GIORNATA DI GERUSALEMME (AL-QUDS) | Venerdì 23, due appuntamenti a Roma

Qods-91

In occasione della Giornata Mondiale di Gerusalemme (al-Quds), proclamata dall’Imam Khomeyni per sostenere la liberazione del popolo e dei luoghi santi della Palestina e di tutti i popoli oppressi del mondo, venerdì 23 giugno a Roma si terranno due eventi:

– Alle ore 18.30, presso il Centro Culturale Santa Maria in Cosmedin, Via della Greca n. 3 (Circo Massimo – Bocca della Verità). Interverranno: Padre Mtanois Haddad (Rettore della Basilica di S. Maria in Cosmedin); Hujjatulislam Abolfazl Emami (Guida religiosa del Centro Islamico Imam Mahdi); Akram Amer (Comunità Siriana in Italia); Alberto Palladino (Fronte Europeo per la Siria)

– Alle ore 21.00, presso il Centro Islamico Imam Mahdi in Via Norcia n. 12 (Tuscolana-Furio Camillo), dove l’Associazione “Amici del Libano” offrirà una cena (iftar) e interverranno gli esponenti delle due Associazioni

Per contatti: imam_mahdi59@yahoo.it – 3394968095

Dalle nozze del Sole e della Luna, al capo mozzo di San Giovanni | Alfredo Cattabiani


Proponiamo qui un brano, estratto dall’opera “Calendario, le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno, di Alfredo Cattabiani. Lo scorso anno abbiamo focalizzato l’attenzione sul solstizio in epoca precristiana, quest’anno, grazie al contributo dello scrittore, giornalista e attento studioso dei riti e delle tradizioni antiche, l’accento è posto sulla stratificazione che si determinò proprio sulla antica religione dei Padri. In coincidenza con il solstizio d’estate, ci sembra possa essere utile per qualche riflessione e qualche spunto per ulteriori approfondimenti. 

Il capo mozzo di San Giovanni 

Al solstizio d’estate, quando il sole raggiunge la sua massima declinazione positiva (+23o 27′) rispetto all’equatore celeste per poi riprendere il cammino inverso, comincia l’estate. Questo giorno, la cui data ha variato secondo i calendari fra il 19 e il 25 di giugno, era considerato nelle tradizioni precristiane un tempo sacro, ancor oggi celebrato dalla religiosità popolare con una festa che cade qualche giorno dopo il solstizio, il 24 giugno, quando nel calendario liturgico della Chiesa latina si ricorda la Natività di san Giovanni Battista. una festa molto antica se già Agostino la ricorda nella Chiesa africana latina. Ma in Oriente veniva celebrata in altre date: il 7 gennaio tra i bizantini, la domenica prima di Natale in Siria e a Ravenna.
La data del 24 giugno è collegata strettamente al Natale romano: quando si fissò per la Natività del Cristo l’ottavo giorno dalle Calende di gennaio, ovvero il 25 dicembre, e conseguentemente l’Annunciazione nove mesi prima, fu facile ricavare basandosi sui vangeli la data della nascita del Battista, che in realtà non si sarebbe dovuta festeggiare perché, come si è già spiegato, il dies natalis dei santi è quello della morte.
Si è giustificata questa eccezione ispirandosi al vangelo di Matteo dove si narra che il Cristo si mise a parlare di Giovanni alle folle dicendo: «Egli è colui del quale sta scritto: Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te. In verità, vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista» (1).
Luca narrava che Maria andò a visitare Elisabetta quando costei era al sesto mese di gravidanza, nei giorni successivi all’Annunciazione (2). Fu dunque facile fissare la solennità del Battista all’ottavo giorno dalle Calende di luglio, sei mesi prima della nascita del Cristo (3).
Se questa è la storia della festività cristiana, rimane ancora da chiarire sia il motivo per cui fu scelto quel giorno sia la sua popolarità che nel passato era di poco inferiore a quella del Natale.
La spiegazione è da ricercare nelle usanze pagane che la Chiesa ha tentato invano di sradicare o per lo meno di rendere meno incompatibili con la solennità. Ma non è facile orizzontarsi nella congerie di credenze e usanze che informano il 24 giugno perché sono il frutto di varie stratificazioni che raccolgono frammenti di tradizioni diverse addirittura arcaiche.
La credenza più nota e diffusa nel nostro paese ha ispirato a Gabriele d’Annunzio i
versi della Figlia di Iorio che riecheggiano una leggenda abruzzese, diffusa in tutta l’Europa: E domani è San Giovanni, fratel caro; è San Giovanni.
Su la Plaia me ne vo’ gire, per vedere il capo mozzo dentro il sole, all’apparire, per veder nel piatto d’oro tutto il sangue ribollire. (4)
Si dice infatti nell’Abruzzo e nel Molise che la mattina del 24 giugno le giovani che si volgono a oriente possono vedere sul disco del sole nascente il volto del Santo decapitato: colei che lo avrà visto per prima si sposerà entro l’anno. E in Sardegna si sostiene che il sole saltelli tre volte come la testa del Battista appena spiccata dal busto.
Tutte queste leggende fondono la narrazione evangelica con un evento che si svolge nel cielo: il 24 il sole, che ha appena superato il punto solstiziale, comincia a decrescere, pur impercettibilmente, sull’orizzonte. S’inizia il semestre del sole discendente che si concluderà con il solstizio d’inverno quando l’astro sembrerà morire, dissolversi tra le brume dell’orizzonte per poi rinascere come «sole nuovo», ovvero risalire nel cielo: fenomeno reale se ci spingiamo al nord, verso il circolo polare artico.
Il sole di San Giovanni è dunque, secondo questa astrologica, un sole che muta direzione, ovvero «colpito a morte».
Giuseppe Pitré riferiva che in molti paesi siciliani, all’alba del 24 giugno, gli abitanti uscivano per vedere «il sole girare», mettendo per terra una catinella piena d’acqua che lo rifletteva. A Santa Ninfa, in provincia di Trapani, lo si osservava attraverso un cristallo affumicato (5).
L’identificazione del Battista decollato con il sole del solstizio si è spiegata cristianamente con l’episodio evangelico: «Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un giudeo a proposito della purificazione. Andarono perciò dal Battista e gli dissero: “Rabbi, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai reso testimonianza [il Cristo], ecco sta battezzando e tutti accorrono a lui”. Giovanni rispose: “Nessuno può prendere qualcosa se non gli è stato dato dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: Non sono io il Cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui… Ora questa mia gioia è compiuta. Egli deve crescere e io invece diminuire”» (6).
Il sole che comincia a volgersi verso il sud dello zodiaco e a calare sull’orizzonte simboleggerebbe dunque il Battista detto anche nel folklore «Giovanni che piange».
Se ci spostiamo nel periodo solstiziale invernale troviamo il 27 dicembre la solennità di san Giovanni l’evangelista, detto anche «Giovanni che ride». Dunque i due santi sono collegati ai solstizi, sebbene l’Evangelista sia ricordato non all’ottavo, ma al sesto giorno dalle Calende perché non lo si poteva festeggiare a Natale. Si potrebbe congetturare non senza fondamento che le due feste, poste all’incirca a distanza di sei mesi, ai due «estremi» dell’anno solare, siano il residuo di una tradizione solstiziale precristiana. 

