A Santa Marinella il Natale senza Natale | Cronache di un finimondo e da tardo impero senza botti


Abbiamo atteso il passaggio del Santo Natale, per trascorrere le feste con il cuore puro e l’animo pieno di sguardi e sorrisi ma, il dovere, prima o dopo ci chiama alla riflessione e – se proprio non riusciamo a incidere nella realtà per mutare il corso degli eventi – essa quantomeno ci impone, di dichiarare la nostra estraneità, rispetto ad una china ormai assunta inesorabilmente da chi ha dato – da una parte, e da chi ha ricevuto, dall’altra – il mandato a governare questa città. 

Natale festa della Luce o delle tarde luminarie

Con una sistematicità decennale, ormai le luminarie compaiono l’ultima settimana – dieci giorni – prima di Natale, quasi fossero un obbligo al quale proprio non si può sfuggire. A metà, tra gelida consuetudine e la prestazione minima garantita, vengono appese tardi, in porzioni di strade sempre più piccole, sfuggendo a qualsivoglia simbologia natalizia. Vogliamo credere che la loro installazione sia decisa da qualche burocrate anonimo che ha ormai smarrito il senso più profondo del significato della festa della luce, quale è il Natale. Rinascita, Sole di Giustizia, tempo sacro che irrompe nel tempo profano. Bene, da oggi ci sono più di trecento giorni. Confidiamo in una resurrezione per il prossimo anno. Basterà un appunto il 29 Dicembre per il Natale 2017?


Gli eventi natalizi

C’era una volta Marcozzi che il 23 agosto, finita l’estate (ma non finiva il 21 settembre?), prometteva la ripresa degli eventi con il periodo natalizio. Oggi no, oggi la cosa terribile è quella di avere delegati e addetti alla promozione del turismo che si fanno belli per aver organizzato feste insulse spendendo decine di migliaia di euro e poi di aver organizzato eventi mediocri spendendo gli ultimi soldi in bilancio. Poi però c’è stato il Terremoto e si sono addirittura vantati di non averli organizzati per niente o, in alternativa, avere fatto solidarietà (con i soldi degli altri). Adesso indossano la veste dei moralizzatori per averli addirittura vietati, per favorire il contenimento delle spese. Ci vuole il loro coraggio. 

Bene, se mai soldi sono stati spesi bene, sono stati proprio quelli che l’amministrazione garantiva per saldare la cultura, le tradizioni, l’identità della cittadina e i valori religiosi. Ma cosa ci si può aspettare da questa gente che non ha né arte né parte, che ha completamente smarrito il senso del Sacro e della religione, pur riempiendosi la bocca di Natale, feste natalizie e periodo festivo? Cosa può concepire chi vive parassitariamente all’ombra del potere? È presto detto, concepire solo occasioni di festeggiamento coatte. Utili agli utili idioti che come zombie di Romero, sono in cerca di un senso della vita ormai completamente smarrito. 

Far iniziare i lavori dei marciapiedi al centro della città sotto le feste 

Per questo serve l’aiuto di Lucifero, è evidente.

Mezza città è totalmente fatiscente per colpa di lavori interrotti, mal gestiti, impianti sportivi chiusi e abbandonati e cosa si riesce a creare? Il mostro inesorabile della ruspa assassina nei giorno delle feste – quei giorni nei quali quattro anime timorose, avrebbero potuto solcare i marciapiedi desolati del centro cittadino – rende il percorso ad ostacoli. La sommità della premura amministrativa, magari fosse solo per puro calcolo cinico ed economico, sarebbe stata quella di far sfruttare ai commercianti il periodo delle vendite per i regali natalizi. 

No, nemmeno quello. Bisogna smarrire il lume della ragione. 


Vietati i botti di Capodanno

Il gran finale lo si raggiunge con l’ordinanza che vieta di sparare i botti nelle festività natalizie. Già scienziati di altissimo livello, in altri luoghi, hanno espresso logiche perplessità su come e quando – ma soprattutto da chi – potrà esser fatta rispettare una simile ordinanza. 

Immaginate la polizia municipale che il 31 di dicembre gira gatton gattoni per cogliere in flagranza di reato sparatori clandestini di botti illegali? Immaginate schiere di cacciatori che in barba ad ogni regolamento sparano la loro cartucciera in aria sbeffeggiando poveri bimbetti che tra mortaretti e raudi, si mimetizzano tra la sempre più rara vegetazione di giardinetti per provare il brivido dell’esplosione?

Vogliamo parlare degli animalisti estremisti (antispe, quelli che equiparano l’uomo alle bestie, per intenderci) che intendono vietare tutto ciò che va contro, solo ed esclusivamente, le loro convinzioni da Testimoni di Gechi? Probabilmente i dieci minuti a Capodanno, negli ultimi cento anni, debbono aver fatto stragi inenarrabili di animali per provocare le loro così turbolente ire. 

Vogliamo parlare, al contrario, di tutti i fine settimana da Marzo ad Ottobre, nei quali il centro di Santa Marinella sembra essere diventato il Castello del Boss delle cerimonie (Dio l’abbia in gloria) o il teatro dei peggiori matrimoni da casalesi? Quei botti non sono pericolosi, quei botti non disturbano persone e animali? Strani quei botti, sono botti che non suscitano indignazione. Ogni fine settimana no, dieci minuti a capodanno sì. Ci sarebbe da aprire una parentesi, sul fatto di vietare tutte le cose che possono rappresentare un minimo di sfida avventurosa, di promuovere tutto ciò rappresenta debolezza, pietismo, umanitarismo peloso. Sarebbe volare troppo alto, il tema lo custodiamo per il futuro, ce ne sarà sicuramente occasione. 

Befana e Tombolata

Con una befanata ed una tombolata, si vorrebbe dar ad intendere che quest’anno si si è fatto qualcosa di natalizio. Nemmeno poi rivestirle di una benché minima coperta di solidarietà no, nemmeno quello. Basta che ci si diverta, magari con l’immancabile patrocinio del Comune. 


Cosa rimane del Natale

Al netto della festa dei bambini, la festa della luce, i giocattoli, le lucine, lo shopping compulsivo, gli auguri, l’albero, la befanata e la tombolata e di quelle terribili canzoni pop americane di Natale, cosa rimane?

Nulla, il vuoto smarrimento per un appuntamento con il Sacro di cui si è perso completamente il senso. 

La Natività, il Presepio, i simboli del Natale appesi alle luminarie, il rivedersi nelle strade nei giorni di festa, i negozi chiuse e le famiglie unite, le canzoni di Natale e le poesie imparate a memoria, i saggi delle scuole. Le messe di Natale. L’identità, la civiltà, la cultura pur anche solo popolare che si innerva su migliaia di vite della comunità cittadina. Quello che dovrebbe essere la Tradizione sacra di una comunità, quello che dovrebbero essere sol anche tradizioni culinarie, folclore, racconti. 

Ebbene, tutto questo, pare non sia importante per chi ci governa, per chi è stato mandato a governare. È un processo osmotico, con la popolazione di questa città. 


