Chi pensa a noi?

Wallonen

Un altro capodanno è alle porte: tanto per capire l’abisso tra quella che oggi consideriamo sofferenza, confrontata a quella di chi al fronte lottava con il freddo e la fame, e sopportava ogni genere di umiliazione corporale, proponiamo questo pezzo tratto da “militia”.

 

“Chi pensa a noi, gli sperduti delle steppe, che abbiamo da bere, per l’anno nuovo, soltanto neve sciolta, striata di frammenti d’erbe gialle, o un po’ di caffè artificiale che sa di sapone?

Particolari meschini, particolari umilianti: già evocarli parrebbe fuori luogo. Chi riesce a immaginare quel che rappresenta per centinaia di noi, con simili freddi, la minima schiavitù di ordine fisico – per esempio l’avvilente, inevitabile dissenteria? Vanità dei nostri corpi di cui, in certi momenti, eravamo così fieri! La bella bestia umana, morbida, ardente, deve sottoporsi a queste umiliazioni! Si ribella, ma deve cedere. […] 

Scrivo vicino a un barile arrugginito, in fondo al quale galleggiano gli ultimi fili d’erba della nostra acqua ghiacciata. Questa povertà, questo isolamento, noi li conosciamo perché abbiamo voluto essere dei puri. E ora più che mai, in questa solitudine in cui i corpi e i cuori si sentono invasi da un freddo mortale, io rinnovo i miei giuramenti di intransigenza. Ora più che mai, io camminerò diritto, senza cedere in nulla, senza venire a patti, duro verso la mia anima, duro verso i miei desideri, duro verso la mia giovinezza.

Preferirei dieci anni di freddo, di abbandono, piuttosto che sentire un giorno la mia anima vuota, sgomenta dei suoi sogni morti. Scrivo senza tremare queste parole che pure mi fanno soffrire. Nell’ora della disfatta di un mondo, c’è bisogno di anime rudi ed elevate come rocce contro cui si infrangeranno invano le onde scatenate.”

Léon Degrelle, Militia

Rutilio Sermonti: “Avanguardia ordinovista? Mai sentita nominare”

rutilio-sermonti

Lo troviamo intento a disegnare un lupo, «l’animale per eccellenza simbolo di ferocia e violenza, non è così?», ironizza Rutilio Sermonti, 93 anni e la mano ancora ferma, col pennino che tratteggia alla perfezione l’animale digrignante sotto lo sguardo fiero della sua seconda moglie, Krisse, Clarissa, nata in Finlandia e «sposata davanti al sole, con rito solo nostro, in cima al Monte Pellecchia, in Abruzzo, a 2 mila metri d’altezza, molto vicino al nido delle aquile…». 
La notte del 22 dicembre a casa sua sono arrivati i carabinieri: «Erano le tre, dormivamo – ricorda Sermonti -. Si sono messi a fare luce con le torce contro le nostre finestre. “Aprite!” ci dicevano. E noi due, spaventatissimi: “Neanche per sogno, ora chiamiamo la polizia”. Alla fine ci hanno convinti, sono entrati e si sono messi a perquisire la casa, portando via il computer. Bene, io dico, perché nel mio computer c’è tutta la verità. E quello che penso è scritto nei miei libri». 
Secondo la Procura dell’Aquila, invece, sarebbe proprio lui – l’ex repubblichino, tra i fondatori del Movimento Sociale Italiano e poi di Ordine Nuovo – l’ideologo di «Aquila Nera», il grande vecchio che avrebbe ispirato con le sue teorie rivoluzionarie il progetto terroristico della banda di «Avanguardia ordinovista», il gruppo di neo-fascisti che avrebbe voluto sovvertire la Repubblica a colpi di attentati, rapine e omicidi. Ma lui non ci sta: «Avanguardia ordinovista? Mai sentita nominare. La verità è che io sono l’ideologo di tanti che non conosco, che leggono i miei libri e poi chissà cosa gli viene in mente. E chi sarebbero i miei adepti? L’ex carabiniere Stefano Manni e sua moglie Marina? Sì, ora ricordo, son venuti più volte qui a casa mia…».

La signora Clarissa rammenta che venivano «quasi in adorazione», il signor Manni, la moglie e altri che i coniugi Sermonti chiamavano «il gruppo di Pescara». «Vennero da noi tre o quattro volte, erano simpatici, amichevoli, poi mettevano su Facebook le mie foto e i miei testi». 
E passavano le ore a farsi raccontare da Rutilio i tempi della guerra o di quando giurò davanti al Duce allo Stadio dei Marmi il 28 ottobre 1938. E qualche volta cantavano anche, tutti insieme, le canzoni fasciste («Diventiamo tutti eroi con la morte a tu per tu») oppure delle SS («Waffen Waffen Waffen»), ma senza mai accennare a propositi bellicosi, come quello di uccidere i politici e gli extracomunitari e addirittura replicare la strage dell’Italicus e «carbonizzare» il capo dello Stato. 
«Chi è Stefano Manni? Solo un millantatore – s’indigna Rutilio Sermonti sulla sua sedia a rotelle -. Un chiacchierone che riempiva i discorsi di fregnacce e bla-bla-bla. Uno a cui piaceva sentirsi qualcuno. Ma per essere qualcuno bisogna fare qualcosa e lui non ha mai fatto niente. Manni il deus ex machina dell’organizzazione? Ma scherziamo, al massimo della macchina del caffè…». 
Il vecchio pittore e scrittore, autore con Pino Rauti di «Una storia del fascismo», confessa di sentirsi preso in giro: «Manni l’ultima volta mi promise mille euro per dare alle stampe il mio ultimo libro “Non omnis moriar”, ma il suo bonifico ancora l’aspetto e due mesi fa gli scrissi al computer un elenco di insulti che i carabinieri potranno riscontrare. Da quel giorno chiusi con lui».

