Santa Marinella – Di Biblioteche civiche, di pittori e di gestioni a senso unico | Una storia già vista

Ci vuole tempo ed esso, oggi, è il vero lusso. Ci vorrebbe tempo, per raccontare tutto quello che viene consentito di fare a chi gestisce la biblioteca come se fosse un feudo personale, con la complicità di alcuni operatori culturali della nostra cittadina. 
Non è da oggi che stigmatizziamo questo fenomeno ma – aldilà dei tempi per il restauro, la nuova inaugurazione, il nuovo programma di eventi, le iniziative, l’amministrazione comunale di centro destra ritiene normale aver affidato in franchising la gestione della biblioteca. 

Ultima vittima, in ordine cronologico, dopo poco più di un mese dalla sua inaugurazione, è Angelo Liberati – personaggio più o meno simpatico – che con i suoi artisti in mostra ha dovuto cedere il passo al carro armato bolscevico, che aveva messo da una parte le tele – come fossero delle inutili suppellettili – di un pittore probabilmente non funzionale alla presentazione della star della giornata odierna.

La scrittrice simbolo della peggior cultura radical chic di questo paese, Dacia Maraini. 


Bene, dopo aver affilato le penne al Prof. Pranzetti, dopo aver visto posizionare frutti per le schede di rete un po ovunque, dopo la sottoscrizione con Enel di un incomprensibile contratto capestro (tanto l’azienda sponsorizza tante cosette, vai a guardare se gli regaliamo qualche migliaio di euro l’anno), dopo misteriosi oleandri che coprono le vetrate (ma se andavano coperte perché le hanno installate, mai sentito parlare di vetri polarizzati o pellicole adesive?), finalmente l’epifania del programma della biblioteca … Fantasia a mille: Bibliotechi … Amo. Bibliotechi?

http://www.telesantamarinella.tv/2016/04/05/biblioteca-civica-capotosti-approvato-calendario-delle-nuove-iniziative/

A scanso di equivoci anche il media embedded dell’amministrazione comunale, Telesantamarinella, si concede qualche bell’articolo sul programma e sulla presentazione di oggi. Non ci facciamo mancare niente: http://www.telesantamarinella.tv/2016/05/30/santa-marinella-dacia-maraini-alla-biblioteca-comunale/.  

Pare che spazi per prospettive alternative non possano essere ospitate, non solo trova posto solo una certa cultura dal ‘900 in poi, come se gli sguardi letterari non debbano sfuggire al rigido controllo della cultura all’insegna del sol dell’avvenire ma addirittura ci si improvvisa promotori di eventi, segnalatori di anniversari, propagatori di cinema, suscitatori di gruppi di lettura, tutti, esclusivamente a senso unico. 

Ora, che il noto disinteresse per la cultura di questa amministrazione di centrodestra fosse dannoso lo si sapeva – come pensare che in Comune come Santa Marinella non vi possa essere posto per un Delegato alla Biblioteca, un assessore alla cultura o un assessore al turismo – ma che tutto potesse essere indiscriminatamente lasciato in mano a chi dirige amministrativamente la biblioteca civica, è tutto un altro discorso. 

Occorrerebbe tempo, all’inizio, si diceva. Occorrerebbe tempo per scoprire come mai, per certe opere che si intendono DONARE, non c’è mai stato spazio. Occorrerebbe del tempo, per andare alla presentazione editoriale e fare delle domande su come mai si presentano come innocui romanzi, dei testi dove vengono sistematicamente attaccate le figure maschili di riferimento. Il Prete che non sopporta – esemplarmente – gli immortali principi dell’89, un padre di religione islamica troppo reazionario per l’Occidente dorato della Maraini o la figura dei padri benpensanti che vanno con le prostitute bambine. No, i padri in gamba o gli uomini buoni sono solo quelli complici della cultura liberal-progressista e radical chic dell’attrice. 


Sappiamo bene che, in fondo, si ha gioco facile quando si hanno tutte le leve in mano per far passare una vera e propria arma di acculturazione di massa e quanto sia colpevole farlo. Sappiamo anche che tutto questo può accadere, solo per il totale disinteresse di chi dovrebbe garantire almeno una parità di trattamento tra i diversi filoni culturali. Sappiamo bene, quindi, che le responsabilità sono politiche. 

È questo in fondo, il motivo per il quale, la nostra piccola biblioteca ce la siamo dovuta costruire, con i nostri sforzi, le nostre energie, i nostri soldi e i contributi dei nostri sostenitori e magari verrà il tempo in cui troverà magari uno spazio maggiormente adeguato. 

Non dimenticheremo chi è la causa di questa situazione, chi è complice diretto o indiretto di questi agenti della cultura sovversiva e corrosiva. Per noi non esistono gli indifferenti – soprattutto tra chi ha delle cariche in ambito amministrativo e ciancia di valori e principi “di destra” – questi, li inseriamo nella lista dei complici, quindi, dei nemici. Tanto per capirci. 


Quaderni di Kulturkampf: http://www.raido.it/politico/798-2/

Bambini, soldi … Sono forse vicine le elezioni? | Notizie ProVita


Sostegno a chi decide di fare bambini, allargando la famiglia e dando speranza al Paese.E’ questa la proposta del ministro della Salute (ministro del Governo che ha fortemente voluto la legge Cirinnà) Beatrice Lorenzin rilanciata su La Repubblica: raddoppiare il bonus bebè rispetto a quello emesso oggi dall’INPS.

“Il bonus bebè, oggi e fino al 2017, è riconosciuto – si legge su La Repubblica – ai nuclei familiari che hanno un Isee inferiore a 25mila euro all’anno e a quelli che lo hanno più basso di 7mila. I primi ricevono 80 euro al mese (960 all’anno) per ogni figlio, i secondi 160 euro (1.920 all’anno). […] Lorenzin ha fatto due progetti, uno meno costoso per lo Stato e uno più impegnativo, quasi da Paese nord europeo. Nel primo caso viene raddoppiata la quota mensile per il primo figlio, portandola cioè a 160 e a 320 a seconda della soglia di Isee. Dal secondo in poi l’aiuto non resta lo stesso, come avviene adesso: alle famiglie andranno rispettivamente a 240 e 400 euro. Inoltre nel progetto del ministero c’è l’intenzione di allungare la validità della misura“.

Sul futuro che attende l’Italia se l’andamento demografico non subirà un’inversione di rotta, il ministro sembra infatti avere le idee abbastanza chiare, ed è per questo che vorrebbe ricorrere ai ripari: “Se andiamo avanti con questo trend – ha infatti affermato – nel 2026 nasceranno nel nostro Paese meno di 350mila bambini all’anno, il 40% in meno del 2010“.

A prima vista, dunque, l’iniziativa della Lorenzin potrebbe anche sembrare buona. Tuttavia, se non ci si ferma ai titoloni dei giornali, è facile vedere come si tratti del solito specchietto per le allodole tipico del periodo pre-elettorale. Anche perché, oltre ad interessare solo le famiglie con un reddito molto basso, la manovra annunciata dalla Lorenzin è stata subito stoppata da Renzi con un laconico: “Solo una delle proposte in campo“.

Come dire: intanto illudiamo un pochino i pro-family, poi in sede di discussione si vedrà se stanziare i fondi per le unioni civili o per i bambini (e, dunque, per la famiglia naturale…). Infatti, Tito Boeri, presidente dell’INPS ha sostenuto che le unioni civili costerebbero “solo qualche centinaio di milioni”, ma la legge Cirinnà non prevede la copertura di una tale cifra (si veda qui). Quindi se il Governo non trova detta copertura, la tanto sospirata legge ‘famiglicida’ non potrà entrare in vigore… Ti pare che dopo tanta fatica (canguri, maxiemendamenti e questione di fiducia) il Governo ‘sprecherà’ soldi per i bambini e rischierà di farli mancare alle unioni civili?

Oltre a questo, l’annuncio della Lorenzin contiene un altro punto problematico o, meglio, errato: non è infatti vero che gli italiani non fanno più bambini perché c’è la crisi economica, bensì viviamo l’attuale difficoltà economica proprio perché non ci sono più bambini. La situazione è dunque esattamente opposta a quella illustrata dal ministro. Scrive giustamente Cascioli su La Nuova Bussola Quotidiana: “Basta guardare le cifre: il crollo più clamoroso delle nascite si è avuto nel decennio tra il 1970 e il 1980: da 906mila bambini nati in un anno (2,38 figli per donna) a 644mila. Da allora c’è stato un lento, inarrestabile declino fino al 2015 quando per la prima volta le nascite sono scese sotto le 500mila (1,4 figli per donna). Tutto si potrà dire meno che negli anni ’70 le condizioni di vita degli italiani fossero peggiorate […]“.


