Maurizio Blondet: Il nostro vero nemico è il grande alleato. La prova definitiva

nato-expansiondi Maurizio Blondet – 21/04/2015
Fonte: Effedieffe

«Per gli Stati Uniti la paura primordiale è il capitale tedesco, la tecnologia tedesca, unita con le risorse naturali russe e la manodopera russa: è la sola combinazione che ha fatto paura agli USA per secoli»: così George Friedman, il fondatore del centro di analisi strategiche Stratfor, nel discorso che ha tenuto presso il Council on Foreign Relations il 4 febbraio, e di cui pubblichiamo qui il video con la nostra traduzione integrale (dal parlato inglese). Vale la pena di mostrarlo con la dovuta attenzione, perché merita la più ampia diffusione.

Friedman, che è un ebreo nato a Budapest nel 1946, è un uomo dello ‘Stato profondo’ americano-militarista: docente all’US Army War College, studioso alla National Defense University e alla RAND (il megafono del sistema militare-industriale), esprime qui con inaudita franchezza la strategia che seguirà Washington per mantenere il predominio mondiale. In questa strategia, l’Europa è una pedina, e uno strumento, di cui Friedman parla con infinito disprezzo. L’arma usata, sarà la destabilizzazione: in Ucraina è ciò che abbiamo già fatto in Afghanistan. Abbandoniamo ogni velleità di instaurare la democrazia; una volta destabilizzato il Paese, noi abbiamo compiuto il nostro lavoro… vale la pena di ascoltarlo. E di osservare il suo freddo sorriso, o rictus, mentre espone il programma.

Ecco quel che Friedman dice per sommi capi:

– L’Europa non esiste.

– Soltanto l’integrazione Germania-Russia può minacciarci, non lo permetteremo (1).

– Per questo sosteniamo Kiev.

– L’esercito di Kiev è il nostro esercito, tant’è vero che diamo medaglie ai loro soldati.

– Noi stiamo posizionando armi in tutti i paesi dell’Est europeo, approfittando della loro russofobia.

– Ovviamente agiamo al difuori del quadro della NATO.

– Il nostro scopo: stabilire un cordone sanitario attorno alla Russia.

– Noi possiamo invadere ogni paese del mondo, mentre nessun paese può invaderci.

– Tuttavia, non possiamo occupare l’Eurasia; la tattica è fare in modo che i paesi si dilanino tra loro.

– Per la Russia, lo status dell’Ucraina è una minaccia esistenziale.

– «È cinico, è amorale, ma funziona».

– L’obiettivo non è vincere il nemico, ma destabilizzarlo.

– La destabilizzazione è il solo scopo delle nostre azioni estere. Non instaurare la democrazia; quando abbiamo destabilizzato un Paese, dobbiamo dirci: «Missione compiuta», e tornare a casa.

– La nostra incognita è la Germania. Che cosa farà? Non lo sa nemmeno lei. Gigante economico e nano politico, come sempre nella storia.

– «L’Europa subirà la stessa sorte di tutti gli altri Paesi: avranno le loro guerre. Non ci saranno centinaia di milioni di morti, ma l’idea di una esclusività europea, a mio avviso, la porterà a delle guerre. Ci saranno dei conflitti in Europa. Ce ne sono già stati, in Iugoslavia ed ora in Ucraina.

Il sito Saker mette a confronto questo programma con ciò che ha detto Vladimir Putin nella lunghissima diretta tv del 6 aprile, a cui ha risposto alle domande del pubblico russo:

– La Russia non aggredisce nessuno, difende solo i suoi interessi.

– Noi abbiamo due basi militari fuori della Russia, essi hanno più di mille basi nel mondo: e saremmo noi gli aggressori? Dov’è il buon senso?

– Il bilancio militare del Pentagono è 10 volte maggiore del nostro, e siamo noi che conduciamo una politica aggressiva… Per caso siamo noi ad avere delle basi ai confini degli USA?

– Chi installa dei missili alla frontiera dell’altro?

– Noi vogliamo relazioni di uguaglianza con l’Occidente, in accordo coi nostri interessi nazionali.

– Le sanzioni economiche non sono il prezzo che paghiamo per aver ripreso la Crimea, ma per la nostra volontà di esistere come nazione e civiltà libera.

– Abbiamo atteso vent’anni prima che essere accettati dal WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio), facendo molte concessioni; adesso [imponendo le sanzioni alla Russia, ndr] le norme del WTO sono violate, quelle dell’ONU, quelle del diritto internazionale.

– Noi vogliamo collaborare ai problemi dell’umanità, sicurezza, disarmo, terrorismo, droga, crimine organizzato.

– Dopo la caduta del Muro di Berlino ci avevano promesso il congelamento della NATO. Oggi la NATO è dappertutto alle nostre frontiere. Gli occidentali hanno deciso che erano i vincitori.

– Qualunque cosa facciamo per la distensione, abbiamo sempre incontrato rifiuti e resistenze dell’Occidente. Gli ultimi giochi olimpici invernali di Soci sono stati calunniati e screditati prima, durante e dopo; perché?

Una nota: la Russia s’è appellata al WTO, di cui è membro, perché le sanzioni imposte dagli USA e dalla UE ne violano le regole; il WTO è il sorvegliante, il poliziotto è il giudice del libero commercio globale, che – secondo il dogma – deve essere senza dazi né altri ostacoli di nessun genere. Per cui, nessuna sanzione commerciale deve essere imposta, a meno che non sia votata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU — ciò che ovviamente non è avvenuto. Non credo che il WTO darà ragione a Mosca.

Ma con ciò, Putin avrà ottenuto due risultati. Uno, dimostrare USA ed UE violano le regole stesse che si sono date ed hanno imposto al mondo; che la globalizzazione non è altro che un sistema di dominio americano; e che il WTO non è affatto l’arbitro oggettivo del libero commercio, ma un’altra arma politica in mano al sistema occidentale anglo.

Il secondo risultato è che la Russia, visto che è vittima di ingiuste ritorsioni economiche in violazione delle norme del WTO, può esentarsi dalle regole del commercio internazionale dettate dallo stesso WTO. Il primo e più gravoso di questi condizionamenti è che il WTO vieta di favorire le industrie nazionali contro la concorrenza delle merci estere. L’embargo in corso obbliga la Russia ad accrescere la parte di produzione nazionale nelle proprie industrie e altre attività economiche; se ben usata, può essere l’occasione insperata per rinforzare il proprio sistema industriale al parziale riparo dalla competizione estera, con misure di protezione che non sarebbero state accettate dalla «comunità internazionale» né dalla propria popolazione. Le sanzioni stanno provocando difficoltà; ritardano i rammodernamenti che erano già in corso (grazie alle industrie tedesche), per cui in pochi anni Mosca avrebbe potuto cominciare a produrre per il mercato merci «di qualità tedesca» nei settori dove ha prodotti di punta (nati per motivi militari) che è incapace di imporre globalmente: chimica, farmaceutica, turbine, chips, opto-elettronica e micro-elettronica, software indipendente (dalla porte posteriori NSA) eccetera (per un’esposizione dei progetti e delle possibilità di eccellenza della Russia si veda qui).

Insomma ha l’occasione di attivare quelle politiche industriali di cui noi europei – vassalli vili e stupidi – ci siamo lasciati spogliare totalmente: dalla svalutazione resa impossibile dall’euro, fino al controllo dei cambi e di opporsi alla fuga dei capitali, misure tradizionali per secoli di qualunque Governo sovrano, ed oggi proibite dal Trattato di Lisbona, come il WTO ci proibisce di difendere le nostre industrie invase e devastate da merci sottocosto. Mentre noi ci lasciamo annodare al collo l’ultimo nodo scorsoio: il TAFTA, il trattato transatlantico, con cui ci assoggetteremo alle normative statunitensi persino per quel che mangiamo.

L’Europa dunque affonda nella crisi (provocata dalla finanza USA e dal suo capitalismo terminale) affondando nel vassallaggio a Washington; complice servile delle sanzioni, perde la grande occasione di sviluppo dell’economia russa – che è un compito immenso, che avrà bisogno di enormi finanziamenti e dunque di investimenti esteri colossali, a cui ahimè provvederà la Cina. E in compenso, da Washington cosa ottiene? Progetti di destabilizzazione e di guerre al suo interno, come promette Friedman.

Vale per noi il detto di Plotino: «Che i vili sian governati dai malvagi – è giusto».

Quanto all’America, e al suo destino storico e metastorico, dovrebbe paventare un altro detto: se sono detti «Beati i costruttori di pace», quale maledizione incombe su tali anticristici seminatori di discordie e suscitatori geopolitici di odi e violenze?

