Gender in classe | Ecco i libri che insegneranno agli scolari italiani ad essere più moderni dei loro «genitori omofobi»

Dal «ritratto dell’individuo omofobo» all’empatia con i gay fino alla teoria delle “nuove famiglie”. Abbiamo letto gli opuscoli Unar che saranno proposti nelle scuole del nostro paese

È così che la teoria del “gender” verrà insegnata nelle scuole italiane sin dalla più tenera età. Come anticipato nelle famose “linee guida” approvate all’epoca del governo Monti dall’allora ministro del Lavoro con delega alle Pari opportunità, Elsa Fornero, sono pronti i «percorsi innovativi di formazione e aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con particolare focus sul tema Lgbt e sui temi del bullismo omofobico e transfobico».

 «ESSERE GAY INFORMED». 

Questi percorsi sono delineati in tre libretti partoriti nell’ambito della nuova “strategia nazionale” anti omofobia, affidata per decreto del governo Letta a 29 associazioni del mondo Lgbt e finanziata dai contribuenti con 10 milioni di euro. In sostanza i volumi sono pressoché identici, con qualche variante per “adattarli” ai diversi gradi di scuola: superiore, media inferiore ed elementare. Sotto il generico titolo Educare alla diversità nella scuola, l’obiettivo è diffondere l’idea che omosessuali si nasce, così come si nasce etero. Per averli basta richiederli al sito dell’istituto Beck che li ha prodotti su incarico dell’Unar con l’intento di convincere gli insegnati e quindi gli alunni. Perché, come si legge, non è più sufficiente «essere gay friendly (amichevoli nei confronti di gay e lesbiche), ma è necessario essere gay informed (informati sulle tematiche gay e lesbiche)». Per evitare, cioè, discriminazioni che nascono da affermazioni o comportamenti che «gli insegnanti devono evitare», non basterà impegnarsi a non insultare o a non assumere atteggiamenti di esclusione. D’ora in poi i docenti dovranno evitare «analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa (cioè che assume che l’eterosessualità sia l’orientamento normale)», poiché queste possono tradursi nella pericolosa assunzione «che un bambino da grande si innamorerà di una donna». Attenzione quindi a non dividere mai i maschi dalle femmine o ad assegnare loro diverse attività. Vietato anche elaborare compiti che non contengano situazioni diverse, occorre formulare problemi così: «Per esempio; “Rosa e i suoi papà hanno comprato tre lattine di tè freddo al bar. Se ogni lattina costa 2 euro, quanto hanno speso?”».

«NON PUOI CAMBIARE». 

A dar retta a questi opuscoli, l’identità sessuale sarebbe formata da quattro componenti. La prima componente è l’identità biologica che si riferisce al sesso. La seconda è l’identità di genere che dipende dalla percezione che si ha di sé. E «non sempre l’identità di genere e quella biologica coincidono». Infatti «a volte – si legge – il disagio rispetto al proprio sesso biologico è così forte che la persona è disposta a sottoporsi a cure ormonali e operazioni chirurgiche». La terza componente è poi il ruolo di genere, imposto dalla società, per colpa del quale, ad esempio, una donna «deve imparare a cucinare» o «deve volere un marito e dei figli». Infine c’è l’orientamento sessuale, quello da cui dipende l’attrazione verso altre persone. Le quali ovviamente possono essere indifferentemente di un altro sesso o dello stesso. L’unica cosa che non è normale è che esistano «individui attratti dal proprio sesso che non hanno comportamenti omosessuali o alcuna attività sessuale»: gli scolari italiani impareranno presto che queste persone «hanno forti sensi di colpa rispetto alla propria omosessualità». Secondo i teorici del gender si chiama «omofobia interiorizzata» ed è dovuta a «pregiudizi e discriminazioni che possono rendere più difficile l’accettazione del proprio orientamento». Quanto alle cosiddette «terapie riparative», sono cose «estremamente pericolose». Punto. Segue per sicurezza un bel «ritratto dell’individuo omofobo», che di solito è di «età avanzata» ed è accecato da un alto «grado di religiosità» e di «ideologia conservatrice». Si va dall’«omofobo di tipo religioso che considera l’omosessualità un peccato» a quello «scientifico che la considera una malattia», fino ai «genitori omofobi». Nelle pagine successive vengono poi forniti i dati sulla discriminazione, presi direttamente da Gay.it.

TUTTA  COLPA DEI MEDIA. 

Nei libretti anti-omofobia sono forniti anche alcuni strumenti: oltre al questionario per misurare il proprio livello di omofobia, si consiglia vivamente di coinvolgere nel progetto anche i genitori, inviando loro una lettera di cui viene presentato un modello tipo. Le due pagine successive sono dedicate alle risposte alle domande più frequenti, come quella sul perché ci sono persone con attrazioni dello stesso sesso, a cui si deve replicare che è così «per la stessa ragione per cui altri individui sono attratti da persone del sesso opposto». A chi domanda se esista una cura per l’omosessualità si deve risponde ovviamente di no, ricordando che «chiunque dica il contrario diffonde un pregiudizio».

COSA GUARDARE IN TV. 

C’è poi un’ultima sezione dedicata all’insegnamento pratico. Qui viene sottolineato il ruolo dei media italiani che discriminano le famiglie omosessuali, invitando i docenti a chiedere agli alunni come mai «in Italia non ritraggono diverse strutture familiari». Quindi viene caldeggiata la visione di film con modelli di «famiglie allargate» come Modern Family, oppure serie tv su famiglie eterosessuali litigiose come Tutto in famiglia o La vita secondo Jim. Viene proposto inoltre il “Gioco dei fatti e delle opinioni” in cui, ad esempio, se uno studente dice «“due uomini che fanno l’amore sono disgustosi”, a quel punto l’insegnante deve far notare che questa è un’opinione che deriva dal fatto che siamo poco abituati dal cinema e dalla tv a vedere due uomini che si baciano o fanno l’amore». E se questo non bastasse, ecco “Caccia agli stereotipi”, che permette di assicurarsi che gli alunni abbiano capito bene: «L’unica scelta che un omosessuale può fare è accettare questi sentimenti».


MASTURBAZIONE COME GIOCO

Dopo di che gli insegnanti dovranno tentare di fare immedesimare gli alunni “eterosessuali” con gli “omosessuali” e mettere gli alunni «in contatto con sentimenti e emozioni che possono provare persone gay o lesbiche». Ci sono storielle, attività e strumenti anche per questo, ed è proposto un elenco di documentari come Kràmpack, in cui la masturbazione fra due ragazzi è presentata come esplorazione e «gioco», e L’altra metà del cielo, che racconta «le vite di donne che amano altre donne» le quali «si sono scontrate con l’omofobia della propria famiglia».

ATTENZIONE AI GENITORI. Non poteva mancare qualche idea per aiutare le maestre a cambiare nelle teste dei loro alunni il concetto di famiglia. Ecco un esempio: «L’insegnante utilizza un tabellone e incolla a caso le immagini di famiglie differenti (ad esempio, l’immagine di una famiglia multi-razziale: due persone bianche con un bambino nero; le foto di un uomo vecchio, di una donna e di un cane; di due donne; di due uomini ecc). Chiede, allora, agli studenti se, secondo loro, le persone nelle foto potrebbero essere una famiglia (…). L’insegnante fa riferimento, dunque, alla definizione comune di famiglia e ricorda agli studenti che non si tratta di come appare, ma piuttosto di come i membri si supportano tra loro, si amano e si accudiscono a vicenda».

