Ordo Teutonicus |Niemals! Emporio Legionario

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“Un cavaliere invidioso non otterrà mai onore, e poiché egli è anche un uomo invidioso che vuol avvantaggiarsi dell’onore, sarà disonorato due volte senza ottenere nulla. Per questo motivo gli uomini d’onore odiano quelli invidiosi e non mostrano loro alcun favore.”

cit. Codice Cavalleresco

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I nostri maestri|Léon Degrelle: Il fuoco e le ceneri [parte terza]

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Il mondo in cui viviamo è diventato veramente, per larga parte, un mondo di amorali, tanto sicuri di loro stessi?… Coloro che si ostinano a immaginare ancora una umanità che elevate virtù potrebbero abbellire, sono veramente esseri anacronistici, non evoluti, attaccati alle fissazioni, i quali vivono fuori degli uomini, fuori del loro tempo, fuori della moda, fuori del reale? …

Io sono arrivato a questo punto. Avevo sognato un secolo di Cavalieri, forti e nobili, dominatori di sé prima che dominatori di altri. Duro e puro dicevano le mie insegne. mi trovo stordito con il mio carico di sogni tramontati. So che sentimenti come quelli che ho tentato di esprimere non vengono più sentiti, sembrano addirittura “penosi” a certuni. Ma io ne ho viste tante, ho sofferto tanto che una amarezza di più, al punto in cui sono arrivato, non mi sposserà. Quindi, tanto peggio! Questi sogni, io li ho avuti veramente. Questi slanci, sì, io li ho provati. Questo amore per gli altri mi ha bruciato, mi ha consumato veramente. ho voluto scorgere nell’uomo un cuore da amare, da entusiasmare, da elevare, un’anima che – pur mezza asfissiata dalla pestilenza delleschiavitù – aspirava a trovare un soffio di purezza e a volte attendeva solo una parola, uno sguardo per liberarsi e rinascere…

Siamo chiari. Diritto a esporre, per uso altrui, considerazioni morali o spirituali, io non ne ho affatto. Lo uso fin troppo bene. Ho avuto la mia parte di miserie, ahimè, come tanti altri; e, anche se non le avessi subite, me ne hanno attribuite tante, che riesco a provare, analizzandomi, solo confusione e una tristezza infinita.

Tuttavia, le tensioni ideali che infiammano questo libro hanno divorato ogni giorno della mia esistenza. Certo, avrei dovuto lasciare ad altri, meno colpiti di me, la cura e la responsabilità di comporre veri canti umani inondati di luce. ma questo fuoco mi infiammava. Oggi, soffocato da una sorte implacabile, il grande incendio di un tempo ha lasciato solamente le ceneri. Malgrado tutto io vi ritorno con l’anima, ostinatamente, perché esse evocano i momenti di ardore della mia vita, le tensioni più profonde, il fondamento spirituale stesso del mio agire. Eccole dunque, per amore o per forza, abbandonare al ventoche le disperderà rapidamente…

Léon Degrelle, Militia

La geopolitica delle religioni

La geopolitica come metodo d’indagine non si limita a lavorare sulle relazioni internazionali e sui fatti militari. Tra i fattori che essa si sforza di identificare e comprendere, bisogna includere anche il fattore religioso.

Se nell’Ottocento ed ancora nella prima metà del Novecento l’intelligencija laicista dell’Occidente aveva vaticinato la progressiva ed inevitabile scomparsa della religione come risultato finale della modernizzazione economica e sociale, la seconda metà del XX secolo si è incaricata di mostrare l’infondatezza di una tale aspettativa. Infatti, benché la modernizzazione abbia raggiunto dimensioni mondiali, da alcuni decenni diverse aree del pianeta sono interessate da un fenomeno di ripresa religiosa che, definito enfaticamente da Gilles Kepel come “rivincita di Dio”(1), ha indotto alcuni osservatori a parlare addirittura di “desecolarizzazione del mondo” (2). 

Le implicazioni geopolitiche di tale fenomeno divengono evidenti allorché si consideri che in genere l’appartenenza religiosa contribuisce in maniera decisiva a rafforzare il senso di identità di un popolo o di una comunità di popoli o perfino, in certi casi, a riconfigurarne l’identità stessa. Nel mondo musulmano, ad esempio, si è manifestata spesso la tendenza, “in momenti di emergenza, a individuare la propria fonte principale di identità e di fedeltà nella comunità religiosa, cioè in un’identità definita non da criteri etnici o geografici, ma dall’Islam”(3). In India, “una nuova identità indù è in via di costituzione come risposta alle tensioni ed all’alienazione create dalla modernizzazione”(4). In Russia, la rinascita religiosa è il prodotto di “uno strenuo desiderio di trovare un’identità che può essere offerta soltanto dalla Chiesa ortodossa, unico legame ancora non reciso con il passato millenario della nazione”(5).

