I nostri maestri|Corneliu Zelea Codreanu: La vita del cuib

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PUNTO 37. _

Esiste in tutta Europa una corrente favorevole all’introduzione delle virtù militari nella vita politica delle nazioni. invece di chiacchiere e di lunghi discorsi, la gente vuole la frase concisa chiara e precisa come quella del soldato.

Invece dell’indecisione e della mancanza di coraggio di oggi, la gente vuole la decisione rapida. Invece di comitati democratici che discutono, litigano e non prendono mai decisioni, le gente esige un capo e la disciplina generale. ( Oltre, beninteso, ai comitati istituiti).

Invece dello scoramento, la gente vuole fede, tenacia, orgoglio da soldato.

Invece della pigrizia, la gente esige che tutti lavorino dalla mattina alla sera: non tollera vedere tre quarti a lavorare e un quarto a divertirsi.

Invece della brama di guadagno, del desiderio di trarre vantaggioa dalla politica, la gente esige il sacrificio per il paese, come il sacrificio del soldato sui campi di battaglia. 

Questi non cerca di guadagnare niente e dà invece tutto: lavoro, anima, vita per la sua terra. Di ciò noi abbiamo bisogno. Se tutti gli uomini che fanno politica dessero lavoro, anima, vita per la propria terra, che bella cosa sarebbe per la terra romena! Ecco l’obbiettivo della scuola legionaria. 

Invece della discordia e dei litigi, noi poniamo il buon cameratismo del soldato e l’unita perfetta – simile a quella di un esercito – dell’intera nazione. Tutti hanno un unico pensiero: la Patria; una sola bandiera, un solo Capo, un solo Re, un solo Dio, una sola volontà: quella di servirli con fede sino alla morte. Il legionario si è dato un’uniforme perché in questa egli vede riflesse tutte le grandi qualità militari che elevano le stirpi e le rendono vittoriose contro ogni difficoltà. L’uniforme è la camicia verde, cinturone e diagonale.

C.Z. Codreanu, Il Capo di Cuib

Biblioteca per la cultura tradizionale, l’unica operativa a Santa Marinella

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Mentre i lavori alla Biblioteca Comunale di Santa Marinella appaiono interminabili con l’affidamento diretto al ribasso  e nel minor tempo possibile per la sua ristrutturazione, nel panorama culturale santamarinellese una biblioteca continua a rimanere operativa e a  stimolare l’interesse dei cittadini per i libri.

Si tratta della nuova Biblioteca per la Cultura Tradizionale che già dal mese di settembre è in funzione presso il Centro Studi Aurhelio. La Biblioteca, gestita in regime di volontariato è dotata di un registro elettronico consultabile presso la sede in via della Libertà 22 e ha come scopo dichiarato la diffusione dei testi attinenti alla dottrina tradizionale. Cionondimeno, la biblioteca ospita anche testi di diritto, di storia, saggi scientifici, filmati, fumetti, saggistica politica e tanto altro. Sui suoi scaffali possono essere facilmente consultabili libri di autori come Evola, Guenon, Junger, Mishima, Codreanu, Degrelle, La Rochelle. oltre a Dante,  Sands, Pressefield, Romualdi, Sermonti

Tutti i libri provengono da donazioni di soci e da simpatizzanti del Centro Studi. Quest’ultimo infatti a proprio carico, ospita i testi, ne supporta la gestione e segnala le novità e le disponibilità attraverso i suoi organi informativi.

Nell’attesa che la Biblioteca cittadina venga riaperta e restituita al pubblico, Santa Marinella può godersi nel frattempo l’unica biblioteca aperta e operativa della città che non corre il rischio di essere ristrutturata dal Comune.

Centro Studi Aurhelio

I nostri maestri| Julius Evola: Il Principio

evola2Per comprendere sia lo spirito tradizionale che la civiltà moderna quale negazione di esso bisogna partire da un punto fondamentale: dalla dottrina delle due nature. Vi è un ordine fisico e vi è un ordine metafisico. Vi è la natura mortale e vi è la natura degli immortali. Vi è la ragione superiore dell’ ” essere ” e quella infera del ” divenire “. Più in generale: vi è un visibile e un tangibile e, prima di là da esso, vi è un invisibile e un non tangibile quale sovramondo, principio e vita vera. Dovunque nel mondo della Tradizione, in Oriente e in Occidente, in una forma o nell’altra, è stata sempre presente questa conoscenza come asse incrollabile intorno al quale tutto il resto era ordinato. Si dice conoscenza e non ” teoria “. 

Per quanto ai moderni riesca difficile concepirla, bisogna partire dall’idea che l’uomo tradizionale sapeva della realtà di un ordine dell’essere molto più vasto di quello a cui oggi corrisponde di massima alla parola ” reale “. Oggi, come realtà, in fondo, non si concepisce nulla più che vada oltre il mondo dei corpi nello spazio e nel tempo. Certo, c’è chi ammette ancora qualcosa oltre il sensibile: ma in quanto è sempre al titolo di una ipotesi o di una legge scientifica, di una idea speculativa o di un dogma religioso che egli va ad ammettere questo qualcosa, in effetti non si va oltre la detta limitazione. Praticamente, cioè come esperienza diretta, quale pur sia il divario delle sue credenze ” materialistiche ” e ” spiritualistiche “, l’uomo moderno normale si forma la sua immagine della realtà solo in funzione nel mondo dei corpi. Il vero materialismo da accusare nei moderni è questo: gli altri loro materialismi, in senso di opinioni filosofiche o scientifiche, sono fenomeni secondari. 

Per il primo materialismo, non è dunque questione di una opinione o ” teoria “, ma dallo stato di fatto proprio ad un tipo umano la cui esperienza non sa più cogliere che cose corporee. Per cui, la gran parte delle rivolte intellettuali contemporanee contro le vedute ” materialistiche ” appartengono alle vane reazioni contro effetti ultimi e periferici di cause remote e profonde stabilitesi in ben altra sede, che non in quella delle ” teorie “. L’esperienza dell’uomo tradizionale, come ancora oggi, a titolo di residuo, quella di alcune popolazioni dette ” primitive “, andava molto oltre un tale limite. L’ ” invisibile ” vi figurava come un elemento altrettanto reale, e persino più reale, dei dati sensi fisici. Ed ogni modo nella vita, sia individuale, sia collettiva, ne teneva conto. Se tradizionalmente ciò che oggi si chiama realtà non era dunque se non una specie in un genere molto più vasto, tuttavia non si identificava l’invisibile col ” sovrannaturale “. Alla nozione di ” natura ” tradizionalmente non corrispondeva semplicemente il mondo dei corpi e delle forme visibili sul quale si è concentrata la scienza secolarizzata dei moderni, ma altresì, ed essenzialmente, una parte della stessa realtà invisibile. Era vivo il senso di un mondo ” infero “, popolato da forze oscure e ambigue d’ogni genere – anima demonica della natura, substrato essenziale di tutte le forme e le energie di questa – cui stava opposto la chiarità sovrarazionale e siderea di una più alta regione. 

Ma, in più, nella ” natura ” tradizionalmente rientrava anche tutto ciò che è soltanto umano, questo non sfuggendo allo stesso destino di nascita e di morte, di impermanenza, di dipendenza e di alterazione, proprio alla regione inferiore. Per definizione l’ordine di ” ciò-che-è ” non può avere a che fare con stati e condizioni umane o temporali: ” una è la razza degli uomini, un’altra quella degli dèi ” – per quanto si concepisse che il riferimento all’ordine superiore oltremondano potesse orientare quella integrazione e purificazione dell’umano nel non-umano che, come si vedrà, essa sola costituiva l’essenza ed il fine di ogni civiltà veramente tradizionale. Mondo dell’essere e mondo del divenire – delle cose, dei dèmoni e degli uomini. Peraltro, ogni figurazione ipostatica – astrale, mitologica, teologica o religiosa – di queste due regioni rimandava l’uomo tradizionale a due stati, valeva come un simbolo da risolvere in un’esperienza interiore o nel presentimento di una esperienza interiore. Così nella tradizione indù, e specialmente nel buddhismo, l’idea del samsara – la ” corrente ” che domina e trasporta ogni forma nel mondo inferiore – è strettamente associata ad una condizione della vita come brama cieca, immedesimazione irrazionale.Del pari, l’ellenismo della ” natura ” personificò spesso l’eterna ” privazione ” di ciò che avendo fuori di sé il principio e il proprio atto, fluisce e fugge a sé indefinitamente – aèi rèonta – e nel suo divenire accusa appunto un abbandono originario e radicale, un difetto perenne di limite ( nota 1 ). ” Materia ” e divenire in tali tradizioni esprimono quel che di un essere è indeterminazione incoercibile od oscura necessità, impotenza a compiersi in una forma perfetta, a possedersi in una legge : anaekàion e àpeiron dicevano i Greci; adharma dicevano gli Orientali. 

