Io ho bisogno di abitanti nel mio impero | Cittadella – ADSE

  
“Per quelli che sono emigrati nel regno della morte, questo villaggio era come un’arpa, e i muri, gli alberi, le fontane e le case avevano il loro significato. Ogni albero aveva la sua storia, ogni casa le proprie usanze e ogni muro era diverso per via dei suoi segreti. Quando facevi la tua passeggiata era come se componessi un brano musicale, traendo il suono desiderato da ogni tuo passo. Ma il barbaro accampato nel tuo villaggio non sa farlo vibrare. Egli vi si annoia, e, nell’impossibilità di comprendere, abbatte i tuoi muri e distrugge i tuoi oggetti. Per vendetta contro lo strumento di cui non sa servirsi, vi appicca il fuoco, che lo ripaga almeno con un po’ di luce. Dopo di che si scoraggia e sbadiglia. Poiché è necessario conoscere quello che si brucia perché la fiamma sia bella. Così la fiamma del cero acceso davanti al tuo dio. Ma la fiamma stessa della tua casa non dirà nulla al barbaro poiché non è la fiamma d’un sacrificio.

Perciò l’immagine di una generazione installatasi come un’intrusa nel guscio dell’altra mi ossessionava. E mi sembravano essenziali quei riti che nel mio impero obbligavano l’uomo a tramandare o a ricevere la propria eredità. Io ho bisogno di abitanti nel mio impero, non di campeggiatori che non provengono da nessun posto.”

Antoine de Saint-Exupéry, Cittadella

Mikis Mantakas [ in memoriam ]

Mikis Mantakas,28/02/1975 – 28/02/2016

  
Il 28 febbraio, lo studente universitario greco Mikis Mantakas, del Fuan Caravella, venne ucciso a colpi di pistola durante un assalto alla sezione Prati di via Ottaviano a Roma. L’omicidio fu compiuto da estremisti di sinistra che provenivano dal tribunale dove si stava svolgendo il processo contro i militanti di Potere Operaio, per la morte dei fratelli Mattei.

Boicotta la GDO – Compra Locale | Lega della Terra

 
Boicotta la GDO: compra locale!

Sai cos’è la Grande Distribuzione Organizzata? È un sistema di vendita di prodotti, che si basa su una rete di supermercati e di intermediari vari.

Nell’ottica di favorire le aziende locali, boicottare la Grande Distribuzione Organizzata è un imperativo categorico.

Basta pensare a quanto sia difficile oggigiorno trovare prodotti italiani nei supermercati ed a quale prezzo per capire quanto sia importante farlo!

Inoltre, la GDO, sia tramite i supermercati che tramite le multinazionali, paga il prodotto a prezzi da fame al contadino, non garantendogli il giusto sostentamento economico, non permettendogli di fare una pianificazione aziendale a lungo termine.

Acquistare prodotti locali vi garantirà una qualità sicuramente migliore, e darà il giusto contributo al contadino.

Ma cosa fare se non si ha tempo di andare dal contadino o se non si sa da quale andare? Semplice: stiamo lavorando per portare il contadino da voi! Seguiteci e presto saprete come!

Lega della Terra

Ufficio Stampa 

Foto rivelatrici, per non farsi infinocchiare | Maurizio Blondet

  
Non so se vi ha appassionato la battaglia legale dell’Fbi contro Apple: la polizia federale vuole entrare nel telefonino del terrorista islamico Syed Rizwan Farook che con la giovane moglie Tashfeen Malik, il 2 dicembre 2014 ha fatto irruzione in un centro di San Bernardino uccidendo 14 persone. L’Fbi vuole leggere le informazioni che il terrorista ha tenuto segrete, per capire che contatti avesse con Al Qaeda, eventuali complici eccetera. Ma Apple si oppone: no, la privacy è sacra!
Non so voi, ma i media italiani si sono appassionati. Dibattiti, talk show. Hanno chiesto il vostro parere: ha ragione l’Fbi o ha ragione Apple? E’ lo scontro fra i due grandi valori occidentali: la vostra sicurezza contro la privacy. La legittima Lotta al Terrore contro l’inviolabilità delle e-mail. Uno scontro epico: Hollywood ci farà un film.

Tutto appassionante, a patto di non far vedere questa foto:

come sapete, mostra il corpo del terrorista Syed Farook appena ucciso dalla polizia, quel tragico giorno a San Bernardino.

Ucciso con un colpo in testa, e con i polsi ammanettati dietro la schiena. Strano davvero. L’hanno ammazzato dopo averlo ammanettato? Perché? Come ricorderete, i familiari e il loro avvocato hanno subito espresso dubbi sulla versione. Non credono che il loro Sayed fosse un terrorista. Né che la giovane moglie Tafsheen Malk abbia lasciato la figlioletta di sei mesi per imbracciare, minutina qual era, un mitragliatore d’assalto e sparare, avendo anche il tempo – nel pieno dell’azione – di twittare un messaggino in cui dichiarava la sua fedeltà al Califfo dell’ISIS, nel lontano Irak

Sicché, grazie ai nostri potenti mezzi giornalistici, siamo in grado di dare la versione non ufficiale della vicenda. E’ il contrario di quel che vi raccontano i media.

Non è l’Fbi, bensì la famiglia dell’ucciso Syed che vuole poter accedere al suo telefonino, dove ritiene di poter trovare qualche prova della sua innocenza; l’Fbi non vuole, ovviamente: l’ha ammazzato proprio perché non raccontasse la verità (tutti i terroristi islamici vengono ammazzati prima). Non sa come negare l’accesso,e tira fuori la scusa: Apple non ci dà le chiavi d’accesso; vero, Apple? Ma certo che no, conferma a petto in fuori Apple (che ha già dato all’Fbi ciò che il morto ha messo nel cloud): io difendo la privacy dei miei clienti fino alla morte – dei clienti. Anzi anche dopo la morte dei clienti.

E ne approfitta per farsi pubblicità – sono in troppi ormai a sospettare che i suoi smartphone e il suo software sono a disposizione della polizia e dei servizi – emanando (tramite l’ufficio-stampa e propaganda) il comunicato seguente:

“Il governo Usa ci ha chiesto qualcosa che semplicemente non abbiamo, e che consideriamo troppo pericoloso creare. Ci hanno chiesto di costruire una backdoor all’iPhone. Nello specifico, l’Fbi vuole farci creare una nuova versione del sistema operativo dell’iPhone che aggiri importanti funzioni di sicurezza dello stesso, e poi di installarlo sull’iPhone sottoposto a indagine. Nelle mani sbagliate questo software – che ad oggi non esiste – potrebbe potenzialmente sbloccare qualsiasi iPhone una volta che sia in mano a qualcuno”. (Impagabile: “Nelle mani sbagliate…un software che non esiste..”

Una eccezionale pubblicità per la Casa produttrice.

Tanto che anche Google, Facebook, Twitter e Whatsapp si sono schierate con la Casa: no, non daremo i vostri dati sensibili alle autorità! Per nessun motivo! Con noi siete tranquilli! Affidateci pure i vostri dati, li conserviamo nel cloud: ma è sicuro, garantiamo noi!

Apple, Google, Facebook, Twitter, Whatsapp sono mega-imprese con fatturati di decine di miliardi. E’ bello vedere che per loro non è il profitto che conta, ma i valori. Sarà bellissimo vedere come poi Apple dovrà cedere sotto ingiunzione di un giudice federale: cosa volete, per la vostra sicurezza, utenti. Da Radio24: “Pensate se dentro un telefonino di un terrorista ci fosse un codice per far scoppiare una atomica a Roma…rispettereste la privacy?”.

Tutto vero, aprite il dibattito su questo. Non sulla foto dell’ammanettato.

Maurizio Blondet

Il Digiuno | Le esigenze e potenzialità dell’essere umano, Imam Musa Sadr

Quello che segue è il sermone sul digiuno, tenuto dall’Imam Musa Al-Sadr nella cattedrale latina di Marluis dei Padri Cappuccini a Beirut il 18 febbraio 1975. Si ringrazia l’Istituto Imam Musa Sadr di Teheran (www.imam-sadr.com) per averci gentilmente concesso l’autorizzazione a pubblicarlo sul nostro sito (dell’associazione Imam Mahdi). 

  

Ti lodiamo Dio e Ti ringraziamo, nostro Signore, Dio di Abramo e di Ismaele, Dio di Mosè, Gesù e Muhammad, Signore degli oppressi e Signore dell’intero creato.

La Lode appartiene a Dio, che rassicura chi ha paura, che salva i buoni, che innalza gli oppressi, che umilia i superbi, che fa perire i re e li sostituisce. La lode appartiene a Dio, che sprezza i tiranni, che annienta gli oppressori, che raggiunge i fuggitivi, che infligge punizioni esemplari agli ingiusti, che soccorre chi chiede aiuto.

Ti lodiamo Dio nostro Signore, in quanto ci hai donato il successo con la Tua Divina Provvidenza, ci hai radunato con la Tua Guida, hai unito i nostri cuori con il Tuo Amore e la Tua Misericordia. Eccoci incontrare le Tue mani in una delle Tue case, nel periodo di digiuno a Te dedicato. I nostri cuori a Te si rivolgono, le nostre menti da Te ricevono la luce e la guida, considerando che ci hai invitati a camminare vicini nel servire il Tuo creato ed a perseguire l’armonia per la gioia delle Tue creature. Allora, alla Tua porta abbiamo bussato e nei luoghi di preghiera da Te indicati abbiamo pregato.

