La Vecchia Sezione a Locri | La recensione


Partecipare agli appuntamenti di musica alternativa è un’esperienza  unica già di suo, se si considera quanto detto da Corneliu Codreanu sull’importanza del canto, ed hai anche la possibilità di accompagnare La Vecchia Sezione in concerto in Calabria allora anche il viaggio diventa un’occasione per rinvigorirti di nuova linfa, con i camerati e amici della band.Il 26 novembre, infatti, LVS è stata invitata a cantare a Locri, sulla costa ionica calabrese, dalla comunità militante locale, Locri Patria Nostra. L’evento, dal titolo “Musica e parole non conformi”, così come tutti gli incontri di questo genere, è un’occasione importante per conoscere, in alcuni casi rivedere, camerati lontani geograficamente ma impegnati nella medesima trincea. Decido allora di cogliere al volo l’opportunità di andare insieme a LVS che durante le trasferte consente sempre a qualche sostenitore di seguirla nei tour in tutta Italia.

Partiti da Roma parecchio agguerriti con le previsioni che annunciavano allarme rosso, in Calabria (poi abbiamo capito che era il meteo), non per questo intimoriti, arriviamo a Locri in orario e con lo spirito di quelli che “Ammo pusato chitarre e tamburo pecché ‘sta musica s’adda cagnà”! 

Ben accolti da subito dai camerati di Locri, ci incontriamo in via Tevere, ottimo segno mi dico, poiché parafrasando il Duce, sulle rive del Tevere è sorta l’Italia! Dopo uno strepitoso tiramisù fatto in casa e un caffè offerti dai camerati locresi, ci diamo appuntamento al pub dove più tardi inizierà la serata.

Già alle 20:30, il pub è stracolmo, registrando il tutto esaurito, mentre nel frattempo vengono allestiti gli strumenti e si procede con al sound check. 

Il concerto, come da programma, inizia alle 21:00 e a fare i saluti introduttivi sono i ragazzi di Ellepienne, duo non-conforme della comunità militante locrese salita più volte a Roma in occasione di eventi simili. Ultimamente, totalmente a proprie spese, al concerto di raccolta fondi per le popolazioni terremotate di Illica, frazione di Accumoli. Teresa e Francesco  iniziano subito con le canzoni molto amate dai presenti e provocando con qualche nota meno alternativa. Il pub si riempie ulteriormente con i ragazzi giunti da Catanzaro. A seguire, Francesco, la promessa locale della musica alternativa, abile sia con la chitarra che con l’armonica, cui basta qualche canzone per riscaldare i presenti e meravigliarli con la sua giovane voce.

Infine, è arrivato il momento de La Vecchia Sezione, a susseguirsi ai microfoni, che con una mossa a sorpresa, affiancano Francesco durante la canzone “Cara amica” in chiaro stile “combat folk militante”.

LVS continua il suo classico repertorio tra canzoni di rock alternativo e identitario, quali “Claretta e Ben”, “Intolleranza”, “Non ho tradito”, “Non scordo” e altri pezzi musicali “più leggeri”, senza mai trascurare la cultura e la tradizione locale alla quale offrono un paio di canzoni in dialetto calabrese.  Nonostante tutto, sono riusciti a creare un’atmosfera trascinante (da sezione, appunto) volta a coltivare nel cuore dei presenti un segno profondo all’insegna della riaffermazione dell’identità, nel solco dei nostri sacri valori. 

Nico Di Ferro

Civitavecchia – Comitato 14 Maggio | È tempo di ridare dignità al monumento delle vittime dei bombardamenti

Segnaliamo una ottima iniziativa del “Comitato 14 Maggio” di Civitavecchia. La proposta di mozione si propone di far spostare il monumento dedicato alle vittime dei bombardamenti. 

 

ORDINE DEL GIORNO

Proposta di mozione

Proposta di spostamento e valorizzazione del Monumento alle Vittime dei Bombardamenti.

VISTO

– che la Curia Vescovile di Civitavecchia ha sollecitato diverse volte lo spostamento della Lastra Commemorativa, parte del Monumento alle Vittime dei Bombardamenti, collocata sulla parete posteriore della Cattedrale;

– che la Lastra Commemorativa non gode della visibilità che merita un monumento a ricordo degli eventi più tragici che abbiano mai investito la città di Civitavecchia dalla sua fondazione;

– che il Monumento alle Vittime dei Bombardamenti, nella sua collocazione attuale, non è inserito armoniosamente all’interno del tessuto urbano;

CONSIDERATO

– che il Monumento alle Vittime dei Bombardamenti dovrebbe essere, per la sua importanza, generatore di centralità per la Città, presupposto di riconoscibilità per lo spirito comunitario, cuore simbolico e formale della comunità;

PROPONENDO

– di valutare concretamente la possibilità di spostamento della Lastra Commemorativa delle Vittime dei Bombardamenti, attraverso un apposito progetto volto a conferire al Monumento la centralità che merita;

– di coinvolgere nel progetto tutti i soggetti potenzialmente interessati, a partire dai parenti delle Vittime i cui nomi sono riportati sulla Lastra, le scuole e le associazioni del territorio, al fine di far partecipe la cittadinanza e ricordare in prossimità dell’anniversario del 14 Maggio, la tragedia riversatasi sopra la Città;

AUSPICANDO

– di ottenere il consenso dell’intero Consiglio Comunale;

SI IMPEGNA L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE

– condividere il testo della presente mozione;

– valutare concretamente, attraverso tutte le azioni necessarie, la possibilità di spostamento del Monumento alle Vittime dei Bombardamenti al fine del conferimento della sua centralità nella vita sociale della Città;

– Coinvolgere nel progetto tutti i soggetti potenzialmente interessati, a partire dai parenti delle Vittime i cui nomi sono riportati sulla Lastra, gli alunni delle scuole e le associazioni del territorio;
Il Responsabile del Comitato 14 Maggio

Comitato 14 Maggio – Via Trieste nr. 2, 00053 Civitavecchia

comitato14maggio.blogspot.com – comitato14maggio@gmail.com

La Vecchia Sezione a Locri | Sabato 26 Novembre


Sabato sera al Pintas Club, una interessante serata all’insegna della musica alternativa e non conforme. Sul palco si alterneranno La Vecchia Sezione e i locali Ellepienne. Inviati amo tutti i nostri amici della Calabria e delle regioni vicine a partcipare. 

Aifa: In 557mila non riescono a comprare farmaci | Poverta’ sanitaria cresciuta del 37% sul 2015, ecco il rapporto.


(DIRE – Notiziario settimanale Sanita’) Roma, 16 nov. – Rispetto al 2015, la poverta’ sanitaria in Italia registra un forte aumento: nel 2016 e’ cresciuta dell’8,3% la richiesta di medicinali da parte dei 1.663 enti assistenziali (+1,3% rispetto allo scorso anno) sostenuti da Banco farmaceutico. Le confezioni richieste in occasione della Giornata di raccolta del farmaco – Grf di sabato 13 febbraio sono state pari a 944mila unita’.

Il raccolto generato dalla Grf, pari a quasi 354mila confezioni, ha consentito di coprire il 37,5% del fabbisogno espresso. A queste, tuttavia, vanno aggiunte 1,2 milioni confezioni raccolte nei primi otto mesi del 2016 attraverso il sistema delle donazioni aziendali.

E’ quanto emerge dal Rapporto 2016 – Donare per curare: Poverta’ sanitaria e donazione Farmaci, promosso dalla Fondazione Banco farmaceutico onlus e BFResearch e realizzato con il sostegno di Ibsa dall’Osservatorio Donazione farmaci di Banco farmaceutico. Il Rapporto 2016, presentato in Aifa il 10 novembre, s e’ avvalso del contributo del comitato scientifico composto da Ufficio nazionale per la pastorale della salute Cei, Acli, associazione Medicina e Persona, Unitalsi, Caritas italiana.