Così, una ventina d’anni fa gli studiosi di geopolitica dovettero prendere atto dell’aumentato peso geopolitico delle religioni, che per certi versi avevano sostituito le ideologie del mondo bipolare. Le religioni, scriveva il generale Jean, “svolgono una funzione in taluni casi unificatrice e di identificazione collettiva, in rafforzamento di quella nazionale, come in Polonia, ma in altri divisiva, come in Bosnia o in Cecoslovacchia e come potrebbe capitare in Ucraina e nello stesso Occidente fra i Paesi protestanti e quelli cattolici, fra questi ultimi due e quelli ortodossi, nonché fra la Cristianità e l’Islam, fra l’Islam e l’Induismo, e così via”(6). Per quanto riguarda in particolare i Paesi cattolici come l’Italia, il generale indicava l’importanza della dottrina sociale della Chiesa in relazione ad un fenomeno quale l’immigrazione ed alla stessa collocazione politica dell’Italia nell’Occidente.

Il fattore religioso riconferma il suo aspetto di parametro fondamentale della geopolitica quando si osservano i “paesaggi” confessionali corrispondenti ad aree di crisi e di conflitto quali l’Ucraina, l’Iraq e la Palestina.

L’Ucraina è parte di un’area pluriconfessionale, abitata prevalentemente da popolazioni di fede ortodossa e cattolica; il suo territorio stesso è attraversato dal limes che separa il Cattolicesimo dall’Ortodossia, sicché la parte occidentale, di confessione greco-cattolica (“uniate”), guarda verso l’Europa, mentre quella orientale, ortodossa, si rivolge verso la Russia. Si tratta perciò di un tipico “paese diviso”, se vogliamo riproporre la categoria stabilita dal teorico dello “scontro delle civiltà”, il quale, sottolineando la “profonda cesura culturale che divide l’Ucraina orientale ortodossa e l’Ucraina occidentale uniate”(7), identifica la bipartizione culturale dell’Ucraina con la sua divaricazione confessionale. “La linea di faglia tra civiltà occidentale e civiltà ortodossa – scrive Huntington – attraversa infatti il cuore del paese (…) Un’ampia parte della sua popolazione aderisce alla Chiesa uniate, che segue il rito ortodosso ma riconosce l’autorità del Papa. (…) La popolazione dell’Ucraina orientale, viceversa, è sempre stata in forte prevalenza di religione ortodossa e parla russo”(8).

Anche in Iraq la situazione di instabilità politica è legata alla distribuzione della popolazione in diversi gruppi etno-religiosi. In seguito alla distruzione dello Stato baathista, la divisione in tre distinte entità (sciita, sunnita e curda) è stata sancita da una Carta costituzionale che statuisce la forma federale, indebolendo il governo centrale e riservandogli solamente le decisioni concernenti la difesa e la politica estera. In una situazione di questo genere, non è stato difficile per le bande terroriste sostenute dagli USA e dai loro alleati del Golfo instaurare sui territori sunniti dell’Iraq un preteso “califfato”. Ma anche questo grottesco e caricaturale fenomeno costituisce un oggetto della “geopolitica delle religioni”, poiché il sedicente “califfato” del sedicente “Stato Islamico in Iraq e in Siria” (ISIS) si ispira ad un’ideologia settaria avente la propria origine nella matrice wahhabita-salafita, della quale ci siamo già occupati in un altro numero di “Eurasia”(9).

Quanto alla Palestina, l’autentica natura del regime sionista non può essere semplicisticamente risolta nei termini di un’usurpazione territoriale ispirata da un’ideologia nazionalista, né tanto meno può essere ridotta al tentativo criminale di sottoporre la Palestina a pulizia etnica attraverso lo sterminio e l’espulsione della popolazione autoctona. Infatti, per quanto il progetto sionista sia il prodotto di un pensiero ebraico laico e secolarizzato, nondimeno le sue radici affondano in un messianismo deviato, cosicché diventa lecito ritenere “che lo Stato ebraico non sia uno Stato nazionalista ‘che utilizza la religione’ per realizzare i propri disegni, ma, al contrario, che sia uno Stato apparentemente laico utilizzato dalla controiniziazione per la realizzazione dei suoi piani: una contraffazione della teocrazia ebraica e una restaurazione sacrilega della sovranità spirituale e temporale del popolo ebraico”(10). Una tale prospettiva induce a ritenere che la resistenza palestinese non esaurisca il proprio significato nella dimensione tragica ed eroica di una lotta per la sopravvivenza, ma che il popolo palestinese stia svolgendo la funzione di un vero e proprio katéchon, trovandosi collocato a presidio della Terrasanta per impedirvi la distruzione di quei Luoghi Santi che ostacolano la ricostruzione del Tempio progettata dai “fanatici dell’Apocalisse”.