 

 

Rutilio Sermonti è fratello di Giuseppe lo scienziato e Vittorio l’illustre dantista: «Giuseppe mi ha telefonato appena saputa la notizia dal telegiornale, con Vittorio non ci vediamo da sette anni e mi piacerebbe tanto riabbracciarci, come quando un tempo ci vedevamo a Roma al ristorante di mio nipote Andrea, il figlio di Giuseppe, a Trastevere». 
Oggi fanno impressione i suoi racconti dal fronte jugoslavo, dopo l’8 settembre, lui arruolato nella Schutzpolizei («Gli ufficiali tedeschi amavano ripetere: con Sermonti non si muore…»). 
Senza l’ombra di un pentimento, neppure un dubbio sul fatto di essersi schierato coi nazisti. Anzi mostra con orgoglio la croce di ferro della Wehrmacht appesa al muro, vicino a un manifesto di Julius Evola e a una foto in bianco e nero di Pio Filippani-Ronconi («Mio grande amico») con l’uniforme delle Waffen-SS. «È vero, sono un ideologo – conclude Sermonti -. Ma non della violenza! Uccisi della gente, in guerra, con la mitragliatrice: ma appunto solo in guerra uccidere è legittimo, per me! La violenza popolare io l’ho prevista, mai incoraggiata».

http://www.corriere.it

I nostri maestri|Corneliu Zelea Codreanu: Punto 1

 

maxresdefault

PRIMA PARTE: LA seduta del cuib. Le leggi. La bandierina. L’iniziativa. L’esecuzione degli ordini.

Camerati,

all’appello lanciato per organizzarci tutti i cuiburi avete risposto in numero straordinario. Pamantul Stramosesc pubblicherà nell’ordine i nomi dei cuiburi, dando loro la necessaria approvazione. Voi provenite da tutto il paese e da tutti gli strati sociali: in maggioranza siete contadini e lavoratori.

PUNTO 1. _

Ora sapete tutti che cosa sia un cuib: un gruppo di uomini posti sotto il comando di uno. Il cuib non ha comitato. Esso ha solo un capo che comanda, un corrispondente che tiene la corrispondenza, un cassiere che raccoglie i contributi e un corriere che tiene i rapporti con gli altri cuiburi o con il capo di circondario. Tutti costoro, come veri fratelli, obbediscono al loro camerata che adempie la funzione di capo di cuib. ( Vedi Pentru Legionari, nella parte intitolata ” La legione San Michele Arcangelo”, al capitolo ” I primi inizi d’organizzazione”)

