Perchè, da musulmani, non possiamo non dirci sostenitori del Natale | Ali Reza Jalali

  
Il Preside della scuola di Rozzano

L’ultima, ma non certamente nuova, trovata dei fondamentalisti laici, sbandierata ampiamente dai media, è quella che ha visto protagonista un preside, presumo uno di questi vetero-comunisti, che ha vietato i festeggiamenti del Natale di Gesù Cristo in una scuola, per via della presenza di alunni musulmani, i quali si sarebbero sentiti offesi da tale ricorrenza. Vedi (http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lombardia/rozzano-preside-cancella-la-festa-di-natale-genitori-sul-piede-di-guerra_2146128-201502a.shtml).

Mi rifiuto di pensare che un preside, ovvero una persona che ha studiato più o meno tutta la vita – altrimenti non potrebbe diventare dirigente scolastico – non sappia che nell’Islam la figura del Cristo è riverita ampiamente, con diversi versetti del Corano e tantitissime tradizioni. 

Giusto per fare chiarezza, l’Imam Khomeini, non certo un esponente dell'”Islam moderato”, disse apertamente che è buona cosa, per tutti i musulmani, fare gli auguri per le festività natalizie ai cristiani. Vedi (https://www.youtube.com/watch?v=h5mWhSVz4iU).

Certamente vi sono delle componenti dell’islamismo politico che avversano particolarmente il Cristianesimo e i cristiani, ma visto che il preside in questione appartiene a quella categoria politica che in Italia tende, almeno per quello che riguarda il piano interno, a distinguere tra terrorismo, estremismo e Islam in generale, anche qui egli non è da scusare. Voglio dire, se fosse stato un politico alla Santanché a vietare i festeggiamenti per paura di ritorsioni da parte degli islamici, potevo anche capirlo, visto che per lei e quelli che la pensano come lei tutti i musulmani, almeno potenzialmente, sono dei terroristi. Ma da uno di sinistra non te lo puoi aspettare. 

Quindi, scartando l’ipotesi dell’ignoranza, e quella del riconoscimento dei musulmani in toto come estremisti anti-cristiani, non rimane che una sola ipotesi plausibile per vietare i festeggiamenti natalizi in nome della presenza musulmana della scuola, soprattutto per via del fatto che il preside in questione ha agito unilatermalmente, senza alcuna richiesta da parte delle famiglie musulmane, che anzi, hanno preso le distanze dall’iniziativa controversa. Vedi (http://video.repubblica.it/edizione/milano/rozzano-l-ira-del-genitore-musulmano-anche-noi-festeggiamo-il-natale/220127/219327).

L’unico motivo plausibile quindi, non ha nulla a che fare con l’Islam, questa religione è solo una scusa per i fondamentalisti laici, il loro vero nemico è la religione, e visto che qui, almeno ora, la religione egemone è il Cristianesimo, il nemico, nonostante ormai le stesse istituzioni cristiane (cattoliche) stiano passando un momento di forte decadenza e crisi, è appunto la religione di Cristo. 

Certo non è una novità assoluta: negli ultimi anni è accaduto spesso che presidi ultra-laicisti abbiano voluto abolire le festività cristiane in nome della laicità, del multiculturalismo e della presenza musulmana. Sono convinto però che l’odio di tale categoria per la religione, eredità del pensiero giacobino, non sia solo contro il Cristianesimo. Oggi qui il nemico è tutto ciò che sia approssimabile a tale religione, ma un domani, chissà, se dovesse diventare egemone l’Islam, questi indiviudi farebbero l’esatto contrario di quello che fanno adesso: vieterebbero le feste musulmane in nome della presenza cristiana. 

In fondo, basta fare una carrellata dei pensatori europei che negli ultimi secoli hanno parlato bene dell’Islam o del suo profeta Maometto; a parte qualche eccezione, sono tutte persone, da Voltaire a Nietzsche, che hanno come comune denominatore un forte odio nei confronti del Cristianesimo.

Penso che in un momento come questo, ovvero con da un lato gli attacchi al sacro portati dal mondo del fondamentalismo laico sinistroide, dai presidi di casa nostra ai Charlie Hebdo, e dall’altro la religione strumentalizzata da gruppi fanatici, come l’ISIS, il mondo della tradizone religiosa autentica, un’area che travalica le frontiere settiarie e che vede musulmani e crisitiani dalla stessa parte, contro la dissacrazione – il fatto che avvenga in nome della laicità o della religione poco cambia – sia necessaria una collaborazione stretta tra chi ha a cuore la salvezza dell’essere umano, contro chi in nome dell’umanità (laica o religiosa) vuole degradare ulteriormente il rango dell’uomo, la migliore creatura di Dio. 

  
In fondo, nonostante le evidenti differenze quantitative, esiste un filo rosso che lega il preside di Rozzano, Charlie Hebdo e l’ISIS. Questo è il fronte di chi è in guerra contro Dio. 

di Ali Reza Jalali

http://alirezajalali1.blogspot.it/2015/11/perche-da-musulmani-non-possiamo-non.html

La lettera della Guida della Rivoluzione Islamica a tutti i giovani nei paesi occidentali

  
Col Nome di Dio Clemente e Misericordioso

A tutti i giovani nei paesi occidentali

I recenti amari eventi di cieco terrorismo avvenuti in Francia mi hanno spinto nuovamente a rivolgermi a voi giovani. È per me spiacevole che siano questi eventi a creare un’occasione per parlare, ma la verità è che se le sfide dolorose non creano un’opportunità di dialogo e scambio di opinione, le conseguenze negative si raddoppieranno.

Le sofferenze di un essere umano, in qualsiasi angolo del mondo, sono dolorose di per sé e per gli altri essere umani: la scena di un bambino che vede la morte dei suoi più cari di fronte ai propri occhi, quella di una madre che vede svanire in pochi secondi la felicità della propria famiglia, quella di un marito che tiene il braccio il corpo inanime della moglie oppure quella di uno spettatore che non sa che nei momenti successivi vedrà l’ultima scena della propria vita, sono tutte scene che scuotono i sentimenti e le emozioni di qualsiasi essere umano. Chi possiede un pò di amore e umanità si rattrista e addolora vedendo queste scene in Francia, in Palestina, in Iraq, in Libano e in Siria.

Un miliardo e mezzo di musulmani è rimasto indubbiamente sconvolto e indignato per quanto accaduto e prova odio e ripugnanza verso gli autori di questi crimini. La questione è però che se le sofferenze di oggi non ci spingono a costruire un futuro migliore e più sicuro, si ridurranno a meri amari e inutili ricordi. Sono certo che soltanto voi giovani riuscirete a trarre lezioni dalle difficoltà attuali per poi scoprire nuovi sicuri sentieri per costruire il futuro e ostacolare le deviazioni che hanno condotto l’Occidente nella situazione in cui si trova oggi.

È vero che oggi il terrorismo è il dolore comune tra noi e voi, ma dovete sapere che l’insicurezza e l’angoscia che avete sperimentato nei recenti eventi possiede due importanti differenze rispetto alle sofferenze che hanno provato in tutti questi anni il popolo iracheno, yemenita, siriano e afghano: la prima è che il mondo islamico da lungo tempo e su larga scala è vittima della violenza e dello spargimento del terrore, e la seconda è che purtroppo queste violenze sono state sempre, in modi differenti ed ‘efficaci’, sostenute da alcune grandi potenze. Sono ormai pochi a non conoscere il ruolo degli Stati Uniti nella creazione, rafforzamento e armamento di al-Qaeda, dei Taliban e del loro malvagio seguito. Accanto a questo sostegno diretto, i sostenitori noti ed espliciti del terrorismo takfiri – nonostante il loro sistema politico sia tra i più arretrati – sono stati sempre tra gli alleati dell’Occidente, mentre i più illuminati pensieri sorti dal dinamismo popolare nella regione sono stati crudelmente repressi. Questo atteggiamento iniquo dell’Occidente contro i movimenti di risveglio nel mondo islamico è un esempio chiaro delle contraddizioni della politica occidentale.

Un altro aspetto di questa contraddizione è visibile nel sostegno al terrorismo statale di Israele. Sono più di sessanta anni che il sofferente popolo palestinese sperimenta la peggiore forma di terrorismo. Se oggi le genti d’Europa sono costrette a rimanere a casa per qualche giorno e a non apparire nei luoghi pubblici, è da decine di anni che a causa della macchina di distruzione e di massacro del regime sionista una famiglia palestinese non si sente sicura nemmeno nella propria casa. 

Quale violenza è paragonabile nelle atrocità alla costruzione di colonie illegali da parte del regime sionista? Il regime sionista continua a distruggere case, frutteti e campi dei palestinesi senza nemmeno dare il tempo di traslocare o di raccogliere il frutto delle coltivazioni, senza ricevere mai critiche serie ed efficaci da parte dei suoi alleati influenti e nemmeno da parte delle istituzioni internazionali apparentemente indipendenti. Tutto questo avviene davanti agli occhi terrorizzati e in lacrime delle donne e dei bambini palestinesi che sono testimoni del brutale pestaggio, imprigionamento e delle spaventose torture dei loro parenti [da parte dei sionisti]. Conoscete forse altre atrocità di queste dimensioni, gravità e continuità in altre parti del mondo oggi? Se sparare a una donna indifesa in mezzo alla strada per il solo ‘reato’ che protesta contro un soldato armato fino ai denti non è terrorismo, allora che cosa è? Questa barbarie, solo perché perpetrata dalle forze armate di un governo occupante, non devono essere quindi definite “estremismo”? Oppure queste scene, solo perché trasmesse ripetutamente e da più di sessanta anni dalle televisioni, non dovrebbero destare più le nostre coscienze?

Le invasioni militari avvenute negli ultimi anni nel mondo islamico, che hanno provocato numerose vittime, sono un altro esempio della logica contraddittoria dell’Occidente. Le nazioni che sono state invase, oltre ad aver patito perdite di vite umane, hanno subito ingenti danni alle infrastrutture economiche e industriali, si sono viste rallentare o bloccare la strada del progresso e dello sviluppo e in alcuni casi sono state riportate indietro di decenni. Nonostante ciò ad esse viene chiesto con arroganza di non considerarsi oppresse. Come si può ridurre in macerie una nazione, trasformando le sue città e villaggi in cenere, e poi dirgli: “Per favore non consideratevi oppressi”! Non sarebbe forse meglio scusarsi sinceramente invece di invitarle a ignorare o dimenticare queste tragedie? La sofferenza che il mondo islamico ha patito in questi anni a causa dell’ipocrisia e delle imposture degli invasori non è minore dei danni materiali subiti.