False accuse di antisemitismo, strumento del nuovo maccartismo | Come finire stritolati nel vortice del delirio sionista | megachip-globalist 

Come finire nella lista nera di un’organizzazione ipergovernativa filoisraeliana. Il caso di Enrica Perucchietti. Un invito a non lasciar passare nessuna intimidazione di questo tipo. Ne va della libertà di parola di tutti. 

Aurhelio offre la propria solidarietà alla scrittrice Enrica Perucchietti 


16 giugno 2017

megachip.globalist.it

di Enrica Perucchietti con una nota di Pino Cabras in coda all’articolo.

La caccia alle streghe continua. Il mio nome è finito nell’elenco dell’Osservatorio sull’Antisemitismo in quanto sarei “complottista”. Sarei inoltre antisemita a causa del mio saggio False Flag (non se ne capisce il motivo).

È evidente che è in atto ed è sempre più violenta una campagna denigratoria e censoria volta a denigrare, censurare, distruggere, piegare chiunque non si allinei con il pensiero unico, il politicamente corretto e soprattutto il potere.

Io non ho mai parlato di “ebrei”, semmai ho parlato di personaggi come Soros, o dinastie come i Rothschild non in quanto ebrei ma in quanto addentro a certe dinamiche di potere, dove troviamo molti eminenti cristiani e musulmani loro pari. Se parlo di Soros non è perché ebreo ma in quanto speculatore finanziario. Se non concordo con alcune politiche di Israele, ciò non avviene in virtù di qualche mio spirito antisemita o perché io sia fascista (cosa che tra l’altro, a differenza di personaggi ben più famosi di me, non sono).

Di fatto non dovrei nemmeno stare qui a giustificarmi di non essere qualcosa che non sono, se non fosse che il mio nome è stato messo senza senso in mezzo a quello di altri colleghi. Ed è inoltre un danno all’immagine, soprattutto ora che viviamo in una società sempre più fondata sull’immagine, sulla forma, sullo spettacolo. È sempre più evidente che sta operando alla luce del sole la psicopolizia in stile orwelliano: ti spiano, leggono quello che scrivi o che pubblichi per poi metterti alla berlina. Aspettano un tuo passo falso per screditarti come dei parassiti che si nutrono del sangue altrui. E se il passo falso non c’è, pazienza, basta accusare gli altri di “fake news” facendosi coprire le spalle dai potenti.