*Direttore di “Eurasia”
NOTE
1. Gilles Kepel, La revanche de Dieu, Seuil, Paris 1991.
2. George Weigel, Religion and Peace: An Argument Complexified, “Washington Quarterly”, 14 (Primavera 1991), p. 27.
3. Bernard Lewis, Islamic Revolution, “New York Review of Books”, 21 gennaio 1988, p. 47.
4. Sudhir Kakar, The Colors of Violence: Cultural Identities, Religion, and Conflict, cit. in: Samuel P. Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, Garzanti, Milano 2000, p. 135.
5. Suzanne Massie, Back to the Future, “Boston Globe”, 28 marzo 1993, p. 72.
6. Carlo Jean, Geopolitica, Editori Laterza, Roma-Bari 1995, p. 77.
7. Samuel P. Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, cit., pp. 38-39.
8. Samuel P. Huntington, Lo scontro delle civiltà e il nuovo ordine mondiale, cit., p. 239.
9. Claudio Mutti, L’islamismo contro l’Islam?, “Eurasia”, 4, 2012, pp. 5-11.
10. Abd ar-Razzâq Yahyâ (Charles-André Gilis), La profanation d’Israël selon le Droit sacré, Le Turban Noir, Paris s. d., p. 58.

* Claudio Mutti

Fonte: Eurasia

L’11 ottobre a Roma, veglia in difesa della famiglia

Alla manifestazione prenderà parte anche il Comitato della Famiglia.

La Manif Pour Tous Italia chiama a raccolta la società civile a vegliare in difesa della famiglia e della libertà di espressione, e a manifestare il proprio dissenso contro il disegno di legge Scalfarotto, un provvedimento ideologico che, se approvato dal Senato – nonostante l’emendamento Gitti – non farebbe altro che impedire ai liberi cittadini, e alle associazioni, di esprimersi in modo civile su proposte di legge come il matrimonio tra persone dello stesso sesso, e la possibilità di adozione dei bambini da parte degli stessi. Conseguenze sottaciute, ma inevitabili, di questa linea legislativa.

In tutta l’Italia stanno nascendo comitati per combattere assieme a noi questa battaglia antropologica, in difesa della famiglia e della libertà d’espressione. Pertanto, venerdì 11 ottobre, dalle ore 19:00, daremo vita, nel pieno rispetto dell’ordine pubblico, ad una prima grande mobilitazione nazionale, con manifestazioni a Roma, Bisceglie, Bologna, Bolzano e Pisa, mentre scenderemo in piazza a Venezia il giorno 12 ottobre, per chiedere ancora una volta, a gran voce, il ritiro di un’assurda proposta di legge che, come ha dimostrato il recente “caso Barilla”, non genera altro che odio nei confronti di chi non si rassegna ad esprimere la propria opinione e non intende sottomettersi ad un provvedimento degno del peggior stato totalitario.
Ricordiamo che la manifestazione è apolitica e aconfessionale. Chi partecipa è invitato a farlo a stretto titolo personale, non saranno ammessi simboli religiosi e/o partitici.

Il Comitato

La Manif Pour Tous – Italia

info@lamanifpourtous.it

Appello ai genitori: Attenzione all’ideologia gender nelle scuole, è già diffusa

La scuola è appena ricominciata, ma le lobby LGBT sono già in piena attività per propagandare l’ideologiagender, fare il lavaggio del cervello ai nostri figli, usurpare il ruolo educativo della famiglia. L’anno scorso, molti genitori si sono trovati davanti al fatto compiuto, anche perché , viscidamente, e con l’appoggio del Ministero – spesso le cose vengono fatte senza passare per i Consigli Scolastici. Avete già letto cosa accadenelle scuole francesi : addirittura si impone ai maestri di non far vedere certi libri ai genitori, non farli portare a casa dai bambini…

Quindi:

 

ATTENZIONE GENITORI:

parlate molto con i vostri figli – di tutte le età –  di quello che dicono e fanno a scuola;

– leggete con attenzione l’articolo dell’ottima Benedetta Frigerio, su Tempi.it che descrive bene la situazione;

– fate molta attenzione quando udite o leggete  “parole chiave” o i nomi di certe associazioni, all’apparenza innocue, spesso considerate nella mentalità comune molto positive. Ecco qualche esempio:

Educare alle differenze, Amnesty International, Scuole attive contro l’omofobia,  Progetto Alice, (già fa propaganda dal 2009 e nessuno se ne è accorto), corsi di educazione all’affettività o contro il bullismo e gli stereotipi, progetti per l’inclusione, Istituto Beck…

E’ preoccupante, poi, il tentativo di inserire questi corsi nel programma curriculare: cioè non si fanno attività extra, ma si parla di queste cose durante l’orario delle lezioni: così i genitori non possono far altro che tenere i figli a casa. Per i più grandi, a volte, la partecipazione a certi progetti consente l’acquisizione di crediti scolastici.

