Alta infedeltà, il format sfascia famiglie | LNBQ

  
Di modi per cercare di distruggere la famiglia purtroppo ce ne sono parecchi. Uno di questi si chiama Alta infedeltà, un programma televisivo il cui titolo dice già molto, proposto da Real time. Il motivo per cui ne parliamo è semplice: gli ascolti da marzo 2015 (anno della prima edizione) a marzo di quest’anno (seconda edizione) sono più che raddoppiati. Lo share medio è passato dallo 0,7% all’1,58%, da 226mila telespettatori a 441mila, un ottimo successo per la rete tematica italiana di proprietà di Discovery Italia. In altre parole: su cento persone che guarda in quell’ora la televisione, una e mezza guarda “Alta infedeltà”. 
Forse qualche lettore si ricorderà come il programma fu pubblicizzato, con una finta lettera di un marito tradito a tutta pagina sul Corriere della Sera. Un’ottima operazione di marketing perché, credendola vera, tutti i media la ripresero trasformandola in un tormentone. Su Facebook la pagina creata ad hoc arrivò a registrare fino a 50 like al minuto, con una valanga di commenti di solidarietà al marito. L’incipit della lettera: “Amore mio, per te farei di tutto lo sai. E tu invece ti faresti tutti”.

Alta Infedeltà – Mille modi per tradire il sottotitolo – va in onda dal lunedì al venerdì alle 20.40. Trenta minuti in cui i veri protagonisti (così sostiene la rete, ma ha poca importanza) insieme ad attori ricostruiscono il tradimento come fosse un docu-film. Le storie, che sempre la rete giura essere vere, sono raccontate da tre punti di vista: del tradito/tradita, del traditore/traditrice e dell’amante. Perché – spiega Real time – quando c’è di mezzo un tradimento la verità non è mai una sola. Una pluralità di opinioni politicaly correct!

Il target di riferimento del programma sono le donne dai 20 ai 49 anni, molto meno gli uomini. Il messaggio che passa è che tradire è semplice e frequente, che in tutte le coppie c’è sempre un tradito o un traditore e che il matrimonio non è per sempre, come sostengono spesso i protagonisti (otto le puntate che abbiamo visto). Perché hanno tradito? Per curiosità, per noia, la nascita di un figlio cambia la famiglia, non usciamo più alla sera, non più come prima, mia moglie è sempre occupata con il bambino. Mio marito passava le serate a guardare il calcio, per non litigare ha cominciato ad andare al bar, e lì ha conosciuto una tifosa come lui. E poi la passione fisica, lo/la desideravo con tutto/a me stesso/a: come cantava Claudio Baglioni? Ma io ti voglio, quanto ti voglio… 

Mille modi per tradire, ma il risultato è sempre lo stesso: l’avvocato. Con rabbia, delusione, rancore, voglia di vendetta. Tradire è facile, così sembra, però ci vuole attenzione (cancellare sempre gli sms, come insegna il film di Paolo Genovese Perfetti sconosciuti, da vedere per capire dove sta andando la società), poi ci vuole memoria per ricordare le bugie e cura nei particolari. Per chi vuol mettere in campo il tradimento perfetto Alta infedeltà è il prontuario che serve. 

Ma, senza fedeltà, il matrimonio a cosa si riduce? Non è per questo che la comunità omossessuale chiede che venga reinserito l’obbligo di fedeltà nella legge sulle unioni civili? Nel ddl Cirinnà (approvato al Senato ora deve passare alla Camera) è stato tolto dopo il braccio di ferro all’interno della maggioranza, causando anche una protesta di attivisti delle associazioni Lgbt davanti a Palazzo Madama. La proposta di alcuni parlamentari Pd: togliamo l’obbligo di fedeltà anche dal matrimonio eterosessuale, “è una visione superata”. Alta Infedeltà fa scuola.

Ha detto il Papa nell’udienza generale di mercoledì 21 ottobre 2015: “Si può dire che la famiglia vive della promessa d’amore e di fedeltà che l’uomo e la donna si fanno l’un l’altra… Ai giorni nostri l’onore della fedeltà alla promessa della vita famigliare appare molto indebolito. Da una parte perché si affidano esclusivamente alla costrizione della legge i vincoli della vita di relazione e dell’impegno per il bene comune. Dall’altra perché si affidano esclusivamente alla costruzione della legge i vincoli della vita di relazione e dell’impegno per il bene comune”. Ecco perché quella mandata in onda da Real Time è l’anti-famiglia. E basta guardare una puntata per capire cos’è la vera tv spazzatura. 
Elisabetta Broli

Link articolo sul sito: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-alta-infedelta-il-format-sfascia-famiglie-15688.htm

Foibe ed Esodo | Oggi a Civitavecchia 

  
L’associazione “Il Trittico” e il “Comune di Civitavecchia”, hanno organizzato una conferenza sul tema delle “Foibe e dell’Esodo”,  in memoria dell’amico Marino Zonta, che si terrà oggi, 30 marzo alle ore 17.00 presso la Sala Convegni della Biblioteca Comunale di Piazza Calamatta. 

Il Programma:

introduzione: Francesco Castriota, Presidente de “Il Trttico”

relazione: Prof. Luciano Pranzetti

interventi: familiari, discendenti, amici di persone coinvolti nei tragici avvenimenti delle Comunità istriana, giuliana, friulana e dalmata.

L’ingresso è libero e la presidenza dell’associazione, invita tutti i cittadini a partecipare. 

La segreteria

Diagnosi della Erasmus Generation: l’ultima “privatizzazione” | Maurizio Blondet

Era tempo che cercavamo una chiave di definizione, circa il totale disinteresse da parte delle nuove generazioni, di ripensare ad un mondo che potesse annullare le ingiustizie sociali e culturali o che, in primis – attraverso una nuova sensibilità spirituale – potesse partecipare al Sacro e trasporre i valori che lo informano sul piano politico-sociale. Come al solito Maurizio Blondet – per la cui esistenza non finiremo mai di ringraziare Iddio – ci anticipa con un articolo illuminato ed illuminante. Ve lo proponiamo nella speranza che possiate leggerlo, rifletterci sopra e magari condividerlo con le persone che vi stanno a cuore. Centro Studi Aurhelio

 Maurizio Blondet 28 marzo 2016 

La famiglia di Giulio Regeni, il ricercatore ucciso al Cairo perché per conto di “docenti britannici” s’era introdotto nella opposizione clandestina con cui simpatizzava, e su cui scriveva articoli su Il Manifesto, pretende né più né meno che l’Italia rompa i rapporti con l’Egitto. “Lo si deve non solo a Giulio – proclama – ma alla dignità di questo Paese”. E non solo le tv e i magistrati, ma il governo, per bocca di Gentiloni e tweet di Renzi, dà loro corda. Anche se la Farnesina fa’ sapere che per ora, non è in vista il richiamo del nostro ambasciatore. Meno male.
  
A Palazzo Marino, con la famiglia 

Ma che cosa significa questo? Perché si rivela qui una tendenza, segnalata da una serie di altri fatti. Cominciamo con le “due Vanesse” andate di testa loro in Siria a combattere Assad e poi fattesi rapire dagli amici, per il cui riscatto lo Stato, ossia tutti noi, abbiamo pagato almeno 6 milioni di euro – di fatto co-finanziando la guerriglia. Passiamo per il funerale di Stato, con messaggio del presidente della Repubblica, funerale in pompa magna, che la famiglia ha voluto “laicissimo” ma a cui hanno presenziato “i rappresentanti delle tre religioni monoteistiche” di quella giovane uccisa – dopotutto – durante un concerto pop a Parigi: Valeria Solesin, dottoranda alla Sorbona, esaltata mediaticamente come “solare, cosmopolita cervello in fuga” nonché “transnazionale”, “ex-volontaria di Emergency”, a cui L’Espresso ha dedicato la copertina: “Donna dell’Anno” in quanto espressione più alta della “generazione Bataclàn”, la gioventù “competitiva sul piano globale”, che vive felicemente all’estero cogliendo”le opportunità offerte dalla “Unione Europea”; la generazione che “sa unire studio e divertimento” ed è rimasta uccisa da chi “odia i nostri stili di vita” aperti e disinibiti.

  
Morta al Bataclàn

Mettiamoci il lutto per le sei ragazze Erasmus morte in Spagna: coi genitori che parlano ai media con l’alto e contenuto dolore, e i media che riportano le loro parole, con la retorica che un tempo era riservata alle famiglie di caduti per la patria, non a un incidente stradale (dopotutto) dopo una notte brava.
Come interpretare questa tendenza? Finalmente non ho scoperto la diagnosi esatta: è “un rinnovato processo di privatizzazione della politica”, quale esito tragicomico della ulteriore “de-sovranizzazione della politica” stessa. Ed essa si configura come “la sollevazione culturale neoliberale della Erasmus Generation”, che è a sua volta una articolazione continentale della “Fun Generation, Selfie Generation de-territorializzate e omologata negli stili di vita e nei desideri di consumo, alla classe media globale newyorkese e californiana”.
Non sono parole mie. Le prendo da uno dei libri più illuminanti che ho letto negli ultimi anni: “L’immagine sinistra della globalizzazione – Critica del radicalismo liberale”, di cui è autore Paolo Borgognone (Editore Zambon, 1044 pagine, 28 euro).
 
  
Il tema del libro è il documentato resoconto di come “i dirigenti della sinistra si siano riciclati impunemente nella sequenza Pci-Pds-Ds-Pd fino a diventare i più zelanti esecutori delle politiche liberiste, e i più convinti piazzisti dell’Europa delle banche, dell’euro, del pareggio di bilancio e dell’austerità” (ricordate Bersani reggicoda di Monti?) e come la gerarchia (ex)comunista sia stata capace di “legittimarsi agli occhi” dei poteri globali quale “ affidabile gestore dei processi di ‘modernizzazione’ tardo-capitalistica”, riciclandosi – come già ha notato Costanzo Preve, in “personale politico di gestione dell’attuale americanizzazione culturale”.
Ma la diagnosi di Borgognone non si ferma qui: affonda il bisturi critico sui figli di “questa classe media di nuovo conio, disinibita e illimitata nella propria antropologia del desiderio capitalistico senza confini”, approdata alla “religione idolatrica del mercato – monoteismo del denaro e delle ‘libertà individuali’, (che) sostituisce alle classi sociali le indistinte moltitudini snazionalizzate, dedite ai flussi del desiderio” secondo “i modelli di consumo della subcultura del nomadismo cosmopolitico della rete globale internet”.

  
erasmus generation
Armati di questa diagnosi, possiamo vedere che le due Vanesse, non meno del povero Regeni, hanno privatizzato lo “interventismo dei diritti umani” ; pulsione tanto più naturaliter amerikana in quanto hanno preteso di farla come iniziativa privata individuale: promotori di rivoluzioni colorate e primavere arabe in forma di micro-impresa. Nemmeno si rendono conto di quanto sia imperialista la loro attitudine: come un Dipartimento di Stato in sedicesimo, le due Vanesse sanno meglio dei siriani quel è il loro bene, e Regeni ha capito meglio degli egiziani dove sta’ per loro il progresso dove devono esser guidati. E dove? Ovviamente nel McWorld dei desideri standard e dei consumi globali, dove si è affrancati da ogni appartenenza; della libertà di Facebook, di cui loro stessi sono il prodotto e che considerano l’unico possibile: perché – come sancì la Tatcher – Non c’è Alternativa al mercato globale. Le due Vanesse in fondo hanno combattuto perché le ragazze siriane godano delle discoteche e delle libertà sessuali, come loro, in un mondo senza visti dove fare del turismo: sessuale o guerrigliero secondo le voglie.
Poiché la “Erasmus Generation” studia sì (forse: sei mesi in una università estera di secondo piano, uniti”al divertimento”), ma da turista del mondo: non frequenta il pensiero né la cultura profonda, sicché può succedere che per equivoco il povero Regeni prenda – usiamo il gergo della neo-generation – per “società civile” quelli che sono i Fratelli Musulmani o altro settarismo regressivo wahabita e assassino. L’uno credeva di partecipare ad una “rivoluzione democratica” per abbattere “l’autoritarismo”; le Vanesse si sono intruppate e ficcate nei più inestricabili odi di kabila e di etno-linguistica, di religione e tribù di cui nulla capiscono, pensando che siano la parte “avanzata” della società, in lotta illuministica contro il “fascista Assad”; convinti che turcomanni e curdi, cirenaici e tripolitani, nonché terroristi wahabiti ardano dalla voglia di sciogliersi nella “massa vagabonda, senza patria e senza stato, cittadina del non-luogo virtuale globalizzato” di cui loro si sentono cittadini. Anche questa incapacità di comprendere le culture “altre”, o meglio rifiuto in nome di una omologazione vista come compimento della storia umana nel Mercato Globale, li denuncia come “culturalmente americanizzati”, totalmente subalterni alla “logica speculativa del ‘mondo senza confini’ nonché ‘senza classi sociali”, di cui nemmeno intuiscono che esso è il nuovo totalitarismo: quello che perpetua gli equilibri geopolitici stabiliti dalla NATO perché – come proclama incessantemente “il circo mediatico” , l’umanità nei suoi millenni “non ha inventato niente di meglio del mercato – servile apologia diretta dello stato di cose presenti”, ed intimazione minacciosa a non cambiarle. Altrimenti vi arriva la rivoluzione colorata e il regime change, coi bombardamenti delle democrazie.
Vediamo qui che effettivamente, la Erasmus Generation sta provocando la ulteriore de-sovranizzazione dello Stato: la famiglia Regeni pretende imperiosamente che lo Stato si adegui alle scelte private del figlio e ne faccia la politica estera nazionale; lo Stato esiste ormai solo per pagare i riscatti delle operatrici a cui è saltato in mente di ficcarsi nella guerriglia in Siria; il capo dello Stato ha il dovere di celebrare la Vittima del Bataclan come eroina caduta per “il nostro stile di vita”. Del resto, non è strano. E’ solo una ulteriore evoluzione del riconoscimento delle nozze gay e dell’utero in affitto per legge: le leggi esistono solo per legalizzare e legittimare ogni genere di godimento immediato; lo Stato non osi chiedere, per contro, alcun sacrifico e dovere in nome del destino comune. Esistono solo individui, narcisi della Selfie Generation.
Matteo Renzi, il selfie-tipo, ne ha coscientemente rivendicato il potere di governo, nell’ambito del la “estensione illimitata della american way of life in un’Europa scientemente defraudata dello proprie tradizioni nazionali e popolari”: “Noi – sancì nel febbraio 2014 – viviamo in un momento in cui la generazione Erasmus, che tra l’altro è rappresentata nel governo, ha conosciuto il sogno degli Stati Uniti d’Europa come concretezza, conosciuto l’euro come moneta unica”; una generazione che ha “una prospettiva di futuro e non di vivere di rimpianti e ricostruzioni fasulle del passato”.

  
Ovviamente Renzi alludeva qui a Federica Mogherini, ex Erasmus e nostra gloria in Europa. La Mogherini che piange per le vittime di Bruxelles e un attimo dopo conferma che “la policy europea verso la Siria e l’opposizione siriana non subirà alcuna revisione”. Il che ha un significato preciso: la UE mantiene l’embargo crudele contro Assad, che impedisce al governo di Damasco persino di acquistare medicinali per i bambini malati, mentre insiste a favorire i “ribelli”; ossia coloro che (secondo la versione ufficiale) hanno fatto gli attentati a Bruxelles. A questi ribelli, l’Europa non impone alcun embargo: nemmeno di armi. La Francia, per esempio,continua a venderne a iosa all’Arabia Saudita, e così la Gran Bretagna, senza che la UE abbia da eccepire.
Perché? E’ ovvio: perché Washington lo vuole, e questa è la stella polare verso cui si orienta la Mogherini: naturaliter. Lo stesso Renzi ha avuto modo di constatare come questa ex Erasmus abbia tradito il suo stesso governo, rifiutandosi di prestargli un qualche appoggio nei rapporti con la Germania (la servile richiesta di “flessibilità” nella spesa pubblica) e nella sua vaga richiesta di mettere fine all’embargo contro Mosca. Ma cosa pretendeva, in fondo, il nostro Fonzie? E’ quello a cui la generazione Erasmus è stata addestrata: seppellire ogni patria nell’individualismo del godimento immediato, nella “sinistra neolibertaria, ultracapitalistica” e globale. Squaletti in carriera in nome di tutti i poteri forti transnazionali, spietati, perché sanno cosa è bene per noi, meglio di noi.
Ora sono al potere, e completano l’opera dei loro padri piddini e vendolisti. Una sola speranza: che – come tutti i fenomeni di moda- passano di moda. Non c’è nulla che invecchi tanto presto quanto la gioventù postmoderna.
 