Non perdiamo la speranza e combattiamo fino alla fine 

Per coloro che credono, che combattono per una visione tradizionale dell’esistenza, per una visione spirituale della vita e del mondo, è brutto da vedere ma non disperiamo. 

Proprio “quando tutto sembrerà perduto, tutto sarà salvato”. Questo è Natale, anche se “loro”, in fondo, semplicemente, non lo sanno e non lo potranno mai trasmettere. 

Centro Studi Aurhelio

Canada. L’Unicef chiede al Parlamento di estendere l’eutanasia ai bambini | Tempi.it


L’Unicef invoca l’eutanasia per i bambini. L’organo ufficiale dell’Onu deputato a «tutelare i bambini» fa aperta campagna per la loro uccisione in Canada. Non si tratta di una voce di corridoio o dell’indiscrezione di qualche gola profonda, ma delle parole pronunciate a Ottawa davanti al Parlamento da Marvin Bernstein, avvocato filantropo e Chief Policy Advisor di Unicef Canada.

«EUTANASIA PER I MINORI MATURI». «L’aiuto medico a morire è stato previsto per gli adulti competenti. Sorge spontanea la domanda: perché non per gli altri gruppi di persone come i minori maturi?», ha dichiarato il 12 maggio Bernstein davanti alla commissione Affari legali e costituzionali del Senato canadese. «Questa domanda richiede una risposta e noi come Unicef Canada certamente sosteniamo l’estensione di questo diritto».

 LA CORTE SUPREMA. La legge sull’eutanasia verrà votata dal Parlamento il 6 giugno dopo che l’anno scorso, a febbraio, la Corte suprema del paese ha dichiarato incostituzionale la proibizione del suicidio assistito e dell’eutanasia contenuta nel Codice penale. Per questo ha dato un anno di tempo alla politica per approvare una legge specifica. Il testo che dovrebbe essere votato permette a tutti gli adulti che soffrono in modo insopportabile per cause fisiche o mentali di richiedere la morte. Non è necessario essere affetti da malattie terminali.

PERCORSO A TAPPE IPOCRITA. Secondo Unicef, l’eutanasia minorile, già approvata in Belgio, dovrebbe diventare legge secondo un preciso «percorso a tappe». Prima l’eutanasia per tutti gli adulti competenti, poi, dopo «tre anni di studi sui possibili effetti della legge sui minori» e su come evitare «manipolazioni» garantendo «precise tutele», dovrebbe essere estesa «non a tutti i bambini, ma solo ai minori maturi». La proposta è di rara ipocrisia: specificare che solo i minori maturi, e non tutti i bambini, dovrebbero avere accesso alla “buona morte” non ha senso, non esistendo un criterio oggettivo per stabilire la presunta maturità. Perché poi un bambino dovrebbe essere maturo per chiedere allo Stato di ucciderlo e non per guidare o votare? Allo stesso modo, studiare i «possibili effetti» della legge sui bambini è un controsenso: quali effetti più gravi della morte del bambino stesso può causare la legge? Per quanto riguarda manipolazioni e tutele il discorso è altrettanto insensato, visto che è proprio l’introduzione della legge a manipolare, ventilando l’idea che il suicidio è una soluzione accettabile davanti alla sofferenza.

ANCHE I 16ENNI DEPRESSI. Bernstein non si pone questi problemi ma sottolinea che l’eutanasia minorile è «coerente con la Convenzione sui diritti dell’infanzia». Per Unicef, spiega il responsabile, i bambini devono poter essere uccisi anche in assenza di una malattia terminale e anche per motivi psicologici. Alla domanda di un senatore, se «un 16enne depresso» dovrebbe poter essere ucciso in base alla legge, Bernstein ha risposto candidamente: «Sì».

KILL THE CHILDREN. La svolta è importante per un’organizzazione che ha come scopo quello di «contribuire al miglioramento delle condizioni di vita dei bambini» e che sviluppa i suoi programmi in tutto il mondo per «salvaguardare il diritto umano più fondamentale di tutti: il diritto di un bambino a sopravvivere». Come si concilia questa missione con la richiesta di estendere l’eutanasia ai più piccoli? L’Unicef non è l’unica organizzazione che si batte per i diritti dei bambini a richiedere la loro uccisione. Già nel 2014 Save the Children, insieme ad altre sigle riunite sotto il nome “Together”, aveva chiesto alla Scozia di estendere il suicidio assistito anche ai minori perché «le malattie terminali non discriminano le persone in base alla loro età, di conseguenza anche la sanità non dovrebbe farlo». Anche per Unicef i «minori maturi» non devono essere discriminati. Al massimo uccisi.

@LeoneGrotti

Foto da Shutterstock

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Incidente aereo TU-154 | I Russi andavano in Siria


La redazione di Aurhelio, si unisce alla giornata di lutto nazionale, indetta dal Presidente Putin per la strage del Tupolev diretto in Siria. I segni sono purtroppo chiari, per chi ha la capacità di interpretarli. 

L’incidente del Tu-154 nel Mar Nero, subito dopo il decollo dall’aeroporto di Adler, potrebbe essere stato causato da una situazione estrema a bordo, che non ha permesso all’equipaggio di trasmettere un segnale di soccorso a terra, ha detto Vitalij Andreev, ex capo del centro principale di sistema unificato di gestione del traffico aereo russo.

“Dopo il decollo e il breve volo, in tutto due minuti, l’aereo è scomparso e non ha dato segnale a terra di eventuali problemi, si può dire che a bordo si è verificata una situazione di emergenza: o l’influenza dall’esterno sul mezzo, o l’incontro di un ostacolo”, ha detto Andreev, che ha lavorato nel settore dell’aviazione 47 anni. Egli aggiunge che il “Tu-154 è una macchina molto affidabile e i misteri non esistono, senza motivo questi aerei non cadono”. “Nella mia carriera ci sono stati casi in cui nei Tu-154 tutti e tre i motori smettevano di funzionare o, ad esempio, un famoso atterraggio d’emergenza nella taiga, una striscia abbandonata”, aggiunge l’esperto. “I problemi a bordo possono essere gli squilibri di timoni, la deviazione impostata dalla traiettoria di volo, che di certo non potevano interferire con l’equipaggio per trasmettere questo segnale a terra”, ha aggiunto Andreev. “Allora, è successo qualcosa di estremo, tali situazioni sono possibili solo durante il sequestro del mezzo”, ha aggiunto. L’esperto ha precisato che i dati del dispositivo SPU “con una precisione al 99,99%, saranno in grado di spiegare cosa è successo in cabina al momento del disastro”.

Fonte: https://it.sputniknews.com/mondo/201612253840436-aereo-incidente-tu154/

IL COMMENTO DI MAURIZIO BLONDET

E’ caduto nel Mar Nero – sembra per un guasto e non per attentato – il Tupolev che portava il più grande coro dell’Armata Rossa, l’Ensemble Alexandrov di 84 membri, in Siria – dove avrebbe cantato per i soldati che sono là ad allietare il loro Natale lontani da casa, in zona di guerra. Con loro erano nove giornalisti, i membri dell’equipaggio, Lisaveta Glinka, nota come “dottoressa Lisa” perché dirigeva un’organizzazione governativa per il soccorso ai bisognosi.

