Le Corporazioni come opzione di lotta [recensione]


Il libro proposto di Rutilio Sermonti, edito dalle Edizioni Comunitarie, potrebbe sembrare per alcuni uno scritto obsoleto e uno slogan dall’aria nostalgica di un passato ormai remoto. In realtà esso si presenta come una valida alternativa all’attuale sistema per mettere all’opera, qui e adesso, una nuova strategia corporativa aggiornata ai tempi che viviamo.

 

L’Autore, partendo dalla descrizione delle prime storiche corporazioni degli artigiani mette in evidenza come il concetto stesso di “lavoro” abbia subito un radicale cambiamento di significato nel corso del tempo arrivando a coincidere con quella che era considerata una volta la mansione degli schiavi. Infatti, la parola “lavoro” che  deriva dal latino “labor” significa esattamente sofferenza, fatica opprimente. Mentre il lavoro creativo degli artigiani delle corporazioni si chiamava “opera” e, in particolare, era il risultato di un rapporto quasi padre-figlio tra il maestro e l’allievo che ne apprendeva la tecnica ma anche tutto un complesso di valori morali e religiosi che lo accompagnavano durante l’apprendistato. Custode e garante di quei valori, condivisi da tutti i cultori dell’arte artigianale a cui si riferivano, era per l’appunto la corporazione, corpus sociale di coloro che si dedicano ad un determinato mestiere, senza contrapposizioni categoriali e graduata solo gerarchicamente per un’esigenza di corretta e onesta concorrenza tra artigiani dello stesso ramo.

 

Alla luce di quanto esposto si comprende subito come oggi per “lavoro” non si intende più un’attività creativa da tramandare e nella cui opera ultimata l’uomo continua a vivere, ma sta a significare, come spirito e come modalità, produzione in serie, anonimato, stress e fatica, proprio quello che pressappoco caratterizzava in antichità il lavoro dello schiavo. Ma ancora più sconcertante è forse la concezione a livello di società che si ha del lavoro, come semplice pretesa di una busta paga, astraendo completamente dalla sua utilità per la comunità. Crescita economica per l’amore della crescita dunque che mette a sua volta in moto la dinamica del flusso di denaro inventato per coprire migliaia di “posti di lavoro improduttivi”, ma che si devono comunque pagare.

 

Di fronte alle rovine descritte, l’autore mette nero su bianco dei consigli operativi per trasformare le corporazioni, ancora vergini dalla contaminazione capitalista, in una vera e propria opzione di lotta, affinché la nobiltà, il lavoro la ritrovi nella sua utilità sociale e non nella retribuzione.

 

Partendo da un gruppo determinato di persone caratterizzato da una ferrea volontà e da spirito di sacrificio, si dovrà progettare e mettere in esecuzione un corso teorico-pratico, che preveda esercitazioni e verifiche. Tale corso deve essere uno per tutta l’Italia con unità d’imposizione essenziale affinché costituisca il patrimonio ideale di ogni militante. Inoltre, si dovrà mettere l’accento sul riacquisto da parte degli allievi della consuetudine al lavoro comune. Tale metodo l’autore lo suggerisce sulla base di un’esperienza diretta e concreta.

 

A tutto ciò si aggiunge uno spiccato senso della gerarchia, in cui ad ogni livello ci si ponga i problemi specifici di quel livello, senza  ridursi ai soviet dei soldati della Russia del 1917. Occorre riesumare il glorioso spirito delle corporazioni a partire dalle coscienze dei migliori. Ma gli addetti devono cominciare con l’attivarlo innanzitutto dentro di loro poiché, come Rutilio ci insegna, “non si può infondere in altri quello che non si possiede prima in sé stessi”.