Ci incontriamo per l’essere umano a cui erano rivolte le religioni, una sola all’epoca – l’una annunciava quella successiva e l’altra confermava quella precedente –e con essa Dio trasse gli esseri umani dall’oscurità alla luce, li salvò da molte discordie sterminatrici fonte di divisione ed insegnò loro a percorrere il sentiero della pace.

Le religioni erano una sola, in quanto questa serviva per il raggiungimento di un unico obiettivo: avvicinarsi a Dio e servire l’essere umano, entrambi essendo due facce di un’unica verità. Le differenze tra le religioni sorsero quando queste ultime si posero al servizio di loro stesse: fu allora che, intorno ad esse, un interesse autoreferenziale crebbe a tal punto da mettere a repentaglio il vero scopo, aumentando ed intensificando i contrasti ed accrescendo le afflizioni dell’essere umano e della comunità.

Le religioni erano una cosa sola e con un unico obiettivo: la guerra alle “divinità” della terra e agli oppressori (taghut) ed il sostegno ai diseredati, entrambi essendo le due facce di un’unica verità. Quando esse ebbero la meglio donando la vittoria anche ai diseredati, costoro scoprirono a loro spese come gli oppressori avessero solamente cambiato abito da guerra; questi ultimi, avendo compreso come ciò andasse a loro beneficio, presero a governare in nome delle religioni issandone lo stendardo: come conseguenza per gli oppressi ebbe inizio la lunga terribile tribolazione, e le religioni vennero funestate da afflizioni e discordie. Non esistono contrasti se non per alimentare gli interessi dei profittatori.   

Le religioni erano una sola secondo il principio per cui Dio è uno, il destinatario è uno – l’essere umano – e uno è il cammino dell’universo. Quando dimenticammo lo scopo e ci allontanammo dal servire l’essere umano dimenticammo Dio ed Egli si allontanò da noi, ci dividemmo in infiniti gruppi e sentieri, fummo afflitti, nacquero divergenze tra di noi e l’intero universo ne risultò diviso; appagammo gli interessi personali, adorammo divinità al di fuori di Dio e schiacciammo l’essere umano sino a lacerarlo.

Adesso è tempo di far ritorno alla giusta via, di tornare all’essere umano affinché Dio torni da noi; torniamo all’essere umano sofferente per salvare noi stessi dalla punizione divina. Troviamo un punto comune nell’essere umano oppresso, schiacciato e lacerato per ritrovarci in ogni cosa, per ritrovarci in Dio. Solo allora le religioni torneranno a diventare una.

“Ad ognuno di voi abbiamo assegnato una via e un percorso. Se Dio avesse voluto avrebbe fatto di voi una sola comunità.Vi ha voluto però provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete a Dio” [Sacro Corano; Sura La Tavola Imbandita, 48].

In questo momento, nella chiesa, nei giorni di digiuno, durante il sermone religioso e su invito da parte dei devoti responsabili, mi trovo al vostro fianco nel mezzo del cammino. Trovo me stesso nel ruolo di predicatore, ma anche di chi riceve insegnamenti, di chi parla ed ascolta. Parlo con la lingua e ascolto con il cuore. Se la storia ci è testimone, allora ascoltiamola; poi testimoniamo per lei: essa a sua volta ci darà ascolto. La storia testimonia che il  Libano è la nazione dell’incontro, il paese dell’essere umano, la patria degli oppressi ed il rifugio di chi ha paura. In questo clima ed in questo sublime orizzonte possiamo ascoltare i puri inviti celesti, poiché siamo vicini alle sorgenti.
Ecco il nobile [Gesù], magnificato sia nell’amor suo, gridare irritato: “No! Non si può amare Dio e odiare l’essere umano”. E mentre la sua voce continua ad echeggiare nelle menti ecco sollevarsi un’altra voce, la voce del Profeta della misericordia [Muhammad]: “Non crede in Dio e nel Giorno del Giudizio chi è sazio mentre il suo vicino è affamato”.

Con il passare del tempo le due voci quasi si fondono  fino a che l’eco di entrambe viene a manifestarsi nelle parole di un grande Pontefice il quale, in occasione del digiuno, disse: “Il messia e il povero sono una sola persona”; egli nella sua illustre lettera “Popolorum Progressio” si infuria riguardo alla dignità dell’essere umano e, sull’esempio di Gesù nel Tempio, dichiara: “Grande è la tentazione di respingere con la violenza simili ingiurie alla dignità umana” aggiungendo ancora: “Meno umane: le strutture sono oppressive, sia che provengano dagli abusi del possesso che da quelli del potere, dallo sfruttamento dei lavoratori che dall’ingiustizia delle transazioni.”

In cosa discorda questa pura voce da ciò che è menzionato nelle solide fonti islamiche? “Io sono presso coloro che hanno il cuore afflitto. Io sono presso il malato nella sua guarigione, presso il povero nel suo soccorso e presso il bisognoso nel soddisfare la sua necessità.”

Inoltre riguardo al metodo, ogni sforzo per affermare la giustizia e sostenere gli oppressi fu ritenuto come lotta sul sentiero di Dio e sincera preghiera. Dio è l’unico garante per la vittoria. 

Tramite queste testimonianze torniamo all’essere umano per cercare la forza che opprime e la forza che divide! l’essere umano: questo dono divino, questa creatura plasmata negli attributi sulle sembianze del Creatore e vicario di Dio sulla terra, l’essenza dell’esistenza e l’inizio della società, la meta e il motore della storia! Questo essere umano equivale a tutte le sue energie, non dal punto di vista filosofico o fisico come è inteso in questo nostro secolo sotto forma di scambi o trasformazioni tra materia ed energia, bensì per quello che confermano le religioni e le esperienze scientifiche, “invero, l’uomo non ottiene che il frutto dei suoi sforzi” [Sura La Stella, 39], ovvero che le opere sono eterne e che egli non vale nulla se non per la luce che emana agli orizzonti. Perciò più custodiamo ed accresciamo le potenzialità dell’essere umano, più l’onoriamo e lo rendiamo eterno.

La fede nella sua dimensione celeste fornisce all’essere umano l’illimitatezza nei sentimenti e nelle ambizioni, una eterna speranza, un annullamento delle preoccupazioni, una completa sintonia con se stesso e con i suoi simili da una parte e con se stesso e tutte le creature dall’altra. Se la fede da un lato concede all’essere umano una elevata posizione e bellezza, dall’altra essa lo protegge e custodisce, rendendo doverosa la sua salvaguardia. La fede sarebbe assente qualora venisse meno l’impegno nel servire l’essere umano. 

Tutte le potenzialità dell’umanità e di ogni singolo essere umano devono essere custodite e sviluppate; per questo motivo troviamo che il principio della ricerca della perfezione sia presente fin dalle prime rivelazioni, giungendo sino a questo benedetto messaggio del Santissimo Padre in cui viene riportato: “E’ necessario, per raggiungere un autentico progresso, che esso sia completo, ovvero che fortifichi ogni essere umano e l’intera umanità”. E’ per questo che riscontriamo come tutte le religioni abbiano proibito, per esempio, il rubare, in quanto usurpamento  delle potenzialità dell’essere umano e degli effetti da esse posseduti; oggi, viceversa, vediamo il rubare apparire sotto forma di sfruttamento e speculazione, con la scusa del progresso industriale, o peggio ancora mediante bisogni artificiali indotti dai mezzi di produzione obbliganti l’essere umano a percepire falsi desideri con un conseguente aumento dei consumi. Oggigiorno le nostre quotidiane necessità non sono affatto dettate da noi stessi, ma sono il frutto di artifici scientemente veicolati da mass-media sotto il diretto controllo del sistema produttivo.

Così ogni giorno ci vengono imposti nuovi bisogni che impegnano la totalità delle nostre forze e l’essere umano finisce  con lo sprecare tutte le proprie energie senza però impiegarle nel percorso voluto. Allo stesso modo notiamo un cambiamento radicale nelle molteplici forze che osteggiano le energie umane, distruggendole o dividendole. Tali forze rimangono uguali nella loro essenza anche mutando il loro aspetto con l’avanzare del progresso.

La religione ha combattuto per esempio la menzogna, l’ipocrisia, l’arroganza e la superbia le quali, se analizzate nella loro essenza, ci portano a comprendere quanto questi attributi influenzino le energie della persona e della società. La menzogna falsifica le realtà e le energie predisposte per un interscambio tra gli esseri umani. L’essere umano di solito cresce nel donare e ricevere tali energie che purtroppo, falsificate dalla menzogna, finiscono per diventare sconosciute e corrotte. Si alterano quindi gli elementi di interscambio e le energie. Orgoglio e arroganza di contro paralizzano l’essere umano che sente di aver raggiunto un livello di autosufficienza; come conseguenza l’arrogante si rifiuta di ricevere e quindi di perfezionarsi, la gente si rifiuta di ricevere da lui e perfezionarsi per suo tramite e lo spazio per la reciproca ricezione e donazione viene a scomparire del tutto. Questa è la morte delle capacità e potenzialità dell’essere umano. Anche gli altri vizi simili alla menzogna, ipocrisia arroganza e superbia, hanno questo effetto.