Cos’è successo, dunque? Facile: sono stati introdotti in Italia, per legge, il divorzio (1970) e l’aborto (1978). La famiglia – ossia il pilastro della società – e la vita – che è il primo dei diritti – sono stati messi in discussione in maniera diretta, e i primi a risentirne sono stati i bambini, le persone più deboli.

Di fronte a tutto questo è doveroso muoversi. Ognuno può farlo nella propria quotidianità e, in vista delle elezioni, anche sul piano politico. Per aiutare i cittadini nella (spesso difficile) scelta di un candidato ‘votabile’ ProVita Onlus ha lanciato il “Patto per la Famiglia” (qui i dettagli): un gesto concreto, dal grande valore politico e simbolico e che presuppone una chiara e condivisa responsabilità delle parti.

Per la Famiglia, per la Vita, per i bambini… senza se e senza ma!

Teresa Moro

LEIBSTANDARTE | Domenica a Roma la videoproiezione 


Proiezione del film:

“My honor was loyalty – Leibstandarte” (di Alessandro Pepe)

Ingresso + consumazione: 3 €

Per acquistare il dvd: 

https://www.facebook.com/myhonorwasloyalty/

(il dvd NON sarà acquistabile presso la sede di Associazione Nazionale Volontari di Guerra – Roma)

Domenica 29 maggio 2016 – ore 10.30

A.N.V.G Roma

Piazza S. Apollonia, 14 – Trastevere

La Vecchia Sezione | Aggiornamento Calendario concerti fino a Settembre


Aggiornamento del calendario dei concerti de La Vecchia Sezione, fino a Settembre 2016

4 Giugno, Gaeta. 

18 Giugno Comunitaria – Colleverde RM

SMS ELECTRIC | Juke-box all’idrogeno. 

16 luglio, MarioFest. Un classico di mezza estate sulle colline dell’Allume. 

6 Agosto, Sei Diventata Nera, Capoterra – CA

1 Settembre, Ritorno a Camelot

GLI STUDENTI DI SANTA MARINELLA ALLA SCOPERTA DI CASTRUM NOVUM

Riceviamo dal Direttore del Museo Civico di Santa Marinella, Dott. Flavio Enei e pubblichiamo. 


“Su iniziativa del Museo Civico di Santa Marinella e dei volontari del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite si sta per concludere una prima importante iniziativa di divulgazione e didattica che ha visto al centro dell’attenzione il sito archeologico dell’antica città romana di Castrum Novum, oggi presso Capolinaro. Dopo anni di ricerche e di scavi, moltissimi studenti della scuola media “Carducci” e del Liceo Scientifico “Galileio Galilei” hanno potuto visitare i resti dell’impianto termale noto come il Balneum delle Guardiole e l’adiacente Edificio Quadrato, aperti sull’antica via Aurelia, in procinto di divenire il primo nucleo del futuro parco archeologico castronovano. Grazie ad un progetto di scuola-lavoro in particolare i ragazzi del liceo hanno potuto vivere l’esperienza dell’archeologia direttamente sul campo, contribuendo in prima persona alla riscoperta attraverso un’avvincente introduzione al “mestiere dell’archeologo”. Il direttore del museo e i volontari del GATC hanno svolto tutte le visite guidate integrandole con apposite lezioni di approfondimento in classe. Entusiasti gli insegnanti e i professori che hanno partecipato al progetto offrendo ai propri studenti un’esperienza nuova e molto interessante per la loro crescita civile e culturale.

L’Amministrazione comunale di Santa Marinella, consapevole dell’importanza del coinvolgimento dei più giovani verso una delle più importanti realtà storiche del territorio, ha promosso l’iniziativa tramite il Museo Civico che a titolo completamente gratuito è riuscito ad avvicinare moltissimi giovani alla conoscenza del proprio territorio e delle sue ricchezze archeologiche.

Il progetto ha ottenuto ottimi risultati e si propone un ampliamento sostanziale il prossimo anno scolastico con il coinvolgimento di un numero superiore di studenti e con l’adozione ufficiale del sito archeologico di Castrum Novum da parte delle scuole del territorio.
Intanto, alla metà di luglio sarà inaugurato il primo settore del parco archeologico che dopo lo scavo è stato restaurato e musealizzato all’aperto con pannelli didattici dai volontari del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite grazie al contributo della CRICIV di Civitavecchia.

La mia vita distrutta da un padre gay| esce in italia il libro – UCCR


Pochi giorni fa sono stati pubblicati su “Social Science Research” due studi molto interessanti sulle problematiche dei bambini cresciuti all’interno di una relazione omosessuale. Il primo in particolare si è basato sul più grande campione rappresentativo casuale a livello nazionale e ha fatto parlare direttamente i “figli” (ormai cresciuti) di genitori omosessuali, dimostrando un significativo aumento di disturbi psicofisici rispetto ai figli delle coppie eterosessuali.Per coincidenza, proprio in questi giorni è uscito in Italia il libro “Fuori dal Buio, la mia vita con un padre gay” (edizioni Ares 2012), di cui abbiamo già avuto modo di parlare. A parlare è Dawn Stefanowicz, che ha scelto coraggiosamente di scrivere un libro sulla sua vita di ragazzina cresciuta con un padre omosessuale. Anche lei, come i “figli” intervistati nello studio scientifico citato sopra, ha parlato di sofferenze indicibili subite e si è fatta portavoce di altri “figli” dei gay con cui è entrata in contatto: «Informandomi sull’argomento ho conosciuto diverse persone, in Nordamerica, che essendo cresciute con un genitore dalle tendenze omosessuali hanno reso pubblici alcuni aspetti delle loro storie e hanno raccontato le difficoltà che quell’ambiente famigliare aveva creato per la loro crescita», ha scritto nella prefazione. Ha agito «per difendere i bambini innocenti che non possono difendersi da soli», come scrive nella dedica del volume, «contro una nuova, inaudita forma di abusi sui minori, legalizzata e promossa dagli Stati che hanno abbracciato un’ideologia del tutto falsa, per la quale ogni tipo di vissuto e ogni forma di convivenza vengono considerati leciti ed equivalenti».

L’amore per il padre emerge nel libro, lui non ha voluto farle male in modo consapevole, ma purtroppo «ciò che desiderava più di ogni altra cosa era di essere accettato e appartenere a qualcuno. Cercava di ottenere quel tipo di compagnia e di amore maschile che da bambino non aveva mai conosciuto. Ma, cercando di soddisfare le sue esigenze affettive attraverso l’omosessualità, spesso ignorò le esigenze legittime dei suoi figli». L’omosessualità, dunque, come ricerca dell’affetto di un uomo, mancata nell’infanzia. Dawn racconta: «sono stata esposta a chat sessualmente esplicite, stili di vita edonistici, sottoculture GLBT e luoghi di vacanza gay. Sono stata esposta a manifestazioni della sessualità di tutti i tipi tra cui il sesso negli stabilimenti balneari, travestitismo, sodomia, pornografia, nudità gay, lesbismo, bisessualità, voyeurismo e sadomasochismo. Droga e alcol hanno spesso contribuito ad abbassare le inibizioni nelle relazioni di mio padre». Egli la vestita sempre in modo unisex, «non ho mai visto il valore delle differenze biologiche complementari tra uomini e donne, né mai ho pensato al matrimonio». Con papà, racconta, «non c’era scampo: se uscivo con le femmine diceva che ero lesbica (…), la promiscuità mi sembrava la cosa più normale». La cosa peggiore, racconta Dawn, era «l’audacia di papà nella sua condotta omosessuale sempre più evidente», dovuta al fatto che «non c’era più nessuno a cui sentiva di dover rendere conto (…) una nuova aria di permissivismo permeava la società». E ancora: «Ero indignata per la vita delle persone dello stesso sesso, i continui abusi domestici, le avances sessuali verso minori e la perdita di partner sessuali come se le persone fossero prodotti da utilizzare»

Dawn è cresciuta tra gli omosessuali di Toronto, come scrive nel suo sito web, e suo padre è uno specchio di quel mondo: «Era una persona insicura», perché l’omosessuale, spiega l’autrice raccontando dei tantissimi incontrati nel mondo gay, è «narcisista, concentrato su se stesso e tanto bisognoso di conferme e di affetto da parte di altri uomini […], lui portava dentro una grandissima rabbia irrisolta, che ribolliva e traboccava in scene spaventose […] lottava anche contro la depressione e qualche volta pensava al suicidio (…). Viveva una vita tormentata, il suo modo di affrontare il proprio disagio era seppellirsi negli straordinari di lavoro e poi la sera e nei fine settimana, fuggire verso attività sessuali compulsive». Per questi disturbi del padre e dei suoi amanti, la donna non ha scaricato la colpa sulla società, la quale anzi è sempre stata fin troppo aperta.