 

Il libro in questione, descrive in maniera vasta e dettagliata il quadro in cui ci si deve muovere per approdare all’opzione corporativa. Esso tuttavia non ha la pretesa di essere esauriente poiché, ed è lo stesso Autore a scriverlo, “è nella verifica di tutti i giorni che si fanno le migliori scoperte, si modificano e si adeguano i programmi”. Il libro pertanto, lontano dall’impantanarsi in formule e costruzioni teoriche,  si presenta come uno strumento di lotta con l’obiettivo di stimolare e spingere ad agire, alla conquista. Vi è quindi un mondo da ricostruire e il dibattito sul come l’opzione corporativa possa divenire vincente è dunque aperto.

Le Corporazioni come opzione di Lotta
Prefazione di Celsio Ascenzi. Introduzione di Gabriele Adinolfi
disponibile presso: In Via Aurelia 571 A a Santa Marinella, sede Centro Studi Aurhelio
EDIZIONI COMUNITARIE, pagine 128, euro 8,00

Nico Di Ferro

divieto di fare propaganda omosessuale ai minori, ed é kiss-buffonata in russia

Limitare il condizionamento sessuale almeno fino alla maggiore età di un ragazzo, già di per se tempestato e sommerso dall’immondizia con cui il mondo moderno ormai bombarda giovani, giovanissimi e bambini..disegno di legge approvato, ed è bufera. Accade infatti in Russia, e succede che l’occidente si scatena in una vibrante protesta, nonostante non sia una legge anti-gay e nessuno venga toccato personalmente, o messo in carcere. Bastano delle sanzioni su chi condiziona un adolescente, per scatenare l’ennesima buffonata di protesta. E si parla addirittura di un ritorno all’Unione Sovietica…

La Russia torna a far parlare di sé con un’altra legge choc. Dopo le controversie con gli Stati Uniti riguardo al Magnitsky Act, ora arriva la cosiddetta “legge anti-gay”. La Duma ha già dato il primo via libera, con 388 sì, un voto contrario e uno astenuto.
Ora si attendono le date delle prossime due consultazioni per approvare definitivamente il disegno di legge. Elena Minzulina, deputata del partito di opposizione “Russia Giusta”, ha dichiarato che la “propaganda omosessuale viola il diritto dei minori” a scegliere autonomamente il proprio orientamento sessuale. Dello stesso avviso è anche Dimitri Sablin, parlamentare del partito di Putin, che ci tiene a precisare che “viviamo in Russia, non a Sodoma e Gomorra”. La comunità gay si infuria. Per protesta i difensori dei diritti degli omosessuali si sono riuniti fuori dal Parlamento per dare vita ad un “kiss-in”. Praticamente un sit-in, dove gay e lesbiche si scambiano effusioni. Non passa molto tempo prima che la situazione si complichi. A quanto pare l’iniziativa dei detrattori del ddl hanno attirato un po’ troppa attenzione da parte di alcuni gruppi filogovernativi e cristiano ortodossi. A quanto riferiscono le autorità russe, i manifestanti a sostegno dei gay avrebbero spruzzato gas lacrimogeno e aggredito fisicamente i loro avversari.
Non è la prima volta che accadono episodi del genere in Russia. Non si ricorda un “gay pride” che è riuscito a sfilare senza problemi. E questo si verifica nella maggior parte dei paesi dell’Europa dell’est. In ogni caso, il bilancio della giornata di proteste e contro-proteste è di venti arresti tra i partecipanti del “kiss-in”. La Chiesa ortodossa, anche in questa occasione si è schierata dalla parte del Governo di Mosca.
In realtà, il nuovo ddl non è propriamente una legge “anti-gay”. Nessun omosessuale finirà in carcere per le sue tendenze. La nuova legge punisce il reato di “propaganda dell’omosessualità ai minori”. Quindi, si proibisce anche la propaganda pubblica di difesa dei diritti dei gay. La pena? Niente carcere, ma delle multe che possono variare dai 100 ai 125 euro, per le singole persone.
Se invece a sgarrare sono degli enti giuridici, allora le penali diventano molto più salate e la cifra può arrivare anche a 12.500 euro. L’attacco del mondo occidentale contro Putin è stato immediato. Qualcuno parla di un ritorno all’Unione Sovietica, quando l’omosessualità era del tutto vietata e punita con l’internamento nei gulag.
Ma l’iniziativa non è stata appannaggio esclusivo dei membri della Duma. A quanto pare il ddl proviene dalle gelide lande siberiane. Nel marzo scorso, il Parlamento della regione di Novosibirsk ha adottato una legge molto simile. Altri casi simili sono stati approvati anche in altre parti del paese, tra cui San Pietroburgo, dove la popstar Luisa Ciccone (Madonna) ha ricevuto una denuncia per aver difeso i diritti degli omosessuali ed aver sostenuto la campagna delle “Pussy Riot”, il movimento femminista di opposizione a Putin.

