(da Heliodromos.it) – Internet, dunque, ci trascina, con un clic della tastiera, in un immenso ambiente virtuale, sviluppato per soddisfare le tendenze dell’uomo contemporaneo; sembrerebbe il ritorno di un’età dell’oro, nel quale l’uomo avrebbe padronanza delle distanze, potendo portarsi da Hong-Kong al Cairo, da Capo Nord alle Ande, comodamente seduto davanti alla consolle di casa. Abbiamo usato i condizionali perché in realtà i viaggi virtuali e le notizie che pervengono da tutto il mondo “in tempo reale”, sono possibili solo se immesse da qualcuno nella rete e se restano funzionali al loro progetto. Così appare logico come tutto ciò che possa pregiudicare la visione globale che i vertici del web vogliono trasmettere, viene sistematicamente ignorato, osteggiato e perfino perseguito. Diamo uno sguardo a questi viaggi virtuali, viaggiando attraverso le frontiere della rete. Ci accorgiamo subito dell’enorme divario esistente tra il significato antico del viaggiare e il moderno senso del viaggio, che predomina nel mondo occidentalizzato.

 Il viaggio: dall’Odissea al Club Mediterraneè
Nell’immaginario dell’uomo il viaggio (1), fin dall’antichità, sì è sempre rivestito di un particolare simbolismo; anzi si può dire che niente, quanto il viaggio, rappresentasse, simultaneamente, un evento eccezionale (2) e denso di pericoli, ma anche una ricerca della propria interiorità, che nelle difficoltà incontrate rivelava la parte più nascosta del proprio Sé. Dalle peripezie di Ulisse nella sua interminabile Odissea (3), ai terribili pericoli dell’Inferno dantesco, dalle incredibili avventure di Marco Polo in Oriente, alla “scoperta delle Americhe”, questi viaggi verso l’ignoto venivano affrontati in vista di un fine molto lontano dalla moderna esigenza di evasione o di fuga da una routine di noia. Ancora nei tempi moderni, un Manzoni, ci descrive nel ‘600, la fuga notturna dei Promessi Sposi, attraverso il lago di Lecco – quello che oggigiorno sarebbe un semplice attraversamento di provincia – come un’emigrazione verso un mondo nuovo e sconosciuto. Si comprende facilmente, dunque, la diversità che sussiste tra gli spostamenti nel mondo tradizionale e gli itinerari del mondo moderno.D’altronde senza una motivazione del tutto particolare, veniva meno lo scopo del viaggio. A nessun uomo con la testa sulle spalle sarebbe mai venuto in mente di mettere in gioco la propria vita per puro divertimento; per la civiltà contadina, l’unica “distrazione” era rappresentata dai mercati agrari, e trasferirsi da un centro a un altro, anche limitrofo, costituì fino alla rivoluzione francese, un vero e proprio sradicamento. I semi dissolutori della falsa libertà, sparsi dal 1789, per tutta Europa, modificarono il senso di appartenenza radicato fino ad allora nelle popolazioni e sferrarono il primo attacco all’unità del nucleo familiare.Fu comunque un inglese, l’inventore del moderno turismo (4), favorito dalla rapida industrializzazione del XX secolo, che causò l’abbandono dei tradizionali mezzi di locomozione, a favore di veicoli motorizzati; infine, la diffusione dei voli aerei portò a un’accelerazione tale degli spostamenti, da permettere a chiunque di raggiungere i luoghi più lontani in tempi molto rapidi. Il moderno concetto di vacanza, sviluppato già tra le due guerre, subisce un’impennata a partire dal 1969, dopo il concerto di Woodstock. La contestazione irrompe travolgendo i residui borghesi. Si spezzano le improvvisamente ‘logore’ catene dell’unità familiare, per conoscere i nuovi orizzonti (5). La riscoperta dell’Oriente, i viaggi in paesi remoti, il boom dell’archeologia, come pure i movimenti new age che nascono da tali contatti, rispondono nient’altro che a bisogni di evasione dove si sperimenta l’illusione della libertà, sapientemente influenzata e pilotata dai manipolatori di coscienze. Nascono i Club Mediterraneè che offrono quello che diverrà il prototipo di vacanza democratica del tutto compreso come lo conosciamo ai nostri giorni, accessibile a chiunque purché in grado di pagare; il viaggiatore scompare, nasce il turista.In Occidente aprono ovunque agenzie di viaggio, con il compito di cavalcare l’imponente flusso turistico e “orientarne” le esigenze, i gusti e persino le tendenze; un colossale mercato del “tempo libero”. 