Due incontri hanno dato a Dawn la forza di venirne fuori, come recensisce Tempi.it: la sua vicina di casa, innanzitutto, da cui spesso si rifugiava da piccola e che a differenza di tutti gli adulti che «in nome dell’ideologia politically correct fingevano di non vedere (…), parlava delle cose così com’erano, non come apparivano», spiegando alla piccola che «il papà fa delle cose che non dovrebbe fare perché sono sbagliate». Grazie ad un altro vicino, «conoscendo i suoi genitori ebbi finalmente un’idea di quello che dovesse essere una famiglia». Dopo aver cercato di realizzare la sua legittima esigenza di affetto paterno attraverso rapporti omosessuali transitori e promiscui, oggi Dawn Stefanowicz -anche grazie alla analisi- è sposata con due figli, ed è anche riuscita a perdonare il padre.
Fonte: http://www.uccronline.it/2012/07/09/la-mia-vita-distrutta-da-un-padre-gay-esce-in-italia-il-libro/

Marco Pannella, solo per definire i confini | Maurizio Blondet

Non intendiamo entrare nel merito delle questioni relative alla ipocrita ondata di commozione per la morte di questo essere. Ciò che ci sta più a cuore è solo, a futura memoria, segnare le distanze. Noi abbiamo subìto, purtroppo, le sue influenze, da vivo. Adesso che è morto, la questione se la risolverà lui stesso con Dio. Centro Studi Aurhelio


MISSION ACCOMPLISHED

Il coro ufficiale di compianti, all’unisono, senza nemmeno una voce discordante, ci dice che Marco Giacinto Pannella aveva ormai completato la sua missione. Qui non glli restava da fare più niente. Divorzio, aborto, droga libera, nozze omosessuali, sono ormai solida parte del costume di tutti: tutti i partiti, di ‘destra’ e ‘sinistra’, tutti i media, Confindustria, Unione Europea, persino il Vaticano ormai le considera “battaglie liberali e di civiltà”. Padre Lombardi, il capo della sala stampa vaticana, si è inchinato davanti alla “eredità umana e spirituale” che Pannella lascia e al suo “impegno totale e disinteressato per nobili cause”. In fondo, ormai, anche il Papa ha sposato il radicalismo: anche più di Pannella detesta i cattolici perché “fanno figli come conigli”, dichiara che “non esiste un Dio cattolico”, e nell’ultimo documento Amoris Laetitia ha lanciato un inno al libero amore: alla sezione “Amore Appassionato” ha scritto infatti: “Bisogna avere la libertà per accettare che il piacere trovi altre forme di espressione nei diversi momenti della vita, secondo le necessità del reciproco amore (…) non rimanere prigionieri di un’esperienza molto limitata che ci chiuderebbe le prospettive”.

Cosa manca ormai? L’affitto degli uteri, l’eutanasia, l’eliminazione dei disabili? Piccolezze. La società ormai matura, aperta dalle precedenti “battaglie civili e libertarie”, ormai del tutto “occidentale”, ossia emancipata senza scrupoli, senza più residui superstiziosi, si affretterà ad adottare anche quelle conquiste. Ormai è la società liquida, dei nomadi del godimento immediato, della liberta totale dei costumi che è anche libertà dei consumi – “società senza classi, senza Stato, nazione, spiritualità religiosa tradizionale, senza frontiere e senza limiti” che ci hanno chiesto di essere la UE, la NATO, il WTO e l’FMI e la libertà di commercio – anche carnale. Porn Culture, moda e pubblicità, ecco l’orizzonte ultimo del progresso. Non c’era più bisogno di Pannella, ormai a continuare la battaglia sono più giovani leve: Pussy Riots, Niki Vendola, Carfagna, Cirinnà ma anche Meloni, Berlusconi, Enzo Bianchi e monsignor Charamsa. Mission Accomplished, Pannella.

Bene. Giusto per provocazione gratuita, per disturbare il coro ufficiale troppo monocorde con una nota stonata, mi limito a riportare qui una sentenza nemmeno mia, ma di Costanzo Preve, l’ultimo filosofo marxista: “Quanto ai radicali, Pannella und Bonino, non li considero personalmente una forza politica, ma un elemento culturale di profonda corruzione civile e umana, avanguardia di un individualismo estremo e anomico. In parole semplici, ripugnanti”

Maurizio Blondet 19 Maggio 2016

Omosessualità, è questo il vero nodo | LNBQ – Riccardo Cascioli


Se non si mette a tema l’omosessualità, poco si capisce delle diverse posizioni – anche tra cattolici – sulle unioni civili. O meglio: si deve dire con chiarezza se si ritiene che l’omosessualità sia una tendenza contro natura oppure una delle possibili variabili della sessualità umana. L’equivoco cattolico nasce proprio da qui.
Ieri abbiamo pubblicato un articolo (clicca qui) che spiega come quello gay non sia in effetti un movimento per i diritti ma l’espressione di una ideologia che vuole cambiare la percezione sociale dell’omosessualità; e come psicologia e magistero della Chiesa abbiano sempre riportato al dato della realtà (rispetto e accompagnamento delle persone nella consapevolezza di una ferita all’origine).

Il rispetto e l’accoglienza di ogni persona, qualunque sia la sua condizione, è sacrosanto ma non significa accettare e passare per buono qualsiasi comportamento o tendenza. Si tratta di due livelli diversi. 

Il punto è che è ormai palese che una parte importante del mondo cattolico che conta, pur senza dirlo troppo esplicitamente, considera superato il Catechismo e si comporta di conseguenza. C’è chi lo fa da militante e chi – per conformismo o per vigliaccheria – si limita a seguire il pensiero unico dominante. Ma se il dato della Creazione – Dio creò l’uomo, maschio e femmina li creò (Gen 1,27) – non vale, allora non c’è più il fondamento su cui poggia la centralità della famiglia naturale nella società. Se il comportamento omosessuale viene considerato normale, naturale, è chiaro che si farà fatica a trovare le ragioni per cui debba essere loro negato il riconoscimento delle unioni civili e financo del matrimonio. Anzi, si sosterrà la positività delle unioni civili e, presto o tardi, si arriverà a considerare anche il vero e proprio matrimonio (esattamente come è successo alle confessioni protestanti).

È proprio il percorso che stanno facendo i vertici della CEI (Conferenza Episcopale Italiana): basterebbe andarsi a riprendere le numerose interviste sul tema rilasciate dal segretario generale della CEI, monsignor Nunzio Galantino, e leggere Avvenire. Lo abbiamo visto in queste settimane: hanno ormai sposato la tesi della normalità dell’omosessualità (clicca qui), al punto da arrivare a condannare la “riprovazione morale” fin qui espressa dalla Chiesa. Di pari passo, e coerentemente, il giornale dei vescovi ha sostenuto la necessità di una legge che regoli le unioni omosessuali che – secondo il direttore Marco Tarquinio – incrementano «il tasso di solidarietà» della nostra società. Non a caso monsignor Galantino non parla mai di famiglia naturale, ma di «famiglia fatta di padre, madre e figli» e molte volte addirittura di «famiglia costituzionale», come se spettasse allo Stato definire cosa è una famiglia.

Questo spiega anche un equivoco che è apparso evidente in questi giorni, nella polemica sui social seguita all’articolo che ho scritto a proposito di Mario Adinolfi e delle sue idee in proposito. Unioni civili e legge Cirinnà (o Renzi-Alfano) non sono sinonimi: come dimostra Avvenire, si può essere a favore delle unioni civili – intendendo un qualche riconoscimento formale delle unioni omosessuali – pur contestando la legge Cirinnà così come uscita dal Parlamento.