Altro sangue russo versato per la causa giusta. Signore, aiuta questo popolo a cui la storia ha chiesto già troppo. Sii vicino alle famiglie piombate nel dolore.

Maurizio Blondet

Il Natale senza natività | L’aggressione al Natale religioso da parte del “sistema”, Roberto Delo

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Luci, Alberi, Babbi Natale, dolci, regali, decorazioni, sono parte di un modo strategicamente vincente, per estirpare le radici cristiane dalla realtà sociale e culturale, rendendole innocue (provate a scrivere su un motore di ricerca “immagini natale” e guardate quanto ci vuole prima di vedere la santa famiglia). Per portare a termine questa dinamica, ci si avvale del mercato economico e della potenza persuasiva dei mass media, che puntano il mirino sulle bombe emozionali.
Il Babbo Natale moderno non a caso (in principio di colore verde e divenuto bianco e rosso solo dopo che, negli anni ’30, la Coca-Cola lo usò per la sua pubblicità natalizia) ha radici antichissime ed è presente in numerose tradizioni.
In quella cristiana deriva dal vescovo Nicola di Mira della città di Myra (Turchia), di cui si racconta che, essendo un vescovo, esortò tutti gli altri parroci della sua diocesi a diffondere il cristianesimo laddove i bambini non avevano la possibilità o la volontà di recarsi in chiesa anche a causa del freddo invernale.
Così insieme ai suoi parroci ed un sacco pieno di regali raggiungevano i bambini mediante alcune slitte trainate “da cani”, per spiegargli chi fosse Gesù Cristo e che cosa avesse fatto per l’intera umanità.
La festa del Natale fu definitivamente istituzionalizzata a Roma nel 336 d.C il 25 dicembre, data convenzionale della nascita di Gesù Cristo, in corrispondenza con la festa del “dies natalis solis invicti” e di quella della nascita di Mithra.
Attorno alla figura di Mithtra (divinità originaria, maschile, indoeuropea e vedica) prese corpo uno dei misteri più significativi che venivano celebrati in templi sotterranei (mitrei) od in cunicoli (spelei) e prevedevano una serie di prove di resistenza fisica, il cui compito era propedeutico al battesimo.
Gli adepti vivevano in condizioni di purezza e integrità morale, guidati da un “pontifex maximus”. Il Natale cristiano invece, è la festività cattolica che celebra la nascita del Figlio di Dio, suprema incarnazione dell’essenza divina nella finitezza umana, evento iniziale dell’esistenza terrena di Gesù, conclusasi con il supplizio della croce, l’esperienza della mortalità e il ritorno all’Eterno dato dalla Resurrezione.
In una società ammalata e narcotizzata dalla fluidità anarcoide del relativismo, festeggiare il Natale non basta, è fondamentale che il Bimbo di Betlemme nasca nei cuori “acciaccati”, per costruire una speranza, affinchè non sia solo una ricorrenza.
Roberto Delo

Il simbolismo del Presepe: l’Incarnazione nella grottta | Alfredo Cattabiani


[…] Torniamo ora al Natale secondo i Vangeli: Luca narra che Giuseppe insieme con Maria, sua sposa, si era recato a Betlemme per il censimento indetto da Augusto: «Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perché non c’era posto per loro nella locanda» (75). Matteo, l’altro evangelista che accenna alla nascita di Gesù, è ancor più laconico: «Gesù nacque a Betlemme in Giudea, al tempo di Erode». E l’unica notiziasul luogo della nascita è contenuta nell’episodio successivo dei Re Magi, ma è generica: dice infatti che i Magi, «entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre…» (76).
I vangeli apocrifi invece sono più generosi nella descrizione: Giuseppe, narra il Protovangelo di Giacomo, «trovò là una grotta e ve la condusse dentro, lasciando presso di lei i suoi figli, ed egli uscì a cercare una levatrice ebrea nel paese di Betlemme» (77). Nel Vangelo dello Pseudo Matteo si narra che un angelo apparve agli sposi, «fece fermare la giumenta, poiché era giunto il momento di partorire, e ordinò a Maria di scendere dalla bestia e di entrare in una grotta sotterranea dove non vi era mai stata luce, ma sempre tenebre perché non riceveva affatto la luce del giorno. Ma all’ingresso di Maria tutta la grotta cominciò ad avere splendore e rifulgere di luce quasi vi fosse il sole. La luce divina illuminava la grotta quasi fosse l’ora sesta del giorno, e là questa luce divina non venne mai meno né di giorno né di notte finché Maria rimase là» (78).

Certo, i vangeli apocrifi non fan parte della Sacra Scrittura, tuttavia essi non contrastano con la narrazione di Luca là dove egli accenna alla mangiatoia che poteva essere un incavo della roccia, ovvero una grotta.
La grotta, nel simbolismo precristiano cui si ispiravano anche gli autori dei vangeli apocrifi, era il simbolo del cosmo, l’imago mundi come scriveva Porfirio: «Gli antichi consacravano davvero opportunamente antri e caverne al cosmo, considerato nella sua totalità o nelle sue parti» (79). Era anche il luogo di nascita di molti dèi: Dioniso, ad esempio, nasce in un antro, e la sua nascita è avvolta di luce; anche Hermes nasce in una grotta, sul monte Cillene, e Zeus in un antro sul monte Diktos, mentre Mithra sorge da una roccia.
Per questi motivi le grotte erano considerate luoghi di culto e di iniziazione. In età ellenistica si usava preparare, durante le feste in onore di Dioniso, grotte che ne commemoravano la nascita: addobbate di fiori, contenevano «letti per le ninfe», ovvero per le anime che s’incarnavano. E nel mithraismo gli spelea erano luoghi di iniziazione dove al mystes veniva insegnata la dottrina del dramma della discesa dell’anima nel mondo e il suo ritorno al cielo dopo prove espiatorie. Se poi si rammenta che Dioniso, come Mithra, era un salvatore – Olimpiodoro lo invocava: «…tu che hai dominio su di loro [sugli uomini], libererai chi vorrai da ardui travagli e dalla passione senza freno» (80) – ci si spiega perché la nascita di Gesù nella grotta-mangiatoia era un segno per i suoi contemporanei di una epifania divina nel cosmo. 

L’angelo che appare ai pastori nella notte di Natale dirà loro appunto: «…oggi è nato nella città di Davide un salvatore che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia» (81).
Secondo la leggenda, il Cristo sarebbe nato allo scoccare della mezzanotte: ovvero, simbolicamente, la sua incarnazione avrebbe segnato l’inizio di una nuova era poiché il giorno legale nell’Impero romano – cominciava con l’inizio della settima ora notturna, ovvero alle ventiquattro.
In realtà, soltanto un vangelo, quello di Luca, accenna genericamente alla notte, senza specificare l’ora: «C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge» (82). Tra i vangeli apocrifi quello arabo-siriaco dell’infanzia parla del tramonto che tuttavia, da un punto di vista simbolico, equivale alla mezzanotte perché nel calendario ebraico il giorno si rinnova in quel momento. 

