FlorEvent a Santa Marinella

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Dal 31 maggio al 2 giugno il centro storico di Santa Marinella, si vestirà di mille colori e profumi, ospitando la 3^ edizione della manifestazione florovivaistica e arredo da giardino “Florevent” che vede, oltre agli operatori locali ricchi della loro storia, la partecipazione di numerosi esperti del settore florovivaistico provenienti da diverse città italiane. La mostra mercato, dislocata tra le vie del centro della Perla del Tirreno, si rivolge non solo ad un pubblico di professionisti, ma anche agli appassionati che si dilettano con il giardinaggio e offre la possibilità di spaziare dalle piante più originali e rare ai meravigliosi e profumati fiori di stagione, fino all’artigianato e all’arredo da giardino. Agrumi, pelargoni, erbe aromatiche, lavanda, orchidee, un angolo di paradiso per entrare in contatto visivo e olfattivo con la natura che in questo periodo dell’anno si mostra in tutta la sua bellezza. Sarà possibile inoltre ammirare foto d’epoca riguardanti la sfilata dei carri dei fiori, vanto della cittadina tirrenica negli anni ‘50, oltre ad opere di pittura sul tema dei fiori e artigianato locale, lampade in vetro e oggetti particolari che saranno esposti nella sala Flaminia Odescalchi.

da civonline.it

I nostri maestri | Degrelle: Stato moderno, mostro finanziario

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“Prevedendo un licenziamento sempre possibile del lavoratore, in migliaia di focolari famigliari è stato necessario raddoppiare la capacità di sopravvivenza, mettendo all’opera la donna, perchè il suo salario serva di compensazione nel caso se quello dell’uomo venisse un giorno a mancare. Da qui il disordine nei rapporti intimi: la stanchezza delle coppie, la noia di fronte ai lavori domestici, scontri d’incomprensione tra i caratteri estenuati, divorzi e bambini ogni volta meno numerosi ed affidati agli anomali asili nido. Eppure a tutti i piccini è necessaria la tenerezza alimento insostituibile per l’equilibrio infantile. Il costante utilizzo, d’altronde, dei supermercati, diventati un fondamentale complemento dei focolari a doppio introito e dei bimbi declassati, ha eliminato quell’essenziale elemento stabilizzante della società, il quale è rappresentato dalle milioni di imprese commerciali di modeste dimensioni, annunciando la scomparsa delle classi medie. Lo stato è divenuto il mostro finanziario del mondo contemporaneo che gratta a grandi rastrellate una parte d’anno in anno maggiore degli utili famigliari, spesso artificiosi, ma non cionondimeno faticosamente acquisiti, anche se un qualunque sussulto può improvvisamente spiaccicarli.

L’umanità si crede libera, ma in cosa lo è? L’ ipercapitalismo domina la società. E’ una nuova forma di schiavitù, di cui le dorature non celano per nulla la crudeltà. Un tempo un povero – se povero era – poteva più o meno reggere il colpo, e ci bastava ben poco. Oggigiorno invece, l’implacabile asprezza della vita moderna coi suoi consumi esasperati e spese in continuo incremento soggioga o soffoca un diseredato. L’uomo intimamente onesto finisce per essere ritenuto un sempliciotto, e prende il sopravvento colui che è il più maligno, il massimo faccendiere, il meno scrupoloso. E se i soldi mancano, si prendono in prestito, ben al di là delle proprie possibilità e col rischio di venir tiranneggiati – messi con il coltello alla gola – dai prorpi creditori. Per i 9 decimi delle famiglie le carte di credito sono diventate dei passaporti falsi per il tranello teso dalla ricchezza, la quale ci sfugge ogni volta, sicché si vuole sempre acchiapparla di nuovo.”

Léon Degrelle, Appello ai giovani europei

La Maria del Profeta che ci lega all’Islam

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di Pietrangelo Buttafuoco

Ragazze di nome Maria ce ne sono molte più in Palestina che in Italia. Ma è così anche in Turchia, in Bosnia e in Iran, dove il nome della Vergine, madre di Isa, ossia Gesù — “Spirito di Allah” — oltre a essere richiesto nell’anagrafe è tema di Almizan fi tafsir’l-Quran, un imponente commentario coranico sulla Madonna. Maria è La Prescelta, il soggetto di un popolare prodotto cinematografico e televisivo. Un film di Sharhyyar Baharani proiettato a Teheran anche nella solennità cattolica dell’Immacolata — immagine non estranea alla visione islamica, se Muhammad, il Profeta, in un hadith dice: «Ogni bambino quando nasce è toccato da Satana, a eccezione di Maria e di Suo Figlio». Maria, infatti, già preservata dal male nel seno di sua madre Anna, moglie di Imran, è «un segno di Dio per i mondi». Così recita il Corano, che fa della Madonna il personaggio femminile più evocato in tutto il testo sacro dei musulmani, unica a essere menzionata per nome insieme a Gesù che — nella lingua araba, dove tutti sono identificati come «figlio di» un uomo, mai di una donna — è ibn Maryam, cioè «il figlio di Maria».

La Vergine, nella tradizione islamica, non ha con sé uno sposo. Non c’è ricordo di Giuseppe, padre adottivo di Gesù. L’unico uomo presente nel racconto della Madonna, a parte il figlio, è Zaccaria, il sacerdote cui Maria venne affidata appena nata affinché nel tempio trovasse dimora, servizio e destino. Protetta dal velo, intenta al culto divino, Maria — ancora bambina — aveva intorno a sé sempre frutta e fiori. E così, sempre presso di sé, aveva le rose che adornano la mezzaluna. «Da dove proviene tutto questo?» chiedeva Zaccaria. E lei rispondeva: «Mi viene da Dio». Chiamata all’Annuncio e concependo il Cristo, al momento del parto — rinnegata dalla propria gente — Maria si reca in un luogo remoto. Si rattrista della propria condizione, si sente ghermire dalla solitudine, e, raccolta ai piedi di un albero secco, sospira: «Oh, fossi già morta e dimenticata ». Ma davanti a lei appare un ruscello, e dai morti rami dell’albero piovono datteri che subito si trasformano in una palma; e la voce della Misericordia, in quel prodigio, la conforta: «Non essere triste». Il Bimbo le parla: «Sono fonte di benedizione ovunque io sia, sono Elemosina al servizio del popolo di Dio, sono amorevolezza verso mia madre».