Federico Campoli, Il giornale d’Italia

Quel razzismo che si nasconde nel tuo cervello (ma tanto prima o poi lo troveranno!)

Da: Azionetradizionale


L’arresto preventivo basato sulla presunzione di predisposizione al reato di razzismo potrebbe non essere più un argomento solo da film di fantascienza.
Alcuni studiosi internazionali hanno in effetti testato un dispositivo che consente la scansione del cervello e dell’attività cerebrale alla visione di individui di razza africana, arrivando al risultato che, udite udite, “il razzismo lascia traccia nel cervello”.
Quindi ora le polizie di mezzo mondo avranno il suo ben d’affare per arrestare tutte le persone con “tracce di razzismo nel cervello”, e chi se ne frega se la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo vieta la fotografia del cervello! La Convenzione si piegherà al politically correct. Vedremo le galere piene di finti benpensanti? Quelli del “razzista no… ma gli zingari, proprio non li sopporto!
(Wall Street Italia) – In un futuro non molto lontano, le scansioni cerebrali potrebbero stabilire se un individuo ha una propensione al razzismo oppure no. Parola di alcuni scienziati, che hanno condotto uno studio che ha dato risultati sorprendenti, secondo cui le scansioni sarebbero capaci di individuare le differenze nel modo in cui gli esseri umani presentano determinate attitudini razziali verso la gente di colore o verso i bianchi.
Gli psicologi Tobias Brosch dell’Università di Ginevra, in Svizzera e Eyal Bar-David e Elizabeth Phelps, dell’Università di New York, hanno di fatto sottoposto alcuni volontari a un test, facendo vedere loro foto di persone afroamericane e di carnagione chiara, ed esaminando la loro attività cerebrale.
Dallo studio è emerso che il razzismo lascia un’impronta nel cervello. “La diversa attività cerebrale registrata nell’osservazione di persone bianche o nere è nettamente più marcata nei soggetti razzisti che non nelle persone senza pregiudizi”, ha spiegato Tobias Brosch.
L’applicazione di uno studio del genere potrebbe avere molte ripercussioni anche legali.
Diversi avvocati potrebbero per esempio far ricorso alle scansioni per difendere i propri clienti, probabilmente oggetto di epidosi razzisti. C’è solo un ostacolo, non da poco. Il “Brain Imaging”, ovvero la fotografia del cervello, va contro la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Il totalitarismo della “società aperta” antitradizionale.