Il Caos: la dissoluzione nel godimento
Adesso per ricongiungerci con l’oggetto del nostro interesse, concludiamo con una particolare forma di viaggio, che ha molti punti di contatto con l’informatica. Ci riferiamo al trip (6), che provoca l’allontanamento dallo stato di coscienza ordinaria e trasporta il soggetto in un mondo irreale, senza alcun carattere di oggettività. Abolizione della razionalità, irrealtà delle sensazioni e, soprattutto, passività del soggetto, sono le basi che accomunano le due forme di esperienza.In questo mondo virtuale, il cui accesso avviene navigando nella rete, si annullano frontiere di spazio e di tempo e si partecipa a una coscienza cosmica indeterminata, nella quale viene distorta qualsiasi prospettiva storica e sociale, e più di ogni altra cosa, vengono demolite le ultime garanzie di solidità. Siamo ormai giunti alle frontiere di Cyberia (7), il villaggio globale del XXI secolo, che vive all’insegna totale del Caos. Il Chaos è la filosofia trainante del villaggio globale, dal cui contesto è bandito ogni tentativo di ordinare o arginare lo scatenamento delle forze elementari e sub personali dell’essere; questo, per permettere la dissoluzione nel puro godimento.

T.A.Z. e Nomadismo psichico
Peter Lamborn Wilson, New York 1945, filosofo anarchico meglio conosciuto come Hakim Bey, ha introdotto il concetto di  T.A.Z. – Zone di Autonomia Temporanea – con il pretesto di aiutare i giovani a eludere il controllo sociale. Tra i suoi principi colpiscono. «…la sostituzione del concetto di banda a quello di famiglia, una lotta per il diritto alla festa di una società anarchica dove non esistono le autorità e il concetto di nomadismo psichico per cui, anche a livello interiore, un posto vale l’altro…» (8). Scopriamo così che una caratteristica del viaggio virtuale è proprio l’irrilevanza di una meta. In fondo, nessun luogo è più importante di un altro, essenziale è muoversi continuamente, motivo per cui l’esplorazione diviene solo il pretesto per affermare il proprio egocentrismo.

Ciò equivale alla promessa di un Paradiso artificiale attraverso l’Utopia digitale, simile al Paese di Cuccagna; un mondo nel quale «la realtà virtuale è la risposta della scienza alle antiche arti magiche…» (9). Questi veleni, recepiti purtroppo dalle ultime generazioni, sono ulteriori crepe tendenti a scardinare i residui di un tessuto sociale basato sulla famiglia, e su ciò che rimane delle proprie radici culturali. Un mondo nel quale diventa quasi impossibile trovare alcun riferimento superiore, che compensi la dilagante inconsistenza interiore dell’uomo.

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1) Dal latino antico viaticum “provvista per il viaggio” che si è poi trasformato attraverso il provenzale antico viatge e il francese antico veiage. (cfr. Devoto Oli)
2) In particolari occasioni, tale termine assume un significato unico. La nascita rappresenta il primo viaggio, ovvero l’apparire dell’essere sul piano della manifestazione, la morte prepara all’ultimo viaggio, a conclusione della propria esistenza terrena.
3) Il mito stesso di Ulisse simboleggia l’ambivalente dualità dell’essere. L’interminabile viaggio che Egli deve compiere rappresenta un cammino di purificazione dell’Eroe, che è costretto a misurarsi con misteriose forze e pericoli terrificanti, risvegliate dalla sua insaziabile sete di conoscenza o, se vogliamo rifarci a Castaneda, richiamate dal suo implacabile “intento”, che nulla vuole tralasciare e di tutte le esperienze vuole essere par-tecipe. Uomo che conosce e brucia le sue radici terrene e, solo giunto a tanto, è considerato dagli Dei degno del ritorno in patria e pronto a sostenere la prova finale.
4) Thomas Cook, che organizzò nel 1841 il primo viaggio da Leicester a Loughborough, al quale aderirono più di 500 partecipanti. Dal successo di questa iniziativa, creò ben presto un’agenzia turistica la Thomas Cook & Son che aprì uffici in tutta Europa e dopo alcuni anni in tutto il mondo.
5) Il travaglio interiore nel quale furono gettati milioni di giovani, è magistralmente espresso in un racconto di Renato Annibali, “I Petali Secchi” tratto dal romanzo: Racconti dell’«anarchico di destra», R. Annibali – Edizioni “Il Cinabro”, Catania 1997.
6) Termine entrato nel gergo comune per indicare il viaggio psichedelico. Provocato da ingestione di sostanze allucinogene del tipo peyote, LSD o mescalina che, originariamente erano assunte sotto la guida di uno sciamano nelle cerimonie sacre a scopo di conoscenza. Vengono diffuse massivamente negli USA e in Europa dai giovani di ritorno da Woodstock e costituiscono il grimaldello che apre la porta alle droghe.
7) Stefano Salzani, art. Gli avamposti del Caos – Note sulle avanguardie del villaggio globale. Pubblicato su Cristianità, n. 252-253 aprile-maggio 1996.
8) Hackim Bey, T.A.Z. Zone Temporaneamente autonome, trad. it. Shake Edizioni Underground, Milano 1993, p. 19.
9) Dick Pountain, Provision: the Packaging of Virtual Reality, in Byte, vol. 16, n. 10, ottobre 1991, p. 53.