“Nemmeno un capello del vostro capo”. Metafisica della resurrezione dei corpi | Gianluca Marletta

  
(www.gianlucamarletta.it/wordpress) – Pur essendo dogma del Cristianesimo e delle altre religioni abraminiche – presente tra l’altro, benché in prospettive diverse, anche in altre tradizioni spirituali- la dottrina della Resurrezione dei Corpi solo di rado viene inquadrata in quell’ottica metafisica che sola potrebbe farne intendere il senso più profondo. Questa è la ragione per cui tale dogma sembra essere diventato oggi quasi incomprensibile alla maggior parte dei nostri contemporanei, e viene visto, anche dalla maggior parte dei teologi, in maniera “mitologica” (ovvero come ritorno dell’essere ad un’esistenza fisica identica a quella presente), o puramente metaforica, quale simbolo di una possibile “sopravvivenza” della nostra “individualità” dopo la morte fisica.

INDIVIDUALITA’ E PERSONALITA’

Riguardo al concetto di “individualità” e all’idea che essa possa “sopravvivere alla morte”, d’altronde, è necessario più che mai essere chiari con i termini perché, se considerata in una prospettiva puramente temporale, è evidente che la nostra “individualità” – intesa nell’accezione “psicologica” con cui di solito la si indica- non è meno evanescente e transeunte dello stesso corpo fisico e, come quest’ultimo, sottoposta a continui cambiamenti e trasformazioni che ne inficiano ogni illusione di “unità”.

Al contrario, da una prospettiva non più temporale ma metafisica, l’individualità umana è realmente, almeno sul suo piano specifico, qualcosa di reale, essendo il riflesso di una Personalità spirituale non legata al piano del divenire. La nostra Persona, in sostanza, realizza e manifesta delle Possibilità particolari e uniche che non sono affatto il risultato di eventi esterni (i quali agiscono sono “in negativo” come privazione) ma di un’Archetipo presente nello stesso Principio divino. La nostra individualità temporale e transeunte, pertanto, non è altro che il riflesso nel tempo di una Possibilità che la precede: possibilità che deve passare dalla potenza all’atto. Alcune di queste possibilità si realizzeranno, mentre altre rimarranno solo “virtuali”: e questo dipende, nel concreto, sia dai condizionamenti esterni in cui il nostro essere si manifesta, sia per effetto delle scelte della nostra volontà. Al momento in cui, con la morte fisica, questa manifestazione “in divenire” si interrompe, l’insieme delle possibilità che si sono realizzate costituisce “l’aspetto” con cui l’essere umano si presenta alle soglie dell’eternità.

RESURREZIONE, OVVERO SUPERAMENTO DEL TEMPO

E’ nel cambiamento di stato tra dimensione temporale e atemporalità che si pone, dunque, ciò che chiamiamo Resurrezione. Con il passaggio dalla modalità temporale a quella non più temporale (passaggio che normalmente coincide con la morte fisica), l’individualità non ha più possibilità di mutare: fuori dal tempo, tutte le possibilità realizzate appaiono non più in una indefinita successione, ma coesistenti nell’identico Istante. Ed è lì che, al cospetto della Presenza Divina, avviene quel grande discernimento tra possibilità “positive” e “negative” che il linguaggio religioso definisce Giudizio. Al cospetto della Presenza Divina, infatti, la manifestazione degli esseri “eternati” nelle loro possibilità non è identica: ed è questo il “terribile discernimento”, di cui parla il linguaggio religioso, tra salvati, dannati e chi, pur avendo conseguito la salvezza, dovrà comunque “consumare” dolorosamente certe possibilità negative in quel prolungamento postumo che la tradizione cattolica definisce Purgatorio. Da questo punto di vista, è assolutamente pertinente la verità celebrata nella liturgia cristiano-orientale che afferma che, al momento del Giudizio, “la stessa fiamma irrora di rugiada i santi ma brucia gli empi”[1].

Solo in questa prospettiva, pertanto, assumono un significato intellegibile espressioni come quella presente nell’Apocalisse in cui si afferma, in riferimento alla condizione post-mortem degli individui, che “le loro opere li seguono”[2]; o l’espressione, apparentemente paradossale, in cui il Cristo promette che “nemmeno un capello del vostro capo perirà”[3]. L’espressione è solo in apparenza assurda (i “capelli” sono quanto di più effimero possa esserci nel nostro corpo, visto che essi cadono e ricrescono continuamente), ma è assolutamente reale se si comprende che ogni possibilità realizzata nella nostra esistenza –financo le possibilità attinenti alla dimensione corporea- non vengono in alcun modo “cancellate”, ma permangono nella modalità a-temporale determinando il destino postumo della creatura[4].

In questa stessa prospettiva, assume un significato ben più profondo anche l’idea della “remissione dei peccati”, che nel linguaggio teologico o devozionale é intesa semplicemente come il “perdono” da parte della Divinità per un atto commesso contro la Sua legge, ma che é in effetti molto di più: il “peccato” -ovvero la possibilità negativa manifestatasi nell’esistenza di un essere- pur essendo “avvenuto” nel divenire temporale viene al contrario cancellato nella Realtà Principiale; esso, in effetti, si può dire a rigore che non é mai esistito, perchè Dio stesso, al di la del tempo, annienta quel particolare “accidente” manifestatosi nell’esistenza di quella particolare creatura.

RESURREZIONE DEI CORPI E FINE DEI TEMPI

Da quanto è stato detto, si evince anche il perché del collegamento –presente di continuo nelle Scritture- tra l’evento della Resurrezione dei corpi e quello della Fine dei Tempi. Ciò che si è detto in merito al Giudizio Individuale, infatti, può riferirsi analogamente anche Giudizio Universale, con l’unica differenza che, in questo caso, il passaggio dal tempo al non-tempo, dal divenire all’Istante, non riguarda più il singolo individuo, ma l’insieme di “un mondo”.

Per questo alla Fine dei Tempi (ovvero al termine di quel processo di divenire che in termini profani chiamiamo “storia”) tutte le possibilità realizzatesi devono necessariamente ritrovarsi nell’atemporalità, comprese quelle particolari possibilità che costituiscono l’esistenza corporea dei singoli individui. Da ciò si evince come sia possibile che, all’atto del Giudizio Universale, le anime si riuniscano ai loro corpi, ovvero alle possibilità corporee realizzatesi durante l’esistenza e che adesso appaiono co-esistenti fuori dal tempo.

Vien da se, in ogni caso, che le possibilità psico-fisiche dell’essere umano nella condizione del risorto non sono limitate esclusivamente a quelle realizzatesi sul piano terreno: le possibilità terrene “trasfigurate”, infatti, sono solo un aspetto delle indefinite potenzialità e delle modalità possedute dal Beato, la cui condizione è assolutamente identica a quella dell’Uomo Primordiale precedente la “caduta”, con l’unica differenza che tali esseri (ormai “salvati”) non potranno più “ritornare” o “ricadere” nella condizione temporale e mortale.

I “RISORTI IN VITA” E LA RESURREZIONE DI CRISTO

Quello che per la maggior parte degli esseri umani “salvati” avviene solo nel post-mortem, o addirittura alla Fine dei Tempi, per certi esseri spiritualmente realizzati accade, al contrario, già nel corso dell’esistenza terrena. Nella Bibbia sono noti i casi del patriarca Enoche del profeta Elia (assunti in cielo con il corpo senza dover passare dalla morte); poiché per un essere che ha già in questa esistenza realizzato la “vittoria sul tempo e sul divenire”, é evidente che non esiste più un prima e un dopo. Per tali esseri, se si può dire, la Resurrezione é già avvenuta ed essi rimangono in questo mondo esclusivamente nella misura in cui hanno una missione o un mandato divino da compiere.

Il Cristo Gesù, inviato per salvare e liberare l’uomo, deve al contrario ripercorre in Se Stesso tutte le fasi del cammino che l’uomo compie nella via della divinizzazione (pur non avendo in sé il Cristo alcun “bisogno” di percorrere tali tappe). All’atto della Sua Resurrezione, il Cristo si manifesta in primo luogo proprio come “vittorioso sul tempo” (e il tempo non é che uno dei nomi della morte); Egli può, a suo piacimento, comparire ai discepoli in tutte le forme possibili della Sua individualità: giovane o adulto, sano o piagato dalla dolorosa Passione, perché tutte le possibilità della Sua esistenza coesistono ormai nell’Istante atemporale.

Note

[1] Anthologhion, Memoria della Dormizione della Santissima Madre di Dio, Grande Vespro: “Il potentissimo angelo di Dio mostrò ai fanciulli come la fiamma irrorasse di rugiada i santi e bruciasse invece gli empi”.

[2] Apocalisse 14, 13

[3] Luca 21, 18

[4] “I diversi oggetti della manifestazione, inclusi quelli della manifestazione individuale, non vengono distrutti, ma sussistono in modalità principiale, essendo unificati proprio dal fatto che non sono più concepiti nell’aspetto secondario o contingente di distinzione (…). E’ questo che permette la trasposizione in senso metafisico della dottrina teologica della resurrezione dei morti, come anche del concetto di ‘corpo glorioso’; quest’ultimo, peraltro, non é un corpo nel senso proprio della parola ma la sua ‘trasformazione’, (…) in altre parole é la ‘realizzazione della possibilità permanente e immutabile di cui il corpo non è che un’espressione passeggera, in modalità manifestata”.
(René Guénon, “L’uomo e il suo divenire secondo il Vedānta”). 

Gianluca Marletta

Bruxelles: False Flag di Cia, Mossad e Gladio

  

Segnaliamo questo articolo tratto da aurorasito e ripreso da Maurizio Blondet, per riassumere a titolo di esempio, cosa succede dietro le quinte della cronaca e della storia. Siamo convinti che da qualcuno, queste vicende saranno lette come la solita prospettiva complottistica, sta di fatto che la sequenza degli eventi, oltre che essere logica e pragmatica non fa una piega, rispetto agli interessi che si sono consolidati nell’Europa occidentale in questi ultimi cinquant’anni. 

Per chi volesse approfondire taluni argomenti, consigliamo di fare riferimento all’articolo pubblicato sul di Maurizio Blondet, perché sono linkate tutte le fonti da cui sono state tratte le affermazioni riportate e i riferimenti temporali e spaziali. 

http://www.maurizioblondet.it/bruxelles-false-flag-cia-mossad-gladio/

 Maurizio Blondet 23 marzo 2016 | Da Aurorasito – Aanirfan

Il 22 marzo 2016, il ministro degli Esteri palestinese Riyad al-Malqi doveva comparire dinanzi alla commissione affari esteri di Bruxelles per discutere come riavviare il processo di pace in Medio Oriente. EP. Così, il 22 marzo era il giorno giusto per il Mossad per colpire Bruxelles? Gli attacchi terroristici a Bruxelles saranno utilizzati per giustificare un’invasione della Siria? I presunti attentatori di Bruxelles del 22 marzo 2016, i fratelli Qalid e Ibrahim al-Baqrawi, e Najim Lashrawi, vanno considerati agenti dei servizi di sicurezza. Qalid e Ibrahim al-Baqrawi sarebbero stati reclutati dai servizi di sicurezza qualche tempo fa mentre erano in carcere per reati comuni. Qalid e Ibrahim al-Baqrawi furono nuovamente arrestati pochi giorni prima dell’attentato del 22 marzo 2016, secondo il Centro per la politica della sicurezza. Najm Lashrawi avrebbe lavorato per la CIA e alleati in Siria. I media hanno presentato un video della sorveglianza come video dell’attacco terroristico del 22 marzo 2016 a Bruxelles. Il video invece era sull’attacco terroristico all’aeroporto Domodedovo di Mosca del 24 gennaio 2011. Il Video che pretende di dimostrare l’esplosione di Zaventem fu ripreso nel 2011.

  

Falso video

Negli anni ’80 i servizi di sicurezza (operativi di Gladio della CIA) effettuarono i massacri nel Brabante in Belgio. “Secondo l’ex-agente del Mossad Victor Ostrovsky nel suo secondo libro ‘L’altro lato dell’inganno’ le stragi del Brabante furono effettuate da elementi degli eserciti segreti di Gladio, blanditi e manipolati dai servizi segreti israeliani, che spiegò la necessità di fare capire alla gente la necessità della ‘sicurezza’“. “Ostrovosky ha affermato che gli stragisti del Brabante trovarono rifugio in Israele, quando le autorità belghe erano sotto pressione per arrestarli”. Esplosioni all’aeroporto e alla metropolitana di Bruxelles.In Belgio, il parlamentare Laurent Louis pubblicò un elenco di nomi che il gruppo ‘Anonymous‘ trasmise a tutti i parlamentari del Belgio. L’elenco riguarda le persone coinvolte nel caso Dutroux. Tra i nomi elencati: il generale degli USA Michael Aquino (che ebbe un ruolo importante nella guerra psicologica e fu coinvolto nell’operazione di lavaggio del cervello Monarch; consigliere dello Stato Maggiore per l’Europa occidentale), Paul Bonacci, vittima di Monarch, Willy Claes segretario generale della NATO nel 1994-95, Elio di Rupo attuale primo ministro belga, André Cools, ministro belga assassinato… I vertici del Belgio sono ricattati. Gli eurocrati e Marc Dutroux I/Un giudice, un re, uno psicopatico e la sua amante/Segni Satanici.

Michael Aquino

Israele vuole distruggere il Belgio. Il Parlamento belga ha chiesto il riconoscimento della Palestina.L’uomo in bianco è indagato dalla polizia. Il 22 marzo 2016, almeno 30 persone sono state uccise negli attacchi in stile Gladio nell’aeroporto di Bruxelles e in una stazione della metropolitana, nelle ore di punta, a Bruxelles. Lo SIIL ha rivendicato gli attentati. Lo SIIL sarebbe gestito da CIA, Mossad e amici. Chi c’è realmente dietro lo SIILIl 18 marzo 2016, il presidente turco previde un possibile attentato a Bruxelles. Erdogan disse, ‘non vi è alcun motivo per cui la bomba esplosa ad Ankara non possa esplodere a Bruxelles‘. La strategia della tensione aiuta Trump.La CIA ed amici attaccarono il Belgio molte volte in passato. “Nel 1984, una squadra di marines statunitensi fu paracadutata in Belgio, e incontrò un membro dell’intelligence militare belga (NATO, Gladio e la strategia della tensione. Stay Behind della NATO). Si nascosero per due settimane prima di attaccare la stazione di polizia a Vielsalm. Armi e munizioni furono rubate. Un agente di polizia belga fu assassinato. Nel 1991, un’indagine del Senato belga dimostrò che l’attacco fu opera di militari statunitensi e belgi. Ulteriori attacchi ebbero luogo in Belgio. Altre armi e munizioni furono rubate in tali attacchi… In quel periodo in Belgio, gli “estremisti” guidavano i cosiddetti Massacri del Brabante. Si trattava di una serie di attacchi in due anni. Gruppi di uomini armati irruppero in ristoranti e supermercati e iniziavano a sparare“. Gladio e la creazione del caos geopolitico.

“Il generale sir Anthony Farrar-Hockley, ex-comandante in capo delle forze NATO in Europa settentrionale, disse… che un servizio d’intelligence segreto fu istituito in Italia con l’aiuto di agenti inglesi e della CIA, ed anche in parte finanziati da essa. La filiale italiana della rete era nota come Operazione Gladio“. Richard Norton Taylor, Guardian, 15/11/90

“Aangirfan ha descritto l’operazione asimmetrica di controintelligence, originariamente concepita come difesa ‘oltre le linee’ di un Paese, poi mutata scatenando il terrore in ‘Patria’ (Europa, America del Nord) per manipolare risultati politici, sociali, militari e la spesa per la difesa, all’interno. “Non è una teoria della cospirazione, è un fatto storico”. “Il 30 gennaio 2010, si apprese che i generali della NATO idearono l’Operazione Gabbia (Le indagini su Gabbia si approfondiscono con Poyrazkory rinviato a giudizio) compresa l’idea di far detonare esplosivi durante le gite di scolari nei musei militari in Turchia. L’intenzione era uccidere molti bambini“. Il generale inglese Frank Kitson avrebbe sviluppato l’idea della ‘pseudo banda’”. (Il generale Frank Kitson: sviluppò il falso terrorismo).

