SERGIO RAMELLI – 29 Aprile 1975-29 Aprile 2013


Erano gli anni di “Uccidere un fascista non è reato” o di “Se vedi un punto nero spara a vista:o è un Carabiniere o è un Fascista”, ma anche di “Ora e sempre,resistenza !”. Erano gli anni non certo “formidabili” come qualcuno ha invece scritto . E dove purtroppo “la meglio gioventù” ghettizzava altra gioventù.
Erano gli anni in cui una famiglia normale fu colpita da una tragedia immane.
Sergio era nato il 6 luglio 1956,undici anni dopo la fine della guerra.
Giocava al pallone e tifava Inter. Gli piaceva Celentano. Portava i capelli lunghi e non amava il barbiere.Aveva un motorino,un Ciao . E si iscrisse all’Istituto Tecnico Molinari a Milano perché amava la matematica e la chimica. Anzi,avrebbe voluto laurearsi in chimica. Era bravo,e spesso passava i compiti ai compagni di scuola; generoso, allegro, mai uno screzio.
Aveva una ragazza, Flavia.
Addio Sergio, Tu che conosci la Vera Pace in Cristo, prega per questa povera Patria insieme a tanti altri Camerati caduti in quegli anni ’70 ed a quei ragazzi che cercarono di salvare l’Onore della Patria dopo l’ 8 settembre.
A noi, sopravissuti di quell’era, resta il Tuo Ricordo e l’incarico di raccontare sempre questa tragedia di un giovane normale colpito da un odio senza perché.”


http://mortidimenticati.blogspot.it

per l’Onore d’Italia!

“PER L’ONORE D’ITALIA!”
Al Campo della Memoria ricordati i caduti della Repubblica Sociale Italiana


In occasione del 68° anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale (2 Maggio 1945), l’Associazione Combattenti Decima Flottiglia MAS – RSI ha organizzato una manifestazione al Sacrario dei Caduti della RSI di Nettuno in ricordo di tutti i caduti della Repubblica Sociale Italiana.
Numerosi i partecipanti, in gran parte giovani, accompagnati dagli ultimi reduci che, proprio sul Fronte di Nettunia, iniziarono la loro “avventura” per riscattare l’Onore d’Italia. Numerose anche le delegazioni ufficiali partecipanti alla manifestazione che hanno inviato i loro rappresentanti: i Volontari di Guerra, gli Arditi d’Italia, l’Opera Nazionale Caduti Senza Croce, l’Ordine dell’Aquila Romana, i Paracadutisti d’Italia, i Reduci e Rimpatriati d’Africa e la Fondazione della RSI – Istituto Storico di Terranuova Bracciolini (AR).
La Santa Messa in latino, in rito tridentino, è stata officiata da un Sacerdote della Fraternità San Pio X di Albano.
Al termine della cerimonia è stato fatto l’appello dei caduti. La manifestazione si è sciolta sulle note della Preghiera del Legionario e con l’impegno di tutti i presenti di rinnovare nei cuori l’amore per l’immortale Patria italiana, fedeli alla consegna affidataci dai reduci.
Lemmonio Boreo

Castrum Novum project 2013

Pubblichiamo la segnalazione del  direttore del Museo Civico di Santa Marinella Dott. Flavio Enei
Cari Amici,
vi segnalo che il Museo Civico in collaborazione con il Gruppo Archeologico del Territorio Cerite organizza per i prossimi mesi estivi un campo didattico di archeologia nell’ambito del progetto di ricerca italo-francese in corso dal 2010 nel sito dell’antica Castrum Novum. Il campo consentirà ai partecipanti di contribuire allo studio ed alla valorizzazione del sito in preparazione della campagna di settembre che si svolgerà insieme agli amici e colleghi delle università francesi di Lille 3 e di Amiens con la supervisione della Soprintendenza Archeologica per l’Etruria Meridionale.
Vi allego la locandina con gli indirizzi di riferimento per le informazioni e le prenotazioni (solo 12 posti disponibili!).
A presto e Cari saluti da Pyrgi
Flavio Enei

CHERNOBYL – 27 anni dopo

CHERNOBYL – L’anniversario scomodo per i nuclearisti, mentre ancora ci stiamo chiedendo se la nube nucleare che ci ha invaso ha qualche relazione con una parte dei tumori che stanno progressivamente assumendo un numero mostruoso.
KIEV (UCRAINA) – Per non dimenticare la tragedia nucleare di Chernobylm, per il 27esimo anniversario decine di persone hanno acceso candele a Kiev.
Il 26 aprile del 1986, un test “di sicurezza” portò all’esplosione e all’incendio del reattore numero 4 nella centrale nucleare di Chernobyl in Ucraina.
Il rilascio della radioattività, pari a centinaia di volte di quello delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, ha coinvolto più di 5 milioni di persone e interessato oltre all’Ucraina, anche la Russia e la Bielorussa.
Dopo 27 anni, nelle aree vicine anch’esse fortemente contaminate dal fallout radioattivo, continuano a vivere sotto lo sguardo indifferente di istituzioni locali e comunità internazionale, migliaia di persone: le aree abbandonate che si trovano a circa 30 chilometri dalla centrale, si stanno addirittura ripopolando. Il rischio di ammalarsi, per tutti quello che vivono in queste aree, è altissimo: la loro aspettativa di vita è invece bassissuma.
Nel solo villaggio di Gden, a 15 chilometri dalla centrale di Chernobyl, oggi abitano 250 persone tra cui 25 bambini. Ogni giorno bevono l’acqua e mangiano prodotti agricoli contaminati.