  
Un altro esempio è la libertà: essa rappresenta il clima adatto per accrescere le potenzialità dell’essere umano e palesare le sue doti quando vi è l’occasione. Tale libertà è stata sempre soggetta ad aggressioni e usurpamenti da parte di chicchessia e con i pretesti più disparati poiché rappresenta l’atmosfera ideale per l’arricchimento delle potenzialità dell’essere umano, delle sue energie e delle sue doti; essa può essere ritenuta a buon diritto la madre di tutte le potenzialità. Ci furono quindi battaglie ed amari conflitti. Quando viene usurpata la libertà dell’essere umano le potenzialità della persona e della società sono limitate allo spazio concesso dall’usurpatore, con l’inevitabile ridimensionamento della persona e della società. Quando l’essere umano rifiuta questo ridimensionamento e tenta – nei limiti della propria fede – di delimitare le oppressioni di questa forza separatrice e distruttrice, in realtà egli difende la nostra umanità e protegge le potenzialità e la dignità dell’essere umano, al di là delle dimensioni e delle forme che questa forza possa assumere con il prolungarsi del tempo.

Le forme che limitano la libertà e distruggono l’essere umano sono mutate nel corso della storia: si è passati dalla tirannia alla colonizzazione, dal feudalesimo al terrorismo intellettuale, fino all’ arrogarsi la rappresentanza dei popoli in nome di una non meglio definita immaturità intellettuale. Si è andati dal neocolonialismo alle imposizioni fatte a singoli ed a popoli interi attraverso pressioni economiche, culturali e intellettuali, dalla politica di abbandono e di rimozione totale o parziale delle opportunità fino a giungere alle politiche di ignoranza forzata e di privazione dell’igiene, della dinamicità e dello sviluppo… diversi sono i modi e le forme per usurpare la libertà e distruggere le energie.

Il denaro; il più grande idolo; quello che il Messia giudicò portatore di impedimenti all’ingresso nel Regno dei Cieli maggiori  di quelli che potrebbe trovare un cammello che si provasse ad attraversare la cruna di un ago. Questo denaro è foriero di sedizione. Se è sfruttato nei limiti e nei posti adeguati risulta una grazia e una misericordia, se invece diventasse lo scopo, allora verrebbe adorato all’infuori di Dio e per l’essere umano si tramuterebbe nel più santo tra i santi, finendo egli per dipenderne orbitandovi intorno. Il denaro iniziò a crescere a scapito delle altre esigenze della persona e dell’umanità, diventando una forza schiacciante e separatrice che influenza profondamente la vita delle persone facendo valere la regola del più grande che mangia il più piccolo.

Lo stesso effetto hanno tutte le esigenze umane che crescono a spese di altri bisogni Ogni esigenza rappresenta una spinta e una scossa che alimenta il movimento dell’essere umano nella vita; se però questa esigenza dovesse crescere a scapito di altre, produrrebbe dei disastri. Questa è in effetti la causa della nostra grande responsabilità di fronte al potere, alla ricchezza, al prestigio, all’autorità ed alle altre tentazioni umane.
Se la fede, che crea un legame e un contatto costante tra Dio e l’essere umano, non diventa la base e la radice della nuova civiltà, avremo una civiltà fragile. Osservando la storia, vediamo che nella civiltà moderna ci si trovi di fronte ad una crescita monodimensionale dell’essere umano. La politica, l’amministrazione, il mercato e la costruzione hanno una crescita squilibrata perché non basate sui principi della fede, che è la fonte dell’equilibrio e dell’ordine al servizio di tutti. La politica, l’amministrazione, il mercato e la costruzione si sono trasformate in colonialismo, in guerre, in ricerca di nuovi mercati e in una pace con corsa agli armamenti. Questo ha fatto diventare la vita dell’umanità completamente immersa tra guerre calde e guerre fredde e tra il sanare le ferite e la corsa agli armamenti.

L’amore del sé, che è il motore della ricerca della perfezione per l’essere umano, quando si trasforma in egoismo diventa problematico. Subentrano quindi gli scontri, le discriminazioni razziali, il disprezzo degli altri, gli amari conflitti dalla famiglia alla comunità internazionale, che sono tutti conflitti di diverse forme ma con un’unica origine.

Questi conflitti, che sono stati considerati come parte integrante della creazione, sono una conseguenza dell’amore del sé trasformato in adorazione dell’io. L’egoismo colpisce anche la società; essa è stata costruita per servire l’essere umano il quale ha un innato senso di appartenenza alla comunità possedendo egli ben due dimensioni: una individuale ed un’altra comunitaria. Quando l’egoismo si impossessa profondamente della società sorgono allora dei problemi in vari ambiti. Si passa dall’egoismo individuale a quello familiare, tribale, confessionale e religioso, che hanno trasformato i valori celesti in attributi terresti, svuotando la religione del suo contenuto e distruggendo i valori nobili. Lo stesso settarismo, che commercializza i valori religiosi, alla fine diventa un nazionalismo egoista. Anche il patriottismo, che è una delle più nobili caratteristiche umane, si trasforma in razzismo, a tal punto che la persona giunge ad adorare la propria patria al posto di Dio ed è pronta a costruire la grandezza della propria patria e civiltà sulle rovine delle nazioni e civiltà altrui, ed elevare il livello del proprio popolo a costo di impoverire gli altri popoli. Il nazismo, che ha incendiato più volte il mondo, è uno dei chiari esempi di questo razzismo.

Noi abbiamo adorato questi sentimenti egoistici che si sono trasformati in catene e distruzioni, ma l’amore del sé, l’amore per i genitori, per la famiglia, l’amore per la comunità, il patriottismo e l’appartenenza nazionale sono attitudini benevole nella vita dell’essere umano se rimangono nei giusti limiti. A questo punto possiamo fare luce sul titolo scelto per questa conferenza: “Le esigenze e le potenzialità dell’essere umano”.

Una società che abbraccia l’essere umano deve essere coordinata nel suo insieme, laddove anche la persona deve essere in sintonia con se stessa. Ogni volta che l’essere umano dà maggiore spazio ad una esigenza a scapito di altre, ogni volta che la persona o le sue esigenze crescono a scapito delle altre persone ed ogni volta che crescono i gruppi o le loro esigenze a scapito di altri gruppi, si finisce invece nel disastro. L’equilibrio si ottiene con la sensibilizzazione, permettendo all’essere umano di percepire il dolore degli altri come il proprio. Questo è quello che viene richiesto dal digiuno. Questo equilibrio è la garanzia per la salvaguardia della crescita coordinata della persona e della comunità.

La nostra nazione è il Libano, il Paese la cui prima ed ultima riserva è l’essere umano che ha scritto la gloria del Libano con il suo sforzo, la sua emigrazione, i suoi pensieri e le sue iniziative. L’essere umano è colui che deve essere custodito in questa nazione. L’umanità è una ricchezza non solo per la nazione, ma anche per la persona, che ha come ricchezza la propria umanità. Per questo i nostri sforzi in Libano sono indirizzati a tale scopo, partendo dai luoghi di culto, ma anche dalle università e dalle istituzioni. Il nostro sforzo è indirizzato a salvaguardare il Libano ed a custodirlo, preservandone l’essere umano dalle differenti potenzialità che vive nelle varie sue regioni.

Perciò, se vogliamo preservare il Libano, esercitare il nostro spirito nazionale e applicare il nostro senso religioso tramite i principi che si sono affrontati, allora dobbiamo custodire l’essere umano in Libano con tutta la sua umanità e la sua potenzialità.

Vivendo in Libano rileviamo ogni giorno privazioni dovute a negligenze nell’amministrazione la cui responsabilità è di tutti noi. Come abbiamo sentito nel benedetto discorso, per l’essere umano la severità è consentita nei limiti necessari e a condizione che non lo danneggi.

Le regioni dove viviamo e vive la nostra gente sono un bene che noi e i responsabili [del paese] dobbiamo tutelare. Per Dio e per la patria occorre proteggere il sud e tutte le regioni, pertanto è indispensabile essere attenti nella progettazione e nella realizzazione, poiché un’errata progettazione ed esecuzione generano due tradimenti: un tradimento che porta ad una corruzione diretta, e uno ulteriore che sottrae opportunità alla popolazione e porta allo spreco di denaro e ad una carenza nei diritti pubblici. Imporre delle iniquità, in qualunque modo esse vengano presentate, causa discordia. 

Il Libano, la nazione dell’uomo e dell’umanità, mostra la realtà umana tramite il confronto vissuto con il nemico, scoprendosi basato su una società razzista che esercita l’oppressione e la divisione in ogni sua forma: finanziaria, culturale, politica e militare. Ha avuto addirittura il coraggio di distorcere la storia, ebraicizzare la Santa Quds (Gerusalemme) e distruggere i suoi antichi reperti.