Il vangelo armeno dell’infanzia infine riferisce che è avvenuta a mezzogiorno, l’ora in cui il sole sfolgora nell’alto del cielo (83).
Qualunque sia l’ora simbolica, è un momento straordinario, l’irruzione del Tempo senza tempo nel tempo. Il Protovangelo di Giacomo narra a questo proposito un episodio che, riferito anche da altri apocrifi sulla sua scia, diventerà leggendario: Giuseppe è andato a cercare una levatrice perché Maria ha le doglie. «E io Giuseppe» il racconto è attribuito a lui «stavo camminando, ed ecco non camminavo più. Guardai per aria e vidi che l’aria stava come attonita, guardai la volta del cielo e la vidi immobile, e gli uccelli del cielo erano fermi. Guardai a terra e vidi posata una scodella e alcuni operai sdraiati intorno, con le mani nella scodella: e quelli che stavano masticando non masticavano più, e quelli che stavano prendendo del cibo non lo prendevano più, e quelli che stavano portandolo alla bocca non lo portavano più, ma i visi di tutti erano rivolti in alto. Ed ecco alcune pecore erano condotte al pascolo, e non camminavano, ma stavano ferme; e il pastore alzava la mano per percuoterle con il bastone, e la sua mano restava per aria. 

Guardai alla corrente del fiume e vidi che i capretti tenevano il muso appoggiato e non bevevano… e insomma tutte le cose, in un momento, furono distratte dal loro corso.» (84) il segno della nascita del Cristo, come una folgore che interrompe lo scorrere del tempo, allusione alla futura fine dei tempi. Tornato alla grotta con la levatrice, Giuseppe vede il Bambino appena nato.
Poi giungeranno i pastori avvertiti dall’angelo, come narra Luca e con lui il Vangelo arabo-siriaco dell’infanzia che aggiunge alcuni particolari: «In quel momento giunsero alcuni pastori, e appena ebbero acceso il fuoco in grande allegria, apparvero loro armate celesti che lodavano e glorificavano Dio; e lo stesso fecero i pastori. E la grotta parve in quel momento simile a un tempio di un mondo più alto poiché voci celesti e voci terrestri glorificavano e magnificavano la nascita del Signore, Cristo» (85).
Anche i pastori hanno un significato simbolico. La loro funzione è infatti un esercizio costante di vigilanza: sono sempre svegli e vedono. Dunque il pastore è il simbolo del vegliare. Essendo nomade, rappresenta l’anima che nel mondo è passeggera; figura perciò l’anima saggia i cui atti sono ispirati dalla contemplazione e dalla visione interiore.

Alfredo Cattabiani

Comitato 10 Febbraio | Il notiziario di Dicembre 


Cari soci e amici del Comitato 10 Febbraio, come ogni mese, vi scriviamo per informarvi delle ultime iniziative e delle novità che riguardano la nostra associazione, invitandovi come sempre a diffonderne la notizia e a partecipare. In occasione del nuovo anno, vi chiediamo di rinnovare la tessera con le formule di sempre: 10€ per i soci ordinari, 30€ per i sostenitori.

Il tesseramento è l’unica forma di finanziamento che abbiamo, che ci permette di tenere in piedi le nostre attività in difesa dell’identità italiana nelle terre a noi care. Per iscriversi è sufficiente compilare il modulo su www.10febbraio.it/iscrizioni e seguire le istruzioni che riceverete per mail; per coloro che sono già iscritti è sufficiente per rinnovare la tessera effettuare il pagamento con le solite modalità:

– modulo paypal (indicare come destinatario info@10febbraio.it)

– bonifico bancario (iban IT85J0832703235000000003362) 

Ultime iniziative 

18 dicembre 2016

Nell’ambito dell’ormai consolidata collaborazione con il Giornale d’Italia, ecco gli articoli usciti nell’ultimo mese per la rubrica “Di là dall’acqua”:

L’olocausto di Pallanza

Campo profughi di Altamura: un ricordo per il futuro

Il patriottismo della libertà di Benedetto Croce

Giuseppe Lallich, tra pittura e recitazione

L’Italia senza i giuliano-dalmati?

15 dicembre 2016

Finalmente anche Gravina di Puglia, comune in provincia di Bari, ha dedicato una strada ai martiri delle foibe. Un risultato importante, il cui merito va allo sforzo costante e ostinato di Giuseppe Zuccaro, responsabile provinciale del Comitato 10 Febbraio. 

13 dicembre 2016

Il secondo incontro del ciclo “I Dessert delle Muse” ha visto l’attore Mario Serio recitare il monologo scritto da Emanuele Merlino su Lallich, pittore dalmata. L’opera è liberamente ispirata al volume “Giuseppe Lallich, dalla Dalmazia alla Roma di Villa Strohl-Fern” di Carla Isabella Elena Cace

Trovate qui il resoconto dell’iniziativa, e a questo indirizzo il video integrale. 

Vi informiamo infine che stiamo organizzando – in collaborazione con l’associazione “Radici nel mondo” – un viaggio in Istria riservato ai nostri iscritti e simpatizzanti. Si tratta di un’occasione per conoscere una terra splendida, dove “anche le pietre parlano italiano”.

Forniremo in seguito maggiori dettagli, nel frattempo trovate la grafica in allegato e un numero di telefono a cui chiedere informazioni: segnatevi la data sull’agenda e venite con noi a conoscere la nostra amata Istria!

Grazie per la fiducia che date alla nostra associazione: vi giungano i più sentiti auguri di buon Natale e buon anno nuovo.

Comitato 10 Febbraio​

Centri commerciali: nuove cattedrali del consumismo aperte anche a Natale | Luca Cirimbilla – L’ultima ribattuta


Il consumismo è sempre più la nuova religione, i centri commerciali le sue basiliche: oltre alle domeniche, i nuovi luoghi di culto in alcune città d’Italia rimarranno aperti addirittura nel giorno di Natale.

Addio tempo dedicato al Sacro, addio domeniche di riposo e in famiglia: non c’è più spazio per voi. Facciamo largo alle passeggiate lobotomizzanti negli affollatissimi centri commerciali. Al chiuso o all’aperto, poco importa: ciò che conta è camminare e lasciarsi convincere a comprare qualcosa che costa troppo, ma che si potrà possedere grazie alle comodissime rate. Questa nuova religione ha registrato così tanti fedeli che le sue cattedrali ora rimarranno aperte anche a Natale.

Succede a Padova, dove il 25 dicembre resterà aperto un nuovo supermercato dove sono occupati 22 lavoratori, tra commesse, cassiere e magazzinieri. Quello che tradizionalmente è un giorno di festa per i cristiani, comincia a non esserlo più. Una piccola anteprima di questa rivoluzione c’è stata già lo scorso anno, quando nel giorno di Santo Stefano alcuni punti della grande distribuzione sono rimasti aperti. 