E la Scolastica non ebbe idee troppo dissimili nel riconoscere come cupiditas e appetitus innatus la radice di ogni natura non redenta. In un modo o nell’altro, l’uomo della Tradizione scoprì dunque nell’esperienza dell’immedesimazione bramosa, che oscura e lede l’essere, il segreto di quella situazione, di cui il divenire incessante e la perenne instabilità e contingenza della regione inferiore appaiono come una materializzazione cosmico-simbolica. Per contro, nell’appartenersi e nel darsi una forma, nell’avere in sé il principio di una vita non più dispersa, non più abbattentesi qua e là in cerca di altro o di altri per completarsi e per giustificarsi, non più spezzata dalla necessità e dal conato irrazionale verso l’esterno e il diverso – in una parola: nell’esperienza dell’ascesi, si sentì la 11 via per comprendere l’altra regione, il mondo dello stato dell’ ” essere “, di quel che non è più fisico ma metafisico – ” natura intellettuale priva di sonno ” e di cui simboli solari, regioni uraniche, enti di luce o di fuoco, isole o altezze montane tradizionalmente furono le figurazioni. Tali le due ” nature “. E fu concepita la nascita secondo l’una e secondo l’altra, e passaggio dall’una all’altra nascita perché fu detto: ” Un uomo è un dio mortale, e un dio un uomo immortale ” ( nota 2 ). Il mondo tradizionale conobbe questi due grandi poli dell’esistenza e le vie che dall’uno conducono all’altro. Oltre il mondo, nella totalità delle sue forme sia visibili che sotterranee, sia umane che subumane, demoniche, conobbe dunque un ” sovramondo ” – uperkosmìa – l’uno ” caduta ” dell’altro e l’uno ” liberazione ” dell’altro. Conobbe la spiritualità come ciò che sta di là sia della vita che della morte. Conobbe che l’esistenza esterna, il ” vivere “, è nulla, se non approssimazione verso il sovramondo, verso il ” più che vivere “, se il suo più alto fine non è la partecipazione ad esso e una liberazione attiva dal vincolo umano. 

Conobbe che falsa è ogni autorità, ingiusta e violenta ogni legge, vana e caduca ogni istituzione, quando non siano autorità, leggi ed istituzioni ordinate al superiore principio dell’Essere – dall’alto e verso l’alto. Il mondo tradizionale conobbe la Regalità Divina. Conobbe l’atto del transito: l’Iniziazione – le due grandi vie dell’approssimazione: l’Azione Eroica e la Contemplazione – la mediazione: il Rito e la Fedeltà – il grande sostegno: la Legge tradizionale, la Casta – il simbolo terreno: l’Impero.

Queste sono le basi della gerarchia e della civiltà tradizionale, in tutto e per tutto distrutte dalla trionfante civiltà ” umana ” dei moderni”. 

Note 

Nota 1 – torna al testo
Espressioni caratteristiche in Plotino, Enneadi, I, viii 4-7. Cfr. Plutarco, De Iside et Osiride. 

Nota 2 – torna al testo
Cfr. Eraclito (ed. Diels, fr. 62) [traduzione italiana: Dell’origine, Feltrinelli, Milano 1993] Corpus Hermeticum, XII, 1.

Il Comitato della Famiglia manifesta in Piazza del Campidoglio a Roma contro gli abusi del Sindaco Ignazio Marino.

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“L’ennesimo attacco contro la famiglia, quale sarà la prossima mossa?”

Il Comitato della Famiglia stamani ha manifestato in piazza contro la trascrizione, da parte del sindaco di Roma Ignazio Marino, di 16 matrimoni fra persone dello stesso sesso contratti all’estero.

«Abbiamo voluto manifestare il nostro dissenso in piazza, non avendolo potuto fare dinanzi al Sindaco, il quale dopo essersi blindato dentro il Campidoglio ha proceduto a riconoscere i matrimoni contratti all’estero di 16 coppie di omosessuali nonostante l’impossibilità di poter ratificare tali atti secondo la legge italiana». Si dichiara in una nota.  

«Il Sindaco Marino ha inoltre impedito alle associazioni e ai cittadini di accedere in Campidoglio, mettendo a punto delle vere e proprie barricate di uomini armati».

«Lo stato di regime in cui viviamo rispecchia la politica di un Sindaco che, pur di soddisfare i capricci di una lobby che lo ha portato al potere, non ascolta e criminalizza i propri cittadini tutelando solo i suoi interessi e andando contro la Famiglia, che è il pilastro di ogni società».

 «La nostra battaglia a difesa della Famiglia -conclude la nota- va avanti. Intendiamo, infatti,  continuare ad osteggiare un’amministrazione che focalizza attenzione, tempo e denaro su provvedimenti ideologici, pur non avendone competenza, invece di occuparsi delle materie concrete che affliggono giorno dopo giorno la cittadinanza romana».

 Roma, 18/10/2014

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La tattica dell’ex boyscout Renzi per ingannare i cattolici

 

 

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Smascherata la strategia di Matteo Renzi : vestire gli abiti del bravo ragazzo, con il suo bel passato da boyscoyt, per ingannare i cattolici e promuovere in tutto e per tutto sotto il loro naso l’intero pacchetto dei diritti gender e le rivendicazioni LGBT.

Divorzio breve, liberalizzazione delle droghe leggere, unioni civili, matrimonio gay, adozione per omosessuali: tutti progetti non contenuti negli impegni presi prima di autopromuoversi capo del Governo ma in atto.

L’intento dell’ex-boyscout che si è autopromosso premier di questo Governo è chiaro: far cadere in trappola i cattolici italiani.

C’è un ex-boyscout in Italia, dai toni gioviali e semplici tipici dei fiorentini, che voleva fare il premier. E ci sta riuscendo. Il suo nome è Matteo Renzi ed attraverso raffinate tecniche comunicative e disinvolte scalate al potere, prima del suo partito, quello Democratico, poi di Palazzo Chigi, sta raccontando un sacco di favole agli italiani. L’ex-boyscout si definisce anche cattolico, ma, nonostante questo suo passato, da poco più di un anno a questa parte sta cercando di accelerare in tutti i modi i tempi per una legge sulle unioni civili.

Proprio come le cosiddette civil partnerships che Elisabetta Regina d’Inghilterra sottoscrisse nel 2004 e che ora sono ufficialmente divenute, attraverso una ‘leggina’, matrimoni gay. La legge inglese guarda esclusivamente a coppie dello stesso sesso, cui garantisce gli stessi diritti e impone gli stessi doveri che due coniugi di sesso diverso assumono con il matrimonio.

Quando Renzi parla di unioni civili in Italia in realtà prende spunto proprio da quelle originarie civil partnerships. Ma se la storia insegna qualcosa, potrebbe avvenire anche in Italia quanto è accaduto in Gran Bretagna. Lì nel giro di dieci anni le unioni civili sono diventate matrimoni omosessuali a tutti gli effetti. E questo è esattamente ciò che vuole fare il governo in Italia: quella che nell’immaginario comune è la semplice iscrizione di una coppia dello stesso sesso in un registro a parte, poco più che un ‘quadernone’, in realtà si trasformerebbe anche da noi, come in Gran Bretagna, in un vero e proprio matrimonio gay.

In Italia la legge prevedrebbe il diritto alla reversibilità della pensione in caso di decesso del compagno/compagna così come il diritto alla successione. I conviventi eterosessuali invece si accontenterebbero dei “patti di convivenza”, una forma di riconoscimento più leggero. Tutto esattamente come un matrimonio tra uomo e donna. Con una sola eccezione, quella che la coppia gay non potrà ADOTTARE BAMBINI. Ma, anche qui, Renzi prenderebbe spunto dalla stepchild adoption del sistema inglese, che rende possibile a uno dei soggetti della coppia gay di adottare il figlio (anche adottivo) dell’altro coniuge e di fargli in tutto e per tutto da genitore.

Così, connettendo i fili della trama ideologica, intessuti con grande abilità dalle lobbies gender, si può facilmente intuire il disegno d’insieme che al suo interno si articola in provvedimenti come il divorzio breve, la liberalizzazione delle droghe leggere, la fecondazione eterologa, l’aborto, l’omofobia. Con il rischio che, in questa confusione legislativa, si arrivi un giorno ad avere una minoranza di coppie fondate sul matrimonio fra uomo e donna, e ad avere un esercito di bambini nati in provetta o catapultati all’interno di una famiglia omosessuale, con tutte le complicazioni che ne conseguono.

 

Perciò Il popolo della famiglia e della vita, in Italia, deve battersi e impedire che ciò avvenga. Battaglia ardua ma non impossibile, che deve mobilitare tutta la galassia pro-life e pro-famiglia prima che questi progetti diventino realtà e legge.

L’intento dell’ex-boyscout che si è autopromosso premier di questo Governo è chiaro: far cadere in trappola i cattolici italiani così come accaduto in Inghilterra dal 2004 ad oggi. Ma se dagli errori e dagli sbagli si impara, per una volta provare a prevenire anziché curare non sarebbe male. La battaglia per la famiglia è appena cominciata, sarebbe imperdonabile lasciare che l’ipocrisia di genere prendesse il sopravvento.

