ARTE SOSTANZIALE | Roberto De Lorenzo Meo


Il compito di un’opera d’arte, pur nascendo come l’espressione viva e privilegiata nell’interiorità dell’artista, è quello di parlare al mondo come una vera forza sociale applicando il processo di partecipazione e comunione tra le persone. Ne consegue che l’artista, per svolgere al meglio il suo ruolo, dovrà spersonalizzarsi per entrare in un’esperienza mistica in modo tale da sentirsi vero strumento di quella voce univesale che rimanda all’assoluto. Quand’anche voglia interpretare il reale per riprodurlo in un modo più simbolico e sfuggente, quindi in forme diverse della bellezza classica, l’artista prosegue in qualche modo l’opera creatrice di Dio che ha plasmato il mondo, sebbene l’uomo non possa creare bensì solo produrre.

Nell’arte contemporanea lo spettacolo dell’inatteso ha soppiantato quello della bellezza, inoltre il progresso dell’esibizionismo è troppo spesso legato alla necessità del mercato con le sue pratiche concorrenziali, ogni tipo di installazioni inerti e sovversive riempiono sistematicamente lo spazio delle gallerie e dei musei. Arte supervalutata, sempre piu spesso inserita in lussuosi cataloghi solo per la sua originalità e per il solo motivo di essere inusuale o trasgressiva, e non importa che sia volgare, puerile o un’improvvisata sperimentazione di cattivo gusto. Così nei musei, pubblici e privati di tutto il mondo, sono finite anche tazze del cesso ( come il celebre urinatoio di Duchamp), sono finite uova sode e scatole contenenti…” merda d’artista”… come quelle di Manzoni o le celeberrime tele tagliuzzate di Fontana, sono finiti i sfarzosi sacchi ammuffiti e sbrindellati del Burri.

E’ vero che non si può proibire a chi ama gli escrementi con le loro forme di evacuazione e conservazione di godere dell’arte che si voglia ma credo che spesso dentro a questi fenomeni possa nascondersi solo esibizionismo, inganno, trasgressione, allucinazione, fantasie maniacali, feticismi, assenza di valori e si sarebbe potuto aggiungere anti-accademismo, ma ormai molti critici e docenti accolgono il kitsch nel campo dell’arte proprio come genialità sregolata. Pablo Picasso rivelò di essersi arricchito anche spacciando per bello ogni schiribizzo che gli passava per la testa.

Le nuove tendenze, evitando di rinchiudersi nel passato, si aprono al progresso in una degenerata idolatria del nuovo e nella dissacrazione dell’antico. I geni dell’arte educati nella tradizione hanno saputo guardare avanti, adottando nuovi stili e creando nuovi contenuti facendo si che però il passato non fosse svanito nel nulla, ma inglobato nel presente sia sopravvissuto senza essere semplicemente sostituito.

In una fase storica come la nostra dove, nella fluidità anarcoide del relativismo progressista, prevarica la materia sullo spirito e le sensazioni sulla ragione, l’obiettivo è quello di reagire, di opporsi e di non adeguarsi, ripristinando regole e ridefinendo giudizi. Nella situazione attuale bisogna riconsiderare la tradizione, osservare le sue forme e i suoi contenuti e vedere quanto sia in grado di parlarci. Diventa opportuno applicare una vera ARTE SOSTANZIALE, che nella piena libertà di inventare cose nuove affondi le radici nella tradizione senza divenire il risultato meccanico della storia. Per far si che avvenga questo è fondamentale riappropriarsi del concetto di bellezza, una bellezza che deve essere assaporata soprattutto nel contenuto di un opera, ma anche nella sua estetica, intesa come perfezione armonica e solare di forme e proporzioni, pur considerando che un concetto di bellezza a volte implica un processo razionale e un’approfondita conoscenza affinchè la sensibilità acquisita possa creare i presupposti per veicolare la propria percezione verso una chiara e meditata contemplazione. Nella società della globalizzazione dove l’appellativo di arte si può attribuire al tutto e al nulla, una preponderante offesa al pudore pretende di essere chiamata arte illuminando la visione dell’osservatore attraverso i canali video in una fatale distrazione.