In tre anni, la richiesta di farmaci e’ salita del 16%, a fronte del costante aumento degli indigenti assistiti: gli utenti complessivi sono cresciuti nel 2016 del 37,4% (nel 2016, gli enti sostenuti da Banco farmaceutico hanno aiutato oltre 557mila persone, il 12% dei poveri italiani). Gli aumenti maggiori si evidenziano al Nord Ovest (+90%) e al Centro (+84%). La crescita piu’ significativa e’ tra gli stranieri (+46,7%), i maschi (+49%) e le persone sopra i 65 anni di eta’ (+43,6%). Le difficolta’ non riguardano solo i poveri: oltre 12 milioni di italiani e 5 milioni di famiglie hanno dovuto limitare il numero di visite mediche o gli esami di accertamento per motivazioni di tipo economico.

“Per curare bisogna conoscere. Rispondere al bisogno di chi soffre nell’indigenza implica carita’ nelle motivazioni e impone efficienza nell’azione. L’Osservatorio Donazione Farmaci, attraverso le sue attivita’ di ricerca quotidiane e, in particolare, con la realizzazione del Rapporto che abbiamo presentato, fornisce a Banco Farmaceutico un importante contributo in termini di approfondimento e consapevolezza: la poverta’ sanitaria, in Italia, appare nella sua fase piu’ drammatica. Mai tante famiglie sono state costrette a rinunciare alle cure. Avere conoscenza dell’esatta portata del fenomeno ci aiuta a svolgere la nostra mission – raccogliere farmaci da donare ai poveri – nella misura adeguata e con le dovute ragioni”, ha affermato Paolo Gradnik, presidente della Fondazione Banco farmaceutico onlus. “Le nuove poverta’ possono rappresentare un ostacolo concreto all’accesso alle terapie, per questo Aifa condivide con Banco Farmaceutico una proficua collaborazione al fine di avere un quadro chiaro del fenomeno nel nostro Paese. Il Rapporto puo’ costituire un utile strumento di lavoro per tutti i soggetti impegnati a combattere le nuove poverta’. Come istituzione siamo chiamati a portare il nostro contributo con una sempre maggiore responsabilita’ etica e sociale nei confronti delle persone in stato di bisogno e ad intervenire concretamente ovunque vi siano emergenze sanitarie”, ha dichiarato il presidente dell’Agenzia italiana del Farmaco, Mario Melazzini.

RESTA L’IRAN DA DEVASTARE. TRUMP PROVVEDERA’? | Maurizio Blondet

Per non attendere altre amenità dai novelli sostenitori di Donald Trump, sulla scorta del l’insegnamento circa il fatto che “i soliti ignoti”, in previsione dell’elezione di un presidente americano si preparano sempre un “Piano B”, segnaliamo un interessante articolo di Maurizio Blondet. 


Mike Pompeo, il parlamentare che Trump ha messo a capo della “sua” Cia, parlamentare repubblicano, ha uno scopo nella vita: “”Non vedo l’ora di smantellare questo accordo disastroso con il più grande Stato sponsor del terrorismo del mondo”. Ha appena rilasciato una intervista al Weekly Standard, il periodico fanaticamente neocon di Bill Kristol (j, dirige il Project for a New American Century, che ha istigato l’invasione dell’Irak di Saddam Hussein) in cui promette appunto di distruggere l’accordo sul nucleare, concluso da Obama.

http://www.weeklystandard.com/undoing-the-iran-deal-easy./article/2005394#!

Il generale Michael Flynn nominato consigliere speciale per la sicurezza nazionale di Trump, è l’uomo che come capo della DIA ha denunciato l’IS come una creazione di Obama e della Clinton, è relativamente il meno avventurista – ma anche lui fa’ un’eccezione: contro l’Iran, anche per lui “il più grande sponsor del terrorismo islamico” (non l’Arabia Saudita). Steve Bannon è accusato dalla ADL (ebraica) di essere un antisemita, un suprematista bianco, volere una specie di “olocausto” dei musulmani, perché ha proposto di registrare i viaggiatori in entrata da paesi islamici; la sua antipatia per ciò che chiama “Islam” non fa’ distinzioni. John Bolton, il neocon giudeo che Bush jr. ha messo ambasciatore all’ONU, è ancora fra i candidati a diventare Segretario di Stato: anche lui ha appena chiesto al nuovo presidente di impegnarsi al “regime change in Iran”. James Woolsey, uno dei complici dell’11 Settembre, membro del Project for a New American Century (PNAC) che aspira ancora alla carica di consigliere di sicurezza nazionale, ha chiamato l’accordo nucleare con l’Iran “tanto cattivo che deve andare via”; e anche lui ha definito l’Iran “ il primo stato terrorista mondiale”.

“Primo stato terrorista del mondo” (non i Sauditi)

La ripetitività di questa definizione in tali personaggi indica che il suggeritore è lo stesso. India anche – più inquietante – quel suggeritore forse allenta la presa su Assad e forse si rassegna a riconoscere a Mosca la legittimità dei suoi interessi in Siria, ma vuole che l’Iran diventi il Nemico e il Mostro della nuova amministrazione, il nemico da distruggere. “Primo stato terrorista del mondo” è una definizione che richiede, per obbligo morale, un intervento armato risolutivo.

Quasi tutti gli stati che la rivista sionista “Kivunim” suggeriva, nel lontano 1982, di smembrare destabilizzandoli per linee di faglia etniche e religiose, sono stati devastati: Irak e Libia, Somalia e Afghanistan e Siria sono preda alle guerre e odi tribali, esattamente come voluto. Ma la lista è incompleta senza l’Iran. E’ il più grande degli stati di cui Israele vuole la distruzione; è quello che più gli suscita il terrore e disturba il delirio di onnipotenza, perché ha una sua capacità nucleare, almeno potenziale. Nell’auto-narrativa ebraica, questa potenzialità è già reale; non si contano le volte in cui Netanyiahu ha detto che il regime degli ayatollah è “Hitler” del tempo presente, desideroso di farsi l’atomica al solo scopo di sterminare il popolo ebraico, di operare il secondo olocausto.

Non c’è delirio ebraico che la politica Usa non si senta obbligata a soddisfare. Già martedì scorso la camera bassa, con 243 voti contro 174 (coraggiosi, anzi temerari: l’ADL ha preso nota, se ne ricorderà alle prossime elezioni) ha stracciato per parte sua l’accordo firmato da Obama, vietando la vendita di aerei civili (non solo Boeing, ma anche Airbus) che la Casa Bianca aveva già consentito, appunto in forza dell’accordo. Quanto al Senato, il leader della maggioranza Mitch McConnell ha comunicato che i senatori rinnoveranno le sanzioni contro l’Iran che dovevano scadere a fine anno; in ciò incitati anche dall’uscente Obama, che ha scritto una lettera ai senatori invitandoli a “mantenere lo stato di emergenza nazionale verso l’Iran” – uno stato di emergenza che dura dal novembre 1979, fu firmato dal presidente Jimmy Carter, e che era giustificato 38 anni orsono dall’occupazione dell’ambasciata Usa a Teheran dalla folla di attivisti fanatici di una “rivoluzione islamica” agli inizi; è un potenziale atto di guerra.

E’ più che evidente il processo di fabbricazione e ingigantimento del nemico, di escalation di provocazioni, di demonizzazione sempre più intensa che abbiamo già visto operare contro Saddam, e da ultimo contro Assad e contro Vladimir Putin. Come minimo, la montatura esagitante dello stato psichico collettivo – che presto, vedrete, contagerà anche i nostri governi e i nostri media in Europa – è volto a mantenere ed aggravare le sanzioni che dovevano essere sollevate dopo l’accordo 5+1; salendo secondo opportunità a atti di sovversione (creazione di nemici interni all’Iran, già Rudolph Giuliani e John Bolton hanno rapporti con la organizzazione terroristica iraniana Mujaheddin ed-Kalk, MEK, da rifinanziare e addestrare come già fatto per l’IS) o di intervento armato umanitario – reso necessario, magari, da “atti di ostilità”, attentati, insomma false flag, di cui accusare il regime degli ayatollah.

