Aborto live su Tik Tok | IL TEMPO (PER QUESTA SOCIETA’) È SCADUTO

Scorrere le home page dei social è un’attività sempre più simile ad una passeggiata nella giungla e, se svolta senza i giusti strumenti, può diventare fatale per la propria anima e il proprio spirito.

In questi giorni, però, ci è capitato sotto gli occhi qualcosa che neanche anni di allenamento mentale ai più crudi orrori ci hanno preparato a vedere: il video di un aborto, postato con leggerezza e spensieratezza su Tik Tok, l’ultima trovata in fatto di social media che permette, appunto, di postare brevi video di contenuto variegato. Anche video in diretta di un aborto a quanto pare.

Tutto ciò è difficile da credere, da concepire e da accettare in primis per chi scrive, ma vi assicuriamo che anche questo limite della decenza è stato sdoganato e non è dunque possibile restare in silenzio, perché il silenzio in certi casi è una dimostrazione di colpevolissima complicità. Dunque, armandoci di coraggio e lucidità, analizzeremo i fatti.

La ragazza protagonista del video è una 16enne americana, la quale è già al suo secondo aborto. Così ha deciso di chiamare il suo simpatico video nel quale mostra il momento in cui toglie la vita a suo figlio: abortion time take 2. Il video è girato dalla sua amica che, prima, la riprende mentre allo specchio mostra un accenno di pancia e, poi, immortala anche il momento in cui la protagonista si trova sul lettino della clinica. Un video di due amiche che si divertono spensierate, con musica goliardica in sottofondo e persino un momento di puro cabaret, in cui si vede la ragazza aprire una busta che dovrebbe contenere il sesso del figlio e invece si legge “it’s a…borted”: è un…aborto. E le ragazze ridono.

Si potrebbe pensare che ogni ulteriore commento sia superfluo, tuttavia se tali video vengono vissuti, girati e postati con facilità, i commenti sono quantomeno doverosi. Qui non si tratta di pro vita versus sostenitrici dello slogan “il corpo è mio e lo gestisco io”, qui si tratta del baratro. Siamo sull’orlo del baratro come esseri umani e come società e i nostri adolescenti sono i primi a lanciarvisi con piroette strabilianti e un sorriso disperato sulle labbra. Quel sorriso finale del video, in cui a colpire sono gli occhi, fatti di uno sguardo vuoto.

Sono tanti i modi in cui i giovani scelgono la morte interiore e materiale: ci sono le droghe, ci sono i videogiochi, le musiche assordanti nei locali affollati, la serie infinita di rapporti occasionali che svuotano corpo e mente, le challenge sempre più pericolose e stupide. E c’è la morte vera e propria, con il suicidio o con l’aborto, appunto. Sopra tutto questo, ad unire tutto questo, c’è il bisogno disperato di mostrare agli altri, passo dopo passo, ciò che si sta facendo. C’è quell’assordante grido d’aiuto dei video postati sui social quasi in diretta, per far vedere, per farsi guardare, per dire “io ci sono”.

Tutto questo è la danza della morte. Ed è morte anche se non lo è fisicamente, perché sopravvivere non è vivere. Esistere non è vivere.

I giovani danzano verso il baratro, verso la fine, trascinando inevitabilmente con sé la nostra società tutta. E allora, se una ragazza di 16 anni ha la possibilità di abortire con la stessa facilità con cui può comprare un telefono nuovo o un vestito alla moda, forse qualche domanda deve porsela chi avrebbe avuto il compito di insegnarle l’importanza della vita. Della sua vita, prima di tutto, del suo corpo, che è un tempio sacro, e poi quella degli altri. Di un figlio mai nato, per esempio. Invece tutto nella nostra società insegna il contrario: insegna una libertà portata agli estremi che è solo una schiavitù ben mascherata; insegna che tutto vale tutto e quindi, in fondo, non vale niente; insegna che mostrare conta molto più che essere; insegna che puoi fare tutto, avere tutto, averlo subito e poi sempre di più, in una costante e asfissiante ricerca del continuo superamento di limiti che si confondono fino a non esistere più. Dove tutto è lecito, per continuare a ribellarsi cosa si deve arrivare a fare? Forse, abortire sui social.

L’ aborto è un omicidio, senza attenuanti. E solo il vuoto di un’anima persa può viverlo con leggerezza, finta e ostentata, forse, speriamo, ma comunque leggerezza.

E allora queste anime dobbiamo farle ritrovare e ritornare a sé stesse, dobbiamo dar loro quel calore che faccia in modo che non vaghino alla disperata ricerca di qualcosa che riempia il vuoto di cui sono fatte. Ciò che questo mondo sembra aver dimenticato, perché a volte avere la memoria corta può servire, è che c’è solo una cosa che possa davvero riempire anima e spirito: il Sacro. Quando il Sacro, in questo caso la sacralità della vita, tornerà ad essere il centro attorno a cui gli individui e le società costruiscono lo scorrere del tempo e delle stagioni della vita, il mondo tornerà ad essere Ordinato e ad avere un senso.

Fino ad allora è una corsa verso il baratro e il tempo per salvarsi è quasi scaduto.

Aura Dei Platani