Balletti di procaci ancheggiatrici lap-danciste, calendari erotici, film pornografici o volgari pitture e sculture di genitali ne fanno un uso scorretto, esasperato, surreale, psicopatologico e falsificante dell’erotismo.

Mentre un espressione artistica Sostanziale tenderebbe ad innalzare il corpo, il nudo, il piacere, il sesso, solo in un contesto morale arricchente, cosi’ che la sua carica seduttiva non comprometta i valori morali. L’eros, lungi dall’essere una concupiscenza, liberato dalle sue ossessioni e’ una rifioritura dello spirito.

Senza mistica l’eros si deteriora in morbosita’ sessuale ed ecco che impudiche esibizioni della sessualita’ e del corpo sono contrabbandate sotto la forma di arte.

Oggi tutto questo per molti puo’ essere una follia se si considera che nei programmi televisivi la fanno da padrone in qualita’ di opinionisti transessuali, scambisti, sado-masochisti, porno-star e traditori libertini inneggiando, alla normalita’ delle loro scelte, ma se l’arte è figlia del suo tempo deve essere madre di un tempo migliore e la celeberrima frase di Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo” deve essere la struttura portante di una serena consapevolezza.

L’uomo non deve identificarsi troppo in quello che è, ma nella prospettiva futura di un essere migliore, percio’ l’artista, lungi dall’innalzare un monumento al proprio tempo, deve rinunciare a quell’egocentrismo, il quale non farebbe altro che isterilire il suo spirito, e diventare un artista militante, cioe’ un artista che subordini la propria individualita’ all’opera collettiva, per servire un idea morale che abbia una funzione educatrice nel suo tempo.

In questo modo l’artista libera l’arte dagli elementi soggettivi e arbitrari di cui si nutre la borghesia materialista moderna, che nel gusto del bizzarro e dell’eclettico, ignora lo stile, il realismo, la tradizione e difende il brutto spacciandolo per bello ed originale.

L’unico brutto ammesso nell’arte deve essere una bella rappresentazione del brutto in cui questo brutto viene trasformato, trasfigurato, sublimato e redento; quindi accettato.

Ora il male che l’uomo può esprimere nell’arte deve essere qualcosa che sia riconosciuto come tale e che comporti inevitabilmente la sua condanna, cosi’ chè anche ciò che in natura ci potrebbe far provare ribrezzo, nelle riproduzioni artistiche sarebbe tutto contemplato e rivissuto sullo sfondo della bellezza.

L’elemento fondamentale per il raggiungimento di tali obbiettivi è quel meraviglioso strumento chiamato capacità di discernimento, una particolare illuminazione che permette di giudicare la rettitudine delle opere, per meglio districarsi nella giungla delle contraddizioni generate dal caos.

Il discernimento non è una capacità naturale ma la capacità donata dallo spirito che educa il cuore, dandogli quella particolare sensibilità, che la carne per la sua debolezza non possiede.

Occorre quindi uscire dalla prigionia della carne per entrare nella verità della vita secondo lo spirito.

Il Sacro domina tutta la vita umana nei suoi vari aspetti, si pensi alla sacralità dell’amore, della libertà, della coscienza e così alla sacralità dell’arte non a caso i grandi artisti sono chiamati Divi cioè l’abbreviazione di Divini, il grave rischio è di cadere nella mitologia laica del quale Dostoevskij scrive dicendo che chiunque rigetta Dio si inginocchia davanti agli idoli di questo mondo, infatti gli atei non esistono. Se l’uomo si svincola da una potenza divina cade sotto il dominio di altre potenze.

In ultima analisi ritengo importante ricordare come il filosofo Giovanni Gentile ripetè la giusta tripartizione di Hegel secondo cui l’arte, la religione e la filosofia sono i tre modi fondamentali con i quali lo spirito comprende se stesso.