La donna e l’amore nella via del cavaliere

Giovedì 2 maggio, ore 20.30

Presentazione editoriale di

“La donna e l’amore nella via del cavaliere”, edito da RAIDO


Il testo è la riedizione, rivista ed ampliata, dell’ormai introvabile “Il Mistero Imperiale del Graal.
Il Mistero della Dama” (Quaderni di Avallon, n. 0. Direttore responsabile Mario Polia).


Interviene l’autore:

Mario Polia


L’evento è a cura del Cuib Femminile di RAIDO

cuibfemminile@raido.it

Il Centro Studi Aurhelio, organizza la trasferta a Roma.
Partenza equipaggio alle ore 19.00 a Santa Marinella


25 Aprile, noi non festeggiamo!

25 aprile:
stupri, violenze, furti, bombardamenti indiscriminati, altro che resistenza!
rendiamo onore alla memoria di chi, senz’ombra di dubbio, seppe scegliere la strada dell’onore, malgrado la guerra ormai perduta. Rendiamo onore al ricordo di quei ragazzi intenzionati a tutto per difendere la propria Patria dall’invasore anglo-americano e dal traditore partigiano, per riscattare l’umiliazione e l’infamia dell’otto settembre. A chi riprese le armi, a chi combatté fino all’ultimo respiro, a chi scelse di non arrendersi, di non gettare via la divisa e le idee nelle quali aveva creduto, va il nostro saluto ed il nostro profondo rispetto.
Onore a chi non si è arreso, a chi non ha tradito.

fonte: Azione Studentesca Torino


Occhio a monsanto. E al suo lacchè italiota.

ABS pic di Maurizio Blondet

Chi cavolo è Sergio Silvestris, chiedete? Signori, mi meraviglio di voi: è un membro del parlamento europeo, italiano, del Pdl- Il che significa che, se siete di centro-destra, l’avete votato voi. A vostra insaputa, naturalmente. È la Berlus-demokràtia, che ci ha riempito l’area politica di nani, ballerine, puttane, puttani e avvocati suoi.

E che cosa ha fatto questo Silvestris, vostro Berlu-rappresentante? Il 19 novembre, è stato ospite di un «dinner event» (una cena di gala, per promozione di qualcosa) insieme con la ESA, ossia la European Seed Association – la lobby delle sementi modificate. Per chiarire meglio: non è che Silvestris sia stato invitato alla gran cena. È che l’ha organizzata lui insieme alla Lobby, ed ha «ospitato» e ricevuto gli invitati, possiamo giurare, parlamentari, politici, eurocrati.

Piccolo particolare: Silvestris è stato scelto dall’euro-parlamento per fare il relatore (rapporteur) sulla nuova normativa delle sementi che le euro-kratia imporrà dal 2014 a tutti noi sudditi. Spieghiamo: la UE sta riformando l’intera sua legislazione sulla commercializzazione delle sementi, riunendo le ben 12 direttive che ha già emanato in un solo testo, che sarà obbligatorio per tutti gli Stati membri. (Production and making available on the market of plant reproductive mat)

Tale rimaneggiamento ha essenzialmente lo scopo di restringere le libertà d’interpretazione delle norme a livello nazionale; rappresenta dunque una opportunità unica per il Big Business delle sementi OGM per assumere il definitivo dominio totale sulla nutrizione, e per liberarsi per sempre dei «competitori»: che sono i coltivatori organici, con le organizzazioni e le persone della terra che si scambiano, gratis o a poco costo, sementi naturali, magari perfino delle varietà non approvate dall’eurokràtia (orrore, orrore!), e sottratte ai diritti di «proprietà intellettuale» delle Monsanto, Dow, Syngenta e le altre ditte che foraggiano e compongono la lobby detta ESA (European Seed Association), quella con cui il nostro Silvestris è in così buoni rapporti. Tanto buoni da considerarsi il marito dell’ESA, visto che ha ricevuto a fianco della mogliettina i decisori da manipolare con la gran cena. 

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La cosa puzza. Puzza al punto che, dopo che alcune organizzazioni di cittadini pro-agricoltura naturale hanno dato la notizia del ricevimento, la ESA s’è affrettata a stampare un nuovo invito, inviato a tutti gli europarlamentari, dove il nome di Silvestris non appare più come ospitante-organizzatore e «consorte» dell’ESA; ovviamente resta che Silvestris ha fatto il discorso introduttivo e quello conclusivo. (DINNER-DEBATE ON PLANT REPRODUCTIVE MATERIAL: TOWARDS A NEW SEED LAW FOR EUROPE)

Con un simile «relatore», non c’è dubbio che la prossima legislazione obbligatoria eurocratica sarà tutta a favore della lobby OGM, e volta ad ammanettare come delinquenti i produttori e gli scambiatori di sementi gratuite.