Corneliu Zelea Codreanu, Il capo di cuib

I nostri maestri| René Guénon: Il rovesciamento dei simboli

guenon, rene0Talvolta ci si stupisce che ad uno stesso simbolo possano essere attribuiti due significati, almeno in apparenza, opposti l’uno all’altro: non si tratta qui semplicemente di quella molteplicità di significati che, in generale, ogni simbolo può presentare secondo il lato o il livello al quale viene considerato, e che del resto fa sì che il simbolismo non possa mai essere in alcun modo «sistematizzato», ma, più precisamente, di due aspetti legati tra loro da un certo rapporto di correlazione presentante la forma di un’opposizione, di modo che l’uno è per così dire l’inverso o il «negativo» dell’altro. Per comprendere ciò, occorre partire dal concetto di dualità quale presupposto di ogni manifestazione e quale elemento che la condiziona in tutti i suoi modi, nei quali essa deve sempre ritrovarsi sotto una forma o un’altra.[1]
Certamente questa dualità è, in verità, un complementarismo e non un’opposizione; ma due termini, che sono in realtà complementari, se vengono esaminati da un punto di vista più esteriore e contingente, possono anche apparire opposti.[2] Ogni opposizione esiste come tale solo ad un certo livello, poiché un’opposizione irriducibile non può esistere: ad un livello più elevato essa si riduce ad un complementarismo, nel quale i due termini si trovano già conciliati ed armonizzati prima d’entrare infine nell’unità del principio comune donde entrambi procedono. Si può pertanto dire che la prospettiva del complementarismo è, in un certo senso, intermedia tra quella dell’opposizione e quella dell’unificazione; ognuna di queste prospettive ha la sua ragion d’essere ed un suo proprio valore nell’ordine in cui trova applicazione, anche se, evidentemente, esse non si situano nello stesso grado di realtà. Quel che è importante è dunque il saper mettere ogni aspetto al suo posto gerarchico e di non pretendere di trasporlo in un ambito ove non avrebbe più alcun significato accettabile.
Si può così comprendere che il considerare in un simbolo due aspetti contrari è in queste condizioni del tutto legittimo, e che la considerazione di uno di questi aspetti non esclude affatto quella dell’altro, ognuno di essi essendo vero sotto un certo rapporto, e che, proprio a motivo della loro correlazione, la loro esistenza è in qualche modo solidale. È quindi un errore, del resto assai frequente, ritenere che la considerazione dell’uno o dell’altro di questi aspetti debba essere connessa a dottrine o scuole esse stesse in opposizione;[3] tutto dipende dalla predominanza che può essere attribuita ad uno degli aspetti, o anche talvolta dallo scopo cui il simbolo è destinato, ad esempio come un elemento di certi riti oppure come mezzo di riconoscimento per i membri di particolari organizzazioni; ma è questo un punto sul quale ritorneremo ancora. I due aspetti possono trovarsi riuniti in una medesima figurazione simbolica complessa, e ciò dimostra che essi non si escludono affatto e che possono essere colti simultaneamente. A questo proposito, anche se è un punto che non possiamo qui svolgere completamente, è bene notare che una dualità, avente il carattere dell’opposizione o della complementarità a seconda della prospettiva assunta, può disporsi, quanto alla reciproca situazione dei suoi termini, in senso verticale oppure orizzontale; ciò risulta immediatamente dallo schema a forma di croce del quaternario, il quale può scomporsi in due dualità, l’una verticale e l’altra orizzontale. La dualità verticale può essere riferita alle due estremità di un asse, o alle due opposte direzioni secondo le quali questo asse può essere percorso; la dualità orizzontale è quella dei due elementi situati simmetricamente ai lati di questo stesso asse. Un esempio del primo caso è dato dai due triangoli che formano, il Sigillo di Salomone (ed anche da tutti quegli altri simboli dell’analogia che hanno una disposizione geometrica similare), mentre, quale esempio del secondo caso, abbiamo i due serpenti del Caduceo. Solo nella dualità verticale i due termini si distinguono nettamente l’uno dall’altro per la loro posizione invertita, mentre, nella dualità orizzontale, se li si considera separatamente, possono sembrare del tutto simili o equivalenti, anche se indicano pur sempre una opposizione. Possiamo ancora dire che, nell’ordine spaziale, la dualità verticale è quella costituita dall’alto e dal basso e la dualità orizzontale quella della destra e della sinistra. Questa osservazione sembrerà forse persin troppo evidente, ma ha nondimeno una sua importanza, perché, simbolicamente (e ciò ci riporta al valore propriamente qualitativo delle direzioni dello spazio), queste due coppie di termini sono in se stesse suscettibili di molteplici applicazioni, di cui non è difficile scoprire tracce perfino nel linguaggio corrente, il che dimostra che si tratta di cose di portata assai generale.
Poste queste fondamentali premesse, si possono trarre alcune deduzioni riguardanti ciò che potremmo chiamare l’uso pratico dei simboli; ma, a tal fine, occorre anche tener conto di alcune considerazioni, di un carattere più particolare, concernenti il caso in cui i due aspetti contrari sono rispettivamente considerati come «benefico» e «malefico». Abbiamo dovuto adoperare queste due espressioni in mancanza di meglio, come già abbiamo fatto in casi analoghi: esse, in effetti, presentano l’inconveniente di far supporre che si tratti di una interpretazione in qualche modo «morale», mentre in realtà non vi è nulla di tutto ciò, dovendosi invece intendere in un senso puramente «tecnico». Inoltre, deve anche essere ben chiaro che la qualità «benefica» o «malefica» non è pertinente in modo assoluto ad uno dei due aspetti, cui conviene invece solo in un’applicazione speciale alla quale sarebbe impossibile ridurre indistintamente ogni opposizione, e che in tutti i casi necessariamente scompare quando si abbandoni il punto di vista dell’opposizione per quello del complementarismo, al quale una tale considerazione è del tutto estranea. Entro questi limiti, e tenendo conto di tutte le riserve fin qui esposte, una simile prospettiva ha normalmente un suo posto fra le altre possibili; ma è proprio da questa prospettiva, o meglio, dagli abusi cui dà luogo, che può risultare, nell’interpretazione e nell’uso del simbolismo, quella sovversione di cui intendiamo qui occuparci in modo speciale, sovversione che costituisce uno dei «marchi» caratteristici di tutto ciò che, coscientemente o no, dipende dall’ambito della «contro-iniziazione» o si trova più o meno direttamente sottoposto alla sua influenza.
Questa sovversione può consistere sia nell’attribuire all’aspetto «malefico», pur riconoscendolo tale, il posto che deve normalmente competere all’aspetto «benefico», e perfino una specie di supremazia su questo, sia nell’interpretare i simboli in senso contrario a quello legittimo, ritenendo «benefico» l’aspetto che è in realtà «malefico» e viceversa. Bisogna inoltre notare che, come abbiamo poc’anzi spiegato, questa sovversione può non apparire chiaramente nella rappresentazione dei simboli, poiché ve ne sono che non presentano alcuna differenza esteriore riconoscibile a prima vista: ad esempio, nelle figurazioni che si riferiscono a ciò che viene per lo più chiamato, molto impropriamente del resto, il «culto del serpente», è sovente impossibile, se ci si limita a considerare unicamente il serpente in se stesso, dire a priori se si tratta dell’Agathodaimon o del Kakodaimon; di qui equivoci a non più finire, soprattutto da parte di coloro che, ignorando questo doppio significato, sono portati a vedervi, dappertutto e sempre, solo un simbolo «malefico», caso questo caratteristico, ormai da molto, di quasi tutti gli Occidentali.[4] Quel che abbiamo detto del serpente vale per molti altri animali simbolici, di cui, per vari motivi, d’abitudine viene ormai colto solo uno dei due aspetti contrari che essi posseggono in realtà. Per i simboli che possono presentare due posizioni invertite, ed in special modo per quelli riducibili a forme geometriche, la differenza sembrerebbe apparire molto più nettamente; tuttavia non è sempre così, dacché le due posizioni dello stesso simbolo sono entrambe suscettibili di avere un significato legittimo ed inoltre la loro relazione non è sempre necessariamente quella del tipo «benefico» e «malefico»; questa, diciamolo ancora, non è che una semplice applicazione fra molte altre. In un caso del genere, è soprattutto importante stabilire se si è in presenza di quella che potremmo definire una volontà di «rovesciamento», in contraddizione formale con il valore legittimo e normale di un simbolo; per questo motivo, per esempio, l’impiego del triangolo capovolto è lungi dall’essere, come molti ritengono,[5] un segno di «magia nera», anche se lo è effettivamente in certi casi, quelli in cui gli si attribuisce l’intento di contrastare ciò che rappresenta il triangolo con il vertice rivolto verso l’alto; e, notiamolo di sfuggita, un simile intenzionale «rovesciamento» viene applicato pure su parole e formule, sì da formare delle specie di mantra alla rovescia, come è dato constatare in certe pratiche di stregoneria, anche nella semplice «stregoneria delle campagne» quale esiste ancora in Occidente.
La questione del rovesciamento dei simboli è dunque assai complessa, diremmo volentieri estremamente sottile, poiché ciò che si deve esaminare, per vedere con che cosa si ha veramente a che fare nei singoli casi, non sono tanto le raffigurazioni prese nella loro «materialità», quanto le interpretazioni che le accompagnano e con le quali si spiega l’intenzione che ha suggerito la loro adozione. Anzi, la sovversione più abile e più pericolosa è certamente quella che non presenta singolarità troppo evidenti e che chiunque può facilmente individuare, che deforma il significato dei simboli e rovescia il loro valore senza apportare la pur minima variazione al loro aspetto esteriore. Ma l’inganno più diabolico è forse quello che consiste nell’attribuire allo stesso simbolismo ortodosso esistente nelle organizzazioni veramente tradizionali, e più particolarmente nelle organizzazioni iniziatiche che soprattutto sono in tal caso prese di mira, l’interpretazione alla rovescia, la quale è appunto caratteristica della contro-iniziazione: quest’ultima non rifugge infatti da questo mezzo pur di provocare quelle confusioni e quegli equivoci da cui spera di trarre profitto. Questo è, in fondo, tutto il segreto di certe manovre, così significative per caratterizzare la nostra epoca, messe in atto sia contro l’esoterismo in generale, sia contro questa o quella forma iniziatica in particolare, con l’aiuto inconsapevole di persone, gran parte delle quali sarebbero molto stupite, e persino spaventate, se potessero rendersi conto del fine per cui vengono utilizzate; è così che talvolta, purtroppo, coloro che credono di combattere il diavolo, qualunque del resto sia l’idea che se ne fanno, si trovano invece, senza averne il minimo sentore, trasformati nei suoi migliori servitori!