Come ha spiegato Marco Bodon, della Cisl «purtroppo i centri commerciali, i supermercati e i grandi magazzini possono restare aperti tutti i giorni dell’anno e a tutte le ore del giorno». Una soluzione potrebbe esserci per consentire ai lavoratori di passare del tempo con la famiglia o i propri cari: i sindaci delle città, infatti, potrebbero emanare delle ordinanze, in cui si vietano le eventuali aperture. Chi avrà tanto coraggio? Difficile dirlo.

Ad alzare la voce contro questa deriva sono stati alcuni lavoratori direttamente coinvolti che hanno creato la pagina Facebook “Chiudere i centri commerciali le domeniche e i giorni festivi”. Nella pagina è stata lanciata la raccolta firme che accusa la liberalizzazione voluta dall’allora governo Monti. Secondo Confesercenti sarebbero oltre 73 mila le piccole medie imprese chiuse in Italia. Gli unici a pagare sono i lavoratori, costretti a turni massacranti, tutte le domeniche e tutti i festivi a lavoro senza un’adeguata retribuzione. “Ci state togliendo la nostra cultura – è l’appello – le nostre tradizioni, la nostra famiglia e la nostra dignità!”.

Luca Cirimbilla 

Fonte http://www.lultimaribattuta.it/56953_centri-commerciali-aperti-natale

Il Purgatorio | Presentato il secondo saggio dantiano del Prof. Luciano Pranzetti


Domenica 11 u. s., presso la sala interna della pizzerìa “La Stella” a Santa Marinella, si è svolta la presentazione del secondo saggio dantiano del prof. Luciano Pranzetti riferito alla cantica del Purgatorio.

Esso fa parte della trilogìa che si esaurirà con il completamento dell’ultima tappa del viaggio dell’Alighieri, il Paradiso. In questo piano di studio l’autore ha posto come tema centrale la corrispondenza del pensiero dantiano con la dottrina biblica, patristica e scolastica che, come qualsiasi lettore di medio livello, può osservare essere innervata, incarnata, diremmo, nella poesìa del “sacrato poema” sino a costituirne l’unità ispirativa e compositiva. 

Davanti a un numeroso ed attento pubblico, i due relatori, il prof. Ferdinando Bianchi e il dottor Paolo Giardi hanno, nelle rispettive competenze, illustrato il significato profondo di tale lavoro, il primo (latinista, storico, dantista), dispiegando le coordinate storico-filosofiche della cantica e il prodotto esegetico uscito dall’impegno e dall’impresa del prof. Pranzetti, con una ricognizione superbamente coerente e di gran pregio, mentre il secondo (medico psichiatra, poeta e cultore di classicità)ha inquadrato un tema particolare, specifico della zona purgatoriale e, cioè, “l’amore/misericordia. Dall’insieme dei due interventi, annodati e coniugati da quello ultimo dell’autore, s’è delineato uno scenario dove al pubblico parevano contrapporsi due umanità, quella della civiltà medievale forte, fiera, eroica, guerriera, contemplativa, attesa alle cose concrete ma con lo sguardo alle realtà ultime, e quella nostra attuale che, ebbra di risorse e di comodità, sempre più scivola nel relativismo esistenziale e nel godimento sterile di un vivere alla giornata, privo di mète e di valori, incapace di librarsi sulla “sfera che più alta gira”. 

La presenza di molti giovani faceva, per felice avventura, da contrappeso a questa visione dacché è vero che, alle grandi crisi sociali, politiche, culturali, economiche si risponde con volontà di potenza e di ripresa, secondo quanto saggiamente scrive la nostra maggior Musa “Com’ poco verde in su la cima dura / se non è giunta dall’etati grosse!” (Purg. XI, 92-93).

Thule | Oggi a Raido, consueta conferenza pre natalizia di Mario Polia


Alle ore 18,00, presso la libreria della comunità militante di Raido, la consueta conferenza prima del Natale di Mario Polia. In questa occasione, si affronterà il tema del dimora artica, la mitica Thule. 

Un appuntamento a cui è impossibile mancare. 

L’equipaggio di Aurhelio, partirà nel primo pomeriggio da Santa Marinella. 

Fai qualcosa di Reale | Sfuggire al nulla che avanza


Ha fatto clamore un po di tempo fa, la foto di Marck Zuckenberg durante un congresso a Barcellona mentre si apprestava a salire sul palco con il pubblico tutto intorno che guardava in un visore per la realtà aumentata. Foto simbolo, a nostro avviso, della condizione sempre più anestetizzata della vita dell’uomo moderno, dell’uomo massa senza volto. Di contro, l’uomo autentico si sta rivelando, in maniera più drammaticamente limpida rispetto al passato, colui che più riesce a rimanere “sveglio”, coltivando il dominio di se stesso e la coscienza di ciò che è reale.In una società caratterizzata dal relativismo imperante, l’uomo contemporaneo fa difficoltà a discriminare, la verità dalla menzogna e di conseguenza anche che cosa sia reale e cosa illusorio.

Con le nuove tecnologie applicate nei vari settori, tale confine si è andato assottigliandosi ancor di più, risulta difficoltoso distinguere persino il virtuale dal reale, ritrovandoci a vivere in un vero e proprio mondo stile Matrix. La neurologia ha confermato tale limite del cervello, già affermato molto tempo fa da San Paolo, quando affermò  <<ciò che guardi ti attraversa>>. Il cervello umano infatti, davanti alle immagini virtuali, innesca gli stessi meccanismi neurologici come se le stesse compiendo realmente, perdendo di fatto gradualmente la coscienza della realtà. 

Se si considera che in passato, nelle comunità tradizionali, in cui i valori di riferimento erano ben saldi e la tecnica non era riuscita a trovare sviluppi tali da confondere la realtà con l’illusione, si può comprendere come ci si stia allontantando sempre di più da ciò che è reale.

Reale, in un tempo dove non si metteva in discussione il fatto che le “foglie sono verdi in primavera”, aveva l’accezione di nobile, aristocratico, di contro a ciò che erano i piaceri e i desideri della plebe. Pertanto, ciò che era superfluo e in ultima istanza illusorio, perchè vano. Vivere secondo proprio gusto è da plebeo, il nobile aspira a un’ordine e ad una legge, ci ricorda Goethe.

 Oggi, l’uomo moderno consuma una esistenza plebea inseguendo valori relativi e affogando la sensazione di insodisfazione nel mondo del virtuale.

Come sostiene Antoine de Saint- Exupéry, <<La vita non servirà a maturarli, e il tempo per loro fluisce come una manciata di sabbia disperdendoli. >>. Ecco allora che un atto veramente controtendenza e di ribellione consiste non in lancio di bottiglie molotov, cortei, occupazioni e così via, ma nel semplice impegno in attività Reali. 