Si tenga presente che le quattro maggiori ditte (Monsanto, Dow, KWS and Syngenta) già controllano quasi il 60% del mercato. Dunque hanno già messo in pericolo ampiamente la biodiversità delle coltivazioni alimentari, che alcuni studiosi definiscono come «l’assicurazione sulla vita dell’umanità», imponendo il modello delle monoculture brevettate e di proprietà privata: quando qualcosa andrà storto con le OGM, saremo tutti alla fame. Ma le quattro grosse vogliono il 90% o il 100. Infatti, fin dall’inizio hanno robustamente «collaborato» alla stesura della riforma europea sulle sementi. In aprile, l’organizzazione di cittadini Corporate European Observatory ha denunciato un conflitto d’interessi in corso. Al dipartimento «sanità e consumo» della Commissione Europea, che ha il compito di cucinare la cosiddetta riforma, la Francia aveva mandato, come rappresentante dello stato, una esperta «indipendente» (Clément-Nissou) che è in realtà la lobbista principale di una ditta privata di sementi francese, GNIS. Nonostante la denuncia, la Commissione non solo non ha sostituito Madame, ma quando ha finalmente reso pubblico lo schema della nuova regolamentazione, non ha invitato nessun rappresentante dei piccoli coltivatori e degli scambiatori di sementi, mentre ha ampiamente invitato il Big Business agro-industriale.

Del resto la Commissione ha già nella proposta legato le mani al settore organico, annullando i tentativi dei coltivatori naturali di strappare esenzioni alle regole generali per le piccole coltivazioni. La ESA è ovviamente contraria a queste esenzioni, e rivela una lieta speranza di vincere definitivamente la lotta. Il segretario generale dell’ESA, tale G. von Essen, s’è compiaciuto apertamente nella riunione plenaria della lobby in ottobre:

«Abbiamo avuto un fruttuoso scambio con la Commissione sulla proposta… e pare abbiamo la stessa preoccupazione: che le troppe eccezioni ed esenzioni nella proposta indeboliranno il sistema nel senso di ridurne la tracciabilità, il controllo di qualità e sanitario (sic!) e, dunque, la protezione del consumatore e dell’ambiente». Avete capito come Monsanto e Syngenta si preoccupano del consumatore e dell’ambiente: vengono le lacrime agli occhi per tanta bontà.

A quella riunione della lobby, del resto, erano invitate tutte le istituzioni eurocratiche con voce in capitolo: la Commissione, il Community Plant Variety Office, lo European Patent Office. Ed era la prima fase della strategia.

Adesso è cominciato il processo decisionale, il parlamento europoide deve discutere la proposta della Commissione: dunque gli sforzi lobbistici dell’ESA prendono di mira la Commissione Agricoltura, e in modo speciale il relatore che ha avuto l’incarico di scrivere il canovaccio della posizione parlamentare: il noto Silvestris. Quello che avete eletto voi, su lista berlusconide.

E sembra proprio che le attenzioni della lobby siano state ricambiate, visto che adesso Silvestris e ESA, come due sposi dell’alta società, invitano insieme al «dinner event». La cosa non ci stupisce. Come diceva Monnet, quando i politici non hanno idee, ecco che ci siamo noi a suggerirgliele dietro le quinte, e ci sono pure grati. La quantità e qualità delle idee del Silvestris non dev’essere mai stata enorme, per cui si è aggrappato a quelle Monsanto. E le idee dell’ESA, non si creda siano più che buone. Anzi, l’ESA pensa che le misure per proteggere la biodiversità sono importanti: solo che, si legge in un suo documento, «non devono creare barriere al commercio, né interferire con i regimi internazionali esistenti» (per esempio in Usa, di cui presto l’Europa diverrà un’appendice commerciale con il varo del trattato di commercio transatlantico, Transatlantic Partnership , «o con altre forme di regulation del mercato come doge o autorizzazione allo smercio da parte di autorità), e non dovrebbero essere discriminatorie e creare irragionevoli appesantimenti per le aziende che cercano di proteggere i loro investimenti attraverso l’uso dei diritti di proprietà intellettuale» – insomma la solita litania su primato del liberismo e del profitto sopra ogni altra considerazione.

Confesso: ignoro se Silvetsri abbia aderito a Forza Italia o sia rimasto nel Pdl. Ho motivo di credere che presto sarà caduto nel pozzo nero della cronaca; ma non senza aver compiuto la sua parte di danni.