@frigeriobenedet

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Alcol e Marijuana | La mattanza scolastica 


(Reuters Health) – Alcol e marijuana “rovinano” le medie scolastiche ed universitarie, senza fare differenze tra “secchioni” e studenti meno brillanti. A rivelarlo è uno studio australiano-statunitense condotto tra studenti del college. L’abuso di sostanze è stato a lungo correlato a scarsi risultati, voti più bassi e difficoltà a trovare e mantenere buoni lavori. Questo nuovo studio esamina più da vicino le medie dei voti degli studenti USA che iniziano il college con un analogo potenziale accademico, ma fanno uso di diversi quantitativi di marijuana e alcol.La premessa

Rispetto ai giovani che si astengono da queste sostanze, quelli che bevono molto ma non fumano tanta marijuana tendono a ottenere voti più bassi nel primo semestre del college, ma riescono ad alzare la media in seguito. Chi invece fa un grande uso sia di marijuana che di alcool continua a prendere voti bassi per tutto l’anno. “Siamo rimasti sorpresi dal fatto che gli studenti che consumavano grandi quantità di alcool e pochissima marijuana non avessero un calo consistente nella media dei voti”, ha affermato l’autore principale dello studio Shashwath Meda, dell’Olin Neuropsychiary Research Center e dell’Hartford Hospital in Connecticut.

“Chi ha moderato l’abuso di sostanze durante il periodo di studio è stato capace di riprendersi e ottenere migliori prestazioni a livello accademico”. Sia l’alcool che la marijuana possono compromettere memoria, attenzione, funzione esecutiva e capacità di individuare differenze visive e spaziali tra gli oggetti”. Ciò rende gli studenti meno efficienti nello studio e nel memorizzare le informazioni in classe”, hanno scritto i ricercatori su PLoS ONE.

Lo studio

Il team ha esaminato i dati di sondaggi mensili sull’uso di sostanze e alcool completati da 1.142 studenti in quattro semestri a partire dal primo anno di università. I questionari chiedevano per quanti giorni nel mese precedente i ragazzi avessero fumato marijuana o si fossero ubriacati e quanti drink avessero consumato ogni volta che avevano bevuto.

Gli studenti sono stati divisi in tre gruppi: quelli che consumavano poco alcool o facevano uno scarso uso di marijuana, quelli che bevevano molto, ma non fumavano tanti spinelli e i grandi consumatori di entrambe le sostanze. I ricercatori hanno raccolto dati anche sulle medie dei partecipanti rivolgendosi ai funzionari di college e università e basandosi sui risultati degli esami di attitudine scolastica (SAT) per l’ammissione al college.


Le conclusioni

“I tre gruppi non presentavano differenze nei punteggi ottenuti nei SAT all’inizio del college”, ha dichiarato Wayne Hall, del Center for Youth Substance Abuse Research della University of Queensland in Australia. Per il primo semestre, il gruppo “più sobrio” aveva una media di 3,1, mentre quello più attivo nel bere presentava una media di 3,03, una differenza statisticamente significativa, anche se entrambi si avvicinano al grado B. Non tutti i college e le università usano lo stesso sistema di valutazione.

I grandi bevitori e fumatori di marijuana sono rimasti più indietro, con una media di 2,66, che potrebbe rappresentare un B- o un C+ nel sistema scolastico statunitense. Gli studenti che hanno ridotto la marijuana sono migliorati con il tempo rispetto ai giovani rimasti grandi consumatori di alcool e marijuana per tutto il periodo di studio.

“I nuovi risultati chiariscono i reali rischi accademici per gli studenti del college provocati dall’uso combinato di alcool e marijuana ad alti livelli”, dice Mark Olfson, ricercatore in psichiatria presso la Columbia University di New York non coinvolto nello studio. “I genitori dovrebbero essere incoraggiati a parlare apertamente di alcool e marijuana con i loro ragazzi prima che vadano al college”.

N&P

Fonte: PLoS ONE 2017

Gender | pediatri americani escono allo scoperto: “E’ abuso sui minori”.


I Pediatri americani escono allo scoperto con un documento chiarissimo, rigoroso sotto il profilo scientifico e decisamente coraggioso sul GENDER. La traduzione è libera ma aderente al testo. Per gli inglesisti in fondo pagina c’è il link al testo originale.

Ora basta indottrinare i nostri ragazzi: QUESTO DA OGGI IN POI SARA’ CONSIDERATO ABUSO SUI MINORI!

Ecco l’octalogo, da mandare a memoria e diffondere in ogni dove!

1. La sessualità umana è oggettivamente binaria: xx=femmina, XY= maschio

2. Nessuno è nato con un genere, tutti sono nati con un sesso

3. Se una persona crede di essere ciò che NON è, questo è da considerare quantomeno come uno stato di confusione.

4. La pubertà non è una malattia e gli ormoni che la bloccano possono essere pericolosi.

5. Il 98% dei ragazzini e l’88% delle ragazzine che hanno problemi di identità di genere durante la pubertà li superano riconoscendosi nel proprio sesso dopo la pubertà.

6. L’uso di ormoni per impersonare l’altro sesso può causare sterilità, malattie cardiache, ictus, diabete e cancro

7. Il tasso di suicidi tra i transessuali è 20 volte quello medio, anche nella Svezia che è il paese più gay friendly del mondo

8. E’ da considerarsi abuso sui minori convincere i bambini che sia normale impersonare l’altro sesso mediante ormoni o interventi chirurgici
https://www.acpeds.org/the-college-speaks/position-statements/gender-ideology-harms-children

UNA SERATA A CORSICO FRA GENTE DI BASSO LIVELLO | Maurizio Blondet

Maurizio Blondet 24 marzo 2017 13

Chiara ha 11 anni. Prima, accompagnava la (ancor giovane) nonna alla Messa, la domenica. Adesso, da qualche settimana, si rifiuta: “Non credo più. Dio non esiste”. Come mai, si allarma la nonna. Alla fine Chiara le racconta: “Ho pregato che facesse tornare insieme mamma e papà. Solo questo gli ho chiesto, solo questo. Per tutti questi anni. E invece mamma è andata a fare i figli con quell’altro”. Ha il dolore negli occhi. Chiara vive con la nonna e il suo papà, l’abbandonato, uno che si spacca di lavoro tutto il giorno sull’orlo della rovina – ha una “impresa di pulizie” ormai ridotta a un solo elemento, lui stesso (è la crisi) e divorata dalle tasse e “adempimenti”, e il mutuo da pagare sull’appartamento di quando era sposato – e il mattino, aiuta Chiara a fare la cartella, sta attento che porti i libri e i quaderni giusti. Chiara a scuola va benissimo. Ma in questi giorni è intrattabile, a tavola provoca gli schiaffi a papà…Si vede che è arrabbiata e infelice, per questo è cattiva, dice la nonna. Il fatto è che la mamma sta tornando dalla clinica, dove ha partorito il terzo figlio con “l’altro” (è una fattrice la mamma, capisco: due figli col marito, tre con l’altro, che è disoccupato) e sa che la mamma la trascurerà ancora di più. Deve chiamare “fratelli” gli altri tre, e “zio” l’altro: non vuole andare in quella casa. Sta sempre con la nonna che, ancor giovane, non ha pensione. Anche nonna, del resto, ha avuto un marito e poi un “compagno”: entrambi non versano un euro, hanno altre “compagne”; non si sentono obbligati né responsabili – e poi, anche loro fanno lavoretti precari. Nonna fa la baby sitter a un bambino di tre anni, per 3 euro l’ora. Si rifiuti, le dico. Lei: a me dieci euro al giorno servono; se rifiutassi, c’è una vicina che prenderebbe il mio posto, s’è già fatta avanti. E poi, anche la famiglia del bambino è povera – lavorano in due, pagano il mutuo…

Ha l’osteoporosi, la nonna; ha la borsetta piena di ricette che le fa la dottoressa amica, che è dello stesso gruppo di preghiera.