La nostra patria deve essere allora custodita non solo per Dio e per la persona che ci vive, ma per l’intera umanità, per svelarne la vera immagine e sfidare chiunque voglia distorcerla. Ora ci troviamo davanti ad una opportunità irripetibile: l’inizio di una nuova fase del Libano.

Troviamo un denominatore comune nell’essere umano con tutte le sue caratteristiche. Incontriamoci per l’essere umano in Libano, nel sud, a Hermel, ad Akkar, nelle periferie di Beirut, a Karentina, a Hay Assullum. Nessun essere umano è escluso o classificato; preserviamo quindi l’essere umano del Libano per proteggere questa nazione, una nazione che la storia e Dio ci hanno affidato.

La Pace, la Misericordia e la Benedizione di Dio siano su di voi.

   

A cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Pace Guerriglia SocialConfusione | A NomadIncontro va in scena il vessillifero dell’ipocrisia

  

Il Tg di rainews in uno degli ultimi servizi dell’ora di pranzo, rende un sonnacchioso omaggio ad Augusto Daolio ed ai Nomadi che in quel di Novellara in provincia di Reggio Emilia, ogni anno ricordano doverosamente il leader della band, prematuramente scomparso.

Poco prima della fine del servizio, la leccatina al pacifismo armato socialconfuso non poteva mancare. In bella vista dunque, uno strano personaggio che sulla stessa asta ha l’ardire di collocare la bandiera della pace (in verità è una semplice bandiera arcobaleno, usata dagli omosessuali di Los Angeles per rivendicare improbabili diritti civili) e nientepòpòdimenoche la bandiera rossa con il volto del Che. Ora, che la pace con la guerriglia armata del Che, avesse poco a che fare lo sapevamo ma, addirittura, utilizzare la bandiera delle battaglie omosessuali accanto a chi gli omosessuali li metteva in campi di rieducazione (utilizzando scarpe di ferro per abituare i “pervertiti” ad una sana educazione antiborghese) ci è parso troppo. Perfino a noi. 

Ad ogni modo, il soggetto, deve aver fatto breccia nei cuori, anche di chi gli era intorno, tanto che ha continuato a sventolarla per tutto il concerto. 

Un bell’esempio per chi nonostante gli anni fa dell’ipocrisia, questa sì, la sua più autentica bandiera. 

La foto è gentilmente offerta da: http://gazzettadireggio.gelocal.it/tempo-libero/2016/02/21/news/in-migliaia-per-celebrare-daolio-e-i-nomadi-1.12996422#gallery-slider=undefined

Il ricordo delle Foibe e degli esuli al Campo della Memoria

   
Sabato 13 febbraio al Campo della Memoria abbiamo ricordato i martiri delle Foibe.
Hanno mandato il loro saluto: Carlo Panzarasa presidente dell’associazione combattenti Xa flottiglia MAS RSI e marò del Btg fulmine che respinsero i comunisti nella battaglia della selva di Tarnova.
Abbiamo ricevuto anche con piacere il saluto dell’associazione combattenti 29a Div. Granatieri che si distinsero nella battaglia di Anzio e Nettuno.Ha introdotto Roberto Gigli che si fece promotore nel 2005 a Nettuno di commemorare i nostri compatrioti assassinati dai comunisti.

Subito dopo il prof. Ernesto Roli ha rivendicato l’Italianità dell’Istria e della Dalmazia, già terre latine, romane, bizantine, veneziane ed italiane ma mai slave.

È intervenuto poi il prof. Augusto Sinagra che ha ricordato i vari fatti accaduti in quelle zone dopo l’occupazione comunista, episodi tristi e drammatici che hanno lasciato tutti i partecipanti sgomenti.

Ha concluso poi il prof. Amleto Ballarini presidente dell’istituto storico degli studi fiumani ed esule di Fiume, il quale ci ha illustrato il dramma dei nostri esuli scacciati dalle loro terre e disprezzati dai nostri connazionali.

Poi alcuni reduci tra cui il Parà Ferdinando Signorelli, il Marò Ennio Appetecchia e il Legionario Fabio Poggio (esule zaratino), il Parà Santo Pelliccia, hanno dato la loro testimonianza da combattenti italiani contro le orde slave.

Ha concluso il Cap. di Corvetta G.n.(R) Giorgio Ferlatti, erano presenti inoltre i figli dei nostri soldati trucidati dai partigiani tra cui Rosella Campi, Antonio Sesler e Renata Pietrovaldo.

Erano infine presenti i labari della Xa flottiglia MAS, del Btg Barbarigo, della legione d’assalto Tagliamento, dell’associazione nazionale volontari di guerra di Roma, Istria, Dalmazia e Carnaro, Donna Fiorella Cencetti con il labaro dell’ordine dell’Aquila Romana.

La manifestazione si poi conclusa nel massimo ordine.

  
 

DDL CIRINNÀ – Scontro Finale | Niente VIP solo santi in paradiso. Un’ora di guardia

Dal blog di Costanza Miriano

  
Siamo alla stretta finale, questa settimana si saprà come e se il ddl Cirinnà paserà al Senato, intanto è stata stralciata la stepchild adoption ma non basta. Noi non abbiamo mezzi di comunicazione, non abbiamo VIP che firmano appelli, e, a parte pochissimi di noi, non sediamo in Parlamento. Abbiamo riempito una piazza impressionante ma sembra non bastare, però abbiamo un’arma potentissima: la preghiera. Dobbiamo chiedere, chiedere, chiedere con tutte le forze a Lui che intervenga. Dio è troppo rispettoso della libertà dell’uomo per intromettersi nelle sue faccende. Lo fa solo se noi gli chiediamo di farlo.Dobbiamo farlo fino a spolmonarci, appoggiandoci alle parole di Gesù: chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto, cercate e troverete. Dobbiamo chiederlo con fede cieca.

Pregare è l’arma più potente che abbiamo, e soprattutto è quella che gli altri non hanno. Ci sfotteranno per questo ma pazienza. Alla fine come sempre se noi glielo chiediamo, ma solo se glielo chiediamo, Dio rovescerà i potenti dai troni soprattutto se questi sono anche prepotenti e bugiardi. Spargete la voce, chiedete ad amici sacerdoti, vescovi, cardinali di farlo. Chiamate a raccolta monasteri e conventi, ditelo a movimenti, comunità, gruppi.

Aggiungerei che abbiamo un’altra arma infallibile: il digiuno. Si può fare in molti modi, secondo la tradizione della Chiesa. Per esempio a pane e acqua, per esempio il venerdì, per esempio anche altri giorni. Ma ognuno troverà qualcosa di suo e di prezioso da offrire – magari anche rinunciare a un caffè, a uno shopping, a una maldicenza – ricordando che le preghiere e i sacrifici se non ottengono sempre il risultato sperato nei modi o nei tempi sperati, sempre fanno il nostro vero bene, e salvano prima di tutto noi.
http://www.unoradiguardia.it/

L’Agoghè spartana: la (vera) Buona Scuola | da Ordine Futuro

 Come è consuetudine del Centro Studi Aurhelio, riserviamo una particolare attenzione ai contributi che vengono offerti sulla educazione spartana. In questa occasione, ospitiamo uno scritto di Nicolò Rotatori. L’articolo ci viene gentilmente offerto da sito di Ordine Futuro: http://ordinefuturo.net/2015/12/29/lagoghe-spartana-la-vera-buona-scuola/

 

Nei mesi scorsi si è discusso spesso su vantaggi e svantaggi della riforma della cosiddetta “Buona Scuola” di Renzi. Osservando però il generale sbandamento in cui si trovano i giovani italiani, occorre credere che il sistema scolastico abbia qualcosa di intrinsecamente malsano e che quindi una riforma – ipoteticamente migliore delle precedenti, ma che restasse ancorata alla sostanza del sistema educativo radicato nella cultura liberale e progressista – non basterebbe a fermare la grave decadenza che contraddistingue l’istruzione pubblica in Italia.
L’istruzione pubblica italiana: scuola di decadenza

Che l’istruzione pubblica in Italia sia in stato di profonda decadenza è dimostrato dall’osservazione di quale sia il tipo umano che caratterizza le nuove generazioni. Senza difficoltà si può notare, innanzitutto, un grave difetto di disciplina, l’assenza di una rettitudine d’animo che porti all’audacia del vivere. Si seguono mode discutibili, quando non apertamente ridicole, cosa che comporta una trasandatezza esteriore che è riflesso di quella interiore, ossia di uno sbando mentale che porta all’incapacità di pensare e di riflettere, rendendo i giovani docili al “pensiero unico” dominante e pronti a diventare i cittadini beoti di domani, graditi al sistema liberale e progressista.

Alla base di una tale situazione, vi è di certo la difficoltà, da parte di un giovane, di orientarsi in tempi oscuri come quelli che stiamo vivendo, che espongono i ragazzi a subire l’influenza di modelli educativi errati diffusi un po’ ovunque: in famiglia, dai media o dalla scuola [1].

In particolare, è fuor di dubbio che una grande responsabilità nell’opera diseducativa delle nuove generazioni tocchi al sistema scolastico. I nostri figli iniziano ad accedere alle strutture scolastiche dall’età di 3 anni, e lì trascorrono gran parte del loro tempo negli anni in cui va formandosi la loro personalità, dunque è chiaro che quanto avviene nella scuola ha un’enorme importanza sul piano educativo.

