ARTE SOSTANZIALE | Roberto De Lorenzo Meo


Il compito di un’opera d’arte, pur nascendo come l’espressione viva e privilegiata nell’interiorità dell’artista, è quello di parlare al mondo come una vera forza sociale applicando il processo di partecipazione e comunione tra le persone. Ne consegue che l’artista, per svolgere al meglio il suo ruolo, dovrà spersonalizzarsi per entrare in un’esperienza mistica in modo tale da sentirsi vero strumento di quella voce univesale che rimanda all’assoluto. Quand’anche voglia interpretare il reale per riprodurlo in un modo più simbolico e sfuggente, quindi in forme diverse della bellezza classica, l’artista prosegue in qualche modo l’opera creatrice di Dio che ha plasmato il mondo, sebbene l’uomo non possa creare bensì solo produrre.

Nell’arte contemporanea lo spettacolo dell’inatteso ha soppiantato quello della bellezza, inoltre il progresso dell’esibizionismo è troppo spesso legato alla necessità del mercato con le sue pratiche concorrenziali, ogni tipo di installazioni inerti e sovversive riempiono sistematicamente lo spazio delle gallerie e dei musei. Arte supervalutata, sempre piu spesso inserita in lussuosi cataloghi solo per la sua originalità e per il solo motivo di essere inusuale o trasgressiva, e non importa che sia volgare, puerile o un’improvvisata sperimentazione di cattivo gusto. Così nei musei, pubblici e privati di tutto il mondo, sono finite anche tazze del cesso ( come il celebre urinatoio di Duchamp), sono finite uova sode e scatole contenenti…” merda d’artista”… come quelle di Manzoni o le celeberrime tele tagliuzzate di Fontana, sono finiti i sfarzosi sacchi ammuffiti e sbrindellati del Burri.

E’ vero che non si può proibire a chi ama gli escrementi con le loro forme di evacuazione e conservazione di godere dell’arte che si voglia ma credo che spesso dentro a questi fenomeni possa nascondersi solo esibizionismo, inganno, trasgressione, allucinazione, fantasie maniacali, feticismi, assenza di valori e si sarebbe potuto aggiungere anti-accademismo, ma ormai molti critici e docenti accolgono il kitsch nel campo dell’arte proprio come genialità sregolata. Pablo Picasso rivelò di essersi arricchito anche spacciando per bello ogni schiribizzo che gli passava per la testa.

Le nuove tendenze, evitando di rinchiudersi nel passato, si aprono al progresso in una degenerata idolatria del nuovo e nella dissacrazione dell’antico. I geni dell’arte educati nella tradizione hanno saputo guardare avanti, adottando nuovi stili e creando nuovi contenuti facendo si che però il passato non fosse svanito nel nulla, ma inglobato nel presente sia sopravvissuto senza essere semplicemente sostituito.

In una fase storica come la nostra dove, nella fluidità anarcoide del relativismo progressista, prevarica la materia sullo spirito e le sensazioni sulla ragione, l’obiettivo è quello di reagire, di opporsi e di non adeguarsi, ripristinando regole e ridefinendo giudizi. Nella situazione attuale bisogna riconsiderare la tradizione, osservare le sue forme e i suoi contenuti e vedere quanto sia in grado di parlarci. Diventa opportuno applicare una vera ARTE SOSTANZIALE, che nella piena libertà di inventare cose nuove affondi le radici nella tradizione senza divenire il risultato meccanico della storia. Per far si che avvenga questo è fondamentale riappropriarsi del concetto di bellezza, una bellezza che deve essere assaporata soprattutto nel contenuto di un opera, ma anche nella sua estetica, intesa come perfezione armonica e solare di forme e proporzioni, pur considerando che un concetto di bellezza a volte implica un processo razionale e un’approfondita conoscenza affinchè la sensibilità acquisita possa creare i presupposti per veicolare la propria percezione verso una chiara e meditata contemplazione. Nella società della globalizzazione dove l’appellativo di arte si può attribuire al tutto e al nulla, una preponderante offesa al pudore pretende di essere chiamata arte illuminando la visione dell’osservatore attraverso i canali video in una fatale distrazione.