“Fai qualcosa di Reale!” è l’incitamento che oggi forse più di ogni altro, si adatta a smuovere di un millimetro il senso di responsabilità innato ma quasi neutralizzato, che ancora custodiamo dentro ognuno di noi. Come ben sappiamo, il nome dei concetti e delle cose non sono casuali, eccezion fatta per i termini moderni che parodizzano l’autentico significato tradizionale. La denominazione dei concetti, quindi è importante, in quanto attribuiti da uomini che vedevano la realtà molto diversamente da noi e in maniera più profonda. “Fai qualcosa di Reale”, dunque, inteso come impegno impersonale volto a modellare se stessi e, di riflesso, il mondo circostante. Un impegno aristocratico, rispondente ad un ordine e ad una legge di natura superiore.

Nico Di Ferro

La Pittura, il Sangue, il Leone – Giuseppe Lallich, dalmata dimenticato | Oggi a Roma alle ore 21.00

Martedì 13 dicembre alle ore 21 presso la sede della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice e del Comitato 10 febbraio – piazza delle Muse 25 – andrà in scena“La Pittura. Il Sangue. Il Leone. GIUSEPPE LALLICH, dalmata dimenticato” di Emanuele Merlino con Mauro Serio


Una storia d’Arte, di Vita, d’Amore.

La pittura, perché è nell’arte che i più grandi riescono ad affermare la bellezza di un tratto, di un’idea, di un sogno, di una rivolta contro una realtà ingiusta come quella che costrinse Lallich, fra troppi, a lasciare la propria casa. Il sangue perché è passione, perché è appartenenza, perché costringe a credere e a lottare per “ciò che la fede duratura, malgrado l’apparenza, spera”. C’è il leone, perché nella storia della Repubblica di Venezia, perché nei leoni con il libro ancora presenti in Istria (dove lo scalpello del nuovo padrone non è arrivato) c’è una verità che, seppur taciuta, ancora vive: 

“in Dalmazia anche le pietre parlano italiano”.

Durante la serata sarà esposto il quadro più famoso di Giuseppe Lallich: “Il bacio della Bandiera”

Ingresso gratuito


“I Dessert delle Muse”, il ciclo di incontri promosso dalla Fondazione Ugo Spirito – Renzo De Felice e dal Comitato 10 Febbraio, propone il teatro all’interno di una istituzione storica: il secondo appuntamento, il prossimo 13 dicembre alle ore 21, infatti, sarà “La Pittura. Il Sangue. Il Leone. Giuseppe Lallich, dalmata dimenticato” monologo di Emanuele Merlino, liberamente ispirato al volume “Giuseppe Lallich, dalla Dalmazia alla Roma di Villa Strohl-Fern” di Carla Isabella Elena Cace, interpretato da Mauro Serio, presso la sede della Fondazione Ugo Spirito – Renzo De Felice e del Comitato 10 Febbraio, in piazza delle Muse 25. 

Giuseppe Lallich è un grande artista dalmata italiano – ignorato dai più e ingiustamente dimenticato – perché i fatti della sua vita si sono drammaticamente intrecciati con quelli della Grande Storia. Fuggito cinquantenne da una terra per lui ostile – perché italiano e irredentista – e nella quale lascia uno studio colmo di opere importantissime, frutto di un percorso artistico che muove dall’Accademia di Venezia per giungere alla Parigi post-impressionista, approda a quel mondo sommerso e fantastico della Roma di Villa Strohl-Fern e del suo cenacolo artistico. Per “scomparire” nuovamente dalla memoria, assieme allo smantellamento della stessa. Questo testo lo riporterà in vita. Perché niente è veramente impossibile.

Il format dei Dessert delle Muse prevede esclusive serate culturali, cui seguirà un ricercato dessert. Il tentativo è quello di ridare vita al novecentesco salotto culturale o caffè artistico, nel quale poter incontrarsi, dibattere con gli autori e godere di arte, teatro, letteratura, storia e – perché no – soddisfare anche il palato. Il tutto, nella nuova sede della Fondazione Ugo Spirito, nel cuore dei Parioli.
Gli ingressi sono gratuiti, con libera offerta per il sostegno delle Istituzioni promotrici. 

Ad ogni incontro seguirà un dessert. 

Per info 

www.fondazionespirito.it 

www.10febbraio.it  

Arriva Natale, adesso ridono solo “loro” | Anonimo


Ti hanno convinto che il Natale religioso fosse solo un inutile retaggio del passato, che i valori sono superati e bisogna lasciar stare i simboli, i riti ed i buoni sentimenti del Natale. 

Bisognava di certo fare posto ai regali, alle lucine colorate, allo shopping natalizio, a quella cara atmosfera di natale tutta cioccolata e panettoni. 

Bisognava fare posto al consumismo ed al materialismo. Adesso che si sono presi i tuoi soldi con i quali fare tutte queste cosine, cosa ti è rimasto tra le mani, nel cuore, negli occhi? Una parodia del natale che ti fa stare ancora più male. 

Produci, non consumi e crepi. AMEN

P.S. Puoi sempre ripensarci, sei ancora in tempo… 

Castrum Novum Al Castello Odescalchi di Santa Marinella | Sabato 17 Dicembre

La conferenza presenterà gli ultimi risultati degli scavi di Castrum Novum a Santa Marinella nella straordinaria cornice del Castello Odescalchi, gentilmente aperto per l’occasione dal Dott. Carlo Odescalchi.

La conferenza si terrà nel castello SABATO 17 dicembre alle ore 17.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

L’Albero di Natale, simbolo di luce e di vita | Il Dono come come confine tra tempo sacro e tempo profano


[…] Nel simbolismo primordiale il segno del sole come “Vita”, “Luce delle Terre”, è anche il segno dell’Uomo. E come nel suo corso annuale il sole muore e rinasce, così anche l’Uomo ha il suo “anno”, muore e risorge. Questo stesso significato fu suggerito, nelle origini, dal solstizio d’inverno, a conferirgli il carattere di un “mistero”. In esso la forza solare discende nella “Terra”, nelle “Acque”, nel “Monte” (ciò in cui, nel punto più basso del suo corso, il sole sembra immergersi), per ritrovare nuova vita. Nel suo rialzarsi, il suo segno si confonde con quello de “l’Albero” che sorge (“l’Albero della Vita” la cui radice è nell’abisso), sia “dell’Uomo cosmico” con le “braccia alzate”, simbolo di resurrezione. Con ciò prende anche inizio un nuovo ciclo, “l’anno nuovo”, la “nuova luce”. Per questo, la data in questione sembra aver coinciso anche con quella dell’inizio dell’anno nuovo (del capodanno). È da notare che anche Roma antica conobbe un “natale solare”: proprio nella stessa data, ripresa successivamente dal cristianesimo, del 24-25 dicembre essa celebrò il Natalis Invicti, o Natalis Solis Invicti (natale del Sole invincibile). […]

[…] Tornando al “natale solare” delle origini, si potrebbero rilevare particolari corrispondenze in ciò che ne è sopravvissuto come vestigia, nelle consuetudini della festa moderna. Fra l’altro un’eco offuscata è lo stesso uso popolare di accendere sul tradizionale albero delle luci nella notte di Natale. L’albero, come abbiamo visto, valeva infatti come un simbolo della resurrezione della Luce, di là della minaccia delle notte. Anche i doni che il Natale porta ai bambini costituiscono un’eco remota, un residuo morenico: l’idea primordiale era il dono di luce e di vita che il Sole nuovo, Il “Figlio”, dà agli uomini. Dono da intendersi sia in senso materiale che in senso spirituale. […]

Julius Evola

Brani tratti dall’articolo Natale solare ed Anno nuovo apparso sul quotidiano Roma del 5 gennaio 1972.