Per gli aspetti che interessano il presente scritto, il sistema scolastico nazionale presenta un’ossessione per la nozionistica, per l’aspetto razionale-mnemonico, tutto volto ad una formazione sempre più scientifica, astratta, settoriale, tralasciando placidamente la formazione dell’animo, della rettitudine morale, del coraggio. Pure prevale una boriosa faziosità, stimolata da numerosi docenti “sessantottini”, i quali esaltano ad ogni occasione le “virtù” del laicismo e del progressismo, che indirizzano lo studente all’indifferenza od all’ostilità nei confronti dei valori “profondi”, quelli della pietas religiosa e civile: il culto che si deve a Dio, l’amore ed il rispetto che si devono ai genitori, alla famiglia ed alla Patria, nonché l’attaccamento ai segni esteriori che manifestano questa devozione.

Facile concludere che il prodotto di una simile premessa educativa sarà, con ogni probabilità (grazie a Dio le eccezioni non mancano), un giovane colmo di nozioni spente, aride, con una conoscenza specialistica che lo renderà capace, forse, di fare solo ciò per cui ha studiato. La società odierna tende a specializzare l’individuo, fino a farlo diventare un ingranaggio del sistema, una rotellina intercambiabile. Questo è l’esito a cui si giunge privilegiando una certa educazione che, in realtà, educazione non è, in quanto disconosce le vere necessità educative che la natura umana esige: l’uomo, per realizzare pienamente se stesso, ha bisogno di ricevere un’educazione che lo aiuti a svilupparsi nella sua integralità.

È chiaro che il sistema scolastico attuale è inadeguato e lascia tutti insoddisfatti. I governi che si susseguono propongono continue riforme della scuola, senza mai trovare una soluzione soddisfacente. Si promuovono riforme scolastiche, si cercano sempre fondi, si sperimentano metodi e programmi alla ricerca di soluzioni positive, ma, alla fine e per varie ragioni, l’insoddisfazione rimane.

Sono pochi, purtroppo, quelli che comprendono che ciò che manca al sistema scolastico è ben altro. Quello che occorre alla scuola italiana – affinché sia in grado di formare una gioventù forte, audace, con una solida cultura – è il coraggio di riconoscere la necessità di fondare il sistema educativo sulle solide fondamenta della nostra migliore tradizione nazionale, la quale è greco-romana e cristiana.

Riconoscere ciò significa realizzare programmi coerenti con essa, che siano scevri da ogni compromesso con gli errori filosofici e culturali che, di quelle radici, ne rappresentano la negazione.

Quello che occorrerebbe è un sistema volto anzitutto allo sviluppo di persone rettamente formate sul piano dei principi e dei valori religiosi e morali, persone eticamente solide e, dunque, disciplinate, alle quali poi fornire, a vari livelli, tutte le conoscenze umanistico-letterarie e tecnico-scientifiche che occorrono a completare la formazione scolastica.

L’Aγωγή (Agoghé): Un Modello Degno di Imitazione

Frugando provocatoriamente nella storia, abbiamo ritrovato il modello educativo dell’Aγωγή (Agoghé), la scuola di Sparta.

Lo Stato spartano si rese grande ed unico perché fu inflessibile nel considerare innanzitutto lo sviluppo della persona umana, preoccupazione che veniva prima di ogni altra faccenda. Gli “spartiati” (Σπαρτιάται) [2] compresero l’importanza fondamentale della formazione delle ἀγέλαι, le “mandrie” di fanciulli [3]. Per cui lo scopo dello Stato spartano fu quello di cercare di trarre il meglio da ogni singolo individuo, esaltandone i punti di forza ed irrobustendone i punti deboli. Ogni cosa nell’Aγωγή fu rivolta ad allevare ed educare una razza di eroi, uomini capaci di sopportare e di affrontare con onore la durezza della vita per il bene della Patria.  

L’Aγωγή: il percorso dal Fanciullo al Guerriero

L’Aγωγή fu un’istituzione singolare nell’antichità. A Sparta, questo modello di educazione era collettivo, standardizzato, obbligatorio per tutti i bambini della casta degli spartiati. Chi non fosse riuscito a superare l’addestramento, una volta divenuto adulto, non avrebbe potuto godere di alcun privilegio politico, militare e sociale.

L’Aγωγή iniziava già in tenerissima età. Dopo aver vissuto in famiglia, all’età di 7 anni il fanciullo veniva preso in carico dallo Stato e, da quel momento, sarebbe stato sottoposto ad un’educazione fondata sul contatto con la natura, sull’allenamento fisico, sulla disciplina militare, sull’addestramento alla sopravvivenza e alla guerra. Le arti e la scrittura venivano insegnate, ma in minor misura rispetto a quanto, ad esempio, avveniva ad Atene. Ci si focalizzava sullo sviluppo delle virtù dell’obbedienza, della lealtà e della cooperazione col gruppo [4]. Veniva dunque disprezzato l’amore di sé, il culto dell’individuo, e incoraggiato lo spirito di corpo, l’essere parte di una comunità, di un organismo più alto. Fondamentali erano pure i valori della parsimonia e della frugalità, fino al rifiuto dei lussi. Veniva insegnato il disgusto del bere e i fanciulli venivano appositamente malnutriti [5] e abituati a parlare conciso. Pure non si badava al vestire giacché si indossava solamente una tunica di lana, sia di inverno che d’estate. Così dai 7 fino ai 20 anni, per un totale di 13 anni di addestramento.

Conclusioni

Al termine di un simile percorso educativo, il risultato era quello di aver formato uomini di altissimo valore morale e fisico, su cui poter contare per l’ordinata e sicura vita della Patria. A differenza dei giovani di oggi, i giovani spartani erano capaci di non cedere all’emotività, all’esaltazione che confonde l’azione. Calmo era il controllo nel patire e diretto, pulito ogni gesto, sia nella quotidianità sia nei più drammatici scenari bellici. Se ne ravvede un tipo di uomo certo superiore, capace di vivere come di morire.

Di fatto, fu solo grazie alla rigida e, per alcuni aspetti, crudele formazione dell’Aγωγή che si poté giungere al sacrificio estremo della battaglia delle Termopili, quando soli 300 spartani, qualitativamente eccellenti e finemente addestrati, poterono opporsi in maniera stupefacente alle forze nemiche persiane, dotate di un’imponente superiorità numerica.

La proposta dell’esempio spartano è certamente provocatoria, abbiamo voluto opporre all’attuale sistema scolastico italiano, debosciato e nocivo, un sistema al cui solo pensiero il tipo umano odierno rabbrividisce. È evidente che non è nelle intenzioni di chi scrive proporre il ricorso ad un sistema del tipo qui sopra, a sommi capi, descritto. Ciò che ci pare utile riproporre è la sostanza di quel modello, a nostro avviso ravvisabile nella ferma volontà di forgiare uomini (e donne) formati su alcuni fondamentali ed irrinunciabili punti: austerità, disciplina, altruismo, spirito di sacrificio, cura dello spirito e del corpo (quest’ultimo da coltivare non in senso narcisistico, ma ai fini della salute e dell’efficienza). Virtù riscontrabili anche nell’autentica e migliore tradizione dell’antica Roma. È innanzitutto sullo sviluppo ed il rafforzamento di queste virtù che la vera “buona scuola” deve basare l’educazione dei cittadini di domani. Proviamo ad immaginarne i benefici.

Note

[1] Negli ultimi anni è caduto in disuso la leva obbligatoria, probabilmente una delle poche istituzioni davvero formative e utili che erano rimaste.

[2] Gli Spartiati furono la casta aristocratico-guerriera di Sparta. Si chiamavano fra di loro “gli eguali” (Oμοιοι), perché condividevano i medesimi diritti, doveri e persino le medesime sostanze e possedimenti. Agli Spartiati furono sottomessi i Perieci, la casta mercantile-artigianale (priva di diritti politici), dopo la quale veniva quella degli “Iloti” (privi di diritti politici e della libertà), che furono la casta di “sostentamento”, ossia dedita al lavoro dei campi e all’allevamento del bestiame.

[3] Già la parola ἀγέλαι, ovvero “mandrie”, che dal greco indica letteralmente “bestiame”, nasconde il preconcetto che il giovane veniva considerato come una sorta di “tabula rasa”, per cui occorreva che egli fosse indirizzato nella via della disciplina, pena l’assorbire ogni evento della vita senza schemi, giudizi o rigore, il che lascerebbe il giovane in balia degli eventi e con una personalità ambigua.

[4] Inoltre, la condivisione di un tale modo di essere, la condivisione di questa stessa idea legò ogni spartiato all’altro, non come oggi, dove si incentiva l’isolamento, la competizione tra individui che tanto piace al sistema capitalistico.

[5] Spesso nel rancio si offriva carne cruda di maiale con sangue, proprio per abituare il disprezzo alle comodità. Erano appositamente malnutriti perché ci si aspettava che essi si procurassero il cibo rubandolo. Se venivano sorpresi a rubare venivano puniti, non tanto per il rubare ma perché, lasciandosi scoprire, avevano dimostrato una scarsa abilità.
Nicolò Rotatori

Laureando in Scienze Politiche all’Università di Urbino. Disprezza il progresso, l’individualismo e la promiscuità generale dei tempi presenti, preferendo un’idea di civiltà basata su etiche aristocratiche e su una tradizione romana e cattolica.