Il divorzio e la liberazione sessuale, grandi conquiste per i media e la tv e le celebrità coi soldi, hanno ingannato i ceti miseri, che li hanno adottati. Il diritto alla felicità sessuale promesso, non ha prodotto felicità. Cosa dici a una bambina di 11 anni che ha smesso di credere in Dio perché non le ha fatto il miracolo di portare insieme mamma e papà, e per questo ha deciso di farla pagare al papà, ossia a quello che non l’ha abbandonata, rendendosi insopportabile? “L’altra sera mio figlio [il papà] non ha mangiato. S’è alzato da tavola: me ne vado, se no la prendo a schiaffi”. Digiuno, dopo una giornata a spaccarsi la schiena con le pulizie, nella sua impresa di cui è l’unico dipendente.

Si parla di un’altra coppia, sposata, regolare questa, con sei figli. “Hanno ricevuto lo sfratto esecutivo. Devono lasciare la casa entro un mese”. Le facce diventano grigie. E’ una faccenda complicata: quella casa da cui sono sfrattati era di loro proprietà; hanno fatto un debito con la banca per avviare una “attività imprenditoriale” non meglio determinata che è andata male, la casa è stata pignorata. Hanno potuto abitarci finché non è stata comprata da un nuovo proprietario. Oggi il momento è arrivato

Assistenti sociali? Ti portano via i figli.

Avete chiesto aiuto al Comune? Non sono né “rom” né “extracomunitari”, quindi per loro non ci sono le case popolari – del resto gravate da liste d’attesa chilometriche. Anzi, loro due hanno paura di rivolgersi al Comune: “Ci manda le assistenti sociali, e quelle ci portano via i bambini”, quando vedono come vivono. Per questo servono le assistenti sociali: a firmare sussidi per gli immigrati pakistani con sei figli, e a portare via i bambini ad italiani con sei figli, bollando i genitori con lo stigma: inadeguati, incapaci, irresponsabili.

Adesso il momento inevitabile, che hanno cercato di allontanare nascondendosi alle provvidenze municipali, è arrivato. Traslocare in appartamento in affitto? Impossibile. “Per affittartelo, vogliono vedere le tue buste-paga, vogliono tre mesi anticipati, vogliono 700 euro per un monolocale. Il marito “lavora”: nel senso che fa le pulizie per 4 ore, 240 euro al mese è la busta-paga regolare che potrebbe esibire. Per il resto si arrabatta, fa’ l’imbianchino, il muratore in nero…

Secondo me, questi due genitori sono a rischio di suicidio, un giorno leggeremo sul giornale: “A Corsico, spaventosa tragedia”, eccetera. Il loro senso di impotenza. Non vogliono farsi portar via i bambini, E non hanno reddito. Che fare? Per ogni “profugo” il governo accetta di spendere 30 euro al giorno, tre miliardi l’anno; a quella coppia con sei figli, 30 euro al giorno sarebbe la salvezza. Ed anche il tributo di solidarietà e riconoscenza della società verso di loro, perché dove trovate ormai coppie italiane feconde? Per ognuno dei loro bambini, ci dovrebbero essere assegni familiari e borse di studio. Non c’è nulla, ovviamente, una beneficenza comunale che non ha mezzi e da cui è meglio stare alla larga, se non sei uno straniero.

Dico: lo sapete che Giuliano Amato riceve dallo Stato 1047 euro al giorno? Al giorno. Non sanno chi è, Giuliano Amato. La notizia non li tocca, è fuori tema, come se uno gli parlasse delle possibilità di vita nelle altre galassie, mentre loro hanno altre preoccupazioni più concrete. “E’ sempre più dura”, mi dice un falegname, un giovane, bravo artigiano (anche lui divorziato, ha un figlio e gli alimenti alla moglie da pagare), l’unico con qualche consapevolezza della crisi: “La gente spende sempre meno per il superfluo. Mobili, riparazioni, niente più. La gente spende per mangiare e il telefonino, a basta”.

Lui e un’altra, impiegata in una ditta americana di macchinari, che ha grandi uffici a Corsico, ammettono che “tutta l’attività si restringe”. La crisi dura da otto anni, ma hanno l’impressione che stia accelerando in questi ultimi mesi, sempre meno ordinativi, meno clienti, forse anche loro perderanno il lavoro.

Non hanno coscienza di essere gli oppressi di una oligarchia che screma da loro, con tasse ingiuste ed esose che nemmeno dovrebbero pagare dati i loro miseri redditi, i loro emolumenti milionari, i vitalizi da 6930 euro mensili di Mastella, i 5223 di D’Alema, i 5826 di De Mita, i 3026 di Mario Capanna, i 30 mila di Amato, giudice costituzionale. Non sanno nemmeno più esigere da questi la giustizia sociale; come sudditi ignoranti di un antico ancien régime, subiscono le angherie dei nuovi “Signori” con passiva acquiescenza.

Una serata a Corsico, fra gente di bassa istruzione. Gente che, comunque, tanti anni fa avrebbe trovato un salario quando a Corsico c’era la Richard Ginori, 1800 dipendenti, le cartiere Burgo, 400 dipendenti, le miriadi di fabbrichette metalmeccaniche di un indotto oggi scomparso, per cui sono stati costruiti i falansteri fra cui abito, case operaie – oggi abitate da pensionarti, i soli che in qualche modo sostengono i nipoti; oggi questa gente ignorante s’è rifugiata nelle “imprese di pulizie”, settore marginale in via di sparizione, divorato dagli extracomunitari,più concorrenziali. Aspettano l’inevitabile fine, vittime marginali del nodo scorsoio che si chiama moneta unica europea e “recessione mondiale”; non sanno che l’Europa è un disastro al rallentatore, ma vedono che si sta accelerando. Dal 2008 sono chiuse in Italia 300 fabbriche al giorno, la struttura industriale è ridotta di un quarto, eppure il prelievo fiscale è cresciuto e sono cresciuti gli emolumenti dei parassiti pubblici-milionari di Stato, e ora queste vittime devono far largo agli “immigrati” e “richiedenti asilo” per cui lo stato spende 30 euro al giorno a testa – e sulle loro teste, niente.

Nuovi pidocchi tormentano nuovi poveri.

La conversazione passa ai telefonini. A come liberarsi dalle chiamate continue di agenzie telefoniche e nuove imprese del gas e della luce, che promettono, con accento straniero: “Signora, passi con noi, abbiamo un’offerta speciale, pagherà meno”. Molti di loro, anche 10 euro risparmiati contano – ci sono cascati, sono passati ad Enel Energia e a Gas Natural, sono passati di Vodafone a 3, da questa a Telecom, – hanno sempre speso di più. Non sanno come liberarsi, vengono tormentati da decine di telefonate ogni giorno, sempre più truffaldine. Sempre più spesso si basano su minacce tipo: la Tale Ditta da cui, dal 1975, riceve la fornitura elettrica, finisce, chiude; adesso si chiama TalAltra, deve stipulare un nuovo contratto.

Sono i nuovi pidocchi e le nuove cimici che tormentano i nuovi miserabili. Che danno rispostacce a queste voci straniere, poi gli dispiace: sono dei precari, non vengono nemmeno pagati se non riescono a piazzare qualche contratto. Mi insegnano alcuni accorgimenti, i numeri da mettere in lista nera perché altrimenti, appena rispondi, ti risucchiano euro su euro. “Stai attento, c’è un numero di London a cui non devi rispondere..”. Consigli informati, utili; sono dei veri esperti.

