2494° anniversario della battaglia delle Termopili [in memoriam]

Celebriamo oggi l’anniversario dell’impresa dei 300 spartani, guidati da Leonida, che resistettero eroicamente all’assalto persiano di Re Serse. 

“Non c’è nulla che riempia il cuore di un guerriero di coraggio più che trovarsi – sé stesso e i suoi compagni – quasi sul punto dell’annientamento, sull’orlo della disfatta e della sopraffazione per poi ritrovare –non solo dentro di sé ma soprattutto grazie alla disciplina e all’addestramento- la presenza di spirito di non farsi prendere dal panico, non abbandonarsi alla disperazione, ma al contrario trovare la forza di fare quelle semplici azioni d’ordine che Dienece aveva sempre sostenuto essere dote suprema del guerriero: eseguire compiti normali in condizioni ben lungi dall’esser normali.E non solo per se stessi, da soli, come Achille o gli eroi di un tempo, ma come parte di un’unità, sentirsi accanto ai compagni d’arme, in un momento di caos e disordine, compagni che uno non conosce nemmeno, con i quali non si è mai addestrato; sentirli riempire gli spazi accanto a lui, dal lato dello scudo e quello della lancia, davanti e dietro, vedere compagni affrettarsi a coprire le falle e combattere, non in una frenesia e in un impeto dettato dalla paura, ma con ordine e compostezza, un ordine in cui ciascuno conosce il proprio ruolo e lo ricopre, a trarne forza così come l’altro trae forza dal resto dell’unità; e in questi momenti il guerriero combatte veramente come un dio. (…) I medi erano soldati di valore, erano tanti e senza dubbio grandi nel combattere su un campo di battaglia ampio e aperto (…) ma non erano preparati al combattimento con la fanteria pesante degli elleni. Non sapevano reggere la spinta continua ed inesorabile, non erano abituati a mantenere il passo e muoversi all’unisono; non avevano avuto lo stesso addestramento degli spartani nel mantenere la posizione, la copertura a sé stessi e al compagno. Per cui ben presto si scomposero. Davanti agli spartani, si disperdevano come pecore che vedono un incendio nel proprio recinto, senza cadenza né coesione, alimentati solo dal coraggio che, sia pur enorme, non poteva certo prevalere con l’assalto disciplinato e compatto che ora si trovavano di fronte.”

Steven Pressfield, Le Porte di Fuoco