Balletti di procaci ancheggiatrici lap-danciste, calendari erotici, film pornografici o volgari pitture e sculture di genitali ne fanno un uso scorretto, esasperato, surreale, psicopatologico e falsificante dell’erotismo.

Mentre un espressione artistica Sostanziale tenderebbe ad innalzare il corpo, il nudo, il piacere, il sesso, solo in un contesto morale arricchente, cosi’ che la sua carica seduttiva non comprometta i valori morali. L’eros, lungi dall’essere una concupiscenza, liberato dalle sue ossessioni e’ una rifioritura dello spirito.

Senza mistica l’eros si deteriora in morbosita’ sessuale ed ecco che impudiche esibizioni della sessualita’ e del corpo sono contrabbandate sotto la forma di arte.

Oggi tutto questo per molti puo’ essere una follia se si considera che nei programmi televisivi la fanno da padrone in qualita’ di opinionisti transessuali, scambisti, sado-masochisti, porno-star e traditori libertini inneggiando, alla normalita’ delle loro scelte, ma se l’arte è figlia del suo tempo deve essere madre di un tempo migliore e la celeberrima frase di Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo” deve essere la struttura portante di una serena consapevolezza.

L’uomo non deve identificarsi troppo in quello che è, ma nella prospettiva futura di un essere migliore, percio’ l’artista, lungi dall’innalzare un monumento al proprio tempo, deve rinunciare a quell’egocentrismo, il quale non farebbe altro che isterilire il suo spirito, e diventare un artista militante, cioe’ un artista che subordini la propria individualita’ all’opera collettiva, per servire un idea morale che abbia una funzione educatrice nel suo tempo.

In questo modo l’artista libera l’arte dagli elementi soggettivi e arbitrari di cui si nutre la borghesia materialista moderna, che nel gusto del bizzarro e dell’eclettico, ignora lo stile, il realismo, la tradizione e difende il brutto spacciandolo per bello ed originale.

L’unico brutto ammesso nell’arte deve essere una bella rappresentazione del brutto in cui questo brutto viene trasformato, trasfigurato, sublimato e redento; quindi accettato.

Ora il male che l’uomo può esprimere nell’arte deve essere qualcosa che sia riconosciuto come tale e che comporti inevitabilmente la sua condanna, cosi’ chè anche ciò che in natura ci potrebbe far provare ribrezzo, nelle riproduzioni artistiche sarebbe tutto contemplato e rivissuto sullo sfondo della bellezza.

L’elemento fondamentale per il raggiungimento di tali obbiettivi è quel meraviglioso strumento chiamato capacità di discernimento, una particolare illuminazione che permette di giudicare la rettitudine delle opere, per meglio districarsi nella giungla delle contraddizioni generate dal caos.

Il discernimento non è una capacità naturale ma la capacità donata dallo spirito che educa il cuore, dandogli quella particolare sensibilità, che la carne per la sua debolezza non possiede.

Occorre quindi uscire dalla prigionia della carne per entrare nella verità della vita secondo lo spirito.

Il Sacro domina tutta la vita umana nei suoi vari aspetti, si pensi alla sacralità dell’amore, della libertà, della coscienza e così alla sacralità dell’arte non a caso i grandi artisti sono chiamati Divi cioè l’abbreviazione di Divini, il grave rischio è di cadere nella mitologia laica del quale Dostoevskij scrive dicendo che chiunque rigetta Dio si inginocchia davanti agli idoli di questo mondo, infatti gli atei non esistono. Se l’uomo si svincola da una potenza divina cade sotto il dominio di altre potenze.

In ultima analisi ritengo importante ricordare come il filosofo Giovanni Gentile ripetè la giusta tripartizione di Hegel secondo cui l’arte, la religione e la filosofia sono i tre modi fondamentali con i quali lo spirito comprende se stesso.