Luca Colavolpe Severi

Fonte: http://www.notizieprovita.it

I nostri maestri|Léon Degrelle: l’agonia del secolo [parte seconda]

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Qui risiede l’agonia del nostro tempo.

Il secolo non sprofonda per mancanza di supporto materiale. L’universo non è mai stato così ricco, colmo di tanto benessere, grazie a un’industrializzazione di tale efficacia produttiva. Non vi sono state mai tante risorse, né tanti beni disponibili. E’ il cuore dell’uomo, solo lui, a versare in stato fallimentare. E’ per mancanza di fede e capacità di donarsi, che il mondo stesso si abbatte sotto i colpi che lo assassinano.

Il secolo ha voluto essere soltanto il secolo degli appetiti. il suo orgoglio lo ha perduto. Ha creduto nella vittoria della materia finalmente assoggettata dal proprio spirito. ha creduto nelle macchine, negli stock, nei lingotti sui quali avrebbe regnato sovrano. Egualmente, ha creduto nella vittoria delle passioni della carne spinte oltre ogni limite, nella liberazione delle forme più varie di godimento, moltiplicate senza posa, sempre più avvilite e avvilenti, fornite di una “tecnica” che in genere si rivela, solo alla fine, una accumulazione, senza grande immaginazione, di vizi tanto poveri da essere vuoti.

Dalle proprie conquiste, o più esattamente dai propri errori, e poi dalle proprie cadute, l’uomo ha tratto piaceri che gli apparivano sommamente eccitanti all’inizio, e che erano in effetti solo veleno, fango, oro falso.

Per quest’oro falso, questo fango, questo veleno, l’uomo e la donna avevano abbandonato e profanato, con i loro sogni e i loro corpi devastati, la gioia interiore, la gioia autentica, il grande sole della gioia autentica. Le vampate di piacere del possesso – materiale o carnale – dovevano, prima o poi, dissolversi perché illusori, viziate sin dall’inizio, e viziose sempre più.

Al cuore dei temporanei vincitori di queste sterili aste è rimasta soltanto la passione di prendere, di prendere in fretta, vampate di ira che li spingono contro tutti gli ostacoli, aliti di odori dolciastri di decadenza appiccicati alla loro vita devastata e fradicia. Frivoli, vuoti, con le mani a penzoloni, essi non vedono neanche giungere il momento in cui l’opera fittizia del loro tempo sprofonderà.

Essa sprofonderà perché è contro le leggi stesse del cuore; e – diciamola, questa grande parola – contro le leggi di Dio. Lui solo, per quanto se ne sia riso, dava al mondo il suo equilibrio, orientava le passioni, apriva loro le chiuse del dono completo e dell’amore autentico, suggeriva un senso ai nostri giorni, quali pur fossero le nostre ore e le nostre sciagure. Si potranno convocare tutte le Conferenze del mondo,  ammassare a branchi Capi di Stato, gli esperti economici e i campioni di tutte le tecniche. Essi risponderanno. Decreteranno. Ma, in sostanza, non riusciranno perché l’essenziale lo sfioreranno soltanto.

La malattia del secolo non risiede nel corpo. Il corpo è malato perché l’anima è malata. E’ questa che occorreva, che occorrerà – costi quel che costi – guarire e nuovamente vivificare. In ciò consiste la vera, la grande rivoluzione da fare. Rivoluzione spirituale. O fallimento del secolo. La salvezza del mondo risiede nella volontà delle anime che credono.

Léon Degrelle, Militia

Severa, una santa da non dimenticare

Il_martirio_di_S.SeveraSi riaccendono i riflettori sulla giovane martire sepolta nella spiaggia che da lei prese il nome

di Sandra Mazza

Poco tempo fa è stata rinvenuta nella chiesa di S. Maria Assunta nel castello di Santa Severa un’iscrizione che cita S. Severa Martire, ritrovamento che ha risvegliato l’interesse per questa figura che negli ultimi tempi era stata un po’ messa da parte perché la sua venerazione non ricopre un’estensione geografica di respiro nazionale. Il 5 Giugno dell’anno 298, durante il regno dell’Imperatore Diocleziano, veniva martirizzata a Pyrgi (l’odierna Santa Severa) Severa, giovane romana figlia del Comes millenarius Maximus. La famiglia aveva da tempo abbracciato la fede cristiana e con Severa vennero arrestati anche la madre Secunda ed i fratelli Marcus e Calendinus. La madre morì nella prigionia prima ancora di essere interrogata, mentre i tre fratelli affrontarono il supplizio con flagelli di piombo e vennero sepolti sulla stessa spiaggia teatro dell’esecuzione. L’interrogatorio era stato condotto dal prefetto Flavianus che, in seguito al colloquio drammatico ed intenso intercorso con Severa nel contesto dell’interrogatorio, si convertì anch’egli al Cristianesimo con tale convinzione da affrontare il giudizio e la morte per decapitazione a Centumcellae il 29 Gennaio dell’anno successivo.Un manoscritto dell’anno 850 conservato nella biblioteca dell’Abbazia di Farfa ci fornisce le prime notizie sulla vita, il  processo e l’esecuzione della Martire, inoltre parla specificamente della chiesa costruita sulla tomba della Santa nel corso del sec. V – VI, ubicata sotto il castello sorgente in prossimità della spiaggia e dei due templi di periodo etrusco della zona all’epoca ancora detta Pyrgi. Nel 1068 il Conte Gerardo di Galeria donò all’abbazia di Farfa la chiesa di S. Severa ed il vicino Castello e denomina la zona con il nome della Martire, con una chiara testimonianza dell’avvenuto cambiamento del nome della zona che aveva ormai assunto il nome attualmente ancora in uso. Questo documento presenta però un problema di carattere logistico, infatti il documento precedente, risalente al sec. IX, dice che la chiesa costruita sulla tomba della Santa nel sec.V – VI è ubicata sotto il castello, quindi inglobata nella fortezza, mentre nel 1068 nell’atto di donazione si parla di una chiesa di S. Severa situata vicino al castello. Il dilemma potrebbe essere risolto con un’indagine archeologica da eseguire nei sotterranei del castello. I manoscritti dei sec. XI e XII ricordano la celebrazione della festa di S. Severa ancora il 5 Giugno, ma un codice del sec. XIV, ricordando le vicende del martirio di tutti e quattro i personaggi, già riporta il festeggiamento commemorativo della santa al 29 Gennaio, unitamente ai fratelli Marcus e Calendinus ed al prefetto Flaviano, martirizzato appunto in questo giorno del 299.  Evidentemente si è voluto unire nelle cerimonie celebrative tutti i protagonisti della vicenda. Questa è la data che rimase in vigore fino al 1804, quando, in seguito ad una revisione del calendario, la festa venne spostata all’ultima domenica di Gennaio. Nel 1970, nell’ambito di un altro processo di revisione del calendario, la festa venne sospesa a causa dell’estensione locale della venerazione della Santa, mentre si privilegiarono martiri la cui venerazione avesse un’estensione territorialmente molto ampia. Ma in realtà diverse chiese sparse nel territorio nazionale sono dedicate a questa martire, quali ad esempio quelle rispettivamente ad Ollastra, a San Gavino Monreale, a Gonnosfanadiga, tutte situate in Sardegna. Per quanto riguarda l’iconografia di Santa Severa, disponiamo solo di quadri ed affreschi molto tardi, fino al sec. XVIII, di cui uno nel battistero della chiesa dell’Assunta a Santa Severa e un altro in Sardegna a Santa Giusta, vicino Oristano. La martire è presentata come una giovane donna che presenta ai piedi gli strumenti del suo martirio e reca in mano la palma, anch’essa simbolo di martirio. I risultati dei lavori che hanno portato al ritrovamento dell’iscrizione devono ancora essere pubblicati e quindi non è possibile per il momento avere informazioni più dettagliate, ma sarà sicuramente interessante analizzare i dati che emergeranno dalla pubblicazione e vedere tale iscrizione. Per il momento, però, si può affermare che la sepoltura della santa effettuata sul luogo stesso del martirio non costituisce un evento raro, come ci confermano diverse Passiones, quali il caso dei SS. Giovanni e Paolo, uccisi e sepolti nella loro stessa casa sul Celio, a Roma, o quello di S. Cecilia a Trastevere, sempre a Roma, anch’ella sepolta nella sua casa in cui venne uccisa. Le cronache del tempo riferiscono che nel 1674 le reliquie della martire vennero trasferite sotto l’altare della chiesa di S. Spirito in Sassia, a Roma, chiara indicazione della vitalità della venerazione, ma elemento indicante la decadenza della zona di S. Severa ed il conseguente desiderio delle autorità religiose di salvaguardare i resti della martire e mantenere viva la sua venerazione.