Insomma: attenti, genitori. Vigilate. Protestate. Segnalateci i vostri dubbi. Noi di Notizie ProVita vi aiuteremo e vi sosterremo in ogni modo.

Redazione

 

 

I nostri maestri|Corneliu Zelea Codreanu: La marcia legionaria

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PUNTO 16 bis.- La marcia legionaria.

la domenica e tutti i giorni di festa i cuiburi di ogni categoria (Fratzii, Cetatzui, ecc..) devono abituarsi a mettersi in marcia. Noi non conosciamo la nostra terra. Alcuni non  conoscono nemmeno il villaggio vicino. Nei giorni di festa, sotto la pioggia o col bel tempo, d’inverno o d’estate, dobbiamo uscire in mezzo alla natura. La terra romena deve diventare una specie di formicaio in cui si incontrino, su tutte le strade, migliaia di cuiburi che marciano verso ogni direzione. All’ora della funzione religiosa, ci si fermi nella chiesa che si trova sul cammino. Ci si fermi dai camerati dei villaggi vicini. La marcia è salutare. La marcia ristora e dà vigore ai nervi e allo spirito. Ma soprattutto, la marcia è il simbolo dell’azione, dell’esplorazione, della conquista legionaria. La marcia va eseguita ordinatamente, con passo marziale.

C.Z. Codreanu, Il Capo di Cuib

La saga di Erik il Rosso|Niemals! Emporio Legionario

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[…] Il clima di quella terra era, essi pensarono, così buono che il bestiame non avrebbe avuto bisogno di essere foraggiato in inverno, poiché non c’era ghiaccio in inverno, e l’erba quasi non appassiva. Il giorno e la notte duravano circa come in Groenlandia e Islanda […]

cit. Grœnlendinga saga (Saga dei Groenlandesi)

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Shoplab “laboratorio artigianale tessile e grafico”

1454708_620949391359650_5813839987902744698_nShoplab è un laboratorio grafico e tessile in continua evoluzione,
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I nostri maestri|Léon Degrelle: Il fuoco e le ceneri [parte seconda]

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Allora, se io dubito della mia carne, delle mie ossa, di quel che ha formato un tempo il mio agire politico, se dubito della realtà del mio passato e della parte che ho potuto avere in alcuni anni di edificazione della storia degli uomini, che cosa posso ancora credere riguardo agli ideali che nascevano in me, che io progettavo: riguardo al valore delle mie convinzioni di allora, dei sentimenti, di quel che pensavo dell’umanità, di quel che sognavo di fare per essa?

Ogni essere umano compone una successione di esseri umani, così diversi gli uni dagli altri come i passanti di cui noi scrutiamo per la strada i volti dissimili. A cinquant’anni, in che cosa rassomigliamo ancora al giovane di vent’anni di cui tentiamo di ricordarci e di cui vogliamo, a tutti i costi, essere la sopravvivenza? Anche la sua carne non è più la medesima carne: se n’è andata, si è rifatta, rinnovata. neanche un millimetro della sua pelle è la pelle di allora. E l’anima, dunque? E i nostri pensieri? E i sentimenti che ci movevano all’agire? E i sentimenti che, come aliti di fuoco, trapassavano il cuore?…

Egualmente, quanti uomini diversi rinserriamo dentro di noi: che si combattono, si contraddicono, o anche si ignorano? Noi siamo il bene e siamo il male, siamo l’abiezione e il sogno: siamo le due cose insieme, avviluppate in resti inestricabili.

Ma il fatto atroce del destino non risiede in questo. Il fatto atroce consiste nel rompere quelle stesse reti per gettare a mare la propria anima; l’atroce risulta nel dal doversi dire che l’essenziale della propria vita fu oggetto di caricatura, venne alterato da mille impurità e mille rinnegamenti.

Chi non ha conosciuto questi crolli?..

Gli uni si rendono conto del loro fallimento, dolorosamente. Gli altri lo registrano cinicamente, col sorriso scaltro di quelli o di quelle cui non la si da a bere: convinti come sono che la conoscenza dell’uomo e della superiorità dello spirito consistono nell’aver attraversato tutte le “esperienze”, nell’aver deliberatamente svuotato i succhi più perversi, senza eccessiva sorpresa e senza eccessivo rimpianto – avendo trovato, mediante la pratica e la profanazione di tutto, l’informazione, la condiscenza e l’equilibrio di una “etica” di decomposizione, sciolta da ogni vincolo di ordine spirituale.