Ricordiamoci l’ABC: le sementi modificate e brevettate da Monsanto sono dotate artificialmente di due proprietà: la resistenza agli insetti, e l’insensibilità agli erbicidi a base di glisofati (quello Monsanto si chiama Roundup): la vendita di questi erbicidi è il vero scopo dell’impresa. Sono, naturalmente, tossici. Le piante geneticamente modificate per esservi insensibili, ne assorbono buone quantità nei loro tessuti: tanto che molto degli Stati che hanno permesso la coltura OGM, hanno dovuto aumentare «legalmente» i livelli consentiti di questi tossici negli alimentari, dichiarandoli sani. Quanto? Fino a 50 volte rispetto alle quantità ritenute tollerabili prima. Adesso Monsanto propone alla UE, tramite la sua lobby, di accrescere il livello di tolleranza di 100-150 volte. (Why Glyphosate Should Be Banned)

Vi domandate come mai? Fate bene. Il fatto è che l’uso di questa macchineria diabolica geneticamente modificata ha fatto apparire sui campi «super-erbacce» sempre più insensibili all’erbicida, sicché occorrono quantità sempre più massicce di esso per ammazzarle; e naturalmente più tossicità nei cibi deve essere tollerata, invece di chiedere a Monsanto di smetterla e tornare alle colture più tradizionali.

Ma una volta ingeriti i cibi al glisofato, esso agisce come agisce contro le piante: bloccando gli enzimi (umani in questo caso) che consentono l’assimilazione di manganese e altri metalli essenziali. Senza questi metalli, non possiamo metabolizzare regolarmente il cibo. Si sospetta che questa sia una concausa, se non la causa, dell’epidemia di mostruose obesità che colpiscono il felice popolo americano: mangiano tanto e tanto per incamerare dei metalli nutritivi che, semplicemente, non esistono nel loro piatto.

Secondo questi ricercatori – Samsell and Seneff in Biosemiotic Entropy: Disorder, Disease, and Mortality (April 2013) – :

«l’effetto negativo sull’organismo umano è insidioso e si manifesta lentamente nel tempo, sotto forma di danni infiammatori dei sistemi cellulari in tutto il corpo. Le conseguenze sono per lo più le patologie associate alla dieta occidentale, disordini gastro-intestinali, obesità, diabete, depressione, autismo, infertilità, cancro e Alzheimer».

Nel settembre 2013, una ricerca della National University Rio Cuarto (Argentina) ha dimostrato che i glisofati fanno prosperare un fungo che produce aflatossina B1, uno dei più pericolosi carcinogenici conosciuti. La popolazione dei campi argentini, dove si coltivano OGM a tutto spiano, «da sana che era è diventata una popolazione con alti tassi di tumori, difetti alla nascita e malattie che prima non vedevamo», ha detto un medico di Chaco alla Associated Press.

Presto, anche da noi. Grazie, Silvestris, euro-deputato nostro. 

25 Aprile – Onore ai Caduti

25 aprile, l’Italia invece che ricordare il massacro della propria gente festeggia  un incatenamento mascherato da liberazione.
Ricordiamo chi ha perso la vita, difendendo la Patria fino alla fine. 
Commemorazione ai Caduti dell’Associazione Campo della Memoria, per non dimenticare.


Quest’anno come ogni anno l’Associazione Campo della Memoria ha organizzato per il 25 aprile la commemorazione in onore dei Caduti sul fronte pontino nella battaglia per la difesa di Roma, ci ritroveremo tutti al Campo della Memoria a un mese dalla sacrilega profanazione di ignoti teppisti, portate una rosa ai nostri Caduti.

PROGRAMMA DEL 25 APRILE 2013

Ore 9,30 – Cippo di Campoverde (s.s.148) Commemorazione presso il primo monumento eretto negli anni’60 a ricordo dei marò del Barbarigo e dei parà della Folgore e del Nembo Caduti nella difesa di Roma.

Ore 10,30 – Campo della Memoria (Nettuno Via Rocca Priora trav. Via dei frati)

· Ingresso in corteo al Campo con alla testa bandiere e labari;
· S.Messa in rito tridentino celebrata da Don Fausto Buzzi della Fraternità S. Pio X di Albano;
· Interventi della Ausiliaria Fiamma Morini del Btg Lupo e del Prof. Augusto Sinagra.
Ore 13,00 – Riunione conviviale presso il Ristorante Gattopardo, Via Bengasi, 4 – Anzio (tel.98340052) al prezzo di € 20.
Per prenotazioni inviare una mail a campomemoria@tiscali.it o un fax al 0664721096.
Vi aspettiamo !
ASSOCIAZIONE CAMPO DELLA MEMORIA

ASS. COMBATTENTI X FLOTTIGLIA MAS – RSI

ROMA ORMA AMOR – 21 APRILE, NATALE DI ROMA


“Roma ci appare così veramente come un miracoloso sistema di idee, forze e valori, il più miracoloso che abbia mai visto la storia: un sistema che si realizza in un poderoso blocco di energia organizzata.” 