Fonte: orticaweb.it

I nostri maesti| René Guénon: I misfatti della psicanalisi

psicanalisi-634x247Ma su quali principi si basa la psicanalisi? L’elemento caratteristico è che nell’uomo tutto è mosso dai vari bassifondi del proprio essere, come complessi, impulsi irrazionali, libido, istinti animali, tutti insieme in quel calderone chiamato “súbconscio “. Quest’ultimo è il “vero ” motore umano, o meglio di un uomo inesorabilmente aperto verso il basso, privo di qualsiasi possibilità superiore. (via azionetradizionale.com)

di René Guénon

(letteraespirito.wordpress.com) – Se dalla filosofia passiamo alla psicologia, costatiamo che le stesse tendenze vi appaiono, nelle scuole più recenti, sotto un aspetto ben più pericoloso ancora, giacché, invece di tradursi in semplici assunti teorici, esse vi trovano un’applicazione pratica con un carattere decisamente inquietante; i più “rappresentativi” di questi nuovi metodi, dal punto di vista da cui ci poniamo, sono quelli conosciuti sotto la designazione generale di “psicanalisi”. È d’altronde opportuno rilevare che, per una strana incoerenza, questa manipolazione d’elementi che appartengono incontestabilmente all’ordine sottile continua tuttavia ad accompagnarsi, presso molti psicologi, a un atteggiamento materialista, dovuto senza dubbio all’educazione pregressa, e anche alla loro ignoranza della vera natura di questi elementi che essi mettono in gioco [1]; uno dei caratteri più singolari della scienza moderna non è forse quello di non sapere mai esattamente con che ha realmente a che fare, anche quando si tratta semplicemente di forze del dominio corporeo? Ovviamente, peraltro, una certa “psicologia da laboratorio”, risultato del processo di limitazione e di materializzazione nel quale la psicologia “filosofico-letteraria” dell’insegnamento universitario non rappresentava che uno stadio meno avanzato, e che non è più realmente che una sorta di branca accessoria della fisiologia, coesiste sempre con le teorie e i metodi nuovi; ed è a quella che si applica ciò che abbiamo detto precedentemente dei tentativi fatti per ridurre la stessa psicologia a una scienza quantitativa.

Vi è certamente ben più di una semplice questione di vocabolario nel fatto, assai significativo in sé, che la psicologia attuale non consideri altro che il “subconscio”, e non il “superconscio” che dovrebbe esserne logicamente il correlativo; si tratta, senza dubbio, dell’espressione di un’estensione che s’opera unicamente verso il basso, ossia il lato che corrisponde, qui nell’essere umano come altrove nell’ambiente cosmico, alle “fenditure” attraverso le quali penetrano le influenze più “malefiche” del mondo sottile, potremmo anche dire quelle aventi un carattere veramente e letteralmente “infernale”[2]. Certuni adottano anche, come sinonimo o equivalente di “subconscio”, il termine “inconscio”, che, preso alla lettera, sembrerebbe riferirsi a un livello ancora inferiore, ma che, a dire il vero, corrisponde meno esattamente alla realtà; se ciò di cui si tratta fosse veramente inconscio, non vediamo neppure bene come sarebbe possibile parlarne, soprattutto in termini psicologici; e peraltro in virtù di che, se non di un semplice pregiudizio materialista o meccanicistico, si dovrebbe ammettere che esista realmente qualcosa d’inconscio? Comunque, ciò che è ancora degno di nota, è la strana illusione per cui gli psicologi arrivano a considerare degli stati tanto più “profondi” quanto più sono semplicemente inferiori; non v’è forse già in questo un indizio della tendenza ad andare contro alla spiritualità, che sola può esser detta veramente profonda, perché essa sola è inerente al principio e al centro stesso dell’essere? D’altra parte, poiché il dominio della psicologia non s’è esteso verso l’alto, il “superconscio”, naturalmente, le rimane completamente estraneo e del tutto precluso; e, quando le accade di venire in contatto con qualcosa che vi si riferisce, essa pretende puramente e semplicemente di annetterlo assimilandolo al “subconscio”; tale è, segnatamente, il carattere pressoché costante delle sue presunte spiegazioni concernenti cose quali la religione, il misticismo, e anche certi aspetti delle dottrine orientali come lo Yoga; e, in questa confusione del superiore con l’inferiore, c’è già qualcosa che può essere propriamente considerato come una vera sovversione.

Notiamo anche che, con il richiamo al “subconscio”, la psicologia, come del resto la “nuova filosofia”, tende sempre più a congiungersi con la “metapsichica” [3]; e, nella stessa misura, si avvicina inevitabilmente, sebbene forse senza volerlo (almeno per quei suoi rappresentanti che intendono rimanere materialisti malgrado tutto), allo spiritismo e altre cose più o meno simili, che tutte s’appoggiano, in definitiva, sugli stessi oscuri elementi dello psichismo inferiore. Se queste cose, dall’origine e dal carattere più che sospetti, appaiono come movimenti “precursori” e alleati della psicologia recente, e se questa arriva, sia pure per un cammino indiretto, ma proprio per ciò più comodo di quello della “metapsichica” che è ancora posta in discussione in certi ambienti, a introdurre gli elementi in questione nel dominio corrente della cosiddetta scienza “ufficiale”, è molto difficile pensare che il vero ruolo di questa psicologia, nelle attuali condizioni del mondo, possa essere altro che quello di concorrere attivamente alla seconda fase dell’azione antitradizionale. A questo proposito, la pretesa della psicologia ordinaria, poco sopra segnalata, d’annettersi, facendole rientrare a forza nel “subconscio”, certe cose che per la loro stessa natura le sfuggono completamente, si riallaccia ancora, nonostante il suo carattere abbastanza nettamente sovversivo, a quello che potremmo chiamare il lato infantile di tale ruolo, giacché le spiegazioni di questo genere, così come le spiegazioni “sociologiche” di queste stesse cose, sono, in fondo, di un’ingenuità “semplicistica” da sconfinare talvolta nella stupidità; in ogni caso, ciò è incomparabilmente meno grave, quanto alle conseguenze effettive, del lato veramente “satanico” che dobbiamo ora esaminare in modo più preciso per quanto concerne la nuova psicologia.

Questo carattere “satanico” appare con una nettezza tutta particolare nelle interpretazioni psicanalitiche del simbolismo, o di quanto è preso per tale a torto o a ragione; facciamo questa restrizione perché, su questo punto come su tanti altri, se si volesse entrare nel dettaglio, vi sarebbero molte distinzioni da fare e numerose confusioni da dissipare: così, solo per prendere un esempio tipico, un sogno nel quale s’esprime qualche ispirazione “sopra-umana” è veramente simbolico, mentre un sogno ordinario non lo è per nulla, a prescindere dalle apparenze esteriori. Ovviamente gli psicologi delle scuole anteriori molto spesso avevano già tentato, anch’essi, di spiegare il simbolismo a modo loro e di ricondurlo alla misura delle proprie concezioni; in tal caso, se si tratta veramente di simbolismo, queste spiegazioni con elementi d’ordine puramente umano, come sempre avviene quando siano in gioco cose d’ordine tradizionale, disconoscono quel che ne costituisce tutto l’essenziale; se al contrario si tratta realmente solo di cose umane, non è altro che un falso simbolismo, ma il fatto stesso di designarlo con questo nome comporta ancora lo stesso errore circa la natura del vero simbolismo. Ciò vale egualmente per le considerazioni cui si abbandonano gli psicanalisti, ma con la differenza che allora non è più soltanto d’umano che bisogna parlare, ma anche, in larga parte, d’“infra-umano”; si è dunque questa volta in presenza, non più d’un semplice abbassamento, ma d’una sovversione totale; e ogni sovversione, anche se non è dovuta, immediatamente almeno, che all’incomprensione e all’ignoranza (che sono peraltro quanto di meglio si presti a essere sfruttato per un tale uso), è pur sempre, in se stessa, propriamente “satanica”. Del resto, il carattere generalmente ignobile e ripugnante delle interpretazioni psicanalitiche costituisce, a questo proposito, un “marchio” che non lascia dubbi; e ciò che è ancora particolarmente significativo dal nostro punto di vista, è che, come abbiamo mostrato altrove [4], questo stesso “marchio” si ritrova precisamente anche in certe manifestazioni dello spiritismo; occorrerebbe sicuramente una forte dose di buona volontà, se non una completa cecità, per non vedervi ancora nient’altro che una semplice “coincidenza”. Naturalmente gli psicanalisti possono, nella maggioranza dei casi, essere incoscienti quanto gli spiritisti di quel che realmente sta sotto a tutto ciò; ma gli uni e gli altri appaiono egualmente come “diretti” da una volontà sovversiva che utilizza in entrambi i casi elementi dello stesso ordine, se non esattamente identici, volontà che, qualunque siano gli esseri in cui si incarna, è almeno lei certamente ben cosciente presso di loro, e risponde a delle intenzioni senza dubbio molto diverse da tutto quello che possono immaginare coloro che sono solamente gli strumenti incoscienti attraverso i quali si esercita la loro azione.