E’ un trinomio inscindibile che fonda le basi nella nostra interiorità.

 a cura di Roberto De Lorenzo (Pittore e Iconografo)

Dove osano gli Lgbt: festival per l’infanzia, si parla di “inclusione” e si arriva al porno di Benedetta Frigerio | La Nuova Bussola Quotidiana 


Dovrebbero mettersi una mano sulla coscienza e fare “mea culpa” tutti quelli (chierici e alti prelati compresi) che parlano di tolleranza dei diversi, di ponti, di “vivere e lasciar vivere” in nome della pace sociale. Dovrebbero chiedere scusa quanti, attraverso ragionamenti arzigogolati, parlano di inutilità dei valori, di desiderio confuso da reindirizzare, tacciando di rigidità bigotta tutti coloro che denunciano una delle più grandi e violente ideologie del nostro secolo. L’ideologia Lgbt. Perché in chi conduce la battaglia arcobaleno non c’è confusione alcuna. I confusi, se mai, siamo noi. Loro, invece, sanno bene di chi sono e dove vogliono arrivare: al male perverso che colpisce gli innocenti. I nostri bambini.

UN LINGUAGGIO SUBDOLO – Guardando al sito “Uscire dal guscio”, festival di letteratura per l’infanzia, di cui sono partner fra gli altri l’associazione “Famiglie Arcobaleno” e “Genitori Rilassati”, si capisce bene cosa si nasconde dietro a quelle terminologie con cui vengono presentati i numerosi progetti, corsi, spettacoli educativi e scolastici e che, piano piano, attraverso un certo linguaggio, spingono ad accettare aberrazioni che si possono, senza essere tacciati di esagerazioni, definire diaboliche. Aprendo il sito, appunto, si apprende innanzitutto della promozione del festival della lettura per bambini 2017, finanziato dal Comune di Castel Maggiore, di Pieve di Cento, di San Pietro in Casale, che ha come partner istituzionali “Città metropolitana di Bologna” e “Unione Reno Galliera” che comprende otto Comuni della provincia bolognese. Lo scopo del festival, si legge, è quello di “andare fuori da sé” per “immaginare nuovi eroi ed eroine”. Ma in che senso nuovi? Lasciamo momentaneamente aperta la domanda. E, intanto, vediamo che giovedì 4 maggio alle 21 a Castel Maggiore, si parlerà di “Maschilità, omofobia e violenze”, mentre il giorno successivo a San Pietro in Casale di “Educare al genere: identità, sessualità, valore della diversità”. Infine, sabato 6 maggio, a Pieve di Cento si terranno tutto il giorno laboratori di lettura per bambini.

OLTRE LA “BELLA” MASCHERA – Proseguiamo leggendo che il progetto serve a “scoprire sentieri fantastici che conducono le bambine e i bambini verso mondi nuovi, luoghi distanti e vicini inosservati o inesplorati, regioni del sé ancora inespresse o censurate dalla uni-direzionalità di certe immagini e di certi schemi narrativi consolidati”. Che c’è di male, si potrebbe pensare, ripetendo a chi denuncia i corsi per “l’inclusione” e “antibullismo” che non si può cercare il marcio dove non c’è? Che non si può mica vivere con l’ossessione del gender. Eppure cliccando su “partenr” e poi su “Progetto Alice” si scoprono legami a dir poco osceni. Infatti, fra i vari link c’è anche quello alla sezione “Sexy shock”, un vero e proprio portale di immagini di cartoni pornografiche. Volti di eroine femminili in atteggiamenti sadomaso che solo a doverne scrivere vengono i conati. Non solo, qui si trovano anche link a siti di lesbo-pornografia, dove ci sono ragazzine orgogliose della loro ribellione autoerotica. E il tutto viene spiegato così: “Pensiamo che le donne debbano riappropriarsi della rappresentazione della sessualità, della pornografia. Perché gli oggetti “del piacere” possano essere finalmente agiti anche dalle donne e da tutti quelli che decidono di arricchire il loro immaginario. Una sessualità più libera non potrà esistere se non nella misura in cui degli uomini e delle donne si vedranno garantito il loro diritto di costruire e ricostruire la loro sessualità”.