Lo SIIL è un’operazione di Gladio della CIA che interessa terrorismo e controllo mentale. Il Parlamento italiano dichiarò: “Quei massacri, quelle bombe, quelle azioni militari furono organizzate o promosse o sostenute da uomini delle istituzioni dello Stato italiano e, come è stato scoperto ultimamente, da uomini legati alle strutture dell’intelligence degli Stati Uniti”. Il professor Daniel Ganser scrive: “Questa è una citazione molto rivelatrice (e tanto per essere chiari, gli attentati in Italia, le stragi, come si chiamano in Italia, come Bologna, Piazza Fontana e Peteano, furono fatti indiscussi e consolidati della Guerra fredda). Così, qui abbiamo il Senato italiano che, una quindicina di anni fa, ammise che uomini delle istituzioni italiane, come ad esempio le unità del Ministero della Difesa italiana e dell’intelligence militare (i servizi segreti), erano collegati a tali attentati. Inoltre, personale dei servizi segreti statunitensi, come la CIA e forse la DIA (Defence Intelligence Agency), era anche collegato a tali atti di terrorismo“. Gli eserciti segreti della NATO. Operazione Gladio e la strategia della tensione.

Nel 1963 Kennedy fu assassinato e cinque mesi più tardi i socialisti italiani furono estromessi dal governo con un colpo di Stato di destra orchestrato dalle unità di CIA e Gladio. (Operazione Gladio)

Felice Casson è il magistrato italiano che rivelò l’esistenza dell’Operazione Gladio, l’operazione terroristica gestita da CIA e NATO dagli anni ’50. Gladio viene utilizzata per rimuovere presidenti e primi ministri. Felice Casson

Le indagini su Gladio di Casson iniziarono nel 1984, e ben presto portarono all’arresto di oltre 600 persone, agenti di polizia, militari, imprenditori, giornalisti, giuristi, politici e mafiosi. Casson parla contro la pressione politica su… Maggiori informazioni possono essere trovate sul giudice Felice Casson e l’Operazione Gladio da WikiSpooks.

Casson scoprì che una serie di attentati terroristici in Italia, imputati alle Brigate Rosse, fu opera del servizio segreto militare italiano. Il peggiore fu alla stazione di Bologna nel 1980, che uccise 85 persone. Vincenzo Vinciguerra fu uno degli arrestati. Durante il processo, Vinciguerra rivelò che Gladio mirava a terrorizzare la gente in modo che si volgesse al governo per avere protezione. Ciò è noto come ‘strategia della tensione’. Vincenzo Vinciguerra sostenne durante il processo: “Dovevi attaccare i civili, la gente, donne, bambini, innocenti, sconosciuti molto lontani da qualsiasi gioco politico. La ragione era molto semplice. Dovevano costringere le persone, il pubblico italiano, a volgersi verso lo Stato per chiedere maggiore sicurezza”. In un documentario della BBC su Gladio, descrisse lo scopo di “destabilizzare per stabilizzare’… ‘creare tensione nel Paese per promuovere le tendenze sociali e politiche conservatrici e reazionarie”. Nel 1990 il giudice Casson ebbe il permesso dal primo ministro italiano Giulio Andreotti di cercare tra gli archivi del Servizio Informazioni e Sicurezza Militare Italiano (SISMI) dove trovò la prova dell’esistenza della rete Gladio, e dei collegamenti con NATO e Stati Uniti. A seguito di questo, il 3 agosto 1990, il primo ministro Andreotti confermò al Parlamento l’esistenza delle reti Gladio. Andreotti ammise il collegamento di Gladio con la NATO. L’esercito segreto di Gladio, come rivelato da Andreotti, era ben armato. Le apparecchiature fornite dalla CIA furono sepolte in 139 nascondigli, nelle foreste, prati e perfino sotto chiese e cimiteri di tutto il Paese. Nel 2000, in Italia, una commissione parlamentare d’inchiesta su Gladio concluse: “Quei massacri, quelle bombe, quelle azioni militari furono organizzate o promosse o supportate da uomini delle istituzioni dello Stato italiano e, come è stato scoperto ultimamente, da uomini legati alle strutture d’intelligence degli Stati Uniti”.Il primo ministro greco Andreas Papandreou confermò l’esistenza di Gladio in Grecia. In Germania, un programma televisivo scosse la nazione, rivelando come ex-membri delle SS, le forze speciali di Hitler, fecero parte della ‘rete stay-behind‘ tedesca, operando per Gladio. Il Parlamento belga nominò una commissione speciale per indagare l’esistenza, confermata dal ministro della Difesa, della rete Gladio belga. I parlamentari belgi scoprirono che l’esercito segreto della NATO era ancora attivo. Scoprirono che una riunione segreta dei generali che dirigevano l’esercito segreto stay-behind in numerosi Paesi dell’Europa occidentale si era tenuta nel comando segreto di Gladio della NATO il 23 – 24 ottobre 1990. La riunione del Comitato Clandestino Alleato ebbe luogo a Bruxelles sotto la presidenza del generale Raymond Van Calster, capo del servizio segreto militare belga SGR (Service General de Renseignement). Andreotti affermò che i francesi parteciparono alla riunione a Bruxelles.

In Portogallo, un generale in pensione confermò tale rete in Portogallo.

 In Spagna, l’ex-ministro della Difesa Alberto Oliart affermò che “qui Gladio era il governo”. In Turchia l’ex-primo ministro Bulent Ecevit ammise che un esercito segreto fu coinvolto in torture, massacri, omicidi e colpi di Stato. Ciò indusse il ministro della Difesa Giray a ribattere “Ecevit era meglio tenere la bocca chiusa, cazzo!” In tutto, 12 Paesi dell’UE e la CIA, furono colpiti il 22 novembre 1990 dal Parlamento europeo che discusse la questione. Il tono fu dettato dal deputato greco Ephremidis: “Signor Presidente, il sistema Gladio esiste da quattro decenni sotto vari nomi operando clandestinamente, e abbiamo il diritto di attribuirvi la destabilizzazione, le provocazioni e il terrorismo verificatisi nei nostri Paesi per questi quattro decenni, e direi che, attivamente o passivamente, ne sia stato coinvolto”. Ephremidis criticò fortemente l’intera rete stay-behind di Gladio: “Il fatto che sia stato istituito da CIA e NATO, con la pretesa di difendere la democrazia, in realtà era volto a minarla utilizzandolo per i propri scopi nefasti”

Il parlamento dell’UE dichiarò che “Protestava vigorosamente il sequestro, da parte di alcuni militari statunitensi presso lo SHAPE della NATO, del diritto d’incoraggiare la creazione in Europa una rete d’intelligence ed operazioni clandestine”. Solo Belgio, Italia e Svizzera hanno indagato sugli eserciti segreti con una commissione parlamentare, producendo relazioni pubbliche lunghe e dettagliata. Secondo la stampa portoghese, il segretario generale della NATO Manfred Woerner confermò che il comando militare dello SHAPE coordinava le attività della rete Gladio. Confermò anche che Gladio fu istituita dai servizi segreti di vari Paesi della NATO, attraverso un comitato creato nel 1952. La stampa tedesca confermò che i cosiddetti eserciti segreti erano coordinati da una speciale ala protetto del Comando Generale della NATO. L’accesso avveniva attraverso una porta da caveau blindato e le carte venivano diffuse con il timbro ‘Solo per la visione a statunitensi’. Le rivelazioni cominciarono ad aumentare e apparve una foto del Comitato di Pianificazione Clandestino della NATO (CPC), responsabile degli eserciti Gladio e dei protocolli che attivamente proteggevano gli estremisti di destra dalle indagini, in quanto utili nelle attività anticomuniste. Il CPC era diretto dagli Stati Uniti con Regno Unito e Francia partner minori, e i membri della CIA presenti alle riunioni. I Paesi con propri eserciti stay-behind erano Italia, Belgio, Francia, Olanda, Spagna, Grecia, Turchia,…

Il Quartier Generale Supremo delle potenze alleate in Europa. SHAPE, che controlla Gladio.

Il barone belga De Bonvoisin sarebbe stato in collegamento con i gruppi fascisti dell’Operazione Gladio di CIA-NATO e i massacri del Brabante (Nijvel Gang), che uccisero 28 persone in Belgio. Nel caso dell’infanticida Dutroux, una delle persone nominata dai testimoni era il barone Benoit de Bonvoisin. (I lati oscuri della Vita di Dutroux)

Due ex-ufficiali dei Royal Marine ammisero di aver trascorso del tempo a Fort Monckton, vicino Portsmouth, dove membri di MI6 e SAS addestravano i gladiatori stranieri. La stampa inglese osservò che “è ormai chiaro che il reggimento d’élite Special Air Service (SAS) era coinvolto a pieno nei piani della NATO, ed operò, con l’MI6, nell’addestramento nella guerriglia e sabotaggio”. In particolare la stampa inglese confermò che “un’unità stay-behind italiana fu addestrata in Gran Bretagna. L’evidenza suggerisce che ciò durò fino agli anni ’80”, aggiungendo che “fu dimostrato che le SAS costruirono i nascondigli per le armi stoccate nel settore inglese della Germania Ovest”. Gli inglesi sapevano di più sull’esercito segreto svizzero del governo svizzero. “Attività, codici e nome del capo del gruppo del P26, Efrem Cattelan, erano noti ai servizi segreti inglesi, ma il governo svizzero ne fu tenuto all’oscuro, secondo il rapporto”.

Efrem Cattelan

Alcuni dei migliori dati sulla presenza segreta inglese provengono dall’indagine parlamentare svizzera sull’esercito segreto stay-behind svizzero P26. I “servizi segreti inglesi collaborarono strettamente con un’organizzazione armata clandestina svizzera (P26) attraverso una serie di accordi segreti nell’ambito della rete europea occidentale dei gruppi di “resistenza””, informò un pubblico stordito la stampa nella neutrale Svizzera. Il giudice svizzero Cornu ebbe il compito di esaminare la questione e nel suo rapporto “descrive la collaborazione del gruppo (P26) con i servizi segreti inglesi come “intensi”, con la Gran Bretagna che forniva prezioso know-how. I quadri del P26 parteciparono regolarmente ad esercitazioni in Gran Bretagna, dice il rapporto. Consiglieri inglesi, forse delle SAS, visitarono gli istituti di addestramento segreti in Svizzera”. Il membro di Gladio Alois Hurlimann, uno svizzero, riferì che nel maggio 1984 prese parte a corsi di addestramento segreti nel Regno Unito, inclusi anche veri assalti a un deposito di armi dell’IRA, in cui Hurlimann, completamente vestito con la mimetica, partecipò ed in cui almeno un attivista dell’IRA fu ucciso.

Giovanni De Lorenzo

La CIA utilizza Gladio per mantenere le persone “giuste” al potere. Nel 1963 Kennedy fu assassinato e cinque mesi dopo i socialisti italiani furono estromessi dal governo con un colpo di Stato di destra orchestrato dalle unità della CIA e di Gladio. Dal nome in codice ‘Piano Solo‘, il colpo di Stato era diretto dal generale Giovanni De Lorenzo. In stretta collaborazione con l’esperto di guerra occulta della CIA Vernon Walters, il capo della stazione CIA di Roma William Harvey e Renzo Rocca, direttore delle unità Gladio nel servizio segreto militare SID, De Lorenzo intensificò la guerra segreta. Rocca in precedenza usò il suo esercito segreto di Gladio per bombardare gli uffici della DC e di alcuni quotidiani e, successivamente, ne accusò la sinistra per screditare comunisti e socialisti… I gladiatori ricevettero le liste di proscrizione con centinaia di persone con l’ordine esplicito di rintracciare socialisti e comunisti segnalati, arrestarli e deportarli in Sardegna, dove il centro segreto di Gladio avrebbe funto da prigione. Poi, il 14 giugno 1964, De Lorenzo diede il via libera e le sue truppe entrarono a Roma con carri armati, blindati, jeep e lanciagranate, mentre le forze della NATO inscenarono una grande manovra militare nella zona per intimidire il governo italiano. Un secondo colpo di Stato di destra appoggiato dalla CIA, nome in codice Tora-Tora era previsto per dicembre 1970, ma fu fermato all’ultimo minuto. Secondo quanto riferito, la telefonata che l’interruppe era dello stesso presidente Nixon. Di conseguenza, la sinistra continuò ad avanzare in Italia. Il ministro degli Esteri Aldo Moro, insieme al presidente Giovanni Leone, volò negli Stati Uniti, ma Kissinger gli disse che in alcun caso la sinistra doveva andare al governo. La moglie di Aldo Moro, Eleonora, testimoniò che le parole rivolte al marito furono: “Dovete abbandonare la politica di voler far collaborare direttamente tutte le forze politiche del Paese. O lo fate o la pagherete cara’“. Successivamente Moro fu rapito ed ucciso. La commissione del Senato che investigava su Gladio e gli attentati terroristici, sospettò che CIA e servizio segreto militare italiano avessero organizzato il rapimento e l’assassinio di Moro. I senatori italiani conclusero nel giugno 2000 che “quelle stragi, quelle bombe, quelle azioni militari furono organizzate o promosse o supportate da uomini delle istituzioni italiane e, come fu scoperto dopo, da uomini legati alle strutture d’intelligence degli Stati Uniti”.

La 15enne Emanuela Orlandi scomparve a Roma. 

Qual è il segreto sinistro del Vaticano dietro l’adolescente Emanuela. Secondo una telefonata a un programma TV (Chi l’ha Visto? NdT): Emanuela fu rapita per fare un favore al cardinale Ugo Poletti. Il boss Enrico De Pedis avrebbe fornito ragazzi a cardinali per fare sesso. De Pedis sarebbe stato coinvolto nell’Operazione Gladio della CIA, effettuando atti di terrorismo in Italia. Enrico De Pedis fu sepolto in una tomba tempestata di diamanti nella Basilica centrale di Roma di Sant’Apollinare, accanto all’Università della Santa Croce dell’Opus Dei. Alcuni credono che il boss mafioso De Pedis fosse il figlio del cardinale Poletti, Vicario di Roma, molto vicino all’ex-primo ministro italiano Giulio Andreotti. Quel “benefattore” di Enrico De Pedis, detto “Renatino”.In Italia, la loggia massonica P2 legava i peggiori appartenenti allo Stato profondo. Lo Stato profondo “è un governo segreto parallelo, organizzato dall’apparato d’intelligence e sicurezza, finanziato dal narcotraffico e impegnato nelle violenze criminali per proteggere lo Stato e gli interessi dei militari…” (Il legame tra guerra e grande finanza)

Nel marzo 1981 la polizia italiana trovò l’elenco di 962 membri della P2, che conteneva i nomi di 3 ministri del governo e 43 membri del parlamento, 43 generali e ammiragli, 8 capi dei servizi segreti e comandanti di polizia, alti burocrati e diplomatici, industriali, finanzieri, giornalisti e personaggi televisivi. L’ex-agente del Mossad Victor Ostrovsky ha scritto che Licio Gelli, Gran Maestro della P2, era alleato del Mossad e coinvolto nell’Operazione Gladio. (Abbasso la Omicidi SpA / Israele, Mossad, Iran e un attacco nucleare false flag)L’Operazione Gladio di CIA-NATO commise atti di terrorismo, come la strage di Bologna del 1980. I vertici che avrebbero avuto contatti con la P-2 includevano: Henry Kissinger, Edmond de Rothschild e David Rockefeller. Gladio, il pugnale della NATO nel cuore dell’Europa. L’asse Pentagono-nazisti-mafia-terrorismo

In questo saggio a corollario della trilogia del Millennio di Larsson, le operazioni bagnate e sotto falsa bandiera mantengono l’Europa a colonia degli Stati Uniti. I capi vengono assassinati, i movimenti sovvertiti. Sotto la superficie, l’impero domina con gli squadroni della morte, come ha sempre fatto nel sud. L’attacco alla Libia ha svelato il pugno di ferro sotto il guanto di velluto dello slogan “intervento umanitario”. Come la distruzione della Jugoslavia e lo stupro dell’Afghanistan, la riduzione della Libia a virtuale colonia di schiavi fu eseguita sotto le bandiere della NATO. E cos’è esattamente la NATO? Richard Cottrell racconta la storia di caos e omicidi dietro l’”Alleanza per la pace”, e prevede che l’emergente colosso militare combatterà per prendere il controllo di risorse strategiche come petrolio, gas, minerali e acqua ovunque sul pianeta. Mascherate da retroguardia contro gli invasori sovietici, le forze segrete della NATO si sono lanciate nel terrorismo psicologico e fisico. Erano gli anni di piombo, in cui a centinaia morirono nella guerra sintetica per le strade d’Europa.