1) Nel 1939 il Council on Foreign Relations di Rockefeller, diretto allora da Isaiah Bowman, raggiunse la stessa conclusione: dopo un accurato studio dei rapporti commerciali dell’intero pianeta, stabilì che l’Europa continentale (con la Russia integrata alla Germania) avrebbe costituito un «blocco autosufficiente», ciò che era contrario all’interesse nazionale, in quanto mega-corporations americane avevano bisogno di «libero accesso ai mercati e alle materie prime» di quella parte del mondo. Fu costituito un War and Peace Studies Project (con un centinaio di avvocati, industriali, politici, diplomatici, banchieri) che con forti finanziamenti (la sola Rockefeller Foundation diede 300 mila dollari di allora), delineò un intero progetto per far entrare in guerra gli USA, e costituire nel dopoguerra un nuovo ordine mondiale: il FMI, la Banca Mondiale furono già concepiti allora. Presentati a Roosevelt, i risultati dello studio lo convinsero ad entrare nel conflitto contro la Germania e il Giappone.

25 Aprile al Campo della Memoria|Raggruppamento R.S.I. Continuità Ideale

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Il 25 Aprile è da settant’anni una data nefasta per tutti quelli che non si sono arresi alla viltà, al disonore ed alla democrazia imperversanti nel nostro paese dal 1945 in poi.

 
Non smetteremo mai di ripetere che la memoria si onora con l’azione ogni giorno dell’anno; ma in date come questa è giusto che il ricordo prenda una forma solenne e rituale, che dei militanti si impegnino con sacrificio e dono di sé affinché una cerimonia suggelli nei cuori ancora sani il dovere di testimonianza e di continuità ideale con chi ha combattuto ed ha donato la vita per l’onore e per la patria.
 
Questo è accaduto sabato 25 Aprile del 2015 al Cippo di Campoverde ed al Campo della Memoria di Nettuno, dove alcune centinaia di uomini e donne hanno reso onore ai caduti della Repubblica Sociale Italiana.
Hanno lasciato ad altri la rabbiosità da iene tipica di chi agisce “contro” qualcosa e non “per” qualcosa (leggasi “antifascisti”); ed hanno lasciato al resto della stragrande maggioranza del Paese, che per lo più ignora ciò che accadde 70 anni fa, un sabato di tranquillità borghese tra gite fuori porta o pantofole e partite di calcio alla tv.
 
Nel giorno definito dai servi dei servi “liberazione”, i pochi uomini veramente liberi hanno deciso come ogni anno di rinnovare il proprio impegno affinché il testimone dei nostri Padri non cada nel vuoto e possa raggiungere le generazioni future.
 
La giornata è cominciata al Cippo di Campoverde (Aprilia), posto a ricordo dei Combattenti della Barbarigo, della Folgore e delle Camice Nere, caduti per l’Onore dell’Italia durante le battaglie che arrestarono l’avanzata angloamericana per la presa di Roma dal gennaio a giugno del 1944. Un breve ma intenso omaggio in uno dei rari luoghi della memoria disseminati nel nostro Paese. Successivamente le commemorazioni si sono spostate all’interno del Campo della Memoria, a pochi chilometri di distanza. 
Un copioso corteo guidato dai sempreverdi combattenti e dalle bandiere e i labari delle associazioni combattentistiche si è riversato compostamente nel sacrario. L’aria era quella della giusta solennità che meritano momenti e luoghi sacri come questo.
La cerimonia si è aperta con la lettura dei messaggi (tra cui il messaggio del Combattente e nostro Vicepresidente del Raggruppamento RSI, Stelvio Dal Piaz) da coloro che non sono potuti essere lì fisicamente ma che hanno voluto che almeno le loro parole riscaldassero i cuori dei presenti. Subito dopo hanno preso la parola i combattenti; inutile cercare di descrivere la giovinezza interiore ancora impetuosa nonostante le età anagrafiche. La loro presenza ed i loro discorsi sono la vera legittimazione a poterci definire eredi, seppur indegni, della RSI.
Subito dopo si è celebrata la messa in latino, sempre suggestiva per chi è abituato alla liturgia postconciliare. L’omelia del sacerdote ha ricordato a tutti che la vita è una milizia sulla terra, e che chi cede anche solo un momento ed un centimetro alle forze della sovversione, del tradimento e del male, diventa automaticamente loro complice.
Al termine della cerimonia religiosa è stato chiamato l’attenti!, i minuti di silenzio hanno fatto sì che le anime dei presenti potessero protendersi al massimo verso quelle dei nostri caduti, e che la giornata si concludesse degnamente e solennemente.
 

Dopo settant’anni non ci siamo arresi, la lotta del Sangue contro l’oro prosegue sempre più vigorosa tutti i giorni ad ogni ora, per chi ha combattuto prima di noi e per chi continuerà a combattere fino alla vittoria. 

Non ci fermeremo, MAI!

Visita ai caduti tedeschi di Pomezia|Coordinamento Militante “Il Cerchio”

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Nella giornata del 25 Aprile, una rappresentanza delle comunità aderenti al Coordinamento Militante “Il Cerchio”, dopo il doveroso omaggio ai caduti e dispersi della R.S.I. presso il Cippo di Campoverde e al Campo della Memoria di Nettuno ha raggiunto un altro luogo non meno importante. 
La delegazione, in composto e scrupoloso silenzio, si è recata per un omaggio presso il Cimitero germanico di Pomezia dove riposano le spoglie di circa 27.500 soldati (tra cui molti ignoti) che si immolarono – nonostante il tradimento di molti italiani – per la difesa dell’Italia dagli invasori alleati. Per loro un pensiero, una preghiera e il riconoscimento che il loro sacrificio non è stato vano, il loro onore è stato fedeltà.

Sabato 9! Serata di solidarietà militante per Spazio Ritter

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Sabato 9 maggio

Dalle ore 19.00

presso RAIDO, Via scirè 21/23

Serata di solidarietà militante per spazio Ritter. Ingresso a sottoscrizione minima ( 5 euro )

Musica, birra e libri con La Vecchia Sezione, Piggi & Ben, Gabriele Marconi + ospiti a sorpresa in arrivo…

Organizzano: Raido, Casa d’Italia Colleverde, Il Fascio Etrusco, Azione Punto Zero,  Janus 
In arrivo iniziative da altre città d’Italia …. 

28 aprile | Festa di Santa Fermina, patrona di Civitavecchia e protettrice dei naviganti

997076_888872887837659_5112484703835900182_nOggi, 28 Aprile, la città di Civitavecchia è in festa per celebrare la Santa patrona Fermina. Il rinnovo della tradizione in onore della Santa, ormai festa secolare, stenta a lasciare lo spazio al profano e al consumismo rimanendo, e affermandosi ogni anno, come l’evento che per eccellenza coinvolge tutta la Città e tutte le generazioni, nonostante la partecipazione non possa dirsi imponente come una volta. 

Di Santa Fermina sapiamo che nacque a Roma alla fine del III secolo d.C. Figlia di Calpurnio della famiglia Pisone, prefetto di Roma, essa si convertì al Cristianesimo e, appena quindicenne, si dedicò interamente alla fede in Cristo. La storia popolare narra che la nave che la stava trasportando da Ostia a Centumcellae (nome latino di Civitavecchia) venisse sorpresa da una forte tempesta e che le onde si calmassero in seguito alle sue preghiere. A Centumcellae la giovane si rifugiò in una grotta presso il mare (oggi incorporata nel Forte Michelangelo), dedicandosi alla diffusione del Vangelo tra la gente del porto. Recatasi ad Amelia, la giovane fu sorpresa dalla persecuzione di Diocleziano e Massimiano. La tortura non le fece rinnegare la fede e la sua ferma testimonianza suscitò tanta ammirazione che uno degli stessi persecutori, di nome Olimpiade, si convertì al Cristianesimo insieme ai propri familiari. Giudicata da Megezio, Fermina colse la palma del martirio il 24 novembre dell’anno 304. I resti del suo corpo furono segretamente sepolti dai cristiani di Amelia e, ritrovati nell’anno 870, sono da allora custoditi nella Cattedrale di quella città.

Ogni anno in occasione della celebrazione di Santa Fermina viene organizzata una processione che attraversa la Città e che coinvolge gran parte dei giovani locali ma anche le autorità politiche e ecclesiastiche delle vicine città di Amelia e Terni, rinsaldando sotto il segno della tradizione l’unità di questa parte d’Italia e ricordando l’Esempio di chi, con il sacrificio, ha saputo rimanere fedele al Sacro. 

Festa di Santa Fermina dopo il Bombardamento americano della Città.

Festa di Santa Fermina dopo il Bombardamento americano della Città.

 

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28 Aprile – Così i fascisti di Salò furono macellati

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Da un vecchio fascicolo riemergono carte e istantanee riguardanti l’inchiesta sull’ infame fucilazione del 28 aprile ’45, a Dongo, di 15 gerarchi.

di Mario Cervi

(ilgiornale.it) – Riemerge dalle nebbie del passato uno dei momenti più cruciali e crudeli di quella tragedia che fu la fine del fascismo. Il momento è quello in cui, sul lungolago di Dongo, il 28 aprile 1945, quindici prigionieri furono messi a morte spicciativamente, per i loro trascorsi fascisti, dopo un simulacro di giudizio.