Cari giovani! Spero che voi, adesso o in futuro, possiate cambiare questa mentalità intrisa di inganno la cui ‘arte’ è quella di nascondere gli obiettivi lontani e mascherare le intenzioni perfide. A mio giudizio il primo passo per ristabilire la sicurezza e la pace è quello di modificare questa mentalità che origina violenza. Finché nella politica occidentale domineranno il sistema dei due pesi e delle due misure, fino a quando il terrorismo agli occhi dei suoi potenti sostenitori viene diviso in “buono” e “cattivo” e fino al giorno in cui gli interessi dei governi precedono i valori umani e morali, non bisognerà cercare le radici della violenza altrove. Purtroppo nel corso degli anni queste radici hanno penetrato nel profondo le politiche culturali dell’Occidente ed hanno prodotto un’invasione ‘morbida’ e silenziosa.

Molte nazioni nel mondo sono orgogliose della propria cultura nazionale e autoctona, ed oltre ad essere creative e vitali, hanno nutrito per centinai di anni le società umane, e il mondo islamico non è un’eccezione in questo. Ma nell’epoca attuale il mondo occidentale, con l’utilizzo di mezzi avanzati, insiste nell’uniformare e omologare le culture nel mondo. Ritengo questa imposizione della cultura occidentale alle altre nazioni, e il considerare le culture di queste ultime come inferiori, una violenza silenziosa e particolarmente dannosa. Questa umiliazione delle ricche culture e l’offesa dei loro aspetti più rispettati accade mentre questa cultura che viene proposta non possiede assolutamente le capacità per sostituirle. Gli elementi della violenza e della dissolutezza morale, per esempio, che purtroppo sono diventati le caratteristiche principali della cultura occidentale, hanno perso la loro posizione e approvazione persino dove sono sorte.

Adesso la domanda è questa: se noi non vogliamo una cultura aggressiva, volgare e che fugge dalla spiritualità, siamo forse peccatori? Se cerchiamo di bloccare il diluvio devastante che si dirige verso i nostri giovani sotto forma di prodotti cosiddetti ‘artistici’, siamo forse colpevoli? Non nego l’importanza e il valore dei legami culturali. Questi legami, quando hanno avuto luogo in una situazione naturale e col rispetto per la società che li riceveva, hanno prodotto sempre crescita, ricchezza e prosperità. Al contrario, i legami disomogenei e imposti hanno sempre creato danni e insuccessi. Devo dire con profondo dispiacere che gruppi abietti come DAESH (ISIS) sono figli di questi accoppiamenti infelici con le culture importate. Se il problema fosse stato davvero dottrinale, saremmo dovuti essere testimoni di fenomeni del genere anche prima dell’avvento del colonialismo nel mondo islamico, mentre la storia dimostra il contrario.

Le fonti storiche autentiche dimostrano chiaramente che l’unione tra il colonialismo e un pensiero fanatico ed emarginato – esistente tra l’altro soltanto in una tribù beduina – ha coltivato il seme dell’estremismo in questa regione. Come sarebbe possibile altrimenti che dal cuore di una delle più etiche e umane confessioni religiose del mondo, che ha tra i propri principi quello secondo cui uccidere un essere umano equivale all’uccisione dell’intera umanità, esca una spazzatura come DAESH (ISIS)?

Dall’altra parte bisogna poi chiedersi come mai persone nate in Europa e che lì hanno ricevuto la loro educazione culturale e spirituale, vengano attratte da questi gruppi? È forse possibile pensare che una persona, dopo aver fatto uno o due viaggi nelle zone di guerra, diventi così estremista da poter massacrare i propri concittadini? Sicuramente non bisogna dimenticare l’effetto di una vita di insano nutrimento culturale in un ambiente inquinato e creatore di violenza. Bisogna condurre un’analisi completa in questo campo per trovare le contaminazioni palesi e nascoste della società. Forse l’odio profondo che nel corso degli anni dello sviluppo industriale ed economico è stato coltivato a causa delle iniquità e ingiustizie legali e strutturali tra i diversi ceti della società occidentale ha creato dei complessi che di tanto in tanto sorgono come una malattia.

Tuttavia siete voi che dovete strappare le superfici della vostra società, trovando e rimuovendo i nodi e rancori presenti. Bisogna riparare le crepe piuttosto che renderle più profonde. Il grave errore nella lotta al terrorismo sono le reazioni affrettate che non fanno che aumentare le divergenze attuali. Qualsiasi azione emotiva e frettolosa che isoli o spaventi le comunità islamiche – formate da milioni di persone responsabili e attive residenti in Europa e negli Stati Uniti – e limiti ancor di più i loro diritti emarginandole dalla società, non solo non risolverà i problemi ma aumenterà anzi le distanze e i rancori. Le iniziative superficiali e reazionarie, soprattutto se legalizzate, non produrranno altro che l’aumento delle bipartizioni e crisi future. Secondo le notizie che mi sono giunte in alcune nazioni europee sono state approvate delle leggi che spingono i cittadini a spiare i musulmani; questo atteggiamento è oppressivo e sappiamo tutti che la caratteristica dell’oppressione è quella, prima o poi, di ritorcersi contro chi la commette, a prescindere dal fatto che i musulmani non meritino questa irriconoscenza. Il mondo occidentale da secoli conosce bene i musulmani: sia quando gli occidentali sono stati ospitati nella terra dell’Islam e hanno gettato il proprio sguardo avido sulle ricchezze dei padroni di casa, sia quando sono stati loro ad ospitare i musulmani utilizzandone il lavoro e l’ingegno. Nella maggior parte dei casi non hanno visto che gentilezza e pazienza. Chiedo pertanto a voi giovani di creare le basi per un rapporto giusto, rispettoso e nobile con il mondo dell’Islam, fondato su una corretta e approfondita conoscenza e traendo lezione dalle esperienze negative. Così facendo vedrete in un futuro non molto lontano che l’edificio costruito su queste solide fondamenta irradierà la luce della tranquillità e della fiducia sui suoi architetti, donando loro il calore della sicurezza e serenità, e illuminerà il mondo intero con la luce della speranza in un futuro luminoso.

Seyyed ‘Ali Khamenei

8 Azar 1394 – 29 Novembre 015

Traduzione a cura di Islamshia.org © E’ autorizzata la riproduzione citando la fonte

Stragi di serie B | Massacro del Sand Creek – 29 novembre 1864

  
Un accampamento di circa 600 nativi Americani fu attaccato da 700 soldati della milizia statale comandati dal colonnello John Chivington, a dispetto dei vari trattati di pace firmati dai capi tribù locali con il governo statunitense. Visto lo scarso numero di guerrieri armati e capaci di difendersi presenti nel campo, l’attacco dei soldati si tradusse in un massacro indiscriminato di donne e bambini, con un numero di morti tra i nativi stimato tra le 125 e le 175 vittime (oltre ad altri 24 morti e 52 feriti tra gli stessi militari attaccanti); come riferito da molti testimoni oculari, i corpi dei nativi uccisi furono scalpati e in molti casi ripetutamente mutilati da parte dei soldati. 

SIAMO IN TEMPO DI AVVENTO

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Oggi, ultima domenica di questo mese di novembre, ha inizio, per la Chiesa, il nuovo anno liturgico. Esso è il periodo durante il quale siamo invitati, attraverso la lettura di un intero Vangelo di uno dei quattro Evangelisti, a prendere coscienza delle meraviglie che Dio ha compiuto per noi e la grandezza dell’opera di salvezza compiuta dal Figlio, Gesù. Ha inizio col Tempo dell’Avvento, il cui colore liturgico è il viola, e la parola “Avvento” significa “venuta, attesa”. Questo Tempo è offerto sia come preparazione alla solennità del Natale, per celebrare la prima venuta del Figlio di Dio; sia per preparare il cuore alla seconda venuta di Gesù, quando verrà per giudicare i vivi e i morti. Il Tempo di Avvento dura quattro settimane: dalla domenica più vicina al 30 novembre ai primi vespri di Natale. È un Tempo di speranza e attesa di incontrare Gesù, per accoglierlo con umiltà e calore nelle nostre vite. L’Avvento è tempo di gioia, perché fa rivivere l’attesa dell’evento più lieto nella storia: la nascita del Figlio di Dio dalla Vergine Maria. È un tempo di preparazione spirituale al Natale, un tempo di attesa e di preghiera. Simbolo di questo cammino è la Corona dell’Avvento, una ghirlanda formata da quattro candele, che accese una ogni domenica d’Avvento, rischiarano la nostra notte e ci portano incontro all’Amico che viene.

Bibliografia Legionaria | Formazione Militante – APZ

  
GUARDIA DI FERRO

Michele Rallo, L’epoca delle rivoluzioni nazionali in Europa (1919-’45). Vol. III: Romania, Settimo Sigillo, € 15,00

Julius Evola, La tragedia della Guardia di Ferro, Fondazione Julius Evola, € 6,20

Corneliu Z. Codreanu, Per i legionari. Guardia di Ferro, Ar, € 30,00

Corneliu Z. Codreanu, Guardia de Hierro. El Fascismo rumano, Huguin, € 20,00

Corneliu Z. Codreanu, Il capo di cuib, Ar, € 12,00

Corneliu Z. Codreanu, Manual del jefe, Europa, Europa, € 10,00

Corneliu Z. Codreanu, Diario dal carcere, Ar, 9,00

Corneliu Z. Codreanu, Diario de la cárcel, Europa, € 10,00

Corneliu Z. Codreanu, Aufzeichnungen im Kerker, Europa, € 15,00

Corneliu Z. Codreanu, Circolari e manifesti, Edizioni all’insegna del Veltro, € 16,00

Corneliu Z. Codreanu, Circulares y manifiestos 1927-1938, Europa, € 15,00

Lorenzo Baracchi, La Guardia di Ferro, Raido, € 4,00

AA. VV., Codreanu, “Origini”, € 8,00

AA. VV., A Corneliu Zelea Codreanu, “Avanguardia”, novembre 1991, € 4,00

Guardia di Ferro, Al passo con l’Arcangelo. Ritmi legionari, Edizioni all’insegna del Veltro, € 12,00

Ion Banea, Il Capitano, Edizioni all’insegna del Veltro, € 12,00

Horia Cosmovici (a cura di), Il processo Codreanu, Edizioni all’insegna del Veltro, €13,00