[1] Come per altre improprietà di linguaggio, assai frequenti e certamente non prive di gravi inconvenienti, occorre precisare che «dualità» e «dualismo» sono due concetti del tutto distinti: il dualismo (di cui la concezione cartesiana di «spirito» e «materia» è uno degli esempi più noti) consiste propriamente nel considerare una dualità come qualcosa di irriducibile e nel non saper scorgere niente al di là di essa, il che implica la negazione del principio comune dal quale, in realtà, i due termini di questa dualità procedono per polarizzazione.

[2] Cfr. Le Symbolisme de la Croix, cit., cap. VII.

[3] Un errore di questo genere è stato da noi segnalato parlando della raffigurazione dello swastika con gli uncini volti in modo da indicare due sensi di rotazione opposti (Le Symbolisme de la Croix, cit., cap. X).

[4] È per questo motivo che il drago della tradizione estremo-orientale, il quale è in realtà un simbolo del Verbo, è stato sovente interpretato come un simbolo «diabolico» dall’ignoranza di certi Occidentali.

[5] C’è chi è arrivato al punto d’interpretare in tal modo i triangoli capovolti che figurano tra i simboli alchemici degli elementi!

L’avvocato dei consumatori: “Ecco i 10 motivi per i quali non ho una carta di credito”

L’avvocato Ralph Nader, ambientalista e saggista americano, da anni impegnato sul fronte dei diritti dei consumatori, scende in campo contro il consumismo e contro uno degli strumenti per alimentarlo: la carta di credito. E spiega perché lui ha scelto di tenerla lontana da sé.

Giovanni Fez – 23 Dicembre 2014
“L’industria” delle carte di credito permette di controllare in maniera molto stringente i mercati, le merci e i…consumatori, molto più, naturalmente, del denaro contante. Questo lo sa molto bene l’avvocato americano Ralph Nader che negli States è un vero e proprio punto di riferimento per i diritti dei consumatori e per gli attivisti ambientalisti. E l’esclusione dei contanti dalle transazioni è andata via via aumentando in proporzione all’aumento e alla diffusione del mercato di beni e servizi tanto che oggi, soprattutto negli States ma ora anche in Italia, molti di questi non possono di fatto essere acquistati se non attraverso una carta di credito o strumento analogo. E il trend è quello di limitare sempre di più l’utilizzo del contante.

Per molti può essere conveniente, ma chi appartiene alle fasce di popolazione a basso reddito può trovarsi nella condizioni di dover chiedere un’estensione del credito pagando poi costi nascosti. Comunque sia, l’avvocato Ralph Nader, dal canto suo, ha deciso di non possedere né utilizzare la carta di credito e spiega le dieci ragioni della sua scelta.

1. La carta di credito conduce ad una massiccia invasione della privacy; i dati personali di chi acquista circolano nel mondo senza controllo. I data base divengono accessibili sia da parte dei governi che da parte degli hacker. E’ praticamente impossibile impedire la circolazione delle informazioni personali.

2. Una volta che si entra nella “economia della carta di credito” si viene catturati dal sistema arbitrario del rating e del mercato del credito. Per esempio, se vi capita di protestare nei confronti di un venditore di auto o di una compagnia assicurativa, se siete vittima di false informazioni che vengono inserite nella vostra scheda, o anche se avete tante carte di credito, potreste trovarvi a sostenere costi elevati e magari a vedervi negato l’accesso a beni e servizi.

3. L’economia della carta di credito, con le sue regole che negano la competitività, è inflattiva e influenza negativamente il potere d’acquisto dei consumatori e la capacità di risparmio delle categorie più deboli.

4. Le carte di credito incoraggiano gli acquisti compulsivi, l’industria lo sa molto bene. Allungare alla cassa la tesserina di plastica anziché dover tirare fuori dal portafogli le banconote ci disconnette dal meccanismo dell’acquisto e ci impedisce di comprendere che stiamo “perdendo” denaro.

5. I termini e le condizioni delle carte di credito sono per lo più non negoziabili e imperscrutabili. Si firma sulla linea tratteggiata che viene indicata e stop, difficilmente viene favorito il consumatore. E’ un contratto di servitù senza una vera scelta.

6. Utilizzare il denaro contante incoraggia il consumatore a vivere secondo i propri mezzi senza entrare nel circolo vizioso del debito. Per esempio, se andate a fare shopping con i contanti e stabilite un budget, è impossibile spendere di più perché non avete portato altri soldi.

7. Pagare con il contante evita tasse, sovrapprezzi, penalizzazioni e interessi.

8. Pagare con i contanti per esempio al ristorante vi fa risparmiare tempo e vi mette al riparo dagli errori o da spiacevoli costi aggiuntivi sul conto.

9. Pagare con i contanti impedisce alle società che gestiscono le informazioni online di sapere tutto su di voi e di vendere queste informazioni ad altri che hanno l’interesse a sapere tutto di voi.

10. Spesso le carte di credito hanno un massimo di spesa che è troppo elevato in proporzione al salario del proprietario.