I credenti fra loro andranno a Monza dal Papa, a fare folla attorno al “misericordioso” che arriverà domani, e gli insegnerà ad “accogliere gli stranieri”, a non inquinare, e a non fare figli come conigli. Hanno comprato i biglietti del treno, si siederanno sul prato; si scambiano domande: se piove che si fa? Ci si potrà sedere sull’erba? Bisognerà portarsi da mangiare? Eh certo saranno bloccati per molte ore ad applaudire il Papa dei Poveri delle Periferie. I cessi chimici ci saranno?

Una serata a Corsico, quasi Milano, con persone di basso livello culturale. Una prova dura per la mia fede malcerta. Continuo a domandarmi: cosa risponderei a Chiara, 11 anni, che non crede più in Cristo – e giustamente – perché non ha fatto tornare insieme mamma e papà? Cosa direi per rafforzarla nella fede?

Mi devo rileggere la frase lasciataci dall’amico Mario Palmaro, prima di morire giovane

“Dio non si è fatto crocifiggere per salvare gli uomini dalla guerra, dalla povertà, dall’invidia, dal matrimonio andato male, dalla tristezza. Lo ha fatto per salvarli dalla dannazione eterna. E i Sacramenti sono il mezzo per uscire da questa terribile malattia”.

Per me, ricorda il vero senso della fede, e può bastare. Più o meno. Ma per Chiara di 11 anni, temo di no.

www.maurizioblondet.it 

Celebrazione per il 78esimo dalla conclusione della guerra civile spagnola | ANCIS


L’A.N.C.I.S., associazione Nazionale dei Combattenti Italiani in Spagna, trasmette l’invito ed il programma di celebrazioni del 78° anniversario della conclusione della Guerra Civile Spagnola 1936 / 1939. A Roma, sabato 1 aprile 2017, alle ore 11.30, sarà offerta la rituale corona d’alloro al Sacello del Milite Ignoto sull’Altare della Patria. Seguirà, nella BASILICA DI SAN MARCO, in Piazza San Marco, alle ore 12.30, la Solenne Messa di suffragio e Onori ai Caduti.

Al termine della celebrazione, sarà offerto un vino d’onore nel colonnato antistante la Basilica. 

Si chiede la disponibilità di volenterosi energici, marziali, che si offrano quali Alfieri per le Bandiere durante la cerimonia: giacca e cravatta blu, pantalone blu o grigio; copricapo d’Arma per chi abbia prestato servizio militare. Decorazioni, per gli insigniti, uniforme per chi ne abbia titolo. 

ADUNATA DAVANTI ALLA BASILICA DI SAN MARCO ALLE ORE 11,00 PER LE ISTRUZIONI E L’AFFIDO DELLE BANDIERE AGLI ALFIERI!

La cerimonia non ha carattere partitico, ma Patriottico e di omaggio ai Caduti.

Allontanate chi, di nascosto e subdolamente, insinui il contrario: è in malafede, vigliacco e indegno della Vostra attenzione. Insulta la Memoria dei Caduti in Guerra. 

Successivamente, chi vorrà, potrà salire alla Piccola Caprera (Desenzano del Garda) alle condizioni e con le modalità nell’allegato programma, per le celebrazioni congiunte con i Reduci della Divisione Alpina Monte Rosa e le Ausiliarie, che si terranno domenica 2 mattina. 

Qualora si raggiunga un numero di partecipanti di almeno 15 persone, si potrebbe prolungare la permanenza nella zona del Garda a lunedì 3 aprile per visitare il Museo della RSI a Gardone, unitamente al Vittoriale degli Italiani e a Parco Sigurtà, una delle più grandi riserve botaniche d’Europa. In tal caso, il rientro a Roma si effettuerà martedì 4 aprile.

Chi voglia aderire, lo comunichi entro il sabato 18 marzo, specificando l’interesse o meno a prolungare la permanenza al Garda sino a lunedì 3 aprile.  

Si confida nella buona volontà di tutti per la maggior diffusione possibile del programma e per il suo buon esito delle celebrazioni!

 

D’ordine del Presidente di ANCIS, 

Magg. Generale Comm. (Cong.) Dott. Cosimo Anglani

il segretario nazionale Juan Carlos Gentile

 

INFO: tel. / fax: 06.86322594; 349.5706302; 338.6035597; 349.0850258;

elettroposta: associazione.ancis@libero.it

Civitavecchia – Appello per la riqualificazione di Largo San Francesco d’Assisi | Comitato 14 Maggio


Il Comitato 14 Maggio segnala il degrado che interessa la statua denominata “Poverello d’Assisi” raffigurante San Francesco situata nell’omonimo largo presso il lungomare civitavecchiese. La statua, risalente al 1933 per opera dello scultore di Allumiere Giuseppe Cozzi, è miracolosamente rimasta integra durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, nonostante la quasi completa distruzione della vicina chiesa dei Santi Martiri Giapponesi. Come per il Monumento alle Vittime dei Bombardamenti, anche il “Poverello d’Assisi” ha un profondo significato per Civitavecchia, oltre che dal punto di vista spirituale, rappresentando l’esempio di San Francesco, anche da un punto di vista dell’identità cittadina, essendo rimasta in piedi dopo gli 86 bombardamenti alleati. Attualmente, nonostante la statua si trovi in un’area centrale della città, essa risulta circondata da una recinzione di 1 metro e mezzo di altezza all’interno della quale erbacce di ogni genere hanno trovato terreno fertile. A questa deplorevole cornice si aggiunge lo stato in cui giace il Largo di San Francesco D’Assisi, una sfasciacarrozze a cielo aperto, per di più di fronte alla Chiesa dei Santi Martiri Giapponesi, importantissima non solo perché ogni anno diventa luogo di una cerimonia ufficiale in presenza di rappresentanti dell’Ambasciata del Giappone ma anche per il valore artistico dei suoi dipinti opera del nipponico Luca Hasegawa.A fronte dell’inaugurazione dello scorso ottobre del nuovo parcheggio adiacente alla stazione, davanti a Largo di San Francesco D’Assisi, cogliamo l’occasione per suggerire all’Amministrazione locale l’opportunità di voler riqualificare l’area per le ragioni sopra elencate, chiudendola alle macchine e aprendola ai pedoni. Abbiamo osservato, infatti, che il nuovo parcheggio non viene utilizzato a pieno regime potendo accogliere un maggior numero di macchine. Ci auguriamo che le autorità vogliano considerare la nostra proposta reinserendo la piazza in un tessuto urbano più accogliente.

Comitato 14 Maggio
Comitato 14 Maggio – Civitavecchia (RM)

web:comitato14maggio.blogspot.it

e-mail: comitato14maggio@gmail.com

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Il simbolismo del petrolio | Dall’aqua infernalis medievale, all’olio di pietra … 


È molto significativo il fatto che la principale fonte di energia di cui si alimenta la società moderna sia una sostanza sotterranea, prodotto della decomposizione organica di residui vegetali ed animali: il petrolio, olio di pietra, l’antica aqua infernalis medioevale.
E diciamo significativo perché, in un altro ordine di cose, nell’ordine delle idee e dei valori, si verifica un fenomeno analogo. Ciò che si è convenuti chiamare l’evoluzione del pensiero, o il progresso scientifico, non è tale in realtà, ma è la volgarizzazione di una serie di obiettivi e tendenze che nelle antiche società erano scrupolosamente circoscritte, quando non completamente rimosse.