Il comandante della NATO Generale Lyman Lemnitzer ordinò vari attentati al presidente francese Charles de Gaulle. Dimesso dal Pentagono da John F. Kennedy per insubordinazione, trovò esilio in Europa da dove Lemnitzer si vendicò a Dallas. Gli eserciti segreti forgiarono legami con la criminalità organizzata e i neofascisti. Colpi di Stato della NATO abbatterono i governi di Grecia e Turchia; lo Stato-isola di Cipro fu diviso con un aspro genocidio. La guerriglia urbana delle Brigate Rosse e della Baader-Meinhof fu abilmente manipolata. L’Italia ebbe un governo dello Stato profondo, della loggia ultra-segreta pseudo-massonica P2, fondata da ex-camicie nere. Il premier svedese Olof Palme e il premier italiano Aldo Moro furono assassinati. Papa Giovanni Paolo II fu ferito da gangster turchi che lavoravano come killer di Gladio. Nel 2009, un’operazione ripresa da Gladio dal nome in codice Ergenekon emerse in Turchia. Gli spari in Norvegia nel luglio 2011, e in Belgio, Francia e Italia nel 2012, riportano alla serie di classiche operazioni false flag di Gladio.

Sofficini, solo un esempio di come l’industria alimentare ammala i bambini.. | Da Notizia Utile

  

Circa l’80% del peso dei sofficini è tutto tranne che mozzarella e p.cotto, ma sono ben 28 ‪ingredienti‬ di certo NON salutari.. Ecco quali

Chi  consuma Sofficini deve sapere che questo prodotto contiene ben 28 ingredienti e che circa l’80% del peso di ogni singolo sofficino è tutto tranne mozzarella e prosciutto cotto. La domanda da porsi è perché vendono così tanto allora? Come si chiede la nutrizionista Chiara Cevoli, che scrive su Facebook: “I ‪Sofficini‬: altro esempio di come l’industria alimentare ammala i bambini. 28 ‪ingredienti‬ (più o meno, è un’impresa contarli!), più dell’80% del peso del prodotto non è ne ‪mozzarella‬ ne ‎prosciutto cotto‬. Qual è la loro forza? Perché vendono tanto? La ‪Findus‬ ha inventato il simpatico pupazzetto Carletto‬ per attirare i bambini e per i genitori mette a disposizione la comodità di una ‪‎cena‬ praticamente già pronta, che i figli mangeranno senza fare storie. Secondo voi è giusto così?”

Gli ingredienti dei Sofficini con prosciutto cotto e mozzarella

Dal sito di Findus: “Latte scremato reidratato, farina di grano tenero,prosciutto cotto affumicato 10,7% (ingredienti: coscia di suino, acqua, sale, destrosio, sciroppo di glucosio, aromatizzanti di affumicatura, stabilizzanti: trifosfati; antiossidanti: ascorbato di sodio; aromi, conservanti: nitrito di sodio) mozzarella 8% (ingredienti: latte, sale, fermenti lattici, caglio), olio di semi di girasole, uova, formaggio (ingredienti: latte, fermenti lattici, sale, conservanti: lisozima da uovo, caglio), amido di frumento, sale, succo di limone da concentrato, lievito di birra, paprica, pepe nero, noce moscata, estratto di malto d’orzo.”

Io credo che ci lasciamo trasportare dalla routine quotidiana togliendo valore a quello che alla fine si ha di più caro, la salute. Un genitore stanco a fine giornata trova una specie di conforto nel poter far felice il proprio bambino con una pietanza appetitosa e veloce da preparare, come appunto i sofficini, poi li ricordiamo per quella bella pubblicità del simpatico pupazzetto, e vai a spigarlo al tuo bambino che quello si chiama marketing e che è spietato e competitivo, assetato di consensi e manipolatore, e questo ci può andare anche bene, ma non quando si tratta di salute. Ma noi, lasciamo fare..

LE AZIENDE APPROFITTANO DELLE DEBOLEZZE E, A VOLTE, QUELLO CHE SEMBRA ESSERE SEMBRA ESSERE LA SODDISFACIMENTO DI UN BISOGNO, E’ IL SOLO L’ APPARENTE SOLLIEVO CHE CREA DANNI REALI….

POI, CI CHIEDIAMO LE NUOVE” MALATTIE DELL’ERA MODERNA” DA DOVE ARRIVANO…DARESTE MAI DA MANGIARE AI VOSTRI BAMBINI GLI INGREDIENTI ELENCATI? BEH ALLORA INFORMIAMOCI E TROVIAMO ALTERNATIVE.

Un esposto al ministro contro tre corsi | di Andrea Zambrano – Lnbq

  
A seguito dell’episodio di Montevarchi, dove gli alunni di una scuola sono stati portati a forza ad assistere ad una Unione civile in Comune, la commissione Scuola del Comitato Difendiamo i nostri figli, che ha promosso il Family Day, si è attivata presso il Ministero della Pubblica Istruzione e della Ricerca, inoltrando, le segnalazioni da parte di genitori e docenti riguardo percorsi educativi non condivisi e dai contenuti ritenuti non idonei o equivoci. 

Secondo il portavoce Massimo Gandolfini «tali percorsi risultano spesso proposti senza l’adeguata preventiva informazione dei genitori e il loro preventivo consenso – atti previsti dalla normativa vigente e richiamati dalle recenti Circolari Ministeriali. Abbiamo inoltre fatto pervenire al Ministero della Pubblica Istruzione anche le critiche pedagogiche – elaborate da vari esperti – ad alcuni “macro progetti” che stanno coinvolgendo diverse scuole italiane su iniziativa di Soggetti pubblici e privati extrascolastici, spesso senza adeguata informazione dei genitori».

I progetti monitorati dal Comitato sono i cosiddetti percorsi educativi dal titolo “W L’Amore”, “In Vitro” e il percorso teatrale “Fa’ Afafine”. Si tratta di tre progetti che nei mesi scorsi hanno suscitato più di una perplessità, se non aperta ostilità da parte dei genitori che se li sono ritrovati come vera e propria materia da studiare in classe. 

Fa’ Afafine racconta ad esempio di «Alex (che) ha sempre le idee chiare su ciò che vuole essere: i giorni pari è maschio e i dispari è femmina». W L’amore invece, inizialmente diffuso in Emilia Romagna grazie anche al contributo dell’Asl locale, si prefiggeva di insegnare il sesso ai ragazzi approdando anche alla possibilità dell’aborto come una delle opzioni.

«Sulla spinta del Family day e con il grande consenso che centinaia di migliaia di famiglie ci hanno dato, confermo il mio personale impegno – ha proseguito Gandolfini – sui temi dell’educazione dei bambini nel rispetto della loro identità sessuata e del diritto delle famiglie ad avere piena conoscenza dei programmi educativi della scuola». Che ha auspicato «la necessità che il ministero preda una posizione chiara di condanna rispetto a derive ideologiche di questo genere».

Ma i tre progetti presi in esame dal Comitato, su cui il ministro della Scuola Giannini sarà chiamata a dare una risposta, sono soltanto la punta dell’iceberg di un nuovo business, quello dei progetti ideati il più delle volte da militanti di associazioni Lgbt, che grazie all’ambiguità normativa attuale, scaturita anche dal favore con cui nella legge sulla Buona Scuola si guarda a questo tipo di corsi, si propagano corsi di educazione alla gender theory, il più delle volte con la scusa del bullismo omofobico.

L’associazione Pro Vita recentemente ha mappato molti di questi corsi sparsi per tutt’Italia che hanno tutta l’aria di essere un vero e proprio business per i promotori che, grazie ad una pubblicistica ormai fiorente, possono girare in lungo e in largo il Bel Paese, con sicuro guadagno, visto che molte volte sono gli stessi Comuni a finanziare questi corsi. Nel dossier di Pro Vita vengono elencate molte iniziative svolte a scuola.

A Trieste con la lettura del libro l’Acero rosso i piccoli hanno appreso che «si può essere adottati da due mamme o da due papà»; A Bologna lo spettacolo “La bella Rosaspina addormentata”, una delle tappe del progetto arcobaleno rivolto ai bambini di 7 anni che si prefigge lo scopo di andare oltre «le norme e gli stereotipi del maschile e del femminile». Celebre a Roma la lettura al Liceo Giulio Cesare del romanzo “Sei come sei”, che fu oggetto anche di un’interpellanza parlamentare; mentre per i bambini delle scuole dell’infanzia di Roma e degli asili nido nel gennaio 2014 è stato proposto il progetto “La scuola fa la differenza” in cui ai bambini 0-3 veniva spiegata «la pluralità dei modelli familiari e dei ruoli sessuali»; All’istituto comprensivo Coletti di Treviso il progetto “Educazione all’affettività” ha visto la proiezione del film “Le migliori cose del mondo” con scene esplicite di masturbazione mentre a Venezia negli asili nido e nelle scuole comunali sono stati distribuiti i libretti “E con Tango siamo in tre”.

Per gli insegnanti delle medie e delle superiori è in distribuzione un manuale dal titolo “Educare alla diversità a scuola” in cui si avverte che vi è un «modello omofobo di tipo religioso, che considera l’omosessualità un peccato» mentre a Perugia e Città di Castello nel febbraio scorso sono stati distribuiti i libretti dell’Unar con favole gay “Qual è il segreto di papà”. Ma non è finita: questo è solo uno spaccato di una rete ormai che sta letteralmente colonizzando il mondo della scuola statale: a Pontassieve c’è “E.COS. Decostruire per costruire”, mentre a Castelnovo Monti (RE) per gli studenti del liceo Cattaneo sono saliti in cattedra gli attivisti dell’Arcigay con il manuale “SAFER SEX HIV” in cui venivano dati consigli su coime effettuare in sicurezza rapporti anali. A Siena alla Federigo Tozzi i bambini di quinta elementare hanno potuto leggere “Non sono una principessa. Educare al genere attraverso la lettura”; “All Right(s)! Tutti insieme per i diritti, tutti contro la omo-lesbo-transfobia” è stato invece il corso proposto agli studenti di seconda e terza del Meucci di Latina.

Non si sentono da meno nemmeno le parrocchie. A Bari sono stati proposti 25 incontri su “Omofobia: non a casa mia!”, tra i quali: un laboratorio sull’identità di genere svolto nel centro per minori “Mimmo Bianco”; il “Pride game”, gioco da tavola a tematiche LGBTQI con una simulazione ludica dell’organizzazione di un Gay Pride. “Liber* tutt*” invece, con gli asterischi ben marcati, è stato svolto a Massa Carrara nelle scuole di ogni ordine e grado. Come si può vedere ce n’è per ogni gusto. Tranne che per quello dettato da madre natura.

Ringraziamo per l’articolo: La Nuova Bussola Quotidiana 

Il ruolo della Religione nella vita | Un contributo dell’Associazione Imam Mahdi

  
Cambiare vita significa ricreare sulla Via Retta rivelata da Dio l’orientamento integrale dei propri Atti, Pensieri e Parole verso Dio Signore dei Mondi e ciò con una radicale rottura con le nostre abitudini inveterate. Ciò va di fato attuato con la ricerca di un modo di vita che sia conforme e che predisponga all’osservazione della Legge, dei Suoi Ordini e dei Suoi Precetti.Laddove vi sono situazioni che per esperienza risultano immodificabili e che ostacolano l’Anima nel suo compito, esse vanno tagliate con la spada della discriminazione e col cambiamento del terreno nel quale queste abitudini trovarono il loro ambiente ideale di proliferazione.

Stapparsi dal comodo terreno, velenoso ricetto delle nostre false abitudini ereditate dall’aggregato malato di preconcetti e desideri vani – disgregare tale aggregazione attraverso un atto di conoscenza e volontà diretto esclusivamente al Bene di Dio che è il nostro stesso Bene.

Il veicolo di tale atto non può che essere la Determinazione intellettuale che vede ciò che è meglio per l’anima sulla Via di Dio e predispone la vita a portare il peso, la responsabilità, il destino di un’esistenza “per” Dio e “per” la Sua Verità, non “per” il mondo e la Sua Vanità. Tale atto è un atto che determina l’esistenza al servizio di Dio e che “testimonia” il Suo Ordine in se stessi e nel mondo – è un atto ad un tempo Spirituale, Religioso e Politico: spirituale perché determina il proprio orientamento interiore nei confronti della conoscenza di Dio che è conoscenza del Sé autentico e del principio spirituale dell’essere umano, Religioso perché tale orientamento si realizza qui e ora nella pratica di una Legge Rivelata e nella Comprensione dei Suoi Significati, Politico perché testimonia un agire altro rispetto a quello del mondo attuale.

Il nostro agire religiosamente conforme ai Principi che ci sono stati trasmessi dai Profeti (AS) e dagli Imam (AS) non può non essere visto dagli altri come un atto politico nel senso reale del termine, vale a dire teso a determinare un retto orientamento dell’agire umano che, contemplando tutti i piani della realtà, si oppone e ostacola i disegni di un modo che vuole essere svincolato dal principio Divino non riconoscendolo, non accettandolo e non volendo chiaramente che la Sua Volontà sia Guida all’azione e all’insegnamento e determini il destino degli uomini e delle società.

Il nostro agire conformemente alla Legge ci farà altri, estranei e pericolosi per questo mondo, in quanto la Legge di Dio e i disegni degli esseri umani sono irriducibili e inconciliabili.

La determinazione spirituale efficiente che ci rende necessaria la conoscenza di Dio determina quest’ultima informandola in una Rivelazione che è frutto di salvezza per chi la riconosce, la accetta e la vive – e vivere una Rivelazione che pone una Realtà unica che va realizzata senza che vi sia contrasto tra ciò che uno pensa e ciò che uno fa. E’ un Atto Politico che si pone come segno di discriminazione per un mondo nel quale Dio e la Sua Volontà sono stati rimossi, accantonati e apparentemente neutralizzati.

La nostra Fede è un segno distintivo che fa ritrovare alla nostra esistenza il suo asse portante – ordine che non è solo nostro ma di tutti gli esseri dotati di intelletto e quindi potenzialmente capaci di comprenderlo.

Si tratta quindi di non separare i vari piani e aspetti dell’esistenza ma di rimetterli tutti “integralmente” a Dio che li ricollegherà e penetrerà col Suo Spirito ricostituendone l’equilibrio interno, unico modo per non cadere nell’impossibilità di difendere e mantenere la dignità di esseri umani in cerca della Sua Conoscenza e della Sua Verità, pronti a testimoniarne la Via, l’Ordine e la Rivelazione.

E’ necessario quindi ritrovare un’identità chiara e stabile in tutti gli elementi e rapporti della nostra vita nella quale coltivare interamente la nostra Via verso il Vero, senza fratture tra l’interiore e l’esteriore, tra l’io e gli altri, ma con perfetta consapevolezza che le manifestazioni dell’agire dell’uomo o convergono verso un unico Fine o si disgregano in fini molteplici e vari che disgregano ad un tempo l’anima e l’intelletto dell’essere umano.

In sintesi, lo spazio della Religione nella nostra vita deve essere lo spazio stesso della nostra vita.

A cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Riccardo Garrone | Il Tempo dell’Onore

  

Il politicamente corretto… e il “Tempo dell’Onore”…

Ieri l’altro si è spento il noto attore e caratterista Riccardo Garrone…

Tutta la stampa di questo infame regime democratico ha dato risalto alla notizia descrivendo nei minimi particolari la vita artistica ed umana dell’attore da ultimo protagonista di uno spot televisivo per una nota azienda produttrice di caffè nel quale interpretava un simpatico San Pietro in paradiso…

Ovviamente si è volutamente omesso di trattare e ricordare una parte significativa della vita dell’attore…

Quella parte riguarda il periodo della sua gioventù e della sua scelta di aderire e combattere “dalla parte sbagliata” dopo l’8 settembre 1943… la scelta dell’attore di essere parte di quel fascismo immenso e rosso che fu la REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA…

Riccardo Garrone, infatti, combatté con il grado di tenente nelle fila nella X MAS del principe Junio Valerio Borghese, nel Btg, Nuotatori Paracadutisti del Comandante Nino Buttazzoni

Ci piace pensare che ieri l’altro il camerata Riccardo Garrone, che giammai ha rinnegato il proprio passato, si sia riunito ai suoi commilitoni …a Walter Chiari…a Ugo Tognazzi…a Osvaldo Valenti…a Enrico Maria Salerno… a Luciano Salce…a Raimondo Vianello…a Enrico Ameri… e a tutti gli altri che ci è impossibile elencare uno per uno e che tutti insieme – in quell’angolo di cielo riservato a tutti noi – abbiano magari bevuto un buon caffè ricordando il tempo dell’onore e l’epica guerra tra il sangue e l’oro che combatterono a viso aperto durante, e dopo.