Tra i quindici erano gerarchi maggiori o minori – Alessandro Pavolini e Ferdinando Mezzasoma in particolare un bizzarro ex comunista e perseguitato dal regime come Nicola Bombacci, poi riavvicinatosi a Mussolini, e un personaggio, Marcello Petacci, sul quale Walter Audisio (il «colonnello Valerio») aveva messo gioiosamente le mani. Credeva fosse Vittorio Mussolini, il primogenito del Duce. Chiarito lo scambio di persona, il colonnello ritenne che comunque il Petacci meritasse la pena capitale, per essere fratello di Claretta, assassinata poco prima. E ancora il capitano pilota dell’aeronautica militare Pietro Calistri – del quale ancora oggi non si capisce perché sia finito a quel mondo – e il segretario del Duce, Luigi Gatti.
All’esecuzione spietata e affrettata seguirono, per i ricorsi di familiari degli uccisi, inchieste e processi. Che ebbero la sorte toccata infallibilmente a tutte quelle vicende giudiziarie: la rubricazione come atti di guerra e l’archiviazione, nel 1967. Ai processi per gli ammazzamenti s’intrecciò l’interminabile e inutile processo sull’oro di Dongo. Insieme al sangue vi furono certamente passaggio e poi dispersione e trafugamento di denaro, bagagli con valori incamerati così come gioielli, sterline d’oro e marenghi a migliaia. Il Pci, che aveva gestito l’operazione Dongo, affettò sorpresa e indignazione quando si trattò di rendere conto del «tesoro».
Il faldone in cui era conservata quella documentazione – con testimonianze anche di Palmiro Togliatti, Sandro Pertini, Ferruccio Parri, Enrico Mattei – è stato salvato da una possibile distruzione, come ha raccontato ieri il giornalista Stefano Ferrari sulle pagine del quotidiano La Provincia di Como. E con i documenti sono state salvate tre agghiaccianti fotografie – rarissime, una addirittura inedita – scattate pochi istanti prima che la scarica del plotone d’esecuzione falciasse le vittime. Per la verità almeno uno dei giustiziati, proprio il medico Marcello Petacci, non fu abbattuto insieme agli altri. Il Petacci era arrivato a Dongo, con spaventosa incoscienza, insieme alla compagna Zita Ritossa e ai due figli. I fascisti duri e puri non lo vollero insieme a loro, considerandolo non un fedele del Duce ma un profittatore del regime. Forse riteneva che l’avrebbero risparmiato perché nulla di grave poteva essergli addebitato. Quando s’accorse che i giustizieri erano risoluti a farlo fuori, sfuggì a chi lo custodiva – era giovane e robusto – e tentò la fuga gettandosi nel lago. Lì fu crivellato di colpi. La compagna e i bambini lo videro morire da una finestra dell’albergo dove erano alloggiati.
Le istantanee di quel 28 aprile 1945 sono terribili. Nessuna pietà, nessuna parvenza di umanità e di vera legittimità. Furono giorni di una mattanza spietata e volubile insieme: Ferruccio Parri la definì «macelleria messicana». La sorte dei fascisti braccati dipese spesso da circostanze fortuite (o da decisioni fortunate, come quella del maresciallo Rodolfo Graziani che evitò astutamente l’autocolonna diretta a Dongo e riuscì a consegnarsi agli angloamericani). Fu un periodo che ebbe l’ambizione d’essere rivoluzionario, che da molti anche oggi viene descritto come rivoluzionario ed eroico, ma che della rivoluzione spartì solo in minima parte i connotati positivi: l’ardore del nuovo, la genuinità delle convinzioni e delle passioni, la speranza del futuro. Ne ebbe invece i connotati peggiori, la ferocia e la vendetta.
A chi sottolinea gli aspetti truci, e in casi non rari delinquenziali, della purga post-liberazione viene opposto un argomento ritenuto decisivo e che tale non è. L’ansia di eliminare fisicamente i fascisti catturati, la volontà di non consegnarli agli alleati – quasi che gli alleati avessero combattuto in favore del fascismo – derivarono dalle nequizie di cui i «repubblichini» si erano resi responsabili. Anche loro con messe a morte crudeli. La grande purga fu probabilmente inferiore alla cifra – trecentomila morti è a fantastic exaggeration secondo gli angloamericani – suggerita da certa pubblicistica nostalgica. Ma Giorgio Bocca, non certo un estimatore del Duce, ritenne verosimile il bilancio di quindicimila uccisi. Che è di per sé impressionante soprattutto perché è un bilancio «a guerra finita».

Fonte: Azionetradizionale.com

Manif pour tous Italia | La Cassazione ricatta il Parlamento con una sentenza eversiva

LOGO_positivo-300x235“La Corte di Cassazione ha sfondato il muro che separa i poteri dello Stato emettendo una sentenza eversiva, contro la Costituzione e la sovranità popolare”. Lo afferma Filippo Savarese, portavoce dell’associazione pro-family La Manif Pour Tous Italia, commentando la decisione della Corte di Cassazione di far sopravvivere il matrimonio tra due coniugi dopo il cambio di sesso anagrafico di uno dei due, contrariamente a quanto prescritto dalla legge e dalla Corte Costituzionale.

“La Corte di Cassazione ha sfondato il muro che separa i poteri dello Stato emettendo una sentenza eversiva, contro la Costituzione e la sovranità popolare”. Lo afferma Filippo Savarese, portavoce dell’associazione pro-family La Manif Pour Tous Italia, commentando la decisione della Corte di Cassazione di far sopravvivere il matrimonio tra due coniugi dopo il cambio di sesso anagrafico di uno dei due, contrariamente a quanto prescritto dalla legge e dalla Corte Costituzionale.

“Con la sentenza 170/2014 – continua Savarese – la Corte Costituzionale ha dichiarato che «la sentenza di rettificazione dell’attribuzione di sesso di uno dei coniugi provoca lo scioglimento del matrimonio», perché lo Stato ha il diritto di proteggere il matrimonio come unione esclusiva tra uomo e donna. È stata dichiarata illegittima solo la mancata previsione – in eventuale sostituzione del matrimonio, comunque sciolto – di un’altra forma di protezione dei rapporti giuridici essenziali sorti tra gli ex-coniugi. La Consulta ha però specificato che rimediare a questo vulnus è un «compito del Parlamento», in quanto unico organo rappresentante della sovranità popolare.”

La Cassazione ha deciso di scavalcare il Parlamento e di mantenere in vita il matrimonio tra due persone dello stesso sesso anagrafico fino all’approvazione di questo statuto giuridico alternativo, che è chiaro essere quello delle unioni civili in discussione al Senato (ddl Cirinnà), che equipara le unioni omosessuali alla famiglia aprendo alle adozione gay e all’utero in affitto.

“Si tratta – conclude Savarese – di un inaudito ricatto al Parlamento: finché non si approvano le unioni civili è momentaneamente in vigore in Italia il matrimonio gay. E’ assolutamente antidemocratico”.

La Manif Pour Tous Italia denuncia pertanto il tentativo eversivo di parte della magistratura di indirizzare e costringere l’operato del Parlamento verso l’approvazione delle “unioni civili” e cioè di “matrimonio gay” mascherato, contro i principi più essenziali della Costituzione repubblicana e la volontà del popolo sovrano.

Fonte: lamanifpourtousitalia.it

Civitavecchia | Via Francigena un patrimonio da valorizzare, tutelare e promuovere

2008-07-06-VF-Fidenza-Fornovo 172_bootstrap_res_photoUna nuova proposta per valorizzare il patrimonio culturale locale porta in auge le innumerevoli risorse di sviluppo che Civitavecchia custodisce sul suo territorio. Altro che statue di baci al viale, portiamo alla luce la via Francigena, creiamo itinerari per i pellegrini sulla via di Roma, riscopriamo la nostra identità.