E’ un trinomio inscindibile che fonda le basi nella nostra interiorità.

 a cura di Roberto De Lorenzo (Pittore e Iconografo)

Castello di Santa Severa – Sabato 6 Agosto | IL RITORNO DALL’ESILIO: LA DIPLOMAZIA CULTURALE ITALIANA PER IL RECUPERO DEI TESORI TRAFUGATI”


Sabato 6 agosto alle ore 21.15 avrà luogo un nuovo appuntamento del noto ciclo di conferenze estive “Cose, Uomini e Paesaggi del Mondo Antico”, giunto alla sua quindicesima edizione, organizzato dal Direttore del Museo Civico di Santa Marinella Dott. Flavio Enei, in collaborazione con i volontari per i beni culturali del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite e la nuova società di gestione dei servizi museali Coopculture. 
Questa volta si parlerà dei grandi tesori italiani trafugati e recuperati all’estero dopo anni di ricerche e trattative curate dall’Italia. Storie di tombaroli e trafficanti d’arte senza scrupoli che hanno distrutto e disperso il nostro patrimonio storico-archeologico per fortuna ora in parte recuperato. Il Dott. Stefano Alessandrini, consulente dell’Avvocatura di Stato, presenterà “Il ritorno dall’esilio: la diplomazia culturale italiana per il recupero dei tesori trafugati”.

Quando la CIA e i Rockefeller inventarono l’arte contemporanea | Gianluca Marletta


Modern art was CIA “weapon” (L’Arte Moderna è stata un’arma della CIA). Anche i giornali britannici e americani, oramai, lo affermano senza mezzi termini. I fondi per “sponsorizzare” artisti come Pollock e istituzioni come il MOMA vennero dai servizi segreti e dalla Fondazione Rockefeller. Lo scopo dichiarato? Vincere la “guerra fredda” anche sul piano dell’estetica e …manipolare il gusto delle masse!
Da E.Perucchietti/G.Marletta, La fabbrica della manipolazione, Ed. Arianna, pp. 131-134: “L’arte si è spesso “accompagnata” alla moda. Andy Warhol ha reso celebre la modella e poi sua attrice feticcio Edie Sedwick, l’icona degli anni ’60, consumata dall’anoressia nervosa che si spense a soli 28 anni per un’overdose di barbiturici.Figura dominante all’interno della Pop Art, Warhol ha capeggiato la sperimentazione di una nuova forma di avanguardia “democratica”, tramite i mezzi di comunicazione di quegli anni, musica, cinema e pubblicità.

Warhol rappresentò anche la figura di riferimento per giovani artisti, quali Jean-Michel Basquiat, che aiutò a sfondare nel mondo dell’arte quale rappresentante emergente del graffitismo. Basquiat, definito il “James Dean dell’arte”, e il più noto Keith Haring sarebbero morti però giovanissimi, il primo per overdose di eroina e il secondo di AIDS.

La Pop Art e il graffitismo ereditavano l’entusiasmo degli anni precedenti per l’astrattismo, di cui Jackson Pollock e Mark Rothko sono stati alcuni tra i maggiori rappresentanti americani. Le implicazioni filosofiche e psicologiche dell’astrattismo, l’estetica primitivistica interpretabile come rappresentazione dell’inconscio avevano convogliato l’attenzione degli appassionati di arte verso questo nuovo genere. I paralleli con l’arte dei nativi americani e con la psichedelia non potevano che continuare a trovare largo consenso negli anni del flower power.

Fece decisamente scalpore, nell’ormai lontano 1995, un articolo pubblicato dal quotidiano britannico «The Independent», in cui per la prima volta veniva pubblicamente riconosciuto il contributo avuto dalla CIA nella promozione dell’arte moderna (soprattutto nelle sue forme più estreme di astrattismo). L’articolo, dal significativo titolo Modern art was CIA “weapon”[1] (L’Arte Moderna è stata un’arma della CIA), mette nero su bianco quello che, per decenni, sembrava essere solo un’illazione che circolava negli ambienti artistici.

La vicenda, a tratti davvero sconcertante, merita di essere ricostruita nelle sue fasi salienti.