Bisogna essere realisti: anche una parte consistente di chi ha promosso il Family Day non avrebbe grandi obiezioni se ci fosse il riconoscimento di unioni civili chiaramente distinte dall’istituto del matrimonio (quindi lasciando da parte anche il discorso figli). Eppure se si ritiene corretto il Catechismo e il magistero della Chiesa sul punto, nessun riconoscimento del genere può essere avallato. La Nota della Congregazione per la Dottrina della Fede del 2003 (Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali), che esclude la legittimità di qualsiasi riconoscimento pubblico, da questo punto di vista è in perfetta continuità con la Lettera sulla cura pastorale delle persone omosessuali, pubblicata nel 1986 dallo stesso dicastero.

Ma qui appunto bisogna essere chiari: noi crediamo che questi documenti descrivano esattamente la realtà umana, la quale corrisponde al dato della Rivelazione. Molti pastori invece non lo credono più e insegnano tutt’altro. Ciò che accade in politica, anche tra i cattolici, è la conseguenza di questa confusione in cui anche la Chiesa è immersa. 

Se si perde la consapevolezza di ciò che è natura e ciò che non lo è, non si comprende pienamente la rivoluzione antropologica in atto, la sfida finale lanciata contro il Creatore e quindi contro l’uomo, come disse Benedetto XVI parlando alla Curia romana il 21 dicembre 2012. Perché parlare di natura significa parlare dello scopo per cui ogni essere è stato creato. E alla fine l’opposizione ai matrimoni gay (qualsiasi sia il nome ufficiale che viene dato) distinta dal riconoscimento delle unioni civili (tra persone dello stesso sesso) tenderà a indebolirsi fino all’annullamento e alla totale vittoria di chi vuole distruggere l’uomo.

P.S.: Pare inevitabile che chi pretende di “correggere” la Rivelazione non riesca più a trattenersi nel suo delirio di onnipotenza. Ce ne ha dato una prova ieri il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, trasformatosi in novello inquisitore. Rispondendo ad alcune lettere (clicca qui), quasi tutte puntate contro il portavoce dei Family Day Massimo Gandolfini, si è sentito in dovere di scomunicare lui e tutti quelli che si mobiliteranno per il “no” alle riforme costituzionali. Si possono legittimamente avere opinioni diverse su riforme e modalità di presenza, ma per il direttore di Avvenire «i cattolici non sono quelli del “ve l’avevo detto” e neanche quelli del “ci ricorderemo”». Curioso che proprio coloro che «nessuno è escluso dalla Chiesa», poi siano i primi a dirci «tu non sei cattolico»: senza averne autorità e mentre si fa a pezzi il Catechismo.

Riccardo Cascioli

Fonte: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-omosessualitae-questo-il-vero-nodo-16165.htm

True believers: perché POVIA è un vero punk e piscia in testa a tutto l’indie italiano | Metal Skunk

Segnaliamo un articolo per certi versi paradossale, l’elegia di Povia da parte di un ambiente – quello del metal – spesso pervaso dalla puzza sotto il naso, a volte anche a ragione, per gli altri generi. Da Metal Skunk, riportiamo il brano a firma di Ciccio Russo. 


Una decina d’anni fa ero relativamente informato sul panorama “rock indipendente” perché, in una fase vivaddio transitoria di disorientamento personale generalizzato (gli anglofoni parlerebbero di “quarter-life crisis”), mi ero fissato che “dovevo essere informato su quello che accadeva“. Compravo pure Il Mucchio, per dirvi come stavo messo una chiavica. Poi, invecchiando, mi sono reso conto di quanto il tempo sia prezioso e che pertanto, quando se ne ha in avanzo, è più costruttivo spenderlo sulla pagina bandcamp della Dark Descent. Oggi, se un non adepto mi interpella su quali siano a mio parere le migliori band italiane contemporanee, rispondo senza esitare Cripple Bastards e Whiskey Ritual chiudendo subito la conversazione. Nondimeno, avendo una vita sociale non limitata al Traffic e al Sinister Noise, mi capita ancora, ogni tanto, di entrare in contatto con quella roba. Alla fine ci sta che la tua donna ascolti, che ne so, Dente o Le luci della centrale a turbogas, basta che si parta dal presupposto che è roba da femmine come la birra piccola e i corsi di taglio e cucito. Il primo disco de I Cani mi era pure piaciuto, poiché descriveva un contesto a me familiare (vivo nell’Urbe dal ’99) con un sarcasmo assolutorio da commedia all’italiana. Tuttavia era sempre un discorso autoreferenziale, non costruttivo. Io ‘sti giorni starei rileggendo l’Eneide cercando di ricordarmi la metrica del testo latino a fronte, quindi capite quanto mi può tangere se tu non riesci a rimorchiare al Circolo. Pure tu, poi, stai a Roma, con boschi di pelo straniero ubriaco per strada tutte le notti, e insisti nel volerti rimorchiare la figa di legno indie che, se proprio va bene, ti fa una pippa con le bacchette del sushi. Oh, solidarietà, ci son passato anch’io quando provavo a tacchinare nelle discoteche darkettone con risultati quasi mai apprezzabili. Ma ho smesso parecchi anni fa e, soprattutto, non ci ho scritto un libro. Se il tuo grande problema è che non chiavi, fatti pure tu un profilo su Couchsurfing. Qua non abbiamo tempo da perdere, ci sono tantissime cose da dire sull’Italia contemporanea delle quali pressoché nessun “creativo” ritiene di volersi occupare, tutto concentrato sul proprio interessantissimo ombelico. Difatti, le rare volte che qualcuno ci prova, fa giustamente il botto. E questo spiega il meritato successo dei vari Boris, ZeroCalcare e Lo chiamavano Jeeg Robot. Almeno un tempo c’erano i cantautori.

Mo’ non raccontiamoci fesserie, in quanto italiani, siamo tutti più o meno legati ai cantautori, anche solo perché li subivamo da mamma e papà. E a me i cantautori piacciono, sebbene avverta una maggiore sintonia attitudinale con Fred Buscaglione, Franco Califano o Gianni Drudi. Mi piace De André, anche se non riesco più ad ascoltarlo a causa dell’insopportabile culto laico postmortem che vi si è creato intorno (De André, nella vita reale, era un ubriacone sgarbato e antipatico). Mi piace Guccini, che ha avuto l’indiscutibile merito di propugnare l’alcolismo quale stile di vita desiderabile e positivo come manco il James Stewart di Harvey. Mi piace (a piccole dosi) Fossati, anche se a volte è più pesante dei Cough. Mi piace persino Venditti, nonostante sia romanista e quindi buoni preliminari di Champions, cari amici giallorossi. Forza Napoli a parte, la vulgata vorrebbe che Le luci della centrale a ciclo combinato e compagnia strimpellante siano gli eredi dei cantautori suddetti. È una colossale cazzata, o fratelli del vero metal. A questo ruolo potrebbero aspirare magari i gruppi neofolk italici, come gli Argine o gli Ianva, che però di potenziale commerciale ne hanno pochino (e non si capisce perché: in un’Italia più giusta gli Argine sarebbero primi in classifica). Manco la nostra scena punk-hardcore è più quella di una volta ma lì le cose erano andate a puttane già negli anni ’90. Chi è rimasto a cantare del Paese reale? Dopo essere rimasto folgorato dal suo ultimo capolavoro, Nuovo Contrordine Mondiale, finalmente ho una risposta: Povia.