Chi è Ralph Nader

Ralph Nader è uno dei maggiori e più efficaci critici della società americana. Viene spesso chiamato come legale in azioni a difesa dei consumatori. Nel 1965 ha pubblicato il libro Unsafe at Any Speed, tradotto e pubblicato in italiano da Bompiani nel 1967 con il titolo L’auto che uccide, sulle vetture non sicure immesse sul mercato. Ha seguito campagne per la sicurezza dell’acqua potabile, per la salute sui luoghi di lavoro e la sicurezza ambientale. Ha contribuito a fondare innumerevoli gruppi e associazioni a difesa degli interessi della popolazione. Oggi Nader tiene conferenze durante le quali esprime la sua visione critica dell’imperialismo delle multinazionali

Il Cambiamento – Dal Virtuale al Reale

I nostri maestri|Léon Degrelle: La terra d’origine [parte prima]

truthww2-40-3

“Siamo uomini in quanto apparteniamo a un popolo, a un suolo, a un passato. E’ possibile non saperlo, è possibile tentere di dimenticarlo. Ma gli avvenimenti provvedono presto a ricondurci alle fonti della vita.

essi ci riconducono anzitutto agli uomini del nostro sangue: in meniera vergognosa o luminosa, la famiglia ci lega con i suoi vincoli, sempre più stretti e saldi con l’andare del tempo. Talvolta essi scompaiono: di loro però non ci libereremo mai. Che in gioco vi sia il sangue, lo si intuisce. Le ragioni del sangue sopravanzano tutto. Si fa corpo con lui, come se le nostre vene non componessero che un unico organismo e la famiglia non possedesse che un solo cuore: un cuore che proietta il medesimo sangue in ciascuno di noi e da ogni parte lo richiama al focolare vitale.”

Léon Degrelle, Militia

“100 Presepi” torna a Roma nelle Sale del Bramante

Anche quest’anno il 27 novembre è partita “100 Presepi”, la rassegna d’arte presepiale iniziata nel 1976 per riaffermare una tradizione tipicamente italiana che in quegli anni rischiava di essere soppiantata dalla moda dell’albero di Natale, lontana dalle tradizioni della nostra cultura. Potremo ammirarla fino al 6 gennaio 2015 nelle Sale del Bramante, un tempo studio dell’architetto rinascimentale, attigue alla basilica di Santa Maria del Popolo.

Una delle finalità della rassegna è volta a promuovere il Presepe per diffonderne sempre di più la conoscenza all’estero, anche nei paesi professanti altre confessioni, approfittando dei numerosi turisti stranieri che visitano l’esposizione nel periodo natalizio.

La denominazione “100 Presepi” è un riferimento storico indicante il numero dei presepi esposti nelle prime edizioni. La particolarità della rassegna è la molteplicità dei materiali utilizzati dagli artigiani: dal corallo all’argento, alle porcellane, dal vetro al bronzo, dalla ceramica all’argilla, presepi in legno, ferro battuto, cartapesta; creati addirittura con la cioccolata, il pane, il mais, i tappi, i bottoni e tanto altro.

Un’altra particolarità sono le dimensioni, che variano dal formato in miniatura a quello ad altezza d’uomo; per non parlare delle ambientazioni, da quelle classiche del sud sei-settecentesche a quelle romane dell’ottocento, per arrivare a quelle avveniristiche realizzate con il cristallo.

I presepi, che si rinnovano ogni anno, provengono da quasi tutta Italia e da circa 25 paesi esteri. Sono realizzati da artigiani, artisti, appassionati, collezionisti, studenti di scuole elementari e medie, da enti statali e locali e da musei nazionali ed esteri.

L’esposizione durerà fino al 6 gennaio 2015 e sarà aperta ininterrottamente dalle 9.30 alle 20.00, tutti i giorni compresi Natale, S.Stefano, Capodanno ed Epifania.

Inoltre i bambini dai 4 agli 11 anni potranno partecipare al laboratorio “Il Presepe come gioco” per realizzare un personaggio del Presepe (prenotazione  obbligatoria).

Fonte: Romait.it

I nostri maestri| Julius Evola: Che cos’è il Natale?

evola2Vi sono riti e feste, sussistenti ormai solo per consuetudine nel mondo moderno, che si possono paragonare a quei grandi massi che il movimento delle morene di antichi ghiacciai ha trasportato dalla vastità del mondo delle vette giù, fin verso le pianure. 

Tali sono, ad esempio, le ricorrenze che come Natale ed anno nuovo rivestono oggi prevalentemente il carattere di una festa familiare borghese, mentre esse sono ritrovabili già nella preistoria e in molti popoli con un ben diverso sfondo, compenetrate da un significato cosmico e universale. Di solito, passa inosservato il fatto che la data del Natale non è convenzionale e dovuto solo ad una particolare tradizione religiosa, ma è determinata da una situazione astronomica precisa: è la data del solstizio d’inverno.

E proprio il significato che nelle origini ebbe questo solstizio andò a definire, attraverso un adeguato simbolismo, la festa corrispondente. Si tratta, tuttavia, di un significato che ebbe forte rilievo soprattutto in quei progenitori delle razze indoeuropee, la cui patria originaria si trovava nelle regioni settentrionali e nei quali, in ogni caso, non si era cancellato il ricordo delle ultime fasi del periodo glaciale. In una natura minacciata del gelo eterno l’esperienza del corso della luce del sole nell’anno doveva avere un’importanza particolare, e proprio il punto del solstizio d’inverno rivestiva un significato drammatico che lo distinguerà da tutti gli altri punti del corso annuale del sole. Infatti, nel solstizio d’inverno, il sole, essendo giunto nel suo punto più basso dell’eclittica, la luce sembra spegnersi, abbandonare le terre, scendere nell’abisso, mentre ecco che invece essa di nuovo si riprende, si rialza e risplende, quasi come in una rinascita. Un tale punto valse, perciò, nei primordi, come quello della nascita o della rinascita di una divinità solare. 