Maria Vergine e Miryam, sorella di Mosè e di Aronne, nell’Islam sono fuse in una sola persona; ma è questa evidente illogicità a collocare Gesù nella continuità di rivelazioni anteriori, e conferma nella Madonna ciò che nella sura mariana è indicato come «il Se- greto di Dio». Come a Mosè venne data la Legge scolpita nella pietra, così all’umanità — emancipata dalla Rivelazione — è stato donato il Cristo, soffiato nella viva carne femmina del Ventre, l’istmo che unisce la fragilità terrena e l’Assoluto. La Festa dell’Annunciazione, in Libano, è da quattro anni festa comune per cristiani e musulmani. La “dormizione” poi — l’occultarsi della Vergine dalla terra, quella che per i cattolici è l’Ascensione al cielo — appartiene alla memoria degli ortodossi slavi e della letteratura islamica, in cui Maria e il proprio Figlio — cui Allah ha impedito la crocifissione — sono le creature che non conosceranno mai tomba. Nel Corano sono ben due i racconti dell’Annunzio di Dio a Maria. La sura a lei dedicata è tra le più solenni e struggenti; e per le genti d’Islam Maria è un segno così forte che nel suo esempio «s’innalza il luogo elevatissimo intorno a cui gira la macina del mondo delle sfere celesti ».

A commentare con questa immagine del cosmo la sura di Maria è Ibn Arabi, il doctor maximus damasceno, ispiratore di Dante e di Giovanni della Croce. E «si dà luogo e rango alla poesia», per dirla con Ibn Arabi, se all’inaugurazione della Fiera campionaria di Tripoli, il 21 aprile 1932, la presentazione della Divina Commedia , tradotta in arabo da Abbud Abu Rashid, ebbe a culminare con il XXXIII Canto del Paradiso, come riferisce una corrispondenza de La Domenica del Corriere , a firma di Pietro Caporilli. Nel racconto del cronista, l’invocazione a Maria («Tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che ‘l suo Fattore non disdegnò di farsi sua fattura») è salmodiata secondo l’impostazione di diaframma dei muezzin e non con l’enfasi dell’accademia. Una dotta Lectio su Maria — la Prescelta — è rimasta agli atti ed è quella tenuta dall’ayatollah Ali Akabr Naseri nel Convento dei Benedettini — sede della Facoltà di Lettere dell’Università di Catania — l’8 dicembre 2009, in occasione della festa dell’Immacolata. Nel rivolgere il saluto, lo studioso di Qom dice: «Permettetemi di dirvi che una delle mie figliole, con mio grande onore, si chiama proprio Mariam». L’Insigne tra le donne, la Casta, l’Interlocutrice degli Angeli, la Ricevitrice della Buona Novella, l’Immacolata: questi e i molti altri appellativi riservati dai musulmani alla Madonna sono rivelatori di una posizione teologica “al femminile” della tradizione islamica. Imran e Anna desideravano un figlio da affidare al Tempio ed ebbero una bimba, Maria. E così Muhammad: vide morire i tre figli maschi ed ebbe assicurata la progenie dalla figlia Fatima, il cui titolo è Dono di Dio. Fatima e Maria sono il pilastro d’amore nella sensibilità di cristiani e di musulmani.

Molti sono i santuari dove pellegrini dell’una e dell’altra fede — gli uni senza cedere ai richiami occidentalisti dello scontro di civiltà, gli altri aborrendo il fondamentalismo assassino — si ritrovano accomunati dal desiderio tutto spirituale di procedere verso l’essenza. Il pellegrinaggio, per i musulmani, è solo l’hajj, a Mecca. A Fatima, in Portogallo — dove la Madonna porta al modo di un predicato il nome della figlia di Muhamad, sposa di Ali ibn Abi Talib — atterrano aerei provenienti dall’Iran: i passeggeri sono prevalentemente donne, e scelgono il maggio. Non è certo semplice turismo: piuttosto una catena dove ogni anello è un petalo di rosa che si dischiude in un legame il cui segreto è sempre il Ventre, viva carne di femmina.

Fonte:http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/05/27/la-maria-del-profeta-che-ci-lega-allislam53.html?ref=search

Un unione che funziona…ma è quella Eurasiatica

A due giorni dalle Elezioni Europee, quasi tutti i Media appaiono ancora presi dal commentare, dissezionare e sviscerare risultati che appaiono ogni ora di più come meri ludi cartacei; una sorta di illusorio esercizio della “sovranità popolare” per un popolo, quello europeo, che di fatto non esiste, e per il Parlamento di un’Unione che, al di là della moneta – il sempre più odiato e contestato Euro – è solo una sigla, un’illusione.

 
 O se si vuole, un vecchio sogno mai incarnatosi nella realtà; tradito da burocrazie ottuse e dai giochi di potere di banchieri e loro accoliti politici… Comunque, se questo è lo scenario qui da noi, in Europa Occidentale, qualcosa, anzi molto più di qualcosa si sta muovendo ai nostri, diciamo così, “confini orientali”; per dirla con i poeti russi del secolo XIX, “là dove il bosco europeo incontra la steppa asiatica”.

Là, infatti, sta nascendo una nuova Unione, che prenderà, presto, il nome di Unione Economica Eurasiatica, e che ad oggi appare come una Comunità Economica costituita da tre paesi, RussiaKazakhstan e Bielorussia. Tutti e tre, si potrebbe notare, prodotti dall’implosione del vecchio Impero Sovietico; eppure sarebbe fuorviante pensare che quello che sta maturando possa essere una sorta di ricostruzione dell’URSS sotto altre forme. Questa Comunità Economica Eurasiatica – di cui verranno firmati i trattati costitutivi proprio questo 29 maggio, nel pieno dell’Economic Forum di Astana, la capitale della Repubblica del Kazakhstan – ha infatti in sé le potenzialità per risultare un polo di attrazione non solo per gli “sparsi frammenti” dell’ex impero russo-sovietico, ma anche per molte realtà che mai ne fecero parte. Tanto che a questa CEEA guardano con interesse non solo repubbliche come quella armena – da sempre vicina a Mosca – o come il Kirghizistan, l’Uzbekistan e le altre di quell’Asia Centrale di cui il Kazakhstan rappresenta ormai “pivot d’area” – ovvero il centro degli equilibri regionali – ma anche realtà lontane, come la Serbia, nuova potenza economica emergente dei Balcani, e persino la stessa Turchia. Realtà per troppo tempo tenute fuori dalla porta dei “salotti buoni” di Bruxelles, dove, invece, in base a logiche distorte e ad occhiuti interessi di camarille politico/finanziarie, venivano fatte entrare “potenze” del calibro di Cipro (sic!).