In pieno Kali-Yuga, le principali voci “contro” sono inevitabilmente reazionarie. Si tratta tuttavia di cicli, congiunture sociopolitiche, solo pochi decenni fa Povia sarebbe stato ritenuto “dalla parte giusta”. Io, personalmente, sarei d’accordo con El Greco quando afferma che “l’unica posizione politica seria resta sempre e solo l’essere contro l’umanità nella sua interezza“. A prescindere dall’essere seguace del Capro, rimango convinto che sarebbe stato molto meglio se la battaglia di Ponte Milvio fosse stata vinta da Massenzio. Nella mia vita precedente, nel primo secolo A.C., si stava tanto bene. Sì, c’era la schiavitù per debiti ma così imparavi a non farne (Povia direbbe che oggi siamo tutti schiavi per debiti, e non li abbiamo manco contratti noi). Non ci posso far niente se mi sono reincarnato in quest’epoca bizzarra. Le faccende sulle quali vi fomentate voi non le capisco. Come tutto il casino sulle unioni gay, per citare un dibattito che ha avuto Povia tra gli indiscussi portagonisti. Ai miei tempi chiudevi tua moglie in casa (insieme a un aitante schiavo nubiano), andavi alle terme e lo davi e lo prendevi come volevi, senza tanti patemi. Al massimo Marziale scriveva un epigramma per schernirti ma alla fine, se era tanto informato su quelle faccende, voleva dire che un po’ di nerchia, ogni tanto, garbava anche a lui. Non c’erano questioni tipo quella dei trans che non sanno se optare per il cesso delle donne o quello degli uomini, negli Usa un’importante emergenza nazionale, a quanto si apprende. Tu andavi alle terme, facevi il cazzo che ti pareva con chi ti pareva e, se tua moglie aveva qualcosa da ridire, la ripudiavi, lei si trovava un altro e pace. La vita era più semplice. Per mia sventura, oggidì mi ritrovo a convivere con voialtri che campate di verità assolute e indiscutibili. Ai tempi dell’Impero nessuno aveva niente da ridire se i daci o i parti credevano in dei diversi. Anzi, era giusto e normale. Ognuno era fatto a modo suo e si era tutti amici nella pax romana.
Trovandomi in disaccordo grossomodo con tutti, il mio unico metro di giudizio è pertanto il rispetto. E, nel panorama della canzone italiana, tra i pochi che mi sento di rispettare c’è Povia. È un vero rocker, lui. La cosa principale da sottolineare è che Povia non è un intellettuale organico, è bensì ribelle al punto tale da essersi addirittura messo di traverso alla fazione che si supponeva rappresentasse. Quando sorse il disgustoso casino su Eluana, lui scrisse La verità e tradì le aspettative di chi si schierava a prescindere contro l’eutanasia (“Poteva ancora avere dei figli“: ma li mortacci tua) con una canzone empatica nei confronti delle ragioni di Beppino Englaro, al quale aveva pure chiesto l’autorizzazione prima di portare il brano a Sanremo. Povia ha le sue convinzioni ma non si fa ingabbiare nelle partigianerie ideologiche, è un artista indipendente sul serio. “Non fraintendetemi, non voglio fare il santo perchè non lo sono, anzi, forse è proprio per questo che sento la necessità di ripulire sempre la mia anima attraverso l’unico strumento pulito che conosco: la musica e le canzoni”, ci spiega. Povia, da cattolico genuino, non ti giudica se ti garbano la cocaina e le bagasce. Non è un santone o un predicatore. È un non allineato fino in fondo. Povia è uno dei pochi veri punk rimasti in Italia. 

Il gusto della provocazione contenuto in questo brano è inarrivabile: https://youtu.be/ZyyCe3imqPQ

Ho ascoltato qualche pezzo di Nuovo Contrordine Mondiale e, veramente, massimo rispetto. Vi sembra normale che pezzi intitolati Job Act (senza “s” ma ‘fanculo gli anglicismi) e Il debito pubblico li scriva Povia e non un gruppo hardcore? Il Mario Draghi chirurgo cattivo che appare nel video della fondamentale Chi comanda il mondo sarà “gentista” quanto volete ma, siamo sinceri, non ci aspetteremmo un maggiore spessore espositivo da un gruppo grind da centro sociale che affronti le stesse tematiche. I messaggi diretti alla massa, del resto, devono essere semplici e di sicura presa. Sostengono i conflitti per fare più profitti, Meglio una moneta sovrana che una moneta puttana o Siamo servi di queste sorridenti merde dovremmo sentirlo cantare dalle band che aprono le serate al Forte Prenestino non da uno che va a Sanremo. E invece mo’ ci ritroviamo a constatare che Povia è più antisistema di qualsiasi cosa abbia cacciato fuori la scena “indipendente” italiana negli ultimi anni. E, da terrone, su questo commovente inno neoborbonico, confesso che la lacrimuccia mi è scattata. Hail to Povia. 

(Ciccio Russo)

Roma chiama Bari, fine settimana all’insegna della formazione | Il vero Stato e il terzo quaderno di Raido

Il fine settimana si caratterizza per due importanti appuntamenti, nell’ambito della formazione tradizionale

Il primo a Roma, nella consueta cornice della sede di Raido

Il secondo a Bari presso “Il Covo del Klan”, dove verrà presentato il terzo quaderno di Raido, per la formazione del militant  della Tradizione. 

Gender all’asilo: i genitori protestano e la bimba viene espulsa | Notizie ProVita

“Mal comune, mezzo gaudio”? L’indottrinamento all’ideologia gender non dilaga solamente in Italia e in Europa.


Il mese scorso una bambina di quattro anni è stata espulsa da una scuola materna di Denver, in Colorado, quando i suoi genitori hanno sollevato perplessità su dei libri letti nella sua classe, che veicolavano l’ideologia gender.

A chi pare che “il gender non esiste” spieghiamo: raccontavano storie di coppie dello stesso sesso e di protagonisti di genere indefinito che si sposavano, per i quali era indifferente mettere l’abito da sposa o da sposo. Non sarà “ideologia gender“, ma è qualcosa che confonde le idee di bambini piccoli nella fase di formazione della loro personalità e di presa di coscienza della loro identità sessuata.I funzionari della scuola hanno spiegato che le storie erano parte del programma di studi anti-discriminazione della scuola, e che non era possibile che i bambini fossero esentati, come avevano chiesto i genitori della piccola in questione.

“Bisogna evitare che i bambini crescano con i pregiudizi”, hanno affermato in una lettera inviata a tutte le famiglie, che venivano invitate a riprendere e approfondire l’argomento anche a casa.

I genitori della piccola hanno spiegato che la bambina cresce in una famiglia bi-razziale, con cultura mussulmana e occidentale. E’ ben predisposta ad accettare le differenze, ma è troppo piccola per porsi il problema di un genere diverso dal sesso biologico. Perché – gli adulti con buon senso – sanno bene che a questa età i bambini al sesso e al genere non ci pensano proprio…

Tra l’altro la bambina un giorno è tornata a casa chiedendo se il padre fosse un uomo o una donna, il che ha indotto i genitori a protestare e la scuola a procedere all’espulsione.

Le autorità hanno fatto presente che gli insegnanti erano stati perfettamente formati in un corso universitario di specializzazione per trattare certi argomenti: l’iniziativa si chiamava Queer Endeavor (“Sforzo queer“), ed era stata intrapresa dall’University del Colorado per 2.500 docenti. Evidentemente, dicono gli ‘esperti’, questi corsi di specializzazione vanno fatti anche per i genitori.

Redazione

http://www.notizieprovita.it/notizie-dal-mondo/gender-allasilo-i-genitori-protestano-e-la-bimba-viene-espulsa/

Il sacrificio umano e materiale di Civitavecchia, nella seconda guerra mondiale | Comitato 14 Maggio

“Caro Giorgio, anche questa volta è passata. Da poche ore hanno bombardato Civitavecchia. Vi scrivo in treno, diretta a Roma. Questa sera spero di ripartire per Santa Marinella. Non so se la mia posta vi arriverà né quando vi arriverà. Non preoccupatevi per me. E’ caduta la casa ove ho passato tante ore serene. Il bombardamento è stato brutale. Ma io sono tranquilla e spero che un giorno tutto questo non sia che un ricordo così come voi dite. Pazienza! Vi attendo, Giorgio, e con voi attendo un’ora di serenità e di gioia. Con tanto affetto vi abbraccio. Sandra”

Questa lettera, datata 30 agosto 1943 proveniente dalla collezione Covati, è un documento straordinario, perché rappresenta la testimonianza del sacrificio umano e materiale che Civitavecchia subì durante la seconda guerra mondiale attraverso le parole di una giovane donna. La città fu bombardata infatti non solo il 14 maggio ma anche il 30 agosto 1943 in più attacchi e successivamente fino al maggio del 1944.

In un attimo quasi duemila anni di storia e di cultura furono spazzati via sotto la furia delle bombe devastatrici. A ricordo di quei tragici eventi ricorre oggi, 14 maggio 2008, il 65’ anniversario dei bombardamenti, di cui è importante ricordare il sacrificio di migliaia di vittime civili e militari anche attraverso la viva testimonianza di chi visse quegli eventi e le immagini di quello rappresentò la guerra per Civitavecchia.

All’indomani delle devastazioni belliche, i civitavecchiesi dopo essere fuggiti dalla città e rientrati per la seconda volta dopo quasi mille anni durante i saccheggi e battaglie contro i saraceni, quello che apparve agli occhi degli sfollati fu uno scenario di totale devastazione, una città spettrale, una non città, un non luogo.