CIVITAVECCHIA – L’Associazione Culturale “la Civetta di Civitavecchia” scende in campo per sensibilizzare l’Amministrazione Comunale sulle potenzialità di un percorso millenario che attraversa anche la nostra città. Ci riferiamo alla nota Via Francigena, il cui tracciato era su antiche strade consolari romane e metteva in collegamento le tre “Peregrinationes Maiores”: Santiago de Compostela, la tomba dell’Apostolo Pietro e la Terra Santa. Si trattava di una vasta rete stradale che partiva da Canterbury, passava da Roma per giungere fino a Gerusalemme. Essa era percorsa da pellegrini provenienti da tutta Europa, e non solo; un vero e proprio crocevia di Culture. Oggi è un “cammino” promosso, sia dalle Regioni che dalla Comunità Europea ( vedi “Culture Routes Europe”, ndr ) con appositi finanziamenti rivolti a progetti atti a valorizzare e tutelare questo percorso, appunto considerato anche “cammino” d’identità culturale europea. Parte del tracciato passa nel nostro territorio, attraversando l’area nei pressi delle Terme Taurine e la Vallata della Fiumaretta. Testimonianza ne è altresì la presenza del campanile della vicina Chiesa templare, in quanto i Cavalieri medesimi si fecero allora promotori di iniziative atte a custodire detto tracciato e proteggere i pellegrini. Ed il nostro porto ( XI-XII sec. ) era oltremodo un punto strategico per questi ultimi che volevano raggiungere la citata Gerusalemme via mare. Oggi abbiamo due grandi opportunità: l’Expò 2015 ed il Giubileo Straordinario indetto da Papa Francesco. A tal proposito, invitiamo l’Amministrazione ad attuare tutte le azioni volte a manutenzione e cura del percorso suddetto, in più tramite l’installazione di apposita cartellonistica stradale, in un’ottica di promozione turistica di tipo culturale, sportivo ( Trekking e Bike ) e religioso. Inoltre, ricordiamo che in data 25 marzo è stato approvato un Protocollo d’Intesa per la costituzione di un Tavolo di coordinamento per la valorizzazione della Via in oggetto. Ben 17 i Comuni della Regione Lazio interessati: Acquapendente, Bolsena, Campagnano di Roma, Capranica, Caprarola, Formello, Grotte di Castro, Mazzano Romano, Montefiascone, Monterosi, Nepi, Proceno, Ronciglione, San Lorenzo Nuovo, Sutri, Vetralla e Viterbo. Auspichiamo dunque che il nostro possa, a sua volta, accogliere positivamente tale Protocollo volto alla tutela del Patrimonio sopra richiamato. Peraltro, già alcune realtà italiane, come Siena e Fidenza, hanno fatto i loro concreti passi, provvedendo a candidare la “Francigena” all’Unesco.

Fonte: La Civetta di Civitavecchia

Azione Punto Zero nel ricordo dei Caduti per l’Onore d’Italia

Quest’oggi 25 aprile, una delegazione di Azione Punto Zero, parteciperà al ricordo dei caduti per l’Onore d’Italia organizzato dal Raggruppamento Nazionale Combattenti e Reduci – R.S.I. delegazione Lazio.

Appuntamenti

ore 9.30 al cippo di Campo Verde (Aprilia)

– Minuto di silenzio e discorso di Sinacra.

ore 10.30 al Campo della Memoria (Nettuno)

– Ingresso al Campo della Memoria

– Introduzione alla giornata

– Santa Messa in latino, seguita da preghiere militari

– Discorsi dei Combattenti presenti e letture dei comunicati dei Combattenti impossibilitati alla presenza

– Minuto di silenzio

CAMPO DELLA MEMORIA NETTUNO

 

La Cina introduce nuove norme per limitare l’uso di pseudonimi e immagini nei profili degli utenti

FACEBOOKDalla Cina ci arriva la notizia che il governo ha deciso di limitare l’uso dei pseudonimi sulle reti virtuali di socializzazione. Il motivo? Garantire la sicurezza nazionale contro eventuali eversori. Misure queste adottate di recente anche dal gigante Facebook che, insieme agli algoritmi interni che setacciano le conversazioni tra gli utenti, nel tentativo di prevenire eventuali “reati”, si rivela sempre più palesemente uno strumento di controllo.

Questo è un articolo adattato sulla base dell’intervista [en] a Wu Tun, proprietario di un negozio online su Taobao, costretto a chiudere a novembre 2014. L’intervista é stata realizzata da Yi Que Tang e pubblicata per la prima volta in cinese su pao-pao.net. La versione inglese è stata tradotta da Mandy Wong, rivista e ripubblicata su GV grazie ad un accordo per la condivisione dei contenuti.  

In Cina, le nuove norme legate ad internet rendono illegale l’uso di pseudonimi e immagini di fantasia in quanto violano le leggi in vigore, rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale, annientano l’unità etica o sono considerate diffamatorie.

Pochi giorni prima dell’entrata in vigore della norma, il 1 marzo, più di 60,000 account di utenti sono stati chiusi nei principali social media cinesi. Più di 7,000 sono poi scomparsi a marzo, il primo mese di attuazione della norma.

Il 4 febbraio, l’Ufficio Statale per l’Informazione e Internet in Cina, ha pubblicato il Regolamento sulla Gestione degli Account dei Netizen[zh], che elenca nove restrizioni relative all’uso di pseudonimi. La norma è entrata in vigore come parte di una più ampia serie di leggi sull’identità degli utenti cinesi, a cui è stato richiesto di registrarsi per i servizi online utilizzando i loro veri nomi. Sebbene possano ancora utilizzare avatar o soprannomi, dovranno farlo in conformità alle nuove normative.

Tutto ciò potrebbe creare problemi per molti utenti in Cina. Netizen con una chiara posizione politica spesso utilizzano pseudonimi, avatar o immagini di sfondo per fare dichiarazioni politiche nelle loro pagine sui social media. Ad esempio, gli utenti che credono nei valori universali a volte aggiungono al loro nome la sigla “MZ” (forma abbreviata di 民主 minzhu, cioé democrazia). Durante la fuga dell’attivista per i diritti umani, il cieco Chen Guangcheng [it], che si rifugiò nell’ambasciata americana a Pechino nel 2012, i suoi sostenitori modificarono i loro pseudonimi con “In Cerca di Guang 光 [Luce] e Cheng 诚[Sincerità]”. Anche gli avatar hanno una funzione simile. Durante la recenteRivoluzione degli Ombrelli [it] – l’Umbrella Movement [en] –  ad Hong Kong, i sostenitori provenienti dalla Cina continentale hanno modificato le loro foto profilo con l’icona del movimento: l’ombrello aperto.

Nel caso di Wu Tun, se egli cambiasse la sua immagine profilo con la t-shirt a favore di Ai Weiwei, molto probabilmente il suo account verrebbe sospeso sulla base di questa regolamentazione sugli account web e delle sue “Nove restrizioni”.

Le limitazioni potrebbero essere applicate quasi a tutto. Ad esempio, una di queste riguarda il “diffondere voci false e turbare l’ordine pubblico”. Ma in realtà chi, in Cina, può giudicare se un’informazione è vera o no? E come giudicare se un’immagine profilo e una descrizione personale può  “turbare l’ordine pubblico”? Le autorità hanno il “potere ultimo di interpretazione”. Recentemente un cittadino cinese ha pubblicato un’immagine di Xi Jinping [it] condividendola con la sua cerchia di amici su WeChat, ed è stato convocato dalla polizia con l’accusa di “turbare l’ordine pubblico.”

Molti netizen hanno espresso dubbi sulla parte seguente della legge: “sovvertire il potere nazionale e distruggere l’unità nazionale.” Di nuovo: come può un avatar distruggere l’unità nazionale? Sembra che qualsiasi immagine, interpretata come pericolosa dalle autorità, possa essere sottoposta al nuovo regolamento sugli utenti.

L’internet cinese ha adottato una “politica della porta chiusa” (riferimento allaPolitica della porta aperta [it] di Deng Xiaoping n.d.E) e lo spazio per comunicare online si sta riducendo rapidamente. Per questo molti scelgono di rimanere in silenzio per la paura e la frustrazione.

Global Voices,19/04/2015
Fonte: Laogai.it

Al Forte Michelangelo la mostra documentaria “Marconi, l’Elettra e Civitavecchia. Omaggio a Patrizio Ciancarini I0KHP”

CIVITAVECCHIA – La Società Storica Civitavecchiese in collaborazione con il Coordinamento delle Stazioni Marconiane Italiane e la Capitaneria di Porto di Civitavecchia organizza la mostra documentaria “Marconi, l’Elettra e Civitavecchia. Omaggio a Patrizio Ciancarini I0KHP” al Forte Michelangelo, presso il Centro Storico Culturale delle Capitanerie di Porto. La mostra, con cento foto, è stata elaborata grazie al materiale della collezione di Pietro Mancini, montata da Francesco Cristini e Roberto Diottasi, con la consulenza scientifica di Stefano Foschi. Vuole essere un omaggio a Patrizio Ciancarini, radioamatore e storico marconiano a tre anni dalla sua scomparsa.

La mostra si aprirà sabato 25 aprile alle ore 9, fino alle 13, in occasione dell’International Marconi Day, che vuole ricordare il giorno natale del grande inventore bolognese che tanto frequentò la nostra città e Santa Marinella, che attracca a il suo yacht Elettra nel nostro scalo, qui nacque sua figlia Elettra a Villa dei Principi. La mostra sarà aperta anche il 26 pomeriggio dalle 17 alle 19 e martedì 28 aprile dalle 9.30 alle 12.30, poi sarà spostata presso la Casa della Memoria. Il 25 aprile i radioamatori del Coordinamento attiveranno la stazione radio IY0IMD con collegamenti fra i vari siti marconiani ed inoltre sarà allestita una mostra di radio d’epoca. Si ringraziano i radioamatori e la Capitaneria di Porto di Civitavecchia per la sua disponibilità.