DA PROVARE VERGOGNA. In sintesi, eravamo partiti dal leggere di un festival di lettura per l’infanzia che spinge a “mondi nuovi e inesplorati” per poi scoprire che il sito ha collegamenti con il mondo della pornografia. Forse a questo mira l’abolizione degli stereotipi? Alla sessualizzazione dei bambini che piace tanto alla pedofilia? Altro che lotta al bullismo (che per altro la pornografia non fa che incrementare). Domandiamo quindi: sono queste le stesse eroine da proporre ai bambini?; è questo il mondo adulto che organizza festival e corsi per i piccoli? Lasciamo a voi la risposta. Un tempo di fronte a oscenità del genere si sarebbe chiesto quantomeno l’avvio di un’indagine, oggi se va bene si fa si silenzio, se va male si parla di creare ponti. Il tutto mentre ai nostri bambini viene rubata subdolamente, con l’aiuto della nostra inerzia, l’innocenza. Non ci sono commenti da fare, solo una parola: vergogna. Perché di fronte all’accettazione omissiva della violenza sui piccoli, il sentimentalismo tollerante che ci fa sentire buoni e il buonismo stesso sono peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio.

Tonino Fantauzzi è passato oltre | L’ultimo saluto a Balsorano


Chi, come noi, l’ha conosciuto e amato, non può non avvertire un senso di vuoto ed al tempo stesso, la voglia di lavorare affinché il suo esempio non conosca l’oblio. Uomo forte e generoso, solido come i suoi ulivi che tanto amava, lascia una eredità importante nel solco degli uomini che non hanno mai mollato. 

E’ morto all’eta’ di 76 anni Antonio Fantauzzi (conosciuto come Tonino), l’imprenditore che negli anni ’70 introdusse in Italia i presidi ortopedici e le fisioterapie. Di origini calabro-abruzzesi, Fantauzzi arrivo’ a Roma nel 1957, nel quartiere Centocelle dove frequento’ la sezione del Movimento Sociale Italiano.‎
‎Lascia la moglie Christel e due figli, Micheal Antony e David John. ‎

 Nel 1961 parti’appena diciasettenne per gli Stati Uniti d’America, dove fu assunto nell’azienda di Tony Philips, fondatore a Detroit nel 1929 della Wright&Philips. 

Tonino Fantauzzi imparo’ a fare i presidi ortopedici nel laboratorio di Philips, annoverato come il più grande ortopedista di tutti i tempi, tanto da meritarsi la prima pagina del Times. ‎

Quando Fantauzzi torno’ in Italia all’inizio degli Anni ’70 inauguro’ la prima ortopedia, settore quasi sconosciuto a Roma. Il primo laboratorio, sull’Appio Latino con i dollari risparmiati a Detroit. Da quella bottega, sarebbero usciti nuovi arti per ridare piena mobilita’ a innumerevoli pazienti, rompere i pregiudizi del tempo e aprire nuovi scenari nel settore della medicina fisica. ‎‎

Nell’arco di 40 anni, Fantauzzi ha aperto 9 aziende nella Capitale, tra le quali la Italo American Ortopedic con officina ortopedica, la Fisiokinesiterapia, la Fisiomichelmaria, la Dalc, la Anatalitica Askepeion, dando lavoro a centinaia e centinaia di persone tra medici, tecnici, ortopedici, fisioterapisti, dipendenti. Negli ultimi tempi, aveva costituito una societa’ agricola, a Balsorano in Abruzzo, che produce olio biologico, varie volte premiato come miglior olio extravergine di oliva della Valle Roveto. ‎

“Mio padre – ha detto Micheal Fantauzzi, al quale passara’ la guida delle aziende- aveva un rapporto nobile con il denaro”.‎

I funerali si svolgeranno domani alle ore 15 a Balsorano (Abruzzo) presso la ‎Chiesa SS. Trinita’, piazza Scacchi. 

L’azienda ha messo a disposizione dei pullman per gli amici che vorranno partecipare ai funerali. 