Nae Ionescu, Il fenomeno legionario, Edizioni all’insegna del Veltro, € 10,00

Bănică Dobre, Crocifissi. Giorni vissuti sul fronte spagnolo (CD allegato), Effepi, € 22,00

Ion Motza, Corrispondenza col Welt-Dienst (1934-1936), Edizioni all’insegna del Veltro, € 10,00

Ion Motza, El hombre nuevo, Ojeda, € 10,00

Testamento di Ion Motza, Edizioni all’insegna del Veltro, € 5,00

Ion. Mota, Prezent!, Europa, € 10,00

Vasile Lovinescu, Vremea, Edizioni all’insegna del Veltro, € 13,00

Mihail Sturdza, La fine dell’Europa, Edizioni all’insegna del Veltro, € 26,00

Horia Sima, Il crollo di un’oligarchia, 2 voll., Edizioni all’insegna del Veltro, € 30,00

Constantin Papanace, La genesi e il martirio del Movimento Legionario romeno, Il Cinabro, € 12,00

Totalité, 18-19 (1984), Un mouvement chevaleresque au XXe siècle. La Garde de Fer, € 10,00

Mircea Eliade, Breve storia della Romania e dei Romeni, Settimo Sigillo, € 12,00

Mircea Eliade, Ifigenia, Edizioni all’insegna del Veltro, € 15,00

Ion Antonescu – Alexandru Constant, Per una Romania legionaria, Settimo Sigillo, € 10,33

Antonio Grego, Figlie della stessa Lupa, Fuoco, € 14,00

Louise David – Ion Marii, Sulle orme del Capitano, Ar, € 6,00

Gerd Zikeli, Corneliu Codreanu und die Eiserne Garde, Europa, € 5,00

Claudio Mutti, Le penne dell’Arcangelo. Intellettuali e Guardia di Ferro, SEB, € 12,00

Claudio Mutti, Penele Arhanghelului. Intelectualii români şi Garda de Fier, Anastasia, € 8,00

Claudio Mutti, Mircea Eliade e la Guardia di Ferro, Edizioni all’insegna del Veltro, € 7,00

Claudio Mutti, Mircea Eliade und die Eiserne Garde, Regin, € 10,00

Claudio Mutti, Mircea Eliade e a Guarda de Ferro, Antagonista, € 7,00
I testi possono essere richiesti alla mail

Puntozeroblog@gmail.com

Santa Marinella | Contro i vecchi e nuovi Carbonari

Santa Marinella, caleidoscopio dell’inconsueto, manifesta fenomeni tra il divertente e il preoccupante. Recentemente, un gruppo di arruffapopolo si è improvvisamente scoperto, agitatore sociale su Facebook.  A quest’ultimi che credono di poter agire nell’ombra, con i mezzucci dell’internette, regaliamo una simpatica chicca di un testimone della tradizione. Ci auguriamo possa esser d’insegnamento, per far comprendere – a chi crede di combattere mafie e prepotenze – a chi si somiglia con questi comportamenti. 

  
La Carboneria… «mentre da una parte è impossibile assegnargli un’origine storica, si vede come i suoi rituali presentino nettamente i caratteri di una iniziazione di mestiere, imparentata come tale alla Massoneria e al Compagnaonaggio …… il Carbonarismo spinse la degenerazione a tal punto da non essere più che quella semplice associazione di cospiratori politici la cui azione è nota nella storia del XIX secolo. I Carbonari si ingerirono allora in altre associazioni di recente formazione, che mai avevano avuto niente di iniziatico, mentre, d’altro canto molti di essi appartenevano in pari tempo alla Massoneria, il che può spiegarsi contemporaneamente per l’affinità d’origine delle due organizzazioni e per una certa degenerescenza della Massoneria stessa, degenerescenza che si spinge nello stesso senso, sebbene meno lontano di quella del Carbonarismo». 

 Renè  Guénon Considerazioni sulla via iniziatica (cap. XII Organizzazioni iniziatiche e società segrete)

Ripartiamo da Codreanu | A Roma, la formazione legionaria

  
Consueto appuntamento annuale con la formazione legionaria a Roma presso Raido. L’appuntamento, aperto a tutti i militanti, è in collaborazione con le comunità aderenti al coordinamento IL CERCHIO. 

La furia antiomofoba colpisce i pandori

Una pubblicità imbecille della melegatti (utilizza Vangelo e sesso), diviene oggetto dell’assalto antiomofobo e l’azienda batte in ritirata. Ormai il sistema dei consumi è ostaggio delle minacce di massa della lobby omosessualista. Siamo al redde rationem per le schiere omosessualiste e le aziende ci giocano sopra. Occorre tenere le antenne dritte. 

  
Da “Il Fatto”

 “Ama il tuo prossimo come te stesso… basta che sia figo e dell’altro sesso”. Lo slogan è apparso su un post pubblicitario della Melegatti ed è diventato immediatamente virale. Scoppia la polemica che innesca migliaia di proteste su Twitter e Facebook: “Omofobi!”, accusano gli utenti. Altri, invece, si limitano a notare i cornetti “photoshoppati male” tra le mani delle due persone ritratte. Ma il grande interrogativo che si nasconde dietro alle accuse è uno solo: “Chi è il vostro Social Media Manager? In 121 anni di attività, di comunicazione non ne avete capito proprio nulla…”.

Uno scatto dall’Iran | Mostra fotografica a Roma

Siamo lieti di segnalare l’invito dell’Istituto Culturale dell’Ambasciata dell’Iran a Roma, per l’inaugurazione della mostra fotografica alla quale hanno partecipato alcuni nostri amici :

 
Cari Amici

Innanzitutto è doveroso ringraziarvi per la vostra gentile adesione al concorso
Abbiamo ricevuto l’adesione più di 120 persone con un totale di 1500 foto presentate alla nostra segreteria. La giuria ha scelto 70 foto per esporre alla mostra che si inaugura giovedi 26 novembre presso il museo Nazionale d’Arte Orientale di Roma Giuseppe Tucci. Siamo lieti ad inviarvi l’invito e vi saremmo grati se potreste diffondere la notizia e vi aspettiamo alla cerimonia d’apertura. I vincitori del concorso verranno comunicati ala cerimonia d’aperturaLe altre comunicazione vi verranno inviate successivamente 

Grazie tante. Vi aspettiamo

Gli Uomini Gamma | Mostra fotografica – 14/11/2015 [recensione]

  

Si è tenuta sabato scorso alle ore 16.00, nella sede dell’Associazione Nazionale Volontari di Guerra – Roma inaugurata di recente, l’apertura della mostra dedicata al Gruppo Gamma, l’eroico gruppo speciale d’assalto facente parte della X flottiglia MAS.

I pannelli fotografici esposti nella sala, correlati a quelli descrittivi, raccontano la storia di quegli eroici nuotatori subacquei che si sono resi protagonisti, durante la seconda guerra mondiale, di numerose incursioni di sabotaggio contro le flotte Alleate: muniti di attrezzatura e tute al tempo innovative e d’avanguardia, essi riuscivano, con audaci e silenziosissimi blitz sottomarini, a piazzare fatali cariche esplosive sotto le navi nemiche.

Tra i presenti, oltre agli organizzatori del Raggruppamento Rsi Delegazione Lazio, il presidente del Campo della Memoria Alberto Indri, il professore Mario M. Merlino e il Combattente Carlo Panzarasa, presidente dell’Associazione X-MAS RSI, il quale ha impreziosito l’incontro condividendo le proprie esperienze personali con i presenti, descrivendo episodi riguardanti appunto gli straordinari Uomini Gamma, ed in particolare il loro comandante Eugenio Wolk.

Ricordiamo infine che la mostra resterà allestita fino al periodo natalizio, e sarà visitabile nei giorni di apertura della sede.

Associazione Nazionale Volontari di Guerra – Roma

Piazza di Sant’Apollonia 14, Trastevere – Roma

Adoratori del Sole | Frithjof Schuon

  
Vi sono uomini che adorano il sole poiché è una manifestazione di Dio; ve ne sono altri che rifiutano di adorarlo perché non è Dio, il che verrebbe provato dal fatto che tramonta. Gli adoratori del sole potrebbero far giustamente notare che non tramonta, ma che è la rotazione della terra che crea questa illusione; e si potrebbe confrontare il loro punto di vista con quello dell’esoterismo, che da una parte ha coscienza del carattere teofanico e per così dire sacramentale dei grandi fenomeni del mondo visibile, e d’altra parte conosce la natura reale e totale delle cose e non tale aspetto o tale apparenza solamente.Ma bisogna menzionare anche una terza possibilità, quella della idolatria: vi sono uomini che adorano il sole, non perché sappiano che esso manifesta Dio, o che Dio si manifesta attraverso esso, né perché sanno che è immobile e non è lui a tramontare [1], ma perché si immaginano che Dio è il sole; in questo caso gli spregiatori exoteristi del sole hanno buon gioco nel gridare al paganesimo.
Essi hanno ragione relativamente, pur ignorando che l’idolatria – o più precisamente l’eliolatria – rappresenta solo una degenerazione di un atteggiamento legittimo; atteggiamento non esclusivo senza dubbio, ma in ogni caso cosciente della situazione reale, dal punto di vista del soggetto come da quello dell’oggetto.

Rigorosamente parlando, la prosternazione davanti la Ka’ba, o in direzione di essa, potrebbe essere interpretata come un atto di idolatria, dato che Dio è fuori dallo Spazio e che la Ka’ba è un oggetto spaziale e materiale. Se questo rimprovero è assurdo, l’analogo rimprovero rivolto agli adoratori del Principio «per mezzo» del sole, o agli iconoduli cristiani, indù o buddisti, lo è allo stesso modo, dal punto di vista del principio e senza tener conto di differenze di livello sempre possibili. Un çûfi ha dichiarato che la Ka’ba girava attorno a lui, la vera Ka’ba essendosi realizzata nel suo cuore.

                                                                    Frithjof Schuon

[1] Il fatto che il sole si sposti a sua volta, a quanto pare, non rientra in un simbolismo limitato al nostro sistema solare.
 
 

L’Azione Tradizionale [Parte 2] | Antonio Medrano

  
Il movimento rivoluzionario-tradizionale*
1) Concepisco un movimento rivoluzionario d’ispirazione tradizionale come una realtà:

– che si accresce come qualcosa di vivente, d’organico: più un corpo, un organismo che una «organizzazione». Qualcosa di molto articolato (forse più di una pluralità di corpi o di organismi che un organismo unico) e anche qualcosa di ricco e dalle possibilità inesauribili;

– dall’orizzonte vasto e dalla visione integrale (che comprende tutti gli aspetti e i piani della vita);

– poggiato sulla Contemplazione, sulla Verità fatta vita (il Logos);

– orientato preferenzialmente verso l’Azione (politica e culturale);

– strutturato sulla base di relazioni personali, viventi e gerarchizzate, di fraternità e di lealtà (struttura di tipo feudale).