E non si deve, soprattutto, pensare che questa sia l’ennesima “mossa furba” di Vladimir Putin, impegnato in un nuovo Grande Gioco a scacchi con la Casa Bianca. L’Unione Eurasiatica viene, in realtà, molto più da lontano; da un’idea del presidente kazako Nursultan Nazarbayev, che già all’indomani dell’indipendenza da Mosca – e dell’immediato fallimento della Comunità di Stati Indipendenti, effimera invenzione dell’era Eltsin – cominciò a parlare e a proporre una nuova integrazione economica fra i paesi dell’Eurasia. Un’integrazione che permettesse di superare il vuoto lasciato dall’URSS, integrare e modernizzare le strutture economiche e tecniche, favorire lo sviluppo di una nuova “area di prosperità”. Idea che cominciò a trovare risonanza al Cremlino con l’avvento di Putin, dando così avvio ad un processo di integrazione di cui, in queste prossime ore, vedremo uno dei momenti fondativi. Un processo che, per altro, già dal 2010, ha visto la creazione di una Unione Doganale fra i tre paesi membri, che permette la libera circolazione di merci capitali e persone. A questa è seguito a ruota un Trattato di Libero Scambio, e oggi quella, finalmente, di un Mercato Unico, che per molti versi sembra calcare le orme del nostro vecchio MEC.

In effetti, sotto molti punti di vista, la nuova CEEA sembra seguire la strada della nostra Unione Europea, con alcune sostanziali differenze. In primo luogo i nuovi accordi prevedono che la creazione del mercato unico porti con sé uno stretto coordinamento delle politiche economiche dei paesi membri, diretto a costruire una progressiva integrazione. Senza, però, poi commettere l’errore esiziale della nostra Ue: il balzo ad una moneta unica senza strutture politiche e finanziarie atte a reggerne l’impatto. I futuri Trattati di Astana infatti prevedono una progressiva integrazione dei sistemi fiscali e bancari; e soprattutto uno stretto coordinamento delle politiche economiche, un’integrazione delle strutture tecniche – ad esempio il grande progetto di una rete ferroviaria che vada dalla Cina sino all’Europa Occidentale –; solo a questo punto arriverà anche lì una moneta unica. Che non dovrebbe, quindi, recare in sé la malattia che ha portato l’Euro, ovvero la debolezza di una moneta priva di sostegno politico e di fatto proprietà di banche e speculatori finanziari privati.

Dunque, questa nuova Unione Eurasiatica potrebbe facilmente diventare, in breve, una nuova grande realtà sugli scenari internazionali, prendendo il posto di quella “nostra”, di quella UE il cui fallimento politico, prima ancora che economico, è ormai sotto gli occhi di tutti. E così l’Asse del Mondo si sposterà sempre più ad Oriente, dove già giganteggia il Colosso Cinese. Rendendo il nostro Vecchio Continente sempre più marginale ed ininfluente.

Fonte: http://www.ilgiornale.it

I nostri maestri |Renè Guenon, interprete della Tradizione

L’opera più rigorosa di Guénon che merita di essere letta sopratutto per togliersi dalla comoda illusione che il mondo sia necessariamente come noi siamo abituati a pensare che debba essere.



RISVOLTO
«Fra i critici del mondo moderno, ormai innumerevoli, René Guénon merita di essere segnalato come uno dei più radicali, dei più limpidi e coerenti … Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempiè certamente la sua opera più completa e più rigorosa, e quindi anche la più utile … Guénon – e in particolare questo suo libro, a preferenza di altri – merita di essere letto per togliersi dalla comoda illusione che il mondo sia necessariamente come noi siamo abituati a pensare che debba essere». Sergio Quinzio

Il regno della quantità e i segni dei tempi, acquista!

Santa Severa, Vergine e Martire: Celebrazione Eucaristica

Riportiamo questa bellissima notizia, giuntaci attraverso un inoltro di una mail che sta correndo su tutti i computer dei cittadini di Santa Marinella e Santa Severa.
Attiene ad un evento particolarmente sentito dalla comunità dei fedeli, in special modo da coloro che attorno alla chiesetta del Castello di Santa Severa sono nati ed hanno ricevuto i sacramenti della fede cattolica.

“Carissimi tutti, buon pomeriggio. E’ con gioia che invio questa locandina che vi invito a leggere. Per noi è una doppia festa poiché dopo quasi 50 anni torniamo alla devozione nei confronti di Santa Severa che proprio in questo luogo fu martirizzata e la celebreremo proprio nella chiesa del Castello. Rendiamo grazie al Signore nostro Dio che ci permette tutte queste belle cose … noi facciamo quello che possiamo e siamo altrettanto grati a Franca Gentile che tanto spese di se, innamorata com’era, per Severa … e noi godiamo di questi bei frutti di fede.
Grazie Signore, grazie Franca e grazie a voi. In Gesù.”

Alessandro

Santa Severa vergine e martire

I nostri maestri | Julius Evola: Legionarismo ascetico

Evoladi Julius Evola

Rapidamente la nostra auto lascia dietro di se quella curiosa cosa che è la Bucarest del centro: un insieme di piccoli grattacieli e di edifici modernissimi, prevalentemente di tipo “funzionale”, con mostre e magazzini fra la parigina e l’americana, l’unico elemento esotico essendo i frequenti cappelli di astrakan degli agenti e dei borghesi. Raggiungiamo la stazione del Nord, imbocchiamo una polverosa strada provinciale costeggiata da piccoli edifici del tipo della vecchia Vienna, che con rigorosa rettilineità raggiunge la campagna. Dopo una buona mezz’ora, l’automobile svolta improvvisamente a sinistra, prende una via campestre, si arresta di fronte ad un edificio quasi isolato fra i campi: è la cosiddetta “Casa Verde”, residenza del Capo delle “Guardie di Ferro” romene.