Kali Yuga 2.0 | Corsivo addio. Verso un’omologazione che sa di regressione storica, di Matteo Righetto

Nelle scuole finlandesi solo stampatello: “è più semplice”. 

Nella patria di Elias Lonnrot è accaduto che quanto promesso, pianificato e deciso ancora un paio di anni fa dall’Istituto nazionale per l’educazione, questo autunno sia effettivamente divenuto realtà. Già dal corrente anno scolastico infatti, nella scuola primaria finlandese non si impara più a scrivere in corsivo ma soltanto in stampatello, in quanto strumento graficamente più semplice e più veloce da apprendere, oltre che più adattabile e familiare per l’uso di pc, tablet e smartphone. Addio per sempre alla grafia individuale (e quindi alla società finlandese del futuro), addio alle belle ed eleganti (ma anche alle brutte e sgraziate) scritture personali che tanto contraddistinguono ognuno di noi e la nostra personalità fin da bambini, sui banchi di scuola. Solo block capitals dunque, affiancate da un uso sempre più massiccio – che diverrà totalizzante nell’arco di pochi anni – di tastiere, touch screen e supporti tecnologici fin dal primo anno di primaria, rinunciando definitivamente alla creatività del proprio segno a vantaggio di e-fonts e lettering predefiniti e uguali per tutti.

Di fronte alle numerose critiche provenienti da ogni dove – perfino il quotidiano francese Le Monde ha parlato di limitazione della creatività dei bambini – il governo finlandese ha risposto che per favorire lo sviluppo delle abilità specifiche un tempo inerenti la calligrafia, è previsto un aumento del monte ore disciplinari da dedicare al disegno libero e alle arti manuali, che però con la calligrafia c’entrano ben poco. E’ vero che prima di criticare le politiche scolastiche finlandesi è bene sapere che stiamo parlando del paradiso delle eccellenze didattiche e che insieme alla Corea del sud, la Finlandia vanta annualmente una percentuale di studenti che riesce a ottenere un diploma superiore oltre il 93 per cento, tuttavia personalmente ritengo scellerata la decisione di abbandonare l’insegnamento del corsivo, e lo penso per diversi motivi, suffragati anche dalle moderne ricerche neuroscientifiche che registrano un nesso comprovato tra la scrittura a mano e un ampio sviluppo educativo della persona, soprattutto in età evolutiva.

Stando a moltissimi studi su questo campo pare infatti che, tra le altre cose, i soggetti che imparano a scrivere a mano o si esercitano a migliorare la propria grafia, diventino più creativi, imparino a leggere più velocemente, siano più abili e capaci di generare idee e conservare informazioni più a lungo. Alcuni dati che confermano e sottolineano l’importanza della scrittura a mano nello sviluppo cognitivo dei ragazzi, sono quelli proposti da alcuni studiosi americani a partire dalla prof.ssa Karin James della Indiana University, i cui studi dimostrano che quando si scrive a mano libera non solo si deve pianificare ed eseguire l’azione in un modo che non ci è richiesto quando usiamo la tastiera, ma siamo anche in grado di produrre un risultato altamente variabile, e tale variabilità è di per sé uno strumento di notevole apprendimento. In altre parole: se un bambino produce una scrittura disordinata, proprio questo può aiutarlo a imparare. Tra neuroscienziati e psicologi qualcuno sostiene addirittura, è il caso della prof.ssa Beringer della Washington University, che la scrittura corsiva allena la capacità di autocontrollo come nessun’altra scrittura ed è quindi utile per trattare non solo problemi quali la dislessia, ma addirittura disturbi psichici e della personalità.

Di sicuro uno dei pregi e dei valori della scrittura a mano è la consapevolezza che si è costretti a mettere in gioco nel momento in cui la si esercita, ed è ampiamente dimostrato che gli studenti, di ogni ordine e grado, imparano meglio quando prendono appunti a mano rispetto a quando digitano su una tastiera, proprio perché il corsivo permette al soggetto di meglio comprendere i contenuti, elaborarli cognitivamente e riformularli. Senza considerare poi i rischi di regressione storica e sociale che potrebbero derivare dalla decisione dell’Istituto nazionale per l’educazione finlandese. A mio avviso infatti, al di là di un pragmatismo di facciata, questa scelta nasconde una perniciosa omologazione che viene candidamente spacciata per innovazione ma che ha il sapore di un dispotico livellamento culturale. Siamo di fronte all’ennesimo caso di provvedimento subdolo e irreversibile che assottiglia sempre più i nostri spazi di libertà, intromettendosi perfino nel nostro modo di scrivere e di tenere la penna in mano, cosa che dovrebbe rappresentare, anche simbolicamente, un vero e proprio baluardo di libertà. 

Matteo Righetto

Fonte: http://www.ilfoglio.it/cultura/2016/11/18/news/scuola-finlandia-scrittura-maiuscolo-omologazione-107157/

Gender a Roma – Il M5S inserisce il genere nel bilancio


Il Consiglio Comunale di Roma, a maggioranza grillina, ha introdotto il gender pure nel bilancio della Capitale.

“Un bilancio secondo prospettive di genere“, vuol dire spendere soldi pubblici – di tutti – per finanziare la propaganda dell’ideologia gender, che è solo di alcuni e principalmente della minoranza omosessualista della città.

Alcuni Consiglieri “valorosi” erano riusciti a bloccare la mozione del M5S che chiedeva l’inserimento della suddetta propaganda gender nel bilancio di Roma Capitale.

Ma la maggioranza ieri è riuscita a discuterla ed approvarla.

L’unico partito che ha votato contro è stato Fratelli d’Italia. Questa la dichiarazione del consigliere Maurizio Politi, che parla di una “pericolosa deriva ideologica da parte del M5S”.
Il M5S dimostra sempre di più la sua vicinanza alle politiche LGBT tipica della precedente Giunta Marino. L’approvazione avvenuta ieri, con il solo voto contrario di Fratelli d’Italia, del documento con il quale si impegna il Sindaco Virginia Raggi a realizzare un bilancio economico secondo prospettive gender, oltre ad essere inutile, rappresenta l’ ennesimo attacco antropologico alla Famiglia.