Nel simbolismo primordiale il segno del sole come “Vita”, “Luce delle Terre”, è anche il segno dell’Uomo. E come nel suo corso annuale il sole muore e rinasce, così anche l’Uomo ha il suo “anno”, muore e risorge. Questo stesso significato fu suggerito, nelle origini, dal solstizio d’inverno, a conferirgli il carattere di un “mistero”. In esso la forza solare discende nella “Terra”, nelle “Acque”, nel “Monte” (ciò in cui, nel punto più basso del suo corso, il sole sembra immergersi), per ritrovare nuova vita. Nel suo rialzarsi, il suo segno si confonde con quello de “l’Albero” che sorge (“l’Albero della Vita” la cui radice è nell’abisso), sia “dell’Uomo cosmico” con le “braccia alzate”,simbolo di resurrezione. Con ciò prende anche inizio un nuovo ciclo, “l’anno nuovo”, la “nuova luce”. Per questo, la data in questione sembra aver coinciso anche con quella dell’inizio dell’anno nuovo (del capodanno). È da notare che anche Roma antica conobbe un “natale solare”: proprio nella stessa data, ripresa successivamente dal cristianesimo, del 24-25 dicembre essa celebrò il Natalis Invicti, o Natalis Solis Invicti (natale del Sole invincibile). 

In ciò si fece valere l’influenza dell’antica tradizione iranica, da tramite avendo fatto il mithracismo, la religione cara ai legionari romani, che per un certo periodo si disputò col cristianesimo il dominio spirituale dell’Occidente. E qui si hanno interessanti implicazioni, estendendosi fino ad una concezione mistica della vittoria e dell’imperium

Come invincibile vale il sole, per il suo ricorrente trionfare sulle tenebre. E tale invincibilità, nell’antico Iran, fu trasferita ad una forza dall’alto, al cosiddetto “hvareno”. Proprio al sole e ad altre entità celesti, questo “hvareno” scenderebbe sui sovrani e sui capi, rendendoli parimenti invincibili e facendo si che i loro soggetti in essi vedessero uomini che erano più che semplici mortali. Ed anche questa particolare concezione prese piede nella Roma imperiale, tanto che sulle sue monete, spesso ci si riferisce al “sole invincibile”, e che gli attributi della forza mistica di vittoria sopra accennata si confusero non di rado con quelli dell’Imperatore.

Tornando al “natale solare” delle origini, si potrebbero rilevare particolari corrispondenze in ciò che ne è sopravvissuto come vestigia, nelle consuetudini della festa moderna. Fra l’altro un’eco offuscata è lo stesso uso popolare di accendere sul tradizionale albero delle luci nella notte di Natale. L’albero, come abbiamo visto, valeva infatti come un simbolo della resurrezione della Luce, di là della minaccia delle notte. Anche i doni che il Natale porta ai bambini costituiscono un’eco remota, un residuo morenico: l’idea primordiale era il dono di luce e di vita che il Sole nuovo, Il “Figlio”, dà agli uomini. Dono da intendersi sia in senso materiale che in senso spirituale. […] 

Avendo ricordato tutto ciò, sarà bene rilevare che batterebbe una strada sbagliata chi volesse veder qui una interpretazione degradante tale da trascurare il significato religioso e spirituale che ha il Natale da noi conosciuto, riportando all’eredità di una religione naturalistica e per ciò primitiva e superstiziosa. […] Una “religione naturalistica” vera e propria non è mai esistita se non nella incomprensione e nella fantasia di una certa scuola di storia delle religioni […] oppure è esistita in qualche tribù di selvaggi fra i più primitivi. L’uomo delle origini di una certa levatura non adorò mai i fenomeni e le forze della natura semplicemente come tali, egli li adorò solo in quanto e per quel tanto che essi valevano per lui come delle manifestazioni del sacro, del divino in genere. […] la natura per lui non era mai “naturale”. […] Essa presentava per lui i caratteri di un “simbolo sensibile del sovrasensibile”. […] Un mondo di una primordiale grandezza, non chiuso in una particolare credenza, che doveva offuscarsi quando quel che vi corrispose assunse un carattere puramente soggettivo e privato, sussistendo soltanto sotto le specie di feste convenute del calendario borghese che valgono soprattutto perché si t ratta di giorni in cui si è dispensati dal lavorare e che al massimo offrono occasioni di socievolezza e di divertimento nella “civiltà dei consumi”.

 * * *

Brani tratti dall’articolo Natale solare ed Anno nuovo apparso sul quotidiano Roma del 5 gennaio 1972. Autore: 

Pornografia: un veleno anche per chi ne è “padrone”

Hefner-1070x661Hugh Hefner, creatore dell’impero Playboy, è stato idolatrato da milioni di uomini per il suo stile di vita “Playboy”, la sua enorme villa, modelle, celebrità, fama e tanto sesso.
È considerato da molti il vero e unico “super-man”, l’icona della rivoluzione sessuale…il magnate del sesso.

Sapevate però che è sessualmente disfunzionale.

Gail Dines nel suo libro “Pornland” racconta la storia di Izabella St. James, una delle ex-ragazze di Hefner.
Izabelle ricorda come spesso Hefner aveva rapporto non protetto con diverse ragazze ma che soprattutto non riusciva a eccitarsi se non senza l’uso della pornografia.
Eh sì, con tante belle donne intorno a lui, non riusciva a stimolarsi se non attraverso la pornografia! La pornografia sta riducendo milioni di uomini alla schiavitù e all’impotenza. Siamo diventati pateticamente dipendenti da immagini e video.

Hugh Hefner poteva, virtualmente, avere qualsiasi donna eppure non poteva stimolarsi se non attraverso il porno. La Pornografia causa disfunzione erettile nei ragazzi. La pornografia riduce la capacità di godere con “donne vere”.

La pornografia è un veleno che man mano uccide gli stimoli, il cervello, l’umanità e il sesso! La pornografia sta uccidendo il vero sesso!
Hugh Hefner con tutte le sue donne e i suoi soldi non è riuscito a proteggersi dal suo stesso prodotto…anche lui è diventato schiavo della pornografia.

Dio ci ha chiamati a una relazione vera all’interno del matrimonio, un sincero amore che definisce la vera realtà del sesso.
Non accontentarti di un palliativo, Dio vuole e ha per te il meglio.

La rivoluzione sessuale ci ha insegnato che più sesso hai più sei figo, ma la realtà è ben diversa…il vero sesso è quello adornato dal vero amore, l’amore che solo Dio può trasmettere nei nostri cuori.

Non accontentarti di qualcosa di finto!
#iononhobisognodelporno

A presto
Tony

Tratto dall’articolo di Jonathon van Maren LifeSite

 

 

Per Natale, scegli l’economia legionaria

image

In questo questo Natale sosteniamo chi, nel nostro territorio, si da’ da fare nel suo piccolo e va avanti con le proprie forze, evitando di dare per l’ennesima volta i soldi alla solita multinazionale di turno..