Per esempio: sono proverbiali le conoscenze matematiche, astronomiche e geometriche del mondo musulmano e l’importanza della sua cultura, nutrice in questo campo di quella occidentale. Nonostante, lo sviluppo tecnologico di tutte le sue possibilità e applicazioni pratiche è qualcosa che non ha sorpassato mai l’ordine teorico, per cosciente prescrizione delle leggi e dottrine islamiche. Così, la manipolazione dei materiali del mondo sotterraneo, come la fusione dei metalli, è sempre stata oggetto di un trattamento speciale e consacrato, esercitato per di più solo dalle caste sacerdotali (si vedano gli antichi Cureti, i Cabiri ed i Dattili). Si sa che il primo ferro utilizzato non era di miniera, ma meteoritico, caduto dal cielo, e che solo molto più tardi si scelse di estrarlo dalla terra.

In effetti al mondo sotterraneo è inerente un senso tenebroso che si manifesta pure nella qualità dei suoi materiali. Il semplice fatto di trovarsi sotto di noi, diametralmente opposto al cielo ed alla sua volta stellata, lo definisce e lo situa simbolicamente nell’ordine universale, dandogli il suo valore proprio ed il suo livello di influenza in relazione all’essere umano ed al suo mondo. Le viscere telluriche racchiudono un potenziale di energie di detta indole, vale a dire subumano ed infraumano, che l’uomo arcaico teneva a bada per mezzo della forza efficiente dei riti e simboli. L’armonia universale ed il suo mantenimento nello stato umano-terrestre fa parte delle funzioni dell’uomo vero, dell’uomo tradizionale. Solo l’uomo moderno sembra essersi rifiutato a tutto ciò nel suo cieco affanno consumista e razziatore.


Il normale utilizzo del petrolio e dei suoi derivati non costituiva nell’antichità una dipendenza vitale, né si verificava un consumo esaustivo di questi stessi: piuttosto è vero il contrario, tale utilizzo trovava la sua funzione in applicazioni perfettamente tradizionali, normali, innocue e perfino consacrate.

Gasolina, carburanti, prodotti sintetici, medicine, plastiche, ecc., sono oriundi del petrolio, e formano parte essenziale del nostro ambiente quotidiano mentre i loro effetti inquinanti non cessano di conformarsi alla qualità propria della natura inferiore e maligna della loro origine.

Allo stesso modo, nel designare il petrolio con l’espressione «aqua infernalis», gli uomini del Medioevo davano prova di conoscere molto bene le “influenze” nefaste che potrebbero sprigionarsi dalla sua manipolazione e dal suo uso smisurato. Questo monito a quanto sembra non fu tenuto in conto da coloro che disegnarono il modello di civiltà che stiamo subendo, civiltà che come tutti sappiamo trova il suo principale sostegno nel petrolio e nei suoi molteplici derivati. Come è stato già detto, il luogo da cui questo si estrae, il mondo sotterraneo, lo rende effettivamente sinonimo di infernale, tenebroso, oscuro, in definitiva di tutto ciò che è capace di provocare effetti veramente distruttivi e caotici. Non stiamo forse vivendo assieme a tutta la natura la totalità di questi effetti? I “simboli” del petrolio non esprimono evidentemente niente che si riferisca ad un ordine superiore, bensì nettamente inferiore, cioè infernale (inferior=infer-nus). È, dunque, un simbolismo chiaramente “invertito”. Vediamo un esempio.

Perché si denomina “oro nero” il petrolio? Una prima lettura ci dice che questo appellativo gli viene dato per un valore economico (il petro-dollaro) che lo rende simile al valore dell’oro. Ma l’oro è un metallo che in tutte le culture tradizionali, è stato associato al sole, il quale a sua volta è stato considerato come il simbolo per eccellenza del Dio creatore (per es. l’Apollo greco), latore di vita ed ordine universale. Tuttavia qualsiasi divinità celeste e luminosa possiede anche una controparte infernale ed oscura, vale a dire un suo riflesso invertito, una sua ombra. Nel caso della divinità che il sole simboleggia, quest’aspetto oscuro riceve nella tradizione giudaico-cristiana il nome di Samael o Satana, l’Avversario. Questa entità è, crediamo, quella simboleggiata precisamente dall’“oro nero” del petrolio, dal che si deduce che questo potrebbe essere considerato come un “veicolo” che servirà da «supporto» alla manifestazione di detta entità, per portare a termine un’opera dissolvente e disgregante che di certo eserciterà una funzione specifica nella parte finale del ciclo che stiamo vivendo.

Ricordiamo che il petrolio è un liquido viscoso, un olio che come tale è anche igneo, e pertanto portatore di luce e vita. E non potrebbe essere altrimenti, dato che ogni energia, anche la più tellurica e sotterranea, ha in ultima istanza la sua origine nel Sole, cioè: nella Luce e nello Spirito.

Quest’olio pure anticamente ebbe un carattere definito precisamente dalla sua qualità infera e limitata al regno minerale. Ora, questa stessa natura di “acqua infernale” è ciò che ha permesso di canalizzare la sua energia o potenza verso il mondo artificiale ed inumano dei motori e delle macchine, poiché il petrolio è l’alimento che dà loro la vita e li anima. In questa maniera – e violata l’interdizione che pesava sopra questo pestilente e velenoso liquido, distruttore di vita nei regni naturali superiori (vegetale ed animale) – l’uomo è arrivato a creare un sofisticato mondo meccanico, pseudo-animato e pseudo-vivo, ha creato una poderosa illusione di movimento e velocità sul piano fisico che non cessa di essere, in quanto inferiore, la più evanescente e pericolosa [di tutte] come chiaramente oggi possiamo verificare in vista dell’esaurimento delle sue riserve e per le crisi economico-politiche fatali alle quali la sua stessa scarsità sta dando luogo.


Così bisogna rilevare, assieme al particolare tipo di densità di questa sostanza, prodotto della degradazione materiale di elementi morti o di scarto, l’assimilazione del petrolio con la simbolica del colore nero, nella sua doppia valenza, ossia la relazione che il petrolio ha con l’origine notturna e acquea della mezzanotte, e con la non-manifestazione al cui ritorno ci si può portare mediante un processo di combustione, o di fusione delle strutture, evento che ben potrebbe verificarsi al tramonto o alla fine di una civiltà. In questo senso deve anche segnalarsi [da una parte] l’antichità di questo materiale che lo vincola alle origini e [dall’altra] il suo svilupparsi solo da pochi decenni quale fattore imprescindibile dell’esistenza attuale, cose che lo pongono in rapporto con le analogie che sussistono fra l’inizio e fine di un ciclo, dove esso simboleggia un’energia di tipo fatale, un’entità distruttiva imposta all’uomo dall’uomo stesso, invocata come una falsa divinità chiamata progresso, riflesso dell’ignoranza, dell’alienazione, della dipendenza e dell’impotenza dell’umanità contemporanea che non ha potuto creare alcuna alternativa al posto della servitù che ancora la opprime.

Nota

Il presente articolo, redatto dai collaboratori di SYMBOLOS, è stato pubblicato nella rivista barcellonese Hora Zutz, Nº 1, secondo periodo, 1991.

Titolo originale “Il simbolismo del petrolio”. 