Civitavecchia – Comitato 14 Maggio | La memoria civitavecchiese, contraffatta e insultata

 

 Il Comitato 14 Maggio desidera attirare l’attenzione alle autorità locali sulla superficialità con cui ci si continua ad approssimare verso la memoria di Civitavecchia e, in particolare, verso la ferita infitta dagli 86 bombardamenti subiti durante Seconda Guerra Mondiale.

In proposito, il Comitato segnala lo stato di totale abbandono del cosiddetto “Luogo della Memoria” situato in via Trieste, un palazzo in rovine, con tanto di targa commemorativa del Comune, dove negli anni passati venivano organizzate le cerimonie ufficiali in occasione della drammatica data del 14 Maggio. Se da un parte le testimonianze storiche e fotografiche indicano che in realtà il “Luogo della Memoria” è un finto storico, poiché l’edificio in questione non fu colpito dalle bombe ma crollo molto più tardi (vedi foto), dall’altra ci rendiamo conto che se si ha la pretesa che il luogo in questione rappresenti quei tristi episodi della storia civitavecchiese esso deve ricevere l’attenzione che merita un monumento commemorativo del martirio di Civitavecchia. Invitiamo per tanto il Comune a prestare una maggiore attenzione e cura a tale sito. 

  
Non possiamo esimerci, inoltre, dal non segnalare la scelta infelice della frase riportata sulla targa commemorativa sopramenzionata. Si tratta, infatti, di una citazione sul “valore della pace” dell’uomo politico statunitense Benjamin Franklin. Trattandosi della memoria e dell’identità civitavecchiese, ci domandiamo, ma è possibile che non si è potuto ricorrere semplicemente all’esempio o al genio letterario di una personalità locale o del Bel Paese? È lecito che dopo che la Città ha subito i bombardamenti statunitensi, adesso, le future generazioni si debbano accollare anche la morale “pacifinta” dei carnefici?

Un’amara gaffe, che a nostro avviso, dimostra la distanza reale degli autori, che dietro il finto amore per Civitavecchia, in realtà si sono mossi solo per loschi interessi di passerella. 

Il Comitato 14 Maggio desidera attirare l’attenzione alle autorità locali sulla superficialità con cui ci si continua ad approssimare verso la memoria di Civitavecchia e, in particolare, verso la ferita infitta dagli 86 bombardamenti subiti durante Seconda Guerra Mondiale.

 Comitato 14 Maggio – Civitavecchia 

  

E42 | AR Frammenti d’Arte

Uno spunto interessante, per conoscere e suscitare la curiosità sull’E42

  
La costruzione dell’E42 fu promossa da Mussolini alla fine degli anni ’30 per ospitare l’Esposizione Universale Romana, Eur. Il progetto coinvolse alcuni tra i migliori architetti e artisti italiani dell’epoca, da Marcello Piacentini a Gino Severini. Gli edifici ancora oggi sono rimasti intatti nella struttura, nelle decorazioni e negli arredi, che lo storico dell’arte Costantino D’Orazio ci fa scoprire entrando anche nelle stanze più segrete.
http://www.rainews.it/dl/rainews/media/ContentItem-843775b2-533c-40e1-bd82-819d416e81e3.html
13 FEBBRAIO 2016

Il Giorno del Non Ricordo | 10 Febbraio

  

Torna, quasi clandestina, la giornata del Ricordo che commemora le foibe e ricorda le migliaia di italiani massacrati dai partigiani comunisti di Tito e non solo. Avverti l’amaro sapore della verità. Che arriva stanca a tarda notte, quando la storia se n’è andata, insieme ai suoi protagonisti e alle sue vittime. Queste superstiti giornate della memoria e del ricordo sono come i lasciti della risacca sulla spiaggia, dopo che l’onda della storia si è ritirata: gusci vuoti e conchiglie disabitate, reliquie estreme che attestano l’oblio più che la presenza viva di quegli eventi. È arrivata un po’ tardi la memoria della foibe, e solo dopo che fu istituita la giornata della memoria per i campi di sterminio; ma meglio tardi che mai, e meglio la pari dignità delle memorie con tutto il suo odioso peso di contabilità dei morti e paragone macabro delle tragedie, piuttosto che il nulla o la memoria a senso unico. Apprezzando questa civilissima ricorrenza, lasciate che io rammenti, per amor di verità e di storia, qualche buco odioso nella calza dei ricordi.
Per cominciare, Ciampi consegnò una medaglia d’oro alla memoria di Norma Cossetto, la ragazza che fu massacrata e infoibata dai partigiani di Tito. La meritoria iniziativa è partita da Franco Servello. A dir la verità, la studentessa ricevette già nel ’49 la laurea honoris causa postuma su proposta del latinista comunista Concetto Marchesi dall’Università di Padova. Ma una lapide nello stesso ateneo la ricorda tutt’oggi, tra le “vittime del nazifascismo”. Lei che fu barbaramente trucidata dai comunisti di Tito. Un vile oltraggio alla verità e alla memoria.

In secondo luogo, a chi ripete che quegli eccidi vanno contestualizzati nel feroce clima della guerra, vorrei ricordare che i comunisti continuarono a infoibare anche a guerra strafinita e a fascismo ormai caduto. Ne cito uno per tutti. Vi parlo di un sacerdote in via di beatificazione, Don Francesco Bonifaci di Pirano, che fu massacrato e infoibato dai comunisti in una sera dell’11 settembre del 1946, vale a dire un anno e mezzo dopo che la guerra era finita e il fascismo era sepolto. Fu prima malmenato, poi colpito da una sassaiola, infine ucciso e gettato in una foiba vicino a Buie; ed è stato impossibile anche anni dopo recuperare i suoi resti e la sua memoria. Gli assassini erano tutti in giro, nostrani, a due passi dal luogo del delitto.

E qui, terzo luogo, vorrei sapere che fine hanno fatto i rari processi postumi che furono avviati contro gli infoibatori, da Pskulic in poi. Tutti arenati, dopo che fu tolta al magistrato Pititto l’indagine scottante. Ma non solo. Migliaia di pensioni vengono ancora versate dallo Stato italiano agli infoibatori, grazie al vergognoso trattato di Osimo del 1975. Viceversa le famiglie degli infoibati e dei profughi aspettano ancora giustizia e spesso non hanno ricevuto un soldo da nessuno, slavi o italiani. Esempio atroce i 630 bersaglieri della Rsi. Come ricorda Luciano Garibaldi, si erano arresi con la garanzia della loro incolumità ma furono bestialmente uccisi. E in quanto militi della Rsi, i superstiti e i loro famigliari non ebbero mai alcuna pensione. Gli infoibatori si, gli infoibati no. Una vergogna.

E vorrei ricordare la mostra sulle foibe censurata all’università di Roma; ancora oggi è proibito dire che gli infoibatori erano comunisti e che anche il Pci italiano aveva dato una robusta mano. E aveva contribuito attraverso riunioni, volantini e documenti a sostenere l’operazione foibe. Ad esempio, in un documento il Pci sosteneva che non si dovesse rinunciare a quella che veniva definita “la tattica delle foibe” (ovvero lo sterminio). I rapporti e gli incontri tra Togliatti e i capi dell’operazione sterminio erano continui: da Mosca a Bari. Perché non parlare anche in questo caso di collaborazionismo e poi di negazionismo? Certo, il silenzio sulle foibe non era solo un favore al Pci, rientrava anche nella strategia di apertura a Tito che aveva rotto con l’Unione sovietica. Ma troppi sono i ritardi e le vaghezze che alimentano ancora una becera amnesia.

I libri scolastici di testo fanno aperture e non dicono più che le foibe sono fenomeni carsici, buttandola sulla geologia per non parlare di storia; ma siamo ai primi passi, agli incerti balbettii per non farsi sbugiardare. In Rai passò la fiction sulle foibe ed ebbe successo, ma a patto che i fatti fossero avulsi dalla storia e non si parlasse mai di partigiani comunisti, come se fossero tragedie private e drammi famigliari. Al cinema passò i guai Renzo Martinelli, regista di sinistra e figlio di partigiano, quando portò sugli schermi Porzus, sul massacro di partigiani bianchi della brigata Osoppo da parte di partigiani rossi al servizio di Tito. Perse contratti e commesse di spot pubblicitari, fu stroncato o evitato; solo dopo qualche film più gauchiste, come quello sul caso Moro, fu riammesso a tavola.

Certo, è sgradevole parlare ancora di queste cose, è sgradevole l’uso politico e strumentale di queste tragedie; bello sarebbe che il revisionismo fosse animato da rigore storico e pietas, non da livore e sfruttamento. Arrivo a dire che diventeremo civili quando potremo fare a meno senza polemiche di queste giornate mnemoniche che sono surrogati di una memoria a buchi. Sarò lieto di veder cancellata la giornata del ricordo quando sarà cancellata la nottata del fazioso oblio. 