 Léon Degrelle, Militia

Yggdrasil, l’albero della vita|Niemals! Emporio legionario

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So che un frassino s’erge
Yggdrasill lo chiamano,
alto tronco lambito
d’acqua bianca di argilla.
Di là vengono le rugiade
che piovono nelle valli.
Sempre s’erge verde
su Urðarbrunnr.

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Riportando alla luce Castrum Novum. Preannunciato un Parco Archeologico avente nel cuore i resti della colonia romana

523393_277742615674017_313161201_nSANTA MARINELLA – La pianta di un edificio pubblico termale e di quant’altro di utile dattorno; non quella di una classica domus o villa romana. Questo e molto altro stanno portando alla luce gli scavi relativi a Castrum Novum aventi la supervisione tecnico-scientificadel Dott. Flavio Enei. Scavi da anni e tuttora in corso ai lati (monte e mare) dell’attuale Aurelia (al km 64, tra Torre Chiaruccia e Casale Alibrandi), in linea di massima all’altezza dell’incrocio della Via stessa con il Lungomare Marconi. Una planimetria in fieri comprendente quattro settori relativi: appunto alla struttura di cui in apertura (settore A), alla zona “delle palafitte” (B); al sommerso (C) ed all’Acropoli (D). Ritrovati un canale, una cisterna romana, un pozzo idroponico, una canaletta per l’acqua, un dolio, un corridoio, un unguentario, una latrina ed una fogna, <<allora, presumibilmente a servizio, facendo un raffronto con gli altri scavi in località Sant’Agostino, di coloro che viaggiavano per mare>>. Altresì: tracce di carbone, cenere, piombo, argilla, un’arenaria nonché una considerevole quantità di materiali numismatici ( monete ), cocci ed una spada di bronzo; tutti testimoni <<di ben 600 anni di vita; dal III secolo a.C. al III dopo Cristo.>> Inoltre, fondazioni di altre mura e frammenti di affreschi, forse appartenenti ad epoca successiva. Quanto detto, grazie al costante lavorio del Gruppo Archeologico del Territorio Cerite implementato da molti volontari e di un’equipe di Professori di nazionalità italiana (tra cui Sara Nardi) e francese (Università di Lille 3 ed Amiens), attraverso l’accurata pulizia dei luoghi ( da vegetazione, sassi e quant’altro che ogni anno ivi si accumula), l’attenta individuazione dei punti topografici e diversi rilievi stratigrafici; infine riversando quanto appreso, in fotografie in 3D (tridimensionali) al fine di ulteriori e più dettagliati studi sulle medesime, <<molte delle quali ben conservate>>. Ed in riferimento a tutto ciò, il preannunciato progetto dell’Amministrazione Comunale guidata da Roberto Bacheca
inerente la realizzazione in loco di un piccolo Parco Archeologico. Nel mentre allocato, grazie al contributo economico della Fondazione Cariciv, il primo apparato didattico atto a delucidare agli appassionati quanto scoperto e verso cosa si è diretti. Apparato che consta di diversi pannelli esplicativi. E quanto prima, come ha rassicurato il Vice Sindaco, Carlo Pisacane, sarà redatto lo specifico Piano di Protezione Civile, fondamentale per preservare il tutto, in una zona soggetta sovente ad alluvioni. Il punto della situazione, poc’anzi riportato, è stato comunicato nel corso di un apposito incontro, svoltosi giovedì pomeriggio in uno dei locali del Museo Civico interno al Castello di Santa Severa. Incontro in più richiamante un consistente pubblico.
 
Fonte: lacivettadicivitavecchia.it

Settembre Dantesco

 

Settembre Dantesco

Di seguito si segnala il calendario degli appuntamenti del Settembre Dantesco a cura di Opera di dante, Istituzione Biblioteca classense, Servizio turismo e attività culturali del comune di Ravenna

Martedì 23 settembre
Casa Vignuzzi 
via S.Mama, 175
ore17.00 
Dante storie tante 
Letture per genitori con bambine e bambini 
A cura di Istituzione Biblioteca Classense – Nati per Leggere

Mercoledì 24 settembre
Antichi Chiostri Francescani / Sala Multimediale 
Via D. Alighieri, 4/6
ore 17.00 
L’alfabeto dei sentimenti: un viaggio nella poesia 
con Janna Carioli 
Incontro per genitori con bambine e bambini
A cura di Istituzione Biblioteca Classense nell’ambito del progetto “La Provincia di Ravenna per In -Vitro”

Scarica l’invito (jpg – 351,1 KB)

 