2) Non deve collegarsi in modo esclusivo ad una particolare forma tradizionale. Ciò equivarrebbe a precludersi delle possibilità, a limitarsi in senso depauperante e sterilizzante. Per forza di cose una simile attitudine sboccherebbe in posizioni esclusiviste, parziali o superficiali.

3) Le sue caratteristiche dovranno essere l’Unità e la Universalità:

– Unità: fondata sulla coscienza della partecipazione ad una stessa realtà fondamentale.

Unità nella diversità e diversità nella unità. Unità nel principio centrale ispiratore, nel nucleo essenziale; diversità nelle forme di espressione. L’unità deve essere costituita attorno all’idea di Tradizione.

– Universalità: apertura a tutto ciò che è tradizionale. La norma ispiratrice deve essere

quella formulata da Schuon: «Tutto ciò che è tradizionale è nostro». O, formulata diversamente: «niente di ciò che è tradizionale ci è estraneo» (benché questa dichiarazione, logicamente, ammette, ed anche esige, delle sfumature in ogni caso particolare). Dal punto di vista cristiano si potrebbe dire con San Giustino: «Tutto ciò che essi (Platone, gli stoici, i poeti, gli scrittori) hanno insegnato di buono appartiene a noi cristiani», «Il Cristo è il primogenito di Dio, il suo Verbo, del quale tutti gli uomini partecipano (…). Quelli che hanno vissuto secondo il Verbo sono cristiani, anche se passano per atei (…)». L’importante è di ben stabilire il criterio: quel criterio che deve determinare le «affinità elettive», che deve definire l’ortodossia, che deve dire ciò che è accettabile e ciò che è da rigettare, dove si trova l’amico e dove il nemico. E questo criterio è chiaro: la Tradizione universale.

L’attitudine potrebbe definirsi come «tolleranza intransigente»: tolleranza (che è comprensione e partecipazione) per tutto ciò che ha valore universale e tradizionale; intransigenza per tutto ciò che è antitradizionale e prodotto della sovversione moderna.

4) Il movimento tradizionalista-rivoluzionario deve essere animato da un profondo desiderio di integrazione, da una vera vocazione unitaria e universale. In questo movimento si debbono intendere e parlare differenti lingue, tutte quelle, tanto dell’Occidente quanto dell’Oriente, che sono assimilabili dall’uomo occidentale. Esso deve essere un movimento integratore al di là delle frontiere e delle differenze di mentalità: al di sopra anche dei limiti delle diverse formule tradizionali (rispettandole tutte): un movimento integratore di uomini e correnti tradizionali dell’Occidente, e di questo stesso Occidente con la vitalità spirituale dell’Oriente. Una vocazione integratrice che non ha nulla a che vedere con un qualunque «sincretismo» amorfo e antitradizionale.

5) I membri che fanno parte di questa di questa èlite tradizionalista-rivoluzionaria debbono avere un legame effettivo con una tradizione determinata – unico mezzo per sviluppare la propria vita in un quadro sicuro e preciso. Ciascuno deve trovare il posto più appropriato alla propria vocazione e natura, ciò che esige la propria capacità e qualificazione. Questo è il terreno in cui giocano un ruolo primario la libertà e la decisione personale.

6) Per riassumere, un movimento rinnovatore è legittimato da:

– la referenza, come organizzazione, alla Tradizione universale (referenza non solo verbale e concettuale, ma reale, vivente effettiva);

-il collegamento personale dei suoi membri a una forma tradizionale (via tramite la quale perviene alla propria realizzazione e trasformazione personale, la qual cosa non mancherà di avere una incidenza sulla comunità di cui si fa parte).

7) Esigenza di base: il rispetto, l’interesse e la comprensione per le altre tradizioni. Ognuno, se deve avere la propria lingua, dovrebbe comprendere e, se possibile, potersi esprimere in altre lingue, la qual cosa vuol dire conoscerle e apprezzarle nel loro giusto valore. Per poter comprendere qualcuno che parla in modo diverso da noi, bisogna conoscerne la lingua. Conditio sine qua non affinché ciò sia possibile: che ciascuno penetri nelle dimensioni più profonde della propria tradizione, laddove essa coincide con le altre. Non è possibile o è estremamente problematica una intesa o una azione parallela, per esempio, con un mussulmano o un cristiano ancorato agli aspetti più superficiali – certamente rispettabili, ma insufficienti e limitati – del proprio credo. La conoscenza in profondità delle altre tradizioni – altri modi di espressione del Logos eterno – aiuta la conoscenza della propria, e viceversa.

8 ) Un movimento tradizionalista-rivoluzionario dovrà forzatamente assumere, nell’Europa del XX secolo delle forme complesse, elastiche, sottili, molto diversificate (tutto il contrario di una setta o di qualunque tipo di organizzazione di tipo moderno). Bisognerebbe concepirlo come una «federazione» (benché tale termine sia totalmente inadeguato per la sua connotazione contrattuale e inorganica tipicamente moderna) o una sintesi organica di cellule minori dotate di piena autonomia, ciascuna d’essa occupandosi di un settore determinato. Questa «sintesi organica» sarà realizzata dall’alto (partecipazione a una stessa verità) e deve essere continuamente attualizzata attraverso la comunicazione vivente e personale. Questa struttura non sarà che l’applicazione del principio ispiratore dell’Impero e lo schema sarà applicabile su scala internazionale e intertradizionale.

9) Il suo fine, la sua missione: la trasformazione e il rinnovamento del mondo, e, più concretamente, la normalizzazione della cultura occidentale, cosa che non è possibile se non attraverso la restaurazione della Tradizione (contro il disordine e la crisi del mondo moderno). Ciò suppone una profonda rivoluzione nei due sensi dell’espressione: alterazione radicale nel corso delle cose e delle condizioni di vita degli individui e dei popoli da una parte; e il ritorno alle origini, ritorno al punto di partenza (revolvere, ritornare). Una rivoluzione realizzata per mezzo di vie e di procedimenti tradizionali e non per mezzo di tecniche moderne.

Sul piano politico l’obbiettivo – lontano, ma non meno reale e possibile – è la restaurazione dell’Impero, come organismo sacrale che garantisce la esistenza tradizionale e come forma suprema di unità dell’Europa e di tutti i popoli dell’Occidente.

10) L’azione da sviluppare: può prendere diverse forme. Tutto dipende dalla vocazione, preparazione e capacità di ognuno. L’importante è che l’azione che si sviluppa sia accompagnata dall’inevitabile contropartita interiore. Il criterio di base deve essere il seguente: in un mondo di oscurità, illuminare; in un mondo di confusione, chiarificare e discriminare (non aumentare ancor di più la confusione, né lasciarsi coinvolgere in essa); in un mondo caotico e disordinato, apportare ordine e la vera organizzazione. L’azione deve essere d’ordine, fondamentalmente, sottile e di lunga portata e non bisogna cercare effetti immediati, né esterni e quantificabili. L’azione deve consistere, innanzitutto, nella presenza, nell’esempio vivente, nella manifestazione di sé stessi in ogni istante (il Wu-Wei, il «non agire» della tradizione estremo-orientale); e, secondariamente, ma simultaneamente, la diffusione di idee, di principi, di simboli di un modo di essere e di vivere la vita. Cioè, come si vede, è «predicare nel deserto» (perché la civiltà attuale è certamente un deserto spirituale, e, per la sua distruzione della natura, essa prende la strada del deserto fisico); ma si tratta di predicare, prima di farlo con i concetti o le parole, con l’azione, con la vita, con il Verbo fatto carne. Non bisogna preoccuparsi tanto di raccogliere, di ottenere dei risultati esteriori (proselitismo «lotta per il potere», etc.) quanto di seminare, di creare ovunque possibilità di resurrezione e di vita.

L’azione deve essere, d’altra parte, allo stesso modo che la strutturazione del movimento, adattata alle possibilità reali – non solo le possibilità dell’istante presente, quelle che vede l’occhio superficiale, ma le più profonde, le possibilità future di trasformazione – e alle condizioni di ogni luogo e momento. Bisogna, dunque, profittare delle opportunità che offre la Provvidenza.

Antonio Medrano

Da Contributi per il fronte della Tradizione – Heliodromos n°18, Gennaio – Febbraio 1983

Nota: *Il testo qui proposto è una risposta di Antonio Mediano ad una domanda postagli da Georges Gondinet durante una riunione del Cercle des Amis de TOTALITE. La domanda era la seguente: «E’ necessario che una organizzazione di tipo “politico” (una organizzazione che scelga la via dell’azione) si ricolleghi ad una forma tradizionale (Islam, Cristianesimo, etc.) o il semplice riferimento alla Tradizione, all’Idea, basta di per sé a legittimarla?».

Da www.azionetradizionale.com

C’è crisi – nel mondo moderno – e nell’editoria | Strane combinazioni per una edizione “critica”

A prima vista la copertina della nuova edizione di crisi del mondo moderno ci ha lasciati piuttosto perplessi e, sembra, che non siamo i soli ad esserlo.
In realtà è tutta la nuova edizione che lascia molto perplessi basti pensare che più della metà delle pagine sono contributi dei curatori (De Turris & C.) con una chiara diminuzione del testo di Guénon. L’immagine di copertina, collegata al titolo dell’opera, seppur destasse qualche sospetto, non pensavamo potesse avere quella potenza. Come si sa, ogni simbolo porta con se delle energie, riteniamo quindi che per un’opera di Guènon, tutto potesse essere utilizzato tranne che quello. 
  
L’attenzione è caduta sulla discalia, la pubblichiamo senza ulteriori commenti: “Versione stilizzata del simbolo conosciuto come Stella del Caos o anche Croce del Caos, che ha moltissime varianti più o meno elaborate anche in forma di tatuaggi. È utilizzato per la prima volta nella “Magia del Caos”, una forma di magia rituale le cui teorie furono formulate la prima volta in Inghilterra intorno agli anni Sessanta., ma attribuite – senza peraltro precisi riferimenti – ad Aleister Crowley e ad Austin Osman Spare. Il simbolo sintetizza le infinite possibilità di direzione del disordine cosmico, formato da un punto dal quale si dipartono ottofreccie equidistanti. La Stella del Caos compare nei romanzi di Michael Moorcock all’interno della saga di Elric di Melnibone (1965-2005) quale simbolo delle divinità del Caos. In contrapposizione al simbolo della Legge, rappresentato da un’unica freccia dretta verso il basso, evidenzia una ulteriore e più potente spinta verso la negatività”.