Marcello Veneziani, 10 febbraio 2016

http://www.marcelloveneziani.com/la-giornata-del-non-ricordo.html

Unioni civili, ma quali diritti mancano? | Il Blog di Costanza Miriano

 

Uno dei motivi che vengono addotti dallo schieramento che sostiene le unioni civili, è quello relativo alla mancanza di possibilità da parte dei conviventi, di poter assistere in varie forme alle necessità del partner. È tutto falso. Questo articolo è utile per smascherare l’ennesima menzogna che fa leva sul sentimentalismo ed il corriamo. 

La  spinta, delle ragioni di coloro che ritengono sconveniente per la società le unioni omosessuali e la possibilità di quest’ultime di comprare o adottare dei bambini, è stata capace di ingolfare l’iter parlamentare per l’approvazione del DDL Cirinnà. 

È il momento di dare un’ultima spallata, il M5S si è sfilato, il Pd è deflagrato al suo interno. Manca ancora poco. Non perdiamo la speranza, fino alla vittoria finale. 

Forza e coraggio!

Centro Studi Aurhelio

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Ecco i diritti di cui godono in Italia i conviventi (senza distinzione di sesso). Luciano Moia, su Avvenire, ne ha fornito il preciso inventario:
ANAGRAFE – Il regolamento anagrafico in vigore dal 30 maggio 1989 stabilisce che “l’anagrafe è costituita di schede individuali, di famiglia e di convivenza”, senza bisogno in quest’ultimo caso di ulteriori registri.

ASSISTENZA SANITARIA – La legge n. 91 del 1 aprile 1999 prescrive che i medici devono fornire informazioni sulle cure tanto “al coniuge non separato” quanto “al convivente more uxorio“(nel 2012 la Corte d’Appello di Milano ha sancito che nella nozione legale di ‘conviventi more uxorio‘ rientrano anche le coppie omosessuali, per le quali vale “il diritto a un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”).

PERMESSI RETRIBUITI – La legge n. 8 del 2000 riconosce il permesso retribuito di tre giorni all’anno al lavoratore e alla lavoratrice anche in caso di documentata grave infermità del convivente.

CONSULTORI FAMILIARI – La legge n. 405 del 1975 assicura assistenza psicologica e sociale per i problemi della coppia e della famiglia anche ai componenti di una convivenza.

ASSISTENZA AI DETENUTI – Le norme sull’ordinamento penitenziario in applicazione della legge n. 354 del 1975 prevedono possibilità di colloqui e corrispondenza telefonica al “convivente detenuto” alle stesse condizioni stabilite per il coniuge.

FIGLI – Nessuna differenza sul piano legislativo tra genitori regolarmente sposati e conviventi. Addirittura la legge n. 6 del 2004, nell’elencare chi dev’essere preferito come amministratore di sostegno di una persona priva di autonomia, colloca “la persona stabilmente convivente” subito dopo il coniuge e prima del padre, della madre, dei figli, dei fratelli.

LOCAZIONI – La corte costituzionale, con la sentenza n. 404 del 1988, ha riconosciuto al convivente more uxorio il diritto di succedere nel contratto di locazione in caso di morte del partner, anche quando sono presenti eredi legittimi.

VITTIME DI MAFIA O TERRORISMO – La legge n. 302 del 1990 ha esteso anche ai conviventi more uxorio le provvidenze che lo Stato accorda alle vittime.

VITTIME DI ESTORSIONE E USURA – La legge n. 44 del 1999 comprende tra i beneficiari delle provvidenze anche i conviventi delle vittime.

ALTRE TUTELE – Oltre ai benefici fin qui elencati, vi sono garanzie per i conviventi anche per quanto riguarda l’assegnazione degli alloggi popolari, l’impresa a carattere familiare, il risarcimento dei danni patrimoniali, la protezione dei collaboratori e testimoni di giustizia.

Che cosa vorrebbero allora in più i fautori della nuova legge? I due benefici che finora spettano soltanto alle coppie sposate: la reversibilità della pensione e la possibilità di adottare dei figli.

  

Costanza Miriano

L’ Ausiliaria Gina Romeo è passata oltre!

  
La Delegazione del Lazio del Raggruppamento Combattenti e Reduci R.S.I – Continuità Ideale, esprime il più vivo cordoglio per la scomparsa di una donna straordinaria: Gina Romeo. Fulgido esempio di eroismo, onore e bellezza spirituale, Gina ci consegna una eredità pesante. Renderle onore sarà possibile in un solo modo, continuare a combattere come lei ha sempre fatto con umiltà. Lei vive, Lei Combatte, con noi!

2 giugno 2008, via dei fori imperiali, su camionette sfilano i labari delle Ass. d’arma. Ritta, lo sguardo sicuro e lontano, il basco del saf buttato indietro, le maniche della camicia nera arrotolate sopra i gomiti. Come un vero soldato, un combattente, l’ausiliaria Gina Romeo regge l’asta con il vessillo color amaranto dei “volontari di guerra”. È la sua rivincita, il riscatto, la sfida, dopo quell’8 settembre del ’43 quando i più gettavano l’uniforme, il re e badoglio si davano alla fuga, i generali felloni s’imboscavano, le navi da guerra umiliate venivano consegnate agli inglesi nell’isola di malta, in lei, in decine e decine di migliaia di giovani, l’esortazione: ‘etiamsi omnes, ego non!’.Gina Romeo, classe 1926, nata il 20 aprile , lo stesso giorno del genetliaco del Fuhrer, di cui si faceva garbato vanto con sorriso ironico e compreso. Fra le primissime inquadrate nel saf, primo corso “avanguardia”, noventa vicentina, assegnata alla g.n.r., le uniche che si imposero e imposero di portare la camicia nera.

Poi il 25 aprile, la cattura ad un blocco partigiano, denudata rapata stuprata, impedita di tornare al paese d’origine. Roma, rifugio degli esuli in patria, la fame, la notte sotto i ponti. Mai un tentennamento, un moto d’incertezza, fiera e consapevole della scelta compiuta, l’incontro con il generale Arconovaldo Bonaccorsi, squadrista, liberatore di Malaga dai rossi durante la guerra civile di spagna, agli ordini del duca d’aosta, vicerè in africa orientale, prigioniero in kenia. Se la prende come segretaria nel suo studio. Confidava d’aver amato il generale più dello stesso Duce, gli incontri con il maresciallo rodolfo graziani e sua eccellenza pisenti, già ministro di grazia e giustizia nella rsi, e sempre umile, fedele, convinta d’aver fatto semplicemente il proprio dovere.

Oggi noi siamo più soli, privi della sua compagnia; oggi siamo più poveri, privi della sua testimonianza. eppure ci ha lasciato l’eredità di quel tempo eroico, scegliere per non essere scelti, la speranza d’essere noi stessi capaci di possedere un animo grande. Grazie, Gina.

(Mario Michele Merlino)

18 Febbraio | IRAN – Le radici della festa degli innamorati

  

La festa degli innamorati più antica è nata in Persia. Si chiama Festa di Sepandārmazgān, e risale a duemila anni fa, nella Grande Persia. Cade vicinissima a San Valentino (14 febbraio), celebrandosi il 18 febbraio, il 29 Bahman del calendario persiano, Tradizione zoroastriana. In questa giornata l’uomo festeggia la donna simbolo della maternità e quindi anche della Terra, portando loro regali e fiori di salice in omaggio. Sepandarmazgan è l’Angelo custode della Terra simbolo della passione dell’amicizia e della modestia.

Questa festa era chiamata dalle donne anche “Mard-Giran” (possesso degli uomini). che protegge gli uomini vigorosi. Amesha Spenta significa devozione santa ed è la quarta delle emanazioni divine di Zoroastro, emanazioni per la creazione del mondo.

Giordano Bruno | L’Eretico

  
“Proprio nel periodo dell’Umanesimo il tema antitradizionalistico e plebeo si profila già nelle vedute di un Giordano Bruno, il quale, invertendo i valori, esalta masochisticamente con un’autentica beozia di contro all’età dell’oro – di cui non sa nulla – l’età umana della fatica e del lavoro; chiama dunque «divina» la bruta spinta del bisogno, perché essa va creando «sempre più meravigliose arti ed invenzioni», allontana sempre più da quell’età aurea, considerata come età animalesca ed d’ozio, ed avvicina gli uomini alla divinità. In ciò si ha l’anticipazione di quelle ideologie che, significativamente legate all’epoca della Rivoluzione Francese, avranno come chiave del mito sociale appunto il lavoro e in termini di lavoro e di macchinismo rievocheranno il tema messianico, inneggiando al progresso.”
Julius Evola

Rivolta contro il mondo moderno

Lega della Terra | Fa bene all’Italia: compra arance Siciliane!

  
Lega della Terra prosegue la sua campagna sul #CompraItaliano arrivando all’argomento arance Siciliane.
Perché comprare arance Siciliane? È molto semplice: si dà fiato all’economia italiana, dando la possibilità agli agricoltori di fare una pianificazione aziendale a medio-lungo termine, e si incentivano i loro investimenti, anche in termini di forza lavoro ( per chiarezza: guadagnando di più si potranno permettere di pagare manodopera agli italiani).