Civitavecchia | Mostra fotografica per il 74° anniversario dei bombardamenti alleati


In occasione del 74° anniversario dei bombardamenti alleati su Civitavecchia, l’Associazione Cinefotografica, la Società Storica Civitavecchiese in collaborazione con il Comitato 14 Maggio organizzeranno, domenica 14 maggio, una mostra fotografica quale omaggio alle vittime degli attacchi riversatisi sulla città. La mostra, avente per oggetto immagini di Civitavecchia prima e dopo i bombardamenti, sarà allestita in due diverse occasioni: la mattina dalle ore 11:00 davanti al Monumento alle Vittime dei Bombardamenti, alle spalle della Cattedrale, nell’ambito della cerimonia ufficiale che ivi si terrà, e il pomeriggio dalle ore 15:00 presso l’aula Pucci in concomitanza con il convegno sulla figura di Armando Blasi, fotografo civitavecchiese a cui si deve le testimonianze su Civitavecchia immediatamente dopo i bombardamenti.Durante la commemorazione la società civile civitavecchiese, di cui il Comitato ne è parte attiva, sottoporrà all’attenzione del Sindaco una lettera firmata dalle associazioni cittadine volte a chiedere lo spostamento del Monumento di via Mazzini presso Piazza Santa Maria, luogo dove prima si ergeva la Chiesa templare di Santa Maria degli Angeli, andata persa sotto le bombe. Auspichiamo una numerosa partecipazione della comunità cittadina e il coinvolgimento attivo delle autorità nel voler risolvere lo stato di indifferenza in cui si viene a trovare il Monumento alle Vittime dei Bombardamenti ogni anno una volta finiti gli eventi commemorativi.

Comitato 14 Maggio

Imam Khamenei: “La Repubblica Islamica non si sottomette al progetto “UNESCO 2030” | Islam Shia

Nella follia del governo mondialista, si affacciano ogni giorno intenzioni sempre più sovversive. Nel documento “Unesco 2030”, l’idea è quella di rimuovere la sovranità degli Stati dell’educazione dei propri figli e la strampalata ideologia di genere. 

Una reazione decisa e lucida, ci arriva dall’Iran, precisamente dalla Guida Suprema, l’Ayatollah Alì Khamenei 


Il documento dell’UNESCO 2030 non è una cosa alla quale la Repubblica Islamica può sottomettersi. Per quale motivo un’organizzazione sedicente internazionale, che si trova chiaramente sotto l’ingerenza delle superpotenze, deve avere il diritto di imporre alle diverse nazioni che possiedono culture e civiltà differenti, con eredità storiche e culturali differenti, delle leggi su come devono comportarsi. Ciò è sbagliato in principio.

[Rivolendosi al governo] Se non potete opporvi al principio stesso, almeno dovete dire che la Repubblica Islamica possiede una propria linea [di pensiero] e dei documenti ‘celesti’, e sappiamo cosa dobbiamo fare nelle questioni relative all’istruzione, all’educazione, all’etica e allo stile di vita. Non abbiamo bisogno di questo documento [dell’UNESCO].

Non si va a firmare un documento, poi si ritorna e segretamente si inizia a metterlo in atto. Non è così. Non è affatto permesso. Lo abbiamo detto anche alle organizzazioni responsabili in questo campo.

[La folla grida: “Non ci sottometteremo mai all’umiliazione”]

Il sottoscritto si lamenta col Consiglio della Rivoluzione Culturale che avrebbe dovuto vigilare e non permettere che si giungesse a questo punto, così da costringermi ad intervenire. Qui vi è la Repubblica Islamica. Qui le fonti e le fondamenta sono costituite dall’Islam, dal Corano. Qui non è il luogo dove lo stile di vita difettoso, distruttore e corrotto occidentale può avere influenza, anche se cercano di farlo in differenti modi. Ma arrivare al punto da farci firmare ufficialmente un documento nel quale ci dicono cosa dobbiamo fare nei prossimi quindici anni e noi accettiamo, non ha senso.

Imam Seyyed ‘Ali Khamenei, 7 maggio 2017

“Educare ai valori Lgbt fin dai 2 anni”, dice la maestra | Benedetta Frigerio – LNBQ

Non è uno scherzo, perché in effetti è già dagli anni Cinquanta che gli attivisti Lgbt lo avevano capito: per riuscire a sovvertire l’ordine naturale della società bisogna incominciare a diseducare gli uomini fin dalla più tenera età, oscurando la prima fra le evidenze, la differenza uomo/donna. E’ così che, instancabilmente, colpo dopo colpo, con pazienza certosina anche quando al mondo apparivano ancora folli, i figli della “rivoluzione sessuale” sono arrivati ad ottenere risultati sconvolgenti come questi.