Venerdì 26 settembre
Biblioteca Classense / Sala Muratori
Via Baccarini, 5
Ore 10.30 – 17.00
Dantismo e Irredentismo 
Convegno di studi

Alle ore 17.00, al termine dei lavori del convegno, presso la Tomba di Dante si terrà la rievocazione della cerimonia di offerta dell’olio da parte delle città giuliano-dalmate avvenuta nel 1908. 
Giuliano Scabia legge e commenta il I Canto dell’Inferno

Sabato 27 settembre
Antichi Chiostri Francescani / Museo Dantesco 
Via D. Alighieri, 4/6
ore 11.00  
Visita guidata al Museo Dantesco e alla Tomba di Dante

Martedì 30 settembre
Antichi Chiostri Francescani / Sala Multimediale 
Via D. Alighieri, 4/6
ore 17.00 
Dante storie tante 
Letture per genitori con bambine e bambini

 

Informazioni
Dante: Storie Tante – 23, 30  settembre
Ingresso libero fino ad esaurimento posti

61° Raduno dei Dalmati italiani

th_isola-di-mljet-dalmaziaSegnaliamo per gli interessati che nelle giornate del 4 e 5 ottobre prossimi si terrà a Jesolo (VE) il 61° Raduno dei Dalmati italiani.
Con l’occasione, nella giornata del 4 ottobre, verrà intitolata una via della città ospitante a Vincenzo Serrentino, ultimo prefetto italiano del capoluogo della Dalmazia.
Dopo il ricordo del 70° anniversario dell’ “agonia” di Zara – occupata dagli jugoslavi nell’ottobre 1944 dopo che diverse incursioni aeree alleate iniziate nel 1943 la distrussero quasi del tutto – nella serata si assisterà presso il locale Auditorium all’esibizione dal vivo dello spettacolo “Magazzino 18” di Simone Cristicchi.
Il programma completo degli incontri, con tutti i relativi recapiti, lo si può consultare nell’ultimo numero della rivista “Il Dalmata” scaricabile in allegato.
Preghiamo in particolare chi volesse partecipare di farcelo sapere al più presto, così da organizzare eventualmente un viaggio unico di aderenti e simpatizzanti dell’Associazione, più comodo e preferibile di vari spostamenti individuali.

RECAPITI:
tel / fax: 0039 06 86322594 – cell.: 349.5706.302 – 340.4707703

 

Comunisti: dal sol dell’avvenire ai liberal gay friendly

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Uno splendido articolo di Rino Cammilleri mette in luce la grottesca parabola dei comunisti. Nel giro di 70 anni sono passati dal combattere per il “Sol dell’avvenire” al piegarsi al politicamente corretto di ispirazione liberale ed americana. Dal militarismo sovietico al gay friendly obamiano.

E invece la Russia, ex cuore pulsante del comunismo più rosso e cupo, è divenuta un indiscusso baluardo dei valori tradizionali.

– di Rino Camilleri – 

Era stato giusto Karl Marx a dire che spesso la storia finisce in farsa. Mica sapeva che sarebbe stata proprio la sua. Ecco, infatti, com’è finita la parabola comunista dopo i settant’anni che hanno fatto tremare il mondo e le centinaia di milioni di morti ammazzati per un «sol dell’avvenire» che non venne mai: la Russia è diventata la paladina dei valori cristiani, della famiglia, della lotta all’ideologia gender nonché la casa dei capitalisti ricchi sfondati; e i partiti comunisti che l’Unione Sovietica aveva sparsi per il mondo sono diventati liberals all’americana. Per forza: abituati da sempre a prendere gli input dalla casa-madre (ricordate i «trinariciuti» guareschiani?), crollato il marxismo si sono sentiti persi e per un po’ hanno continuato col riflesso condizionato della demonizzazione del «nemico». Poi, sgomenti, hanno girato le antenne della fu Radio Praga verso l’ultima sinistra potente & influente rimasta, quella americana.

E pazienza se (ecco la farsa) dopo settant’anni di antiamericanismo viscerale il faro culturale sono adesso gli Usa. E così eccoli tutti “gay-friendly”, salutisti, antitabagisti, ecologisti, buddisti, antirazzisti, immigrazionisti, antiproibizionisti, filopalestinesi, vegani, animalisti, ciclisti, relativisti e politicamente corretti anche nel linguaggio. In Italia, dove c’era il più grande e organizzato partito comunista d’Occidente, per i vent’anni seguiti alla caduta dei muri hanno campato di antiberlusconismo bilioso e forcaiolo, però hanno dovuto piegare il collo a leaders democristiani, Prodi, Letta, Renzi. Loro, il cui slogan era sempre stato «non moriremo democristiani». Già: la storia che finisce in farsa.