Proponiamoci di comprare e consumare (non solo i regali di Natale) da piccoli imprenditori meglio ancora se locali, dal vicino che vende dal catalogo, oppure da quello che fa piccoli oggetti, dall’amica che vende su internet, oppure anche prodotti alimentari possibilmente a chilometri zero, del comprensorio, della nostra regione al massimo delle altre regioni d’Italia. Sosteniamo le iniziative no-profit, possibilmente informate da una economia sociale. Frequentiamo le strutture militanti che sono la linfa della nostra comunità, umana e ideale. Riscopriamo il baratto se necessario, facciamo in modo che i nostri beni, i nostri servizi e i nostri soldi arrivino a gente comune che ne ha bisogno e non alle multinazionali, possibilmente non passando da bancomat e carte di credito. La nostra attenzione ai consumi quotidiani, sia la risposta a concreta ed efficace agli squali della finanza, grande o piccola che sia.
Questa è prassi metapolitica, tradizionale e rivoluzionaria, questo è stile di vita coerente, questa è azione autentica, reale e concreta. 

Perché la rivoluzione è integrale o non è ….

evola retro

Coordinamento di Soccorso per il Popolo Palestinese – Chi è, cosa fa

Locandina presentazione_Palestina

Il Coordinamento, in collaborazione con la Comunità solidarista Popoli Onlus, nasce con l’obiettivo di alleviare le sofferenze del popolo palestinese. In modo particolare, quelle relative alle fasce di popolazione più debole e che soffre le condizioni di vita all’interno dei campi profughi.
Popoli è una Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale, apartitica, non legata a governi o istituzioni politiche. Popoli ha come obiettivo il sostegno umanitario di gruppi etnici o intere popolazioni che vivono in gravi condizioni di disagio a causa di guerra, fame, povertà, calamità naturali, e che lottano per la difesa della propria identità, tradizione, cultura e indipendenza politica (www.comunitapopoli.org).

I nostri maestri|Corneliu Zelea Codreanu: Chiusura della riunione

sez7romania4

PUNTO 16: – Chiusura della riunione

I militanti del cuib si levano in piedi col viso rivolto ad oriente. Salutano con il braccio teso verso il cielo. Tutti ripetono assieme al capo di cuib: Giuro che non tradirò mai la Legione e il Capitano.

Poi i legionari si separano, con il cuore lieto e la mente alle decisioni che essi devono eseguire. nella riunione successiva si vedrà quanto è stato realizzato della decisione presa.

Presepe vivente e mercatini di Natale a Santa Marinella

Anche quest’anno si terrà presso il parco Majorca Nord di Santa Marinella il presepe vivente e i mercatini di Natale. La novità di quest’anno è la partecipazione con il proprio stand del laboratorio artigianale di creazione magliette SHOPLAB. Il laboratorio, senza scopo di lucro, nasce con l’obiettivo di valorizzare le potenzialità e il talento dei giovani del territorio. Oltre alla creazione di magliette personalizzate, Shoplab si è distinto per l’elaborazione di varie t-shirt celebranti i tesori archeologici del comprensorio come ad esempio il sito di Castrum Novum, il Santuario di Pirgy, così come anche il Castello di Santa Severa, quest’ultima maglietta essendo stata riproposta anche dal Corriere della Sera in uno dei suoi reportage.

 

Per Natale sostieni gli artigiani. L’artigianato fa parte della nostra tradizione.

A Santa Marinella grande successo del convegno del GATC

Grande successo del convegno appena svolto a Santa Marinella per festeggiare il 15° compleanno della ONLUS Gruppo Archeologico del Territorio Cerite che da tre lustri opera nei comuni di Santa Marinella, Cerveteri, Ladispoli e Fiumicino con grandi risultati per la ricerca, la tutela e la valorizzazione dei beni culturali (www.gatc.it). In occasione dell’incontro, al quale sono state presenti circa 250 persone, sono state ricordate le res gestae, raccolte in un volume di 160 pagine che ripercorre la storia dell’Associazione con testi, numerose foto e documenti. Sono state illustrate le attività in corso e i progetti futuri. Alla manifestazione, svoltasi nella grande sala Flaminia Odescalchi di Santa Marinella, sono intervenuti i rappresentanti degli Enti e delle istituzioni con le quali il GATC ha collaborato nel tempo e sono stati proiettati brevi filmati tratti da trasmissioni televisive locali e nazionali dedicate all’Associazione. Il convegno è stato aperto dal presidente Renato Tiberti insieme al Direttore del Museo Civico Dott. Flavio Enei, tra i fondatori del GATC. Hanno portato il loro saluto il vicepresidente della Regione Lazio On. Massimiliano Smeriglio, il Vescovo della Diocesi S.E, Gino Reali il presidente dei Gruppi Archeologici d’Italia Dott. Enrico Ragni, il sindaco di Santa Marinella Roberto Bacheca e il vice Carlo Pisacane, il sindaco di Ladispoli Dott. Enzo Paliotta, l’ex sindaco di Cerveteri Gino Ciogli e il consigliere Federico Ascani. Per il Ministro dei Beni Culturali è giunto il saluto della Dott. Alfonsina Russo della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale e della Dott. Rossella Zaccagnini ispettrice competente per territorio; sono intervenuti anche gli archeologi subacquei Dott. Claudio Mocchegiani dello STAS e il Dott. Roberto Petriaggi dell’Istituto Centrale per il Restauro. L’Università di Tor Vergata è stata rappresentata dalla Prof. Cistina Martinez del dipartimento di biologia molecolare e antropologia, Roma Tre dall’archeologa Prof. Barbara Davidde. Sono giunti d’oltralpe i saluti della Prof. Sara Nardi e del Prof. Gregoire Poccardi delle Università francesi di Lille3 e Amiens, dal 2010 impegnate nello scavo di Castrum Novum insieme al GATC e al Museo Civico. Dopo le proiezioni in sintesi dei documentari che riguardano le attività svolte dall’Associazione tra i quali il documentario “Santa Severa tra leggenda e realtà storica” che ha vinto il prestigioso Premio del Pubblico al IV Festival Internazionale del Cinema Archeologico di Roma “Il Capitello D’Oro”, si è passati alla premiazione dei numerosi soci che si sono impegnati e distinti nelle attività. Sono stati premiati anche gli autori dei video, i giornalisti della carta stampata e delle televisioni che sono stati vicini all’Associazione negli anni, gli Enti e le Associazioni con le quali si è collaborato: tra questi Massimo D’Alessandro, Claudio Caneva, Umberto Tersigni, Giampiero Baldi, Monica Martini, Cristiano Cimarelli, Miriam Alborghetti, Gianni Palmieri, Alberto Sava, Piero e Alberto Angela, Donatella Bianchi. Dal convegno è emerso in modo chiaro quanto il Gruppo Archeologico negli ultimi tre lustri abbia contribuito fortemente alla ricerca, alla tutela ed alla valorizzazione della memoria storica del territorio, offrendo ai cittadini appassionati di storia ed archeologia un prezioso punto di riferimento e di incontro. Partecipare alla difesa della cultura, dei documenti e delle testimonianze materiali che raccontano la storia è una passione ed un impegno che serve per la crescita civile, culturale ed anche economica di una società moderna. Ricognizioni, scavi, ricerche, conferenze, convegni, mostre, corsi, aperture di monumenti, denunce, ripuliture di aree archeologiche, lezioni nelle scuole, visite guidate, escursioni e viaggi di studio sono solo alcune delle attività e dei progetti portati avanti in quindici anni. Una continua crescita che ha consentito al GATC di divenire una delle più grandi ed importanti Associazioni del Lazio nel litorale a Nord di Roma, ufficialmente iscritta all’Albo Regionale delle ONLUS al Forum delle Associazioni Culturali Europee, forte di oltre 320 soci, cittadini appassionati, studenti, operai, ricercatori, archeologi, storici dell’arte, architetti, geologi, avvocati e professionisti in vari campi tecnici, scientifici ed amministrativi, uniti dalla comune passione per la storia e l’archeologia. Il convegno ha fatto una sintesi di quello che è ancora pienamente in corso, una sorta di missione culturale che cerca di favorire la crescita civile del territorio e dei cittadini, forti della convinzione che il cemento ideale di una comunità sia formato dalla memoria storica e dalla capacità che tale comunità ha di accrescerla e conservarla.