“L’abbiamo costruita con le nostre stesse mani” ci dicono con un certo orgoglio i legionari che ci accompagnano. Intellettuali e artigiani si sono associati per costruire la residenza del loro capo, quasi nel significato di un simbolo e di un rito. Lo stile della costruzione è romeno: ai due lati, essa si prolunga con una specie di portico, tanto da dar quasi l’impressione di un chiostro. Entriamo, raggiungiamo il primo piano. Ci viene incontro un giovane alto e slanciato, in vestito sportivo, con un volto aperto, il quale dà immediatamente una impressione di nobiltà, di forza e di lealtà. E’ appunto Cornelio Codreanu, capo della Guardia di Ferro. Il tipo è caratteristicamente ariano-romano: sembra una riapparizione dell’antico mondo ario-italico. Mentre i suoi occhi grigio-azzurri esprimono la durezza e la fredda volontà propria ai Capi, nell’insieme dell’espressione vi è simultaneamente una singolare nota di idealità, di interiorità, di forza, di umana comprensione. Anche il suo modo di conversare è caratteristico: prima di rispondere, egli sembra assorbirsi, allontanarsi, poi, ad un tratto, comincia a parlare, esprimendosi con precisione quasi geometrica, in frasi bene articolate ed organiche.

“Dopo tutta una falange di giornalisti, di ogni nazione e colore, che altro non sapevano rivolgermi se non domande della politica più legata al momento, è la prima volta, e con soddisfazione” dice Codreanu “che viene da me qualcuno che si interessa, prima di tutto, all’anima, al nucleo spirituale del mio movimento. Per quei giornalisti avevo trovato una formula per soddisfarli e per dire poco più che nulla, cioè: nazionalismo costruttivo.

“L’uomo si compone di un organismo, cioè di una forma organizzata, poi di forze vitali, poi di un’anima. Lo stesso può dirsi per un popolo. E la costruzione nazionale di uno Stato, benché riprenda naturalmente tutti e tre gli elementi, pure, per ragioni di varia qualificazione e varia eredità, può soprattutto prendere le mosse da uno particolare di essi.

“Secondo me, nel movimento fascista predomina l’elemento Stato, che equivale a quello della forma organizzata. Qui parla la potenza formatrice dell’antica Roma, maestra del diritto e dell’organizzazione politica, della quale d’Italiano è il più puro erede. Nel nazionalsocialismo viene invece in risalto quanto si connette alle forze vitali; la razza, l’istinto di razza, l’elemento etnico-nazionale. Nel movimento legionario romeno l’accento cade soprattutto su quel che, in un organismo, corrisponde all’elemento anima: sull’aspetto spirituale e religioso.

“Da ciò sorge la caratteristica dei vari movimenti nazionali, per quanto essi, alla fine, comprendano tutti e tre questi elementi, e non ne trascurino nessuno. Il carattere specifico del nostro movimento ci viene da una remota eredità. Già Erodoto chiamava i nostri progenitori: “I Daci immortali”. I nostri antenati getotraci avevano per fede, già prima del cristianesimo, l’immortalità e l’indistruttibilità dell’anima, ciò che prova il loro orientamento verso la spiritualità. La colonizzazione romana ha aggiunto a questo elemento lo spirito romano di organizzazione e di forma. Tutti i secoli successivi hanno fatto miserabile e disgregato il nostro popolo: ma come anche in un cavallo malato e frustro si può riconoscere la nobiltà della sua razza, così anche in ciò che ieri e oggi è il popolo romeno si possono riconoscere gli elementi latenti di questa doppia eredità.

“Ed è questa eredità che il movimento legionario vuole destare” continua Codreanu. “Esso parte dallo spirito: vuole creare un uomo spiritualmente nuovo. Realizzato come “movimento” questo compito, ci attende il risveglio della seconda eredità, cioè della forza romana politicamente formatrice. Così lo spirito e la religione sono per noi il punto di partenza, il “nazionalismo costruttivo” è il punto di arrivo e quasi una conseguenza. A congiungere l’un punto con l’altro sta l’etica ascetica e simultaneamente eroica della “Guardia di Ferro””.

Chiediamo a Codreanu in che rapporto stia la spiritualità del suo movimento con la religione cristiano-ortodossa. La risposta è: “In genere, noi tendiamo a vivificare nella forma di una coscienza nazionale e di una esperienza vissuta ciò che, in questa religione, molto spesso si è mummificato ed è diventato il tradizionalismo di un clero sonnolento. Noi poi ci troviamo in una condizione felice per il fatto che alla nostra religione, articolata nazionalmente, è estraneo il dualismo tra fede e politica ed essa può fornirci elementi etici e spirituali senza imporsi come una entità comunque politica. Dalla nostra religione il movimento delle Guardie di Ferro riprende poi un’idea fondamentale: quella della ecumenicità. Questo è il superamento positivo di ogni internazionalismo e di ogni universalismo astratto e razionalistico. L’idea ecumenica è quella di una societas come unità di vita, come organismo vivo, come un vivere insieme non solo col nostro popolo, ma anche con i nostri morti e con Dio. L’attuazione di una simile idea in forma di esperienza effettiva è il centro del nostro movimento; politica, partito, cultura, ecc. per noi non sono che conseguenze e derivazioni. Noi dobbiamo rivivificare questa realtà centrale, e rinnovare per tal via l’uomo romeno, per poi procedere e costruire anche la nazione e lo Stato. Un punto particolare è che, per noi, la presenza dei morti nella nazione ecumenica non è astratta, ma reale: dei nostri morti e soprattutto dei nostri eroi. Noi non possiamo separarci da essi; essi, come forze divenute libere dalla condizione umana, compenetrano e sostengono la nostra vita più alta. I legionari si radunano periodicamente in piccoli gruppi, chiamati “nidi” [cuib, n.d.c.]. Queste adunanze seguono riti speciali. Quello con cui si apre ogni riunione è l’appello a tutti i nostri compagni caduti, al quale i convenuti rispondono con “Presente”. Ma ciò per noi non è una pura cerimonia e una allegoria, bensì una evocazione reale.

