8 MAGGIO 1945: LA FUCILAZIONE DI KARLSTEIN

A Bad-Reichenhall, una cittadina poco distante da Salisburgo, è presente la testimonianza di una tragica storia troppo poco conosciuta.

Nel maggio 1945, un gruppo di dodici francesi appartenenti alla divisione della Waffen-Grenadier delle SS “Charlemagne”, facenti parte della Legion des Volontaires Francais (volontari arruolatosi a fianco della Wehrmacht nella lotta contro il bolscevismo) e protagonisti della disperata ed estrema difesa di Berlino, furono internati nella caserma degli Alpenjager della piccola località tedesca, dopo essersi consegnati al nemico.

In seguito alla notizia dell’arrivo sul posto di truppe francesi della seconda divisione corazzata comandata dal Leclerc, essi tentarono una rapida fuga, ma vennero sorpresi. Il generale chiese loro il motivo per il quale indossassero una divisa tedesca, pur essendo francesi: in risposta essi gli fecero notare che il rimprovero giungeva da una persona che vestiva la divisa americana. Reputato quest’ultimo fatto come un atteggiamento insolente, essi vennero condannati a morte senza processo.

La terribile esecuzione ebbe luogo l’8 maggio nell’adiacente Karlstein, in una radura, non fu effettuata tutta in volta bensì in gruppi di quattro, di modo che, ad eccezione del primo gruppo, le SS potessero veder morire davanti ai loro occhi i propri Camerati. Tutti rifiutarono di indossare la benda e caddero coraggiosamente gridando “vive la France!”.

I corpi furono sepolti sul posto e quattro anni più tardi, nel 1949, furono riesumati e trasportati al cimitero di Bad Reichenhall, dove ancor oggi riposano. Nel luogo della sepoltura, sul muro, vi sono quattro lapidi: La prima porta i nomi di 4 tra i caduti (Paul Briffaut, Robert Doffat, Serge Krotoff, Jean Robert) più l’indicazione che otto sono sconosciuti, accanto all’emblema della divisione; la seconda il tricolore francese e il motto “Il tempo passa, il ricordo resta”.

Nella seguente è inciso il Giglio di Francia con dodici fiori a ricordo dei dodici fucilati, più la dedica “Ai dodici valorosi figli della Francia che l’8 maggio 1945 a Karlstein da prigionieri furono uccisi dal vincitore senza processo”; l’ultima, più recente, una lapide nera con croce a sinistra e ascia bipenne a destra, reca la scritta in francese “essi in ginocchio fecero il giuramento.. Camerati presenti!”

Il loro sacrificio ci ricorda oggi l’altissimo Valore di uomini che, andando oltre il patriottismo e il sentimento nazionalistico, sono partiti volontari in nome di un’Idea comune che sentivano in dovere di difendere fino al costo della vita. Essa, oggi arde e vive nel cuore di chi sente l’appartenenza ad un Europa che affonda le proprie radici in una secolare storia. Essi hanno dunque donato loro stessi nell’estrema lotta del sangue contro l’oro, della visione organica, verticale e gerarchica contro la visione particolaristica, orizzontale e livellatrice, e pur non avendo un legame di parentela stretta col popolo tedesco, ne superarono le divergenze in nome di un bene
più alto.

Allo stesso tempo, palesa la codardia di chi, prostrato al potente, sentendosi vincitore e in grado di decretare sentenze senza alcun rispetto e senza morale, ha fucilato i propri connazionali costringendoli oltretutto alla sofferenza di veder cadere i propri fratelli uno dopo l’altro. Non ci vuole molto a capire che se questi sono i gesti di chi si proclama portatore di amore e libertà, qualcosa non torna…
Ogni anno si svolge al cimitero una cerimonia in ricordo di questi uomini, esempio di un amore incondizionato, che hanno incarnato pienamente l’Imperium svincolandosi dai paletti imposti da un patriottismo che solitamente acceca gli occhi che, se lucidi, aprono ad orizzonti più vasti, appartenenti ad una Tradizione universale che accomuna nella lotta gente proveniente da ogni angolo d’Europa.

Un equipaggio di AzionePuntoZero di passaggio a Bad-Reichenhall, ha voluto rendere onore ai camerati caduti con un presente: in questo modo, ai dodici valorosi va anche la nostra memoria, e il pensiero che il loro esempio è testimonianza che la possibilità di una vera Europa unita esiste, e che le voci possono, nonostante le diverse lingue, unirsi in un solo coro invocante una rivolta contro la sovversione del mondo moderno.