Ha suscitato una grande indignazione, nel settembre del 2012, l’adozione della risoluzione da parte del Consiglio ONU Per i Diritti Umani che introduceva per la prima volta in materia di diritti umani il concetto di “valori tradizionali”. La risoluzione, che ha visto il voto contrario dei paesi dell’Unione europea insieme agli Stati Uniti, è stata criticata per il fatto di voler relativizzare i diritti umani alla luce delle tradizioni locali, minando la loro presupposta universalità.
Tale atteggiamento non deve stupire se pensiamo che negli ultimi anni in Occidente è stata scatenata una vera e propria guerra contro i residui della “società patriarcale”, contro gli “arcaismi medievali”  che secondo l’élite democratica sono la radice di ogni male. Così, è diventata una moda combattere ogni tipo di “fobia” sociale. L’eradicazione di questi “vizi” sociali è diventata la preoccupazione principale della cosiddetta “società civile” che, alla pari dei commissari politici sovietici, i politruki, vigilano attentamente con la matita in mano sulla “correttezza politica” del “popolo affaccendato”. Questi nuovi politruki democratici sono convinti che eliminando qualsiasi tipo di “stereotipo” si raggiungerà l’uguaglianza assoluta in una società, che secondo la loro visione, dovrebbe essere costituita da persone guidate esclusivamente dalla ragione (senza emozioni, senza tradizioni, senza valori, senza pregiudizi,…) cosa che porterà più felicità e libertà per tutti. Questa è la loro definizione di “società aperta”, un modello sociale utopico che ricalca le orme del dogmatismo marxista sebbene apparentemente sembra dissociarsene. 
“Nessuno può istituire un criterio della moralità”, dicono loro, allora, ci domandiamo noi, qual è la fonte del “bene” che loro pretendono di promuovere? Se dobbiamo proprio lottare contro la tradizione e contro gli “elementi arcaici”, che rappresentano dei criteri per la delimitazione del “bene” dal “male” in qualsiasi società, allora che cosa e chi ci può dire cosa sia ammesso e cosa sia vietato? Chi stabilisce, de facto, dove finisce la mia libertà e inizia quella di un altro individuo, la libertà di una comunità o di uno Stato? La Costituzione? La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo o altri documenti internazionali? Non ci dimentichiamo che questi documenti appartengono pur sempre alla dimensione temporale e che possono essere sottoposti alla revisione in qualsiasi momento, oppure, in ultima analisi, essere addirittura denunciati, senza che rappresentino un’autorità di per se. Lo stesso concetto di “diritti dell’uomo” appartiene a un dato contesto storico ristretto e non è il risultato di una “evoluzione” o di un “progresso” dell’umanità. I presupposti culturali secolarizzati che stanno alla base della Dichiarazione del 1789 possono legittimamente essere assenti in altre culture. Se per esempio la concezione dell’Universo nata dalla Rivoluzione francese mette al centro l’individuo, in altre culture è la comunità che viene privilegiata.[1]
Antoine de Saint-Exupery nella sua opera “Cittadella” si domanda: < > [2]
Tutto ciò dimostra come la presupposta universalità dei diritti dell’uomo è lungi dall’essere realmente universale. Al tempo stesso però nemmeno il consenso o il contratto sociale possono essere una fonte per delimitare il “bene”, perché possono essere nella stessa misura una fonte per il “male”.
Il bene e il male hanno sempre avuto radici metafisiche, non materiali. Da qui deriva l’incapacità delle ideologie moderne, nate dal materialismo e dal razionalismo illuminista, di rispondere alle domande fondamentali dell’umanità. La ragione individuale e collettiva sono troppo limitate in esperienze per poter offrire delle risposte a delle domande così complesse. La Tradizione, invece, è stata quella che ha risposto a tutte le domande fondamentali dell’umanità.
Per Tradizione, si intende un’eredità  la cui origine non è umana, ma essenzialmente spirituale e che ha assunto diverse forme asseconda dei popoli. Essa è qualcosa di metastorico e, in pari tempo, di dinamico, è una forza (…) che agisce lungo le generazioni in continuità di spirito e di ispirazione, attraverso istituzioni, leggi, ordinamenti che possono anche presentare una notevole varietà e diversità.[3] È la Tradizione stessa quindi che istituisce il criterio di delimitazione tra il bene e il male. La Modernità invece è stata quella che ha trasposto la Tradizione in norme giuridiche. 
Oggi, assistiamo nella giurisprudenza al tentativo di instaurare l’assurdo e l’inimmaginabile: la purificazione della norma giuridica da ogni tradizione e da ogni “arcaismo” in modo che la legge divenga uno strumento arbitrario, un meccanismo morto, “una dichiarazione di intenti” oppure un manifesto politico-ideologico (come ad esempio la  Legge sulle “pari opportunità”) che servirebbe come strumento di repressione contro coloro che si oppongono all’ideologia “ufficiale” ed “assoluta”.[4] Insomma non sono mai le idee a doversi adattare alla realtà, è la realtà che deve piegarsi agli schemi dell’ideologia. Senza orma di dubbio, con l’eliminazione degli “arcaismi” dalle leggi, si presuppone anche l’eliminazione dalla società degli individui che si fanno promotori di questi “arcaismi” dietro la motivazione che ostacolerebbero “l’ascensione gloriosa della società aperta”.
Una fobia viene sostituita da un’altra fobia, una discriminazione prende il posto di un’altra discriminazione. L’equazione non cambia, sono solo i termini dell’equazione che cambiano. Ecco perché non ci si deve stupire quando si fa ricorso alla censura, alla violenza simbolica e fisica in nome della ”liberté, egalité, fraternité”.
Nico di Ferro