Fonte: Bignotizie.it
Foto: radiomarconi.com

2 – 31 maggio, Santa Severa | Apertura sperimentale al pubblico del circuito murario dell’antica colonia romana a controllo del porto etrusco di Pyrgi

Dal 2 maggio prossimo, grazie alla capacità, alla abnegazione e, diciamolo pure, alla grande passione che anima i componenti del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite (GATC-onlus) vi sarà la possibilità, a titolo assolutamente gratuito, di visitare completamente, per la prima volta …in assoluto, il mezzo chilometro di mura poligonali che cingevano l’antico castrum romano di Pyrgi (ora c/o castello di S. Severa) risalente al III° secolo a.C. L’iniziativa, di rimarchevole importanza culturale, è possibile proprio per l’impegno dei volontari e delle volontarie del GATC, che sotto l’attenta guida del coordinatore scientifico il noto archeologo Flavio Enei, e del presidente Renato Tiberti, hanno provveduto alla ripulitura ed al ripristino totale di questa importante testimonianza archeologica. Antiche mura perimetrali difensive che con le loro porte d’accesso e quanto d’altro “raccontato” e testimoniano (dal vivo) di questa antica città fortificata tramite questi muraglioni composti di grandi massi lavorati (posti in essere senza calce!) che hanno resistito già per 2.300 anni a tutta una serie di “ingiurie” non solo meteorologiche. Il percorso sarà ulteriormente illustrato, oltre che dai preparatissimi Accompagnatori del GATC, anche da sei pannelli didattici e quattro tabelle illustrative. La gran bella iniziativa nomata“Mura poligonali” si svolge nell’ambito del “Festival delle Vie del Mare” ed è possibile grazie alla sinergia messa in essere fra il succitato Gruppo Archeologico, la Soprintendenza Archeologia del Lazio e dell’ Etruria ( ora un unicum che vede al vertice la bravissima d.ssa Alfonsina Russo già soprintendente per l’E.M.) di cui l’ottima d.ssa Rossella Zaccagnini è la responsabile di Zona ed il Museo del Mare e della Navigazione Antica. Le visite della durata di un’ora c.a., sono programmate due al mattino e due al pomeriggio e si svolgeranno i sabati e le domeniche di maggio con inizio alle ore 10,30 e 11,30 e alle ore 16,00 e 17,00. A coadiuvare ulteriormente le visite il GATC ha previsto la presenza di uno stand informativo (ove si può anche donare un, sicuramente ben accolto, contributo trattandosi in particolare di una onlus che si regge solo sulla quota tessera dei soci) nel cortile dell’attiguo castello e la distribuzione di depliant illustrativi. Per l’impegno, la serietà e la professionalità che mettono in tutto quello che fanno (le loro res gestae), tutti i soci del GATC meriterebbero una citazione con nome e cognome cosa, purtroppo, tecnicamente impossibile ascendendo attualmente a più di trecento; simbolicamente, per dare merito al merito di tutti, desideriamo qui citarne almeno tre: la capacissima segretaria del Gruppo Naya Youssoufian, Gianfranco Pasanisi che ha coordinato il gruppo operativo nella ripulitura e colui il quale anche in questa, culturalmente “succulenta”, occasione organizza e coordina la turnazione e le presenze degli accompagnatori, il discreto e sempre disponibile Guido Girolami. Dimenticavamo di dire che il GATC ha previsto che il venerdì sia il giorno speciale riservato alle visite delle scuole che per prenotarsi possono rivolgersi alla segreteria telefonando il martedì, il giovedì ed il sabato dalle ore 10,00 alle ore 12,00 al numero 0766/571727 e mail segreteria@gatc.it

Arnaldo Gioacchini
(Ufficio Stampa GATC)

 

La guerra tiepida

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Sin dal primo giorno del suo mandato il povero Tsipras ha dovuto inghiottire amari bocconi, seppure molti di questi dovuti all’incapacità politica sua e dei collaboratori a lui più vicini. Se difatti avesse voluto ricercare una via di salvezza questa era ed è –evidentemente- l’uscita dalla moneta unica. Ma no! La Grecia non vuole, o quanto meno così non vogliono i mercati, sconvolti da una tale possibilità, mina vagante per un sistema che si ritiene –su che base?- solido, laddove l’eventuale “disubbidienza” di Atene sarebbe di possibile esempio per altre “exit”. Abbiamo già potuto vedere dunque come il leader ellenico continui a vedere nelle minacce europee (o nelle strutture alla Ue colluse) un pericolo per la sua nazione, eppure allo stesso tempo un’ancora di salvezza. Cede ai ricatti, pertanto. Dall’altro lato però “Il governo greco ha capito che non potrà trovare alcun terreno comune con l’Eurogruppo e la Banca Centrale Europea, a meno di accettare una resa incondizionata” (Sapir); è così che si spiega infatti l’avvicinamento con passo felpato alle ex terre sovietiche, solo che il vero felino in questo caso è Putin mentre la Grecia un debole roditore. Una Russia da tempo sempre più aggressiva e famelica, tanto che il lato del mondo occidentale e “democratico” cerca di contrastarla con ogni mezzo, a cominciare dalle ridicole sanzioni.

Solo che la stessa ex Unione Sovietica non è abbastanza ricca per “salvare” la penisola ellenica. Questo perché anche in quelle terre lontane e fredde da anni il modello liberista ha avuto la meglio, tanto che a tutt’oggi esiste una disparità mostruosa tra i pochi ricchi ed i milioni di indigenti. Gli stipendi medi russi sono estremamente bassi, le case – dacché l’edilizia è stata totalmente privatizzata e commercializzata- sono fonte di unico guadagno per i grandi gruppi e gli speculatori. Il tasso di natalità è bassissimo se non negativo. Nel frattempo il prezzo del petrolio in discesa non ha aiutato la situazione, e addirittura è stato deciso di vendere delle riserve valutarie, boccata di ossigeno di scarso respiro se considerata nel lungo periodo. Nonostante questi e i molti altri problemi di natura economico-sociale, il Premier russo sta cercando di avanzare nel suo “risiko” personale, con l’obiettivo ultimo della conquista del mondo. A tal proposito basti pensare al caso ucraino, oppure alla ventilata unione monetaria assieme a Bielorussia e Kazakistan, e da ultimo all’attenzione rivolta –di nuovo! – alla Grecia e all’Ungheria. Putin dunque non sta aiutando nessuno, nemmeno i suoi stessi concittadini (sudditi?), sta semplicemente volando alto e rapace in attesa che quest’ultimi Paesi collassino definitivamente, così da banchettare con le loro carcasse (si è infatti, guarda caso, dimostrato disposto a partecipare a privatizzazioni greche).

E l’America? Continua a portare avanti anch’essa le sue stesse politiche di tanti anni fa, seminando terrore mediatico e pratico per destabilizzare le aree di suo interesse e limitrofe. Unica differenza? Che mentre prima il tutto era spesso legato a questioni meramente petrolifere (vedasi guerra nel Golfo, guerra in Iraq, primavere arabe e Siria), ad oggi ad interessare sono decisamente più i dati. Che dati? Quelli che quotidianamente diamo e mettiamo in rete circa ogni nostra informazione, da tempo non più privata. Nomi, cognomi, indirizzi, salute, interessi, stipendi, sogni, frustrazioni. Cos’altro? Dal numero di scarpe ai dati bancari, dalla mail ai numeri della rubrica. Tutto. A cominciare dalla nostra posizione, spiata in ogni momento (al riguardo si potrebbe chiamare in causa Snowden, per quanto sia in realtà sufficiente prendere in mano lo smartphone che orami chiunque tiene in tasca). “I dati sono oggi il “nuovo petrolio”. Infatti proprio nella conoscenza e nei trattamenti dei dati utilizzati anche per trarre informazioni da informazioni, sta oggi la vera remunerazione di chi fornisce servizi, non a caso, spesso offerti gratuitamente agli utenti. Del resto i guadagni sempre più rilevanti che caratterizzano le società multinazionali fornitrici dei servizi in rete, e che hanno consentito alle più note di giungere al vertice delle capitalizzazioni societarie mondiali, dimostrano quale sia la posta economica in gioco” (F. Pizzetti).

Tutto questo scenario parrebbe suggerire come l’ISIS, Charlie Hebdo e tutta un’altra serie di attentati o di organizzazioni terroristiche possano essere opere di una regia al di là dell’Atlantico (un po’ come nella Russia di inizio Novecento dove Lenin portò avanti la sua rivoluzione forte del capitale dei Rothschild, gli stessi che più tardi sostennero Hitler). Perché? Perché il terrore e la difesa da esso è la scusa più banale per permettere l’accesso a dati altrimenti tenuti ben protetti. Se tuttavia non si volesse tener fede a questa suggestione, è quanto meno evidente che l’America da tempo guardi avidamente all’Europa, cominciando nel ’47 Col piano Marshall, proseguendo con “gli Stati Uniti d’Europa” e speriamo non riuscendo con il TTIP. È dunque evidente che la famigerata guerra fredda non ha mai avuto fine, se non, al massimo, qualche tentennamento e fase di ulteriore raffreddamento. Oggi la tensione sta di nuovo surriscaldando il conflitto, non più diretto, giacché le guerre odierne si combattono a suon di valuta e non a fil di spada. Il risultato in ogni caso è lo stesso, se non peggiore. L’Europa, ancora una volta, è nel mezzo, grazie soprattutto a quella lunga fila di politicanti nostrani ed europei traditori che hanno ci hanno dato in pasto allo straniero. Il Piave, inascoltato, prova ancora a mormorare.