“Roma è la rivelazione della supremazia dell’ordine su tutti i voleri e le cose umane, la legge della forma che sottomette il singolo e il suo valore al valore del tutto, l’affermazione più chiara e nobile del volere politico, l’annunciazione più alta della forza costruttiva dello spirito, la manifestazione più grandiosa del senso della monumentalità” 

Civiltà Romana – P. De Francisci

XXI APRILE


Fresca è la sera ed il vento lieve
con Vespero che brilla sopra ai monti
dov’è sparito il sole e brontola Vulcano:
tempo propizio a celebrare il rito.
Il sacro alloro illumina e colora
il vivere mutevole e instancabile;
ci guida intorno ai battiti del cosmo
riconciliati ai luoghi e alle presenze.
Placata angoscia di un presente nudo
privo di slanci e conoscenza vera,
estinta nelle fiamme più non frena
il fermo passo avviato a primavera.
Mai più rimpianti o esitazioni vane:
questa è la vera fonte che disseta.
E andrà compatto il giovane drappello
nel limitare fausto della sera…

Cineforum Aurhelio: The Eagle [recensione]

Roma Orma Amor – Approssimandoci al XXI Aprile ….

Tra le varie attività finalizzate a sottolineare l’importanza di Roma, nell’anniversario della sua nascita, il Centro Studi Aurhelio ha organizzato una serata – cineforum in cui, ovviamente, il tema centrale è stato Roma, i suoi Valori e i suoi Simboli, attraverso la diffusione di un documento che raccoglie numerosi articoli e riflessione, oltre alla visione del film The Eagle.



Prima della visione, un’apericena in cui si sono scambiate quattro chiacchiere in tranquillità, dando anche la possibilità a chi, per la prima volta partecipa ad un evento aurhelio, di conoscere meglio quelle che sono le attività principali del centro e di dare un’occhiata all’interessante offerta di libri, cd, dvd, produzioni alimentari autarchiche e le felpe o le magliette disponibili. Dopo aver consumato la cena, ci si è spostati nella sala sottostante, allestita per la visione. Una rapido ma partecipe discorso del Responsabile, ha introdotto i presenti, ad un quadro generale su quale fosse lo Spirito della Civiltà romana. Poi, si è sottolineato il senso dell’universalità degli ideali di cui Roma è portatrice,: una civiltà fatta di uomini veramente tali, dove la fedeltà verso gli sacro e gli antenati assicura il favore delle forze trascendenti, perno attorno al quale tutti gli aspetti della romanità ruotano, in un organica armonia. Universali, quindi, anche in quanto presenti attraverso l’esempio aldilà delle contingenze storiche o spaziali, quindi applicabili, nelle dimensioni possibili, anche nel decadente abisso della modernità. Spente le luci è iniziata la visione del film …..

Il film The Eagle (del 2011 diretto da Kevin Macdonald) è l’adattamento cinematografico del romanzo L’Aquila della IX Legione di Rosemary Sutcliff e tratta, indirettamente, della leggenda sulla presunta scomparsa della Legio IX Hispana nella Britannia romana del II secolo.

Il protagonista Marco Flavio Aquila, in seguito a un congedo con onore ottenuto dopo un’azione eroica in una battaglia in difesa del suo castrum, oramai impossibilitato a combattere per Roma parte alla ricerca dell’Aquila della prima coorte della Nona Legione, della cui perdita (avvenuta oltre il Vallo di Adriano, in Britannia), è ritenuto responsabile il padre. Per riscattare l’onore di Roma e della famiglia giunge allora nelle terre percorse dal padre anni prima, accompagnato dallo schiavo Esca che, seppur Brigante nato in Britannia, essendo stato salvato da morte certa, ha giurato fedeltà a Marco. I due riescono nell’impresa di riportare il simbolo dorato in Patria, vincendo la tribù degli uomini-foca, aiutati dai legionari sopravvissuti alla spedizione ma ancora fedeli a Roma e al giuramento fatto. Dalla pellicola spicca, l’importanza del senso dell’onore che, Marco come modello di uomo romano, vuole a tutti i costi recuperare. Può farlo ritrovando l’Aquila, non un semplice oggetto metallico ma un simbolo intriso di qualità sacra e in quanto tale emanazione di forze invisibili ai più. Allo stesso modo, possono accedere a questo riscatto d’Onore, i legionari che sentono di averlo perduto fuggendo al momento di estremo pericolo, invece che morire assieme agli altri ed al loro comandante. Rimane impressa nel cuore di tutti noi spettatori, la frase di un legionario: “Quando sono fuggito da tuo padre, sono fuggito da me stesso” dice uno di essi a Marco Flavio Aquila. Emergono prepotentemente le dimensioni Universali che porta dell’idea di Roma: i due protagonisti, nonostante le diverse origini si ritrovano legati prima di tutto da un Vincolo, fondato sulla parola data virilmente , essa permette loro di rimanere uniti nel compiere l’impresa.

Un film che scuote le corde dell’anima e accende i cuori, in prossimità del Natale di Roma. L’aquila, simbolo della spiritualità più alta, espressione della volontà divina, dell’Imperium e delle genti indoarie, vola sempre alta sopra di noi. Scalando ogni giorno le montagne impervie dell’individualismo, schiacciando le ingiustizie e le menzogne della società moderna, cominciando ad intraprendere il cammino verso la vetta, forse, possiamo iniziare a sentirla più vicino a noi.

