Un Santo al giorno | 30 Aprile: San Pio V Papa 


Canoni Tridentini sul Santissimo Sacrificio della Messa

– Can. 1. Se qualcuno dirà che nella Messa non si offre a Dio un vero e proprio sacrificio, o che essere offerto significa semplicemente che Cristo ci viene dato in cibo: sia anatema.

– Can. 2. Se qualcuno dirà che con le parole: “Fate questo in memoria di me” [Lc 22,19; I Cor 11,24] Cristo non ha costituito i suoi apostoli sacerdoti o non li ha ordinati perché essi e gli altri sacerdoti offrano il suo corpo e il suo sangue: sia anatema [cf * 1740].

– Can. 3. Se qualcuno dirà che il sacrificio della Messa è solo un sacrificio di lode e di ringraziamento, o una semplice commemorazione del sacrificio offerto sulla croce, e non un sacrificio propiziatorio; o che giova solo a chi lo riceve; e che non deve essere offerto per i vivi e per i morti, per i peccati, le pene, le soddisfazioni e altre necessità: sia anatema [cf *1743]. 

– Can. 4. Se qualcuno dirà che col sacrificio della Messa si bestemmia o si attenta al sacrificio di Cristo consumato sulla croce: sia anatema [cf. *1743].

– Can. 5. Chi dirà che celebrare le messe in onore dei santi e per ottenere la loro intercessione presso Dio, come la chiesa intende, è un’impostura: sia anatema [cf. *1744].

– Can. 6. Se qualcuno dirà che il canone della Messa contiene degli errori, e che, quindi, bisogna abolirlo: sia anatema [cf *1745].

– Can. 7. Se qualcuno dirà che le cerimonie, i paramenti e gli altri segni esterni di cui si serve la chiesa cattolica nella celebrazione della Messa, sono piuttosto provocazioni dell’empietà, che manifestazioni di pietà: sia anatema [cf *1746].

– Can. 8. Se qualcuno dirà che le Messe nelle quali SOLO il sacerdote si comunica sacramentalmente sono illecite e, quindi, da sopprimere: sia anatema [cf 1747].

– Can. 9. Se qualcuno dirà che il rito della chiesa romana, secondo il quale parte del canone e le parole della consacrazione si profferiscono a bassa voce, è da condannarsi; o che la Messa deve essere celebrata solo nella lingua del popolo; o che nell’offrire il calice l’acqua non deve essere mischiata col vino, perché ciò sarebbe contro l’istituzione di Cristo: sia anatema [cf *1746; *1748s].

Martirologio Romano: San Pio V, papa, che, elevato dall’Ordine dei Predicatori alla cattedra di Pietro, rinnovò, secondo i decreti del Concilio di Trento, con grande pietà e apostolico vigore il culto divino, la dottrina cristiana e la disciplina ecclesiastica e promosse la propagazione della fede. Il primo di maggio a Roma si addormentò nel Signore.
Dalla pagina Facebook: Un Santo al Giorno 

IRAN: “GLI USA USURPANO I NOSTRI BENI CONGELATI” | MSII

La Repubblica Islamica dell’Iran ha definito un “furto” la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti secondo la quale le famiglie di cittadini americani che sarebbero stati uccisi per colpa di Teheran riceveranno un indennizzo totale di due miliardi di dollari detratti dai beni iraniani congelati. 

La Corte ha concluso che il Congresso non ha violato la legge quando nel 2012 ha adottato una legge in base alla quale i beni iraniani congelati dopo la vittoria della Rivoluzione Islamica, pari ad un importo di 2,65 miliardi di dollari, dovrebbero essere trasferiti alle famiglie delle vittime degli attacchi terroristici avvenuti nel 1983 e nel 1996.

Jaberi Hossein Ansari, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha condannato fermamente la decisione del più alto tribunale degli Stati Uniti, considerandola in contrasto con i principi e le basi del diritto internazionale.

“Questa decisione è una parodia del diritto internazionale. Ciò equivale ad usurpare la proprietà della Repubblica islamica dell’Iran. Si tratta di un furto…e naturalmente sarà sull’amministrazione americana che ricadrà il compito di compensare i danni subiti dal’Iran nel caso dell’applicazione di questa decisione”, ha detto il portavoce del ministro degli Esteri iraniano Hossein Ansari Jaberi.

“Questo atto dimostra la continua permeabilità dell’amministrazione americana alle volontà dei circoli sionisti e la sua animosità contro l’Iran. Questo porterà ad aggravare la sfiducia del popolo e del governo iraniano verso le politiche ostili degli Stati Uniti”, ha detto.

Va notato che la decisione è stata presa il 20 aprile scorso, quando il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha visitato l’Arabia Saudita per coordinare gli sforzi dei paesi del Golfo Persico per contenere la Repubblica Islamica.

Questa decisione è stata confermata nel 2014 e con il pretesto di pagare un risarcimento alle famiglie delle vittime, sono stati sottratti quasi 2 miliardi di dollari dai fondi congelati della Banca Centrale iraniana negli Stati Uniti. Tale importo è attualmente in un conto della Banca a New York.

“L’Iran sostiene sempre il terrorismo. Noi sosteniamo il pagamento del risarcimento” ha detto da parte sua John Kirby, portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, poche ore dopo la conferma della decisione da parte della Corte Suprema americana.

In questo modo la Corte Suprema ha confermato il verdetto della Corte precedente a nome di parenti dei soldati americani che sono morti in seguito all’esplosione della caserma degli Stati Uniti a Beirut nel 1983 che provocò 241 morti e il bombardamento delle torri Khobar in Arabia Arabia nel 1996 che causò 19 morti. Washington ha accusato Teheran per entrambi gli attentati.

Il 10 marzo scorso, inoltre, il tribunale di New York aveva decretato il pagamento da parte dell’Iran di un importo di 10,5 miliardi di dollari come risarcimento per le famiglie delle persone uccise negli attentati dell’11 settembre 2001!!! 

La Corte ha infatti concluso che l’Iran ha sostenuto attivamente i terroristi che hanno commesso gli attentati di New York, di Washington e della Pennsylvania, il cui totale fu di 2.977 morti.

Tratto dalla pagina Facebook: Musilmani sciiti in Italia

… e se gli Stati Uniti dovessero pagare per tutti i crimini commessi a quanto ammonterebbe il conto?