In queste condizioni, è più che evidente lo scopo principale della psicanalisi, che è la sua applicazione terapeutica, non può che essere estremamente pericolosa sia per chi vi si sottopone, e anche per chi l’esercita, poiché queste cose sono di quelle che non si maneggia mai impunemente; non sarebbe esagerato vedervi uno dei mezzi specialmente attuati per accrescere il più possibile lo squilibrio del mondo moderno e condurlo verso la dissoluzione finale [5]. Coloro che praticano questi metodi, non ne dubitiamo, sono al contrario ben persuasi del beneficio dei loro risultati; ma è proprio grazie a questa illusione che la loro diffusione è resa possibile, ed è qui che si può cogliere tutta la differenza esistente tra le intenzioni di questi “praticoni” e la volontà che presiede all’opera di cui essi non sono che ciechi collaboratori. In realtà, la psicanalisi non può avere se non l’effetto di portare alla superficie, rendendolo chiaramente cosciente, tutto il contenuto di quei “bassifondi” dell’essere che formano quel che viene chiamato propriamente il “subconscio”; quest’essere, peraltro, è già per ipotesi psichicamente debole, poiché, se fosse altrimenti, non proverebbe affatto il bisogno di ricorrere a una trattamento di tal sorta; egli è quindi ancor più incapace di resistere a questa “sovversione”, e rischia seriamente di affondare irrimediabilmente nel caos delle forze tenebrose imprudentemente scatenate; se anche riuscisse nonostante tutto a sfuggirvi, ne conserverà tuttavia, per tutta la vita, un’impronta che sarà in lui come una “macchia” indelebile.

Sappiamo bene quel che certuni potrebbero qui obiettare invocando una similitudine con la “discesa agli Inferi”, quale s’incontra nelle fasi preliminari del processo iniziatico; ma una tale assimilazione è completamente falsa, poiché il fine non ha nulla in comune, non più d’altronde delle condizioni del “soggetto” nei due casi; si potrebbe solo parlare di una sorta di parodia profana, e questo già basterebbe a conferire a tutto ciò un carattere di “contraffazione” piuttosto inquietante. La verità è che questa pretesa “discesa agli Inferi”, che non è seguita da nessuna “risalita”, è semplicemente una “caduta nel pantano”, seguendo il simbolismo usitato in certi Misteri dell’antichità; è noto che questo “pantano” era segnatamente raffigurato lungo la strada che conduceva a Eleusi, e coloro che vi cadevano erano dei profani che pretendevano all’iniziazione senza essere qualificati a riceverla, e che dunque erano vittime solo della loro imprudenza. Aggiungeremo solo che “pantani” del genere esistono veramente sia nell’ordine macrocosmico sia in quello microcosmico; ciò si riallaccia direttamente alla questione delle “tenebre esteriori” [6], e si potrebbero ricordare, a questo proposito, certi testi evangelici il cui senso concorda esattamente con quanto abbiamo appena indicato. Nella “discesa agli Inferi”, l’essere esaurisce definitivamente certe possibilità inferiori per potersi quindi elevare agli stati superiori; nella “caduta nel pantano”, le possibilità inferiori s’impadroniscono al contrario di lui, lo dominano e finiscono per sommergerlo completamente.

Anche qui abbiamo parlato di “contraffazione”; questa impressione è grandemente rafforzata da altre constatazioni, come quella della snaturazione del simbolismo che abbiamo segnalato, snaturazione che tende d’altronde a estendersi a tutto quello che comporta essenzialmente degli elementi “sopra-umani”, come dimostra l’atteggiamento assunto nei confronti della religione [7], e anche delle dottrine d’ordine metafisico e iniziatico come lo Yoga, che non sfuggono di più a questo nuovo genere d’interpretazione, al punto che certuni arrivano ad assimilare i loro metodi di “realizzazione” spirituale ai procedimenti terapeutici della psicanalisi. Vi è in ciò qualcosa di ancor peggiore delle deformazioni più grossolane in voga egualmente in Occidente, come quella che vuole vedere nei metodi dello Yoga una sorta di “cultura fisica” o di terapia d’ordine semplicemente fisiologico, poiché queste sono, per la loro stessa grossolanità, meno pericolose di quelle che si presentano sotto parvenze più sottili. La ragione non è solo che queste ultime rischiano di sedurre delle menti sulle quali le altre non saprebbero avere alcuna presa; questa ragione esiste sicuramente, ma ce n’è un’altra, di portata molto più generale, che è quella stessa per cui le concezioni materialiste, come abbiamo spiegato, sono meno pericolose di quelle che fanno appello allo psichismo inferiore. Beninteso, il fine puramente spirituale, che solo costituisce essenzialmente lo Yoga come tale, e in difetto del quale l’impiego stesso di tale termine non è che una vera derisione, è completamente misconosciuto in entrambi i casi; infatti, lo Yoga non è una terapia psichica più di quanto sia una terapia corporea, e i suoi procedimenti non sono in alcun modo né ad alcun grado un trattamento per malati o squilibrati di sorta; ben lungi, si rivolgono al contrario a esseri che, per poter realizzare lo sviluppo spirituale che è la loro unica ragion d’essere, devono già essere, per naturale disposizione, il più perfettamente equilibrati possibile; si tratta di condizioni che, com’è facile comprendere, rientrano strettamente nella questione delle qualificazioni iniziatiche[8].

Non è ancora tutto, e c’è anche un’altra cosa, riguardo alla “contraffazione”, che è forse ancor più degna di nota di tutto quel che abbiamo menzionato sinora: è l’obbligo imposto, a chiunque intenda praticare professionalmente la psicanalisi, d’essere egli stesso previamente “psicanalizzato”. Questo implica innanzitutto il riconoscimento che l’essere che ha subito questa operazione non sarà mai più qual era prima, o che, come dicevamo prima, essa gli lascia un’impronta indelebile, come l’iniziazione, ma in qualche modo in senso inverso, poiché, invece di uno sviluppo spirituale, si tratta qui d’uno sviluppo dello psichismo inferiore. D’altra parte, vi è qui un’evidente imitazione della trasmissione iniziatica; ma, posta la diversità di natura delle influenze che intervengono, e siccome vi è pur sempre un risultato effettivo che non consente di considerare la cosa ridotta a un semplice simulacro senza alcuna portata, questa trasmissione sarebbe piuttosto paragonabile, in realtà, a quella che si pratica in un dominio come quello della magia, e anche più precisamente della stregoneria. Vi è peraltro un punto alquanto oscuro, riguardo all’origine stessa di questa trasmissione: siccome è evidentemente impossibile dare ad altri ciò che non si possiede, e siccome l’invenzione della psicanalisi è d’altronde del tutto recente, donde i primi psicanalisti hanno ricevuto i “poteri” che trasmettono ai loro discepoli, e da chi essi stessi hanno potuto essere per primi “psicanalizzati”? Questa domanda, che ci pare alquanto logico porre, almeno per chiunque sia appena capace di riflettere, è probabilmente molto indiscreta, ed è più che dubbio che riceva mai una risposta soddisfacente; ma, a dire il vero, non ce n’è bisogno per riconoscere, in una tale trasmissione psichica, un altro “marchio” veramente sinistro per gli accostamenti che comporta: la psicanalisi presenta, da questo lato, una rassomiglianza piuttosto terrificante con certi “sacramenti del diavolo”!

* R. Guénon, Le Règne de la Quantité et les Signes des Temps, Gallimard, Paris, 1945, cap. XXXIV.

1. Il caso dello stesso Freud, il fondatore della “psicanalisi”, è tipico da questo punto di vista, poiché egli non ha mai cessato di proclamarsi materialista. – Un’osservazione di sfuggita: come mai i principali rappresentanti delle nuove tendenze, come Einstein in fisica, Bergson in filosofia, Freud in psicologia, e molti altri ancora di minore importanza, sono quasi tutti d’origine ebraica, se non perché vi è in ciò qualcosa che corrisponde esattamente al lato “malefico” e dissolvente del nomadismo deviato, che predomina inevitabilmente presso gli Ebrei distaccati dalla loro tradizione?

2. Va notato, a questo proposito, che Freud ha posto, all’inizio del suo Traumdeutung, la seguente epigrafe molto significativa: «Flectere si nequeo superos, Acheronta movebo» (Virgilio, Eneide, VII, 312).

3. Fu del resto lo “psichista” Myers a inventare l’espressione subliminal consciousness, che, per amore di brevità, fu sostituita un po’ più tardi, nel vocabolario della psicologia, con la parola “subconscio”.

4. Vedere L’Erreur spirite, parte II, cap. X.

5. Un altro esempio di questi mezzi è dato dall’uso similare della “radioestesia”, poiché, anche là, ci sono, in molti casi, elementi psichici della stessa qualità che entrano in gioco, anche se si deve riconoscere che non si presentano sotto l’aspetto “repellente” che è così evidente nella psicanalisi.

6. Ci si potrà riportare qui a quel che abbiamo indicato più sopra a proposito del simbolismo della “Grande Muraglia” e della montagna Lokâloka.

7. Freud ha consacrato all’interpretazione psicanalitica della religione uno speciale libro, nel quale le sue proprie concezioni sono combinate con il “totemismo” della “scuola sociologica”.