Fonte: https://studitradizionali.wordpress.com/2012/03/13/il-simbolismo-del-petrolio/

FONTE: L’articolo in lingua originale si trova anche qui: http://symbolos.com/petroleo.htm Traduzione in italiano di Munsalwaesche

TERREMOTO, COMITATI RACCOLGONO OLTRE 800 FIRME CONTRO CHIUSURA PASS TORRITA

Hanno raccolto più di 800 firme dei residenti per dire no alla chiusura del Posto di Assistenza Socio-Sanitaria di Torrina. I comitati di volontariato e le associazioni onlus delle frazioni del Comune di Accumoli, Amatrice, Cittareale, Borbona, Posta e Leonessa hanno sottoscritto, diffuso e inviato una petizione affinché il punto di assistenza non sia trasferito ad Amatrice. 

La petizione è stata inviata al capo della Protezione Civile, ing. Fabrizio Curcio, al commissario per il Terremoto Vasco Errani, al Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, al direttore dell’agenzia regionale della Protezione Civile, Carmelo Tulumello, al sindaco di Accumoli Stefano Petrucci, al sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi e alla Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, alla Diocesi di Rieti.

“Il Pass – si legge – deve mantenere la piena funzionalità fin oltre la fine dell’emergenza terremoto e fino al ripristino della viabilità e sicurezza delle strade di accesso ad Amatrice. In particolare, si riconosce l’importanza della struttura sanitaria sia sotto il profilo professionale del personale operante nella struttura, che logistico in quanto facilmente raggiungibile da tutti i cittadini che abitano fuori dal centro di Amatrice. Come constatato, le strade che potrebbero raggiungere il Pass di Amatrice centro, in caso di bisogno, anche se percorribili non sono facilmente e velocemente raggiungibili dai mezzi di soccorso, le condizioni possono aggravarsi dal peggioramento delle condizioni meteorologiche che renderebbero ulteriormente instabili e infidi il percorso delle vie d’accesso ad Amatrice. Quelle strade, inoltre, risultano quotidianamente percorse da mezzi pesanti che ne limitano e ne impediscono un’agile percorrenza. La popolazione dei Comuni posti sulla Salaria alla consegna dei Map aumenterà notevolmente con un ritorno delle persone molto anziane e di molti bambini che si troveranno, come del resto i cittadini rimasti in loco, ad affrontare una quotidianità che ormai ha perso uno standard di vita definito ‘normale’. Avere un posto pubblico di sanità facilmente accessibile e di qualità risulta fondamentale”.

Oltre che dai cittadini, la petizione è stata sottoscritta anche da: Comitato Noi per San Giovanni, Comitato Ricostruiamo Grisciano, Collespada, Fonte del Campo, Vico Badio Onlus, Roccasalli Rurale, Comitato Illica Vive, Poggio Casoli Onlus, Comitato Terra Nostra 2016.

Referente Comitato Terra Nostra 2016 : Rita Marrocchi tel. +39 3481425347

L’omicidio assistito che non fa notizia | Sviene in strada, nella borsa un feto


I clamori delle cronache non sono dovuti alla ragazza e a quel che resta di un cucciolo d’uomo. No, i clamori sono riservati solo a chi decide di togliersi la vita sotto i riflettori. Questa è la trama narrata dai mezzi di comunicazione, questa è quella parte di realtà che i media non hanno intenzione di farti conoscere. Questo è quello che l’8 marzo non ti racconteranno. 

Centro Studi Aurhelio

I soccorsi a una giovane nigeriana, svenuta in strada a Candelo (Biella), hanno portato alla scoperta di un feto nella sua borsa. L’hanno trovato i sanitari mentre cercavano i documenti. La donna, che non parla italiano, è stata trasportata d’urgenza in ospedale dove si trova ricoverata nel reparto di ginecologia.

 I medici ritengono che si sia trattato di un aborto spontaneo. Le sue condizioni appaiono in miglioramento e non destano preoccupazione. E’ stato un passante a dare l’allarme. La donna sarebbe irregolare in Italia e non sono stati trovati suoi documenti.

Il sospetto è che possa essere una vittima della tratta delle prostitute che vengono sfruttate da un’organizzazione che le accompagna sulle strade biellesi. La procura ha aperto un fascicolo.

POVERO “FABO DJ”, INGANNATO PER SEMPRE DA CATTIVI ATTORI | Maurizio Blondet

 Maurizio Blondet 28 febbraio 2017 41

Confesso che non sapevo chi fosse “Fabo”. Un dj. Ossia un disc –jockey. L’ho appreso stamattina coi giornali progressisti, illuministi e avanzati che, tutti, a un segnale convenuto, hanno battuto la grancassa in prima pagina, con i grandi titoli del caso, di questo Fabo dj che si è dovuto far ammazzare in Svizzera. “Via da un paese che mi tortura!”, la Stampa (Il paese lo tortura?) Il Corriere: “Fabo in Svizzera: lasciatemi libero” ( e chi ti voleva fermare?, infatti sei andato in Svizzera e ti sei ammazzato). “L’artista ha dovuto andare in Svizzera” (un dj è un artista?) “Voleva morire ma non così lontano da casa”, piange Il Fatto Quotidiano ( Che t’importa, se hai deciso di farti uccidere, essere “lontano da casa”? Lontano ci starai per sempre, ormai). “In Svizzera per l’eutanasia – “Vergogna! tradito dall’Italia”, accusa Repubblica (di cosa devo vergognarmi, io?) “Chi ci nega la nostra dignità” dice una tizia in prima pagina. Apprendo così che “dj Fabo” ha “fatto un appello a Mattarella: lasciatemi morire” ( E chi te lo impedisce? Infatti sei morto). Il punto è che “ la legge è ferma in parlamento” da non so quanti anni. La legge che introduce in Italia il suicidio assistito. Per cui ci dobbiamo sentire tutti in colpa per il dj Fabo che ha fatto il suicidio in Svizzera. Invece che alla ASL.

“E’ stato accompagnato a morire da Marco Cappato”…Non c’era dubbio, l’ufficio stampa e propaganda dei radicali funziona alla perfezione: caso pietoso trovato, avvisa i media, fornisce i video del moribondo, consegna le cartelline con i comunicati stampa, l’appello a Mattarella, e le parole chiave: “Vergogna”, “Lontano da casa” eccetera che i media ripeteranno. A metà giornata, “L’annuncio di Cappato dalla Svizzera: “Alle 11,40 se ne è andato con le regole di un Paese che non è il suo” (fosse stato il suo, sarebbe stato meglio?). “ Domani al mio rientro in Italia andrò ad autodenunciarmi per il reato di aiuto al suicidio” (gli tocca, perché nessuno s’è sognato di arrestarlo alla frontiera).

“ Filomena Gallo, segretario dell’associazione Coscioni: “Rischia 12 anni di carcere” (ma no, ma no: riconosceranno l’alto valore morale del tuo delitto, Cappà, scommettiamo?). Nel comunicato c’è anche Saviano, il celebre columnist di Repubblica, che si rivolge al dj Fabo: “Per morire con dignità bisogna emigrare. Perdonaci”. Non usare il plurale, ipocrita: non parli a nome mio, né di chissà quale Italia. Vi siete costruiti tutta questa scena sinistra e letale, ve la cantate e ve la suonate da voi, e si vede troppo che state recitando, col birignao di cattivi attori che simulate dolore, vergogna,, indignazione, coraggio civico (“rischia dodici anni!”, ohi ohi!) e tutto il repertorio già visto e stravisto nelle lugubri battaglie radicali .