25 Aprile 2016 | Cippo di Campoverde e Campo della Memoria

 
Anche quest’anno al Cippo di Campoverde ed al Campo dellaMemoria abbiamo ricordato i nostri caduti, come ogni 25 Aprile nella ricorrenza di S.Marco, patrono dell’omonimo Reggimento della Marina.

Dopo una breve e raccolta cerimonia al cippo commemorativo che si trova nella località di Campoverde, centinaia di persone sono accorse al sacrario militare di Nettuno, che conserva le spoglie dei caduti della Repubblica Sociale Italiana, per rendere onore a chi è morto per tenere fede al giuramento, a chi ha combattuto per l’Idea con il sorriso e senza esitare.

I labari e le bandiere sono entrati solennemente seguiti dal corteo di tutti i presenti, per andare a disporsi di fronte all’altare dove è stata celebrata la messa in latino. Successivamente sono intervenuti il parà Ferdinando Signorelli, il marò Ennio Appetecchia, il legionario Fabio Poggio, la camicia nera Roberto Zamboni, il controammiraglio dei Leoni di S.Marco Severino Marroco, la principessa Keite Borghese, il prof. Augusto Sinagra e Rodrigo Filippani-Ronconi. Al termine è stata recitata la preghiera del marinaio.

Lo svolgimento della celebrazione è stato il frutto del coordinamento che durante tutto l’anno vede coinvolte le comunità romane che animano la Delegazione Lazio del Raggruppamento Combattenti e Reduci RSI, e le realtà militanti del litorale sud che ogni sabato mattina offrono il loro supporto per aprire al pubblico il Campo ed effettuare la manutenzione.

Nello stesso momento, al Campo X i camerati di Milano hanno piantato un “Leccio della Memoria”, germogliato e raccolto a Nettuno all’interno del Campo della Memoria e donato loro in segno di unità e fratellanza.

Dentro al Campo della Memoria oggi era ancora viva la RSI, l’Italia dell’onore e della fedeltà; fuori abbiamo lasciato l’italia del 25 Aprile, dei politicanti, dei partiti, delle elezioni, del tradimento.

La sensazione come sempre è quella di voler essere degni di chi abbiamo l’onore di ricordare, “non sono loro, che nonostante la sconfitta militare hanno lottato e vinto, ad aver bisogno di noi; bensì noi ad aver bisogno di loro” ci ripetiamo spesso. Il loro sacrificio è un’enorme eredità per chi oggi vuole tenersi in piedi in un mondo di rovine fatte di finto benessere, di meschinità borghese e di vigliaccheria. Il loro esempio è un monito per chi oggi vuole e deve essere all’altezza di ricevere il testimone per trasmetterlo ai posteri, e può farlo solo con l’impegno quotidiano, con la militanza di una vita, che non può limitarsi alla presenza a qualche commemorazione.

Per l’Onore d’Italia, in ricordo di chi l’ha difeso, in alto i cuori!


http://rsilazio.blogspot.it/2016/04/25-aprile-2016-cippo-di-campoverde-e.html 

Olanda, patria della disumanizzazione | Nuovi spazi di mercato tra eutanasia ed espianti di organi


Negli anni passati, l’Olanda si è sempre contraddistinta per la sua celebre “apertura mentale” ed essa, ha reso Amsterdam meta prediletta per chiunque abbia voglia di un bel po’ di puro divertimento, in stile mondo moderno: quartieri a luci rosse, zone franche per droghe di ogni tipo, et similia.In nome della sempre più sbandierata libertà di pensiero, di parola e quindi di azione, in Olanda sembra che tutto sia permesso: l’individuo è lasciato libero di compiere atti che non solo sono in sé deplorevoli, ma per di più creano danni alla salute propria e a quella degli altri. Con il plauso della moderna società fatta di uomini “liberi”, questo bislacco Paese è arrivato ad accettare la nascita di un partito che, sempre dietro gli intoccabili dogmi dell’amore libero-pensiero libero-azioni libere, ha sostenuto la causa dei pedofili. Senza dilungarsi troppo su tale abominio, ci si può consolare con il fatto che, quantomeno, si è trattato di una parentesi – che ha avuto poco riscontro – ed oramai chiusa. Purtroppo è probabile che il mondo, non sia ancora definitivamente è semplicemente pronto, per questi presunti livelli di “libertà”.

La nuova trovata olandese di cui si discute in questa occasione, è invece quella di permettere legalmente l’espianto degli organi da pazienti che scelgono la via dell’eutanasia. Dunque, non solo l’individuo si sente in diritto di scegliere quando e come debba morire, infarcendosi di una dose tale di hybris da far rabbrividire gli Dei antichi ma, in più, potrà sceglierlo in nome della conservazione di un’alta qualità dei propri organi. Per commentare un atto simile, occorre fare un esercizio di presenza a se stessi, per ben capire da dove iniziare. 

Il corpo, cartesianamente, viene visto come del tutto separato dallo Spirito e diviene merce di scambio. Può essere scomposto in parti, come se esse fossero distaccate le une dalle altre, come pezzi di una struttura inanime, e “venduto” al miglior offerente. La sacralità della vita, espressa tramite la correlazione tra corpo, anima e spirito, è dimenticata, cancellata, denigrata in nome di una decantata qualità, non più della vita stessa, ma dei singoli organi.

A titolo di esempio, una conseguenza diretta, sarà quella che i malati, gli anziani, i deboli non verranno più protetti, aiutati, seguiti, ma li si convincerà che valgono più da morti che da vivi. Del resto, in vita sono solo un peso per se stessi (se non si può godere a pieno di vizi e di libertà – altrimenti che vita è) e per gli altri (la famiglia ha il suo da fare, insomma), mentre da morti possono essere scomposti e smistati in altrettanti corpi, anch’essi ovviamente considerati privi di spirito.

Si giocherà dunque con la vita e con la morte, come se il transito terrestre non corrispondesse in realtà solo ad una tappa, come se qui, non avessimo un significato da dare e un senso da trovare. L’inarrestabile deriva della completa disanimizzazione dell’essere umano, seppur partita da lontano, conquista sempre nuove tappe. La nostra trincea, ogni giorno che passa, sarà sempre di più quella dello spirito. 