Preparazione al ‘false flag’

Suggerirei di notare con allarme che diversi siti Usa, anche apparentemente insospettabili di simpatie neocon, stanno diffondendo da qualche giorno la seguente ‘informazione’:

“L’Iran sta inviando elementi dei suoi corpi speciali ad infiltrarsi in Usa e in Europa su comando del leader supremo Ali Khamenei”. La fonte sarebbe “un capo militare iraniano, Salar Abnoush”, che viene indicato come “ vice-coordinatore della Guarnigione Khatam al-Anbia”. Il sito di Washington Free Beacon intervista al proposito tale Said Ghasseminejad, indicato come “Un esperto della Foundation for Defense of Democracies” , il quale assicura: “La repubblica islamica ha ucciso centinaia di iraniani e non iraniani nel mondo in una campagna coordinata di terrore. L’Iran può decidere di ricominciare questo progetto adesso che molte imprese occidentali vanno in Iran, e l’Iran crede che la sua azione in Europa non sarà punita con forza”.

Iran’s supreme leader, Ayatollah Ali Khamenei, attends a graduation ceremony of the Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) ceremony at army cadets, accompanied by Revolutionary Guard commander General Mohammad Ali Jafari and Armed Forces Chief of Staff Hassan Firouzabadi. Tehran-Iran 21/03/2014 /AY-COLLECTION_1555.58/Credit:AY-COLLECTION/SIPA/1405261603 (Sipa via AP Images)
Si assapori il distorto giro mentale di questa asserzione. L’ “esperto” sta dicendo: è colpa degli europei, che accorrono a frotte a fare affari con l’Iran, se qui ci saranno omicidi perpetrati dai corpi speciali iraniani infiltrati in Usa ed Europa. E’ la fine delle sanzioni che provocherà i delitti dell’Iran fra noi”.

Riconoscete questo giro mentale? La sua origine, diciamo così, in una cultura che nulla deve al pensiero razionale e alla logica aristotelica , ma tutto alle sottigliezze e capziosità talmudiche?

http://freebeacon.com/national-security/iranian-military-sending-elite-forces-u-s-europe/

Naturalmente sarete tentati di dire: ecco il ben noto antisemita, col suo chiodo fissso.


E’ il think tank addetto alla propaganda anti-Teheran

Allora, vi invito ad andare a vedere che cosa è questa Foundation for Defense of Democracies, da cui esce il suddetto esperto con la veridica informazione che agenti dei corpi speciali iraniani stanno infiltrandosi tra noi, per uccidere in una campagna di terrore. Vediamo, da Wikipedia:

“E’ un think-tank con sede a Washington, che alcuni definiscono neo-conservatore. Lo dirige tal Mark Dubowitz, ovviamente J, “esperto in sanzioni contro l’Iran” (sic). La Fondazione si è data “lo scopo di educare il pubblico e le elite politiche sia in Usa sia all’estero sulle attività dell’Iran e i suoi complici in Siria e Hezbollah. Il FDD attacca l’Iran nelle sue operazioni mediatiche mondiali, nel suo atteggiamento verso Usa ed Europa, nelle sue finanze, nel suo sforzo di sostenere attività terroristiche all’estero. Specificamente, FDD si occupa delle ambizioni nucleari dell’Iran”.

Insomma il FDD è uno strumento della propaganda ebraica per istigare la Casa Bianca e il Congresso alla guerra contro Teheran. Se non siete ancora convinti, date un’occhiata ai finanziatori di questa benemerita istituzione.

Ronald Arnall, un miliardario ebreo padrone della finanziaria ACC Capital Holding (è morto nel 2008) che ha donato 1,8 milioni di dollari. Edgar e Charles Bronfman – il primo celebre capo del Congresso Ebraico Mondiale negli anni ’80, il secondo padrone della Seagram Whisky, valutato oltre 2 miliardi di dollari – hanno donato 1, 050.000. Michael Stenhardt, gestore di fondi speculativi, presidente del progetto Israel Energy Initiatives, ha donato 850 mila dollari. Che dire della famiglia Abramson? Il capostipite, Leonard Abramson, ha fondato una rete di aziende sanitarie (US Healtcare) che poi ha venduto per 8,3 miliardi di dollari; attraverso la Fondazione Abramson, ha dato alla Foundation for Defense of Democracies 822 mila dollari. Ma non dimentichiamo Bernard Marcus, figlio di ebrei russi, fondatore della catena di mega-shopping centers Home Depots, donatore con 6000 mila dollari; e Lewis Ranieri , immobiliarista e banchiere per la Salomon Brothers, che ha dato alla causa 350 mila dollari.

https://en.wikipedia.org/wiki/Foundation_for_Defense_of_Democracies

Si tratta, ha spiegato il blog progressista Think Progress, “di donatori notoriamente attivi nelle cause pro-Israele […] E’ sempre più evidente la FDD promuove gli interventi militari Usa in Medio Oriente”, specificamente “con la sua posizione bellicista contro l’Iran e la sua difesa delle politiche israeliane della più estrema destra”.

Insomma l’Iran sta diventando il prossimo “Amalek”, il popolo che per ordine di JHVH deve “essere cancellato dalla memoria” per mano degli ebrei. In anni lontani quelli in Turchia cominciarono a chiamare “Amalek” gli armeni, ed sapete come sono finiti.

http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=15031:e-scoprono-il-genocidio-armeno&catid=83:free&Itemid=100021

Per tutto il decennio della amministrazione Bush jr., “Bomb bomb bomb Iran” è stato un ritornello di questi influenti ebrei; lo ha cantano con molto entusiasmo il senatore John McCain. Ora forse è arrivato il momento. Ci sono i terroristi iraniani infiltrati fra noi, poiché sono state tolte le sanzioni; vedrete che ci sarà un attentato – iraniano naturalmente – che costringerà Donald Trump a fare la guerra a Teheran.


Maurizio Blondet – 18 novembre 2016

Acquistare è un atto politico | Non dimenicarlo 


Proponiamoci di comprare e consumare (non solo i regali di Natale) da piccoli imprenditori meglio ancora se locali, dal vicino che vende dal catalogo, oppure da quello che fa piccoli oggetti, dall’amica che vende su internet, oppure anche prodotti alimentari possibilmente a chilometri zero, del comprensorio, della nostra regione al massimo delle altre regioni d’Italia.


Sosteniamo le iniziative no-profit, possibilmente informate da una economia sociale. Riscopriamo il baratto se necessario, facciamo in modo che i nostri beni, i nostri servizi e i nostri soldi arrivino a gente comune che ne ha bisogno e non alle multinazionali, possibilmente non passando da bancomat e carte di credito. 


La nostra attenzione ai consumi quotidiani, sia la risposta a concreta ed efficace agli squali della finanza, grande o piccola che sia. 

Insomma, diamoci da fare.

Un Bacio Experience: tutti al cinema a scuola di “gender” | La mimesi di una ideologia sovversiva dietro il paravento del bullismo


Cinema e scuola uniscono le forze per promuovere la “bellezza” e la “normalità” gay tra gli adolescenti con il progetto rivolto alle scuole, Un Bacio Experience.
L’iniziativa fa seguito al recente film politically correct, Un Bacio, del super-impegnato regista Ivan Cotroneo. Il lungometraggio, presentato come un lodevole film-denuncia del bullismo e dell’omofobia che racconta in maniera “toccante” la storia della ricerca della felicità di tre adolescenti, è in realtà un vero e proprio spot a favore dell’omosessualità e di ogni tendenza sessuale.

INIZIATIVA TRASVERSALE

A sostenere il progetto numerose ed importanti istituzioni tra le quali il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza:

Un Bacio Experience – si legge infatti sul sito ufficiale – è un’iniziativa promossa dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Indigo Film, in collaborazione con Lucky Red, Titanus, Rai Cinema, Agiscuola, con le associazioni che hanno sostenuto il film fin dalla sua uscita, quali il Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Telefono Azzurro, Arcigay, AdolescenDay, MaBasta, Agedo e con le più importanti realtà che promuovono la didattica del cinema sul territorio nazionale, quali Alice nella Città, Giffoni, Museo del Cinema, Aiace, Mobydick.