 

Quando la ministra più bella del mondo era la berlusconiana Carfagna, i loro nani & ballerine hanno affrontato impavidi la querela pur di proclamare ai quattro venti che, quella lì, il posto se l’era guadagnato per meriti sessuali. Ora che, col governo Renzi, le belle ministre sono uno squadrone, ecco che Rocco Siffredi, famoso attore porno, dice tranquillamente al programma La zanzara su Radio24 che «la Boschi secondo me è una vera maiala, un animale» e nessuno protesta; anzi, ci sta che i politici e le politiche a cui, richiesta dai conduttori, la pornostar ha assegnato le pagelle sexy siano pure lusingati dei complimenti. Il fatto è che ormai il Siffredi è stato arruolato dalla sinistra-che-pensa, la cui rivista di punta è la prestigiosa MicroMega. L’ultimo numero, il 5 del 2014, è infatti un monografico interamente dedicato al sesso.

Nel sommario si legge che «due pornostar internazionali», appunto Rocco Siffredi e la collega Valentina Nappi, «discutono» con la regista Roberta Torre. Segue un’intervista condotta dalla famosa giornalista Maria Latella. Segue «l’assistenza sessuale ai disabili». I quali, secondo la cultura liberal, è bene che siano abortiti, ma quelli che in qualche modo la scampano hanno diritto alle «carezze» di infermiere all’uopo specializzate. Segue una pensosa riflessione su «storia e fenomenologia del porno e sua presenza nel cinema d’autore» (Pasolini? Tinto Brass? Von Trier? Non sappiamo, abbiamo solo scorso l’indice e ci è bastato). Poi «due lunghi saggi ricostruiscono il rapporto delle religioni cristiana e islamica con (contro) le donne». E te pareva. Non poteva mancare, infine, la firma di Umberto Veronesi, il medico-star secondo il quale l’amore gay è più «puro» di quello etero perché sterile e la cui totale devozione alla political correctness è incrinata dal sostegno agli ogm (che sono uno dei diavoli della sinistra). Subito dopo la corposissima monografia, emblematico il titolo del tema scelto dal direttore Paolo Flores d’Arcais: «Salviamo i valori dell’Italia nata dalla Resistenza».

Quali siano questi valori e quale la loro evoluzione è stato già esposto nel numero monografico. Voi mi direte: vabbe’, ma questi qui sono radical-chic, l’ala italiana della gauche-caviar francese e degli obamiani di Harvard. Invece no. Per esempio, ricordate la vecchia e gloriosa e proletaria per definizione Festa dell’Unità? Ora si chiama Festa Democratica, anche perché L’Unità è fallita e se la vuole comprare nientemeno che la Santanchè (come già detto, la storia diventa farsa). Ebbene, che ti fanno a Napoli? Voi penserete: l’anniversario di Berlinguer? No, un dibattito serissimo sulla «pornosofia» incentrato su Lisa Torrisi, di professione attrice hard. La quale, dall’alto dei suoi studi che immaginiamo intensi e titolati, ha lanciato l’originalissima idea di una «cittadella dell’amore» a Napoli. Cioè, il quartiere a luci rosse con le «case» e le signorine del felliniano Amarcord. Così, la parabola moralistica decollata con la senatrice Merlin (ovviamente di sinistra) si sfracella dove doveva: sul marciapiede. Già detto: la storia diventa farsa. Il motto del «Manifesto» di Marx ed Engels? Ecco il nuovo: proletari di tutto il mondo, copulate. Pane & lavoro? Scordateveli

Fonte: Notizie Pro Vita

 

Il matrimonio tra due amici etero che terrorizza le associazioni LGBT

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Si direbbe che le “tolleranti” associazioni LGBT, sempre pronte a sfoderare l’accusa di omofobia, ormai vero e proprio psico-reato, si siano macchiate di “eterofobia” gridando allo scandalo di fronte all’annuncio di due amici eterosessuali di volersi sposare. Ma non era tutto ammesso a condizione che ci fosse “love”?

Travis McIntosh e Matt McCormick, due abitanti della ridente cittadina di Dunedin nel sud della Nuova Zelanda, si sposeranno il 12 settembre 2014, ma la loro mossa ha inorridito i vari gruppi gay.

I due sono entrambi eterosessuali ma legati da una profonda amicizia; McIntosh, 23 anni studente di ingegneria e l’insegnante McCormick, ventiquattrenne, convoleranno a nozze.

Mr McCormick ha affermato: “Non vogliamo offendere nessuno. Siamo qui per fare ciò che desideriamo…” e potersi così iscrivere al concorso della locale radio “The Edge radio station” per vincere un viaggio in Gran Bretagna come spettatori della “Rugby World Cup 2015″.