Aura Dei Platani

“Matrimoni”omosessuali travestiti da unioni civili | Presso la segreteria del Sindaco del Comune di Santa Marinella, depositati i moduli della petizione per l’obiezione di coscienza

    

Aderendo all’appello lanciato da Notizie Provita, il Centro Studi Aurhelio ha depositato presso la segreteria del Sindaco di Santa Marinella, i moduli della petizione che possono essere firmati da coloro – Sindaco in primis – che debbono, per legge, o possono essere incaricati a svolgere la funzione di pubblico ufficiale (di stato civile), in caso di matrimonio legale. Al tempo stesso però, per un proprio convincimento interiore, intendono opporre una obiezione di coscienza ai cosiddetti “matrimoni” omosessuali, travestiti da unioni civili. 

Il testo recita 

I sottoscritti sindaci e altri pubblici ufficiali:

– in virtù delle loro più profonde convinzioni relative alla sfera morale, allo statuto antropologico dell’uomo e della donna e alla famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, e in base agli artt. 2, 19, 21 e 29 della Costituzione, 

– in vista dell’eventuale approvazione ed entrata in vigore della legge sulle “unioni civili tra persone dello stesso sesso” (ddl 2081, ora A.C. 3634), 

chiedono al Parlamento 

di rispettare l’obiezione di coscienza di coloro che, in relazione all’applicazione della normativa sulle unioni civili, si rifiutano di registrare, trascrivere, o di collaborare in qualsiasi modo alla realizzazione di una cosiddetta “unione civile tra persone dello stesso sesso”, prevedendo a livello legislativo che non possa essere sanzionato il suddetto rifiuto per ragioni di coscienza. 

Seguono dati anagrafici, funzione, comune e firma
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ProVita si è sempre schierata a favore dell’obiezione di coscienza: diritto fondamentale che va garantito ad ogni uomo, quando sono in ballo i diritti naturali inviolabili dalla legge positiva.
Diritto che va garantito non solo a chi rifiuta di fare il servizio militare o a chi rifiuta di fare esperimenti sulle cavie di laboratorio. Chi conosce ProVita sa che abbiamo sempre radicalmente denunciato il disegno di legge Cirinnà anche perché è discriminatorio nei confronti delle persone coinvolte nella celebrazione dei “matrimoni” omosessuali: innanzi tutto gli ufficiali di Stato Civile che si troverebbero costretti a redigere atti contrari alle proprie ragioni morali o religiose.
ProVita ha infatti ricevuto molte segnalazioni di sindaci in tutta Italia che troverebbero, in coscienza, inaccettabile celebrare un’unione omosessuale. Per questo ha indetto la sottoscrizione di un appello, che moltissimi Primi Cittadini in tutta Italia hanno già firmato, in cui i Sindaci chiedono alla Camera di introdurre una clausola sull’obiezione di coscienza nel ddl Cirinnà. La cosa, ovviamente ha suscitato sdegno e proteste politicamente molto corrette, riportate dal Fatto Quotidiano e da altri. Perfino la Senatrice Cirinnà in persona, sulla sua pagina Facebook, ha gentilmente ricordato che i Sindaci giurano sulla Costituzione e che l’inosservanza della legge può essere causa di commissariamento.

Noi, allora, le chiediamo:

la Costituzione “riconosce” i diritti inviolabili dell’uomo, il diritto alla professione religiosa, il diritto alla libertà di manifestazione del pensiero e delle opinioni? (V. artt. 2, 19, 21)

La Costituzione riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio? (art.29)

I Sindaci che finora hanno trascritto matrimoni gay contratti all’estero e / o certificati di nascita di bambini comprati da donne schiave, e/o certificati di adozione da parte di “seconde mamme”, in palese violazione della legge, non sono anche loro passibili di commissariamento?

Fine dispaccio – Notizie ProVita

Ci aspettiamo, a questo punto, che coloro che professano le proprie convinzioni nell’ambito della religione cattolica e chi si fa sostenitore dei valori e dei principi tradizionali, in particolar modo sul matrimonio e sulla famiglia, siano i primi a dare l’esempio andando a firmare la petizione e facendo firmare i propri colleghi

  

Santa Marinella – Una Piazza senza Piazza | Area ex-Fungo, il primo sguardo lascia perplessi

Una analisi sommaria e sicuramente non esaustiva, circa il progetto relativo all’area ex-Fungo, ci porta ad esprimere numerose perplessità circa lo sgorbio apparso sul sito del Comune. Alcune brevi considerazioni. 

Appena abbiamo visto il progetto architettonico – pubblicato sul sito del Comune di Santa Marinella – riferentesi all’area ex fungo, ci siamo chiesti: ma la piazza dove sta? Dopo mesi di fanfara dei vari amministratori interessati, ci siamo ritrovati nuovamente di fronte ad un corpo incomprensibile che, seppur funzionale – non abbiamo certo i titoli per metterlo in dubbio – è qualcosa di freddo, anodino, esemplarmente asettico. Non solo, ci pare in assoluta disarmonia con il contesto che lo ospita, tranne che per una cosa, la strada che discende dall’Aurelia e finisce su Via Ulpiano (una bella intuizione, però monca e isterilita dai bisogni funzionali). 
La cifra che ne contraddistingue di fatto la sua alterità rispetto alla necessità fondamentale, è però una: la mancanza di un centro. 

Certamente avremo modo di conoscere le motivazioni dei progettisti e magari di intervenire in futuro, sulla fine del comando della polizia municipale, su piani rialzati per la zona giochi per bambini, sui piani inclinati dove inserire il verde, sulla totale disarmonia con il contesto nel quale si colloca, avremo tempo. Avremo di sicuro tempo per tessere magari le lodi per le varie qualità che porta il progetto. Di certo poi, sarà pure funzionale, ultra moderno, green oriented ma la prima domanda che sorge davanti a quel progetto è – per usare un francesismo:” ma che cazzo è, ma i progettisti dove pensavano di inserirla quella fetta di formaggio a Los Angeles, Bruxelles o Abu Dabi?”

Niente, non c’è niente da fare, è un progetto che non ha un centro, perché coloro che l’hanno progettato non hanno un centro, non c’è un monumento perché evidentemente non interessa che una cittadina o un villaggio del terzo millennio, abbia una identità intorno a cui stringersi, non vi è il respiro dell’anima. Tutto è legato alla usabilità, alla funzionalità, al freddo interesse utilitaristico. 

È sempre troppo tardi, purtroppo, per intervenire nei gangli melmosi della burocrazia amministrativa comunale. Poco potrà fare un comitato per una piazza partecipata che, come nota caratteristica delle iniziative sinistrorse, prima viene costituito da “lorsignori” e poi si invitano i cittadini a partecipare. Poco potrà essere fatto, come dicono gli esperti, quando si passa da un progetto preliminare ad uno definitivo che – salvo particolari disarmonie burocratiche tra norme urbanistiche del centro e progetto presentato – si concretizzerà poi nel progetto esecutivo. Poco potranno fare le opposizioni, perché a questo punto dell’iter amministrativo e progettuale, eventuali interventi della politica sono assai velleitari. 