Scrive «The Indipendent»: «Per decenni nei circoli d’arte era stata considerata una voce o uno scherzo, ma ora arriva la conferma. La Central Intelligence Agency ha utilizzato arte moderna americana – comprese le opere di artisti come Jackson Pollock, Robert Motherwell, Willem de Kooning e Mark Rothko – come arma nella guerra fredda. Alla maniera di un principe del Rinascimento – tranne che per il fatto di aver agito in segreto – la CIA ha favorito e promosso l’arte astratta americana e la pittura espressionista in tutto il mondo per più di 20 anni».

Il sostegno sarebbe arrivato attraverso una serie di “finanziamenti occulti” alla rivista artistica «Encounter», al circolo Congress for Cultural Freedom e soprattutto attraverso l’organizzazione di enormi mostre d’arte itineranti fra Europa e Stati Uniti, come “The New American Painting” (che tra 1958 e 1959 espone in quasi tutte le grandi città europee), “Modern Art in United States of America” (1955) e “Masterpieses of XX Century” (1952). I fondi sarebbero venuti in gran parte dalla persona di Nelson Rockefeller, direttore del M.O.M.A (Museum of Modern Art di New York, anch’esso fondato dai Rockefeller). Il M.O.M.A. dei Rockefeller, peraltro, sarebbe stato fin da subito un vero e proprio “feudo della CIA”, secondo le rivelazioni contenute nell’articolo dell’«Independent»:

«Il museo è stato anche legato alla CIA attraverso molti canali. William Paley, il presidente di CBS e uno dei padri fondatori della CIA, sedette fra i membri responsabili del programma internazionale del museo. John Hay Whitney, che aveva servito in guerra tra le file dell’agenzia, l’OSS, è stato suo presidente. E Tom Braden, primo capo della Divisione Organizzazioni Internazionale della CIA, è stato segretario esecutivo del museo nel 1949».

Proprio da Tom Braden sono arrivate le “rivelazioni” pubblicate dall’«Independent». Secondo tale versione, peraltro, gli artisti supportati da questa imponente “macchina da guerra” erano (e sarebbero dovuti rimanere) del tutto all’oscuro di tali manovre, anche perché il mondo dell’arte moderna americana era spesso costituito da filo-comunisti e personaggi “anti-sistema” che avrebbero gradito poco una collaborazione diretta coi servizi segreti. Con essi, pertanto, la CIA avrebbe mantenuto una particolare strategia detta del “guinzaglio lungo”, controllando e promuovendo l’opera di questi autori ma …senza palesare in alcun modo la sua presenza.

Ma per quale motivo la CIA e i Poteri Forti avrebbero impiegato soldi e tempo per foraggiare l’arte moderna? La spiegazione “ufficiale” è che nell’astrattismo si sarebbe visto un contraltare al “rigore” formale del realismo sovietico di quegli anni: si sarebbe, quindi, voluto dimostrare al mondo “l’apertura” e la “larghezza di vedute” della civiltà americana, rispetto al formalismo dell’arte russa.

E tuttavia, questo tipo di spiegazione non appare del tutto soddisfacente, specie considerando che, negli stessi anni, la CIA e i poteri ad essa collegati erano contemporaneamente impegnati in altre forme di “mecenatismo culturale”, finanziando e supportando altrettanto occultamente il nascente movimento femminista, la cultura dell’LSD, la rivoluzione sessuale e, qualche decennio dopo, l’Ideologia Gender.

Più che la Russia e o paesi del blocco orientale, in effetti, la ricaduta di questa ennesima “rivoluzione culturale controllata” sembra aver riguardato essenzialmente le società occidentali, il cui gusto estetico verrà totalmente trasformato nel giro di pochi anni. Basti pensare, ad esempio, che ancora negli anni ’50, il presidente americano Truman in visita ad una mostra d’arte moderna poteva esclamare sconcertato la famosa frase: «Se questa è arte, io sono un ottentotto!».