8. Su un tentativo d’applicazione delle teorie psicanalitiche alla dottrina taoista, ciò che è ancora dello stesso ordine, vedere lo studio d’André Préau, La Fleur d’or et le Taoïsme sans Tao, che ne è un’eccellente confutazione.

Fonte: www.letteraespirito.wordpress.com/rene-guenon-i-misfatti-della-psicanalisi/

Strage di Gorla: Azionepuntozero ricorda l’infame attacco del 20 ottobre 1944

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In occasione del 70° anniversario del bombardamento americano nel quale fu rasa al suolo la scuola elementare “Francesco Crispi”, del quartiere milanese di Gorla, che causò la morte di 184 bambini, Azionepuntozero ricorda questo triste avvenimento e onora la memoria di chi senza colpa ha pagato con la vita il prezzo di una guerra ignobile.

Con un striscione recante il messaggio „Gorla ’44 RICORDIAMO 184 ANGELI AMMAZZATI DAI VOSTRI ALLEATI”, esposto simbolicamente in prossimità di una  scuola di Santa Marinella, Azionepuntozero ha voluto ricordare l’infame attacco del 20 ottobre del 1944 (quasi del tutto ignorato dalle attuali generazioni), in cui persero la vita 184 bambini, i loro insegnati e alcuni genitori che al suono delle sirene d’allarme erano accorsi per mettere in salvo i propri figli.

Consideriamo che la memoria si onora con l’azione e che sia un dovere di ogni Italiano e uomo di buona fede, che abbia come valori la Verità e la Giustizia, far ricordare la memoria dei martiri e fare luce sulle menzogne della propaganda del pensiero unico “liberatore” che oggi come ieri continua impunemente a condurre guerre coloniali in Iraq, Afghanistan, Libia… così come sono state a loro tempo le guerre in Vietnam, Serbia, e altre ancora.

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20/10/1944 – Strage di Gorla, 70° anniversario

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Il 20 ottobre del 1944 rimane tristemente impresso nella Memoria del popolo italiano per essere stato il giorno in cui i “Liberatori” americani diedero sfoggio di tutto il loro rispetto dei diritti e della vita umana con un devastante attacco aereo sul quartiere milanese di Gorla. In tale attacco fu rasa al suolo la scuola elementare “Francesco Crispi”, uccidendo 184 bambini, i loro insegnati e alcuni genitori che al suono delle sirene d’allarme erano accorsi per mettere in salvo i propri figli.

Anche questo episodio, come innumerevoli altri che si verificarono in Italia e in Europa tra il 1943 e il 1945, non fa che rivelare al mondo il vero volto di coloro i quali si contrapposero all’Italia, alla Germania e al Giappone nel corso di quel devastante scontro –  avvenuto tra due opposte visioni della vita e del mondo ancor prima che tra le potenze mondiali – che fu la Seconda Guerra Mondiale.

I cosiddetti Alleati anglo-americani e sovietici, a dispetto di tutte le menzogne della martellante propaganda giornalistica,letteraria, cinematografica ecc. non condussero affatto una eroica crociata per liberare i popoli dalla tirannia e dal terrore del nazismo e del fascismo. Quella che intrapresero fu piuttosto una guerra di conquista coloniale (del tutto simile a quelle condotte in Vietnam, Afghanistan e Iraq, davanti alle quali oggi ci si scandalizza) portata avanti in modo lucidamente spietato.  I bombardamenti e i mitragliamenti aerei sui civili, così come le violenze, le stragi e le deportazioni commesse dalle truppe alleate, spesso fiancheggiate dai traditori dell’ 8 settembre, non furono certo episodi casuali o isolati. Furono parte di una strategia ben definita, attraverso la quale i “Paladini della Libertà” intendevano causare la massima distruzione e il massimo numero di morti possibile, per dimostrare che chiunque avesse osato opporsi sarebbe stato distrutto.

Le affermazioni dei comandi alleati, che tentarono di giustificare tali episodi come “errori” o “disobbedienze della truppa o dei singoli soldati” sono del tutto infondate. Il 20 ottobre del 1944 furono compiute due incursioni aeree su Milano, che stando alla versione fornita dal comando della 15esima Air Force erano dirette agli stabilimenti industriali dell’ Alfa Romeo, della Breda e della Isotta Fraschini. Tutte queste industrie avevano da tempo trasferito la produzione bellica in  provincia o addirittura in Germania,  gli stabilimenti milanesi erano quindi degli obiettivi del tutto neutri. Secondo quanto affermato dal comando americano, l’aereo di testa della formazione d’attacco  commise un errore durante il viaggio di avvicinamento verso Milano. La rotta dell’aereo, e quindi dell’intera formazione, risultò essere alterata in modo tale da non consentire il raggiungimento dell’obiettivo stabilito. Tuttavia il rientro alla base era impraticabile, in quanto il carico di bombe era ormai innescato e l’atterraggio avrebbe potuto mettere in pericolo gli equipaggi degli aerei.

A questo punto, anziche spostarsi verso le campagne di Cremona o verso il Mar Adriatico, il comandante decise di interpretare a modo suo il piano d’ attacco, dirottando l’intera formazione sull’abitato di Milano per liberarsi dello scomodo carico. Fu così che 35 bombardieri americani rovesciarono 350 bombe su un quartiere densamente popolato, una delle quali centrò la scuola elementare con i risultati che conosciamo.

Nonostante la sconfitta militare e nonostante il cumulo di menzogne che ormai da settanta anni ci viene propinato noi siamo ancora qui, per conservare la memoria quei bambini innocenti, sacrificati sull’altare della santa democrazia e del liberal capitalismo e per l’onore di tutti coloro combatterono e persero la vita nel tentativo di opporsi alla marea montante. Il loro sacrificio non è stato inutile e non sarà mai dimenticato.

AzionePuntoZero

La fabbrica della manipolazione – Recensione di E. Galoppini

la-fabbrica-della-manipolazione-libro-73835-634x885Presentiamo la recensione del libro di Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta, “La fabbrica della manipolazione. Come i poteri forti plasmano le nostre menti per renderci sudditi del Nuovo Ordine Mondiale“, Arianna Editrice, Bologna 2014.
 

 di Enrico Galoppini

(eurasia-rivista.org) – Qual è La fabbrica della manipolazione di cui scrivono Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta nel loro ultimo libro pubblicato da Arianna Editrice?

Chi più, chi meno, tutti abbiamo sentore del fatto che è in opera, da parte di quelli che in copertina vengono definiti i “poteri forti”, un plagio globale che utilizza strumenti come i mass media e la cultura. Eppure relativamente pochi sono quelli che hanno compreso che l’obiettivo di una “manipolazione” che ha per oggetto le menti e i cuori è quello di “renderci sudditi del Nuovo Ordine Mondiale” (cito ancora dalla copertina).

Tuttavia, prima di entrare in alcuni dettagli, sarà bene puntualizzare queste due definizioni.
È difatti piuttosto in auge tirare in ballo i “poteri forti” ogniqualvolta un personaggio in vista viene fatto oggetto di virulenti attacchi (mediatici, giudiziari ecc.), fino a provocarne eventualmente la caduta in disgrazia. Ogni fazione agita questo spauracchio per difendere le proprie posizioni sotto attacco, ma alla fine nessuno – compresi quelli in vena di “rivelazioni” come l’ex ministro Tremonti – ha mai spiegato bene di che cosa si tratti. Probabilmente perché non se ne comprende la vera natura o semplicemente perché non si può parlare più di tanto (esiste per la verità anche la terza ipotesi: molti “rivelatori” non sarebbero altro che dei “guardiani della soglia” la cui funzione è quella di lasciar trapelare ciò di cui sono stati incaricati, persino a loro insaputa).

Anche sul “Nuovo Ordine Mondiale” è stata scritta e detta una montagna di cose, ma raramente si va al centro del problema, che non è semplicemente d’ordine politico, economico, sociale e culturale. O meglio, è tutto ciò assieme, ma in un amalgama che sfocia in quello che convenzionalmente viene definito l’ambito “spirituale”. Per questo non bastano a spiegare la questione gli oramai scontati riferimenti agli Illuminati di Baviera o a qualche altra, seppur potente, congrega. Anche i famigerati “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”, se interpretati come la prova provata di un “complotto giudaico”, rappresentano una potente forma di depistaggio.

I “poteri forti” individuati da Perucchietti e Marletta non sono perciò quelli della finanza o dell’industria, della politica o della cultura, ma sono in un certo senso una sintesi di tutto questo, o per meglio dire sono degli ambienti, diretti da individualità “eccezionali” agli ordini di entità maligne, che agendo anche nei suddetti domini si prefiggono proprio obiettivi di carattere eminentemente “spirituale” (sebbene “a rovescio”).
Siamo di fronte, dunque, ad una manipolazione su ampia scala e nei più reconditi anfratti della psiche umana, finalizzata all’instaurazione di una parodia della Realizzazione, al livello dell’individuo, e dell’Impero, a quello delle comunità umane (qualcuno ricorderà come per alcuni anni sia circolata – anche in ambienti cosiddetti “antagonisti” – l’idea che l’America rappresenti l’ultima manifestazione dell’idea di Impero).