Insomma, ci limitiamo a queste modeste e brevi riflessioni, augurandoci che in futuro almeno qualche necessità umana e terrestre, venga presa in considerazione, prima dell’inizio lavori. Potrebbe anche essere che al posto di un bell’anfiteatro, si venga a scoprire il reale motivo di tutta questa manovra. Costruire finalmente, nel medio Tirreno, una base di atterraggio per astronavi extraterrestri!

Inaugurazione sede | Passo dopo Passo a Morlupo


Una bella notizia per i sostenitori del Centro Studi Aurhelio e tutti coloro che hanno a cuore le iniziative, ispirate dai principi tradizionali. 

Oggi gli amici dell’Associazione Culturale “Passo dopo Passo” di Morlupo, sono lieti di invitarvi all’inaugurazione della loro nuova sede.

Questo pomeriggio alle ore 17:30 in via Corso Umberto N 32 -Morlupo (Roma).

Per info: 333 9042841

Parole | Quando verrà mio papà a prendermi?

Un brano che ci richiama al nostro essere figli, al nostro essere nipoti, al nostro essere presenza,,doverosa ed al contempo gioiosa. Secondo il costume dei padri, onoriamo chi ci ha preceduto. Centro Studi Aurhelio

   

Milano, aprile – Alle cinque di sera nella grande casa di riposo, sedute su delle panchine lungo il corridoio, le ricoverate attendono che si faccia l’ora di cena. Sull’orologio a muro la lancetta avanza con estenuante lentezza. Che silenzio: i rumori da fuori in questi antichi locali arrivano ovattati. Dalle cucine, un vago odore di minestra di verdure si mescola a quello del detersivo dei pavimenti, accuratamente puliti. 

La signora cui passo accanto mi ferma gentilmente, con un cenno della mano. Ha i capelli candidi ben curati, e sul viso le tracce, sotto gli oltre ottant’anni, di una antica bellezza. È ben vestita, di un’eleganza di altri tempi, e i suoi occhi azzurri sono chiari come il cielo dell’alba. «Scusi, signora – mi chiede gentilmente – lei sa quando verrà il mio papà, a prendermi?». È così serena l’espressione della donna: come di una bambina che sia certa che suo padre non mancherà, davanti a scuola, quando suonerà la campana dell’ultima ora. Interdetta, io non so cosa rispondere. Non voglio spezzare il sogno della sconosciuta. Dico allora: «Verrà certamente suo padre, signora, forse è soltanto un po’ in ritardo».

Istintivamente allungo lo sguardo verso il fondo dell’ampio corridoio, quasi credessi anche io che quel padre possa arrivare. Sciocca, mi dico, quell’uomo, se fosse vivo, avrebbe 120 anni. 

Poi, non so esattamente perché, ma mi siedo accanto alla donna. Mi dice di chiamarsi Giuseppina. Quanti anni ha, ora non lo ricorda: fa un gesto vago con la mano, come se la cosa non fosse poi così importante. Faceva la sarta, mi dice, a brevi frasi interrotte e più volte ripetute: «Vestivo le signore eleganti di Milano, sa». A tratti è qui, presente, a momenti altrove, persa in un indefinito orizzonte.

Forse è la tenerezza di Dio, mi dico, in così tarda età a velare come di nebbia lo sguardo: così come si dice ai bambini di chiudere gli occhi, di fronte a qualcosa che può fare loro paura.

Le lancette dell’orologio a muro paiono sempre più lente, come se il tempo, fiume impigrito in una lanca, qui si stesse fermando. Vedo che la signora sorveglia il fondo del corridoio, ora di nuovo attenta. 

«Quando verrà il mio papà a prendermi?», ripete, quieta, ostinata, con i suoi occhi chiari da bambina.

Verrà, vorrei dirle, verrà suo padre, signora. Lui, infine, arriva sempre. Siamo tutti così autonomi e padroni di noi, ma poi negli ultimissimi anni, anche se tutto attorno svanisce come in una nebbia, resta, tenace, un pensiero: qualcuno ci verrà a prendere. È scritto, in qualche luogo, che un Padre debba venire: benigno, pietoso, a prenderci per mano, e a riportarci, infine, a casa.
Non siamo riusciti a scoprire l’autore ma come si poteva rinunciare a condividere un brano così?

21/04/2016 – Riproduzione riservata (ci auguriamo non ci facciano causa), 

segnaliamo anche il link originario su www.avvenire.it

http://www.avvenire.it/rubriche/Pagine/In%20un%20giorno%20come%20gli%20altri/Quando%20verra%20mio%20papa%20a%20prendermi%20_20160421.aspx?rubrica=In

XXI Aprile – Natale di Roma

 
Il mito del Natale di Roma con le sue particolari vicende offre alcuni spunti di riflessione.
La Tradizione Romana è innanzitutto la manifestazione particolare della Tradizione Primordiale, non è archeologia o letteratura, non è l’oggetto di studi accademici da parte di storici delle religioni, ma è una realtà Eterna e Universale. Attraverso Roma ci si può collegare alla Tradizione, si può farla vivere e renderla attuale in ogni luogo e in ogni tempo. Perché oltre ad una Roma che è “morta”, fatta di rovine e di arte nei musei, esiste una Roma che è vita, esempio e insegnamento perenne. Questa Roma mantiene intatta tutta la sua forza rivoluzionaria, ovvero la possibilità per l’uomo di ritornare alle origini e di rifondare il collegamento con la realtà sacra. Romolo e Remo, al pari delle coppie di gemelli divini presenti in tutta la mitologia delle civiltà indoeuropee, sono nati dall’unione del dio Marte con la vestale Rea Silvia, per significare che nella persona è presente una natura divina e immortale e una natura umana e mortale. Entrambi sono i due volti di una stessa realtà: da una parte, Romolo, l’eroe che supera la prova e che restaura l’Ordine sacro, dall’altra, Remo, il titano che la stessa prova fallisce per mancanza di qualificazione. I due gemelli rappresentano la lotta tra Spirito e materia, tra Universale e individuale, tra Ordine e disordine, tra luce e tenebra, tra legge e trasgressione, tra disciplina e devianza. È il confronto tra la Tradizione, espressione della Verità e della Giustizia, di contro alla Sovversione, espressione della menzogna e della sopraffazione.
La vicenda di Romolo e Remo è la vicenda dell’uomo stesso. Romolo è l’elemento spirituale che ha fondato dentro di sé l’Ordine divino, colui che ha dato una regola e segnato un limite. Remo, al contrario, rappresenta la parte umana, o se si vuole anima-le dell’uomo, la sua sostanza vitale fatta di passioni, istinti, paure, desideri, sentimenti, incapace a darsi una disciplina.