Fonte: www.lintellettualedissidente.it

21 Aprile – Natale di Roma

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a cura della Comunità militante Raido

Il mito del Natale di Roma con le sue particolari vicende offre alcuni spunti di riflessione.
La Tradizione Romana è innanzitutto la manifestazione particolare della Tradizione Primordiale, non è archeologia o letteratura, non è l’oggetto di studi accademici da parte di storici delle religioni, ma è una realtà Eterna e Universale. Attraverso Roma ci si può collegare alla Tradizione, si può farla vivere e renderla attuale in ogni luogo e in ogni tempo. Perché oltre ad una Roma che è “morta”, fatta di rovine e di arte nei musei, esiste una Roma che è vita, esempio e insegnamento perenne. Questa Roma mantiene intatta tutta la sua forza rivoluzionaria, ovvero la possibilità per l’uomo di ritornare alle origini e di rifondare il collegamento con la realtà sacra. Romolo e Remo, al pari delle coppie di gemelli divini presenti in tutta la mitologia delle civiltà indoeuropee, sono nati dall’unione del dio Marte con la vestale Rea Silvia, per significare che nella persona è presente una natura divina e immortale  e una natura umana e mortale. Entrambi sono i due volti di una stessa realtà: da una parte, Romolo, l’eroe che supera la prova e che restaura l’Ordine sacro, dall’altra, Remo, il titano che la stessa prova fallisce per mancanza di qualificazione. I due gemelli rappresentano la lotta tra Spirito e materia, tra Universale e individuale, tra Ordine e disordine, tra luce e tenebra, tra legge e trasgressione, tra disciplina e devianza. È il confronto tra la Tradizione, espressione della Verità e della Giustizia, di contro alla Sovversione, espressione della menzogna e della sopraffazione.

La vicenda di Romolo e Remo è la vicenda dell’uomo stesso. Romolo è l’elemento spirituale che ha fondato dentro di sé l’Ordine divino, colui che ha dato una regola e segnato un limite. Remo, al contrario, rappresenta la parte umana, o se si vuole anima-le dell’uomo, la sua sostanza vitale fatta di passioni, istinti,  paure, desideri, sentimenti, incapace a darsi una disciplina.
La sua ribellione è lo slancio vitale proprio dell’elemento umano, l’atto sacrilego che non conosce regola; per questo, una volta oltrepassato il limite, Romolo inflessibile lo punisce con la morte. Romolo – il Sé – elemento spirituale, è gerarchicamente superiore a Remo – l’io – l’elemento umano, quindi è legittimato ad agire – fondare Roma – e a punire i colpevoli, per ristabilire l’Ordine – l’Imperium.
Nella lotta quotidiana del Sé e dell’io, con l’uccisione della parte egocentrica, arbitraria e soggettiva, al di là di tempo e di spazio, noi fondiamo Roma nella nostra esistenza.
Roma Orma Amor, Roma impronta di Amore: seguendo l’esempio di Roma si realizza l’Amore, il Sacro. Questa è la missione di Roma, mettere ordine dove regna il caos. Questa è la nostra sfida e la nostra scelta: rettificarci, fare della nostra vita un’azione sacra – un sacrum facere – fondare in noi l’Universalità di Roma, mettendo a  tacere la parte ribelle, caotica e bestiale. Solo sconfiggendo il nostro “ego” saremo in grado di attualizzare nel momento presente la forza rivoluzionaria di Roma, solo elevandoci ad una visione spirituale e sacra sapremo far rivivere nel tempo presente Roma, solo incanalando la tensione nell’azione sacra saremo in grado di porre a fondamento il mistero sacro dell’universalità di Roma.

Roma. Orma. Amor.
Tradizione. Formazione. Rivoluzione.