Considerazioni sull’alimentazione – Cibo e dimensione spirituale  | Il contributo di DiEmme

  

Le ultime tendenze modaiole riguardo l’alimentazione ci costringono a riflettere su alcuni importanti aspetti di questo problema. Come si sa, il mondo moderno ingloba, stravolge e confonde ogni aspetto della vita umana e animale, spesso colui che cerca la verità, sia sul piano personale che sociale, si trova all’interno di una specie di labirinto intricato da dove è difficile muovere i passi. L’aspetto alimentare non fa eccezione, se solo si pensa che l’Expo milanese, incentrato sul tema della nutrizione ha avuto tra i suoi principali sponsor Mc Donald’s e la Nestlè, due multinazionali che non brillano certo per il loro impegno riguardo alla sana alimentazione ed il rispetto delle altre specie viventi. 

Le sfaccettature sono molteplici, partendo dagli allevamenti intensivi di bestiame, fino ad arrivare alla conoscenza, spesso scarsa, di come si dovrebbe alimentare realmente un essere umano. L’ignoranza colpisce a più livelli, e dilaga tra medici nutrizionisti vari che troviamo in tv, a dirci cosa dobbiamo o non dobbiamo mangiare. Ognuno crede di sapere la verità ultima sul cibo, ma sono veramente pochi capaci di riflettere autonomamente al di fuori della rete di disinformazione (anche in buona fede purtroppo) che circola tra i social e i mass media. Spesso preda di un estremismo oltre misura, anche chi si rende conto che un cambiamento in fatto di alimentazione è oggi quantomai necessario, non riesce a trovare quel giusto equilibrio e a porsi le giuste domande. Andiamo con ordine.

Il cibo è un business globale per svariate ragioni, si ramifica in un altro settore strettamente legato agli effetti di una alimentazione errata, ovvero il farmaceutico. L’uomo moderno non sa più cosa sia la salute, semplicemente lo ha dimenticato – per salute si intende anche e soprattutto quella mentale e spirituale – perchè il cibo ha un’influenza determinante sulla psiche umana! Nonostante numerose ricerche, documentate nei più prestigiosi laboratori di tutto il mondo, attestino una forte correlazione tra cibo e malattie quali il cancro, l’infarto o il diabete, continuiamo a mangiare sempre gli stessi cibi, a cadere sempre negli stessi errori, a diventare sempre più obesi. La confusione riguardo a questo tema è chiaramente indotta. Il sistema ci vuole malati e quello che è più preoccupante è che non sappiamo di esserlo, ci crediamo sani perchè non sappiamo cos’è la salute, cadendo così in una spirale mortale senza precedenti, in parole povere muoriamo di benessere.

Ippocrate sosteneva: 

“Lasciate che il cibo sia la vostra medicina e la vostra medicina sia il cibo.” Da questo assioma si ritiene che un’alimentazione corretta porti ad una buona salute.

  
Il sistema consumistico-capitalistico che regna in questa nostra epoca buia, ha come unico scopo produrre denaro e questo a costo di tutto il resto, secondo il criterio scellerato del nasci-produci-consuma-crepa. Le multinazionali non si interessano al fatto che l’uomo sia un essere integrale e che le sue potenzialità, in quanto essere divino, si manifestano appieno tramite l’equilibrio di mente corpo e spirito. Fossero solo ingenui procacciatori di denaro sarebbe già una vittoria, in realtà questi mostri capitalistici fanno di tutto per allontanare le persone dalla verità. In sostanza creano i presupposti per la malattia per poi curarci con le loro medicine. Il business dei medicinali è miliardario e le case farmaceutiche sono dei colossi finanziari senza pari, senza contare il bacino rappresentato dalla sanità pubblica e privata. Si pensi che negli Stati Uniti, attraverso la fucina delle assicurazioni private si è dato vita ad uno dei più immorali sistemi sanitari, reo, secondo statistiche autorevoli, di essere la terza causa di morte dopo il cancro e le cardiopatie, a causa di interventi chirurgici inutili, effetti avversi dei farmaci ed errori terapeutici. Sono dati agghiaccianti.

Ma come si deve alimentare un uomo? Partiamo dal presupposto che il corpo dell’uomo è una macchina biologica perfetta che Dio ha creato per far fronte ad innumerevoli problematiche senza l’intervento esterno e in natura c’è tutto quello che gli occorre per il proprio sostentamento. Per Dio la salute è la norma, mentre la malattia è un fatto assolutamente eccezionale e raro. 

Per uno sviluppo organico l’essere umano ha bisogno di partire dal basso, dalla pulizia della pietra angolare della sua esistenza, ovvero il corpo, perchè pulendo e curando il corpo si mette in moto un processo spirituale, non è questione di dieta, di peso o di bellezza. Basta guardarsi attorno per capire quanto l’uomo moderno sia lontano da un rapporto sano con il proprio corpo, ed il motivo è prettamente spirituale, i corpi all’ammasso nelle palestre, il sesso svilito e ridotto a misero passatempo, bambini obesi, anoressia, stiamo usando violenza a noi stessi ovvero all’immagine di Dio.

In ogni cammino spirituale si tiene in forte considerazione l’aspetto alimentare, la storia e le usanze religiose sono piene di esempi riguardo a digiuni e restrizioni riguardo al cibo, e non è (come il pensiero sovversivo antitradizionale vuole insinuare) una questione prettamente climatica o culturale ma magico-sacrale, ed è proprio a causa di questo scollamento con un principio superiore che l’uomo si ammala, perchè ha perso i contatti con Chi dà vita a questo corpo.

  
Grazie alla tecnologia medico-scientifica molto avanzata di cui dispone oggi l’umanità, molte malattie dovrebbero essere debellate o fortemente contenute, ma nei fatti si verifica l’esatto contrario, un aumento delle malattie e, cosa più assurda, tutto ciò colpisce proprio i paesi industrializzati.

Aspetto non meno importante è il modo in cui l’uomo si procaccia il cibo. La modernità ha creato delle esigenze nella popolazione che prima erano inesistenti, una tra queste è il massiccio consumo di carne. Qui non si vuole estremizzare una posizone prettamente vegetariana o vegana, che in realtà sono solo termini vuoti partoriti anch’essi da una società malata, ma ci sono dei punti che val la pena sottolineare. L’ingestione di cibo non è un semplice atto meccanico, nel corpo avvengono modificazioni importanti e non solo a livello meramente digestivo, le cellule della carne morta portano con se delle tossine psichiche che i corpi degli animali vivi hanno prodotto lungo tutta una vita di privazioni, di paura, di emotività negativa dovute agli allevamenti intensivi… Ci si augura che non crediate che le vacche siano blu, pascolino su immensi prati verdi e parlino con i bambini!

Questo inibisce la chiarezza mentale dell’uomo e annebbia la sua consapevolezza, non a caso nei momenti sacri della vita religiosa o prima di qualsiasi rito magico si fa divieto di assumere cibo proveniente da altri esseri viventi, altrimenti sarebbe come cercare di saltare, con cinquanta chili legati ad un piede.

Nel “Nobile Ottuplice Sentiero”, uno dei cardini è il retto modo di sostentarsi, ovvero condurre un’esistenza che non leda il diritto alla vita degli altri esseri e che non provochi dolore non necessario. Un avvertimento morale ma che favorisce la concentrazione e la chiarezza durante la meditazione. Inoltre per alimentare le bestie da macello l’uomo violenta anche la terra ed il regno vegetale, sfruttando intensivamente le colture per produrre cereali da mangime, spesso ogm.

La visione antropocentrica – diretta erede del primo umanesimo – sta devastando il nostro pianeta e non solo. Piazzandoci in cima alla catena alimentare, abbiamo compiuto un errore grossolano e presuntuoso, che sta portandoci ad una deriva su più piani, come quello economico, sanitario e spirituale. Ogni volta che l’uomo si allontana dai principi divini e si sostituisce a Dio con il proprio delirio di onnipotenza, una civiltà decade e scompare, forse vale la pena di fare un passo indietro e riflettere.

Articolo a cura di DiEmme

L’Azione Tradizionale #1 | Antonio Medrano

  
Prima di rispondere alla domanda1, debbo porre delle premesse alla domanda stessa, perché, come dice Landsberg, il quid di una domanda (di un problema) non è tanto nella risposta che ad essa si dà, ma piuttosto nel modo stesso in cui è posta. O, come dice un adagio zen, «la risposta è nella domanda».

a) La via dell’azione non deve e non può limitarsi al solo dominio politico. Essa comprende ogni aspetto della vita ordinaria (per esempio: la professione, l’arte, il pensiero, l’amore e la famiglia, lo sport, etc.). Vi sono forme d’azione meno spettacolari dell’elaborare tesi, dell’affiggere manifesti, dell’organizzare meetings o di mettere bombe, ma che sono molto più autentiche ed efficaci.

b) Una organizzazione di tipo tradizionale deve avere raggi e mezzi d’azione più vasti e sottili di quelli di una semplice organizzazione politica. Alla politica è proprio un ambiente troppo ristretto e dalle possibilità molto limitate (e oggi più che mai). Il «politicismo» (cioè il rifarsi al politico), che è in sé un’anomalia propria al mondo moderno, porta ad aberrazioni e a deviazioni pericolose, che oltre ad essere erronee – o giustamente perché sono erronee – sterilizzano ogni sforzo (esempio: «nazi-maoismo»). Il politicismo pretende di porre i valori politici al sommo della scala dei valori e di avere una visione totale partendo da un aspetto parziale e secondario, com’è il caso della politica (questo fu l’errore di fondo del «totalitarismo» fascista e nazionalsocialista). Al contrario, lo sforzo deve essere diretto verso la conquista di una visione totale, partendo dall’unica visione possibile: il Centro della Vita. Occorre una Rivoluzione integrale che comprenda anche la politica, come aspetto supplementare della vita, ma nella quale essa non sia il fattore decisivo e determinante.

c) L’Azione non può essere separata dalla Contemplazione, dall’«azione interiore» e quest’ultima è impensabile senza il contatto vivente con il Centro (il Logos, il Verbo, il Sole spirituale, il Sacro Cuore o il Tao, il Dharmakaya, il Tathata, Amida per usare la terminologia estremo-orientale). Questo Centro cosmico e spirituale, origine di ogni vita, di ogni verità e di ogni forza.