La sua ribellione è lo slancio vitale proprio dell’elemento umano, l’atto sacrilego che non conosce regola; per questo, una volta oltrepassato il limite, Romolo inflessibile lo punisce con la morte. Romolo – il Sé – elemento spirituale, è gerarchicamente superiore a Remo – l’io – l’elemento umano, quindi è legittimato ad agire – fondare Roma – e a punire i colpevoli, per ristabilire l’Ordine – l’Imperium.

Nella lotta quotidiana del Sé e dell’io, con l’uccisione della parte egocentrica, arbitraria e soggettiva, al di là di tempo e di spazio, noi fondiamo Roma nella nostra esistenza.

Roma Orma Amor, Roma impronta di Amore: seguendo l’esempio di Roma si realizza l’Amore, il Sacro. Questa è la missione di Roma, mettere ordine dove regna il caos. Questa è la nostra sfida e la nostra scelta: rettificarci, fare della nostra vita un’azione sacra – un sacrum facere – fondare in noi l’Universalità di Roma, mettendo a tacere la parte ribelle, caotica e bestiale. Solo sconfiggendo il nostro “ego” saremo in grado di attualizzare nel momento presente la forza rivoluzionaria di Roma, solo elevandoci ad una visione spirituale e sacra sapremo far rivivere nel tempo presente Roma, solo incanalando la tensione nell’azione sacra saremo in grado di porre a fondamento il mistero sacro dell’universalità di Roma.
Roma. Orma. Amor.

Tradizione. Formazione. Rivoluzione.


a cura della Comunità militante Raido, Fonte: Azionetradizionale.com

Adozioni per coppie omosessuali | L’ultima parola sullo studio di Regnerus

di Raffaele Buscemi, 13 aprile 2016

  
Lo studio sui figli di coppie gay di Mark Regnerus è valido oppure no? In questo articolo non parleremo dello studio (potete trovarne una sintesi qui e qui) ma cercheremo di porre la parola fine sulla discussione circa la sua validità.
A proposito dell’affidamento e dall’adozione di bambini a coppie dello stesso sesso si è parlato moltissimo di alcuni studi. Uno, più degli altri, ha fatto discutere per via delle conclusioni a cui è arrivato. Parliamo di quello del prof. Regnerus dell’Università del Texas che ha dimostrato che i figli allevati dai genitori biologici – in una matrimonio stabile e integro – hanno vantaggi rispetto a quelli cresciuti da coppie dello stesso sesso (qui i risultati dello studio). Lo studio ha creato non poche polemiche e abbiamo deciso di ricostruirne la storia in breve.

Il sociologo, basandosi sul più grande campione rappresentativo casuale a livello nazionale (gli intervistati sono stati 2988, contro altri studi che avevano campioni di 50-60 persone) ha pubblicato uno studio intitolato “How different are the adult children of parents who have same-sex relationships? Findings from the New Family Structures Study” sulla rivista online Social Science Research, una rivista con un alto “impact factor” misurabile con questo link, con il quale, interrogando direttamente i ‘figli’ ormai cresciuti di genitori omosessuali, ha dimostrato un significativo aumento di problematiche psico-fisiche rispetto ai figli di coppie eterosessuali.

Lo studio ha ricevuto, già prima della pubblicazione formale, numerose critiche su alcuni quotidiani internazionali da parte di alcune fazioni come associazioni gay, militanti e anche scienziati, ma avendo superato la revisione anonima in peer-review lo studio può essere confutato soltanto attraverso una pubblicazione a sua volta pubblicata su una rivista scientifica di pari livello, confutazione finora mai arrivata. Alle normali critiche ricevute, come fa notare il sito UCCR, i due ricercatori –Mark Regnerus e Loren Marks- hanno puntualmente ed esaurientemente risposto (qui e qui), confermando che «i bambini sembrano più adatti ad avere una vita adulta con successo quando trascorrono la loro intera infanzia con i loropadri e madri biologici sposati e specialmente quando i loro genitori restano sposati anche dopo»

Poco prima della publicazione ufficiale (in attesa che ne venisse confermata la adeguatezza) l’ indagine di Regnerus ha trovato il sostegno di un gruppo di 24 scienziati e docenti universitari attraverso un comunicato pubblicato sul sito della Baylor University. In ogni caso, l’ Università del Texas ha comunque avviato una indagine interna per analizzare nuovamente lo studio di Regnerus, pubblicando un comunicato finale con il quale si rileva che “nessuna indagine formale può essere giustificata sulle accuse di cattiva condotta scientifica” e che “non ci sono prove sufficienti per giustificare un’ inchiesta”.

L’ indagine interna ha riconosciuto la legittimità del lavoro e la fedeltà al protocollo seguita dalla metodologia utilizzata. Occorre infine ricordare che, come accade in tutti gli studi scientifici, anche in quello di Regnerus esistono delle imprecisioni e lo stesso sociologo lo ha tranquillamente ammesso. Questa ammissione è stata divulgata come un riconoscimento da parte dello studioso dell’inattendibilità del suo lavoro, ma in realtà egli ha semplicemente affermato: “Io ho parlato di madri lesbiche e padri gay, quando in realtà, non conoscevo il loro orientamento sessuale, conoscevo solo il loro comportamento di relazione omosessuale. Ma per quanto riguarda gli stessi risultati, io li confermo”.

Come riporta sempre il sito UCCR, erano arrivate anche critiche serie, come è normale per ogni studio scientifico. Tuttavia, anche tra i polemici come il demografo Cynthia Osborne, si riconosce che «lo studio Regnerus è il più scientificamente rigoroso della maggior parte degli altri studi in questo settore». Allo stesso modo, il sociologo della Pennsylvania State University Paul Amato,scrive che «è probabilmente il meglio che possiamo sperare, almeno nel prossimo futuro». Walter Schumm, docente di “Family Studies and Human Services” presso la Kansas State University ha commentato: «Una cosa è certa: questo studio rappresenta un serio tentativo di ottenere informazioni obiettive che raramente sono state disponibili prima, e non deve essere liquidato semplicemente a causa del disagio che può provocare». Anche per uno dei più noti network scientifici, PhysOrg, lo studio «fornisce nuove e convincenti prove che numerose differenze di benessere, sociali ed emotive, esistono tra i giovani adulti cresciuti da donne lesbiche e coloro che sono cresciuti in una famiglia tradizionale».