Il matrimonio sarà celebrato davanti a 60 amici e parenti a Eden Park in Auckland; i promessi sposi continuano affermando che le rispettive famiglie, i parenti e gli amici “ci danno il loro totale supporto”, ha detto McCormick.

I gruppi neozelandesi per i diritti gay, invece, hanno condannato l’evento.

Neil Ballantyne, coordinatore dell’associazione di supporto “Otago University Students ‘Association Queer” di Dunedin, ha detto che questo matrimonio è un “insulto”, perché la battaglia per il matrimonio tra persone dello stesso sesso era stata combattuta solo per le persone gay.

“Questo evento banalizza ciò per cui abbiamo combattuto. Il concorso offende il matrimonio di due uomini dipingendolo come qualcosa di negativo, come qualcosa di scandaloso che non si dovrebbe mai considerare”, ha detto il signor Ballantyne.

Come si comprende dall’articolo del New Zealand Herald, una volta eliminati paletti e limitazioni nelle società moderne, tutto diventa lecito; per assurdo proprio le associazioni LGBT neozelandesi vorrebbero limitare ciò per cui si son battute per anni.

Un qualcosa, insomma, che doveva essere settoriale; non una legge che autorizzava chiunque ad avere ‘nuovi diritti’, ma un qualcosa di particolare e “solo per i gay”.

Come spesso capita il diavolo fa le pentole ma non i coperchi!

Redazione “Notizie ProVita

Fonte: New Zealand Herald

Settembre Musicale a Santa Marinella

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Europa Musica, con il contributo della Fondazione Ca.Ri.Civ. propone alcuni appuntamenti musicali nel mese di settembre a Santa Marinella, nella Chiesa di San Giuseppe, con ingresso gratuito.  

sabato 20 settembre

Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi

per soli, coro femminile e orchestra da camera

Ensemble Le Muse

Coro della scuola Popolare di Musica di Testaccio

Soprano Keiko Morikawa, contralto Nicoletta Turliu

Direttore Laura Simionato

 

sabato 27 settembre

Bouncing Bach – Musiche di Johann Sebastian Bach

interpretate in chiave jazz  dal Greg Burk Trio

pianoforte Greg Burk, contrabbasso Enzo Pietropaoli, batteria Marco Valeri

 

Fonte:http://www.europamusica.eu/it

I nostri maestri|Léon Degrelle: Il fuoco e le ceneri [parte prima]

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1- Il fuoco e le ceneri

“Eccomi giunto quasi al termine nella mia corsa umana. Io ho provato quasi tutto. Conosciuto tutto. E, soprattutto, sofferto tutto. Abbagliato, ho visto alzarsi i grandi fuochi d’oro della mia giovinezza. Il loro incendio illuminava il mio paese. Le folle facevano danzare intorno a me ondate costellate da migliaia di volti. Il loro ardore, il loro vortice sono esistiti. Ma, in effetti, essi sono esistiti realmente? Tutto questo non è stato un sogno? Non ho per caso sognato che quando non avevo ancora trent’anni in un determinato paese veniva fatto il mio nome, e che in certi giorni i più lontani giornali del pianeta lo ripetevano? Ripiegato nelle mie tristezze di esule, arrivo a non credere più nemmeno al mio passato. Ho vissuto oppure no, quei tempi? Conosciuto quelle passioni?  Sollevato quegli oceani? Misuro a grandi passi le mie terrazze. Mi chino sulle rose. Ne distinguo minutamente i profumi. Sono mai stato un altro essere, diverso da questo sognatore fantastico e solitario che afferra invano i ricordi, disfatti come nebbie di montagna?

 

Tutto ciò fu solo allucinazione? Più lontano, molto in lontananza, non vedo tra luci sbiadite che corpi alla Greco, sempre più assottigliati. Questi individui che si dileguano per sempre dall’orizzonte mi hanno riconosciuto? Mi hanno seguito? Li ho tratti a me? Io sono esistito? Nei miei ricordi come nelle mie mani sento scivolar via solo vento fugace. Gli occhi – e quali occhi devo mai avere: occhi della disperazione? -, gli occhi invano frugano il cielo impassibile, tentando di vedere negli sfondi degli ani, negli sfondi del secolo che cosa afferrare… l’essere che io sono, in che cosa è ancora l’essere che un tempo portava il mio nome, che era conosciuto, ascoltato? Per il quale molti son vissuti e molti, ahimè, son morti? Quell’essere, che cos’ha da vedere con l’uomo che percorre su e giù, amaramente, interminabilmente solo, alcuni metri di terra straniera, scavando nel proprio passato, perdendosi in esso, alla fine senza crederci più: domandandosi se è stato proprio lui a venir cento volte rovesciato nei turnados di un Destino implacabile, e se non esce per caso da un lungo tunnel di ghiaccio dove tutto era solo illusione…