Fonte: Azionetradizionale.com

I nostri Maestri| René Guénon: Il senso delle proporzioni

guenon, rene0Considerando la confusione che regna oggi in tutti i campi, ci capita spesso di insistere sulla necessità di sapere prima di tutto mettere ogni cosa al suo posto, di situarla cioè esattamente in rapporto alle altre, in relazione alla sua propria natura ed importanza.
Ed è proprio questo che in generale i nostri contemporanei non sanno più fare, non avendo più la nozione di alcuna vera gerarchia; questa nozione, che in qualche modo è alla base di ogni civiltà tradizionale, è, proprio per questa ragione, una di quelle che più sono atte a distruggere le forze di sovversione la cui azione ha prodotto ciò che viene definito lo spirito moderno.
Accade così che il disordine mentale sia oggi diffuso ovunque, anche presso coloro i quali si dicono «tradizionalisti» (e d’altronde abbiamo già dimostrato quanto ciò che implica questa parola sia insufficiente per reagire efficacemente a questo stato di cose); il senso delle proporzioni, in particolare, vi è stranamente assente, ad un punto tale da far accettare normalmente come essenziale tutto ciò che vi è di più contingente, o magari di più insignificante; non solo, ma da far mettere su un piano di uguaglianza il normale e l’anormale, il legittimo e l’illegittimo, come se l’uno e l’altro fossero in certo modo equivalenti ed avessero uno stesso diritto all’esistenza. Un esempio abbastanza caratteristico di questo stato d’animo ci è fornito da un filosofo «neo-tomista»[1] che, in un suo articolo, dichiara che nelle «civiltà di tipo sacrale» (noi diremmo tradizionale), come la civiltà islamica o quella cristiana medioevale, «la nozione di guerra santa poteva avere un senso», ma che essa «perde ogni significato» in «civiltà di tipo profano» come quella attuale, in cui «il temporale è più perfettamente differenziato dallo spirituale e, ormai autonomo, non ha più una funzione strumentale nei confronti del sacro». Espressioni di questo genere fanno pensare che l’autore non sia in fondo molto lontano dal vedere in tutto ciò un «progresso», o per lo meno un qualcosa di definitivamente acquisito, e su cui non è più «ormai» il caso di ritornare. D’altronde saremmo veramente curiosi di conoscere almeno un altro esempio di «civiltà di tipo profano», poiché, da parte nostra, non riusciamo a vederne altre all’infuori della civiltà moderna, che, proprio perché è tale, non rappresenta propriamente che un’anomalia; il plurale parrebbe essere stato messo là proprio per permettere di stabilire un parallelismo o, come abbiamo detto poco fa, un’equivalenza fra questo «tipo profano» ed il «tipo sacrale» o tradizionale, che è quello di ogni civiltà normale, senza eccezioni.
Va da sé che, trattandosi di una semplice constatazione di uno stato di fatto, ciò non dovrebbe dar luogo ad obbiezioni; ma, da questa constatazione all’accettazione di questo stato come costituente una forma di civiltà legittima allo stesso titolo di quella di cui essa è la negazione, c’è veramente un abisso. Che la nozione di «guerra santa» sia inapplicabile nelle circostanze attuali, è un fatto fin troppo evidente, sul quale chiunque non può non essere d’accordo; ma non si dica per questo che tale nozione non ha più un senso, perché il «valore intrinseco di un’idea», e soprattutto di un’idea tradizionale come quella, è del tutto indipendente dalle contingenze, e non ha alcun rapporto con quella che viene chiamata la «realtà storica»; essa appartiene a tutt’altro ordine di realtà. Far dipendere il valore di un’idea, e cioè insomma la sua stessa verità (poiché, trattandosi di un’idea, non vediamo che altro potrebbe essere il suo valore), dalle vicissitudini degli eventi umani, è la caratteristica di quello «storicismo» di cui abbiamo sovente denunciato l’errore, e che non è altro che una delle forme del «relativismo» moderno; per parte nostra, troviamo spiacevolmente significativo che proprio un filosofo «tradizionalista» condivida questo modo di vedere. E, se si attribuisce al punto di vista profano la stessa validità del punto di vista tradizionale, invece di scorgervi quanto vi è realmente in esso di degenerazione e di deviazione, come si potrebbe ancora criticare la troppo famosa «tolleranza», attitudine anch’essa specificamente moderna e profana, e che consiste, come è noto, nell’accordare ad un errore qualsiasi gli stessi diritti della verità?
Ci siamo un po’ dilungati su questo esempio perché è veramente rappresentativo di una certa mentalità ma, ben inteso, se ne potrebbero trovare facilmente molti altri, in un ordine di idee più o meno analogo. Alle stesse tendenze si ricollega ancora l’importanza che indebitamente si attribuisce alle scienze profane da parte dei rappresentanti più o meno autorizzati (ma, in ogni caso, assai poco qualificati) delle dottrine tradizionali, che arrivano fino al punto di sforzarsi costantemente di «accomodare» queste ai risultati più o meno ipotetici e sempre provvisori di quelle scienze, come se, fra le une e le altre, potesse esservi una comune misura, come se si trattasse di cose situate allo stesso livello. Questa attitudine, la cui debolezza è particolarmente sensibile nell’apologetica religiosa, mostra, in coloro che pensano di doverla adottare, una ben strana ignoranza del valore, o meglio, della dignità delle dottrine che pensano di difendere in questo modo, mentre non fanno che sminuirle ed avvilirle; costoro sono portati insensibilmente ed incoscientemente ai peggiori compromessi cacciandosi a testa bassa nella trappola che viene loro tesa da quelli che mirano solo a distruggere tutto ciò che ha un carattere tradizionale, e che sanno benissimo quello che fanno portandoli sul terreno di una vana discussione profana. È solo mantenendo in modo assoluto la trascendenza della tradizione che la si rende (o meglio, la si conserva) inaccessibile ad ogni attacco dei suoi nemici, che non si dovrebbe mai giungere a trattare come «avversari»; ma, mancando il senso delle proporzioni e della gerarchia, chi può ancora comprendere tutto ciò?
Abbiamo parlato ora delle concessioni fatte sotto un punto di vista scientifico, nel senso in cui l’intende il mondo moderno; ma le illusioni fin troppo frequenti sul valore e la portata del punto di vista filosofico implicano a loro volta un errore di prospettiva dello stesso genere, poiché questo punto di vista, per definizione, è profano quanto l’altro. Ci si dovrebbe poter accontentare di sorridere delle pretese di quelli che vogliono mettere dei «sistemi» puramente umani, prodotto del semplice pensiero individuale, in paragone o in opposizione con le dottrine tradizionali, essenzialmente sopra-umane, se non fosse che essi riescono spessissimo a far prendere anche troppo sul serio le loro pretese. Se le conseguenze sono forse meno gravi, è solo perché la filosofia non ha, sulla mentalità generale della nostra epoca, che una influenza più limitata di quella della scienza profana; tuttavia, anche qui sarebbe errato concludere che il pericolo è inesistente o trascurabile solo perché non appare così immediatamente. D’altronde, quand’anche a questo proposito non vi fosse altro risultato che quello di «neutralizzare» gli sforzi di molti «tradizionalisti» sospingendoli in un dominio in cui non vi è possibilità di trarre alcun profitto reale in vista di una restaurazione dello spirito tradizionale, è sempre tanto di guadagnato per il nemico; le riflessioni che abbiamo già fatto in altre occasioni, circa certe illusioni di ordine politico o sociale, troverebbero ugualmente applicazione in questo caso.
A proposito di questo punto di vista filosofico, lo diciamo di sfuggita, capita qualche volta che le cose prendano una piega abbastanza divertente: ci riferiamo alle «reazioni» che hanno certi spiriti polemici, quando per caso si trovano in presenza di qualcuno che si rifiuta formalmente di seguirli sul terreno della discussione, alla stupefazione mescolata alla stizza, per non dire alla rabbia, che provano constatando che ogni loro argomentazione cade nel vuoto; è questa una cosa alla quale non riescono a rassegnarsi, proprio perché sono evidentemente incapaci di comprenderne le ragioni. Abbiamo avuto a che fare anche con persone che pretendevano di obbligarci ad accordare alle piccole costruzioni della loro fantasia individuale, un interesse che dobbiamo riservare esclusivamente alle sole verità tradizionali; non potevamo naturalmente fare altro che chiuder loro la porta in faccia, donde accessi di furore veramente indescrivibili; e in questo caso non è solo il senso delle proporzioni che manca, è anche il senso del ridicolo!
Ma torniamo a cose più serie: poiché parliamo di errori di prospettiva, ne segnaleremo ancora uno che, veramente, è di tutt’altro ordine, poiché si produce nell’ambito stesso tradizionale; esso non è altro, in fondo, che un caso particolare della difficoltà che hanno generalmente gli uomini ad ammettere quanto oltrepassa il loro punto di vista. Che taluni, o forse anche la maggioranza, abbiano il proprio orizzonte limitato ad una sola forma tradizionale, o magari ad un certo aspetto di questa forma, e che siano quindi rinchiusi in un punto di vista che si potrebbe definire più o meno «locale», è una cosa di per sé perfettamente legittima, e d’altronde assolutamente inevitabile; ciò che invece non è assolutamente accettabile, è che costoro si immaginino che questo stesso punto di vista, con tutte le limitazioni che gli sono proprie, debba essere anche quello di tutti senza eccezione, compresi quelli che hanno preso coscienza dell’unità essenziale di tutte le tradizioni. Contro quelli, chiunque siano, che danno prova di una tale incomprensione, noi dobbiamo difendere, nel modo più fermo, i diritti di chi si è elevato ad un livello superiore, dal quale la prospettiva è per forza differente; si inchinino costoro di fronte a tutto ciò che, almeno per il momento, sono incapaci di capire, e non si immischino in quello che non è di loro competenza: questo, in fondo, è tutto quello che chiediamo. Riconosciamo d’altra parte volentieri che, per quanto li riguarda, il loro punto di vista limitato non è privo di determinati vantaggi, primo fra tutti quello di permettere loro di attenersi intellettualmente a qualcosa di abbastanza semplice e di trovarsene soddisfatti, e poi quello di non dar fastidio a nessuno, proprio a causa della posizione «locale» in cui sono relegati; e questo almeno evita loro di attirarsi contro forze ostili alle quali non sarebbero probabilmente in grado di resistere.

* Études Traditionnelles, dicembre 1937.

[1] Ad evitare ogni equivoco ed ogni contestazione precisiamo che, impiegando l’espressione «neo-tomismo», intendiamo designare un tentativo di «adattamento» del tomismo; il che non è senza gravi concessioni alle idee moderne, da cui coloro i quali si proclamano volentieri «antimoderni» sono talvolta influenzati assai più che non si creda; il nostro tempo è pieno di queste contraddizioni.

21 Aprile, Natale di Roma: Il valore simbolico della città eterna

(azionetradizionale.com) Approssimandoci alla data del 21 Aprile, proponiamo una serie di letture interessanti sul valore simbolico di Roma e della sua origine

“Il mito è la forma umana per esprimere una realtà metafisica che altrimenti il nostro linguaggio non sarebbe in grado di comunicare. Con Roma il Mito si fa “forza formatrice della realtà e si palesa in gesta, avvenimenti ed anche istituzioni le quali per tale via assumono un significato simbolico” (J.Evola).

 Il valore simbolico di Roma -e della sua origine- consiste nell’essere il tentativo di restaurare l’Unità delle origini, attraverso una spiritualità virile e dominatrice che sa arrestare il processo di decadenza spirituale che caratterizzava l’umanità.
Roma è il luogo fatidico, raggiante di luce, espressione sensibile del Centro, dell’ORIGINE, da cui derivano tutte le cose. E’ il luogo dove le tendenze contrarie si armonizzano, neutralizzandosi in un perfetto equilibrio. Compito di Roma è quello di ristabilire l’ORDINE (cosmos) in un mondo in preda al disordine (caos).
Tramontati gli antichi imperi mesopotamici, il regno egiziano, quello persiano e terminata la breve ed esaltante epopea di Alessandro Magno, il mondo era privo di un centro sacrale e militare irradiante i valori di Ordine, Eroismo, Virilità, Volontà, Gerarchia, Aristocrazia e Impero. In quest’opera di riordinamento gerarchico dell’esistenza, sono state vinte, dalle- legioni romane, le popolazioni latine, etrusche, cartaginesi, galliche, greche e semitiche. Roma ha riportato la luce di una spiritualità virile, essa “non avrebbe potuto assurgere a tanta potenza se non avesse avuto, in qualche modo, origine divina, tale da offrire agli occhi degli uomini, qualcosa di grande e di inesplicabile” (Plutarco).