Civitavecchia perse in un attimo, oltre a quasi il totale tessuto urbano, gran parte del suo straordinario patrimonio archeologico e monumentale, il magnifico palazzo della Rocca, lo straordinario Arsenale del Bernini, la struttura del Molo del Bicchiere e quella del Lazzaretto, l’antica chiesa matrice di Santa Maria con l’annesso convento dei Domenicani. E tutte le strutture principali del porto, vero ed unico obbiettivo del sanguinoso attacco.

Il porto, croce e delizia, vita e morte di Civitavecchia, proprio da lì dove erano morte centinaia di civili e di militari, ricominciò però la vita, perché il porto rappresentava ancora, nonostante tutto, la speranza.

La popolazione, legata a Civitavecchia, ricominciò così di nuovo, ricostruendo le case, le strade, con grandi sforzi per rimediare, con i mezzi di allora, alle gravi devastazioni che l’avevano resa così lontana da quella magnifica e deliziosa città di fine ottocento.

La perdita più grave in assoluto fu il ricchissimo Museo Civico ubicato all’interno della stessa chiesa di Santa Maria, il luogo della memoria di Civitavecchia, in Corso Umberto, la prima strada completamente falciata dalla furia devastatrice di quell’assurda guerra.


L’aver perso in un attimo la memoria di oltre 2000 anni di storia della nostra città, ce la fa sentire a volte così distante, così lontana da noi che la viviamo intensamente ogni giorno, anche se Civitavecchia resta, negli occhi stanchi degli anziani che ancora raccontano i fatti di quei temuti giorni ai bambini, ai ragazzi, nei monumenti trascurati di questa città, a volte così incomprensibile e piena di contraddizioni ma intensa e profonda nel suo splendido mare e nelle sue nascoste e sconosciute bellezze.

Solo rendendo viva la memoria di quegli anni attraverso la conservazione e la fruizione da parte delle giovani generazioni della memoria, è possibile conoscere, attraverso anche i video inediti provenienti dagli archivi che sono presenti in città e i documenti di alcune delle più belle e importanti collezioni private civitavecchiesi, la città che oggi non esiste più ma che vive ancora nel ricordo e nelle immagini e che resta patrimonio esclusivo della cittadinanza, insignita della medaglia d’argento al valor militare e della medaglia d’oro al valor civile.

A cura del Comitato 14 Maggio – Civitavecchia ricorda il bombardamento. (articolo di Roberta Galletta su Civonline del maggio 2008, via Osteria della Memoria )

Sospeso il sito islamshia.org | MSII

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Nel nome della libertà di opinione e della libertà di stampa, senza preavviso alcuno, la società fornitrice dell’host a islamshia.org ha sospeso la fornitura del servizio. Siamo in occidente patria della libertà di espressione. Alla Associazione di cultura islamica “Imam Mahdi” giunga la nostra solidarietà. Centro Studi Aurhelio

Comunicato integrale

Poiché numerosi fratelli, sorelle ed amici ci hanno contattato per segnalarci che il nostro sito www.islamshia.org da alcuni giorni non è consultabile, informiamo che l'”host” che lo ospita ha sospeso il sito per “violazione delle leggi”. Alla nostra richiesta di spiegazioni hanno risposto che ritengono di avere ragionevoli sospetti che il sito “abbia rapporti con Stati sotto sanzioni” (ma non erano state rimosse?! )
A Iddio piacendo il sito tornerà a giorni online, ovviamente su un altro “host”…

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MUCCA GAMES 2016 | Una edizione con i fiocchi

Non vi perdete la 22esima edizione del MUCCA GAMES!sabato 21 maggio 2016 dalle 10 di mattina fino a notte fonda (e solo per i progettisti anche domenica 22), Strada delle Boccelle – Civitavecchia (RM) – locale ex polo universitario, vicino Villaggio del fanciullo, di fronte Riva di Traiano. 

Incontro ludico nazionale ad ingresso libero.

Visitate il sito http://muccagames.it/

Troverete info e programma.

Associazione VENITE E VEDRETE Onlus

Sede legale: Via Flaminia Odescalchi, 25 – 00058 Santa Marinella (RM) – Tel.: 0766 536898

E-mail: veniteevedreteonlus@gmail.com – adozionivev@gmail.com

URL: www.veniteevedreteonlus.it Facebook: Venite e Vedrete Onlus

C.F. 91055010580 – Iban: IT36Y0306939413100000000118

Qualificazione ONLUS riconosciuta ai sensi del D.Lgs. n. 460 del 4/12/1997 e s.m.i.

Organismo di volontariato iscritto negli elenchi di cui all’art. 3 della L.R. del Lazio n.29 del 28 giugno 1993 e s.m.i.

Rosso Istria, il film | Una nuova sfida da sostenere

“Rosso Istria”, film di Antonello Belluco, Padova
“Rosso Istria, il dramma del confine orientale del dopo guerra” è il nuovo lungometraggio del regista Antonello Belluco, che verrà girato principalmente a Padova e che racconta, tra l’altro, la storia di Norma Cossetto giovane studentessa istriana, laureanda all’università di Padova, barbaramente violentata e uccisa dai partigiani titini per la sola colpa di essere Italiana.
MUSICHE DI CRISTICCHI. L’ultimo film del regista ha visto la partecipazione anche di Simone Cristicchi, compositore delle musiche che accompagnano il lungometraggio.

LA STORIA. Siamo nel settembre del 1943, nei giorni in cui nei territori italiani martoriati dalla guerra scoppia il caos: il maresciallo Badoglio, capo del governo italiano, chiede ed ottiene l’armistizio da parte degli anglo-americani e unitamente al Re fugge da Roma, lasciando l’Italia allo sbando. L’esercito non sa più chi è il suo nemico, chi l’alleato, come deve comportarsi. Il dramma si trasforma in tragedia per i soldati abbandonati a se stessi nei teatri di guerra ma anche e soprattutto per le popolazioni civili Istriane, Fiumane, Giuliane e Dalmate, che si trovano ad affrontare un nuovo nemico: i partigiani di Tito che avanzano in quelle terre, spinti da una furia anti-italiana.

NORMA COSSETTO. In questo drammatico contesto storico, avrà risalto la figura di Norma Cossetto, alla quale, sei anni dopo la morte, è stata conferita la laurea honoris causa dall’allora rettore Marchesi dell’università di Padova. A lei è intitolata una targa posta all’interno dello stesso ateneo. Nel 2005 il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi le ha conferito la medaglia d’oro al valor civile.

“IL SEGRETO”. Belluco già aveva diretto le riprese de “Il segreto di Italia”, sulla strage compiuta dai partigiani nel 1945 a Codevigo, argomento “scomodo” che non mancò di suscitare diverse polemiche, tra cui quella dell’Anpi di Padova, che lo definì “fazioso”.

FORME DI SOSTEGNO E PARTECIPAZIONE AL FILM “ROSSO ISTRIA”

1) ACQUISTA I DIRITTI DEL FILM – TRAMITE AGEVOLAZIONE FISCALE “TAX CREDIT ESTERNA”

Diventa co-produttore del film acquistando una quota dei diritti di sfruttamento economico del film e potrai beneficiare di un credito d’imposta pari al 40% dell’apporto fornito (legge 244/2007)

2) DIVENTA SPONSOR O MAIN SPONSOR DEL FILM

In questo modo sosterrai il film e potrai usufruire di tutta una serie di vantaggi che daranno visibilità al tuo marchio.

Se sei interessato e vuoi ricevere ulteriori informazioni o chiarimenti, scrivi a produzione@venicefilm.it e lascia un tuo recapito telefonico.

Articolo tratto da: http://www.padovaoggi.it/eventi/cinema/film/rosso-istria-antonello-belluco-padova.html

SULL’ELEZIONE DI KHAN E L'”ISLAMIZZAZIONE” DELL’EUROPA | MSII

Ci permettiamo di far osservare come le centrali dei media occidentali, stiano “spingendo” verso una comunicazione del tutto strampalata, circa l’elezione del primo sindaco “musulmano” di una capitale europea (che poi sia effettivamente europea, è del tutto discutibile). Aldilà del fatto che personalità non musulmane sono sempre state presenti nei paesi del medio oriente, quindi in un quadro di reciprocità, non si vede lo scandalo, il fatto più grave è come gli elementi che concorrono a narrare la vicenda siano del tutto confusi. Qualche dato:


L’elezione a sindaco di Londra di un cittadino inglese di origine pakistana, Sadiq Khan, ha dato adito a diversi ambienti islamofobi di lanciare nuovamente l’allarme sul presunto pericolo di islamizzazione dell’Europa.Al di là dell’adesione reale o presunta agli insegnamenti islamici da parte del neo-eletto sindaco di Londra – sionista, favorevole ai matrimoni omosessuali, membro del partito politico britannico che insieme all’alleato statunitense ha scatenato l’aggressione e distruzione dell’Iraq e che come primo atto ufficiale ha oggi visitato il “Memoriale dell’Olocausto” – sarà utile fornire qualche dato che magari farà riflettere meglio coloro che a sproposito e senza il minimo discernimento parlano di “processo di islamizzazione dell’Europa”.