DALLE AULE AI CINEMA

Gli studenti delle scuole italiane saranno portati direttamente al cinema per assistere alla proiezione del film “educativo” e per poi discutere con degli “esperti” della materia, individuati dagli organizzatori del progetto:

“Fino al 31 gennaio 2017, attraverso diverse matinée organizzate nei cinema di tutta Italia, 30.000 studenti potranno vedere Un Bacio. Al termine della proiezione seguirà un incontro moderato da un esperto, individuato attraverso le associazioni partner. Studenti e insegnanti potranno così confrontarsi sulla visione, sui temi trattati dal film e in particolare su tre parole chiave del progetto:#bullismo, #amicizia, #futuro. Dove possibile saranno presenti anche il regista e il cast artistico (sceneggiatrice e attori)“.


TEST DI APPRENDIMENTO

Non è finita qui. Una volta tornati in classe, gli alunni dovranno infatti dimostrare, concretamente, di aver appreso la lezione e produrre un contenuto video o testuale in cui raccontare la propria esperienza riguardo le tre parole chiave del progetto:

«A seguito della proiezione e dibattito, ciascuna classe sarà invitata a produrre un contenuto video o testuale in cui saranno i ragazzi stessi a raccontarsi in relazione alle tre parole chiave. Tutti i contenuti prodotti verranno raccolti su un social media wall, presentato alla fine del progetto, a febbraio 2017. A supporto del percorso in classe, i docenti riceveranno un kit didattico».

Il regista Ivan Cotroneo, ovviamente soddisfatto dell’iniziativa che vede rilanciare il proprio film, ha dichiarato:

«Avere la possibilità di raccontare a così tanti ragazzi la storia di tre coetanei, parlare con loro, dopo il film e attraverso il film, di discriminazione e bullismo, di omofobia e inclusione, del pericolo della violenza e soprattutto dell’importanza di non avere paura, di non provare mai vergogna, mi rende felice e mi emoziona. Passo dopo passo, Un bacio è diventato un viaggio, un’esperienza di conoscenza e di confronto, un terreno comune di incontro fra adulti e adolescenti su temi così importanti, e questo è tutto quello che un autore di storie può desiderare.»

A marzo 2016, in occasione del tour promozionale di “Un Bacio”, Cotroneo era stato ancora più esplicito rispetto agli obiettivi del suo film:

«Magari, rispetto a una volta, l’accettazione sociale di un “diverso” è più diffusa. Però, quando non c’è, il rifiuto raggiunge punte di integralismo e violenza mai viste. Vogliamo parlare dei cartelli al Family Day, con coppie gay e la scritta “sbagliato”? La sessualità non si sviluppa secondo un modello unico, è complessa e sfaccettata, soprattutto nell’adolescenza».

RIFLESSIONI

Il lancio del progetto per le scuole, Un Bacio Experience, induce alcune riflessioni rispetto a tre temi: educazione, linguaggio e “gender” a scuola.

EDUCAZIONE

Riguardo l’educazione, è evidente come il progetto sia stato pensato dai suoi promotori come una vera e propria iniziativa di indottrinamento dei giovani alunni al diktat omosessualista contemporaneo.

Secondo quanto scritto sullo stesso sito di Un Bacio Experience, ben 30.000 studenti saranno infatti costretti ad abbandonare i propri banchi di scuola per andarsi a “sorbire” il filmato “educativo”, per poi, se il messaggio non fosse arrivato sufficientemente chiaro, doversi ascoltare anche il parere dell’ “esperto”, rigorosamente “individuato attraverso le associazioni partner“.

Una volta tornati a scuola, gli alunni dovranno poi dare prova di aver assimilato bene i concetti, superando una sorta di “test” con il supporto dei propri docenti equipaggiati per l’occasione con uno speciale “gender kit” didattico.

L’obiettivo primario del progetto è chiaramente spiegato dallo stesso regista Cotroneo quando afferma che “La sessualità non si sviluppa secondo un modello unico, è complessa e sfaccettata”. Un’affermazione perfettamente in linea con la tendenza “gender fluid” odierna, sempre più diffusa soprattutto tra gli adolescenti. Una repentina e drammatica escalation dovuta al martellante clima culturale odierno di cui il film “Un Bacio” ne costituisce un esempio da manuale. La scuola si sostituisce alla famiglia e si arroga il diritto di impartire arbitrariamente agli studenti l’insegnamento alla nuova “morale pubblica” di Stato.

LINGUAGGIO

Il secondo aspetto riguarda la capziosa neolingua adottata dai sostenitori del progetto per mischiare le carte. Un Bacio viene infatti presentato, subdolamente, come un lungometraggio di denuncia sociale, dall’alto valore educativo, invitando i giovani a riflettere sulle 3 parole chiave del film: #bullismo, #amicizia, #futuro.

Il copione è sempre lo stesso, ci si nasconde dietro vocaboli ambigui e anche condivisibili, per promuovere il proprio sovversivo programma ideologico attraverso una sapiente operazione di ingegneria sociale che pretende di trasformare una “normalità” (imposta e indotta) di tipo sociologico in una normalità di tipo antropologico morale.

Obiettivo dichiarato del film è insegnare ai ragazzi che possono amare come e chi vogliono, indipendentemente da quello che è il proprio sesso biologico di nascita e dai modelli (stereotipi) che vorrebbero imporre la famiglia o la società. Una folle filosofia di vita, completamente capovolta, che istiga i giovani ad “essere quello che sentono o percepiscono di essere” invece di quello che “realmente sono”.

GENDER A SCUOLA ?

Per ultimo, non si può non evidenziare come Un Bacio Experience sia un’iniziativa che gode di un ampio appoggio trasversale che va dalle potenti case cinematografiche ad importanti realtà didattiche fino al MIUR e l’Autorità Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

Al di là della impressionante “armata” pro gender che scende in campo a favore della “normalizzazione” gay, è infatti importante sottolineare come ancora una volta il MIUR, guidato dal Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, dia il proprio avvallo istituzionale ad un’iniziativa palesemente pro gender, frugando ogni dubbio (per chi ancora ne avesse…) in merito alla posizione del Governo Renzi in materia di “educazione sessuale”.

MA COSA E’ il GENDER ?

A chi ancora si domanda, per ignoranza o malafede, “che cosa è il gender ?” rispondiamo che il progetto Un Bacio Experience ne rappresenta un esempio magistrale.

L’ideologia “gender” è infatti quel sistema di idee che pretende di distinguere tra sesso biologico e sesso socio-culturale o psicologico. Secondo i teorici del gender occorre infatti distinguere tra il sesso che ci è dato alla nascita e il sesso che ci assegniamo noi stessi, in un secondo momento, sulle base delle nostre soggettive e mutevoli percezioni.

APPRODO PANSESSUALE

Dunque, si nasce di sesso maschile o femminile ma si diventa del genere (gender) che vogliamo.

In questa senso, l’odierna tendenza “gender fluid” , negando l’esistenza di una natura umana, esorta i ragazzi a liberarsi dalle obsolete e bigotte “etichette” sessuali di maschile e femminile per abbracciare la pansessualità e far sì che la propria sessualità, in perenne divenire, fluttui liberamente senza alcun limite morale e naturale.

Rodolfo De Mattei

Fonte: Osservatorio Gender

CORIANDOLI DI STORIA: i Khevsureti | Giacinto Reale


Nella primavera del 1915, alcuni mesi dopo la dichiarazione di guerra russa alla Turchia, un drappello di cavalieri, armati come crociati del XII secolo, coperti dalla testa ai piedi da una cotta di maglia, con scudi e lunghe spade, arrivò cavalcando lungo la principale via di Tbilisi, in Georgia, chiedendo ad alta voce: “Dov’è la guerra ? Abbiamo sentito che c’è una guerra”

Si trattava di esponenti del bellicoso popolo dei Khevsureti, abitanti dell’omonima vallata, pressocchè tagliata fuori dal mondo, ancor oggi, per sei mesi all’anno, a causa del clima rigidissimo e della abbondanti nevicate

Secondo alcuni studiosi, le usanze, i culti religiosi, la pratica militare, lo stesso vestiario autorizzano la convinzione che si trattasse di eredi di crociati, spinti da un naufragio sulle coste turche e poi avventuratisi nell’interno

Particolari non secondari: sulle lunghe spade vi era l’iscrizione AMD (Ave Mater Dei), nel linguaggio una decina di “limpide parole in antico tedesco”e le caratteristiche somatiche erano occidental-europee

Quando il progresso delle comunicazioni avrebbe consentito di avvicinare e studiare questa popolazione nel suo habitat naturale (fatto di villaggi, castelli e fortificazioni) il regime comunista provvide al trasferimento coatto degli uomini e alla distruzione dei luoghi, per cui il mistero è destinato a restare….