“Noi distinguiamo l’individuo, la nazione e la spiritualità trascendente” continua Codreanu “e nella dedizione eroica consideriamo ciò che porta dall’uno all’altro di tali elementi, fino ad una superiore unità. Noi neghiamo in ogni sua forma il principio dell’utilità bruta e materialistica: non solo sul piano del singolo, ma anche su quello della nazione. Di là dalla nazione noi riconosciamo dei principi eterni ed immutabili, in nome dei quali si deve esser pronti a combattere, a morire e a tutto subordinare almeno con la stessa decisione in nome del nostro diritto di vivere e di difendere la nostra vita. La verità e l’onore sono, per esempio, dei principi metafisici, che noi poniamo più in alto della nostra stessa nazione”.

Noi abbiamo saputo che il carattere ascetico del movimento delle Guardie di Ferro non è generico, ma anche concreto e, per dir così, praticante. Ad esempio, vige la regola del digiuno: tre giorni alla settimana circa 800.000 uomini praticano il cosiddetto “digiuno nero”, cioè l’astinenza da ogni specie di cibo, da bevande, da tabacco. Del pari, la preghiera ha nel movimento una parte importante. In più, per il corpo scelto di assalto che porta il nome dei due capi legionari caduti in Spagna, Mosa e Marin, vige la regola del celibato. Chiediamo al Codreanu che ci indichi il senso preciso di tutto ciò. Egli sembra concentrarsi un momento, poi risponde: “Vi sono due aspetti, per chiarire i quali bisogna tener presente il dualismo dell’essere umano, composto di un elemento materiale naturalistico e di un elemento spirituale. Quando il primo domina il secondo, è l'”inferno”. Ogni equilibrio fra i due è cosa precaria e contingente. Solo il dominio assoluto dello spirito sul corpo è la condizione normale e il presupposto di ogni vera forza, di ogni vero eroismo. Il digiuno viene da noi praticato perché propizia una tale condizione, allenta i vincoli corporei, propizia l’autoliberarsi e l’autoaffermarsi della pura volontà. E quando a ciò si aggiunge la preghiera, noi chiediamo che forze dall’alto si uniscano alle nostre e ci sostengano invisibilmente. Il che conduce al secondo aspetto: è una superstizione pensare che in ogni combattimento solo le forze materiali e semplicemente umane siano decisive; in esso entrano invece in giuoco anche delle forze invisibili, spirituali, almeno altrettanto efficaci quanto le prime. Noi siamo coscienti della positività e dell’importanza di tali forze. Per questo diamo al movimento legionario un preciso carattere ascetico. Anche negli antichi ordini cavallereschi vigeva il principio della castità. Rilevo tuttavia che esso da noi è ristretto al Corpo di Assalto, anche sulla base di una giustificazione pratica, cioè che chi deve votarsi interamente alla lotta e non deve temere la morte è bene non abbia gli impedimenti della famiglia. Del resto, in quel corpo si resta solo fino ai 30 anni compiuti. Ma, in ogni caso, resta sempre una apposizione di principio: vi sono da un lato coloro che conoscono solo la “vita” e che quindi non cercano che la prosperità, la ricchezza, il benessere, l’opulenza; dall’altro lato vi sono coloro che aspirano a qualcosa più che la vita, alla gloria e alla vittoria in una lotta interiore quanto esteriore. Le Guardie di Ferro appartengono a questa seconda schiera. E il loro ascetismo guerriero si completa con una ultima norma: col voto di povertà a cui è tenuta l’élite dei capi del movimento, con i precetti di rinuncia al lusso, ai vuoti divertimenti, agli svaghi cosiddetti mondani, insomma con l’invito ad un vero cambiamento di vita che noi facciamo ad ogni legionario”.

titolo: Legionarismo ascetico
autore/curatore: Julius Evola
fonte: Il Regime Fascista, 22 marzo 1938
lingua: italiano
data di pubblicazione su juliusevola.it: 16/09/2004

Lezioni di omosessualità nelle scuole superiori

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E’ sempre più evidente che con la scusa della lotta all’omofobia la scuola si sta trasformando in un vero e proprio campo di rieducazione non solo all’ideologia del gender in senso lato, ma per la propaganda dell’omosessualità. Come dimostrano i casi che vi presentiamo: al Liceo Muratori di Modena, alla fine Luxuria l’ha avuta vinta e ha fatto un suo comizio. E in un Istituto superiore della provincia di Reggio Emilia, l’Arcigay ha distribuito a quindicenni del vero e proprio materiale di iniziazione all’omosessualità.
 

– A 15 ANNI COSTRETTI A LEZIONE DI OMOSESSUALITA’
All’Istituto Tecnico Cattaneo di Castelnovo Monti (Reggio Emilia) le lezioni anti-omofobia gestite dall’Arcigay sono ormai di routine. E il contenuto si fa sempre più esplicito. Fino alla distribuzione di materiale porno-gay. Ecco cosa c’è dietro tanti discorsi sull’omofobia: vogliono pervertire i nostri figli.