– Nel 2005 Alees Salman è diventata la prima cristiana (e la prima donna) a sedere nel Parlamento del Bahrain. L’80% della popolazione del Bahrain è musulmana.

– Il Pakistan, che è un paese con una popolazione musulmana pari al 96,4%, ha un ministro cristiano, Kamran Michael.

– La città turca di Mardin ha recentemente eletto il suo primo sindaco cristiano, una donna, Februniye Akyol. La Turchia è costituita al 96,5% da musulmani.

– Boutros Boutros Ghali, cristiano coopto (ed ex capo dell’ONU) è stato Ministro degli Esteri dell’Egitto per quattordici anni. Il 90% della popolazione egiziana è musulmana.

– La capitale della nazione musulmana più popolosa, l’Indonesia, ha un governatore cristiano, Basuki Tjahaya Purnama. L’87.2% della popolazione indonesiana è musulmana.

– Il Senegal ha avuto un presidente cattolico, Léopold Sédar Senghor, per più di venti anni. Il 92% della popolazione del Senegal è musulmano.

– Il Libano, per costituzione, ha un presidente obbligatoriamente cristiano. Il 54% della popolazione libanese è musulmana.

– Il sindaco di Ramallah, capitale dell’Amministrazione Palestinese, è Janet Mikhail, un cattolico.

– Nella Repubblica Islamica dell’Iran cinque seggi parlamentari sono riservati per costituzione alle minoranze religiose – uno agli ebrei, due ai cristiani e due agli zoroastriani.

FB: Musulmani sciiti in Italia

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Note a Margine a cura di Gianluca Marletta

Sedicente “musulmano” ma progressista gay-friendly.


Da dove viene fuori Sadiq Khan, il nuovo sindaco-OGM di Londra che è stato anche presidente della Fabian Society (l’organizzazione semi-segreta e socialisteggiante di cui fu leader anche la teosofista Alice Bailey)?

Una storia molto “british” fatta di “cospirazioni dolci”, appartenenze elitarie e spiritualismo soft che é interessante conoscere.

Nella foto, lo stemma della Fabian: il lupo vestito da agnello…

Link: http://www.santaruina.it/il-fabianesimo-e-la-finestra-dellinganno-2

Dal 10 al 14 maggio, Civitavecchia ricorda i bombardamenti sulla città | Comitato 14 Maggio

Con grande piacere pubblichiamo il programma commemorativo dei bombardamenti alleati su Civitavecchia, il cui anniversario è il 14 maggio, redatto dall’Ufficio Cultura dell’omonimo assessorato. Salutiamo, pertanto, l’impegno che tale Ufficio e l’amministrazione cittadina ha deposto quest’anno nel ricordare uno dei più tragici eventi che abbia mai coinvolto la nostra Città, causando migliaia di vittime e sfigurando per sempre il volto di Civitavecchia. Pur trattandosi di un evento importantissimo, c’è ancora chi non conosce i dettagli storici dei bombardamenti, autori, date, numero di vittime, monumenti perduti, motivo per cui siamo lieti di notare che quest’anno verranno coinvolte anche le scuole, in visite guidate presso la Casa della Memoria e nelle attività commemorative previste presso la Cittadella della Musica. Auspichiamo un altrettanto un altrettanto ricco programma anche per gli anni avvenire.



Dal 10 al 14 Maggio: Giornate dedicate al ricordo del primo bombardamento su Civitavecchia del 14 maggio 1943, con approfondimento a cura di alcuni Istituti scolastici presso la Cittadella della Musica:

lunedì 9, il Comprensivo Civitavecchia 2;

martedì 10, il Calamatta;

mercoledì 11, il Guglielmotti;

giovedì 12, il Comprensivo “Ennio Galice”;

venerdì 13, il Comprensivo “Via XVI Settembre”.

14 Maggio, dalle ore 11, deposizione, in via Mazzini, da parte delle autorità civili e militari di una corona dedicata alle vittime dei bombardamenti. A seguire un omaggio floreale al monumento di piazza Vittorio Emanuele, poi la deposizione di una corona al monumento dedicato ai civili che hanno perso la vita sotto le bombe alleate, al cimitero di via Aurelia nord.

Evento conclusivo, il 14 maggio, dalle 15:00 alle 18:00, presso il Giardino della Cittadella della Musica:

-Esposizione curata dalla Cinefotografica Civitavecchia,

-momento di raccoglimento alle ore 15:25 (l’istante del primo bombardamento)

-proiezione di un documentario inerente i bombardamenti,

-poesie sul tema

-presentazione del libro “La casa aperta” di Stefano Giraldi

Intermezzi ad opera dell’Associazione “Amici della Musica” di Allumiere” presieduta da Maria

Letizia Beneduce, Moderatrice, di nuovo Ombretta Del Monte. Partecipazione, altresì dello

Storico Carlo De Paolis


Comunicazione a cura del Comitato 14 Maggio

Marcia per la Vita, domani a Roma


Care Amiche e Cari Amici,

mancano poche ore alla VI edizione della Marcia Nazionale per la Vita che si svolgerà a Roma Domenica 8 maggio. 

Il punto di incontro è alle ore 9.00 a piazza Bocca della Verità. La piazza può essere raggiunta con la metro (fermata Circo Massimo), oppure con tutti gli autobus che vanno a piazza Venezia (scendendo poi lungo via Petroselli). Il luogo di ritrovo è quello dove l’anno scorso si è conclusa la Marcia. Alle 9,30 partiremo per percorrere il centro di Roma (largo Argentina, corso Vittorio, via della Conciliazione).

Sono annunciate presenze da ogni parte d’Italia e anche dall’estero: da 26 paesi diversi giungeranno i rappresentanti delle principali organizzazioni pro life. 

Ricordiamo che anche quest’anno la Marcia sarà preceduta da un’Adorazione eucaristica che si svolgerà nella basilica di Santa Maria sopra Minerva dalle ore 20 alle 22 circa. 

Desideriamo ringraziare fin d’ora tutti coloro che ci hanno aiutato e continueranno ad aiutarci con la preghiera, con l’aiuto operativo e con l’indispensabile sostegno economico, ma soprattutto ringraziamo anticipatamente tutti coloro che faranno lo sforzo di essere presenti accanto a noi domenica in piazza. Vi aspettiamo! 

Ogni sacrificio sarà ripagato al centuplo dalla Divina Provvidenza alla quale anche quest’anno affidiamo la nostra Marcia per la Vita.

Un caro saluto,

Comitato Marcia per la Vita

Sito web: www.marciaperlavita.it – E-mail: info@marciaperlavita.it

Comitato Marcia Nazionale per la Vita – Piazza Santa Balbina 8 – 00153 Roma

Satanisti aggrediscono cristiani che difendono il diritto alla vita | Il venerdì santo a Detroit aria di tenebra


I satanisti oggi si travestono da ‘politicamente corretti’ e sono i paladini dell’aborto ,dell’ideologia gender e dei matrimoni gay…e dell’odio anticristiano,camuffato da ‘laicità’ ovvero dittatura laicista anticristiana.Infatti, anche durante la celebrazione del Venerdì Santo 2016,i satanisti della setta americana Tempio satanico (in foto) hanno inscenato una parata blasfema per dileggiare la Passione di Cristo e per difendere l’aborto e le cliniche abortiste del colosso americano Planned Parenthood… In America da tempo è stato scoperto l’enorme scandalo dietro il business delle cliniche abortive della multimilionaria catena Planned Parenthood,(897 bambini abortiti al giorno) che si è macchiata del grave crimine dell’ infanticidio e della vendita di membra di bambini abortiti …Negli ultimi anni sono circolati diversi video girati “undercover” nelle cliniche abortive americane con l’intento di svelare quello che avviene veramente al loro interno: nelle strutture di Planned Parenthood si effettuano aborti a nascita parziale, una pratica che prima di essere dichiarata illegale negli Stati Uniti nel 2003 era utilizzata nei casi di gravidanza avanzata (si estrae dal grembo materno l’intero corpo del bambino a eccezione della testa, e si recide la colonna vertebrale causandone la morte).