(da un vecchio numero di BBC History )

Giacinto Reale

LA “STREGA” DEVE SOFFRIRE – Pagine strappate alla storia | Giampaolo Pansa


“La tosatura pubblica delle donne ritenute vicine alla Repubblica Sociale, o collaborazioniste dei tedeschi, fu una violenza di massa che in Italia è ancora avvolta nel buio. Vennero punite, con una crudeltà che aveva gradi diversi. In molti casi, ebbero la testa coperta di catrame , o di vernice nera, e spesso con un fascio dipinto sulla fronte, in modo rozzo. Tante vennero denudate e costrette a passare tra due ali di gente che le insultava. Le più giovani furono stuprate.La “camminata all’aria aperta”, così veniva chiamata dai vincitori, doveva garantire alla folla che la colpevole fosse stata trattata come meritava. Spesso la passeggiata diventava la parte più violenta della cerimonia. Per le strade centrali di un paese o ci una città, prendeva vita un sabba volgare, dove la strega da far soffrire era soltanto una donna accusata di essere stata dalla parte dei vinti.

La strega veniva sputacchiata, insultata, malmenata, presa a calci, pungolata ad avanzare, senza tentare di coprirsi se era stata spogliata di tutti gli indumenti. Poteva anche essere incatenata. In quel caso, i ferri erano quelli usati per le bestie. Lo scopo era dimostrare che la vittima esposta al pubblico ludibrio non era più un essere umano, bensì un animale.

L’Italia moderna non aveva mai conosciuto una ferocia simile”

(Giampaolo Pansa, “La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti”, Milano 2012)

Dalli al padre Cavalcoli | Lorenzo Bertocchi per LNBQ


All’inizio fu l’Espresso, poi il diluvio. Il padre domenicano Giovanni Cavalcoli, teologo da oltre 30 anni, con un passato a servizio della curia di Giovanni Paolo II, nella sua trasmissione di domenica scorsa sull’emittente Radio Maria ha risposto alla domanda di un ascoltatore: «le catastrofi naturali come il terremoto, possono essere una conseguenza di un popolo, di un legislatore che fa delle leggi contrarie [a Dio]?».

Secondo il giornalista dell’Espresso che ha pubblicato un servizietto niente male, la risposta fornita da Radio Maria è chiarissima, e cioè, titola il noto settimanale, «Terremoto, Radio Maria: “Colpa delle Unioni Civili”». Tanto tuonò che piovve.

Sì, perché all’equazione sbrigativa, e inizialmente attribuita in modo sbrigativo al direttore di Radio Maria, padre Livio Fanzaga, si sono subito accodati tutti i media mainstream, perfino un servizio al Tg1 delle 20. Ma, bisogna pur ammetterlo, il diluvio è partito perché la sconfessione di padre Cavalcoli è arrivata nientemeno che dalla Segreteria di Stato vaticana, per bocca di monsignor Angelo Becciu, numero 2 della terza loggia del Palazzo Apostolico.

Monsignor Becciu ha tuonato con precisione, prima sul domenicano, «chi evoca il castigo divino ai microfoni di Radio Maria offende lo stesso nome della Madonna», e poi, finalmente, sulla stessa emittente mariana: «Radio Maria – ha aggiunto Becciu – deve correggere i toni del suo linguaggio e conformarsi di più al Vangelo e al messaggio della misericordia e della solidarietà propugnato con passione da Papa Francesco specie nell’anno giubilare». 

L’affondo sulla nota emittente non è casuale. Il successo incontrovertibile di Radio Maria è una spina nel fianco in molto ambienti vaticani. Troppo naif, troppo popolare, troppo ruspante in certi toni; e poi c’è di mezzo la controversa questione delle presunte apparizioni di Medjugorie. I sussurri a Borgo Pio parlano da tempo di una attenzione zelante delle sacre stanze alle trasmissioni che vengono mandate in onda da Erba, in provincia di Como. Dalle frequenze della radio sono già stati allontanati diversi storici (e scomodi) collaboratori, come Antonio Socci, Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, Gianpaolo Barra, il professor Roberto de Mattei, tutti, per un motivo o per l’altro, non in linea con l’editore. Le fronde dei fans parlano di epurazione.

Di certo il direttore deve coprirsi le spalle perché, se da un lato l’emittente è sempre stata arrembante e schietta nei toni e nei contenuti, dall’altro la sua potenza di fuoco non può ostacolare il nuovo corso pastorale del pontefice regnante. La paura di vedersi “commissariare” dal Vaticano fa novanta e, forse, gli allontanamenti di cui sopra si spiegano così.

Ma di meriti l’opera di padre Fanzaga ne ha moltissimi, il primo è che in questi decenni ha rappresentato per tanti una fonte di catechesi più unica che rara. Nella faccenda di padre Cavalcoli, pur prendendo le distanze prima e annunciandone la sospensione tra i collaboratori dopo, ha giustamente pubblicato l’intera risposta del domenicano, e non solo il frammento che l’Espresso ha mandato on-line come un loop. Ebbene, leggendo l’intera risposta di padre Cavalcoli, bisogna riconoscere che il contenuto è molto meno netto di quanto gli ha messo in bocca il settimanale di Carlo De Benedetti.

Innanzitutto Cavalcoli ha specificato che sulla questione del castigo divino provocato da leggi come quella sulle unioni civili, «è un discorso molto più delicato», su cui «eventualmente si può avere una qualche opinione». Poi, dopo aver detto che «dal punto di vista teologico questi disastri sono una conseguenza del peccato originale», ha considerato che «si ha l’impressione che queste offese che si recano alla legge divina, pensate alla dignità della famiglia, alla dignità del matrimonio, alla stessa dignità dell’unione sessuale, al limite, no? Vien fatto veramente di pensare che qui siamo davanti, chiamiamolo castigo divino, certamente è un richiamo molto forte della provvidenza, ma non tanto nel senso, non diciamo nel senso afflittivo, ma nel senso di richiamo alle coscienze, per ritrovare quelli che sono i principi della legge naturale».

Si potrà discutere sull’opportunità e la precisione di queste parole, sulla eccessiva sintesi che una risposta data ad un ascoltatore costringe, quando il tema è di portata enorme, ma leggendo il testo integrale viene da chiedersi quanti dei censori del padre Cavalcoli si siano confrontati con tutta la risposta del teologo.

Ma il diluvio è ormai inarrestabile. Anche il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, ha dichiarato che quella mandate in onda da Radio Maria sono “scempiaggini blasfeme”, addirittura una “idiozia” teologica. Poi non poteva mancare il Segretario della Cei, monsignor Nunzio Galantino, il quale ha fatto sapere che quello del frate è “un giudizio di un paganesimo senza limiti”. Puntuale arriva la presa di distanza di Radio Maria che «ritiene inaccettabile la posizione di padre Giovanni Cavalcoli riguardante il terremoto e lo sospende con effetto immediato dalla sua trasmissione mensile», aggiungendolo alla lista di ex collaboratori.

La motivazione della cacciata è quella indicata chiaramente da monsignor Becciu, e cioè che «tale posizione non è in linea con l’annuncio della misericordia che è l’essenza del cristianesimo e dell’azione pastorale di Papa Francesco». Ma non è finita, perchè anche i Domenicani, che la teologia la conoscono, scaricano il loro confratello. «In merito alle dichiarazioni rilasciate da frate Cavalcoli», è detto in un comunicato, «noi frati della Provincia San Domenico in Italia dell’Ordine dei Predicatori convintamente e con forza manifestiamo la nostra totale disapprovazione.» Manca solo la scomunica urbi et orbi poi il frate predicatore ha fatto tombola, ottenendo un certo successo rispetto a tanti colleghi che in giro per il mondo sputano sentenze eterodosse e non racimolano nemmeno un banale richiamo.

Da parte sua il padre Cavalcoli, sentito dalla trasmissione radiofonica “La Zanzara”, tiene botta. «Il Vaticano?», ha risposto incalzato dal conduttore Cruciani, «Si ripassino il catechismo». 