Fonte: http://www.documentazione.info/lultima-parola-sullo-studio-di-regnerus

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Profanazioni democratiche | La tomba del Dottor Micheletti 

  
Ancora una volta, a Pola, la tomba del Dottor Micheletti, il medico eroe della strage di Vergarolla, è stata profanata. Il vile gesto, resterà impunito? Probabile, le profanazioni che non riguardano i feticci dell’Italia democratica e resistenzialista, possono passare anche inosservate. 

Noi siamo qui per ricordare – Noi non dimentichiamo

Comitato 10 Febbraio – Centro Studi Aurhelio

Genocidi dimenticati | Cento anni fa la Turchia sterminava gli armeni

di Claudia Sarritzu

  

Se si potesse dare un colore a un’epoca, io al novecento darei il rosso. Il secolo più moderno, dove con una velocità sorprendente l’umanità ha fatto passi da gigante, migliorando le proprie condizioni di vita e allungando la stessa esistenza almeno a coloro che sono nati nella parte giusta del pianeta, sarà ricordato per delle tragedie immani.

Il secolo trascorso è rosso per il sangue versato in tutti i genocidi compiuti. Esattamente un secolo fa, nel 1915, cominciavano nell’impero ottomano i massacri e le deportazioni della popolazione armena. Pochi lo sanno, a scuola non si studia. In soli tre anni sono morte 1,3 milioni persone, secondo gli armeni, ma anche secondo la generalità degli storici. I turchi hanno ancora il coraggio di sminuire quanto accaduto riducendo la cifra tra le 250.000 e 500.000 vittime. E Papa Francesco oggi ci ha dato l’occasione per parlarne, per spolverare la memoria, lo ha definito oggi il primo genocidio moderno.

A Erevan, la capitale dell’Armenia il genocidio viene ricordato ogni anno il 24 aprile, anniversario dell’arresto di migliaia di leader della comunità sospettati di essere ostili a Costantinopoli, dove spadroneggiavano i famosi (oggi per la corrente Pd), Giovani Turchi, che volevano creare uno stato nazionalista turco.

In un certo senso il 900 è stato il secolo del nemico a tutti i costi, da trovare e annientare, un nemico che spesso era interno, un capro espiatorio da usare per cercare di offrire un’alibi ai governi, uno sfogo al popolo. Sterminare una minoranza è stato il diversivo politico più usato in tutto il vecchio continente. Un modo come un’altro per incanalare la rabbia in momenti di crisi e di passaggio. Nel febbraio 1914 gli ottomani, nonostante le pressione dei paesi occidentali, si impegnarono ad avviare riforme per tutelare le minoranze etniche e religiose. Ma scoppiata la prima guerra mondiale, a fianco della Germania e dell’impero austro-ungarico, tutte queste promesse furono smentite dai fatti. Dopo gli arresti dei leader armeni, nel maggio 1915 “una legge speciale autorizzò le deportazioni per motivi di sicurezza interna di tutti i gruppi sospetti”.

Gli armeni dell’Anatolia e di Cilicia, furono deportati verso i deserti della Mesopotamia. L’esodo fu forzato, la maggior parte morì di stenti e malattie durante il tragitto stesso. Gli altri morirono come mosche nei campi di confine. Una sorta di anello temporale che ha unito le riserve degli indiani d’america ai lager nazisti.

Siamo di fronte alla prima “pulizia etnica” della storia del secolo. L’ obiettivo era quello di occupare le terre appartenenti agli armeni, situate tra la Turchia e il Caucaso, e togliere alla minoranza che era di religione cristiana qualsiasi illusione su eventuali riforme. Con la fine della Grande guerra e la pesantissima sconfitta dell’impero ottomano, venne istituito uno Stato armeno, che venne a far parte dell’Unione sovietica.

Perché i turchi si sono offesi con il Papa oggi? La Turchia ancora nel 2015 non ammette che si trattò di genocidio, afferma che furono commessi massacri e che molti armeni persero la vita durante le deportazioni. Non solo Ankara giustifica l’accaduto sostenendo che si trattò di repressione contro una popolazione che collaborava con la Russia.

Anche la storia fu tardiva nel riconoscere che fu genocidio. Era il 1985, il primo via libera venne dalla sottocommissione dei diritti umani dell’Onu, e nel 1987 dal Parlamento europeo. I Paesi che riconoscono il genocidio sono 20, tra cui il nostro Paese. Oggi nel mondo vivono 8 milioni e mezzo di armeni, soprattutto in Russia, Stati Uniti, Canada, Medio Oriente e Francia.

L’anno scorso, Recep Tayyip Erdogan aveva fatto le condoglianze ai nipoti di coloro erano stati sterminati. Una mossa di convenienza, dettata da interessi di politica internazionale. Le condoglianze furono accolte con freddezza dalla comunità armena. Oggi il Papa ha finalmente detto a chiare lettere cosa fecero i turchi agli armeni un secolo fa. Perché non bisogna mai tacere davanti alla verità. Se no si è complici.

Fonte: http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=72090&typeb=0

L’Ultima Spiaggia | La strage di Vergarolla, verrà raccontata a Roma, Sabato 23 Aprile

Il Centro Studi Aurhelio, che promuove e sostiene il Comitato 10 FEBBRAIO, annuncia con orgoglio un appuntamento molto importante che si terrà sabato 23 aprile:la PRIMA ROMANA del docu-film sulla Strage di Vergarolla di Alessandro Quadretti, cui seguirà l’INAUGURAZIONE della sede Nazionale del Comitato 10 Febbraio, presso la Fondazione Ugo Spirito. 

  
Vi aspettiamo! INGRESSO GRATUITO

Santa Marinella | Oggi si inaugura la Bliblioteca Civica

È tra qualche polemica e non poche perplessità che oggi si inaugura la Biblioteca Civica, A. Capotosti, di Santa Marinella.