Fabo il dj era cieco e quadriplegico. “Sollevato da un inferno di dolore non grazie allo Stato”, gli avete fatto dire , Cappato e l’ufficio propaganda radicale. Che frase assurda e ridicola: lo Stato avrebbe il dovere di suicidarlo? Una frase che puzza di pannelliamo, ed è così falsa adesso, soprattutto per lui. Temo che nel posto dove sta ora, e sul limitare del quale l’avete accompagnato, Fabo il dj (il dj?) starà molto peggio di quando non ci vedeva ed era paralizzato. E non possiamo nemmeno pregare per lui; chi sta laggiù non vuole, aumenta la sua disperazione… “Lasciatemi libero” dite che abbia detto; e glielo avete fatto credere, che il suicidio sia una liberazione. Ora è in qualcosa che non può essere descritto. Che antiche parole – carcer, pernicies, exilium – non possono descrivere, perché ciò che laggiù si fa alle anime “avviene senza il controllo della parola, in cantine afone”. Là infatti “tutto finisce, ogni pietà, ogni grazia, ogni riguardo”, e naturalmente ogni parola per dirlo. Ad aggravare la condizione di Fabo c’è però, ne sono certo, la rabbiosa vergogna per come facilmente s’è lasciato giocare da voi, la coscienza di come Cappato l’ha usato per far avanzare una “causa civile” di cui adesso non gli importa più niente, per far varare a un parlamento insignificante, in un paese cui non appartiene più, una legge che non può portare a lui alcuna liberazione né sollievo. Certo aspetta, con rabbia inestinguibile, il momento in cui quelli che lo hanno usato e giocato finiranno lì con lui, e godere dei loro tormenti, in una eterna vendetta. “Da qui la dottrina che i dannati, oltre ai tormenti, hanno anche le beffe e la vergogna, le risa sgangherate e il segnare a dito”, come rivelò Samael al musicista Adrian Leverkuhn nel Doctor Faustus di Thomas Mann .

Ovvio che i cattivi attori di questo teatrino squallido, di cui Fabo il dj è la vittima, non credono a queste cose: fino al giorno in cui ci staranno a capofitto.

Povero Fabo. A quarant’anni disk jockey, uno che cambia i cd nelle discoteche, sai che realizzazione; poi l’atroce incidente, ed ora il buio e la vergogna. E l’essere stato ingannato, ed aver perso l’occasione centrale, di dare alla sua vita il significato eroico, di accettazione, espiazione e intercessione. La vittoria e la gloria a cui ciascuno di noi è chiamato.

Ovviamente, non fu una sua colpa personale, è l’inganno dell’epoca . E’ il silenzio di coloro che potevano e dovevano parlargli dell’altra via, del compito, della gloria e della vittoria che poteva afferrare. Vedo adesso che il Corriere ha, a commento di questa orribile sceneggiata, un’intervistina a monsignor Paglia, grande amico ed esaltato di Pannella: non ha una sola parola giusta, una parola da prete; parla di “una società che si rassegna all’impotenza”, non dice una parola di spaventato orrore per un’anima che si è perduta eternamente. Non stupisce che “Francesco” l’abbia messo a capo della Pontificia Accademia per la Vita: monsignor Paglia è quello che ha esaltato “la spiritualità” di Marco Pannella; per lui “una grande perdita per questo nostro paese, un uomo spirituale che ha combattuto e sperato contro ogni speranza, come dice San Paolo”, uno che “ha speso la vita per gli ultimi, uno che «rimproverava noi cattolici perché lasciamo da parte il Vangelo». Ebbene, Pontificia Accademia della Morte. 


Questa è la “spiritualità” di Marco Pannella in atto. Grazie all’uso che hanno fatto di “Fabo”, ci sarà una legge che ‘consentirà’ il suicidio assistito, e presto quindi esso farà “offerto” a vecchi malati e soli troppo gravosi da mantenere. Per ciascuno di noi sarà una nuova tentazione, l’ultima e tremenda: perché soffrire? La ASL le passa la sedazione…E il vescovo Paglia non troverà la parola giusta, perché l’ha persa. Dirige la Pontificia Accademia per la Morte.

                                                                  * * *

Mentre finisco di scrivere, ricevo l’immagine di Maria. E’ la moglie dell’amico Luciano, “passata oltre” qualche giorno fa, dopo anni di sofferenza e mutilazioni chirurgiche per il cancro alla mascella. Nella foto è bellissima. Lui l’ha curata fino all’ultimo. Lei si preoccupava di lasciarlo solo: “Trent’anni insieme, e adesso come farai?”. Si preoccupava anche per se stessa: trent’anni con lui, e adesso come farò?

Dietro la piccola immagine, leggo

“Se mi ami non piangere! Se conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo, se potessi vedere quello che io sento e vedo, e questa luce che tutto investe penetra, non piangeresti se mi ami! …”Ci siamo amati e conosciuti nel tempo: ma tutto era così fugace e limitato! Io vivo nella serena e gioiosa attesa del tuo arrivo tra noi: tu pensami così, nelle tue battaglie pensa a questa meravigliosa casa, dove non esiste la morte, e dove ci disseteremo insieme alla fonte inestinguibile della gioia e dell’amore. Non piangere se veramente mi ami!”.

So che quelle sono sue vere parole. So che Maria ha corso bene la gara, con coraggio, la sua vita di moglie, di mamma e di lavoratrice è stata piena di significato, ed ora è nella gloria e nella vittoria.

Le suore sterminatrici di bambini ~ La dittatura delle notizie false | Gianluca Marletta 

Esempio da manuale di disinformazione. 


Oggi l’agenzia ANSA batte la notizia (ripresa dal Fattone Quotidiano, Repubblica e compagnia cantante):

IRLANDA: TROVATA FOSSA COMUNE (di bambini) IN ORFANOTROFIO CATTOLICO GESTITO DA SUORE.

Voi che leggete il titolo cosa capite? Certo …le solite suoraccie che si sono fatte ingravidare e poi gettavano i poveri bimbi nella fossa (molti degli scheletrini erano di fanciulli di 2 o 3 anni …quindi, prima di farli secchi, se li sono tenuti, eh). In realtà, nel 1925 in Irlanda ci fu una spaventosa carestia a seguito della Guerra d’Indipendenza e della successiva Guerra Civile.

Ecco svelato il macabro arcano! 

http://irishhistorypodcast.ie/1925-irelands-forgotten-famine/

Tra i commentatori cerebrolesi della notizia c’era chi ha scritto: “schifosi cattolici che ammazzano i bambini! E questi sono quelli che vorrebbero privare una coppia gay del diritto di adottare!”.

Link dell’ANSA: 

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2017/03/03/irlanda-trovata-fossa-comune-orfanotrofio-cattolico_2067e570-7b28-48b1-a79c-bcc9d0a38ac8.html

L’UNAR torna all’attacco, difendete i vostri figli | Gianluca Marletta


VIGILATE per i vostri figli. L’UNAR ritorna all’attacco!

A Milano, l’UNAR invita, con la scusa della lotta alle “discriminazioni”, gli studenti delle scuole superiori alla visione di un film dal titolo: “Né Romeo Né Giulietta”. Una breve recensione del film (dal sito cinemagay.it):

“Rocco è uno studente 16enne che da un anno sta cercando di scopare la sua migliore e paziente e comprensiva amica Maria (Carolina Pavone) senza riuscirci, perché il ‘meccanismo’ non si attiva. Scoprirà la causa di questi ripetuti insuccessi quando a scuola viene picchiato dal bullo di turno, in questo caso assai affascinante, tanto da procurargli nel mentre la tanto attesa erezione. Molto eloquente la scena di quando viene aggredito dal tipo sotto la doccia, che diventa quasi un amplesso… Esilarante la scenetta di quando la madre lo trova che sta facendo sesso con uno sconosciuto e lui avrà la determinatezza di spiegarle che nel mondo gay funziona così, cioè prima si scopa poi ci si conosce…”.