Lorenzo Bertocchi 

Fonte: la nuova bussola quotidiana

La gravidanza è una malattia e il bambino un problema? | Notizie ProVita


La gravidanza è una malattia?

La domanda potrebbe apparire retorica, ma questo è quanto viene da pensare nel leggere le nuove raccomandazioni dell’OMS in materia di gestazione.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha infatti appena pubblicato un documento nel quale si sostiene la necessità di raddoppiare le visite cui la gestante deve sottoporsi nel corso dei nove mesi di gravidanza: non più quattro, bensì ben otto. Praticamente una visita al mese, su per giù.
Le nuove scadenze per i controlli sono: la prima visita entro i tre mesi e poi a 20, 26, 30, 34, 36, 38 e 40 settimane di gestazione. Ma, attenzione, sottolinea ancora l’OMS, entro le 24 settimane va anche fatta un’ecografia per valutare eventuali anomalie fetali. Si sa, nel caso il bimbo non fosse perfetto, si può sempre decidere di abortire: in Italia questo è possibile in virtù della legge 194/78 che va sotto il nome di: “Tutela sociale della maternità e interruzione volontaria di gravidanza”. Un giro di parole in perfette salsa “neolinguese” che, dall’entrata in vigore, ha decretato la morte di circa sei milioni di italiani.

Questi nuovi provvedimenti sono legati al fatto che l’OMS ha rilevato come lo scorso anno, nel mondo, 303mila donne siano morte per cause legate alla gravidanza e con loro – scrive l’Ansa – «2,7 milioni di bambini sono morti nei primi 28 giorni di vita e 2,6 milioni sono nati già morti». Dei bambini uccisi con l’aborto non si fa menzione, chissà come mai: si tratta di un vero e proprio genocidio censurato, che causa la morte di 56 milioni di persone ogni anno (circa 106 omicidi al minuto). 

Anthony Costello, direttore dell’ufficio Salute neonatale e materna dell’Oms, ha spiegato con queste parole la scelta dell’Organizzazione: «Un maggior numero di contatti tra le donne e gli operatori sanitari lungo tutta la gravidanza facilita l’adozione di misure preventive (sarebbe il cosiddetto aborto terapeutico?, ndR), l’individuazione di rischi, riduce le complicanze e migliora le disuguaglianze nell’assistenza. L’assistenza per le donne alla prima gravidanza è fondamentale, e determina anche quella delle successive». Difficile non cogliere, dietro tutto questo, una spinta abortista.

Leggendo le nuove direttive dell’OMS viene dunque veramente da chiedersi se la gravidanza è una malattia – da rifuggire e non replicare più di una o due volte nella vita, pena lo stigma sociale di “genitori irresponsabili” – e il bambino un problema. Il tutto perché vengono dimenticati due aspetti fondamentali: innanzitutto il fatto che fin dal concepimento si è davanti a una nuova vita, che un eventuale aborto va ad uccidere nella fase in cui è più debole e senza voce; in secondo luogo che la gravidanza è un momento assolutamente normale nella vita di una donna, il cui corpo è perfettamente pensato per accogliere dentro di sé una nuova creatura. Naturalmente la scienza può aiutare molto nel salvare delle vite e nel favorire il benessere di altre, ma è sempre necessario prestare attenzione ai confini che essa ha. Il passo tra un utilizzo sano e coscienzioso delle acquisizioni scientifiche e la deriva eugenetica (con cui fa il paio il delirio di onnipotenza) è breve.

Infine, un’ultima considerazione: se l’OMS ci tiene così tanto alla vita delle persone, perché non si pronuncia contro l’aborto, che di morti ne causa molti di più della gravidanza?

Teresa Moro

Fonte: Ansa

Don Chisciotte Della Mancia | Oggi all’Auditorium di Allumiere


In occasione del centenario dalla nascita dello scrittore Miguel De Cervantes, segnaliamo l’appuntamento di oggi, a cura del Circolo Culturale di Allumiere volto ad evocare, tramite alcune letture scelte, una delle grandi opere della letteratura europea e mondiale dello scrittore spagnolo, “Don Chisciotte della Mancia”.

Fonte: Comitato 14 Maggio – Civitavecchia

Gesù e Muhammad – Il loro messaggio nel mondo di oggi | Roma 17 Dicembre


Interessantissimo convegno, organizzato dal Centro Studi Internazionale “Dimore della Sapienza”. Prevista la presenza di due illustri studiosi e amici del Centro Studi Aurhelio, il Prof. Gianluca Marletta e la Dott.ssa Hanieh Tarkian. 

Utero in affitto – Elisa Gomez non può più testimoniare | Notizie ProVita


È morta in circostanze abbastanza misteriose Elisa Gomez, la donna pentita di aver dato l’utero in affitto, che aveva testimoniato il suo strazio in Senato, con ProVita.

Aveva parlato contro l’utero in affitto anche davanti al Congresso americano: era toccante, era sconvolgente, la testimonianza di Elisa Anna Gomez

Pittrice, organizzatrice di mostre, terapeuta a fianco di disabili e malati, aveva deciso di dare l’utero in affitto spinta dalla necessità economica: aveva già due figli da mantenere, era sola, costretta a fare tre lavori…

Nel 2006 aveva “scelto” di fornire il suo utero a una coppia gay. Erano stati meravigliosi al tempo e le avevano promesso che avrebbe potuto continuare a vedere la bambina di tanto in tanto. Al momento del parto, però, l’atteggiamento dei due è cambiato. Le hanno tolto la bambina e non gliel’hanno fatta più vedere.

Quando al telefono lei chiamava, loro trovavano sempre una scusa. Sentiva la bambina piangere disperata… Loro dicevano: «Eh, fa i capricci. Si calma solo quando la mettiamo sul seggiolino della macchina».

«Era in macchina, nel seggiolino, l’ultima volta che ero stata con lei, l’ultima volta che aveva visto la sua mamma…»: e la voce di Elisa si rompeva in un amaro singhiozzo, quando raccontava questo particolare. Anche se erano ormai passati anni.

Dalle autorità non aveva ricevuto alcun aiuto: inizialmente un giudice le aveva concesso di vederla 4 ore al mese, ma da quando la piccola aveva due anni e mezzo non ha più potuto incontrarla. Nel contempo, però, essendo stata riconosciuta come “fornitrice di materiale biologico” per la bambina, era stata costretta a pagare quasi 600 dollari al mese di assegni di mantenimento.

La battaglia legale, però, continuava. Elisa non poteva darsi per vinta e non poteva rinunciare all’idea di riabbracciare un giorno la sua bambina.

Jennifer Lahl, della CBC, che ci ha comunicato la notizia della sua morte, costernata ci ha detto che Elisa era in procinto di partecipare ad un’ennesima udienza da cui sperava di ottenere una sorta di affidamento congiunto della piccola.

E, invece, ieri, Elisa è stata trovata morta. Aveva 47 anni ed era in buona salute. La polizia ha aperto un’indagine: pare non sia morta di morte naturale.

Riposi in pace, Elisa, una testimone coraggiosa della crudeltà insita nel mercificare il corpo di una donna bisognosa e nel comprare i bambini privandoli per sempre della madre.

Elisa era pronta a dirlo a tutto il mondo che il “consenso” di chi si presta a un tale mercimonio non è mai libero e volontario. Elisa diceva con coraggio che è disumano staccare una madre dal suo bambino.

Era una persona semplice e dolce, gentile e delicata, che soffriva anche nel rinnovare le sue dolorose vicende per parlarne a un pubblico estraneo.

Ma il male che aveva sofferto era troppo grande: non poteva sopportare l’idea che altre donne dovessero patire quello che aveva patito lei.

«La legge deve impedire loro di rovinarsi con le loro mani per qualche migliaio di dollari».

Una testimone coraggiosa, era Elisa. Una testimone scomoda.

Riposi in pace.