Se parli di gender sei omofobo, se contesti la maternità surrogata sei nazista, se attacchi Soros sei antisemita. Praticamente non siamo più liberi nemmeno di pensare.

Si svuotano inoltre i termini e li si riempiono con quello che vuole il Potere. Potere che vuole subissare ogni testa con i suoi contenuti. Devi dire fare e pensare quello che il Potere vuole e illuderti di essere libero. Altrimenti dovrai vergognarti di esistere e verrai processato, additato, perseguitato e magari bruciato in pubblica piazza.

Siamo dentro la distopia di “1984” e forse ben oltre.
NOTA DI PINO CABRAS

Ho scritto la prefazione di False Flag di Enrica Perucchietti, il libro che le ha guadagnato l’inserimento maccartista nell’indice dei libri proibiti dell’Osservatorio sull’Antisemitismo, un’organizzazione non governativa che tuttavia agisce come se fosse una organizzazione ipergovernativa di emanazione israeliana. Né in questo libro, né in tutta la pubblicistica di Enrica ho letto un solo rigo che sia classificabile come antisemitismo. In altri suoi libri in qualche passaggio ha parlato del Mossad, certo. Ma un osservatore dei fenomeni politici internazionali contemporanei che non parlasse delle grandi agenzie di intelligence e delle loro sinistre strategie sarebbe come uno studioso di fauna africana che non nominasse mai un elefante. L’accusa di antisemitismo è un silenziatore usato con zelo implacabile per intimidire anche la minima critica a Israele, anche quella solo potenziale, evidentemente. Più realisti del re.

Il dramma è che questa pratica maccartista ha poi un’eco sui grandi gruppi editoriali, sempre più infastiditi dal fatto che stanno perdendo influenza rispetto alle nuove fonti di cultura e informazione, e dunque pronti a ogni più vigliacca “character assassination”. E questo deve preoccupare.

La mia è una solidarietà piena e convinta a un’intellettuale brava e onesta. Ed è anche un invito a non lasciar passare nessuna intimidazione di questo tipo. Ne va della libertà di parola di tutti

Fonte: http://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/articolo/2000672/false-accuse-di-antisemitismo-strumento-del-nuovo-maccartismo.htmlHo

Cittadella | Edizione integrale a cura di AGA Editrice 


Titolo completo: Cittadella. Versione integrale

Autore: Antoine De Saint-Exupery

Anno: 2017

Pagine: 560

Il libro: «Perché io sono innanzi tutto colui che abita. Cittadella, mia dimora, io ti salverò dalle insidie del deserto e ti ornerò di trombe da ogni parte per suonare contro i barbari!».

«Il pensiero di Saint-Exupéry è filosofico, ma è talmente sottomesso al rigore della forma poetica che sfugge ad ogni sistema, e dirige quella difficile operazione che consiste nel conglobare vita e conoscenza in un medesimo atto di creazione. Saint-Exupéry, a differenza di altri scrittori contemporanei che “subiscono” o hanno “subito” il mondo moderno, lo ha “pensato”. È a questo titolo che si è innalzato spesso al livello intellettuale dei più influenti filosofi di questo mezzo secolo, mentre con la stessa disinvoltura dei poeti più grandi penetrava in quell’universo ove il sensibile eccede l’intellegibile»

«Se si considera l’indubbia similitudine concettuale di Cittadella con il Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche — entrambi poemi imperniatati sulla figura di un maestro che, con linguaggio poetico e parabolico, istruisce gli uomini indicando loro la via salvifica — è curioso notare come la data di nascita del francese (29 giugno 1900) rasenti la coincidenza con quella della morte del tedesco (25 agosto 1900): volendo giocare con le suggestioni, la si può leggere come una simbolica staffetta, se non un passaggio di testimone, tra un cantore e l’altro, entrambi profeti di una proposizione dell’Uomo nuovo o Uomo rinnovato nell’epoca della desacralizzazione dell’umanità».

[dall’introduzione di Maurizio Murelli]

Buon compleanno Leon | Un leone attraversa la storia


“Una sola cosa conta: avere una vita valida, affinare la propria anima, aver cura di essa in ogni momento, sorvegliarne le debolezze ed esaltarne le tensioni, servire gli altri, spargere attorno a sè felicità ed affetto, offrire il braccio al prossimo per elevarsi tutti aiutandosi l’un l’altro. Compiuti questi doveri, che significato ha morire a trenta o a cento anni, sentir battere la febbre nelle ore in cui la bestia umana urla allo stremo degli sforzi? Che si rialzi ancora, malgrado tutto! Essa è là per donare la sua forza sino al logoramento. L’anima solo conta e deve dominare tutto il resto. Breve o lunga, la vita vale soltanto se noi non avremo da vergognarcene nel momento in cui occorrerà renderla”. 

Militia

Leon Degrelle 

15 Giugno 1906 – 2017