L’Azione deve essere nutrita, animata, guidata dalla dottrina, dalla Teoria (nel senso etimologico del termine: da theoreo, «contemplazione», vedere il mondo divino) in caso contrario essa nascerebbe già morta. Staccata dall’opera di realizzazione interiore, l’azione non è che confusione, vana agitazione, perdita di tempo e di energie, sterile attivismo e condannata al fallimento; essa si trasforma in una azione falsa, illusoria e, di conseguenza, totalmente inefficace, inoperante (si pensi all’esempio offerto dall’arte moderna o a quello delle numerose organizzazioni politiche che abbiamo conosciuto). «Le azioni che non procedono dall’atto interiore della contemplazione sono dissipazione nel mondo della pura pratica, dell’illusione». (Attilio Mordini).

d) Diffidenza per tutte le «organizzazioni» che sono, per essenza, qualcosa di intrinsecamente disorganizzato: creazioni razionali, fredde, artificiali, senza calore umano e senza luce divina, proprie al mondo desacralizzato e snaturato. Più che nella «organizzazione» – che è qualcosa di «esterno», di stereotipato, di poco solido, effimero e inconsistente (l’esempio più caratteristico è dato dai partiti politici, di qualunque segno siano) – io credo nella comunità vivente e personalizzata, nella fraternità, nell’amicizia; in qualcosa che nasce dall’interiore, vivente e caldo, alimentato dallo spirito. Evola l’ha già detto: non un «partito», ma un «Ordine» i cui vincoli interni siano ispirati, non dal criterio schematizzante dei sistemi organizzativi, ma dal soffio vivificante e rinnovatore dell’«aldilà»: la forza dello Spirito, la presenza del Verbo.

e) E’ sottinteso che quando parlo di «Rivoluzione Tradizionale» o di «Movimento tradizionalista-rivoluzionario», penso sempre ad un movimento integrato da una minoranza, da una vera èlite spirituale. Nella condizione attuale ogni altra cosa sarebbe inconcepibile. E’ anche per questa ragione che si impone l’esclusione della azione politica abituale. Poiché quest’ultima esige il controllo delle masse e ciò vuol dire avere strutture di partito con mezzi economici e propagandistici su vasta scala, cose che non solo ci mancano, ma che non sono compatibili con i principi tradizionali. E’ come se la Provvidenza ci chiudesse una via per aprirne altre più sicure e ricche di possibilità.

Antonio Medrano

Da Contributi per il fronte della Tradizione – Heliodromos n°18, Gennaio – Febbraio 1983

Nota: *Il testo qui proposto è una risposta di Antonio Medrano ad una domanda postagli da Georges Gondinet durante una riunione del Cercle des Amis de TOTALITE. La domanda era la seguente: «E’ necessario che una organizzazione di tipo “politico” (una organizzazione che scelga la via dell’azione) si ricolleghi ad una forma tradizionale (Islam, Cristianesimo, etc.) o il semplice riferimento alla Tradizione, all’Idea, basta di per sé a legittimarla?».

Da www.azionetradizionale.com

Terrore a Parigi – Come sapremo se non è un false flag | Maurizio Blondet

“Un 11 septembre à la française” era stato ampiamente profetizzato da settimane dai servizi. Ora, sapremo se la strage di Parigi è un “false flag” come l’11 Settembre, fatto apposta per innescare una guerra senza fine “al terrorismo” – il terrorismo che gli Usa addestrano, i sauditi pagano e i turchi ricoverano contro la Siria –se la lezione che Hollande, la NATO, gli Usa trarranno dalla strage sarà:

L’Occidente deve intervenire in Siria con tutte le forze militari allo scopo di rovesciare Assad, perché altrimenti i jihadisti diventeranno sempre più forti e meno moderati. La distruzione di Assad è la soluzione, altrimenti l’ISIS non si può vincere. Dovevamo già farlo nel 2012, ce l’ha impedito Obama vacillando….

Non sarà un false flag se la conclusione che gli stati occidentali sarà invece la seguente:

“Noi occidentali dobbiamo piantarla di reclutare, pagare, armare ed addestrare i jihadisti. Lo stiamo facendo dalla guerra antisovietica in Afghanistan, dove la Cia ha reclutato in un decennio (1982-92) 35 mila terroristi da 43 paesi: allora la formazione si chiamava Al Qaeda. Venendo ai giorni nostri: contro la Siria, fin dal 2011 – attestò allora DEBKA File – fu lanciata “una campagna per arruolare volontari islamici per combattere a fianco dei ribelli siriani. L’esercito turco li alloggerà, li addestrarà e assicurerà il loro passaggio in Siria” (DEBKAfile, NATO to give rebels anti-tank weapons, August 14, 2011.)”
La Turchia, è il caso di ricordaree, è membro della NATO. L’ISIS nasce da una costola di Al Qaeda per riconquistare la Siria all’islamismo wahabita, e poi viene esteso all’Irak per riprendere l’area sunnita. In Siria ci sono con i terroristi corpi speciali inglesi; gli Usa conducono contro l’ISIS bombardamenti che sono in realtà lanci di rifornimenti. Ankara mantiene i suoi terroristi per creare una zona-cuscinetto in Siria, che intende poi inglobare allo stato turco: una Crimea ottomana. L’Occidente vuole sloggiare la flotta russa dalla sua unica base in Mediterraneo; vuole liberare territorio per costruire il gasdottotra il Katar e la Turchia onde sostituire le forniture energetiche russe all’Europa. Per questo l’Occidente aiuta e soccorre i terroristi islamici.
Quanto a Parigi, ha fornito armamenti ai “ribelli” jihadisti libici anti-gheddafi, affiliati ad Al Qaeda e che poi hanno millantato la loro adesione al Califfato.
 
https://www.washingtonpost.com/world/france-sent-arms-to-libyan-rebels/2011/06/29/AGcBxkqH_story.html
Ha fornito copertura aerea ai terroristi mentre avanzavano compiendo atrocità. Nel 2012, Hollande ardeva dalla voglia di mandare caccia ed armati in Siria ad abbattere Assad e – quindi – insediare al potere i terroristi islamici wahabiti, insieme all’Arabia Saudita e alla Turchia. Fu architettato un false flag – “Assad stermina coi gas il suo stesso popolo” come pretesto all’intervento. Il presidente Obama per motivi mai ben chiariti esitò, si ritirò (disse che veva bisogno dell’approvazione del Congresso) sicché l’invasione occidentale contro la Siria restò sospesa. Ed è restata sospesa ancor oggi. Sospesa, non cancellata.

Nel 2013, la Francia e la Gran Bretagna fecero sforzi straordinari perchè l’Unione Europea togliessero un (presunto) embargo sulle armi da far giungere ai ribelli terroristi islamisti: hanno avuto successo, l’Europa ha consentito, le armi arrivano ai ribelli terroristi ed hanno prolungato la strage in Siria di altri due anni.

https://www.rt.com/news/eu-syria-arms-embargo-864/

Adesso, nelle ore dell’eccidio a Parigi, Obama è apparso in tv a fare il discorso delle grandi occasioni, del nuovo 11 Settembre. Promettendo l’intervento a fianco dei francesi:

“Abbiamo sempre potuto contare sul popolo di Francia al nostro fianco. Sono stati un partner straordinario nell’antiterrorismo, e noi intendiamo essere con loro in questo frangente”.

In realtà, questo stare “spalla a spalla” ha avuto qualche eccezione. Nell’autunno 2014, un drone Usa aveva preso di mira ed ucciso un jihadista francese combattente presso Aleppo.

http://www.metronews.fr/info/syrie-le-djihadiste-francais-david-drugeon-tue-par-une-frappe-aerienne-confirme-le-pentagone/moiw!64MKEWDEUSGKc/

Non era nemmeno un musulmano, si chiamava David Drugeon, ma era sicuramente ben addestrato nei corpi speciali francesi, tanto che era diventato il capo di un gruppo di qaedisti chiamato Khorassan. Agli americani non piaceva come Drugeon faceva il terrorista per conto di Parigi. C’è voluta anche la strage di Charlie per portare la Francia in linea nella “guerra al terrorismo” senza troppa autonomia.

Adesso l’attacco “dell’ISIS” ai parigini – classica strategia della tensione – può avere anche il senso di una punizione: per il fatto che Hollande, appoggiato da Juncker, hanno alzato la voce contro le sanzioni europee a Mosca, ventilando che andrebbero tolte? Chissà. Invece è certo che la orribile tragedia è stata profetizzata.

Lo dicevano dal 2 ottobre

  
Su Paris Match del 2 ottobre un giudice Trévédic profetava: “Gli attentati in Francia saranno di una scala paragonabile all’11 Settembre”. Le Nouvel Observateur: “I servizi temono un 11 Settembre francese”.

Se questa tragedia è stata chiamata in anticipo “Un 11 Settembre”, vuol dire che ci attendono altri 15 anni di “guerra globale al terrorismo”. Eventualmente anche contro la Russia, la sola che – con Assad – sta davvero cercando di eliminare il terrorismo islamico. Se traessimo la lezione giusta, ci affiancheremmo alla Russia. Invece volete scommettere che non avverrà?

Infine:

Se non fosse un false flag, già si eleverebbe il grido: Basta col lasciar passare centinaia di migliaia di “profughi” cosiddetti “siriani”, quasi tutti maschi e giovani in età militare, alle frontiere orientali d’Europa! Fra di loro ci sono certamente jihadisti, aspiranti jihadisti, wahabiti tagliagole. Che stiamo facendo?

Ora, dai media almeno, questo grido non si alza. Strano. Che lezione stiamo traendo dalla strage di Parigi?