Francesca Romana Poleggi

  

“I dessert delle Muse: l’Amore e l’Ardire” | Martedì 8 Novembre, alle ore 21


“I Dessert delle Muse”, il ciclo di incontri promosso dalla Fondazione Ugo Spirito – Renzo De Felice, dal Comitato 10 Febbraio e dall’Associazione IDECO, aprirà con una serata dedicata alle figure di Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse: Gabriele Marconi e Filippo Sallusto, infatti, presenteranno i loro libri “Le Stelle Danzanti” (Special Edition per il Comitato 10 Febbraio) e “Eleonora Duse e le donne di Cultura Fiorentina”, nell’ambito della serata “L’Amore e l’Ardire”, martedì 8 novembre, alle ore 21, presso la sede della Fondazione Ugo Spirito – Renzo De Felice e del Comitato 10 Febbraio, in piazza delle Muse 25.Il format dei Dessert delle Muse prevede esclusive serate culturali, cui seguirà un ricercato dessert. Il tentativo è quello di ridare vita al novecentesco salotto culturale o caffè artistico, nel quale poter incontrarsi, dibattere con gli autori e godere di arte, teatro, letteratura, storia e – perché no – soddisfare anche il palato. Il tutto nella nuova sede della Fondazione Ugo Spirito e del Comitato 10 febbraio, nel cuore dei Parioli.

Gli ingressi sono gratuiti, con libera offerta per il sostegno delle Istituzioni promotrici.

Ad ogni incontro seguirà un dessert.

Per info: www.fondazionespirito.it – www.10febbraio.it 

Santa Marinella – Regaliamo un libro alla biblioteca del nostro simpatico liceo scientifico | #IOLEGGOPERCHÈ


Le iniziative che sostengono la lettura ci sono sempre piaciute, questa che presentiamo qui, ci interessa ancor di più, perché abbiamo così a cuore, la biblioteca degli studenti del liceo scientifico di Santa Marinella che, la cosa, non poteva passarci sotto gli occhi inosservata. 


L’iniziativa si chiama così #IOLEGGOPERCHÈ

Questo il post della Professoressa Rocchi che chiarisce il funzionamento:

“condivido condivido condivido condivido!!

Forza, leggete gente… 🙂

In pratica funziona così:

1) vado in libreria Il filodisofia dal 22 al 30 ottobre, compro un libro che voglio regalare al liceo

2) lo scelgo fra la lista lasciata dai ragazzi o fra i libri che mi piacciono

3) lascio il volume in libreria, magari scrivendo il mio nome o un pensiero sul libro

4) dopo il 30 la libreria consegnerà al liceo i volumi e comunicherà all’associazione italiana editori il numero. 

5) l’ associazione ha promesso di inviarci poi il numero corrispondente di altri libri gratuitamente. Titoli a loro scelta ( negli anni passati, bei libri).”

Questo invece il post dei ragazzi del liceo

“I Liceali di Santa Marinella

Un appello a chi ama la lettura e tifa per i ragazzi del liceo Galilei.

Partecipiamo in tanti alla manifestazione nazionale “#IOLEGGOPERCHE’ “! Se regalate un libro nuovo alla nostra biblioteca scolastica, l’ Associazione Italiana Editori ce ne raddoppia il numero! 

Precisiamo: il libro, una volta acquistato, va lasciato in libreria. Tutti i testi ci saranno consegnati dopo il 30 novembre. Successivamente gli editori ci manderanno in regalo altre copie fra i libri usciti di recente.

Gli acquisti vanno fatti presso la libreria con cui siamo gemellati, “Ilfilodisofia” nei pressi di piazza Trieste dal 22 al 30 ottobre. Potrete regalarci un libro che amate, oppure sceglierlo dalla nostra lista. Potrete lasciare il vostro nome sul libro, o se vi va venirci a raccontare perché lo avete scelto durante uno degli incontri che facciamo di pomeriggio nel laboratorio scolastico di promozione alla lettura. Insomma, #ioleggoperche’ SÌ !”

Ora, i nostri simpatici lettori e sostenitori non vorranno mica lasciare sprovvista la biblioteca del Liceo di Santa Marinella, dei nostri tanto amati autori di riferimento?

Una biblioteca desolata e povera dei saggi di Evola, Guènon, Junger, Heidegger e compagnia cantante? Degli scaffali poveri della narrativa di uno Steven Pressfield, Robert Brasillach, Renato Annibali, Yukio Mishima? Delle aule sorde e grigie ai richiami di un Degrelle, Codreanu, Guido De Giorgio, Mario Polia, Alfredo Cattabiani?

NO! Non possiamo permetterlo!

A tale riguardo dunque, invitiamo i nostri sostenitori a recarsi presso la libreria IlFiloDiSofia a Piazza Trieste a Santa Marinella e, dopo aver individuato uno dei nostri autori di riferimento, fare espressa richiesta ad Angelo di voler partecipare all’iniziativa. 

Come i più sanno, ci sono diverse case editrici – come Adelphi, Mediterranee, Luni, Mondadori – che contengono nostri titoli. 

Ciò nondimeno, potranno richiedere di far approvvigionare la libreria IlFiloDiSofia, presso la distribuzione libraria Raido dei testi delle Edizioni Il Cinabro e delle Edizioni di Raido o, in alternativa di tutte quelle case editrici come ad esempio, Settimo Sigillo, piuttosto che le Edizioni all’insegna del Veltro o delle Edizioni di Ar che gli amici di Raido potranno fornire alla libreria santamarinellese per questa iniziativa.

A breve torneremo sull’argomento, allegando – ai futuri articoli – una selezione di testi che possono essere offerti ai ragazzi del liceo scientifico di Santa Marinella, per allargare le loro vedute sul passato, sul presente e sul futuro, in nome della libertà e del pluralismo culturale. 

Forza! L’iniziativa scade il 30 Novembre … 

Rock per ILLICA | Serata di musica alternativa per sostenere la popolazione terremotata della frazione del Comune di Accumoli


Presso Casa d’Italia Colleverde a Guidonia, sabato 5 novembre dalle ore 19,00, una grande iniziativa di solidarietà. Concerto benefico per la raccolta fondi.

L’emergenza non è finita, non dimentichiamoci di loro. 

2 Novembre – La Commemorazione di tutti i fedeli defunti | Alfredo Cattabiani, Calendario

Il giorno successivo, 2 novembre, la Chiesa commemora tutti i defunti secondo un’usanza universale che si riscontra in ogni tradizione e non ha mai avuto, se non nell’Occidente moderno, carattere triste e funebre. Vi è però un paese europeo dove la commemorazione assomiglia a una festa familiare durante la quale i morti sembrano confondersi con i vivi. «In Irlanda» scriveva Yeats «il mondo dei morti non è tanto distante da quello dei vivi. Essi sono a volte così prossimi che le cose del mondo paiono soltanto ombre dell’aldilà.» Per questo motivo il luogo dove si riunivano i clans irlandesi era un vecchio cimitero ancora utilizzato oppure fuori servizio, dove si amministrava la giustizia.

Oggi ancora nelle notti di Ognissanti e dei Morti i cimiteri irlandesi sono un mare di
lumini, quasi a continuare la tradizione celtica del Samuin quando si aprivano le tombe e i morti si mescolavano ai vivi: il sentimento di vicinanza era tale che ogni vivente – si diceva – poteva scendere con loro nel mondo infero all’unica condizione di rimanervi fino al Samuin successivo.
In quei giorni di freddo autunno i Celti portavano nei cimiteri fiori a profusione – forse secchi, forse coltivati in serre – per alludere all’aldilà come paradiso. Usavano anche accatastare teschi perché si pensava che il morto appartenesse, per un certo tempo, a entrambi i regni: per quanto, nessuno poteva dirlo. «Il che gli consentiva, e consentiva in particolare al suo cranio» spiega Margarethe Riemschneider «di profetare a beneficio dei rimasti in vita. Egli poteva inoltre, se riverito, irradiare su di loro certe energie paradisiache… L’ossario con i suoi teschi accatastati è più che una forma di sepoltura. La vicinanza dei teschi – che non sono necessariamente di antenati noti – è tale, come dice Yeats, che la loro ombra dall’aldilà cade sui vivi.» (53) Si sono ritrovate case di ossa in Bretagna, Boemia e Carinzia, tutti paesi celtici nell’antichità.
Durante la veglia funebre si dipingevano i teschi custoditi nell’ossario e si trascorreva la notte bevendo, suonando e cantando in compagnia dei morti. Un’eco sbiadita di quelle veglie si ritrova oggi nella notte di Halloween in Irlanda e negli Stati Uniti, durante la quale i ragazzi si mascherano da scheletri o fantasmi mimando il ritorno dei trapassati sulla terra, e girano di casa in casa chiedendo piccoli tributi e minacciando se non li ottengono di giocare qualche scherzo che consiste nell’imbrattare di sapone le finestre o nell’impiastricciare le vetrine.