Giustizia per Virgilio e Stefano…onore ai fratelli Mattei!

Quartiere popolare di Primavalle, periferia romana,  nellla notte del 16 aprile 1973. 
Alcuni aderenti all’organizzazione extraparlamentare di estrema sinistra Potere Operaio versarono benzina sotto la porta dell’appartamento abitato dalla famiglia composta da Mario Mattei, dalla moglie Annamaria e i figli, al terzo piano delle case popolari di via Bernardo da Bibbiena.
Mattei era allora il Segretario della Sezione Giarabub del Movimento Sociale Italiano, in via Svampa a Primavalle.
Divampò un incendio che distrusse rapidamente l’intero appartamento. La madre Annamaria e i due figli più piccoli, Antonella di 9 anni e Giampaolo di soli 3 anni, riuscirono a fuggire dalla porta principale. Altre due figlie si salvarono: Lucia, di 15 anni, aiutata dal padre Mario si calò nel balconcino del secondo piano e da li si buttò, presa al volo ancora dal padre. Silvia, 19 anni, si gettò dalla veranda della cucina e riportò incredibilmente solo qualche frattura. Due dei figli, Virgilio di 22 anni, militante missino nel corpo paramilitare dei Volontari Nazionali[1], e il fratellino Stefano di 10 anni morirono carbonizzati, non riuscendo a gettarsi dalla finestra. Il dramma avvenne davanti ad una folla che si era accumulata nei pressi dell’abitazione, e assistette alla progressiva morte di Virgilio, rimasto appoggiato al davanzale, e di Stefano, scivolato all’indietro dopo che il fratello maggiore che lo teneva con sè perse le forze.
« Il 16 aprile 1973 arrivai con una troupe poco dopo l’allarme, dato alle quattro del mattino. Vidi il corpo carbonizzato del figlio maggiore di Mattei, Virgilio, ricurvo sulla ringhiera del balcone come un’orrenda coperta nera. Alle sue spalle c’era il cadavere del fratellino Stefano, dieci anni, bruciato anche lui. Il resto della famiglia s’era salvato, a prezzo di ferite gravi, gettandosi dal terzo piano »
(Bruno Vespa nel suo libro “Rai, la grande guerra” rievoca l’orrendo spettacolo del Rogo di Primavalle)
Gli attentatori lasciarono sul selciato una rivendicazione della loro azione: “Brigata Tanas – guerra di classe – Morte ai fascisti – la sede del MSI – Mattei e Schiavoncino colpiti dalla giustizia proletaria”.
fonte: fenice.quota33.com

L’UNIVERSALITA’ DI ROMA: RECENSIONE

Ci stiamo avvicinando alla ormai prossima data del 21 aprile, data della fondazione di Roma. Come ogni anno l’approssimarci a questa data viene accompagnato da numerosi incontri, riunioni formative, discussioni. Immancabile e imprescindibile, come ogni anno, il contributo del professor  Mario Polia, storico, antropologo e specialista in storia delle religioni. Colpisce in lui, la capacità unica di fornire una visione di Roma tenendo sempre e costantemente presente il contatto stretto e diretto che essa aveva col Sacro, che unita all’incredibile capacità di poter arricchire il discorso con numerosissimi riferimenti al significato etimologico e originario dei termini, rende la sua conferenza un imperdibile appuntamento formativo. Non è un caso dunque, che la pattuglia di Azione Punto Zero, si approssima all’appuntamento di Sabato 13 alle ore 18 presso la sede della Comunità militante di Raido a Roma.


La sala è stracolma. Come per le migliori occasioni. Si comincia dall’analisi del mito della fondazione, in cui Polia  rende evidente come tutto sia inserito organicamente in un mosaico perfetto in cui ogni pietra riveste la sua importanza nella composizione di un disegno che testimonia le origini divine della Città Eterna. 

Per una visione completa, si risale alle radici, alle origini più antiche: Enea, personaggio fondamentale nonché altissimo esempio di fedeltà e dedizione alla Tradizione. Egli (figlio del mortale Anchise e della dea Venere, quindi dall’unione dell’umano col Divino) sfugge all’incendio di Troia e approda nel Lazio, terra destinata alla fondazione di Alba Longa: la fuga avviene con il padre sulle spalle (simbolo della fides verso i Padri e gli Avi) e in braccio il figlio (simbolo dell’ incessante trasmissione dello spirito Sacro nel figlio e continuazione della catena generazionale) e indossando l’armatura simbolo dello spirito guerriero dell’eroe che vince l’istinto e la parte terrena per approssimarsi al trascendente. La figlia del suo diciannovesimo discendente Ascanio (il quale viene spodestato da Amulio desideroso di garantire alla sua discendenza il trono), Rea Silvia (rea qui assume il significato non negativo di peccatrice, bensì intoccabile prescelta, perché voluto dalle forze divine), fatta Sacerdotessa di Vesta in modo da evitare che essa generi figli, viene scelta da Marte per la continuazione della stirpe: da essa nascono i gemelli Romolo e Remo. Amulio adirato ordina che essi vengano abbandonati nel Tevere, ma la nutrice a cui i piccoli erano affidati non se la sente e li depone in una cesta prima di abbandonarli alla corrente delle acque del fiume; i gemelli trovano rifugio sotto l’albero di fico prima di venire allevati dalla Lupa.  Anche in questo passo la simbologia è ricca di spunti teologici, in quanto Romolo e Remo rappresentano le due parti opposte dell’uomo, la parte oscura, umana, terrena, passionale e carnale rappresentata da Remo (risalendo al significato etimologico, è definito “il tardo”, colui che non coglie il limite e che osa sfidare con presunzione egoistica il divino) e la parte lucente, che ci permette di congiungerci al Sacro attraverso una tensione verso l’alto rappresentata da Romolo. Essi vincono la corrente del Tevere sconfiggendo quindi il fluire vano e indomabile di una vita schiava delle passioni e si rifugiano sotto al mediterraneo albero di fico simbolo della manifestazione concreta delle alte forze in quanto, non dando fiori, dona alla terra direttamente il frutto con il quale nutrirsi. I due vengono allevati dalla lupa, simbolo della forza della natura primordiale.