Pensare che nel bilancio di Roma Capitale, debbano essere previsti strumenti finanziari e di programmazione che vadano a valorizzare le diverse identità di genere, ha il solo fine esclusivo di attaccare le diversità tipiche dell’uomo e della donna, e nulla a che vedere con la salvaguardia dei giusti diritti.

Pensare di promuovere con i bilanci pubblici le varie teorie sessuali ed economiche tipiche delle associazioni LGBT che hanno portato l’Europa a riconoscere ufficialmente decine di gender diversi, senza alcuna considerazione del dato biologico proprio di ogni persona, rischia di essere propedeutico all’inserimento in pianta stabile, all’interno delle scuole comunali, di teorie che mirano a plagiare lo sviluppo dei nostri figli.

Vigileremo attentamente che la deriva ideologica assunta dal M5S, che nelle sue linee programmatiche di governo della città, aveva affermato: “Siamo portatori di una visione del mondo biocentrica che si oppone all’antropocentrismo che nella cultura occidentale ha trovato la massima espressione (…). Oggi, alla difesa di questi diritti (…) si aggiunge la lotta con lo specismo.”, in pratica negando che esista alcuna differenza tra l’essere umano e qualsiasi altra specie animale, ed oggi, quindi, pensa di usare le risorse pubbliche per scopi meramente ideologici che nulla hanno a che vedere con i problemi dei romani.

Redazione

FONTE: www.notizieprovita.it – 30 Novembre 2016

Cineforum film “Land of mine” | ANVG – Domenica 11 dicembre 2016


LAND OF MINE

Regia di Martin Zandvliet, 2016

(Film mai trasmesso in tv)

Il film è ispirato a eventi realmente accaduti e racconta la storia dei prigionieri di guerra tedeschi inviati a sminare la Danimarca dopo la seconda guerra mondiale.  Si ritiene che più di 2.000 soldati tedeschi siano stati costretti a rimuovere le mine, e quasi la metà di loro abbiano perso la vita o degli arti. Questo film racconta quella storia dimenticata dai vincitori del secondo conflitto mondiale.

Ingresso + consumazione: 3 euro

Domenica 11 dicembre 2016 – ore 10.30

A.N.V.G Roma

Piazza S. Apollonia, 14 – Trastevere

https://www.facebook.com/events/1059036797555296/ 

http://rsilazio.blogspot.it/2016/12/cineforum-film-land-of-mine-anvg.html

Riflessioni: uomo moderno e metafisica | Gianluca Marletta


Bisogna prendere atto che l’uomo moderno, spiritualmente ottuso ma al contempo imbevuto di un “criticismo” che gli da l’illusione di essere “ragionevole” e “libero”, non comprende quasi più i contenuti che i suoi antenati accettavano spesso con la semplice fede (antenati che, in larga maggioranza, erano forse meno “critici”, ma certamente più “intuitivi”). Solo per fare degli esempi, concetti come Cielo o inferno, Paradiso, Resurrezione e innumerevoli altri, appaiono astrusi, assurdi o persino “ingiusti” alla gran parte dei nostri contemporanei (che sono, ripetiamo, al tempo stesso ottusi e ipercritici). 

E’ quindi necessario, al giorno d’oggi, riportare certi concetti un tempo accettati pacificamente al loro vero senso che é METAFISICO; perché solo in tal modo tali concetti possono risultare “credibili” e sensati, almeno per chi ha volontà di capire. 

La vera discriminante, infatti, é tra chi desidera capire (e per questo cerca e trova) e chi invece non ha nessun interesse a capire niente, anzi si crogiola nella propria ideologia e nelle elucubrazioni del proprio “libero pensiero”, che “libero” peraltro non é affatto…e nemmeno “proprio”, visto che é quello dominante.

Gianluca Marletta

Contro l’utero in affitto – Iniziativa in Senato | Notizie ProVita


Il 24 novembre alle ore 11,00, nella sala Nassirya di Palazzo Madama si è tenuta una conferenza stampa organizzata da ProVita onlus e dal senatore Lucio Malan, per dare un segnale concreto di azione contro l’utero in affitto.

ProVita – Conferenza Stampa Senato – Utero in Affitto 

Per l’Associazione ProVita onlus, il presidente, Toni Brandi, ha rilevato che “il tentativo di creare un fronte trasversale contro la barbara pratica dell’utero in affitto è fallito. Solo i Senatori dell’opposizione si sono rivelati concretamente disposti a agire per salvaguardare i diritti fondamentali delle donne e dei bambini”.

Del resto – prosegue Brandi – anche al Consiglio Provinciale di Trento ha bocciato una proposta di risoluzione contro l’utero in affitto presentata dai Consiglieri Borga e Civettini perché parlava del diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà».

La senatrice Rizzotti si è detta “disgustata dal fatto che un suo collega festeggi la nascita della seconda figlia [acquistata in California, come il primo, attraverso la pratica dell’utero in affitto, n.d.R.] con tracotanza e arroganza”, considerando che un Senatore della Repubblica dovrebbe non dare l’esempio di come si viola la legge penale italiana. 

Il senatore Giovanardi dopo aver illustrato i “sette miserabili imbrogli del Governo italiano” perpetrati in occasione dell’approvazione della legge Cirinnà, denunciato con forza un vero e proprio scandalo: a seguito delle proteste di un’associazione LGBT è stato censurato dall’UCI Cinema lo spot di ProVita contro l’utero in affitto, che doveva essere trasmesso tra le pubblicità prima dei film. “In tutta Europa e in tutto il mondo si leva la condanna dell’ignominia dell’utero in affitto solo a parole”. Nei fatti la cosa è ipocritamente non solo tollerata, ma promossa. 

Il senatore Malan ha illustrato due azioni concrete intraprese dall’Opposizione. 

Innanzi tutto un’interrogazione al Ministro della Giustizia (Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03293, nella seduta n. 722, in cui “si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dei fatti illustrati e se non ritenga opportuno attivare i propri poteri ispettivi per verificare il corretto funzionamento del citato ufficio giudiziario, in merito a quella che all’interrogante pare un’evidente inerzia rispetto alle notizie di reato ampiamente documentate»: ha ricordato, infatti, che il 6 ottobre 2015 Toni Brandi ha denunciato alla Procura della Repubblica di Milano l’agenzia Prepara che è venuta qui in Italia a vendere gameti e bambini in palese violazione dell’art.12 comma 6 della legge 40/2004. 

In secondo luogo un disegno di legge, che verrà presto presentato, specifica in modo chiaro ed inequivocabile il divieto di adozione da parte di coppie omosessuali (anche nella forma della stepchild adoption), il divieto di iscrizione all’anagrafe di “genitori” dello stesso sesso, l’estensione delle pene già previste dal codice penale per la tratta, la riduzione in schiavitù, lo sfruttamento sessuale di donne e bambini a chi pratica promuove o favorisce l’utero in affitto e il commercio dei gameti, nonché la perseguibilità di chi abbia compiuto tali fatti all’estero, ma poi venga a risiedere in Italia.

 Ufficio stampa – ProVita Onlus