– MODENA, IL SIGNOR LUXURIA DETTA LEGGE
Alla fine al Liceo Muratori di Modena l’incontro con Vladimir Luxuria c’è stato, ma non c’è stato contraddittorio. I relatori scelti dai genitori sono stati bocciati e sono stati invece invitati due campioni del “politicamente corretto”. Così l’ex politico ha potuto fare il suo soliloquio indistiurbato. Dura protesta del comitato “Sì alla famiglia”.

di Andrea Zambrano 

Arcigay in cattedra: Reggio Emilia, lezioni di sesso anale a scuola

Dopo le fiabe gay nelle scuole e negli asili di Venezia e dopo gli opuscoli dell’Unar “Educare alla diversità a scuola” che propongono l’immagine di famiglie diverse da quelle composte da uomo e donna, ecco che in una scuola di un paese vicino a Reggio Emilia, Castelnuovo ne’ Monti, viene distribuito un pieghevole sul metodo migliore, per gli omosessuali, di fare sesso senza rischi. Lo scorso 5 aprile, nell’Istituto superiore Cattaneo-Dall’Aglio, al termine di un incontro coi rappresentanti di Arcigay Reggio Emilia in cui si discuteva di omofobia, è stato infatti offerto a tre seconde classi l’opuscolo Safer Sex Hiv. Infezioni sessualmente trasmissibili, in cui si mostrano i rischi di fare sesso, soprattutto anale, senza le adeguate protezioni.
Il pieghevole presenta scene esplicite e adotta un linguaggio fin troppo colloquiale (per usare un eufemismo), in cui non solo si presentano certe forme di sessualità come già acquisite per ragazzi di quindici anni, ma le si descrive anche con atteggiamento morboso.
Il prontuario del sesso-omo espone perfino le possibili infezioni alle quali si potrebbe andare incontro, praticando certe forme di sesso, e si mostra come prevenirle. Quanto alla sifilide, si consiglia di «usare un preservativo con un’adeguata dose di lubrificante a base d’acqua…». Per scongiurare l’epatite A si invita invece a usare «un preservativo tagliato a metà». Relativamente all’epatite B, che «si trasmette principalmente nel corso di rapporti anali e orali non protetti», si esorta a fare il vaccino, sottolineando che «la vaccinazione contro l’epatite B è gratis per i gay. Basta che tu dica al medico di essere gay». Per la gonorrea invece, si invita a «utilizzare un guanto di lattice per la penetrazione» e a «evitare lo scambio di sex toys».
Il pieghevole dell’Arcigay distribuito agli studenti offre informazioni anche sull’Aids. Preso atto che «nella comunità omsessuale maschile sono sempre di più le coppie siero-discordanti (in cui uno è Hiv-positivo e l’altro negativo), si invita comunque a fare sesso se «i farmaci antivirali sono assunti con regolarità» e se «i due partner non presentano lesioni alle mucose».
Omettiamo, per ragioni di decenza, la seconda parte dell’opuscolo in cui abbondano frasi ai limiti della volgarità e fioriscono descrizioni di rapporti sessuali, le cui finalità educative ci sfuggono. Non basta neppure, forse, a tal fine, l’obiezione che fa Michele Breveglieri, segretario nazionale dell’Arcigay: «Abbiamo preferito adottare il linguaggio corrente», ci dice, «quello che usano i ragazzi. Quando si parla di sesso, troppo spesso si ricorre a espressioni idealizzate o medicalizzate, che poco hanno a che fare con la realtà». Se è per questo, la scuola non dovrebbe farsi recettiva solo della realtà, accettarne le tendenze e le degenerazioni (anche linguistiche), ma dovrebbe proporre modelli, presentare stili di vita e invitare gli studenti all’uso di un linguaggio consono. L’alternativa è la deriva e l’accettazione supina del mondo.
Da qui la responsabilità enorme dei professori. «All’incontro», avverte Fabiana Montanari, presidente di Arcigay Reggio Emilia, «erano presenti cinque professori, che hanno accettato la distribuzione degli opuscoli e ci hanno fatto i complimenti per l’attività svolta».
I complimenti, capite. A nulla è valsa l’opposizione del preside dell’istituto, che ha detto di non essere informata della distribuzione del materiale scottante. Ma anche qui, forse, conta poco l’ingenuità.
Ogni tentativo di parlare di omofobia, di discutere di discriminazioni nelle scuole o in altre sedi educative (recente il caso della proiezione di un film sull’amore omo a Bisceglie, in Puglia), si trasforma poi in un corso di formazione all’ideologia gender, in una propaganda sul matrimonio omosessuale o ancor peggio, come in questo caso, in una lezione di educazione al sesso tra gay, con tanto di precauzioni e avvertenze. «I ragazzi», ci dice Jacopo Coghe, presidente di Manif Pour Tous Italia, «non hanno bisogno di un ricettario su come far bene l’amore e di certo non è questo il modo per prevenire in loro (qualora mai ci fossero) sentimenti omofobici. I ragazzi hanno semmai bisogno di corsi sull’affettività, nei quali imparino ad amare il proprio corpo e a rispettarlo, anziché esibirlo o concederlo». Non dimentichiamoci l’età: parliamo di ragazzi di quindici anni. 

Gianluca Veneziani – Libero 18 aprile 2014

Successo per la Compagnia Giuseppe Percuoco

downloadS. Marinella. Tutto esaurito nella serata al teatro Sala Flaminia Odescalchi. Sabato prossimo appuntamento invece al Traiano di Civitavecchia
SANTA MARINELLA – Nuovo appuntamento per la Compagnia Teatrale Giuseppe Percuoco che sabato prossimo debutterà al Teatro Traiano di Civitavecchia con la commedia Il Marchese del Grillo, dopo lo strepitoso successo ottenuto a Santa Marinella al teatro Sala Flaminia Odescalchi dove è stato registrato il tutto esaurito. L’incasso della serata, sarà devoluto in beneficenza in occasione dell’iniziativa “Un sorriso per Giovannina”, una bambina colpita da una grave malattia al quale la Compagnia ha dato e continuerà a dare un concreto supporto economico per le cure necessarie. La Compagnia Teatrale quindi fa appello alla sensibilità dei cittadini affinchè partecipino numerosi all’evento. La Compagnia Percuoco, magistralmente diretta da Settimio Guredda, rappresenta una splendida realtà della Perla del Tirreno, che già da diversi anni si cimenta in rappresentazioni teatrali capaci di coinvolgere il pubblico e farlo divertire con spettacoli entusiasmanti. Nel curriculum registra commedia brillanti come L’avvocato Cascione principe del Foro, le Pillole d’Ercole, La Veggente e tanti altre. Anche in questa occasione ad interpretare il Marchese Del Grillo sarà Settimio Guredda, supportato da Claudio Gigliotti e coadiuvato da Maria Rita Bonfiglioli, Alessandra De Antoniis nel ruolo di “Genuflessa”, Orazio De Pasquale, Maria Pia Gallinari, Francesco De Pasquale, Paola Mecozzi, Simona Bassetti, Monica Romitelli, Fabrizio Illuminati, Sergio Giuliano, Loredana Carrera, Samantha Laducara, Massimo Pinna, Vittorio Vargiolu, Federico Leopardi, Antonio Rotondo ed infine Alessia, Marco e Simone. Nel cast anche Federica Orchi e Roberto Ercolani per le scenografie, Edoardo Manca per le musiche, Giuliano Fantozzi per la falegnameria e i bambini della Obelix diretti dalla maestra Simonetta Travagliati per il balletto. (Gi.Ba.)