Ci sono numerose registrazioni che attestano le menzogne pronunciate dal personale di Planned Parenthood durante i colloqui informativi.

Un impiegato spiega a una cliente che «il cuore del bambino incomincia a battere quando il feto è attivo nell’utero, a circa 17 o 18 settimane».

A una donna che chiede un aborto oltre i sei mesi di gravidanza un consulente risponde che prima dei sette mesi il figlio non sente dolore, mentre un altro sostiene che a 24 settimane «non sembra nemmeno un bambino». Gli “infiltrati” di Live Action sono entrati anche in cliniche in cui si sono verificati decessi di donne sotto i ferri: alle loro domande il personale risponde che lì non è mai successo nulla di pericoloso….

Ma il filmato che ha iniziato a fare il giro del mondo ,poco tempo fa, ha scatenato una vera e propria tempesta sul colosso del settore, Planned Parenthood, accusato dagli autori del servizio, membri del Center for Medical Progress (Cmp), di vendere tessuti e organi dei bambini abortiti (uccisi…) Nel video, appare Deborah Nucatola, direttore dei servizi medici di Planned Parenthood, che discute freddamente con il sedicente “acquirente” il prezzo di parti del corpo di bambini abortiti….

Senza contare la nonchalance con cui le strutture abortive di alcune città accettano donazioni offerte esplicitamente per il sostegno all’aborto dei bambini neri. O la pratica dell’aborto selettivo in base al sesso del nascituro: «Spero che poi avrai il tuo bambino maschio», dice tranquillamente un infermiere mentre saluta una donna giunta a chiedere l’eliminazione della figlia femmina.

La setta americana Tempio satanico più volte è scesa in campo per difendere Planned Parenthood e l’ABORTO “SACRAMENTO SATANISTA” ed anche il giorno di Venerdì Santo 2016 v’è stata l’ennesima conferma .

Negli Stati Uniti, infatti, la Pro-Life Action League aveva organizzato per quel giorno diverse pacifiche veglie di preghiera davanti a oltre 70 cliniche abortiste di Planned Parenthood. Lo scopo era chiaro: ricordare le sofferenze dei bambini innocenti uccisi dall’aborto e associarle ai dolori patiti da Cristo crocifisso.

Nel Michigan però i movimenti pro-life sono stati aggrediti da un gruppo di satanisti di Detroit,appartenenti alla setta Tempio satanico… Favorevoli all’aborto, i servi del demonio hanno deriso chi pregava per difendere la vita. Vestiti di nero, indossavano giacche con la foto di un dito medio alzato, avevano scritti sulla schiena i nomi dei politici che difendono il diritto alla vita e portavano una bandiera statunitense nera; una donna leader satanista portava una croce ed una corona di spine,per ridicolizzare la Passione di Cristo e i cristiani.

Fonte http://www.lifenews.com/2016/03/28/satanists-defend-planned-parenthood-abortion-clinic-from-pro-lifers-on-good-friday/

Jex Blackmore, leader dei satanisti del Tempio satanico a Detroit e presente alla manifestazione, recentemente ha suscitato molto scalpore perché ha documentato in internet un suo aborto, effettuato in segno di protesta contro le battaglie delle associazioni pro-life. Un fatto davvero agghiacciante e vomitevole.

E le parate blasfeme sataniste del Venerdì Santo rientrano in questo piano demoniaco di lotta alla legislazione anti-abortista. Il tutto in nome dei ‘diritti delle donne’…che in realtà vengono sfruttate ed indotte all’aborto/omicidio, per far aumentare i profitti delle cliniche abortiste di Planned Parenthood.

Eppure la veglia di preghiera pro-life era indirizzata a tutte le vittime dell’aborto e ai responsabili di questo omicidio: bambini uccisi, mamme sofferenti e lasciate sole, medici e finanziatori dell’industria abortista e così via. E la preghiera spesso riesce a far riflettere le donne ed a distogliere i male intenzionati dal commettere un crimine orrendo.


Le veglie del Venerdì Santo si sono svolte in 28 Stati americani e hanno visto la partecipazione di numerose confessioni cristiane. La vita infatti è un bene indisponibile, di diritto naturale, che va al di là dell’appartenenza religiosa.

(Planned Parenthood vende organi di bambini abortiti , fonti http://www.tempi.it/video-undercover-accuse-aborto-usa-vendono-organi-bambini#.Vw8bYNSLSt8)

Chris 

I divieti imposti dalla legge islamica alle transazioni finanziarie

Un piccolo contributo per conoscere alcuni punti fermi nelle transazioni finanziarie, all’interno dell’ordinamento della economia islamica. 


A differenza delle altre religioni monoteiste, l’Islam non stabilisce una linea di demarcazione tra Stato e Chiesa, ma ne crea una coincidenza perfetta ed assoluta. Quindi, mentre nel sistema capitalistico convenzionale sono le forze del mercato a regolare gli scambi, nel sistema islamico è il Corano a regolare ogni cosa, essendo legge per tutto. Gli obiettivi principali della Shari’a sono tesi al raggiungimento ed alla preservazione di concetti quali la religione, l’unità familiare, la vita umana, la proprietà e l’onore. Pertanto, al fine di proteggerli e conservarli, la legge islamica ha imposto dei limiti fondamentali alle transazioni commerciali e finanziarie, al fine di garantire un certo livello di equità sociale e di giustizia distributiva tra gli individui. Tali limiti rappresentano anche la base fondante delle operazioni e degli strumenti tipici della finanza islamica. 

Il primo fondamentale divieto è quello di chiudere transazioni caratterizzate dalla illiceità, da fattori o oggetti considerati proibiti o vietati dalla legge islamica. La Shari’a, infatti, promuove il lavoro lecito e produttivo e condanna l’utilizzo improprio della ricchezza finalizzata a mera ostentazione, lusso sfrenato o ozio. Il lavoro lecito è, quindi, la chiave per acquisire i diritti di proprietà sulle cose che, essendo di Dio, possono solo essere concesse in usufrutto all’uomo, senza mai generare un diritto esclusivo a disporre dei beni. Se un musulmano desidera investire le proprie risorse può farlo solo nei limiti in cui ciò sia considerato legittimo: saranno quindi proibiti investimenti in imprese che operano in settori quali il gioco d’azzardo, la pornografia, l’alcool, la produzione, la macellazione e la distribuzione di carne di maiale. 

Un altro divieto è quello di riba, letteralmente coincidente con le parole: incremento, eccesso e crescita. L’accrescimento del capitale tramite applicazione di un tasso di interesse è considerato riba, quindi usura, indipendentemente dal livello fissato. E’, quindi, proibito. Nel mondo islamico, infatti, il tasso di interesse è considerato come un mezzo per trasferire denaro dai poveri ai ricchi, amplificando la fascia di popolazione abbiente che vive sulle spalle delle persone più svantaggiate. Mentre un imprenditore rischia il proprio capitale con il suo lavoro in una attività incerta, il finanziatore di credito riceverebbe una remunerazione certa. E’, quindi, la sola assunzione di un certo livello di rischio a rendere lecito un guadagno. 

L’altro grande divieto imposto nelle transazioni è quello del gharar, ossia l’incertezza o l’azzardo. La legge islamica proibisce l’incertezza relativa ad un rischio non tipico negli scambi, connesso a pura speculazione o al risultato di una causa indeterminata. Questo spiega la continua ricerca di forme contrattuali chiare e semplici. Tuttavia, mentre il divieto di riba è assoluto, quello del gharar è relativo e consentito solo se necessario o particolarmente importante in una contrattazione. Tale divieto, tuttavia, ha forti ripercussioni sociali ed economiche, influenzando il sistema assicurativo islamico, che si fonda sui meccanismi della mutualità ed anche l’uso dei contratti derivati, per loro natura incerti ed espressamente vietati dalla Shari’a.

E’ evidente come tali divieti, se interpretati ed applicati in modo corretto, potrebbero conciliarsi perfettamente con una esigenza sempre più avvertita anche all’interno del sistema finanziario occidentale: il riavvicinamento alle costituenti etiche che dovrebbero reggere un contesto commerciale e finanziario evoluto.

di Nadia Cipullo

Docente di Economia aziendale, Auditing

Corso di Laurea in Economia Aziendale Internazionale