima riunione. Il cuib opera: a) secondo gli ordini ricevuti dai comandanti; b) di propria iniziativa (decisione che esso prende da solo). Il capo di cuib può assumere l’iniziativa in diverse direzioni:

1. Allargamento dell’organizzazione, cioè fondazione di nuovi cuiburi.

2. Raccolta di fondi mediante feste, vendite di opuscoli ecc. (oltre alla raccolta di denaro, che è permessa soltanto tra i militanti della nostra organizzazione).

3. Distribuzione della letteratura legionaria al pubblico non legionario, secondo un piano bene stabilito.

Ogni cuib si trova di fronte un certo numero di persone conosciute. Può trattarsi di amici, di persone indifferenti o di nemici. Il cuib prepara una lista con i loro nomi e indirizzi, poi si propone di convincerli gradualmente e di educarli alla fede legionaria. Allora invia a ciascuno l’alimento spirituale: libri, riviste, articoli, giornali, fotografie, cori, tutto materiale appositamente scelto, secondo lo spirito e la disposizione mentale della persona che lo leggerà. Una persona può essere influenzata da un certo libro, un determinato articolo, un certo giornale e rivista. Un’altra, da certi altri.

C.Z. Codreanu, Il Capo di Cuib

Rievocazione del Milite Ignoto| Raggruppamento R.S.I. Continuità Ideale

 

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La Fondazione Hispano Latina, per rendere adeguato tributo ai Soldati che cento anni or sono si recarono alle frontiere d’Italia per completarne l’unità, Vi invita ad assistere alla rievocazione recitata dell’Eroe fra gli Eroi: il Milite Ignoto, il vero artefice della Vittoria, il Soldato che ci ha offerto il sacrificio non solo della vita, ma anche del  Nome!

Domenica 24 Maggio p.v. alle ore 18.30 presso l’Aula Magna dell’A.N.M.I.G. – Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra in Piazza Adriana, 3, Roma, come da allegato programma.(Lungotevere Castello 2, è il retro del medesimo edificio!)

Per chi voglia dare una mano a sostener le spese, l’IBAN di ANCIS è: IT 56 L 02008 05075 000 101 997 397

Esservi è morale, l’entrata è gratuita, “il vino garantito, ogni offerta gradita”!

 

Bombardamento di Civitavechia 1943 – 2015: Noi non dimentichiamo!

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In occasione della ricorrenza del 14 maggio, 72° anniversario del primo bombardamento della lunga serie di 52 attacchi totali ad opera degli aerei anglo-americani su Civitavecchia, Azione Punto Zero ha voluto ricordare questa importante data con una azione inedita. 
Attraverso l’affissione di sagome di bombe di carta riportanti la data del tragico evento del 14 maggio del 1943, insieme al nome e alla bandiera dei responsabili, abbiamo voluto portare all’attenzione della cittadinanza questa ricorrenza che troppe volte è stata oggetto di un intenzionale oblio volto persino ad omettere gli autori dell’attacco. Non ci si deve stupire pertanto se al giorno d’oggi alcuni nostri concittadini credono che siano stati i tedeschi a radere al suolo la città e, al tempo stesso, considerano un fatto normale erigere un monumento alle truppe americane. Vogliamo credere che le persone che si sono indignale per la rimozione della statua posizionata fino all’anno scorso alla marina e intitolata “il bacio del mare” o anche “la resa incondizionata”, ignorassero il reale valore simbolico che essa assume di fronte alle oltre mille vittime e alla distruzione quasi totale dell’architettura storica di Civitavecchia.
Non deve essere certo un caso, a nostro avviso, che mentre il monumento alle vittime del bombardamento, situato dietro la Cattedrale, è stato trasformato in un parcheggio e giace in una condizione di semi-abbandono, le autorità abbiano scelto negli anni scorsi come luogo della commemorazione le rovine a cielo aperto di un palazzo situato in via Trieste che peraltro, foto alla mano, non è neanche crollato sotto i bombardamenti ma più tardi. Amara e comica coincidenza che, dietro il falso amore per questa Città, mostra in realtà il vero volto di chi si muove solo per biechi interessi di passerella.
 
Azione Punto Zero