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Il miglior pane italiano è dei fratelli Pistola

pane-casalingo-semplice-italianoALLUMIERE. Sono stati premiati oggi a Roma. Per la seconda volta hanno ottenuto il riconoscimento tra gli oltre 100 fornai d’Italia. «È una vittoria che premia il lavoro nostro, delle nostre famiglie e dei nostri collaboratori»
ALLUMIERE – Un pieno di complimenti e di ovazioni, tanta emozione e qualche lacrima di commozione: questo in sunto è il mix della giornata di oggi che ha visto come protagonisti i due fratelli Pistola. I due panificatori allumieraschi, infatti, alla presenza di tante autorità, hanno ricevuto il premio come miglior pane italiano. Il Tempio Adriano a Roma ha fatto da cornice ad una solenne cerimonia che ha messo al centro di tutto i prodotti dei fratelli Pistola e, in particolare, il tradizionale pane giallo. Luigi e Bruno Pistola dopo tanti anni di duro lavoro, di sacrificio, di passione e di pieno rispetto per la tradizione continuano a sfornare pane eccezionale che continua ad entusiasmare tutti e continuano a piovere premi su premi. Il primo posto ottenuto a livello nazionale è un altro centro azzeccato dai due panificatori più famosi del comprensorio. Da rilevare che il loro pane giallo ha ricevuto per la seconda volta il titolo di miglior pane tra i tanti prodotti dagli oltre 100 fornai di tutt’Italia e che è promosso dall’Azienda Romana Mercati. Questo premio si aggiunge ai tanti che hanno già ricevuto. «La cerimonia è stata emozionante – spiegano Luigi e Bruno – non possiamo negare che ci siamo commossi e che ci sentiamo orgogliosi. È una vittoria che premia il lavoro nostro, delle nostre famiglie e dei nostri collaboratori. Abbiamo ricevuto tanti complimenti non solo dalla giuria ma anche da tutte le autorità che hanno detto di apprezzare il nostro pane». Come sempre dietro a due grandi uomini ci sono due grandi donne che lavorano nel forno e che li sostengono e che li hanno spronati, ma anche delle famiglie stupende e unite che hanno raccolto il testimone e continuano a portare avanti la tradizione panificatrice dei Pistola che è iniziata fin dal 1916 e ormai dire Pistola è dire pane giallo ottimo, così come gli altri vari prodotti che escono dai loro forni. (Rom. Mos.)

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La RSI a Civitavecchia – Domenica 1 giugno

bandierarsi2La Delegazione del Lazio – Gruppo Civitavecchia
Raggruppamento Combattenti e Reduci RSI – Continuità Ideale “Franco Aschieri”
In collaborazione con i Gruppi di Santa Marinella, Roma, Colleverde, Cerveteri e Rieti

Organizzano una giornata in Onore della RSI

Ore 11.00
Presentazione del libro “LA GUERRA E’ FINITA” di Mario Michele Merlino e Roberto Mancini, alla presenza degli autori.

la_guerra_e_finitaIl romanzo – scritto a quattro mani – narra la storia di due commilitoni del battaglione Lupo.
E’ la storia di Ludovico e Gaetano che, partendo dalle esperienze di vita sorte nello scegliere la via dell’onore dopo l’ 8 settembre, partecipano al conflitto fino alle ultime raffiche di mitra e …. il resto lo lasciamo alle parole dei due autori.Con lo stile che li contraddistingue, Merlino e Mancini intendono ricollegarsi alla sfida ideale dei protagonisti di questo romanzo storico, al fine di spiegarne la scelta, l’inquietudine e l’irriverenza. Conoscere la storia e le vicende dei nostri eroi, per capire le origini del nostro patrimonio ideale, ci rende degni continuatori di un percorso costruito sul sacrificio ed il sangue di chi ci ha preceduto.

Ore 13.00
Pranzo legionario

Appuntamento presso l’ultimo avamposto, Viale Guido Baccelli – Civitavecchia RM
Necessaria la prenotazione su rsilazio@gmail.com, su Facebook Delegazione Lazio R.S.I.

 

Attacco alla famiglia da parte dei municipi di Roma

1493256_224689364369523_739824265_nAl termine di un lungo dibattito, in cui è intervenuto un rappresentante del Comitato per la Famiglia, anche il Consiglio del Municipio Roma XV (Cassia-Flaminia), come già avvenuto in gran parte dei municipi romani, ha approvato la delibera che istituisce il registro municipale delle unioni civili.

Questo é l’ennesimo attacco ideologico alla Famiglia che l’amministrazione comunale, esulando dalle sue competenze, mette in atto mascherandolo come una conquista di diritti civili.

Basta demagogia, prima la Famiglia! 