Maurizio Blondet

www.maurizioblondet.it

Cittadella | Antoine de Saint Exupèry

  

Un libro bellissimo e misterioso. Un abbozzo di romanzo, contenuto nella famosa valigetta che Antoine de Saint Exupéry – autore dell’indimenticabile Piccolo Principe – portava sempre con sé e dalla quale si separò solo una volta: prima di partire per il suo ultimo volo di guerra, dal quale non sarebbe più tornato. Lo si può leggere mille volte e trovarvi sempre qualcosa di nuovo, di inaspettato, di vero. Leggiamolo, di nuovo.
Così alla sera io cammino a passi lenti tra il mio popolo e tacitamente lo circondo del mio amore. Sono soltanto inquieto per coloro che ardono di una vana luce, per il poeta pieno d’amore per la poesia ma che non scrive il suo poema, per la donna innamorata dell’amore ma che, non sapendo scegliere, non può divenire; tutti pieni di angoscia, poiché sanno che io li potrei guarire di questa angoscia se permettessi loro di fare quell’offerta che esige sacrificio, scelta e dimenticanza dell’universo. Perché il tal fiore esclude innanzi tutto ogni altro fiore. E tuttavia solo a questa condizione esso è bello. Così avviene per l’oggetto dello scambio. E lo stolto che va a rimproverare a quella vecchia il suo ricamo col pretesto che avrebbe potuto tessere qualcos’altro, preferisce dunque il nulla alla creazione. Così cammino e sento salire la preghiera nell’odore dell’accampamento nel quale tutto matura e si forma in silenzio, lentamente, senza quasi che ci si pensi. Il frutto, il ricamo o il fiore, per divenire, è nel tempo che sono immersi.

Durante le mie lunghe passeggiate ho capito che il valore della civiltà del mio impero non riposa sulla qualità dei cibi ma sulla qualità delle esigenze e sul fervore del lavoro. Questo valore non è dato dal possesso, ma dal dono di sé. E’ civilizzato innanzi tutto quell’artigiano che si ricrea nell’oggetto; in compenso egli diviene eterno, in quanto non teme più di morire. Ma quest’altro che si circonda di oggetti di lusso comperati dai mercanti, non ne trae alcun vantaggio se non ha creato nulla, anche se nutre il suo sguardo di cose perfette. Conosco quelle razze imbastardite che non scrivono più i loro poemi ma li leggono, che non coltivano più la loro terra ma si fondano anzitutto sugli schiavi. Contro di loro le sabbie del Sud preparano incessantemente nella loro miseria creatrice le tribù vive che saliranno alla conquista delle loro provviste morte. Non amo chi è sedentario nel cuore. Quelli che non offrono nulla non divengono nulla. La vita non servirà a maturarli, e il tempo per loro fluisce come una manciata di sabbia disperdendoli. Che cosa offrirò a Dio in loro nome?

Da Cittadella di A. de Saint-Exupéry

Aurhelio svolge attività di consegna libraria presso Civitavecchia e Santa Marinella, nel caso rivolgersi a: cst.aurhelio@gmail.it

Involontaria ammissione di El Papa a quelli che perseguita | Maurizio Blondet

 6 novembre 2015 

  
Forse non tanti lettori ricordano chi sono i Francescani dell’Immacolata dal saio azzurro: questo ordine religioso nuovo (fondato negli anni ’70 da padre Stefano Manelli, ancora vivente) col proposito di vivere radicalmente la “regola” di San Francesco d’Assisi e una speciale offerta di sé all’Immacolata – secondo la specifica ascetica di padre Kolbe, morto martire ad Auschwitz offrendosi di sostituire un condannato a morte padre di famiglia. Questa strada severa ha richiamato un gran numero di vocazioni: 800 frati e suore, mentre gli altri ordini religiosi sono ormai vuoti e radi.

Ora, sono ormai oltre due anni che questo folto gruppo di anime, fra cui molti sacerdoti, e laici terziari, è oppresso e perseguitato. Sottoposto a commissariamento, il fondatore allontanato e praticamente agli arresti, i frati sacerdoti (mani consacrate) molti sospesi a divinis, tutti col divieto persino di cercare di lasciare l’ordine per cercare di diventare normali preti diocesani; i pochi vescovi che hanno accettato di incardinarli sono stati a loro volta commissariati: è accaduto al vescovo di Albenga che ne aveva accolto tre (in questo deserto di vocazioni sacerdotali, di seminari vuoti o dove avvengono feste omosessuali) .

Chi li perseguita? Il Papa.

Quello che ha preso il nome “Francesco”, e di cui tutti i media celebrano la “misericordia”, ha deciso di sopprimere l’ordine francescano più fedele a quello di Assisi, infliggendo un supplizio continuo a queste povere anime, angoscia alle loro famiglie (sono tutti giovani), privandole della libertà che la Chiesa ha sempre riconosciuto ai figli di Dio, la libertà di obbedire alle chiamate dello Spirito. Troppo severo, troppo tradizionalista (Messa in latino)? Non si sa, perché un’accusa precisa non è stata mai formulata nelle forme dovute in tal modo, essi non possono difendersi. A mezza bocca, nelle stanze del potere si è farfugliato di mancanza di “sensus Ecclesiae”, in pratica li si accuserebbe di non essere entusiasti del Concilio Vaticano II. Ogni critica all’idolo comporta i fulmini di una gerarchia che, per il resto, è di manica larghissima sui vizi propri. Fatto sta che si sono lasciate correre calunnie sui supposti tesori finanziari di padre Manelli (un novantenne) e sul come palpasse le sue suorine (un novantenne!); la Magistratura, che mai manca di obbedire a certi ordini, ha mandato la Finanza a sequestrare milioni di euro che sarebbero stati l’occulto tesoro dei Francescani azzurri; poi restituiti ai proprietari, perché qui beni non sono mai stati di proprietà dei francescani dell’Immacolata, ma dei benefattori e familiari che spontaneamente danno per mantenere le centinaia di frati e suore.

La certezza che i Francescani nascondessero un mare di soldi ha indotto i persecutori, nel decreto di commissariamento, a stipendiare il Commissario persecutore e “l’onorario per il loro servizio” ai “collaboratori da lui eventualmente nominati”. Una imposizione che, come ebbe a scrivere il caro Mario Palmaro, “evoca l’uso dei regimi totalitari di addebitare ai familiari dei condannati il costo delle pallottole usate per l’esecuzione”.

Sia detto en passant, il secondo firmatario del decreto di persecuzione, il segretario della Commissione per gli Istituti di Vita Consacrata (il ministero competente), elevato a quella poltrona personalmente da El Papa di cui gode la piena fiducia – il “francescano” José Rodriguez Carballo – è poi stato travolto da uno scandalo finanziario con tanti di sequestri di milioni di euro da parte della magistratura svizzera, ai danni dell’ordine dei Frati Minori, pieni di quattrini, in una vicenda di “investimenti” speculativi da finanza allegra e gestione di un albergo di lusso a Roma. I succosi particolari qui: http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-brevi/lo-scandalo-finanziario-dei-frati-minori-mons-rodriguez-carballo-nellocchio-del-ciclone/

El Carballo

Quanto al primo firmatario, il cardinale Joao Braz de Aviz, di Brasilia, è un seguace della teologia della liberazione ed è noto al suo paese per aver tenuto la relazione introduttiva al Primo Forum Spirituale Mondiale, insieme ai rappresentanti di società spiritiste, teosofiche e massoniche, dove si è lanciato il progetto di una religione planetaria unificata…El Papa ha voluto lui alla carica di Prefetto della detta Congregazione che controlla i religiosi, ossia di ministro del competente ministero. Almeno non è come monsignor Ricca, lo scandaloso omosessuale che conviveva in una Nunziatura apostolica con il suo amante, e che Bergoglio ha voluto fare capo dello Ior. Ma solo per notare una certa costanza dei caratteri che Bergoglio, con fiuto infallibile, eleva alle massime cariche del suo pontificato.

El cardenàl Braz de Aviz
Torniamo ai Francescani dell’Immacolata (d’ora in poi FdI) . Ad un certo punto, il commissario mandato a sopprimerli, padre Fidenzio Volpi, troppo zelante persecutore, defunge. D’improvviso. Che vi sia qui un “signum Dei” lo credono soprattutto in Vaticano, al punto che per qualche giorno la ferale notizia vien tenuta nascosta come se fosse imbarazzante, anzi sul sito dei Francescani dell’Immacolata (i prigionieri) si fa’ pubblicare un comunicato, a firma del defunto, dove padre Volpi in persona comunica: “Ho già lasciato l’Ospedale in cui ero ricoverato ed ho iniziato la mia convalescenza. Ho già riassunto il pieno esercizio delle funzioni di governo”. Invece padre Volpi è già morto di ictus da giorni…Sono i miracoli della Chiesa di Bergoglio? Qui i succosi dettagli, se siete curiosi: http://chiesaepostconcilio.blogspot.it/2015/05/e-morto-il-commissario-volpi-silenzio.html

Si sperava che dopo la scomparsa del Volpi si alleviasse la persecuzione. Sono stati invece nominati tre commissari nuovi, con l’incarico di aggravare implacabilmente l’oppressione dei poveri francescani azzurri, delle suore e dei terziari.MLo si desume dall’incontro che uno dei commissari, ha voluto avere coi Francescani dell’Immacolata – in pratica, coi superiori dei conventi e dei loro organismi – il 28 settembre. L’incontro doveva essere segreto. Da qualcuno che c’era, si son potuti ricavare per sommi capi gli ordini che ha impartito:

1 – E’ stato comunicato che non sarà concesso a nessuno di loro di lasciare l’ordine per operare, ad esempio, come sacerdoti secolari incardinati in qualche diocesi; potranno andarsene solo per essere ridotti allo stato laicale (cosa che implica una decisione del papa diretta) e sposarsi. 

Nota mia: Insomma è vietato loro sia agire nell’ordine fondato da padre Manelli, sia di uscirne: li hanno chiusi in una gabbia. A che scopo? “Per rieducarli”, ipotizza un amico. Come faceva Pol Pot? Qualcuno ritiene che una simile decisione sia contraria al diritto canonico. Non so giudicare. Mi sembra di giudicare una volontà persecutoria certa e crudele.

2 – Dovranno strapparsi la “medaglietta miracolosa” che portano cucita sul saio (una particolarità degli Azzurri). La motivazione data dal commissario: “Se no, qualcuno potrebbe pensare che è davvero miracolosa”.

medaglia

  
“Medaglietta Miracolosa” la chiamò la Vergine, la quale apparve nel 1830 a suor (oggi santa) Caterina Labourè a Rue du Bac a Parigi. La Madonna le descrisse esattamente quali immagini e simboli dovessero apparire nel recto e nel verso, e promise molte grazie a chi la indossasse. L’ebreo Ratisbonne attribuì la sua (celebre) conversione a questa medaglietta. Madre Teresa e le sue suore ne hanno tenuto decine in tasca (sono povere cose di alluminio) e le danno a tutti, a chiunque. Ma in Vaticano pare scandalo che si abbia sul saio questa medaglietta. Potrebbe far credere che sia davvero miracolosa, che vergognosa superstizione…

3 – Dovranno spogliarsi del saio quando si coricano.