Gianluca Marletta

E42 | AR Frammenti d’Arte

Uno spunto interessante, per conoscere e suscitare la curiosità sull’E42

  
La costruzione dell’E42 fu promossa da Mussolini alla fine degli anni ’30 per ospitare l’Esposizione Universale Romana, Eur. Il progetto coinvolse alcuni tra i migliori architetti e artisti italiani dell’epoca, da Marcello Piacentini a Gino Severini. Gli edifici ancora oggi sono rimasti intatti nella struttura, nelle decorazioni e negli arredi, che lo storico dell’arte Costantino D’Orazio ci fa scoprire entrando anche nelle stanze più segrete.
http://www.rainews.it/dl/rainews/media/ContentItem-843775b2-533c-40e1-bd82-819d416e81e3.html
13 FEBBRAIO 2016

Arte sostanziale, una prospettiva tradizionale

Il compito di un’opera d’arte, pur nascendo come l’espressione viva e privilegiata nell’interiorità dell’artista, è quello di parlare al mondo come una vera forza sociale applicando il processo di partecipazione e comunione tra le persone. Ne consegue che l’artista, per svolgere al meglio il suo ruolo, dovrà, (al contrario di una concezione specificatamente “modernista”) spersonalizzarsi per entrare in un’esperienza mistica in modo tale da sentirsi vero strumento di quella voce univesale che rimanda all’assoluto. Quand’anche voglia interpretare il reale per riprodurlo in un modo più simbolico e sfuggente, quindi in forme diverse della bellezza classica, l’artista prosegue in qualche modo l’opera creatrice di Dio che ha plasmato il mondo,  sebbene l’uomo non possa creare bensì solo produrre. Nell’arte contemporanea lo spettacolo dell’inatteso ha soppiantato quello della bellezza, inoltre il progresso dell’esibizionismo è troppo spesso legato alla necessità del mercato con le sue pratiche concorrenziali, ogni tipo di installazioni inerti e sovversive riempiono sistematicamente lo spazio delle gallerie e dei musei. Arte supervalutata, sempre piu spesso inserita in lussuosi cataloghi solo per la sua originalità e per il solo motivo di essere inusuale o trasgressiva, e non importa che sia volgare, puerile o un’improvvisata sperimentazione di cattivo gusto. Così nei musei, pubblici e privati di tutto il mondo, sono finite anche tazze del cesso ( come il celebre urinatoio di Duchamp),  sono finite uova sode e scatole contenenti…” merda d’artista”… come quelle di Manzoni o le celeberrime tele tagliuzzate di Fontana, sono finiti i sfarzosi sacchi ammuffiti e sbrindellati del Burri. E’ vero che non si può proibire a chi ama gli escrementi con le loro forme di evacuazione e conservazione di godere dell’arte che si voglia ma credo che spesso dentro a questi fenomeni possa nascondersi solo esibizionismo, inganno, trasgressione, allucinazione, fantasie maniacali, feticismi, assenza di valori e si sarebbe potuto aggiungere anti-accademismo,  ma ormai molti critici e docenti accolgono il kitsch nel campo dell’arte proprio come genialità sregolata. Pablo Picasso rivelò di essersi arricchito anche spacciando per bello ogni schiribizzo che gli passava per la testa. Le nuove tendenze, evitando di rinchiudersi nel passato, si aprono al progresso in una degenerata idolatria del nuovo e nella dissacrazione dell’antico. I geni dell’arte educati nella tradizione hanno saputo guardare avanti, adottando nuovi stili e creando nuovi contenuti facendo si che però il passato non fosse svanito nel nulla, ma inglobato nel presente sia sopravvissuto senza essere semplicemente sostituito. In una fase storica come la nostra dove, nella fluidità anarcoide del relativismo progressista, prevarica la materia sullo spirito e le sensazioni sulla ragione, l’obiettivo è quello di reagire, di opporsi e di non adeguarsi, ripristinando regole e ridefinendo giudizi. Nella situazione attuale bisogna riconsiderare la tradizione, osservare le sue forme e i suoi contenuti e vedere quanto sia in grado di parlarci. Diventa opportuno applicare una vera ARTE SOSTANZIALE, che nella piena libertà di inventare cose nuove affondi le radici nella Tradizione senza divenire il risultato meccanico della storia. Per far si che avvenga questo è fondamentale riappropriarsi del concetto di bellezza, una bellezza che deve essere assaporata soprattutto nel contenuto di un opera, ma anche nella sua estetica, intesa come perfezione armonica e solare di forme e proporzioni, pur considerando che un concetto