RIEDUCAZIONE DI STATO – Settimana scorsa l’Associazione nazionale degli insegnanti inglesi ha formulato ufficialmente la sua richiesta al governo di parlare di sessualità ai bambini di due anni, per spiegare loro che le relazioni omoerotiche sono normali. Il governo inglese, che sta già lavorando per l’obbligatorietà dell’educazione sessuale nelle scuole di qualsiasi ordine e grado, invadendo una sfera che dovrebbe essere mera prerogativa della famiglia, dovrà rispondere alla mozione passata con la maggioranza dei voti. All’inizio dell’anno il ministro dell’Istruzione, Justine Greening, aveva annunciato l’avvio di un piano rivolto ai ragazzini delle medie e delle superiori che rendeva non più facoltativa l’ora di “educazione” sessuale: “D’ora in poi – aveva chiarito la Greening – tutte le scuole saranno legate a quest’obbligo”. Ovviamente, anche la Chiesa di Stato inglese si era detta favorevole. Nonostante ciò secondo Annette Pryce, membro della Associazione nazionale degli insegnanti, “l’ala destra e religiosa” avrebbe impedito al ministro di proporre un’agenda più “inclusiva” riguardo alla sessualità che parlasse esplicitamente a tutti gli alunni della normalità delle relazioni fra persone dello stesso sesso. Per questo la mozione sarebbe un passo in avanti.

SENZA ECCEZIONI – Secondo il quotidiano inglese Telegraph il suo contenuto prevede che gli insegnati “si impegnino per promuovere le istanze Lgbt in tutte le scuole dall’asilo nido e per tutti gli stadi educativi”. Senza eccezioni. Questo per via della “mancanza di politiche che promuovano gli Lgbt nelle scuole”, con un “impatto significativamente negativo” sul benessere degli studenti e degli insegnanti che appartengono a tale gruppo. E’ così che, per la buona pace degli adulti, si colpirebbero i bambini utilizzando aberrazioni lontanissime dai loro interessi. In attesa della risposta del ministro, Kiri Tunks, insegnante londinese dell’Associazione nazionale insegnanti, ha aggiunto che “la nuova legislazione è una vittoria”, ma “il cammino è ancora lungo”. Perciò i membri dovranno “continuare a promuovere l’obbligatorietà dell’educazione sessuale in tutte le scuole di ogni ordine e grado”. Il segretario generale dell’Associazione, Kevin Courtney, ha aggiunto: “L’inclusione delle istanze Lgbt” è necessaria “per un modo moderno e all’avanguardia di pensare alla società e di abbracciare le differenze interne alle nostre comunità”. Dulcis in fundo, tutto viene furbamente giustificato come una “necessaria informazione” che dovrebbe combattere la disinformazione legata all’emergenza pornografia. Sebbene così non si faccia che incrementare il problema: “Parlare ai bambini di queste questioni è devastante” e “li deruba della loro innocenza”, ha affermato l’Ad dell’organizzazione inglese Christian Concern, Andrea Williams.

LA VERA SOLUZIONE – Tim Diepped, anche lui membro Christian Concern, ha commentato che “viviamo in una società ipersessualizzata. Un incremento dell’educazione sessuale a scuola non farebbe che ingrandire il problema”. Inoltre le linee guida ministeriali e le lezioni sulla prevenzione, che trattano il sesso come una tecnica o come qualcosa di necessario a soddisfare bisogni fisiologici, ma da cui occorre difendersi, “insegna loro a concepirsi come fossero oggetti sessuali. E a pensare a cose a cui non vorrebbero nemmeno pensare a quell’età”. Quello che occorrerebbe insegnare ai giovani è invece il bisogno di “relazioni stabili”, perché l’unico e “vero posto per la sessualità sono queste”. Dove il “per sempre” e l’apertura alla vita rendono il sesso una donazione priva di egoismo e in cui non bisogna difendersi da nulla, perché si è liberi da qualsiasi paura e preoccupazione sulle sue conseguenze. E’ solo così, dunque, che la sessualità e perfino il piacere sarebbero realmente valorizzati.