Il designato alla fondazione è dunque Romolo, colui che dal colle Palatino scorge 12 avvoltoi, dodici il numero divino e solare che ritorna costantemente in tutte le Tradizioni nonché moltiplicazione del numero dell’anima (3) per il numero del corpo (4), mentre Remo dall’Aventino ne vede 6. Egli traccia il solco nel giorno 21 del mese di aprile (il mese sacro a Venere generatrice) con l’aratro trainato da un bue e una giumenta (qua il doppio simbolismo della generazione attraverso l’unione delle polarità maschile e femminile, del principio solare col principio lunare) traccia il Decumano orizzontalmente, (dimensione terrena nella quale la nascente città fiorirà) e il Cardo verticalmente (simbolo della trascendenza verso la dimensione Sacrale, senza la quale nulla può essere costruito, senza la quale nulla acquista un Valore). All’incrocio delle due rette sarà eretto il tempio di Vesta generatrice, il centro, l’incontro del sacro col terreno, l’irradiazione nel manifestato e nel visibile della luce divina. Attorno un quadrato, simbolo del tempio, dello spazio limitato del sacro e dell’ Ordine, e della divisione di esso con ciò che è esterno, è caos, disordine, oscurità. Il rito di fondazione si conclude con il sacrificio di animali e l’accensione del fuoco sacro. Il confine viene presuntuosamente oltrepassato da Remo che facendosi così scherno delle leggi divine, compie un empietà destabilizzando l’Ordine e sfidando il Sacro. Lo spirito anarcoide e antigerarchico simbolo di chi non è capace di cogliere in sé stesso il principio divino che Remo rappresenta, viene così ucciso da Romolo.

Utilizzando la metafora del cristallo, che di per se non ha luce ma la irradia filtrando quella Divina del sole splendente, Polia ha proseguito oltre la fondazione, evidenziando come ogni aspetto in Roma incarnasse qualcosa di Trascendente: Roma diveniva così mezzo terreno attraverso il quale le forze Spirituali incarnavano in terra qualcosa di superiore, il volere degli Dei, attraverso una totale fides ad essi, ma anche agli Avi, alla terra, alla propria Tradizione. Ogni atto doveva essere compiuto in quanto faustus, fausto, perché pregno del favore delle Divinità. Ed ecco la forza di Roma, consapevole di agire nel giusto e per il giusto, guidati dal Divino, da forza e valori tramandati dagli antenati costantemente venerati perché artefici del passaggio di consegna ininterrotto della vita, in quanto Tradizione.


Anche a Roma, ha sottolineato il relatore, ognuno svolgeva il proprio lavoro per guadagnarsi il necessario per vivere. Ma la differenza sostanziale è che lo faceva per Roma. Ognuno era consapevole di partecipare nella sua misura alla grandezza di Roma, consapevole del proprio limes  e grato di far parte di una civiltà lucente, sana e forte. Civiltà sana quindi, perché ordinata secondo principi imprescindibili e nella quale la donna, in una concezione diversa da quella odierna, riusciva a realizzarsi veramente come donna, forza custode del fuoco sacro e sostegno per il proprio uomo, costantemente, in un dono d’amore profondo e trascendente. L’uomo come vir  uomo virile nella parola data e nel compimento del proprio dovere, agendo sempre in ragione dell’idea sotto la quale la propria civiltà era stata fondata. Elementi singoli come esempi della partecipazione organica a quell’unità, che era Roma e non l’individuo. Roma ha quindi rappresentato, aldilà di ogni constatazione spoglia e puramente archeologica fornitaci dalla modernità un esempio eterno di una manifestazione perfetta e armonica della Tradizione sulla terra.