  
Il programma prenderà avvio alle ore 16,00 e si concluderà dopo un intenso succedersi di eventi. Gli stessi, all’apparenza un po troppo eterogenei, fanno il paio con alcune perplessità, circa gli eventi futuri sui quali ci pare che l’amministrazione comunale – in primis la delegata alla Biblioteca civica – abbia appaltato completamente alla responsabile della biblioteca. Ci sembra infatti, siano state prese per buone “in toto” delle proposte, senza innestare nel programma elementi culturali con un chiaro riferimento ad autori ed artisti non allineati all’intellighentia di sinistra, una su tutte Dacia Maraini. 

Insomma, tempo per approfondire ne avremo, anche perché è evidente che la nuova veste della biblioteca fa volteggiare avvoltoi già da diverso tempo. Ci auguriamo solo che qualcuno a Via Rucellai comprenda che è venuto il momento di non lasciare campo aperto alle cornacchie della sinistra che pensano che la Bliblioteca civica rappresenti la propria chiesa per diffondere il culto della sinistra radical-chic di confessione liceoscientifichiana. 

Insomma, dopo la Querelle Bacheca – Pranzetti, dopo il guazzabuglio dell’inaugurazione, dopo quanto schierato nel programma per i mesi a venire, occorrerà anche mettere qualche puntino sui lavori e sui contratti stipulati per la fornitura di servizi. Quindi, a breve, un’altra puntata sulla sostanza e poi con qualche informazione e poi, passeremo anche a trattare di elettricità e di oleandri. 

A buon intenditor … 

“Questo è il mio corpo” | Grillo e la parodia tenebrosa

  
Ecco cosa succede quando si cerca di improvvisarsi qualcosa che non si è. In una società tradizionale ognuno svolge il compito che gli è stato assegnato e per cui è portato, senza cercare di innalzarsi o abbassarsi. Anzi, questo avviene in ogni società che sia semplicemente sana.Grillo è nato come comico, forse era pure bravo nel suo ruolo, ma poi ha deciso di osare e di darsi alla politica. Fin qui, tutto bene. Se molti politici sembrano comici, è quasi naturale che i comici cerchino di fare i politici.

Tuttavia, dopo il gesto blasfemo compiuto durante il suo spettacolo torinese, il terreno in cui si è sconfinati è troppo basso e non c’è più spazio per le risate. Il comico genovese ha chiamato sul palco alcuni politici pentastellati e li ha imboccati con delle caramelle a forma di grillo, pronunciando una storpiatura della formula sacra dell’eucarestia. 

Sembra quasi un pesce d’aprile, ci augureremmo che lo fosse. E invece Grillo ha proprio detto: “Mangiate, questo è il mio corpo”. Un gesto, lo ripetiamo, profondamente blasfemo che fa inorridire. Un gesto che non può farsi scudo della satira, del gioco, dello scherzo, perché con il Sacro non si scherza. E quando lo si fa, quando si vive in una realtà spazio-temporale in cui è concesso farsi beffe del Sacrificio divino e si può ricevere al massimo una ramanzina bonaria, qualcosa è andato storto e probabilmente succederà anche di peggio. 

Nel mondo antico, il mondo di Ettore e di Achille che si commuove alle parole di Priamo che gli chiede, piangendo, la restituzione del corpo del figlio, in modo da poterlo consacrare, il Sacro è intoccabile e la hybris è un peccato mortale, imperdonabile, ingiustificabile. Adesso, la hybris è quasi vista di buon occhio.

In questa società in cui siamo tutti Chiarlie, la satira sembra essere diventata essa stessa sacra. Sembra essere l’unica cosa inattaccabile. La parola libertà è una di quelle parole che, ripetute tante volte, perdono il senso e il significato anche per chi le pronuncia, diventando la giustificazione per gli atti più dissacranti e osceni mai compiuti dall’umanità. Ciò nondimeno, dovremo sopportare tutte le conseguenze negative, direttamente o indirettamente, che un simile gesto porta con sè. 

E così, anche questo fatto di cronaca passerà, sarà dimenticato, ci si riderà sopra. E chi, come noi, si indigna, verrà tacciato di fascismo, “medievalismo”, chiusura mentale. Ciò che consola – aldilà del grave atto dal punto di vista spirituale – possono essere le parole di Dante, “Vuolsi così là dove si puote ciò che si vuole”.

Aura dei Platani

Santa Marinella – Biblioteca | La controreplica del Prof. Pranzetti

  
Il Sindaco Roberto Bacheca, su La Provincia – 12 aprile 2016 – ha dato la sua spiegazione circa il criterio di scelta delle manifestazioni programmate per la riapertura della rinnovata Biblioteca Civica, intitolata ad Alessandro Capotosti, e quindi, la motivazione dell’esclusione dei miei libri.

 Tre sono i punti che io giudico deboli se non, logicamente, gracili.

 Afferma che ci sarà tempo, nei mesi futuri, per la presentazione dei miei libri incentrati, come è noto, sulla figura di Capotosti; si compiace, poi, per la tanta palese voglia di partecipare alle attività bibliotecarie ed, infine, dichiara che non tutte le proposte che pervengono all’Amministrazione possono essere esaudite.

 Andando in ordine di esposizione, osservo:

 – la presentazione dei mie due libri, incentrati sulla figura del “Sindaco buono” era assolutamente in perfetta, irrepetibile coincidenza e intranea congruità con l’inaugurazione della Biblioteca, come il buon senso, non dico l’intelletto agente, suggerisce. Aver deciso diversamente, a favore di un romanzo che, al postutto, niente conviene alla circostanza, è come se, in un concorso di bellezza femminile, venga premiato – absit injuria verbis – un magnifico, bell’esemplare di levriero afgano col dire che, per la affascinante vincitrice reginetta ci sarà tempo nei successivi periodi;

  – non ardo, e non sono mai arso, dalla voglia di partecipare alle iniziative della biblioteca né tanto meno la mia richiesta – del resto bloccata sul nascere dalla Dirigenza della Biblioteca che, è doveroso rammentare, aveva dichiarato nulla qualsiasi iniziativa salvo il solo intervento delle autorità – la mia richiesta, dicevo, sia da considerare come l’espressione di chissà quale smania di visibilità la quale, forse, dovrebbe riguardare altri visto che son, tuttavìa, riusciti a convincere sindaco e dirigenza e a farsi inserire nel menù dell’inaugurazione;

  – è vero che non tutte le proposte possono essere esaudite ma, riferendomi alla prima osservazione, sfido chiunque a ritenere prioritaria e logicamente preferibile, per la circostanza citata, la presentazione di un generico romanzo che non un testo di storia in cui si parla espressamente di colui al quale è dedicata la celebrazione.