L’origine divina dell’Urbe è testimoniata dal mito di Romolo e Remo. Virgilio individua in Enea il progenitore dei Romani. Enea sfuggito all’incendio di Troia approda, dopo sette anni di navigazione, sulle coste del Lazio, dove sposa Lavinia la figlia del Re Latino. Dopo la morte di Enea, il figlio Ascanio fonda sui Colli Albani una nuova città, Alba Longa, dove regneranno 19 suoi discendenti. L’ultimo di questi, Numitore, viene spodestato dal fratello Amulio, che, per assicurare ai suoi discendenti il trono, costrinse l’unica figlia di Numitore, Rea Silvia, a farsi sacerdotessa di Vesta. Rea Silvia viene scelta da Marte per continuare la stirpe d’Enea, da cui sarebbe stata fondata la CITTA’ ETERNA. Dall’unione del Dio e della giovane vergine nascono Romolo e Remo. La nascita non passa inosservata al perfido Amulio che strappa i due gemelli al seno materno, ordinando di buttarli nel Tevere e di far murare viva Rea Silvia. La nutrice a cui i piccoli sono affidati non se la sente di ucciderli, e li deposita in una cesta che abbandona alla acque del Tevere e al volere degli Dèi. La cesta viene trasportata a riva dalla corrente, i due gemelli trovano rifugio presso l’albero di fico “Ruminal”(1) e vengono svezzati da una lupa, per poi essere cresciuti da una coppia di pastori (Faustolo e Acca Larenzia). Una volta adulti Romolo e Remo, venuti a conoscenza delle loro origini si pongono alla guida di un esercito, uccidono Amulio e i suoi seguaci e reìnsediano Numitore, che per riconoscenza concede loro di fondare una città. Per stabilire quali dei due fratelli dovesse tracciare il solco sacro e dare il nome alla città, i due gemelli consultano il volo degli uccelli: Remo dal colle Aventino vede sei avvoltoi, Romolo dal Palatino ne vede dodici. Aggiogando due buoi bianchi(2) viene tracciato il perimetro di Roma, vengono fatti sacrifici agli Dèi e viene acceso un fuoco sacro. Remo sorpreso a saltare per scherno il solco sacro, viene ucciso da Romolo. Era il 21 aprile 753 a.C., NATALE di Roma.

II Mito di Romolo e Remo testimonia l’origine sacra di Roma e Indoeuropea dei romani, restauratori del sacro ordine della Tradizione. Roma nasce sotto il segno del Dio guerriero Marte, e tale paternità sigilla il carattere guerriero e marziale della romanità. L’unione di Marte, espressione dell’aspetto maschile fecondatore dell’esistenza, e di una vergine vestale, espressione dell’aspetto femminile generativo dell’esistenza, testimonia il ritrovato equilibrio fra i due poli opposti ma complementari -maschile e femminile- e l’inizio di un nuovo ordine che avrà come fondatore un eroe divino: Romolo. La nascita di un eroe divino dall’unione fra un Dio e una mortale è un mito ricorrente nei popoli indoeuropei: Zeus e Latona generano Apollo, Zeus e Alcmene generano Eracle, etc. L’abbandono dei due gemelli(3) alle acque e la loro sopravvivenza ripropongono il simbolo dei “Salvati dalle acque”. Ciò rappresenta il superamento del flusso del divenire che travolge e affoga gli uomini deboli, ma che è indifferente a colui che supera la propria natura mortale. Egli è l’EROE, il messaggero della Tradizione, che ha il compito di ristabilire l’Ordine Divino nel mondo.I! fico “Ruminal” presso il quale i gemelli trovano rifugio simboleggia “l’albero del Mondo”, espressione della vita universale da cui traggono nutrimento Dèi ed Eroi (Odino, Eracle, Gilgamesh). Il Lupo rappresenta la forza primordiale e selvaggia della natura ma anche la semplicità, l’asprezza, la forza virile dei conquistatori: è la potenza che rigenera il mondo.I due gemelli rappresentano la lotta fra il principio ordinatore – Romolo – e il caos – Remo.(4) Gli Dèi attraverso il volo dei 12 avvoltoi testimoniano la designazione di Romolo quale fondatore di Roma. Il volo degli uccelli rappresenta la lingua dell’umanità primordiale, la voce degli Dèi. Inoltre il numero 12 è significativo, perchè ricorrente in vari Centri che hanno incarnato e diffuso la Tradizione solare: 12 adityva solari della tradizione Indù, le 12 tappe del cammino del Dio-eroe Gilgamesh, le 12 fatiche di Eracle, i 12 discepoli di Lao-Tze, i 12 Dèi dell’Olimpo greco, le 12 verghe del fascio littorio, i 12 cavalieri della Tavola rotonda, i 12 apostoli, etc. La ritualità seguita da Romolo nel tracciare i confini dell’Orbe, i sacrifici offerti agli Dei indicano il rispetto che il Romano nutriva per le leggi che regolano l’universo. Remo prendendosi gioco del solco sacro sfida presuntuosamente la divinità e ritiene di poter superare i limiti e le facoltà che sono proprie di un comune mortale. Romolo espressione del principio olimpico si oppone alla prevaricazione titanica di Remo, e uccidendo quest’ultimo garantisce il rispetto dell’Ordine.

NOTE
1: Questo nome rimanda all’idea di nutrire: l’attributo di Ruminus riferito a Giove, nell’antica lingua latina designava la Sua qualità di “nutritore”.2: “II duce (Romolo) … comincia a tracciare il solco rituale, badando che all’interno, dalla parte della città, sia la vacca, immagine della fertilità e fuori, dalla parte della campagna, il bue, emblema della forza”. Da “La razza di Roma” di M. Scaligero, pag. 81.3: Il tema dei Gemelli o dei Fratelli si ritrova in numerose tradizioni, come ad esempio in quella egiziana o in quella ebraico-cristiana. E’ il tema di un unico principio dal quale si differenzia una antitesi raffigurata dall’antagonismo tra i due. Uno incarna la potenza luminosa del Sole, l’altro il principio oscuro. In riferimento a Romolo e Remo, il primo è colui il quale traccia il solco e stabilisce così un Limite, l’Autorità, la Legge. II secondo è colui che tale Limite oltraggia, e per questo viene ucciso.4: “Remo, il quale sta a simboleggiare l’elemento antigerarchico, proprio al periodo decadente del matriarcato, vìola la intangibilità del solco e Romolo lo punisce. Ciò vuole significare la inviolabilità di ciò che è ritualmente consacrato e l’affermazione del nascente spirito guerriero olimpico, antiegualitario, sul vecchio spirito orgiastico, comunistico, anarcoide: è il primo atto di giustizia inesorabile, di senso di subordinazione assoluta ad un ideale superiore di cui da quel momento la Civitas sarà la manifestazione vivente”.

Il simbolo di Roma

 
Oggigiorno si è soliti rapportarsi a Roma come ad una mera città turistica le cui rovine e monumenti non rappresentano nient’altro se non un’occasione per farsi immortalare in una foto ricordo mentre si è in vacanza. Complice di questa attitudine errata oltre alla superficialità della gente, troppo indaffarata per guardare oltre le contingenze e il quotidiano,  gli stessi storici contemporanei che fedeli come sono allo scientismo, pretendono di insegnarci  ciò che trascende l’approccio empirico. Eccoli allora attribuire la grandezza di una volta della Roma imperiale alla fortuna o all’addestramento militare senza riconoscere le motivazioni spirituali profonde e l’idea universale di cui si fece interprete.
Nell’antico Impero romano essi vedono solo la vastità territoriale non l’Ideale che dominava queste terre. Loro guardano al passato per le speculazioni intellettualoidi fine a se stesse e per i potenziali fini pratici nel presente, possibilmente commerciali, mentre a noi ci interessa il tempo trascorso fin quanto c’è su di lui il riflesso dell’eterno. Come scrive Plutarco, Roma “non avrebbe potuto assurgere a tanta potenza se non avesse avuto, in qualche modo, origine divina, tale da offrire agli occhi degli uomini, qualcosa di grande e di inesplicabile”.
Diversamente dall’attuale Unione europea fondata sull’ideale materiale dell’interdipendenza economica dei popoli e sull’ideologia dell’individualismo assoluto di cui la dichiarazione dei diritti dell’uomo ne è il manifesto, la Roma imperiale incarnò la spiritualità ardente e virile portatrice di luce rappresentata dai valori di Ordine, Eroismo, Virilità, Volontà, Gerarchia, Aristocrazia e Impero. Roma, prima ancora di vincere la piccola militare guerra santa si era proposta di vincere la Grande guerra santa tracciando un modello di uomo e di stato fondati su principi di ordine superiore quali l’Onore e la Fedeltà. “Roma era fondata sulla parola data” (R. Sermonti).
Alla stregua di un atleta che può avere i muscoli più definiti che vuole e che non sarà mai in grado di vincere se dentro di se non arde innanzitutto di una volontà positiva, virile, e sana di  superarsi, allo stesso modo le ben addestrate legioni romane sarebbero servite a ben poco senza un ideale Sacro a monte delle loro campagne militari di cui farsi i messaggeri.
Il 21 Aprile si festeggia il Natale di Roma, occasione ulteriore per meditare sul Mito di Roma “forza formatrice della realtà che si palesa in gesta, avvenimenti ed anche istituzioni le quali per tale via assumono un significato simbolico” (Evola).
Nico di Ferro

 

25 – 28 Aprile al Forte Michelangelo, Civitavecchia | Mostra su Guglielmo Marconi

Il 25 aprile, al Forte Michelangelo, il Coordinamento delle Stazioni Marconiane Italiane, la Società Storica in collaborazione con la Capitaneria di Porto presentano la mostra “Marconi, l’Elettra e Civitavecchia” omaggio a Patrizio Ciancarini I0KHP in occasione dell’International Marconi Day.

Foto: Enrico Ciancarini/facebook