La speranza che Polia ha sempre trasmesso durante tutta la conferenza attraverso una convinta partecipazione infusa nelle sue parole è la speranza nella possibilità che qualcuno riscopra quella fides nei nostri giorni e cominci ad attualizzarla partendo da un profondo lavoro verso noi stessi.
Solo rifondando noi stessi, infatti, possiamo rifondare Roma, non in altro modo. Essere romani ogni giorno nelle scelte, ponendoci limiti dove vanno posti, donandoci. In un epoca dominata dalla moneta e dal mercato non dobbiamo porci la condizione di cambiare attraverso vani gesti teatrali ed esteriori, il contrario. Vincere le sfide quotidiane essendo semplici ed essenziali, dominando passioni e controllando la mente. Essere liberi veramente come lo erano i romani, non come crediamo di essere oggi: liberi dalle catene del borghese che c’è in noi, liberi dal desiderio consumistico-compulsivo dell’avere, liberi dalle menzogne che ci raccontano ogni giorno . Solo partendo dal lavoro quotidiano e costante su di noi poniamo il primo, magari piccolo ma solido mattone per la costruzione di quel muro che, se non capace di vincere, magari sarà in grado di arrestare questa corrente discendente.


Roma è viva, Roma è ancora tra noi. Il suo splendore può illuminarci e mostrarci il cammino..il modo migliore per intraprenderlo è iniziare col porci questa domanda, costantemente: “come posso farla rivivere?”

GIOVANNI GENTILE, IN MEMORIAM 1944-2013

Accolse con il sorriso, i luridi vigliacchi che lo uccisero.
La loro infamia rimane un marchio eterno.
 Poco prima il governo fascista repubblicano gli offrì una scorta armatache però Gentile declinò:
Non sono così importante, ma poi se hanno delle accuse da muovermi sono sempre disponibile

Qualche colpo da sotto i libri, mostrati per farsi credere studenti,

e uno dei più importanti esponenti del Fascismo venne barbaramente ucciso.

Non rinnegò, aderendo alla RSI, la sua storia, la sua vita, i suoi ideali.

Approssimandoci al Natale di Roma..

ROMA ORMA AMOR – Approssimandoci al XXI APRILE …… 


Il Natale di Roma, la Città Imperiale sede di Valori eterni e sempre vivi.. Il ricordo del Natale va onorato cominciando a farli rivivere, quei Valori, giorno per giorno, attraverso un’azione rettificatrice su di noi stessi. Quello che Roma ha rappresentato prendiamolo come esempio lucente e vivido, di un passato illuminato dalle forze Divine, e fatto di uomini che hanno saputo cogliere nella vita terrena, il significato profondo della loro origine, aprendo le porte al Sacro e da esso traendo forza..


“Ti porto per mano sulla rupe tarpea 
E tratteniamo il fiato per poi tuffarci giù in apnea 
In questo mondo fatato di virtù legionarie 
E altari senza tempo e viali levigati 
Dalle carezze del vento 

(..) e la lupa romana 
Ci guarda con amore e riconosce il sangue di Roma 
Che ci scorre nel cuore “
270 bis –Roma LXXVIII E.F.

sei ancora in tempo…oggi!!

Per partecipare all’evento con Mario Polia, l’appuntamento degli equipaggi del litorale nord è alle ore 16,30 a Santa Marinella, presso i portici del Centro sulla Via Aurelia.

“Roma non avrebbe potuto assurgere a tanta potenza se non avesse avuto, in qualche modo, origine divina, tale da offrire, agli occhi degli uomini, qualcosa di grande ed inesplicabile”. (Plutarco)


FORMAZIONE A PORTATA DI WEB, I "QUADERNI DI KULTURKAMPF"

I ‘Quaderni di Kulturkampf’ – pensati e realizzati dalla Comunità Militante RAIDO – sono dei documenti agili, che vengono diffusi gratuitamente sul web per supportare e potenziare l’attività del Fronte della Tradizione.

Sono scritti indirizzati essenzialmente ai più giovani, pensati per dare un contributo alla ‘formazione del militante’, che è l’aspetto su cui – sin dal 1995 – RAIDO ha posto l’accento nella sua attività politica e metapolitica.

Dall’analisi della “crisi” fino all’approfondimento della Tradizione, i ‘Quaderni’ hanno l’ambizioso obiettivo di fare informazione alternativa, in maniera seria ma mai intellettualistica, e di fornire quegli orientamenti organizzativi e programmatici necessari a tutti quelli in rivolta contro il mondo moderno…

…Leggi, diffondi, organizza!


RIEVOCHIAMO I VALORI DELLA FAMIGLIA

La famiglia è una cosa, gli aggregati giuridici un’altra. Legittimi, ma un’altra cosa.
Non facciamoci fregare le parole. Non esistono matrimoni, nozze, sposalizi omosessuali. Rivendichiamo il senso naturale della Famiglia: Uomo, Donna, Figli.

La famiglia come nucleo organico nonché comunità, rappresentante in piccola scala l’idea che nell’ordine più vasto viene rappresentata dallo Stato. Famiglie salde e sane, fondate sul vero e sacro significato Tradizionale che esse rappresentano, sono l’evidente riflesso di uno Stato funzionante che funge da guida e che permette al proprio popolo di vedere in esso il frutto degli sforzi e dei sacrifici quotidiani. 

APZ