Usa: approvato un disegno di legge multi-miliardario per finanziare Israele

gty_iron_dome_missile_launch_jc_140709_4x3_992
 
 
WASHINGTON-Il senato USA ha approvato un disegno di legge multi-miliardario per le spese militari che include 350 milioni di dollari per il sistema missilistico israeliano del sistema Iron Dome.

 Il senato ha passato la legge venerdí con 89 voti favorevoli e 11 contrari. Lo riferisce la PressTV, citato dall’Infopal. Il disegno di legge è stato mandato alla Casa Bianca per la firma del presidente Barack Obama.

La legge per l´autorizzazione alla difesa del 2015 ha anche autorizzato una spesa di 521,3 miliardi per le operazioni del Dipartimento di Difesa e circa 64 miliardi per le operazioni militari oltreoceano. Nella prima settimana di dicembre la Camera dei Rappresentanti ha approvato l´Atto per l´Autorizzazione alla Difesa Nazionale con 300 voti favorevoli e 119 contrari. Gli Stati Uniti mandano a Israele circa 8,5 milioni di dollari di aiuti militari ogni giorno, aggiungendo fino a 3 miliardi di dollari all’anno.

Fonte:http://italian.irib.ir

I nostri maestri|Léon Degrelle: vita retta [parte terza]

 

images (2)E’ dolce sognare un ideale ed edificarlo nel pensiero.

Ma, a dire il vero, questo è ancora assai poco.

Che cos’è un ideale se rimane solo un gioco, anche se noi vi mettiamo un sogno davvero puro? Dopo di questo, occorre edificarlo nell’esistenza . E ciascuna pietra è cavata dai nostri piaceri, dalle nostre gioie, dai nostri sonni, dal nostro cuore.

Quando, nonostante tutto, l’edificio, sul finire degli anni, si eleva, quando non ci si ferma per strada, quando dopo ogni pietra più pesante da drizzare, si va avanti, soltanto allora l’ideale si mette a vivere. Esso vive man mano che moriamo noi stessi. 

Quanto è drammatica, in effetti, una vita retta…

Olp, risoluzione all’Onu su fine occupazione israeliana

palestinaRAMALLAH – I palestinesi presenteranno mercoledi’ la bozza di risoluzione all’Onu in cui chiedono la fine dell’occupazione israeliana e il ritiro da tutti i territori occupati dopo il 1967.
Lo ha reso noto l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), che raggruppa le principali fazioni palestinesi. La presentazione della bozza era sta sospesa il 25 novembre dal presidente, Abu Mazen. “La leadership palestinese ha preso la decisione di rivolgersi al Consiglio di sicurezza dell’Onu mercoledi’ per chiedergli di votare sul progetto per mettere fine all’occupazione”, ha riferito il dirigente palestinese Wassel Abu Yussef al termine di una riunione a Ramallah. La bozza prevede la fissazione di un termine di due anni entro cui Israele dovrebbe mettere fine all’occupazione. Della risoluzione parleranno domani a Roma il segretario di Stato Usa, John Kerry, e il premier israeliano, Benjamin Netanyahu. L’indomani lo stesso capo della diplomazia Usa vedra’ a Londra il negoziatore palestinese Saeb Erakat e il segretario generale della Lega araba, Nabil al-Arabi. Quando la Giordania aveva fatto circolare per la prima volta la bozza di risoluzione, gli Usa avevano espresso critiche al fatto che indicasse la scadenza del novembre 2016 per il ritiro israeliano dalla Cisgiordania. Tuttavia, qualora opponesse il veto alla risoluzione, Washington rischia di appannare in modo forse definitivo il suo ruolo di mediatore nel negoziato di pace. Israele ha gia’ escluso la possibilita’ di un ritiro entro due anni da Cisgiordania e Gerusalemme est.