Ancora su Katyn | La vicenda della strage narrata da una pellicola di Andrzej Wajda, Cristina Di Giorgi

La storia familiare di Andrzej Wajda, noto ed apprezzato regista polacco, è segnata da quel che accadde nella foresta attorno a Smolensk. Suo padre fu infatti una delle vittime del massacro di Katyn. Che, anche per onorare la memoria del genitore, Wajda ha deciso di raccontare in un film omonimo, uscito nel 2007.

Una pellicola, la sua, drammaticamente efficace nel rappresentare, soprattutto attraverso un abile ritratto psicologico di alcuni familiari dei numerosi ufficiali deportati ed uccisi, un dramma che ha segnato le vite di moltissimi polacchi. Un dramma fatto, nel racconto di Wajda, di lealtà verso il proprio Paese, del quale gli ufficiali costituiscono forse l’unica speranza di rinascita, di attesa, di paura, di sofferenza, di orgoglio per le proprie radici. E di tanta brutalità, sia materiale (le scene della strage colpiscono come un pugno in pieno volto) sia morale, con violenze, ricatti e depistaggi per evitare che la verità venga alla luce. Ed alla fine, attraverso il diario di uno dei prigionieri fortunosamente pervenuto alla vedova, si scopre finalmente quel che è davvero accaduto.

Il film, che ha avuto un grande successo in Polonia, ha riscontrato però non pochi problemi quanto alla distribuzione internazionale, ostacolata purtroppo da interventi di tipo “censorio” e politico miranti a limitarne la diffusione. Boicottaggio puro e semplice dunque. Nonostante tutto Wajda ha avuto diversi riconoscimenti per il suo scomodo lavoro di testimonianza e di storia: oltre ad una candidatura all’Oscar, è riuscito infatti a squarciare il velo della follia ideologica. Ed a porre un fiore simbolico sulle tombe dei 22mila morti nella foresta di Katyn.

Cristina Di Giorgi

Articolo precedentemente apparso su Il Giornale d’Italia