Ormai, al supermercato si trovano arance italiane a prezzo uguale, se non inferiore, a quelle estere ( per esempio, provenienti dalla Spagna). Per questo motivo con questo tipo di prodotto la problematica del “è straniero, ma costa meno” non si pone: basta solo fare attenzione.

Cosa ci guadagna il consumatore? Sicuramente consuma un prodotto di qualità. Inoltre, ci guadagna in coerenza. È infatti inutile inveire contro il governo se non c’è lavoro, o contro la UE se va contro i nostri interessi, se poi noi, per primi, non facciamo qualcosa che va a vantaggio dei nostri connazionali (e dei nostri figli).

Lega della Terra

Ufficio Stampa

Elton Jhon, il moglio e l’acquisto di bambini | Quello che i media non raccontano

  
“Il racconto della nascita di questo bambino, che si chiama Zac, è di una violenza estrema e invece è stato incartato in “cool” patinato in tutto il mondo. Zac viene adagiato sul corpo della madre (tutti i giornalisti aggiungono “biologica”, in realtà è la madre punto e basta) e cerca immediatamente il suo seno. A questo punto, e il racconto di tutti coloro che assistono al momento del distacco tra il figlio e la madre “affittata” è concorde su questo elemento, in un clima di estremo imbarazzo il neonato che ha pochi minuti di vita viene strappato a forza al petto della mamma e consegnato a Elton John e il suo compagno, che se lo portano via. In numerose interviste il cantante britannico ha ripetuto che per due anni il bambino non ha fatto che piangere, un pianto inconsolabile, al punto che grazie alle decisive provviste di denaro Elton John decise di far prelevare dal seno della “madre biologica” (che per inciso vive a diecimila chilometri di distanza da Londra) il latte e farlo arrivare quotidianamente via jet privato in Inghilterra, per provare a lenire la sofferenza del piccolo Zac.”

Fonte: CAP. 10 LA VERGOGNA DELL’AFFITTARE UTERI – VOGLIO LA MAMMA – di Mario Adinolfi

L’ULTIMA SPIAGGIA. Pola fra la strage di Vergarolla e l’esodo

Il documentario sulla strage di Vergarolla del forlivese Alessandro Quadretti nelle sale e in TV Eventi a Forlì

Una versione da 50 minuti del film documentario del regista forlivese Alessandro Quadretti, prodotto da Officinemedia con il Libero Comune di Pola in Esilio, andrà in onda l’8 febbraio durante la trasmissione “Terra!” di Tony Capuozzo su Rete 4. In anteprima nazionale il documentario andrà in onda alla Sala San Luigi di Forlì martedì 9 febbraio.
“L’ultima spiaggia. Pola fra la strage di Vergarolla e l’esodo” è l’ultimo documentario diretto dal regista forlivese Alessandro Quadretti che, come già sperimentato nel documentario “4 agosto 1974. Italicus, la strage dimenticata”, ricostruisce e racconta una tragedia rimasta per decenni ai margini della memoria collettiva italiana. 

  
E proprio per la ricorrenza del “giorno del ricordo” per le vittime delle foibe e di quell’esodo, che si celebra il 10 febbraio di ogni anno, un estratto di 50 minuti del film, andrà in onda nella trasmissione “Terra!” di Tony Capuozzo lunedì 8 febbraio su Rete 4 alle 23:50.

La versione originale sarà presentata in anteprima martedì 9 febbraio alla Sala San Luigi di Forlì alle ore 20:45 e proseguirà il suo tour in varie città italiane, rivolgendo particolare attenzione alle scuole.

Rispetto ad altre sue opere, Quadretti affronta una vicenda che fa parte del suo vissuto familiare, con il padre esule polesano e il nonno paterno inserito nelle liste dei probabili infoibati. Ecco allora che il regista può scavare con delicata lucidità nei ricordi dei pochi sopravvissuti. Il 18 agosto 1946, a guerra finita, sulla spiaggia di Vergarolla a Pola l’esplosione di diversi ordigni bellici provocò la morte di oltre ottanta italiani, tra i quali molti bambini, riuniti per assistere alle tradizionali gare natatorie.

Solo negli ultimi anni si è iniziato a parlare di quanto accadde quel 18 agosto del 1946. Lo hanno fatto, tra gli altri, la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, l’eurodeputata Laura Garavini e, in uno spettacolo teatrale molto discusso ma di grande successo, anche il cantautore e attore Simone Cristicchi. Proprio l’artista romano ha sostenuto il documentario sia con un contributo tramite il crowdfunding, che con una propria interpretazione per il film.

“Sono onorato di aver sostenuto questo bellissimo e coraggioso progetto – dice Cristicchi – perché per la prima volta in 70 anni mette in luce una pagina di storia dolorosa e sconosciuta: la strage di Vergarolla. Un documentario importante e necessario, curato nei minimi dettagli. Un film che merita di essere divulgato in ogni modo, per non dimenticare il dolore mai sopito di chi ha vissuto l’esodo”.

Sabato 6 febbraio alle ore 00:30 all’interno di “Tg2 Storie” andrà in onda un’ intervista di Marco Bezmalinovich a Quadretti, che sarà ripresa il 10 sera in versione ridotta all’interno del Tg2. 
http://www.forlitoday.it/eventi/il-documentario-sulla-strage-di-vergarolla-del-forlivese-alessandro-quadretti-nelle-sale-e-in-tv.html

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Documentario storico prodotto da Officinemedia Soc. Coop. in collaborazione con il Libero Comune di Pola in Esilio.

CENNI STORICI

Il 18 agosto 1946, sulla spiaggia di Vergarolla (Pola), si sarebbero dovute tenere le tradizionali gare natatorie per la Coppa Scarioni, organizzate dalla società remiera “Pietas Julia”. La manifestazione aveva l’intento dichiarato di mantenere una parvenza di connessione col resto dell’Italia, e il quotidiano cittadino “L’Arena di Pola” reclamizzò l’evento come una sorta di manifestazione di italianità. La spiaggia era gremita di bagnanti, tra i quali molti bambini. Ai bordi dell’arenile erano state accatastate molte mine antisbarco – per un totale di circa nove tonnellate di esplosivo – ritenute inerti in seguito all’asportazione dei detonatori. Alle 14,15 l’esplosione di queste mine uccise diverse decine di persone. Alcune rimasero schiacciate dal crollo dell’edificio della “Pietas Julia”. I soccorsi furono complessi e caotici, anche per il fatto che alcune persone furono letteralmente “polverizzate”. Questa è una delle cause per cui non si riuscì a definire l’esatto numero delle vittime (fra 80 e 100), tuttora controverso. Il fallimento delle indagini e la mancata illuminazione delle responsabilità e della catena degli eventi, finirà per cristallizzare nella cittadinanza la convinzione che Pola fosse una sorta di pedina di scambio nel gioco delle potenze vincitrici della guerra. Sostanzialmente la popolazione italiana di Pola ritenne di trovarsi di fronte ad un’alternativa secca: o rimanere nella propria città in balia di un potere che non offriva nessuna garanzia sul piano della sicurezza personale, né su quello della libera espressione del proprio sentire nazionale e politico, oppure abbandonare tutto per prendere la via dell’esilio. Nell’estate del 1946 l’esodo era già un’opzione molto concreta. Tuttavia, nella memoria collettiva della popolazione la strage di Vergarolla venne ritenuta come un punto di svolta, in cui anche gli incerti si convinsero che la permanenza in città alla partenza degli Alleati sarebbe stata impossibile.

Sin dalle prime ore successive alla strage, si fece strada la classica coppia antitetica d’interpretazioni, che opponeva la tesi della tragica fatalità (detonazione innescata dal gran caldo, fornelli da campo posti ad eccessiva vicinanza, urti inconsapevoli) a quella dell’attentato premeditato volto a radicalizzare la tensione anti-italiana in città. Tuttavia, i risultati delle indagini dell’epoca (gli ordigni erano disinnescati e potevano essere azionati solo in maniera deliberata) uniti alla recente desecretazione di alcuni documenti del Public Record Office inglese (Kew Gardens, Londra) hanno spostato verso l’ipotesi dolosa le ultime ricostruzioni storiografiche, pur senza addivenire a versioni infalsificabili. Mai alcun processo è stato celebrato per definire la natura e le responsabilità di quello che oggettivamente può essere considerato il grave attentato della storia dell’Italia repubblicana: la morte di oltre ottanta italiani in un’occasione di festa stenta tutt’ora a trovar spazio nei libri di storia e nella memoria nazionale.

  
Teaser: https://vimeo.com/117570777

Trieste – Sabato 13 Febbraio | Mostra e Corteo

  
L’Associazione Trieste Pro Patria segnala per la giornata di sabato 13 febbraio due importanti eventi che caratterizzeranno la settimana del 10 febbraio: alle ore 17 presso l’IRCI istituto regionale per la cultura istriano fiumano dalmata di Via Torino 8 presentazione del volume fotografico Magazzino 18. 

Le foto a cura di Jan Bernas e Isabella Elena Cace edito da Fergen, interverrà il Presidente Nazionale del Comitato 10 febbraio Michele Pigliucci; a seguire corteo “Fiaccolata tricolore del ricordo” con ritrovo alle 1830 in via Torino 8 la partenza del corteo è prevista alle ore 19 con arrivo in Largo Don Bonifacio.