(Nicola Santoro)

  

Ringraziamo: http://informare.over-blog.it/2016/03/il-tempo-dell-onore.html

15 Marzo 2016

San Giuseppe | Santo Patrono di Santa Marinella

UOMO SEMPLICE DI ECCELLENZA

  
Il nome Giuseppe è di origine ebraica e sta a significare “Dio aggiunga”, estensivamente si può dire “aggiunto in famiglia”. Può essere che l’inizio sia avvenuto col nome del figlio di Giacobbe e Rachele, venduto per gelosia come schiavo dai fratelli. Ma è sicuramente dal padre putativo, cioè ritenuto tale, di Gesù e considerato anche come l’ultimo dei patriarchi, che il nome Giuseppe andò diventando nel tempo sempre più popolare. In Oriente dal IV secolo e in Occidente poco prima dell’XI secolo, vale a dire da quando il suo culto cominciava a diffondersi tra i cristiani. Non vi è dubbio tuttavia che la fama di quel nome si rafforzò in Europa dopo che nell’Ottocento e nel Novecento molti personaggi della storia e della cultura lo portarono laicamente, nel bene e nel male: da Francesco Giuseppe d’Asburgo a Garibaldi, da Verdi a Stalin, da Garibaldi ad Ungaretti e molti altri ancora. San Giuseppe fu lo sposo di Maria, il capo della “sacra famiglia” nella quale nacque, misteriosamente per opera dello Spirito Santo, Gesù figlio del Dio Padre. E orientando la propria vita sulla lieve traccia di alcuni sogni, dominati dagli angeli che recavano i messaggi del Signore, diventò una luce dell’esemplare paternità. Certamente non fu un assente. È vero, fu molto silenzioso, ma fino ai trent’anni della vita del Messia, fu sempre accanto al figliolo con fede, obbedienza e disponibilità ad accettare i piani di Dio. Cominciò a scaldarlo nella povera culla della stalla, lo mise in salvo in Egitto quando fu necessario, si preoccupò nel cercarlo allorché dodicenne era “sparito’’ nel tempio, lo ebbe con sé nel lavoro di falegname, lo aiutò con Maria a crescere “in sapienza, età e grazia”. Lasciò probabilmente Gesù poco prima che “il Figlio dell’uomo” iniziasse la vita pubblica, spirando serenamente tra le sue braccia. Non a caso quel padre da secoli viene venerato anche quale patrono della buona morte. San Giuseppe non è solamente il patrono dei padri di famiglia come “sublime modello di vigilanza e provvidenza” nonché della Chiesa universale, con festa solenne il 19 marzo. Egli è oggi anche molto festeggiato in campo liturgico e sociale il 1° maggio quale patrono degli artigiani e degli operai, così proclamato da papa Pio XII. Papa Giovanni XXIII gli affidò addirittura il Concilio Vaticano II. Vuole tuttavia la tradizione che egli sia protettore in maniera specifica di falegnami, di ebanisti e di carpentieri, ma anche di pionieri, dei senzatetto, dei Monti di Pietà e relativi prestiti su pegno. Viene addirittura pregato, forse più in passato che oggi, contro le tentazioni carnali. Che il culto di San Giuseppe abbia raggiunto in passato vette di popolarità lo dimostrano anche le dichiarazioni di moltissime chiese relative alla presenza di sue reliquie. Per fare qualche esempio particolarmente significativo: nella chiesa di Notre-Dame di Parigi ci sarebbero gli anelli di fidanzamento, il suo e quello di Maria; Perugia possiederebbe il suo anello nuziale; nella chiesa parigina dei Foglianti si troverebbero i frammenti di una sua cintura. Ancora: ad Aquisgrana si espongono le fasce o calzari che avrebbero avvolto le sue gambe e i camaldolesi della chiesa di S. Maria degli Angeli in Firenze dichiarano di essere in possesso del suo bastone.
Cosa faceva san Giuseppe?

In Matteo 13,55 la professione di Giuseppe viene nominata quando si dice che Gesù era figlio di un “téktón”. Il termine greco téktón è stato interpretato in vari modi. Si tratta di un titolo generico che veniva usato per operatori impegnati in attività economiche legate all’edilizia, dunque in senso stretto non doveva appartenere a una famiglia povera, non si limitava ai semplici lavori di un falegname ma esercitava piuttosto un mestiere con materiale pesante, che manteneva la durezza anche durante la lavorazione, per esempio legno o pietra. Accanto alla traduzione – accettata dalla maggior parte dagli studiosi – di téktón come carpentiere, alcuni hanno voluto accostare quella di scalpellino. Gesù a propria volta praticò il mestiere del padre. Il primo evangelista ad usare questo titolo è stato Marco che definisce Gesù un téktón in occasione di una visita a Nazaret, osservando che i concittadini ironicamente si chiedono: “Non è costui il téktón, il figlio di Maria?”. Matteo riprende il racconto di Marco, ma con una variante: “Non è egli (Gesù) il figlio del téktón?”. Come è evidente, qui è Giuseppe ad essere iscritto a questa professione. Nei tempi antichi, i Padri latini della Chiesa hanno però tradotto il termine greco di téktón con falegname, dimenticando forse che nella Israele di allora il legno non serviva soltanto per approntare aratri e mobili vari, ma veniva usato come vero e necessario materiale per costruire case e qualsiasi edificio. Infatti, oltre ai serramenti in legno, i tetti a terrazza delle case israelite erano allestiti con travi connesse tra loro con rami, argilla, fango e terra pressata, tant’è vero che il Salmo 129 descrive come sui tetti crescesse l’erba.

Origini e sposalizio con Maria

Le notizie dei Vangeli su san Giuseppe sono molto scarne. Parlano di lui Matteo e Luca: essi ci dicono che Giuseppe era un discendente del re Davide ed abitava nella piccola città di Nazaret. Le versioni dei due evangelisti divergono nell’elencare la genealogia di Gesù, compreso chi fosse il padre di Giuseppe: Luca 3,23-38: Gesù quando incominciò il suo ministero aveva circa trent’anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, figlio di Eli, Matteo 1,1-16: Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo. Secondo la tradizione degli apocrifi, in particolar modo il Protoevangelo di Giacomo (II secolo) Giuseppe, discendente dalla famiglia di David e originario di Betlemme, prima del matrimonio con Maria si sposò con una donna che gli diede sei figli, quattro maschi (Giuda, Giuseppe, Giacomo e Simeone) e due femmine (Lisia e Lidia). Rimase però ben presto vedovo e con i figli a carico. Gli apocrifi cercavano in tal modo di giustificare la presenza di fratelli di Gesù nei Vangeli. La Chiesa ortodossa accoglie questa tradizione (come ben mostrato nei mosaici della chiesa di San Salvatore in Chora, a Costantinopoli), mentre la Chiesa cattolica rifiuta questa interpretazione, e sostiene che si trattava di cugini o altri parenti stretti (in greco antico vi sono due termini distinti: adelfòi, fratelli, e sìnghnetoi, cugini, ma in ebraico e in aramaico una sola parola, ah, è usata per indicare sia fratelli sia cugini. Seguendo ancora la tradizione apocrifa, Giuseppe, già in età avanzata, si unì ad altri celibi della Palestina, tutti discendenti di Davide, richiamati da alcuni banditori provenienti da Gerusalemme. Il sacerdote Zaccaria aveva infatti ordinato che venissero convocati tutti i figli di stirpe reale per sposare la giovane Maria, futura madre di Gesù, allora dodicenne, che era vissuta per nove anni nel tempio. Per indicazione divina, questi celibi avrebbero condotto all’altare il loro bastone, Dio stesso ne avrebbe poi fatto fiorire uno, scegliendo così il prescelto. Zaccaria entrato nel tempio chiese responso nella preghiera, poi restituì i bastoni ai legittimi proprietari: l’ultimo era quello di Giuseppe, era in fiore e da esso uscì una colomba che si pose sul suo capo. Giuseppe si schermì facendo presente la differenza d’età, ma il sacerdote lo ammonì a non disubbidire alla volontà di Dio. Allora questi, pieno di timore, prese Maria in custodia nella propria casa.

Il dubbio dinanzi alla gravidanza di Maria e il sogno

La vicenda di Maria e Giuseppe ha inizio nei Vangeli con l’episodio dell’Annunciazione: Nel sesto mese l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe, la vergine si chiamava Maria. Giuseppe è presentato come il discendente di Davide, sposo della Vergine divenuta protagonista del Mistero dell’Incarnazione. Per opera dello Spirito Santo, Maria concepì un Figlio “che sarà chiamato Figlio dell’Altissimo”. L’angelo a conferma dell’evento straordinario, le disse poi che anche la cugina Elisabetta benché sterile, aspettava un figlio. Maria si recò subito dalla parente e al suo ritorno, essendo già al terzo mese, erano visibili i segni della gravidanza. In queste circostanze “Giuseppe suo sposo che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di allontanarla in segreto” come dice il Vangelo di Matteo. L’uomo non sapeva come comportarsi di fronte alla miracolosa maternità della moglie: certamente cercava una risposta all’inquietante interrogativo, ma soprattutto cercava una via di uscita da una situazione difficile. Ecco però che gli apparve in sogno un angelo che gli disse: “Giuseppe figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli salverà il suo popolo dai suoi peccati”. Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo e prese con sé la sua sposa, accettandone il mistero della maternità e le successive responsabilità.

La vita “nascosta” di Nazaret

I Vangeli riassumono in poche parole il lungo periodo della fanciullezza di Gesù, durante il quale questi, attraverso una vita apparentemente normale, si preparava alla sua missione. Un solo momento è sottratto a questa “normalità” ed è descritto dal solo Luca. Gesù, a dodici anni, partì come pellegrino insieme coi genitori verso Gerusalemme per festeggiarvi la festa di Pasqua. Trascorsi però i giorni della festa, mentre riprendeva la via del ritorno, Gesù rimase a Gerusalemme, senza che Maria e Giuseppe se ne accorgessero. Passato un giorno se ne resero conto e iniziarono a cercarlo, trovandolo dopo tre giorni di ricerche nel tempio, seduto a discutere con i dottori. Maria gli domandò: “Figlio, perché hai fatto così? Ecco tuo padre e io, angosciati ti cercavamo”. La risposta di Gesù “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” lasciò i genitori senza parole. La morte di San Giuseppe-. Tornato a Nazaret, Gesù cresceva giovane e forte, sottomesso ai genitori. Quando iniziò la sua vita pubblica, molto probabilmente Giuseppe era già morto. Infatti, non è mai più menzionato dai Vangeli dopo il passo di Luca sopra citato (talvolta Gesù è chiamato “figlio di Giuseppe”, ma questo non implica che fosse ancora vivente). Inoltre, quando Gesù è in croce, affida Maria al suo discepolo Giovanni, il quale “da quel momento la prese nella sua casa”, il che non sarebbe stato necessario se Giuseppe fosse stato in vita. Secondo l’apocrifo “Storia di Giuseppe il falegname”, che descrive dettagliatamente il trapasso del santo, Giuseppe aveva ben centoundici anni quando morì, godendo sempre di un’ottima salute e lavorando fino al suo ultimo giorno. Avvertito da un angelo della prossima morte, si reca a Gerusalemme e al suo ritorno viene colpito dalla malattia che l’avrebbe ucciso. Stremato nel suo letto, sconvolto dai tormenti, è travagliato nella mente e solo la consolazione di Gesù riesce a calmarlo. Circondato dalla sposa, viene liberato dalla visione della morte e dell’Oltretomba, scacciate subito da Gesù stesso. L’anima del santo viene quindi raccolta dagli arcangeli e condotta in paradiso. Il suo corpo viene poi sepolto con tutti gli onori alla presenza dell’intera Nazaret. Ancora oggi non sappiamo dove si trovi la tomba del santo, nelle cronache dei pellegrini che visitarono la Palestina si trovano alcune indicazioni circa il sepolcro di San Giuseppe. Due riguardano Nazaret e altre due Gerusalemme, nella valle del Cedron. L’entrata in Cielo di Giuseppe-. Grandi santi e teologi si sono mostrati convinti che Giuseppe sia stato assunto in Cielo al tempo della Risurrezione di Cristo. Così Francesco di Sales in un suo sermone: «Non dobbiamo per nulla dubitare che questo santo glorioso abbia un enorme credito nel Cielo, presso Colui che l’ha favorito a tal punto da elevarlo accanto a Sé in corpo e anima. Cosa che è confermata dal fatto che non abbiamo reliquie del suo corpo sulla terra. Così che mi sembra che nessuno possa dubitare di questa verità. Come avrebbe potuto rifiutare questa grazia a Giuseppe, Colui che gli era stato obbediente tutto il tempo della sua vita? ». A tal proposito, papa Giovanni XXIII – nel maggio del 1960, in occasione dell’omelia per la canonizzazione di Gregorio Barbarigo – ha mostrato la sua prudente adesione a quest’antica «pia credenza» secondo cui Giuseppe, come anche Giovanni Battista, sarebbe risorto in corpo ed anima e salito con Gesù in Cielo all’Ascensione. Il riferimento biblico sarebbe in Matteo 27,52 «…e i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E, uscendo dai sepolcri, entrarono nella Città santa e apparvero a molti…».

  
La paternità di san Giuseppe

Accanto alla testimonianza circa l’origine divina di Gesù, incontriamo nei Vangeli anche quella che Gesù era ritenuto il figlio di Giuseppe. Limitiamoci a Filippo, che dice a Natanaele: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti: Gesù, figlio di Giuseppe, di Nazaret” (Giovanni 1,45). L’esortazione di Giovanni Paolo II afferma apertamente che nella santa Famiglia “Giuseppe è il padre: non è la sua una paternità derivante dalla generazione; eppure, essa non è ‘apparente’, o soltanto ‘sostitutiva’, ma possiede in pieno l’autenticità della paternità umana, della missione paterna nella famiglia”. Il matrimonio di Giuseppe con Maria e la conseguente legittimazione della sua paternità all’interno della famiglia sono orientate verso l’incarnazione, ossia verso Gesù che ha voluto inserirsi nel mondo in modo “ordinato”. Origene, definisce Giuseppe appunto come “l’ordinatore della nascita del Signore”. Il suo matrimonio onora la maternità di Maria e garantisce a Gesù l’inserimento nella genealogia di Davide, come abbiamo visto. Ma la teologia che fa da chiave a tutta l’esortazione apostolica va ben oltre, come richiede l’unità “organica e indissolubile” tra l’incarnazione e la redenzione (n.6). Di qui l’affermazione che “san Giuseppe è stato chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità: proprio in tale modo egli coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della redenzione ed è veramente ‘ministro della salvezza’” (n.8). La definizione “Ministro della salvezza” descrive perfettamente la grandezza di san Giuseppe, che ha avuto il singolare privilegio di servire direttamente Gesù e la sua missione, ossia la sua opera salvifica. Tutti gli Angeli e i Santi servono Gesù, ma san Giuseppe, insieme con Maria, lo ha servito “direttamente” come padre. Ciò vuol dire che molte delle opere salvifiche di Gesù, definite come “misteri della vita di Cristo”, hanno avuto bisogno della “cooperazione” di san Giuseppe. Il riferimento riguarda tutti quei “misteri della vita nascosta di Gesù”, nei quali era indispensabile l’intervento paterno. Toccava al padre, infatti, iscrivere il bambino all’anagrafe, provvedere al rito della circoncisione, imporgli il nome, presentare il primogenito a Dio e pagare il relativo riscatto, proteggere il Bambino e la madre nei pericoli della fuga in Egitto. È ancora il padre Giuseppe che ha introdotto Gesù nella terra di Israele e lo ha domiciliato a Nazaret, qualificando Gesù come “Nazareno”; è Giuseppe che ha provveduto a mantenerlo, a educarlo e a farlo crescere, procurandogli cibo e vestito; da Giuseppe Gesù ha imparato il mestiere, che lo ha qualificato come “il figlio del falegname”. Non ci vuole molto sforzo a comprendere quante cose deve fare un padre dal punto umano, civile e religioso. Ebbene, tutto questo lo ha fatto anche Giuseppe.