   Con ciò detto, pongo termine alla mia legittima espressione di pensiero continuando nel mio attuale, silenzioso lavoro che, anticipandone il tema, riguarda l’Hotel “Le Najadi” visto e narrato nel complesso delle vicende della famiglia Grimaldi e dei fasti inscritti negli annali di Santa Marinella.

Grato per l’attenzione. Santa Marinella 12 aprile 2016 

 Prof. Luciano Pranzetti

Santa Marinella – Biblioteca | Il Sindaco Bacheca risponde al Prof. Pranzetti 

Per la questione dell’inaugurazione della Biblioteca aperta dal Prof. Luciano Pranzetti, non si è fatta attendere la replica da parte del Sindaco Bacheca. 

  
 “Leggo con stupore l’intervento del Prof. Luciano Pranzetti – afferma il Sindaco Bacheca – del quale nutro profonda stima, rispetto e considerazione, viste le molteplici opere da lui pubblicate in questi anni, molte delle quali relative alla nostra storia locale. E sono io a dispiacermi di tali affermazioni. Va chiarito innanzi tutto che la presentazione dei due volumi relativi alle corrispondenze giornalistiche dell’ex Sindaco Alessandro Capotosti, al quale è proprio intitolata la nostra Biblioteca, è stata inserita nella programmazione che si protrarrà da qui ai prossimi mesi. Vi sarà dunque modo e tempo debito per approfondire una vicenda così importante della nostra storia locale; anzi penso che sia necessario e doveroso dedicare una giornata esclusiva alla presentazione dei sopracitati volumi. Non v’è dunque nessuna “scarsa considerazione” dell’opera, né tantomeno dell’autore, al quale ribadisco la mia profonda stima e che contatterò personalmente per chiarire questa spiacevole situazione. Sono quindi particolarmente felice – conclude il Sindaco – che ci sia così tanta voglia di partecipare attivamente alle attività bibliotecarie, segno dell’importanza sociale che questa struttura rappresenta per la nostra città e che finalmente riapriamo al pubblico. E’ altrettanto evidente che non tutte le proposte pervenute alla nostra attenzione possano essere presentate nel giorno dell’inaugurazione. Ribadisco, pertanto, che tutti avranno modo di contribuire al programma delle iniziative, in accordo con la Direttrice della struttura”. 

Santa Marinella – Capitozzatura al Parco Majorca | Agronomi al Comune ne abbiamo?

  

Non è recente la polemica relativa alla cosiddetta “capitozzatura” dei fusti presso il parco Majorca, ciononostante ci pare opportuno rappresentare anche le perplessità di alcuni cittadini, circa quello che appare agli occhi di tutti, un autentico pastrocchio. 

Aldilà del fatto che anche degli ignoranti in materia, possono rimanere perplessi circa delle potature in primavera (le piante sono nella loro fase più rigogliosa del loro ciclo annuale)  e circa la grossolanità con la quale sono state effettuate le potature (sulla capitozzatura più di qualcuno nel mondo scientifico ha sollevato delle polemiche), ci sono aspetti, non solo prettamente botanici, della questione, che hanno lasciato piuttosto sorpresi. 

Ad esempio la potatura a metà della siepi che circondano il parco (barriera di sicurezza per i bambini e filtro dai fumi dei veicoli di passaggio sull’Aurelia), il periodo nel quale sono stati fatti i lavori, i residui delle potature lasciati in mezzo al parco. Non solo, non c’è stato nemmeno il rispetto – e qui sì che abbiamo chiesto ad un esperto – dell’angolazione di potatura dei rami. 

Per mettere una ciliegina sulla torta, ancora qualcuno dell’amministrazione comunale deve rispondere su chi ha dato l’autorizzazione per un simile lavoro, a chi è stata data l’autorizzazione – al gestore del parco? Esiste un documento a riguardo? – e chi e a che titolo ha fornito le indicazioni per la modalità della potatura. Non è un caso infatti che i lavori – da come è la situazione attuale – sembra siano stati fatti interrompere bruscamente dal Delegato all’Ambiente. 

Vedere quei fusti mozzi, ci ha sorpreso non poco, la prima idea infatti è stata quella di chiamare qualcuno che in materia se ne intende che, oltre a quanto già espresso, ci ha anche segnalato che la potatura dei rami deve effettuarsi a 45 gradi rispetto al fusto, in modo che tutta la linfa possa ricadere sul fusto e non andare perduta. Non solo, con la potatura si è perso completamente il fogliame che ripara gli arbusti dal sole e dalle intemperie, esponendoli ad irradiazione e intemperie producendo grave nocumento per le piante. 

Riteniamo però che il nodo di tutta la vicenda risieda – ed è quello di cui chiediamo conto all’amministrazione – nella definizione di chi ha autorizzato cosa a chi, chi ha realizzato e soprattutto chi ha valutato il lavoro fatto. La questione dunque, per quel che ci riguarda è che debbano essere individuate le responsabilità. Chi ha potuto autorizzare quel che è accaduto. Può essere stato l’agronomo in forza presso il Comune di Santa Marinella? Può essere stato un dirigente? Tutto questo può essere accaduto all’insaputa del Delegato all’Ambiente? Sarà meglio a questo punto che, chi è responsabile chiarisca tutto e chi non c’entra rimanga in silenzio. 

Considerato che – nonostante inutili ricerche – non abbiamo trovato un assessore all’ambiente, un delegato al verde pubblico o in alternativa uno ai parchi ed ai punti verdi, la domanda sorge spontanea: ma non è che per via di un un certo andazzo, con responsabilità indistinte, tutti fanno po come gli pare?

Bene, aspettiamo un riscontro – nero su bianco – sulla vicenda. Che ce lo dia un agronomo o un delegato va bene lo stesso. Purché poi, alla fine della fiera, chi ha sbagliato, paghi e ripristini il parco in condizioni decenti. 

  

Roma prima di Roma | Sabato, Mario Polia a Raido

  
Come consuetudine, una settimana prima del Natale di Roma, Mario Polia presso la storica sede di Roma, le riflessioni sul significato della Roma eterna. Questa volta, il,prestigioso ospite si soffermerà sulle origini dalle quali scaturì l’Urbe immortale. 
Organizzatore: Associazione culturale Raido

Telefono: 06-86217334

Email: info@raido.it

Sito web:www.raido.it