Evidentemente, i FdI avevano ripreso l’uso antichissimo di San Francesco di dormire vestito del saio ruvido, per penitenza e castità. Capisco che al nostro mondo sembri strano. Ma lo faceva anche Padre Pio.

4 – Dovranno cancellare dai loro statuti il “Voto Mariano”.

“Voto Mariano” fu quello che padre Massimiliano Kolbe adottò per sé – di totale dedizione a Maria, fino alla morte, in aggiunta ai voti francescani (povertà, obbedienza, castità). E’ un atto di abnegazione eroica straordinaria. E’ anche l’anima e il fondamento specifico dell’ordine fondato da padre Manelli.

5 – E’ stato infine loro intimato di non parlare più e non fare più riferimento a San Massimiliano Kolbe.

Un sopruso feroce ed assurdo. Spiegabile solo con un odium theologicum verso il martire polacco, il suo esempio, la chiamata soprannaturale all’eroismo, e un “odium ideologicum” con un padre Kolbe campione della polemica anti-massonica ed anti-giudaica.

Ora, come reagiscono i FdI? Disobbediscono, essendo essi secondo l’accusa nemici del Concilio? Si rivoltano come fece monsignor Lefevre? Rifiutano di assoggettarsi ad una così evidente e malvagia usurpazione? No, nient’affatto. I frati e le suore che restano fedeli a padre Manelli, il fondatore prigioniero, affermano di stare accettando questa persecuzione per offrirla per il bene della Chiesa e la fine della crisi che la devasta. Insomma sono fedelissimi nell’obbedienza. Eroicamente fedeli. Agnelli fra le mani del macellaio… A tal punto da suscitare un qualche vago sentimento di pietà, o forse di imbarazzo, nel prefetto stesso, il cardinal Braz de Aviz, primo firmatario del commissariamento. Siamo in grado di riferire – grazie a due diversi testimoni che indipendentemente l’uno dall’altro hanno riferito il fatto, avvenuto un giorno imprecisato fra maggio e giugno scorso, a cui erano presenti (ah, caro hotel Santa Marta!, benedetti i tuoi spifferi!) – che il cardinal prefetto abbia chiesto al Papa: allora, quali sanzioni vogliamo dare ai Francescani dell’Immacolata? Dopo due anni di commissariamento….La logica era quella del Kgb: una volta che ti aveva arrestato, mica poteva riconoscere che eri innocente; doveva darti almeno “un quartino”, 25 anni di GuLag. Però nel cardinalone promotore della religione unita mondiale, c’è forse un’eco della frase di Pilato: “Non trovo colpa in quest’Uomo…Dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò”.

Ma quale pena, ha risposto “Francesco della misericordia”; non penso a sanzioni, l’ordine va’ semplicemente soppresso. E questo anche, secondo i testimoni oculari, “con una certa forza e durezza”. Insomma, la morte di un ordine fiorente. Che sarà eseguita, senza alcun dubbio, dagli yes men di cui El Papa si è circondato, e su cui il misericordioso (con Scalfari) fa regnare letteralmente “il terrore”.

Bergoglio confessò che il diavolo…
Ma ha mai spiegato, El Papa, cosa lo muove nel suo implacabile odio? In qualche modo l’ha fatto. Lo disse ad una udienza ad alcuni Francescani dell’Immacolata, che ha concesso in Vaticano il 10 giugno 2015, dalle 9.30 alle 11. Li ricevette allora, capisco, soprattutto per rivendicare a sé la persecuzione che subivano. E’ inutile che accusiate padre Volpi, sono io che vi ho fatto questo; io, il vostro Papa..

Il discorso che fece è registrato, ed è stato persino riportato nelle ultime pagine del “Calendario 2015” che gli stessi francescani azzurri vendono per autofinanziarsi (chiedetelo se volete alla sede di via Boccea 590, 0166 Roma).

Ne riporto i passi salienti. Premetto che uno dei presenti ebbe il coraggio di esprimere dolore ché all’udienza non fosse stato invitato padre Manelli, il fondatore…ecco parte della risposta del “Francesco” ai francescani smarriti:

“A me è stata spiegata la (vostra) situazione tranquillamente, calmamente; ho pregato con benevolenza per voi e ho sentito che dovevo prendere quelle decisioni (del Commissariamento) dopo essermi consigliato (…) Il principio che mi ha guidato è stato quello dell’obbedienza perché è proprio il principio della cattolicità. Quando pensiamo alla Riforma protestante è cominciata con la rivolta, lo staccarsi dal vescovo, lo staccarsi da Roma e non è la cattolicità, Sant’Ignazio ci dice che la regola “per sentire con la Chiesa” è che se io vedo una cosa nera che è nera e la Chiesa mi dice che è bianca devo dire che è bianca. (…) Uno dei Fondatori vostri non è finito tanto bene, quello che ha fatto la Riforma cappuccina, credo che se ne è andato a cercare altre arie, non so se è caduto nel Protestantesimo… E sì perché voleva qualcosa e le tentazioni sono così. (Seguono una ventina di righe in cui spiega che ha vietato lui di celebrare la Messa in latino. Poi del fatto che il Seminario di Sassoferrato, dove c’erano ben 60 seminaristi, è chiuso e i seminaristi dispersi):

“Io conosco i motivi di questo trasferimento e mi sembrano giusti. Prima di prendere la decisione sono stato consultato dalla Congregazione e io ho detto sì, perché questo sia chiaro: sono io il responsabile…”

Altre 10 righe in cui ripete che bisogna credere al Concilio Vaticano II, cita l’ermeneutica della continuità di Ratzinger, dovete sempre rimanere uniti al Papa: “E senza il papa, a te chi ti garantisce la tua ortodossia, lontano dal papa?” …). Poi riprende: “Ma quando c’è un’ermeneutica ideologica io ho paura, io ho paura. Io ricordo… è vero che tutti dobbiamo essere ortodossi, ma tante volte si usa (la parola “ortodossia”, ndr.) per giustificare procedimenti in ultimo non chiari. Io ricordo un Vescovo dell’America latina, bastonava tutti noi: “L’ortodossia, l’ortodossia!”; ma era un affarista, faceva negozi con i soldi… Così si accusano gli uni, gli altri di non essere ortodossi per coprire altri interessi. (…)

Ed ecco infine la frase agghiacciante:

Il vostro carisma è un carisma singolare : c’è lo Spirito di san Massimiliano Kolbe, un martire, e c’è lo spirito di san Francesco, l’amore alla povertà, a Gesù spogliato… Ma c’è un’altra cosa che a me fa capire perché il demonio è tanto arrabbiato con tutti voi: la Madonna. C’è qualcosa che il demonio non tollera… non tollera la Madonna, non tollera e non tollera di più quella parola del vostro nome: “Immacolata”, perché è stata l’unica persona solamente umana nella quale lui ha sempre trovato la porta chiusa, dal primo momento; lui non (la) tollera. Ma pensate anche il momento che voi vivete adesso come una persecuzione diabolica, pensatela così…”

 Ora, non so a voi che impressione faccia questo fraseggio – questo farfugliare sconnesso, perché farfuglia, si capisce che è a disagio. A me sembra, nella confusione mentale, una confessione. Prima dice: sono io, io personalmente, che rivendico la responsabilità delle punizioni che vi vengono inflitte. Poi dice questa frase inaudita: “C‘è un’altra cosa che a me fa capire perché il demonio è tanto arrabbiato con tutti voi: la Madonna. C’è qualcosa che il demonio non tollera… non tollera la Madonna, non tollera e non tollera di più quella parola del vostro nome: “Immacolata” (..) pensate anche il momento che voi vivete adesso come una persecuzione diabolica, pensatela così…”

Il papa dice: sono io l’autore della vostra persecuzione, e pensate pure che è una persecuzione diabolica…Cosa è questo, sdoppiamento di personalità?

Non so quanto c’entri il tumore detto benigno, il neurinoma, che lo specialista dei neurinomi Fukushima gli ha trovato nel cervello, e che la junta suramericana ha così furiosamente smentito (El caudillo està en perfecta salud!). O forse quel tumore è un “dono” che ha contratto quella serata di festa carismatica del 2006, allo stadio (ben opportunamente detto) Luna Park di Buenos Aires, dove il cardinale si sottopose in ginocchio alla benedizione dei protestanti fondamentalisti? Questi, che sono eretici per la Chiesa, gli imposero le mani: segno che volevano trasferirgli uno Spirito. Quale spirito? chiediamo.

Foto preoccupanti mostrano che egli cadde in qualcosa come una trance. Uno stato alterato di coscienza

In trance

  
E che pronunciò un discorso ebbro, come in quelle riunioni succede quando si viene invasati da uno spirito: “Che il Padre ci chiuda la bocca con l’abbraccio e ci unisca sempre più”, gridò in piena suggestione ipnotico-dionisiaca: “..Sì, sono peccatore, vedo la piaga con cui Cristo ci ha salvato”; “appropriamoci della piaga di Cristo”. Quanto al vento (dello Spirito Santo), ha osservato che è lui che “ci stringe nell’unità” e “ci unisce come chiese riconciliate nella diversità”. Ecco come lo ha descritto quella sera il National Geographic Usa, che gli ha consacrato un servizio speciale: “Le braccia tese, il volto improvvisamente animato, con un fremito di passione nella voce, Jorge Mario Bergoglio si rivolge a Dio: «Padre, siamo divisi. Uniscici! ». Chi lo conosce lo guarda sorpreso, perché l’arcivescovo è noto per la sua espressione imperturbabile (….) Bergoglio si inginocchia lentamente sul palco e chiede ai presenti di pregare per lui. E il pubblico, ancorché sorpreso, risponde all’invito, sotto la guida di un ministro evangelico. L’immagine dell’arcivescovo inginocchiato tra altri prelati di grado a lui inferiore, in atteggiamento di umile supplica e venerazione, finirà sulle prime pagine della stampa argentina”.

Quale Spirito 

Da quel momento, come ha detto nella cattedrale cattolica di Istanbul: “Il fuoco dello Spirito Santo non riempie tanto la mente di idee, ma incendia il cuore”. Egli obbedisce a quell’incendio, a quel che lo “spirito” gli suggerisce: la sua “teologia” senza dottrina, e le sue nomine allarmanti – come monsignor Ricca lo scandaloso invertito, o Carballo il malversatore…o la topless girl Chaouqui .

Forse, più che il medico specialista del tumore, sarebbe di giovamento un esorcismo. Ci restituirebbe un Santo Padre guarito, chissà. Farebbe bene anche a lui.

Maurizio Blondet  

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