Preghiera a san Giuseppe

 “A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo, e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, dopo quello della tua santissima sposa. Per, quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue, e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo: allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Amen”. 

a cura di Ornella Felici

  

Santamarinellistan | Telecamere sulla valle dei templi

È di pochi giorni fa la notizia, nella quale Sindaco, delegato, Comandante e responsabile del servizio inauguravano in pompa magna, il nuovo impianto di video sorveglianza, sul territorio di Santa Marinella. Una iniziativa controversa che, da una parte, vede schierate le ragioni della sicurezza e della dissuasione dei crimini sempre più diffusi sul territorio, dall’altra, la preservazione della riservatezza e i dubbi sollevati su chi effettivamente è abilitato alla visione delle immagini e per quali motivi. Un dibattito che non si esaurirà certamente in questi giorni ma che vedrà n cessariamente nuovi sviluppi. Ciò nondimeno, qualche ulteriore perplessità è sorta circa l’utilizzo eventuale di un drone. 

  

Nell’osservare le immagini proposte dalla pagina info@comune abbiamo però notato un particolare interessante ma soprattutto divertente. Nelle immagini che da un monitor provenivano da Piazza unità d’Italia ci è saltato subito all’occhio un particolare, la denominazione data al sito dove è posizionato l’occhio della telecamera : OBELISCO!

  

Orbene, ci siamo chiesti se il lavoro di elaborazione del database delle telecamere, fosse stato affidato ad un pischello della comitiva omonima o piuttosto ad un sprovveduto amico egiziano che, in mancanza di riferimenti storici e culturali ha pensato bene di dare a quella strana cosa con dei nomi scritti sopra, il nome di un monumento a lui più congeniale. 

 
Aldilà del fatto che a nessuno sia venuto in mente la questione, ci viene da pensare, sommessamente, che sia il caso di correggere la dicitura, non tanto per una questione formale, quanto per il fatto che questa deriva tecnicistica sta cancellando sistematicamente ogni riferimento sostanziale, storico e culturale da quello che è il vissuto quotidiano dei nostri cittadini. 

Capiamo che i giovani amministratori sono forse stati abituati da piccoli a frequentare la comitiva dell’obelisco, capiamo che qualcun altro ancora non ha capito che quell’altro NON È “il parco delle foibe”, ma da qui a trasformare piazza dell’unità d’Italia e il monumento ai caduti in un OBELISCO e in una zona archeologica ce ne passa. 

Non vorremmo che un giorno, da qui a poco tempo, ci troveremo qualcuno con una bella sanzione comminata proprio presso PIAZZA DELL’OBELISCO!

Antiche tecniche edilizie | A Civitavecchia con la Società storica e l’associazione archeologica il 17 Marzo

  

Segnaliamo la conferenza “Antiche tecniche edilizie, materiali da costruzione e leganti” di Antonio Maffei. 

L’evento, che si terrà giovedì 17 Marzo alle 17:30 in Piazza Leandra 5, fa parte del ciclo di conferenze organizzate dall’Associazione Archeologica Centumcellae in collaborazione anche con Società Storica Civitavecchiese.

(Nella foto il ponte romano situato lungo la via Braccianese-Claudia)

#Civitavecchia | Comunicazione a cura del Comitato 14 Maggio

Stop festa del papà: Cirinnà “I genitori? Stereotipo e pregiudizio” | Da L’Ultima ribattuta, Luca Cirimbilla

 
 Due episodi distinti, ma figli della stessa lucida follia: prima Monica Cirinnà, la senatrice Pd della legge pastrocchio sulle unioni civili, ha definito come “pregiudizio e stereotipo” le figure di madre e padre; poi in un asilo di Milano viene cancellata la festa del papà per non offendere i figli di coppie gay.Tutto questo parrebbe assurdo se non fosse tragicomicamente vero. Sembra di essere nel romanzo 1984 di George Orwell in cui il vocabolario col passare del tempo diventa sempre più sottile per volere del Grande Fratello: meno parole sono presenti e meno le persone riusciranno ad articolare pensieri e costruire ragionamenti “pericolosi e sovversivi”. Ci aveva provato pochi anni fa il ministro a non ci ricordiamo cosa, Cècile Kyenge, rimasta famosa solo per l’assurda proposta di cancellare i termini “madre” e “padre” dai documenti scolastici. Dovevano essere sostituiti da “genitore 1” e “genitore 2” per evitare discriminazioni. Qualche dirigente scolastico prese sul serio una cretinata simile e sui social network non tardarono a circolare le foto dei documenti in cui “genitore 1” e “genitore 2” vennero cancellati a penna per essere corretti in “madre” e “padre”. Ma la follia gender continua a fornire episodi tanto esilaranti quanto impensabili nel tentativo di far apparire vecchio e superato ciò che è alla base di ogni società.

L’ultima sparata è di Monica Cirinnà che è arrivata a definire “stereotipo” e “pregiudizio” la figura dei genitori. Senza parole: ciò che armonicamente regola le società da migliaia di anni viene liquidato con un’arroganza per introdurre nuovi modelli degenerati che comprendono la compravendita di bambini come ormai da anni sta dimostrando la pratica dell’utero in affitto.

E così – con l’obiettivo di cancellare ogni traccia – in un asilo nido di Milano, nel quartiere Isola, quest’anno non verrebbe organizzata alcuna iniziativa legata alla Festa del papà (dai bigliettini di auguri celebrativi, alla classica canzoncina da imparare a memoria) per non discriminare i figli di eventuali coppie “arcobaleno”.

La “neolingua” profetizzata da Orwell era lo strumento della “dittatura” del Grande Fratello: quella che fino ad oggi è stata definita “cultura” o “filosofia” gender, evidentemente occorre definirla in altro modo.

Luca Cirimbilla 

http://www.lultimaribattuta.it/43664_cirinna-genitori-stereotipo-pregiudizio

La peste nell’anno 2016 | Gianluca Fiorentino

“Ci sono sempre feroci epidemie a pulire la sozzura e l’abominio degli uomini, alcune sinceramente crudeli portatrici di epocali stermini di massa, altre occulte e subdole che nei decenni fagocitano non le vite ma le idee che le governano, veleni che lenti e metodici sterilizzano le varie umanità, disperdendo non i fluidi vitali ma le regole e gli equilibri naturali del creato stesso, l’umanità primordiale opponendo sangue al sangue, morte alla morte, combatteva le epidemie con la convinzione della giustizia, sotto il vessillo dell’inevitabilità storica, oggi il male rigenerato dai suoi servi portatori attacca la convinzione e diserta i campi di battaglia degli uomini, sbeffeggiandoli imprendibile, portando loro via figli che non vedranno mai la luce.” G.F.

  

La peste nell’anno 2016

Iniziò poco a poco, non ci rendemmo nemmeno conto, lì per lì, di come strisciasse tra le nostre cose, il nostro vivere, le nostre abitudini, le nostre esigenze, i nostri desideri, ….strisciando lentamente attorno a tutto ciò e lasciando una bava invisibile che pian piano invischiò ogni nostro giorno dopo.

Pian piano, in uno sconfinato mondo a colori si aprì una altrettanto sconfinata macchia di grigio e di nulla, un mondo parallelo cui nessuno dava importanza, cui nessuno credeva, e man mano che i nostri sguardi venivano attirati altrove le nostre coscienze passavano in quell’enorme ombra, tutto diveniva meno sconfinato e si iniziava a sbattere contro alti muri, gli stessi muri che ci impedivano di innalzare per la nostra salvezza altri li costruivano intorno alle nostre vite.

Iniziò la crisi economica, senza coscienza, scatenata e travestita da opportunità diverse, senza generare paura, o come può far paura un petardo tra le mani di un bambino, basta spiegare, prevenire, adottare misure sicure, arrivarono misure di prevenzione per l’inevitabile uso della distruzione.

Ancora oggi non riusciamo a pieno a capire come possiamo essere stati così poco avveduti, così sciocchi e stolti nel portare dentro di noi il germe dell’epidemia, vivevamo avvolti in una carta di felicità e risplendevamo nelle giornate di sole, ma, dietro quel sole ve ne era un altro che già si avvicinava e spalancava le sue fauci avido della nostra sciocca serenità, consapevole di quanto fossimo invaghiti da quella luce.

Ci iniziarono a dire che eravamo tutti uguali, tutti nella stessa barca, o meglio che in fondo eravamo arrivati tutti con la stessa barca, dimenticando di essere nati nel nostro paese credemmo a quell’enorme bugia, poi iniziò la somministrazione capillare dei surrogati della giustizia, la dove vi è totale uguaglianza per forza deve esserci totale giustizia, una giustizia uguale per tutti ma non la stessa giustizia per ogni uno, fu il preambolo della disattenzione.

Per disattenzione iniziammo a non riuscire più a vivere del nostro lavoro, per disattenzione lasciammo che altri si impadronissero del nostro lavoro, lasciammo che poco a poco ogni uno di noi venisse sostituito, rimpiazzato, da figuranti affamati del nostro benessere, lasciammo che i nostri figli divenissero coscientemente distanti, per proteggerli, per continuare a dargli speranza, li annegammo tutti nella falsa speranza e deponemmo tutte le nostre armi a terra.

Le nostre scarpe firmate divenivano logore, i sorrisi divenivano logori, le speranze solo rimanevano tali ogni giorno, era l’inizio della fine, l’epidemia usciva allo scoperto devastandoci con lo sconforto.

Pochi rimasero vigili, pochi capirono, e vennero perseguitati perché non si arrendevano alla fine.

Famiglie serene, economicamente sane, vite sociali aperte ed interessanti, desideri e sogni per una vita di più, poi iniziò a finire tutto, divennero famiglie scomode, inusuali, socialmente inabili, pericolose, contagiose, sparirono i rapporti umani e sociali, l’egoismo che è il signore della difficoltà spinse via i sani dai malati, i bambini iniziarono a non sognare più ed i genitori urlarono nella notte la loro impotenza.

Il male era oramai reale e tangibile, non sarebbe bastata la pioggia del Manzoni questa volta, ne anelli di diamanti gialli o cerusici dai nomi altisonanti, eravamo infettati dentro, portatori sani e straccioni di una disperazione moderna, ci avevano sconfitto col denaro, quello stesso denaro che ora ci toglievano, e noi intossicati dall’oro perdevamo la nostra natura di esseri superiori, la Peste era tra di noi, era in noi.”

 
Questo è solo un breve racconto immaginario che mi auguro di cuore non sia profetico anche se, vista la situazione in cui grava il nostro Paese, devo dire che sono alquanto spaventato, la paura non è vergogna ma serve a rischiare il giusto, a valutare le nostre azioni e le loro conseguenze o a tenerci svegli quando intorno a noi c’è qualcosa che non va.

Facciamo ogni giorno obiezione al male che ci propinano e accontentiamoci della felicità naturale che le nostre famiglie ci danno gratuitamente, impegniamoci a fare a meno del di più, evitiamo lo spreco che ci impongono i media ed i rituali sociali dei tempi attuali, ricordiamoci dei conti da pagare e di quanto sia duro pagarli quando ci siamo poi resi conto che erano spese inutili, facciamo provviste per il futuro poiché non è dato conoscerlo ma non compriamo l’inutile ai nostri figli, pensando che dandogli tutto avremo tutto il loro amore, diamogli un bacio in più magari e teniamoli vicini perché sentano che sono nostri e che la ricchezza di un abbraccio non svaluta mai.

 Gianluca Fiorentino

Evento di sostegno per i bambini siriani | EAI – Levantiamo

  
Pubblichiamo il comunicato integralmente

Come ben sai, cinque lunghi anni sono passati da quando, nel marzo del 2011, è iniziato il conflitto in Siria. Per essere solidali con questo popolo martoriato, “Levantiamo” vi invita ad un pranzo siriano per una raccolta fondi da stanziare in aiuti umanitari.

Non c’è modo migliore di ricordare la Siria se non assaporando una vera e propria festa culinaria levantina con alcuni dei piatti locali più gustosi e con l’accompagnamento di un tipico spettacolo musicale. Tutto questo in un ambiente caloroso ed insieme a persone unite dallo stesso desiderio di solidarietà.

Per saperne di più su LEVANTIAMO e la nostra iniziativa clicca sul link qui sotto :

Levantiamo.wordpress.com 

Dettagli per questo Brunch:

Sabato 19 Marzo 2016 dalle 11:00 – 16:30

DOVE: SHOWROOM ECCELENZE AGROALIMENTARI ITALIANE

INDIRIZZO: STRADA STATALE CASSIA KM 46.500, SUTRI

Euro 30 a persona

Bambini: Euro 10 (incluso servizio animazione e pasto)

 Shukran/Grazie/Thank You

LEVANTIAMO TEAM

Hanno scelto il Male. E’ questa la diagnosi censurata | Maurizio Blondet

 9 marzo 2016

Alcuni lettori insistono perché dica la mia sui due trucidi assassini del loro coetaneo, attratto con la promessa di un rapporto sessuale ben pagato, 100 euro. Scusate, vorrei esimermi; già torme di mosconi e tafani, attratte dallo sterco e dalle carogne, a sciame vi hanno raccontato tutto; son contento di non essere più nel mestiere attivo di questo giornalismo. Del resto, è così chiaro. Ma, fateci caso, la sola cosa chiara da dire, è quella che tacciono tutti: i tafani, le mosche stercorarie, i mosconi attratti dalla putrefazione. Svolazzano a intervistare lo psichiatra famoso, che spieghi lui come hanno potuto far questo:e lo psichiatra ovviamene annaspa. Sa benissimo che la sua pretesa scienza non ha le categorie per definire questo, non è una patologia che di trova nel Manuale Diagnostico-Statistico. Si intuisce che lo psichiatra vorrebbe dire la definizione giusta, ma si trattiene: non appartiene alla scienza moderna, né tantomeno è una categoria che si può evocare nella società liberata e postmoderna. La parola sulla punta della lingua è: il Male. Quei due non sono malati, sono giovanotti trucidi e sanissimi. Solo, hanno aderito al Male. Con scelta volontaria, in piena lucidità. 
“Giovedì sono usciti in macchina per fare un giro, per cercare una vittima da sacrificare, fino a quando la scelta è caduta su Varani, che Prato già conosceva negli ambienti dei locali notturni. Quest’ultimo avrebbe telefonato al ragazzo proponendogli 100 euro per un incontro sessuale nell’appartamento. Decine di ferite, da punta e taglio, hanno devastato il volto e il collo. . Ucciso Varani, Foffo e Prato hanno ripulito la scena del delitto – il pavimento della camera da letto e il bagno – fatto sparire gli abiti della vittima e il suo telefonino. «Poi abbiamo passato la giornata e dormito con il morto in casa». Volevano provare l’effetto che fa uccidere uno, uno qualunque.

  

La loro scelta deliberata per Satana è visibilissima nelle loro foto, nei loro orribili “profili Facebook”, specchio del narcisismo più velenoso: trucidi belloni, si atteggiano a modelli – come i modelli degli abiti di Armani e di Versace, gente di quel mondo, ragazzi di vita benvestiti e palestrati, il peggiore dei due un bisessuale: meno per inclinazione che per depravazione, per espandere il limite del male di cui godere. Gente che ha voluto il Male in quanto tale, per sé, con purezza. Per capire la loro patologia, bisogna fare riferimento alle categorie di ben altra scienza che quella del DSM 5. La scienza che dice: “Chi fa’ il peccato è schiavo del peccato”. Non si evochi, qui, la categoria della possessione: sì, può esserci anche questa – ma come effetto secondario: il punto è che costoro si sono fatti possedere, hanno chiamato Lui, perché diventasse padrone delle loro anime. E’ ovvio che finisca in omicidio: Lui è “Omicida fin dall’inizio”

  
 
Omicidio gratuito: la sapeva bene Dostoyevski, che ha esplorato fino in fondo queste anime. Nei Demoni, in Delitto e Castigo, l’ assassinio gratuito è la firma dei super-uomini che si sentono immensamente liberi e superiori, e solo dopo – col cadavere e il sangue da pulire – si rendono conto di essere stati schiavi: non di aver vissuto, ma di essere stati vissuti, “agiti” da Un Altro.