Gianluca Marletta

Fonte : Facebook

Comitato 10 Febbraio | Le attività a Febbraio 2017


Gentili soci del Comitato 10 Febbraio,anche questo febbraio è passato, con il consueto carico di iniziative per il Giorno del Ricordo. In questo consueto bollettino mensile non troverete il dettaglio di tutte le attività realizzate dalla nostra associazione, perché sono davvero troppe. Chi volesse approfondire può visitare la nostra pagina facebook.

26 febbraio 2017

I nuovi articoli usciti per la rubrica “Di là dall’acqua” su Il Giornale d’Italia:

Basovizza, luogo simbolo del martirio giuliano-dalmata

Istria, Fiume e Zara: i luoghi delle nostre radici

Il Confine Orientale italiano e gli ebrei 

19 febbraio 2017

Il Ministro della Pubblica Istruzione Valeria Fedeli ha dichiarato di voler dare più spazio, nei libri di testo, alle figure femminili che hanno rappresentato pagine importanti della storia d’Italia e del mondo, e che spesso non hanno trovato il giusto spazio sui testi.

Il Comitato 10 Febbraio ha proposto di iniziare raccontando la storia di due donne italiane: Norma Cossetto e Maria Pasquinelli. 

16 febbraio 2017

Dopo la prima romana, lo spettacolo di Emanuele Merlino sull’artista dalmata Giuseppe Lallich è stato messo in scena a Ostia, incontrando un grande successo di pubblico. Ne ha parlato anche il quotidiano Libero. 

12 febbraio 2017

Anche quest’anno si è ripetuta la tradizione della Corsa del Ricordo, organizzata dall’ASI. Madrina dell’evento è stata come sempre la nostra Carla Cace.

Quest’anno l’evento raddoppia, con una seconda tappa che si terrà a Trieste il 17 settembre. Il Comitato 10 Febbraio ha deciso di patrocinare la lodevole iniziativa.

11 febbraio 2017

Grazie all’impegno di Valeria Misticoni, assessore comunale e responsabile provinciale del Comitato 10 Febbraio, i giardini pubblici di Teramo sono stati intitolati al dott. Giuseppe Micheletti, il medico di Pola che dopo la strage di Vergarolla lavorò per ore per salvare la vita ai feriti, pur avendo perso nella stessa tragedia i suoi figli di 9 e 6 anni. In allegato la foto dell’iniziativa.

10 febbraio 2017

A Verbania, in Piemonte, il Comune ha inaugurato una targa ai martiri delle foibe. Un riconoscimento importantissimo, reso possibile dallo sforzo dei rappresentanti del Comitato 10 Febbraio piemontese Fabio Volpe, Damiano Colombo e da tutti i ragazzi del loro gruppo.

Il quotidiano Il Giornale ha dedicato diversi articoli al Giorno del Ricordo. Fra i tanti vi segnaliamo:

Parigi, 10 febbraio 1947: un trattato di pace senza giustizia di Lorenzo Salimbeni (segretario del Comitato Scientifico della nostra associazione);

Magazzino 18: quello che resta degli esuli italiani di Elena Barlozzari (dirigente nazionale della nostra associazione);

Quel silenzio oltraggioso della dimenticanza di Emanuele Merlino (membro dell’esecutivo nazionale della nostra associazione). 

Il giornale online barbadillo.it ha dedicato spazio alla nostra associazione attraverso un’intervista a Carla Cace, che trovate in questo articolo.

Inoltre vi segnaliamo il numero 136 di Storia in Rete, completamente dedicato al tema delle foibe e dell’esodo. Ringraziamo Emanuele Mastrangelo, dirigente nazionale della nostra associazione e membro della Redazione di Storia in Rete. 

9 febbraio 2017

In occasione del 70° anniversario della firma del Trattato di Pace, alla Camera dei Deputati è stata organizzata una conferenza stampa condotta dalla signora Alessandra Kersevan, sedicente ricercatrice impegnata nel giustificare la tragedia delle foibe.

Un’operazione vergognosa, alla quale il Comitato 10 Febbraio ha risposto con un comunicato duro nel quale si denunciava l’assurdità di un convegno del genere in mancanza di contradditorio, proprio in una sede istituzionale come Montecitorio.

In poche ore il comunicato è stato condiviso su facebook da quasi 800 persone, e ne ha raggiunte un totale di 91mila. La prova di quanto sia necessario ancora oggi vigilare affinché la storia faticosamente restituita al popolo italiano non venga nuovamente violentata da quanti vogliono dimenticare. In allegato la schermata. 

A quanti non lo avessero ancora fatto chiediamo di rinnovare la tessera con le formule di sempre: 10€ per i soci ordinari, 30€ per i sostenitori.

La nostra associazione vive solo grazie al tesseramento dei suoi iscritti che da tutta Italia sostengono le nostre attività e ci aiutano a mantenere viva la fiamma del ricordo. Per iscriversi è sufficiente compilare il modulo su www.10febbraio.it/iscrizioni e seguire le istruzioni che riceverete per mail; per coloro che sono già iscritti è sufficiente effettuare il pagamento con le solite modalità:

– modulo paypal (indicare come destinatario info@10febbraio.it)

– bonifico bancario (iban IT85J0832703235000000003362)

Gli iscritti riceveranno direttamente a casa la tessera e il fiocchetto tricolore.
Grazie ancora per la vostra amicizia!

Comitato 10 Febbraio

TERREMOTO, COMITATO ILLICA VIVE: AUDITE ANCHE I COMITATI DELLE FRAZIONI, RACCONTIAMO NOI COME STANNO LE COSE

 “Troviamo sconcertante le dichiarazioni del capo della Protezione Civile, Curcio, audito oggi in commissione Ambiente. L’ingegnere ha espresso il suo stupore per le continue richieste della popolazione circa il mancato arrivo delle abitazioni. 

Ci dispiace che l’ing.Curcio non comprenda, ma è piuttosto difficile per i cittadini capire perché ci debbano mettere più di sei mesi, forse un anno, per una casetta di 30 m2. Dalle risponde fornite da Curcio, è evidente che la farraginosità delle procedure di assegnazione e i continui rimpalli di responsabilità decisionali, di via libera, di autorizzazioni non aiutano al rientro della popolazione nelle terre d’origine. 

Facciamo presente che il terremoto e la sua gestione post-emergenziale non possono essere considerati un catalogo di buone intenzioni e di sperimentazione teoretica sui poteri dello Stato. Al presidente Realacci che si è compiaciuto del fatto che in commissione nessun deputato avesse presentato emendamenti, giova ricordare che ai deputati è stato impedito di presentare emendamenti giacché il dl è arrivato alla Camera blindato, così come sta ormai accadendo a tutti i decreti legge che sono modificati solo dal ramo del Parlamento di prima assegnazione. 

Tutto questo, mentre le popolazioni colpite dal sisma morivano dal freddo in roulottes, prive di energia elettrica, o lontane dalle proprie terre, gli animali morivano assiderati, le strade erano bloccate dal gelo, frazioni distrutte e isolate, cimiteri in condizioni igienico-sanitarie pericolosissime. Chiederemo al presidente Realacci di audire anche i comitati spontenei dei cittadini che racconteranno come stanno le cose per risolvere le quali sistema ultra gerarchizzato è del tutto fallimentare”. 

È quanto dichiarano la fondatrice del Comitato Illica Vive, Sabrina Fantauzzi, il segretario generale Elvira Mazzarella, il consigliere Maurizio Orazietti.