Alla luce di questo, è apprezzabile che gli autori citino in apertura René Guénon, ricordandone le riflessioni sulla diffusione degli “stati d’animo”. Tuttavia, i riferimenti al metafisico francese entrato in Islam (ma non “convertito” come s’intende correntemente) finiscono qua, anche se è intuibile una matrice culturale dei due autori che, sebbene non strettamente “tradizionalista”, tiene nel debito conto l’insostituibile bussola fornita sia dal Guénon che dagli altri esponenti della Tradizione Perenne.

Il libro che recensiamo, dunque, pur non avendo alcuna pretesa di sostituirsi a pietre miliari quali La crisi del mondo moderno e Il regno della quantità e i segni dei tempi dello stesso Guénon, nei quali è contenuto – con una facoltà di preveggenza sbalorditiva – tutto quel che poi s’è puntualmente verificato e si verificherà, rappresenta un’esauriente panoramica di tutti i vari fenomeni del disordine contemporaneo, in specie sul piano del mentale (e dello pseudo-spirituale, quindi), che minano l’integrità stessa dell’essere umano sottoponendolo alla peggiore di tutte le schiavitù.

Che non è ancora quella del “Nuovo Ordine Mondiale”, sebbene i suoi adepti siano effettivamente aberranti e ripugnanti, bensì quella del proprio ego, ovvero quel “satana interiore” che, una volta preso a propria guida ci conduce dritti verso il fallimento in questa vita e nell’altra.

Questo va chiarito anche in sede di recensione perché altrimenti potrebbe esistere il concreto rischio che un lettore di opere come questa, che hanno l’indubbio pregio di aprire gli occhi su una “cospirazione” di cui gli stessi autori non nascondono la radice satanica, vengano mal interpretate e addotte a pretesto per gettarsi in un pessimismo cosmico o in uno stato di agitazione mista a rabbia dovuto all’effettiva enormità delle questioni qui descritte, analizzate e ricondotte ad un’unica essenziale matrice.

Fatta questa necessaria premessa, veniamo ai contenuti del presente libro, che in buona sostanza – senza aver la pretesa di indicare una “via” – ha lo scopo di mettere in guardia dai numerosi inganni che la “civiltà moderna” sta sempre più rapidamente offrendo, e, in particolare, dai loro suadenti e pericolosissimi araldi, i quali sono abili nel presentarsi a masse disorientate (perché senza quei solidi strumenti che sono le religioni quando non diventano un’ideologia identitaria) come dispensatori di sempre nuovi ed accattivanti “paradisi”.

Ecco perché diverse pagine del libro sono dedicate alle droghe allucinogene, che hanno visto alcuni dei loro “profeti” (questi, ad onor del vero, in maggioranza ebrei, come altri esponenti di spicco della “controcultura”) andare a braccetto coi peggiori settori dei servizi segreti occidentali, in un coacervo di “esperienze” finalizzate al controllo mentale e allo sviluppo di certi “poteri della mente”.

In fondo, aggiungiamo noi, è l’intero mondo moderno, con l’illusione che sia l’unica e vera realtà, ad essere un’allucinazione, quindi non sorprende che in questo contesto abbiano avuto parte anche gli allucinogeni veri e propri, i quali hanno ispirato certa letteratura e, in seconda battuta, anche certo cinema (altra droga di massa, assieme ai videogiochi, ora che è in modalità tridimensionale) dai contenuti fantascientifici e preveggenti perché di fatto predittivi di ciò che bolliva in pentola.

La musica delle cosiddette “star” (che sempre più, da veri “divi di Stato”, ostentano il loro “impegno” politico e sociale) s’inscrive nel medesimo filone deviato e a sua volta deviante, mentre l’arte moderna (anch’essa sostenuta dai servizi segreti occidentali), coi suoi obbrobri non ha altro fine che destrutturare la naturale gerarchia interna degli esseri umani (pp. 131-134).

La televisione – lungi dall’essere superata – è poi il perno di tutto quest’apparato di manipolazione, tanto che secondo gli autori, i quali basano le loro affermazioni anche sulle ammissioni degli stessi manipolatori, essa è una droga a tutti gli effetti, con cui sperimentare nella mente dei tele-sudditi tecniche note in psichiatria che fanno uso di diabolici stratagemmi quali i messaggi subliminali e l’ipnosi.

Internet e l’utopia dell’interconnessione di tutto e tutti non fa che perfezionare il meccanismo, offrendo la possibilità di crearsi “nuovi mondi” e “seconde vite” apparecchiate per sfuggire dalla propria responsabilità e dall’accettazione della propria condizione, che da sempre è stata il prerequisito per ogni ulteriore progresso spirituale.

Nell’armamentario dei burattinai al servizio del maligno non mancano poi attrezzi sfoderati più di recente, come la “ideologia di genere” (cap. 3), di cui abbiamo già riferito nella recensione di un altro libro dei medesimi autori e che attraverso omosessualismo, denatalismo, abortismo ed altre delizie punta alla distruzione della famiglia in nome del “diritto di scelta”, della “tolleranza” e della “diversità”.

In definitiva, questa gigantesca opera di traviamento in cui ha la sua parte anche la scuola (cap. 5) con la sua “autorevolezza”, si esplica nell’imposizione, palese ed occulta, di “modelli” ai quali i “perfetti cittadini” sono tenuti a conformarsi. I paradigmi scolastici si radicano ancor più in profondità dei contenuti, ma gli uni e gli altri forgiano un “cittadino modello” che, per esempio, non sospetterà mai nulla al riguardo dell’inganno della Teoria evoluzionista e delle sue innumerevoli implicazioni sociali, economiche e politiche.

Quello che invece i mansueti abitanti del “mondo globale” non devono fare è evidente, se si pensa che uno degli obiettivi principali degli adepti della dissoluzione è la distruzione delle religioni. Un’impresa, questa, per la verità non troppo difficile a causa dell’inadeguatezza dei loro stessi rappresentanti ufficiali. Che dire, per esempio, di fronte a “cattolici da Onu” o Papi che auspicano un “Nuovo ordine mondiale” e che per stare “al passo coi tempi” giustificano ogni deviazione dalla Retta via impegnandosi sistematicamente nell’ingenerare dubbi e confusione tra i fedeli? Ma anche le altre religioni, sotto quest’aspetto, non stanno certo meglio, se solo si riflette sulla bancarotta dottrinale e morale (coi suoi risvolti geopolitici) di un certo “Islam ufficiale”. È quello che Perucchietti e Marletta indicano come lo “svuotamento dall’interno” delle religioni, preludio all’ottimistica “religione fai da te” (New Age).

Il “relativismo” religioso, e quindi etico, produce indifferentismo verso ciò che è vero e falso, verso il giusto e lo sbagliato. Tutto alla fine è giustificato, purché risponda alla massima satanista del “fai ciò che vuoi”.
Che poi si tratti di una falsificazione, perché ontologicamente falsa è la fonte del messaggio relativista, è un altro paio di maniche, ma chi ha sviluppato una certa profondità di visione non avrà difficoltà nel constatare che in questo sistema non è affatto vero che ciascuno può fare quello che vuole. Ma questo viene fatto credere incessantemente, se non esplicitamente, attraverso l’appropriazione intima di modelli e stili di vita, perché un essere umano che s’illude di essere completamente “libero” è praticamente il più manipolabile che esista. Difatti, qualsiasi “occidentale” soddisfatto d’esser tale ha l’assoluta certezza che in ogni tempo e in ogni luogo sono sempre stati meno “liberi” che adesso in Occidente.

Ecco uno degli “stati d’animo” di cui sopra, le cui implicazioni sono innumerevoli e descritte anche in questo libro: dalla “guerra al terrorismo” alla “islamofobia”, fino alla “esportazione della democrazia” in cui gran parte l’hanno enti che tra le loro priorità pongono, una volta messa a segno una “rivoluzione” in qualche parte del pianeta, la profonda e drastica ristrutturazione delle società e delle scale valoriali.
In questo quadro di sovversioni, la “crisi” giunge a fagiolo, anzi viene creata ad hoc come “stato d’animo” di un’epoca nella quale si devono far accettare dei rapidi e profondi cambiamenti altrimenti difficili da digerire.

Al termine dei quali, paventano gli Autori, si pone “l’agenda transumanista”, la quale è né più né meno che – in salsa ipertecnologica o biotecnologica – il sogno prometeico dell’uomo-dio. La digitalizzazione della vita dei moderni occidentali, oltre ad avere delle implicazioni radicali sul modo in cui essi percepiscono se stessi e il loro posto nel mondo, finisce per risolversi nel contrario di quello che sembra: l’autoannientamento volontario dell’individuo, come previsto dal romanzo distopico di George Orwell 1984.