Ha colto l’orrore di quella scelta assoluta il procuratore che ha chiesto 26 anni per il tizio della coppia all’acido, Alexander Boetcher: “rapporti interpersonali segnati da sadismo, narcisismo, antisocialità”, “un figlio di papà che fa il mantenuto e si atteggia a dio, come lui dice di sè stesso, con le donne con cui ha a che fare”. Anche di lui, la il profilo face book, dice tutto: trucido bellone da sfilata di moda, che tatua le sue amanti e le marchia, strappa il collo a galline e posta il tutto in video.
E poi c’è l’altro, quel De Filippi che ha ammazzato la professoressa che aveva sedotto, in combutta col suo amante maschio cinquantenne: anche lui bisessuale amorale, anche lui il dio di se stesso in forma di maschietto di vita e di ragazza di vita, la boccuccia imbronciata come ha visto nei video porno, senso di onnipotenza personale. “Se Dio non c’è, allora tutto è permesso”, dice un personaggio dei Demoni, Aleksei, e per dimostrare la sua libertà si spara un colpo di rivoltella. De Filippi, Boetcher, i due ributtanti uccidono altri, Ma possono uccidere se stessi con la stessa indifferenza: Marc Prato, uno dei due (il peggiore) dopo l’omicidio è andato in albergo per finire i suoi giorni. Allo stesso modo, nei Demoni, Stavroghin — il giovane ricco, annoiato e immorale, che ha un orribile segreto, la cui sola entrata in una stanza provoca nei presenti quel senso di gelo inconfondibile, si impicca alla fine in una stanza d’albergo in Svizzera. Posson farlo perché si vivono solo come corpi, sono solo corpi , senz’anima.
Stanno diventando sempre più numerosi, questi piccoli Nietszche delle periferie e della modernità. Sono il tipico prodotto di una società che ha cancellato nelle coscienze, e anzitutto in sé stessa, la distinzione fondamentale: che l’uomo sceglie fra Bene e Male, e la scelta del Male è peccato e colpa, e porta rovina.
Persino la Chiesa ha abbandonato quella scienza antiquata. Non ci sono più colpevoli, la misericordia avvolge tutti, Cristo non giudica, chi sono io per giudicare? Così sono venute meno tutte le difese. No, Cristo giudica; no ogni uomo sorvegli se stesso, per vedere a chi si dà schiavo. Si deve imparare, però.
Forse molti crescono così perché non sono più battezzati? “Rinuncio a Satana, alle sue seduzioni, alle sue opere”, la protezione sacramentale non è stata pronunciata a nome loro da nessun padrino credente. Una generazione abbandonata ai suoi satana interiori, alle sue voglie, al “tutto è permesso” perché Dio non c’è. I “social media” aumentano le occasioni di Male, la rendono precoce. E per ogni bambina dodicenne corrotta, per ogni ragazzino che perde la purezza, sono piccole luci che si spengono. Lui sta spegnendo le luci, e così può dominare nel mondo per la sua definitiva dittatura sull’uomo.
E tutto così chiaro, se si vuol vedere. La Merkel che dà 20 miliardi a Erdogan perché si tenga i profughi che aveva prima chiamato, ma che ora gli fanno perdere le elezioni; il ministro Schauble che nega ogni aiuto alla Grecia, “Non confondiamo il suo debito con la questione migranti, teniamo distinte le due cose”, solo – abbiamo finalmente il coraggio di dirlo – fanno l’opera del Principe d Questo Mondo, e lo sono volontariamente. Questi sono disposti a regalare al turco i miliardi che hanno risparmiato per i greci negandoli a questi fratelli europei. Che ne dite?
 
Direte che esagero. Ma sveglia! Sono anni ed anni che il Male devasta paesi interi nel mondo, uccide un milione in Irak, mezzo milione in Afghanistan, ora in Libia, in Siria. E’ forse qualcosa di logico, ancorché machiavellico? Ciò supera le ragioni geopolitiche, anche le più ciniche. E’ un fine in sè.
Il prezioso sangue

Ho davanti agli occhi le foto delle due suorine di Madre Teresa trucidate per la fede nello Yemen. In Yemen, capite. Da cui tutti scappano se possono, e loro erano lì. Curavano degli anziani musulmani, malati, di quelli che nessun musulmano curerebbe, se non è un suo familiare. Scusatemi, hanno dimostrato la superiorità di Cristo sull’Islam, su qualunque altra religione. Quando ho visto queste suorine andare sempre affaccendate nelle strade di Calcutta, o della Ucraina di prima a lavare malati vecchi e cattivi, o negli orridi sobborghi di New York dove erano le sole a rendersi cura dei malati di Aids, le ricchissime checche che improvvisamente tutti gli amanti abbandonavano – ho sempre pensato: non corrono alcun pericolo. Sono protette, anche agli occhi di chi non crede, dalla loro stessa innocuità, dal loro inerme sorriso. Chiunque dica: “Il Dio di Madre Teresa non è il mio dio” condanna se stesso. Chi può essere così stupido nella malvagità?
In Yemen dei wahabiti in uniforme l’hanno fatto. Le hanno ammazzate con i loro assistenti e pazienti. E il Papa? Vi sembra normale quel che ha detto su quelle sorelline uccise? “Queste persone sono vittime dell’attacco di quelli che li hanno uccisi (sic) e anche dell’indifferenza, di questa globalizzazione dell’indifferenza, a cui non importa”. Non ha avuto il coraggio di dire il nome “di quelli che li hanno uccisi”, né la religione, né che sono morte per la fede. Per lui sono state uccise “dall’indifferenza globale”. Voleva dire: dal fatto che non sono comparse sui giornali e i tg?

  
E’ questo che conta? Per lui forse. Per loro no.

Riguardo le foto. Due sorelline giovani, dai piedi scuri del Terzo Mondo. Si vede che avevano i grembiuli a quadri delle serve, delle badanti, per non sporcare i sari – ne hanno solo due, uno lo indossano l’altro lo lavano, e lo cambiano ogni giorno. Sari di poco prezzo, grembiuli di poco prezzo, il cibo che mangiano è di poco prezzo: tutto è di poco prezzo nella loro vita. Tranne il sangue che hanno versato. Questo sangue è detto prezioso. Non è una parola a caso: anche nel Buddhismo si prega il “Prezioso Signore”, il Buon Pastore. E’ una parola che ogni teologia seria, che ha scelto il Bene, trova spontaneamente. Indica la natura di gioiello, di diamante e di rubino; allude alla essenza minerale incorruttibile, rara, trasparente e inestimabile, di quel sangue che viene sparso senza alcun risparmio, invece di essere tesaurizzato.

Mai il sangue dei martiri ha fatto notizia sui giornali, o Papa. Sono sempre morti dimenticati, nessuno a difenderli, nessuno a raccontare. I mosconi e i tafani non sentono l’odore di quel rubino, di quello zaffiro e diamante di chi ha rinunciato a Satana, alle sue seduzioni alle sue opere. La sua morte è umile come la sua vita indifesa, come la Giacinta di Fatima che a nove anni morì “per salvare le anime dall’inferno” in un ospedale d Lisbona,fra quegli odori di ospedale dei poveri, senza mamma e senza papà. E senza giornalisti a dare la notizia. “Ora ne salverai tanti, Gesù, perché ho fatto un sacrificio molto grosso”, disse una volta in quel lettino. Aveva conquistato dei diritti su Dio.

L’Altro, il nemico, invece, sa benissimo dove colpire. Non poteva tralasciare le sorelline di Madre Teresa. Sta avanzando, sta spegnendo tutte le luci ad una ad una – le luci sacramentali, le luci della Presenza Reale, le luci di coloro che hanno rinunciato, ed ogni giorno rinunciano, alle sue seduzioni e le sue opere.

E tutti fanno finta di non accorgersi di questa avanzata. Tra i pochi, sono lieto di poter citare uno che per formazione dovrebbe essere lontano da questo genere di sapienza e sensibilità : è Giulietto Chiesa. 

Su Facebok, ha postato questo

MESSAGGIO AI NAVIGANTI

Mi arrivano messaggi inquietanti, anche dalla cronaca quotidiana. Segni di vero e proprio impazzimento dei singoli. E dei popoli (perché da tempo ho capito che i popoli possono uscire di senno, esattamente come gl’individui). In altre epoche succedeva. Ma più raramente. Non posso qui fare esempi, ma ciascuno può trovarli nella propria esperienza. 

Ciò che accade in questa epoca è tuttavia molto angosciante. È come se tutti, molti, stessero “perdendo il controllo” di se stessi. Ho una spiegazione possibile (non certa, ma probabile): stiamo entrando ad alta velocità in zone sconosciute della psiche umana, dove le nostre abitudini non funzionano più a difesa dei nostri equilibri. È l’effetto dello choc da “modernizzazione”, da “globalizzazione”. Le tecnologie che abbiamo costruito stanno accelerando con violenza inaudita molte delle nostre funzioni cerebrali. Ma l’evoluzione tecnologica (che si misura ormai sulla scala di pochi anni) non ha nulla a che vedere con i tempi dell’adattamento dell’individuo, che si misurano sulla scala delle centinaia di migliaia di anni, come minimo dei secoli. Per questo, io credo, stiamo diventando sempre più “squilibrati”: a seconda del grado di dipendenza dei fattori “innaturali” che ciascuno di noi (e tutti insieme) stiamo introiettando nella nostra psiche.

“Stiamo entrando ad alta velocità in zone sconosciute della psiche umana”: ben detto.

Memorial Massimo Morsello | Antonio Pannullo

Milano

In nome di Massimo Morsello, la festa della musica alternativa, da Il Secolo d’Italia

  
Giovedì 3 marzo 2016 – 16:54

«Sulla pista dei ricordi ho lasciato il mio valore, sulla strada delle stelle la mia libertà. Ed armato del sorriso di lei che non c’è più, me ne vado alla conquista di un ricordo di più. Me ne vado e forse non ritornerò, me ne vado e forse non ritornerò…». Dentro queste frasi di una delle prime canzoni di Massimo Morsello, contenute nella canzone Sul cemento un fiore nero nascerà, è forse racchiusa la sua parabola terrena: umana, politica e artistica. Massimo, Massimino, se ne è andato 15 anni fa, ma noi pensiamo che non sia per sempre, perché nessuno se ne va via veramente, finché c’è qualcuno che pensa a lui. E Massimo Morsello è costantemente ricordato da tutti: dalla sua famiglia, dai suoi amici, dai suoi camerati, e da tutta una comunità che non lo dimenticherà mai. Massimo Morsello è stato uno dei più apprezzati cantautori della famosa musica alternativa, uno le cui canzoni hanno accompagnato per anni, e ancora accompagnano, l’impegno politico e sociale di centinaia di migliaia di ragazzi che sognavano e sognano un’Italia migliore. Contestualmente è stato un attivista romano del Fuan, il Fronte Universitario di Azione nazionale, negli anni cosiddetti di piombo. Era del 1958, l’età giusta per attraversare quella spaventosa temperie politica che insanguinò l’Italia per oltre un decennio e che causò migliaia di morti. Erano gli anni in cui uccidere un fascista non era reato, e Massimo purtroppo per lui lo era: ma non ebbe mai paura, lottò sempre, cadde e si rialzò, combatté sempre per quella che riteneva essere l’idea giusta. Fu ritenuto appartenente ai Nar, i Nuclei Armati Rivoluzionari, dovette fuggire in esilio, in Inghilterra, dove le autorità britanniche, che conoscono il concetto di libertà meglio di quelle italiane, lo ritennero non estradabile e gli dettero lo status di rifugiato politico, quale in effetti era.

Con Roberto Fiore Morsello fondò Forza Nuova

In Inghilterra, insieme ad altri fuoriusciti politici come Roberto Fiore, avviò un’attività imprenditoriale che ebbe molto successo, e, sempre insieme a Roberto Fiore, fondò il movimento politico Forza Nuova, gruppo nazionalpopolare attivo oggi in tutta Italia. Adesso, per ricordare Massimino a 15 anni dalla sua scomparsa, per ricordarlo alla sua maniera, è stato organizzato a Milano un memorial, una session musicale lunga dieci ore, che si terrà in un luogo adeguato nel centro del capolouogo meneghino, e al quale parteciperanno numerosi gruppi musicali e politici dell’area nazionalpopolare. Il 12 marzo arriveranno a Milano rappresentanze elle comunità militanti italiane per ascoltare il concerto al quale parteciperanno autentiche bandiere della musica alternativa come Junio Guariento, valente componente della Compagnia dell’Anello, Skoll, i Topi neri, gli Hobbit, la Vecchia Sezione, Testvdo e i Bulletts; ma la vera guest star, non ce ne vogliano gli altri bravissimi cantautori, sarà il francese Jack Marchal, vecchia conoscenza della musica alternativa europea, cantautore molto vicino all’Italia, già esponente della Nouvelle Droite, canntante disegnatore, scirttore, grafico, geniale inventore del topino nero (rat noir) con la celtica e il bastone, raffigurato in molte illustrazioni d’ambientetra cui la fiorentina Voce della Fogna di Marco Tarchi. Marchal, classe 1947, fu membro dei movimenti Occident, Ordre Nouveau e Front National, di cui partecipò alla fondazione nel 1972. Morsello dopo anni di esilio potrà rientrare in Italia, poiché la sua malattia era ormai gravissima. Tornato a Londra, vi morì il 10 marzo 2001. Il Memorial Massimo Morsello sarà una kermesse destinata a diventare una tappa importante nella storia della musica alternativa italiana. Gli organizzatori si aspettana centinaia di persone, ma il luogo delconcerto sarà reso noto solo all’ultimo per impedire agli intolleranti della sinistra, a quelli che ancora oggi credono nei deliri cruenti degli anni Settanta, di rovinare quella che vuol essere una legittima e doverosa commemorazione di un artista e di un fratello troppo prematuramente partito. (I miei amici: gente poco raccomandabile. Ma del resto, ognuno si sceglie i propri. Massimo Morsello)

Antonio Pannullo

Ringraziamo Antonio e Il Secolo d’Italia per l’opportunità dell’articolo. 

8 Marzo – Festa del Uonna | Non mazzi di mimose ma cesti di carciofi

 
 Quest’anno vogliamo essere egualitaristi e per la parità di genere, prendendo atto dei desideri dei diritti per tutt*, de* umanitarist* e dell’amore che deve sempre trionfare, facciamo una modesta proposta. 

Aldilà delle autentiche fregnacce che circolano relativamente alla creazione della festa della donna (celebrazione, anniversario, ricorrenza, non si sa più come chiamarla), ci diverte il fatto che fior di esponenti seduti/e in consiglio comunale e rappresentanti di gruppi o movimenti che vantano una radice politico-ideologica di tutt’altra sponda, oggi festeggino la “giornata internazionale della donna”. 

Considerato il clima vigente, nel quale debbono essere rispettate non solo le diversità di sesso – guai! – ma anche di genere e, considerato che non si possono fare discriminazioni sessiste, omofobe, medievali e bigotte, 

DICHIARIAMO UFFICIALMENTE

che da oggi l’8 marzo sarà la festa di tutti i generi (nel caso, visto che vige la libertà, anche dei suoceri, dei consuoceri e dei cognati).
Insomma, se i sostenitori del gender intendono affermare la parità di genere, riteniamo che la festa della donna sia un atto discriminatorio, tale – se la giurisprudenza ci verrà in aiuto, per mezzo della Legge Mancina – da configurarsi al punto di un vero e proprio reato. Quindi da oggi in poi, basta festa delle donne, degli uomini, degli LGBT. L’8 Marzo 2016, sarà ricordato come il grande anno della conquista di tutte le libertà, la libertà di non sapere nemmeno più se uno/una/un* deve festeggiare oppure no. 

È il progresso bellezza!

  
Interessante, la tessera dell’UDI (Unione donne italiane) che nel 2011 dichiarava che “il corpo è mio e non ha prezzo” e adesso invece dare un prezzo al proprio corpo ed ai bambini che vi nascono al suo interno, sarebbe una prova di emancipazione. 