In una diversa area culturale, in Messico, le feste di Todos los Santos, che comprendono anche il giorno dei Morti, riflettono tradizioni azteche non dissimili da quelle celtiche. I cimiteri sembrano un prato fiorito a primavera, non c’è tristezza ma gioia nella rievocazione dei parenti e degli amici. Per la festa si confezionano dolci di pane in forma di teschi e scheletri a significare che dai morti, dai «semi sotterrati» rinasce la vita, ovvero che i morti «ci nutrono».


D’altronde, anche nel nostro paese si mangiano ancora le «ossa dei morti» al 2 novembre: così si chiamano in Sicilia quei dolci di mandorla che le pasticcerie vendono dalla vigilia fino a tutto il 2 novembre. Ma l’usanza non è limitata alla Sicilia: in varie altre regioni, dalla Sardegna all’Umbria, si vendono per l’occasione i dolci dei morti.
Che i morti portano la vita è dunque una credenza anche italiana: d’altronde, nella stessa Sicilia si dice che i defunti, nella notte a loro consacrata, rechino doni ai bambini, come la Befana; le mamme raccontano ai figli che i morti abbandonano in quelle ore magiche le loro dimore e scendono a frotte verso le case dei vivi portando loro regalini.
Anche gli Etruschi credevano che i defunti sedessero accanto a loro sul bordo dei sepolcri partecipando al pasto funebre: nelle necropoli vivi e morti erano sempre gli uni alla presenza degli altri, quasi non esistesse un confine tra i due mondi per un tempo determinato.


Se i Celti festeggiavano i morti al 1° novembre, gli antichi Romani dedicavano loro nove giorni di febbraio, durante il passaggio dall’inverno alla primavera, dal vecchio al nuovo anno; e anche quando le Calende di gennaio s’imposero come unico capo d’anno si continuò a onorare gli antenati durante i Parentalia che duravano dal 13 al 21 febbraio.
Le cerimonie consistevano nella parentatio tumulorum, che indicava un servizio funebre prestato alle tombe. Si offrivano sul sepolcro familiare corone di fiori, viole sparse, farina di farro con un grano di sale, pane inzuppato nel vino: parva petunt Manes, i Mani si contentano di poco, scriveva Ovidio.
Il giorno culminante e finale dei Parentalia erano i Feralia (il 21 febbraio) che anticamente cadevano nell’ultimo quarto di luna.
Secondo Varrone «Feralia deriva da inferi, morti, e ferre, portare, perché in quel giorno si portavano i funerei cibi al sepolcro della famiglia da chi aveva il diritto di farlo» (54). Festo invece faceva derivare il nome da ferio, ovvero «ferire» le vittime; ma questa interpretazione non sembra giustificata da nessun sacrificio ricordato in quel giorno (55).
I parentes erano anche ricordati singolarmente nel loro dies natalis, ovvero nel compleanno. I familiari si radunavano intorno al sepolcro del defunto per offrire libagioni o presentare alimenti ai suoi manes e per partecipare al refrigerium, al banchetto funebre.
Anche i cristiani cominciarono a onorare i loro defunti che seppellivano nelle necropoli costruite lungo le vie consolari: ogni morto aveva un loculo scavato nel tufo, dove nella ricorrenza non della nascita ma della morte, che come s’è spiegato rappresentava il vero dies natalis, gli si offriva una messa. Ai tempi di sant’Ignazio di Antiochia e di san Policarpo, nella seconda metà del secolo I, l’usanza era ormai diffusa. La Chiesa però volle frenare quelli che considerava abusi e stabilì che la messa fosse celebrata soltanto sui sepolcri dei martiri; successivamente, nel secolo IV proibì anche i banchetti funebri forse per distinguere la commemorazione cristiana dalla pagana.
Ma alcune usanze sopravvissero a lungo: Prudenzio, che visse a cavallo fra il secolo IV e il V, ricorda le viole e i fiori che si spargevano sui sepolcri, come le libagioni sulle tombe dei cari.
Talvolta, attraverso fori praticati sui coperchi dei sarcofagi si facevano gocciolare latte e miele oppure unguenti preziosi direttamente sulla salma.
Poi con le scorrerie dei barbari le catacombe, che si trovavano fuori della cinta delle mura aureliane, divennero insicure e si cominciò a tumulare i morti all’interno delle città, nelle chiese e lungo i narteci.
La Commemorazione di tutti i defunti nacque invece più tardi, nel cuore del medioevo, a imitazione dei bizantini che celebravano un Ufficio in suffragio di tutti i morti al sabato prima della domenica di Sessagesima, ovvero l’ottava prima di Pasqua, nel periodo compreso tra la fine di gennaio e quella di febbraio: furono i monasteri benedettini a introdurre questa pratica nella Chiesa latina durante il secolo X.


Pochi decenni dopo, nel 998, sant’ Odilone di Cluny ordinò ai cenobi dipendenti dall’abbazia francese di far risuonare le campane con i tradizionali rintocchi funebri dopo i vespri solenni del 1° novembre, annunciando ai monaci che dovevano celebrare in coro l’Ufficio dei defunti. Il giorno seguente tutti i sacerdoti avrebbero offerto al Signore l’eucaristia «pro requie omnium defunctorum». evidente la preoccupazione di cristianizzare le cerimonie celtiche che probabilmente sopravvivevano ancora nelle zone rurali non del tutto evangelizzate.
Il rito si diffuse a poco a poco nei rituali diocesani e in quelli di altri ordini religiosi fino al Trecento prima che Roma l’accogliesse: l’Anniversarium omnium animarum – così si chiamava appare per la prima volta al 2 novembre nell’Ordo romanus del secolo XIV. In quel giorno non si celebrava il concistoro né si predicava durante la messa. La quale aveva e ha la funzione di impetrare la misericordia per i defunti sottolineando la comunione dei santi che unisce la Chiesa orante e militante a quella penante ed espiante nel purgatorio: corpo mistico dove dimorano i beati del cielo, i «viatori» della terra e le anime purganti.
Oggi, dopo la messa, ci si reca nei cimiteri per adornare le tombe di fiori, soprattutto crisantemi (simboli in Oriente, da dove sono giunti, di solarità e dunque di immortalità), e per ricordare con tutta la famiglia i parenti scomparsi. Ma diversamente dagli antichi, viviamo questa giornata all’insegna della mestizia e consideriamo i cimiteri come luoghi lugubri, da non frequentarsi se non nelle occasioni tristemente necessarie. E invece i camposanti dovrebbero tornare ad essere luoghi familiari e ridenti perché contengono le nostre radici, tutti coloro che ci hanno preceduto trasmettendoci non soltanto la vita ma anche il patrimonio di tradizioni, di cultura e di regole morali su cui è fondata la nostra comunità. Per questo motivo la Commemorazione dei defunti non è soltanto una ricorrenza religiosa o un’occasione per rievocare i nostri defunti, ma una vera festa della città. E giustamente nel 1987 il Comune di Torino ha invitato i cittadini ad adornare con i fiori, che l’amministrazione metteva a disposizione gratuitamente, tutte le tombe e ha mandato nei cimiteri la Banda dei Vigili urbani perché con le sue note gioiose sottolineasse anche la valenza civile della Commemorazione. Infine, per spingere i torinesi a passeggiare nei camposanti al di fuori della ricorrenza, ha distribuito gratuitamente una guida del cimitero monumentale, intitolata significativamente Le nostre radici: così è nata una nuova usanza che si dovrebbe estendere a tutte le città italiane. 

Alfredo Cattabiani

CALENDARIO

Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno

Rusconi Libri

Libro di cui consigliamo vivamente la lettura e quindi l’acquisto. Un libro di carta non potrà mai sostituire una lettura su internet.