Come in quell’incubo che va travasandosi nella realtà, i “poteri forti” non si stanno più accontentando di una passiva obbedienza, ma cercano in ogni modo di violare anche quell’ultimo Sancta Sanctorum che alberga nel cuore di ognuno.

Sotto quest’ultimo terrificante aspetto tutte le tradizioni regolari sono concordi nel riferire che non praevalebunt. Per questo, come scrivevamo all’inizio, un conto è essere informati e avvertiti dei pericoli che ci circondano e che tentano d’insinuarsi anche in ciò che abbiamo di più caro e prezioso, un altro è lasciarsi andare ad un senso d’impotenza paralizzante che, non va sottaciuto, è uno degli esiti desiderati da chi ha il compito per così dire ‘statutario’ di farci fallire in questa “prova” che è la vita, alimentando col nostro stesso fallimento le fiamme di quegli inferni dei quali – mentre credono agli Ufo e ad altre illusioni – i moderni si prendono sconsideratamente gioco.

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I nostri maestri|Léon Degrelle: l’agonia del secolo [parte prima]

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Amare? Perché amare?

L’essere umano si è barricato dietro il proprio egoismo e il proprio piacere. La virtù ha abbandonato il suo canto naturale. Ci si burla dei suoi vecchi riti. Le anime soffocano. Oppure esse sono state liquidate dietro lo schermo delle abitudini e delle convenzioni. La felicità è divenuta, per l’uomo e per la donna, un mucchio di frutti che essi divorano in fretta e in cui affondano rapidamente i denti e basta, per poi ributtarli alla rinfusa – corpi rovinati, anime rovinate -, una volta esaurita la frenesia passeggiera, in cerca già di altri frutti più eccitanti o più perversi. L’aria e carica di tutti i rinnegamenti morali e spirituali. I polmoni aspirano invano a un alito di aria pura, alla freschezza di uno spruzzo di mare rasente la sabbia.

I giardini interiori dell’uomo hanno perduto i loro colori e i loro canti di uccelli. L’amore stesso, anch’esso non si dona più. Che cosa rimane ancora dell’amore, la più bella parola del mondo, avvilita al rango di passatempo fisico, istintivo e interscambiabile?

Pure, la sola felicità risiedeva nel dono, la sola felicità che consolava, che inebriava come il profumo intenso dei frutti delle foglie d’autunno. La felicità esiste solo nel dono, nel dono completo; il suo disinteresse gli conferisce i sapori dell’eternità; esso ritorna alle labbra dell’anima con una soavità immateriale.

Donare! Aver visto gli occhi che brillano per essere stati compresi, colpiti appagati!

Donare! Sentire le grandi onde di felicità che fluttuano come acque danzanti su di un cuore pavesato all’improvviso di sole!

Donare! Aver colto le fibre segrete che tessono i misteri della sensibilità!

Donare! Avere il gesto che consola, che toglie alla mano il suo peso di carne, che consuma il bisogno di essere amato! Allora il cuore diventa leggero come il polline. Il suo piacere si innalza come il canto dell’usignolo, voce ardente che nutre le ombre. Noi brilliamo di gioia. Abbiamo vuotato questa potenza di felicità che non avevamo ricevuto per noi, che ci colmava, e noi dovevamo riversarla: così come la terra che non può contenere all’infinito la vita delle fonti e la lascia prorompere sotto i crochi e le giunchiglie, o nelle fenditure delle verdi rocce.

Ma da mille fessure disseccate le fonti spirituali hanno cessato di sgorgare. La terra non riversa più questo dono che la rigonfiava. Essa trattiene la propria felicità. la soffoca.

Léon Degrelle, Militia

Programma delle attività culturali del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite (GATC)

Pubblichiamo di seguito il programma delle attività del GATC, la principale ONLUS del territorio impegnata a tempo pieno attraverso conferenze, convegni, pubblicazioni e tanto altro a coltivare e valorizzare le ricchezze archeologiche del territorio cerite. 

17 ottobre  – 13 dicembre 2014 

CONFERENZE

Castello di Santa Severa – Museo del Mare, ore 18.00 Ingresso libero.

 

Sabato 25 ottobre

“I giochi nell’antichità”

A cura di  Gaetano Bellucci e Silvana Cristofoli

 

Sabato 8 novembre

Torre Chiaruccia e Guglielmo Marconi:

Santa Marinella protagonista della nascita delle microonde”

 A cura di Claudio Caneva

 

Sabato 22 novembre

“La pirateria ieri e oggi: un’attività redditizia”  

A cura di Pierluigi Saladini

 

Sabato 29 novembre

“La granulazione nell’oreficeria etrusca: tecniche e significati estetici”

A cura di Aldo Ferdinandi

 

Sabato 6 dicembre

“Ager Caeretanus: il popolamento di epoca tardo antica nel litorale ceretano tra Alsium e Pyrgi”

A cura di Flavio Enei

 

VISITE ED ESCURSIONI 

Venerdi 17 ottobre

CASTEL CAMPANILE

Inaugurazione dei pannelli illustrativi e visita guidata al sito medievale.
Ore 15,00: inaugurazione pannelli, ore 16,00 visita guidata (difficoltà: facile, km 3, tempo 2 ore). Prenotazione obbligatoria, segreteria Gatc – contributo libero. Possibilità di cena presso l’agriturismo “Casale del Castellaccio” (prenotazioni  tel. 06 61697654).

 

Domenica 19 ottobre

BOMARZO

Escursione alla “piramide etrusca”, un eccezionale monumento alto 16 mt ricavato interamente in un masso tufaceo, di cui le vere funzioni sono ancora sconosciute – visita dell’abitato medievale abbandonato e della torre di Chia. A cura di Fabio Papi. Difficoltà: media, km 9, dislivello 150 mt, tempo: 6 ore – mezzi propri – pranzo al sacco. Contributo libero. App.to Castello Santa Severa ore 8,30 Consigliato solo a persone con un adeguato allenamento fisico. Prenotazione obbligatoria.

Venerdi 7 novembre

“DA GUERCINO A CARAVAGGIO”

Visita guidata alla mostra. Roma, Palazzo Barberini, ore 16. A cura di Nicoletta Retico.
Costo 15 euro a persona, comprensivi di biglietto e prenotazione. Adesione entro il 30 ottobre.

Domenica 16 novembre

MACCARESE

Visita guidata al Castello di San Giorgio-Rospigliosi e all’Ecomuseo di Maccarese, dedicato alla storia della campagna romana con collezione di oggetti, attrezzi, video, foto, documenti dell’epoca della bonifica. App.to Maccarese, via della Pace, ingresso museo ore 10,00. Biglietto € 5.

 

CORSI

 

“ACCADEMIA DELLE ARTI DI PYRGI”

PITTURA: lunedì 16.30-18.30
STORIA DELL’ARTE: giovedì 17-18.30
STORIA DELLA MUSICA: lunedì 17-18.30
OREFICERIA: sabato 15-18 (termina il 18 OTTOBRE)
SCRITTURA CREATIVA: giovedì 16-17.30 (da novembre)
RESTAURO DEL LEGNO: sabato 15-18
FOTOGRAFIA: sabato 15-18 (dal 18 OTTOBRE)
SARTORIA TEATRALE: martedì 15-18 (dal 21 OTTOBRE)
GRAFICA: martedì 15.30-17.30
TEATRO OLISTICO: sabato 15-17
ERBORISTERIA: da marzo a maggio

 

Ultimo giovedì del mese: Serata Cinema

Cineforum con dibattito

 

(Programmi dettagliati: www.accademiapyrgi.blogspot.com. Per info – 340.0748716) 

 

Sabato 13 dicembre

 

CONVEGNO

“Volontari per i Beni Culturali: 15 anni di impegno civile del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite”

 

Santa Marinella – Sala Flaminia Odescalchi, via della Libertà 19

Ore 16-20. A seguire cena sociale di fine anno.

 

PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

Gruppo Archeologico del Territorio Cerite (ONLUS)

Castello di Santa Severa c/o Museo del Mare

Tel. 0766/571727 Mar. Gio. Sab. ore 10-12 – segreteria@gatc.it   –   www.gatc.it

 

 

 

 

Sabato 25/10: Alere Flammam – tributo all’ausiliaria Nadia Sala

locandina Nadia Sala 251014

 

sabato 25 ottobre ore 17.30 
Via Scirè 21/23 – Roma

Alere Flammam. Tributo all’Ausiliaria Nadia Sala

“Una fiamma non può piegarsi a terra, ma solo salire ed ergersi dritta verso il cielo!“

PROGRAMMA:

– Conferenza con: Velia Mirri (SAF); Stelvio Dal Piaz (Combattente RSI); Ezio Zamboni Sala (Giornalista)

– Mostra fotografica sul SAF

– Apericena e Concerto

Evento a cura del Cuib Femminile della Comunità Militante Raido con la collaborazione di:

– VenetaArditaMente – VFS
– Casa d’Italia Colle Verde
– Azione Punto Zero
– il Fascio Etrusco
– RNCR RSI