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NIEMALS! Emporio Legionario

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Niemals non è un marchio di abbigliamento. NIEMALS! è uno strumento militante per la veicolazione della nostra visione del mondo sulla superficie umana del militante e del simpatizzante.
Sostenere NIEMALS come strumento di autofinanziamento militante, è un segno di coerenza rivoluzionaria.
https://www.facebook.com/pages/Niemals-Emporio-Legionario/135872226613749?fref=ts

“Cantata a Maria” con la “Corale Insieme”

images (1)CIVITAVECCHIA – Appuntamento domenica alle 19, presso la chiesa della Sacra Famiglia (Salesiani) si terrà un concerto interamente dedicato alla Madonna intitolato “Cantata a Maria”. Si esibirà il coro “Corale insieme”, che è attivo nella città da venti anni ed è diretto dal maestro Nicoletta Potenza e l’orchestra d’archi riunita” dell’istituto comprensivo “Ilaria Alpi” di Ladispoli e dell’associazione “Percorsi sonori” di Ladispoli guidati dal direttore Marco Fois (sono giovani fra i 7 e i 21 anni).
L’occasione della “Cantata a Maria” è la festa annuale a Maria Ausiliatrice sempre molto sentita dalla parrocchia dei Salesiani e da tutta la città e si inserisce nei festeggiamenti della medesima. I brani scelti dal coro spaziano dal periodo rinascimentale ai canti più moderni ma si segnalano tutti per la grande suggestione.
Tutta la cittadinanza è invitata ad intervenire per vivere insieme un momento di buona musica e di spiritualità.

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Da oggi anche in italiano, “Mussolini alla vigilia della sua morte e l’Europa” di Pierre Pascal

La Novantico Editrice ha pubblicato il libro di Pierre Pascal Mussolini alla vigilia della sua morte e l’Europa all’interno della collana letteraria Laurus diretta Federico Prizzi.

La caratteristica principale del Mussolini alla vigilia della sua morte e l’Europa non è solo quella di rappresentare il testamento spirituale del condottiero italiano a poco più di venti giorni dalla sua tragica fine. Bensì, di essere un libro scritto da Pierre Pascal, uno dei più grandi poeti francesi del ‘900 che visse e lavorò per quarantacinque anni in Italia.

Yamatologo, iranista, scrittore, traduttore, editore e soldato, conoscitore di molte lingue antiche e moderne, Pascal ebbe una vita letteraria e umana intensissima. Unico occidentale ad avere l’onore di essere ammesso dell’Accademia Imperiale della Foresta dei Pennelli e di essere considerato al pari degli eroi giapponesi dall’Imperatore Hirohito, lavorò anche per l’Ambasciata iraniana presso la Santa Sede ai tempi dello Scià.

Discepolo di Charles Maurras, amico di d’Annunzio, Mishima, Henry de Montherlant, Guenon ed Evola, fu volontario in Spagna con i franchisti, in Marocco con i legionari contro i ribelli del Rif e nell’ultimo conflitto mondiale con i francesi di Vichy, tanto da seguirne persino le sorti nel castello di Sigmaringen.

Intellettuale cattolico e profondo conoscitore dell’esegesi cristiana incontrò più volte Padre Pio, ma si dedicò anche allo studio delle Scienze Tradizionali grazie a maestri del calibro di Alex Carrel, Armand Barbault e Raymond Abellio.

Curato da Federico Prizzi, questo libro rappresenta un vero e proprio “viaggio letterario” nell’opera pascaliana che ha visto pure la partecipazione di firme prestigiose del calibro di Sandro Giovannini, Gabriella Chioma, Renato Del Ponte e Silvano Panunzio che, con i loro studi inediti e approfonditi, presentano al lettore un quadro completo della vita letteraria del grande poeta francese.

 

Brossura

Pag. 176 – cm. 13,3×21,5

ISBN 978-88-98996-03-2

2014 pubblicato da NovAntico

http://www.novantico.com/

L’abominio delle sperimentazioni su feti umani

feto

Il valore della vita sacrificato sull’altare del progresso. In quest’articolo testimonianze da film dell’orrore, con protagoniste creature inermi, sterminate nel nome della dea scienza..

“Che ne sai dell’aborto?”, il libro dei coniugi Willke raccoglie, nelle more dei suoi innumerevoli capitoli, anche la recensione di una serie di agghiaccianti testimonianze di esperimenti su feti vivi.

I deliri della scienza che, con l’alibi della ricerca, tutto crede di potere. Quelli riportati sono veri e propri esperimenti su persone, così cruenti da travalicare ogni orizzonte della più torbida fantasia di un regista horror.

Sembrano cose relegate ad un passato relativamente lontano ma di certo non riproponibile: pensiamoci bene però. Tutte le sperimentazioni sugli embrioni, il marchio a codice a barre ed altre storture rispetto alla natura, cosa sono? Ne riportiamo un estratto emblematico.

“Era ripugnante vedere feti umani vivi (bambini prematuri) messi sotto ghiaccio mentre cercavano ancora di muoversi e di respirare per poi essere inviati rapidamente ai laboratori” Questo avveniva presso il Magee-Womens Hospital di Pittsburg e la dottoressa chiese di essere esonerata dal prestare la sua opera per gli aborti procurati.

La sua richiesta “fu respinta …  con minacce di licenziamento, intimidazioni, restrizioni nei compiti assegnati ecc….”

Alla fine lasciò il lavoro. (Testimony, Mrs W. Pick, anestesista, Pennsylvania. Abortion Commision. The Pittsburg Catholic, 17 marzo 1972)  

 -I ricercatori del Medical Center dell’Università del Colorado a Denver hanno usato più di 114 prematuri per i loro esperimenti sulla mandibola. Tutti i bambini abortiti sono stati uccisi prima di essere utilizzati per gli esperimenti. (Am. J. Anatomy, Vol. 131, 1971)

 -I dottori Laphom e Marksberry hanno riferito di aver prelevato il cervello di feti umani e di averlo mantenuto in vita per ben 5 mesi in coltura. I donatori sono stati uccisi. (Science, Agosto 1965)   

 -Il dottor Ammann dell’Università della California ha trapiantato il timo dei feti umani in due bambini. Entrambi i donatori sono stati uccisi. (Time Magazine, 28 febbraio 1972, p. 54)

 -Presso la Dalhousien University di Halifax, Nova Scotia, i reni dei bambini abortiti vengono utilizzati per lo studio delle malformazioni renali. I bambini donatori vengono uccisi. (British Medical News,2 Aprile 1973)

 -Il dr. Goodlin della Stanford University, California, ha condotto esperimenti comprendenti “L’apertura della cassa toracica di un feto umano ancora in vita (neonato) al fine di osservare l’azione del cuore….” sono stati utilizzati soggetti anche di 24 settimane. (Sworn testimony to Mary Swedsen 1° giugno 1972)

Fonte: notizieprovita.it