di bellezza a volte implica un processo razionale e un’approfondita conoscenza affinchè la sensibilità acquisita possa creare i presupposti per veicolare la propria percezione verso una chiara e meditata contemplazione. Nella società della globalizzazione dove l’appellativo di arte si può attribuire al tutto e al nulla, una preponderante offesa al pudore pretende di essere chiamata arte illuminando la visione dell’osservatore attraverso i canali video in una fatale distrazione. Balletti di procaci ancheggiatrici lap-danciste, calendari erotici,  film pornografici o volgari pitture e sculture di genitali ne fanno un uso scorretto, esasperato, surreale, psicopatologico e falsificante dell’erotismo. Mentre un espressione artistica Sostanziale tenderebbe ad innalzare il corpo, il nudo, il piacere, il sesso, solo in un contesto morale arricchente, cosi’ che la sua carica seduttiva non comprometta i valori morali. L’eros, lungi dall’essere una concupiscenza, liberato dalle sue ossessioni e’ una rifioritura dello spirito. Senza mistica l’eros si deteriora in morbosita’ sessuale ed ecco che impudiche esibizioni della sessualita’ e del corpo sono contrabbandate sotto la forma di arte. Oggi tutto questo per molti puo’ essere una follia se si considera che nei programmi televisivi la fanno da padrone in qualita’ di opinionisti  transessuali, scambisti, sado-masochisti, porno-star e traditori libertini inneggiando, alla normalita’ delle loro scelte, ma se “l’arte è figlia del suo tempo”,  deve essere madre di un tempo migliore e la celeberrima frase di Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo” deve essere la struttura portante di una serena consapevolezza. L’uomo non deve identificarsi troppo in quello che è, ma nella prospettiva futura di un essere migliore, percio’ l’artista, lungi dall’innalzare un monumento al proprio tempo, deve rinunciare a quell’egocentrismo, il quale non farebbe altro che isterilire il suo spirito, e diventare un artista militante, cioe’ un artista che subordini la propria individualita’ all’opera collettiva, per servire un idea morale che abbia una funzione educatrice nel suo tempo. In questo modo l’artista libera l’arte dagli elementi soggettivi e arbitrari di cui si nutre la borghesia materialista moderna, che nel gusto del bizzarro e dell’eclettico, ignora lo stile, il realismo, la tradizione e difende il brutto spacciandolo per bello ed originale. L’unico brutto ammesso nell’arte deve essere una bella rappresentazione del brutto in cui questo brutto viene trasformato, trasfigurato, sublimato e redento; quindi accettato. Ora il male che l’uomo può esprimere nell’arte deve essere qualcosa che sia riconosciuto come tale e che comporti inevitabilmente la sua condanna, cosi’ chè anche ciò che in natura ci potrebbe far provare ribrezzo, nelle riproduzioni artistiche sarebbe tutto contemplato e rivissuto sullo sfondo della bellezza. L’elemento fondamentale per il raggiungimento di tali obbiettivi è quel meraviglioso strumento chiamato capacità di discernimento, una particolare illuminazione che permette di giudicare la rettitudine delle opere, per meglio districarsi nella giungla delle contraddizioni generate dal caos. Il discernimento non è una capacità naturale ma la capacità donata dallo spirito che educa il cuore, dandogli quella particolare sensibilità, che la carne per la sua debolezza non possiede. Occorre quindi uscire dalla prigionia della carne per entrare nella verità della vita secondo lo Spirito. Il Sacro domina tutta la vita umana nei suoi vari aspetti, si pensi alla sacralità dell’amore, della libertà, della coscienza e così alla sacralità dell’arte non a caso i grandi artisti sono chiamati Divi cioè l’abbreviazione di Divini, il grave rischio è di cadere nella mitologia laica del quale Dostoevskij scrive dicendo che chiunque rigetta Dio si inginocchia davanti agli idoli di questo mondo, infatti gli atei non esistono. Se l’uomo si svincola da una potenza divina cade sotto il dominio di altre potenze. In ultima analisi ritengo importante ricordare come il filosofo Giovanni Gentile ripetè la giusta tripartizione di Hegel secondo cui l’arte, la religione e la filosofia sono i tre modi fondamentali con i quali lo spirito comprende se stesso. E’ un trinomio inscindibile che fonda le basi nella nostra interiorità.