Su alcuni aspetti dell’opera di René Guénon | Intervista a Claudio Mutti

  
Introduzione a cura di  Cristina Gregolin che ha curato la pubblicazione dell’intervista sul sito wwww.il discrimine.com

René Guénon, con la sua provvidenziale opera, ha contribuito a fecondare ambienti culturali innegabilmente eterogenei. Nonostante i concetti a cui Guénon fa riferimento siano estremamente limpidi nella loro esposizione, non è raro riscontrare qualche incomprensione in merito ad alcune “nozioni chiave” – soprattutto negli ambienti meno ortodossi – su cui varrebbe la pena di soffermarsi. Ringraziamo il professor Mutti, fondatore delle Edizioni all’Insegna del Veltro, per aver gentilmente contribuito, con le sue risposte, a chiarire i malintesi più diffusi in merito agli scritti del metafisico francese. Il professor Mutti ha pubblicato per la sua casa editrice due titoli di Guénon (La metafisica orientale e Recensioni), un libro di Vâlsan su alcuni aspetti dell’opera guénoniana (La funzione di René Guénon) e, infine, un proprio studio sull’influenza esercitata dall’opera di Guénon in Romania (Eliade, Vâlsan, Geticus e gli altri).
Guénon scrisse molto poco sull’Islam, tradizione che alla fine scelse sopra le altre come propria via. Qual è stato il motivo di questa scelta?
La  parte dell’opera di Guénon specificamente consacrata ad argomenti islamici è costituita da quei saggi che sono stati raccolti sotto il titolo complessivo di Aperçus sur l’ésotérisme islamique et le Taoïsme, anche se non bisogna dimenticare che un libro fondamentale come Le Symbolisme de la Croix, dedicato “alla venerata memoria dello Shaykh Abd er-Rahman Elish al-Kebir”, ispiratore di importanti sviluppi dell’esposizione metafisica di Guénon, è considerato da alcuni un vero e proprio testo di metafisica islamica. In ogni caso, dopo la tradizione indù, è l’esoterismo islamico la fonte più utilizzata da Guénon per la sua esposizione delle dottrine metafisiche. Per quanto concerne il motivo che indusse Guénon ad integrarsi nella tradizione islamica, occorre prendere in considerazione quelle caratteristiche che, in generale, rendono praticabile l’Islam anche ad un Europeo. Infatti l’Islam, oltre ad essere geograficamente contiguo all’Europa, con la quale ha storicamente intrattenuto relazioni di natura spirituale, non pone pregiudiziali relative all’appartenenza etnica o areale, diversamente da quanto avviene nel caso di altre forme tradizionali, cosicché le modalità iniziatiche offerte dall’esoterismo islamico si conformano abbastanza bene alle possibilità di un Europeo che sia in possesso delle qualifiche necessarie.

Spesso si dice che “lo Spirito soffia dove vuole”. C’è una possibilità di ascesi spirituale e di salvezza al di là della Tradizione?

Con la frase “Spiritus ubi vult spirat” il Vangelo di Giovanni afferma la perfetta libertà dell’ispirazione divina e la sua completa autonomia dalla volontà dell’uomo, per cui quest’ultimo non la può costringere in nessun modo. Tale frase non può rappresentare un alibi per chi sostenga la possibilità di una realizzazione spirituale che prescinda dall’insegnamento tradizionale, perché ciò equivale ad ignorare quelle vie che sono state provvidenzialmente istituite affinché l’uomo sia messo in grado di accogliere l’ispirazione divina e a farla fruttificare.

Che bisogna pensare del sincretismo? In quali forme si manifesta? Può essere considerato un caso di sincretismo, ad esempio, la pratica simultanea dello yoga e dei riti islamici?

Il sincretismo è un procedimento profano che consiste nel riunire dall’esterno elementi appartenenti a forme tradizionali diverse, considerati in se stessi e per se stessi, separandoli dal loro principio e quindi dalla loro vera ragion d’essere. Ciò avviene senza che vi sia la comprensione di ciò che tali elementi rappresentano nel contesto d’origine e senza che essi siano unificati da un principio d’ordine profondo, come sarebbe invece nel caso di una sintesi autentica. Come esempi tipici di sincretismo, Guénon cita il teosofismo e l’occultismo, che, in quanto contraffazioni della tradizione, recano per l’appunto un marchio controiniziatico. Per quanto riguarda in particolare lo Yoga, dovrebbe essere superfluo ricordare che non si tratta di una ginnastica da camera, bensì di una disciplina tipicamente ed esclusivamente indù, la quale ha come obiettivo quella “unione” (dell’io col Sé universale) che l’Islam persegue coi suoi mezzi specifici.

funzione_guenonPotete esporre qualche considerazione in relazione all’élite spirituale a cui Guénon fa spesso riferimento? Quali sono le qualificazioni richieste?

Guénon afferma che le qualificazioni richieste a coloro che in Occidente dovranno costituire l’élite sono quelle stesse che vengono richieste per l’iniziazione, dal momento che l’élite da lui auspicata è un’élite iniziatica, la quale dovrebbe per di più costituire il punto d’incontro con le élites dell’Oriente tradizionale. Le qualificazioni richieste, quindi, non hanno nulla a che vedere con l’istruzione e con l’erudizione profane, ma riguardano la pura capacità intellettuale. D’altronde l’élite delineata da Guénon è essenzialmente un nucleo intellettuale, al quale viene assegnata la funzione di costituire da tramite per ricondurre la mentalità generale verso le fonti autentiche dell’intellettualità. Solo la creazione di un’élite di questo genere, secondo Guénon, potrebbe salvare l’Occidente dalla caduta nella barbarie, anche se lo stesso Guénon dichiarava di non sapere in quale modo l’élite si sarebbe costituita ed aggiungeva che, nel caso, si sarebbe trattato di un futuro lontano e che comunque era bene non farsi troppe illusioni. Certo, qualora riuscisse a costituirsi prima della scomparsa definitiva della civiltà occidentale moderna, l’élite intellettuale svolgerebbe la stessa funzione dell’arca al tempo del diluvio.

Quale consiglio potrebbe dare Guénon – se fosse ancora presente in questo stato di manifestazione – ai contemporanei che ancora vedono la realizzazione spirituale come una necessità esistenziale? Cosa direbbe invece a tutti coloro che vedono nell’iniziazione soltanto un passatempo?

L’aspirazione alla realizzazione spirituale presuppone la consapevolezza del fatto che l’individualità umana è solo uno stato nella serie indefinita degli stati dell’essere totale, per cui la situazione di chiusura nel mondo umano può apparire come la prigionia all’interno di un carcere; in altri termini, la limitazione nell’ambito individuale, separato dagli stati sopraindividuali e dal Principio in cui risiede il vero Sé, non può non presentarsi come una sorta di mutilazione. Quindi l’iniziazione, che ha lo scopo di superare le possibilità dello stato umano, rendendo possibile il passaggio agli stati superiori e perfino il superamento di ogni stato condizionato, non corrisponde al desiderio di raggiungere una meta ambiziosa o di conseguire un grado socialmente prestigioso, ma piuttosto alla necessità fondamentale di conseguire un rimedio in grado di rimettere le cose al loro posto.

In  cosa consiste, al giorno d’oggi, quella che Guénon identificò col termine “controiniziazione”?

Come è noto, Guénon chiama “controiniziazione” la forza che svolge nei confronti della “controtradizione” una funzione analoga a quella svolta dall’iniziazione nei confronti di una tradizione. Si tratta quindi di una contraffazione parodistica, la cui origine, secondo lo stesso Guénon, si ricollegherebbe alla perversione di qualche antica civiltà situata in un continente scomparso nel corso dell’attuale manvantara. Al giorno d’oggi, perciò, la controiniziazione non può essere altro, di per sé, se non ciò che essa è stata in precedenza. La novità, se mai, riguarda il fatto che nei tempi ultimi la controiniziazione è destinata a produrre la parodia di una vera tradizione, ovviamente nei limiti che ogni contraffazione comporta. Per quanto riguarda le particolari produzioni contemporanee in cui è possibile scorgere un marchio controiniziatico, a colpire l’attenzione sono quelle in cui è evidente la contraffazione di una concezione tradizionale. Si pensi, tanto per citare un paio di esempi, a forme di culto parodistiche e invertite quali la cosiddetta “religione olocaustica” o l’idolatria dei “diritti umani”.

La psicanalisi può essere considerata una pratica controiniziatica?

Come altre pratiche in cui è evidente il marchio della controiniziazione, così anche la psicanalisi presenta i caratteri tipici di una contraffazione parodistica. Essa costituisce infatti una parodia profana di quel descensus ad inferos che precede le fasi preliminari dell’iniziazione; solo che, diversamente dal processo iniziatico, qui si tratta di una discesa alla quale non fa seguito alcuna risalita. D’altronde ritroviamo nella psicanalisi un altro aspetto inquietante, tipico delle contraffazioni ispirate dalla controiniziazione, ed è l’obbligo dello psicanalista di essere a sua volta psicanalizzato, se vuole che gli sia trasmessa, attraverso una “catena” di cui rimane oscuro l’anello iniziale, l’influenza psichica necessaria all’esercizio della professione. Infine, un carattere che Guénon definisce “satanico” è intimamente connesso alle interpretazioni psicanalitiche del simbolismo o di ciò che viene considerato tale, poiché tali interpretazioni sono caratterizzate da un sovvertimento totale. Quanto all’applicazione della psicanalisi a scopo terapeutico, Guénon ne denuncia l’elevato livello di rischio, sia per chi pratica tale “terapia” sia per chi la subisce. Essa infatti può solo portare alla superficie la cloaca psichica di un essere che, essendo psichicamente debole e incapace di resistere all’azione di sovvertimento, rischia di sprofondare nel fiume infernale cui si richiama programmaticamente lo stesso Freud col motto da lui preposto al libro sui sogni: “Flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo”.

Può essere considerata “controiniziatica” la pratica rituale seguita nell’iniziazione se non si ha il permesso di esercitarla?

Il valore di un rito iniziatico esercitato senza il necessario permesso dell’autorità tradizionale è nullo. L’intenzione di praticarlo è condizione necessaria ma non sufficiente, essendo indispensabile il ricollegamento ad un’organizzazione tradizionale regolare. Non si può dire, tuttavia, che nel caso in questione si configuri un comportamento controiniziatico, poiché manca quell’aspetto di contraffazione parodistica che, come abbiamo visto, costituisce il marchio tipico della controiniziazione.

Guénon evitò sistematicamente di trattare alcuni temi, che però si trovano citati nei suoi scritti. Cosa dovremmo sapere in merito a certe influenze sottili, psichiche o demoniache di cui Guénon non ha mai scritto?

In realtà nell’opera di Guénon si trovano alcune pagine illuminanti relative alle cosiddette “influenze erranti” (così chiamate dal titolo di un trattato taoista che Matgioi aveva tradotto dal cinese). Si tratta di forze sottili che in alcuni casi hanno esistenza autonoma, mentre in altri casi derivano da elementi psichici disintegrati, provenienti da organismi viventi, per lo più umani. Coloro i quali manipolano queste forze, si tratti di esseri umani o di demoni, conferiscono ad esse un’esistenza artificiale e precaria che è come un’ombra della loro propria individualità. Spesso capita che certe persone naturalmente predisposte esercitino su queste forze un’azione particolare, condensandole o dissolvendole. Si tratta per lo più di medium o di stregoni e comunque di individui di basso livello spirituale, poiché coloro i quali hanno una conoscenza completa delle “influenze erranti” in genere rifiutano di impiegarle per suscitare fenomeni che stupiscano la gente o ne soddisfino la curiosità.

Il Re del mondo è un libro un po’ controverso; molti faticano a capire a chi se riferisca veramente Guénon. Potete darci qualche delucidazione in merito?

Il Re del mondo è essenzialmente un principio archetipico, che potremmo definire come l’Intelletto legislatore del nostro ciclo d’esistenza. Epifanizzandosi in un centro spirituale, questo archetipo viene rappresentato da una funzione (pontificale e regale) che, simile a quella dell’aristotelico “motore immobile”, reca il titolo e gli attributi del legislatore primordiale e costituisce la fonte d’ogni autorità e d’ogni potere legittimo. Guénon afferma che la dottrina concernente il Re del mondo è presente in ogni forma tradizionale. Lo dimostrano infatti concezioni come quella del Wang nella tradizione estremo-orientale, il culto di Cristo Pantocratore nel cristianesimo, la funzione califfale nell’Islam ecc.

Vi è un altro argomento che, nonostante le varie delucidazioni esposte da Guénon, mantiene una sorta di nebulosità concettuale: la reincarnazione. Potete riassumere sinteticamente il modo corretto nel quale questo termine andrebbe considerato?

Il termine “reincarnazione” (che andrebbe distinto da altri quali “metempsicosi” e “trasmigrazione”) indica l’assunzione di un’altra vita corporea dopo la morte, ossia il ritorno ad uno stato attraverso cui l’essere è già passato. Tale termine corrisponde ad una concezione che Guénon ritiene insostenibile, poiché, egli argomenta, essa comporta una ripetizione nell’ambito della Possibilità universale e quindi una limitazione di quest’ultima. In realtà, nessun essere può passare due volte attraverso lo stesso stato e quindi nulla può mai tornare al medesimo punto, nemmeno in un insieme limitato quale è il mondo corporeo. Diverso è il caso in cui elementi psichici presenti in un individuo umano passano, dopo la morte, in un altro essere vivente; ma in tal caso si tratta del trasferimento di elementi mortali, non di ciò che costituisce l’essenza imperitura della realtà umana.

Il regno della quantità sembra essersi realizzato. Cosa avrebbe detto Guénon in merito alle nuove tecnologie, ad un mondo immateriale e virtuale nel senso più profano del termine?

Già una settantina d’anni fa, in Le Règne de la quantité et les signes des Temps, René Guénon osservava come stesse ormai prendendo piede quella tendenza che, conducendo uomini e cose verso la quantità pura, è destinata a risolversi definitivamente soltanto nella dissoluzione del mondo attuale. Come sintomo di ciò, egli indicava il fatto che il materialismo vero e proprio avesse ormai perso terreno nel campo delle teorie scientifiche e filosofiche, al punto che la nozione stessa di materia cominciava a scomparire. Che Guénon avesse visto in maniera chiara il carattere immateriale e virtuale del mondo in cui oggi viviamo è dimostrato anche, in quel libro del 1945, dal capitolo relativo alla “degenerazione della moneta”, dove è possibile trovare questa stupefacente previsione: “si può immaginare un termine, che vieppiù si avvicina, in cui essa (la moneta, ndr) avrà perduto ogni ragion d’essere, anche semplicemente ‘pratica’ o ‘materiale’, e dovrà sparire quasi di per se stessa dall’esistenza umana”. Per quanto riguarda in particolare le nuove tecnologie, l’informatica ne costituisce un caso esemplare, poiché essa mostra in maniera evidente la dissoluzione della scrittura, la quale, dopo lo stadio rappresentato dal libro a stampa, è passata ad una forma virtuale che Guénon chiamerebbe di “volatilizzazione”. D’altronde, qualora si volessero considerare le tecnologie da una prospettiva ispirata ai riferimenti mitici e simbolici cui Guénon fa frequente ricorso, non si potrebbe prescindere dal nesso fondamentale esistente fra la tecnica e i Titani (o i Cabiri, i Dattili, i Telchini), né ignorare che, sotto il profilo spirituale, il tecnico è monocolo come i Ciclopi ed è zoppo come Efesto.

Cosa ci si deve aspettare secondo Guénon nei prossimi tempi?

Secondo Guénon, il regno della quantità è destinato a culminare nel dominio della controtradizione, che sarà contrassegnato dall’imitazione caricaturale e parodistica della tradizione e della spiritualità. Si tratterà, sostanzialmente, del regno dell’Anticristo (il “Messia Impostore” della tradizione islamica), ossia di colui che, lo si intenda come individuo o come collettività, sintetizzerà in sé tutte le potenze della controtradizione e proietterà nel mondo le influenze malefiche da lui rappresentate. L’Anticristo, la cui individualità sarà sviluppata in modo mostruoso, costituirà la sintesi di tutto il simbolismo invertito che caratterizza la controiniziazione: anziché realizzare la fusione nell’Unità principiale, realizzerà la confusione universale. Pur essendo l’essere più lontano dal Centro, assumerà i simboli del Cristo, ma assegnerà ad essi un valore diametralmente opposto.

   
Fonte: “Heliodromos”, n. 25-26, Equinozio d’Autunno-Solstizio d’Inverno 2014, pp. 37-44 (per gentile concessione della Rivista).