 Roberto De Lorenzo Meo

Il Prof. Pranzetti protagonista assoluto al XXII PREMIO NAZIONALE DI POESIA, “SANTA TERESA” 2015 di Rosignano Solvay

Santa Marinella, spesso, balza alle cronache nazionali per notizie non molto simpatiche. Questa volta abbiamo invece l’onore di essere tra i primi a comunicare la notizia che un nostro stimato cittadino, amante ed eccellente interprete delle arti, nonché fine poeta ha conquistato il Primo premio nell’ambito del XXII PREMIO NAZIONALE DI POESIA, “SANTA TERESA” 2015, Rosignano Solvay – Li.

Il Prof. Luciano Pranzetti, questo il nome dell’insuperato ambasciatore delle liriche vittoriose, porta dunque di nuovo sul trono il nome di Santa Marinella. Quest’ultima a dire il vero, si rivela scostante è un po sonnacchiosa nel riconoscergli quel ruolo di timoniere della cultura in cui tanti sperano di vederlo nel futuro. Per coloro che sono interessati, ricordiamo che la cerimonia di premiazione si terrà il 26 settembre h. 16,00 presso il teatro parrocchiale della chiesa di Santa Teresa a Rosignano Solvay (Li).

Adesso silenzio, entriamo nell’atmosfera del componimento …..

 

IL TUO ROSARIO, O MADRE

 

Pende, dal Crocifisso fitto al muro,

sopra il mio letto, o madre, il tuo rosario,

a te compagno tacito e sicuro

nell’ascesa al Calvario.

 

Non v’ha decina alcuna che sia intera,

ché lo scorrer dei grani fra le dita

le consumò, tu, assidua alla preghiera

com’eri nella vita.

 

Nel corso inesorabile degli anni,

cadder le perle come lievi rose,

tra caste gioie e amaricanti affanni

che a te il Signor dispose.

 

Ricordi? Inerme ostaggio alla narcosi,

nel letto d’ospedale, mi vegliavi,

e, in silenzio, i misteri dolorosi

assorta contemplavi;

 

o quando, in quel lontan tredici maggio,

un sabato di sol pomeridiano,

al termine giungesti del tuo viaggio

col tuo rosario in mano.

 

Talor, sai? quando a notte il sonno è assente,

parmi sentir vagare un bisbiglío,

e un litaniar come alito fluente

fatto d’accento pio.

 

Ė la tua voce, o madre, che permane

qual melodioso cadenzare e lento,

tra i grani stinti. E allor, nell’ombre vane

sorrido e m’addormento

 

Pende, dal Crocifisso fitto al muro,

sopra il mio letto, o madre, il tuo rosario,

a me compagno tacito e sicuro

nell’ascesa al Calvario.

 

 Prof. Luciano Pranzetti

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Eden, un dipinto …..

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I disastri ecologici provocati dallo spadroneggiamento dell’ uomo sulla terra, attraverso l’uso sconsiderato della liberta’, hanno sfigurato il volto alla bellezza del Creato.

Solo avendo gli occhi spirituali aperti, dopo aver superato la mondana mescolanza tra i fantasmi della fantasticheria, possiamo assaporare la dolce nostalgia di quell’antico EDEN che ci apparteneva, dove tutto e’ bello, buono e perfetto, dove le nuvole ondeggianti si formano tra correnti d’aria di varia direzione, avvolgendo le alte vette del Divin Spirito……… da cui deriva ogni Bellezza.

Roberto De Lorenzo Meo