[1] “Riflessioni sulla cultura dei diritti dell’uomo”, Luigi Arnaboldi, http://www.interculture-italia.it.
[2] Antoine de Sainte-Exupery, Cittadella, ed. Borla, Roma, 1999, pg. 195-196.
[3] Il Mondo della Tradizione, centro studi Raido, Roma, pg. 23.
[4] Octavian Racu, www.octavianracu.wordpress.com.

Sabato 26 gennaio torna "Il mare d’inverno"

Sabato 26 gennaio ritorna l’operazione “Il mare d’inverno”: i volontari di Fare Verde saranno impegnati a pulire diverse spiagge italiane per ricordare a tutti che l’inquinamento dei litorali è un problema che esiste per dodici mesi all’anno e non solo durante il periodo estivo. A Ladispoli si svolgerà sabato 26, dalle ore 9.30 alle 13.00, sulla spiaggia di Marina di Palo. L’iniziativa di Fare Verde ha l’obiettivo di riportare al centro dell’attenzione la necessità di ridurre i rifiuti e riciclarli più possibile. Le discariche devono essere considerate per quello che sono: l’ultima soluzione possibile per i rifiuti che non si riescono a eliminare o riciclare. Nuovi inceneritori, in un ciclo virtuoso dei rifiuti, sarebbero inutili. Le operazioni di pulizia promosse da Fare Verde saranno l’occasione per informare i cittadini sulle possibilità di riduzione del mare di rifiuti che invade le vie delle nostre città, le strade, le autostrade, le ferrovie che attraversano le campagne, le aree industriali e i quartieri residenziali, le cime delle montagne e i boschi, i prati e, naturalmente le spiagge.  Ai cittadini sarà distribuito un volantino con informazioni sul ciclo dei rifiuti e alcuni consigli utili per ridurli a partire dall’acquisto. I volontari di Fare Verde coglieranno l’occasione per fare anche un censimento dei rifiuti raccolti. Una specie di “hit – parade” dei rifiuti dove saranno elencati i tipi e le quantità di rifiuti raccolti. Questo per dimostrare che sulle spiagge ormai si trova di tutto ed è dovere dei cittadini e delle pubbliche amministrazioni cooperare per tenerle pulite.

Sacrifici, sudori, stenti italiani..e le banche arraffano

Chiudono scuole e ospedali, danno soldi alle banche. Fino a quando vuoi reggergli il gioco? Passa all’azione – AZIONE DIRETTA | AZIONEPUNTOZERO!

BANKSTER/ Morgan Stanley, Goldman Sachs, Rothschild: affari d’oro in Italia. A danno dello Stato

Che quello di Monti sia stato il governo delle banche è, ormai, un dato assodato. Impossibile affermare il contrario, impossibile cercare di far passare la cosa semplicemente come complottismo sfrenato. Infiltrato.it, d’altronde, ha ricostruito le varie norme inserite in questo o quel decreto che sono andate a beneficio degli istituti bancari.
Basta ricordare, ad esempio, un dato. Secondo l’ultimo rapporto di Bankitalia, infatti, sarebbero ben 5 i miliardi che lo Stato avanza dalle banche. Peccato, però, che  se Agenzia delle Entrate e Governo sono – a giusta ragione – rigidi nei confronti dei furbetti di quartiere (basti pensare al redditometro, su cui, peraltro, ci sarebbe molto da dire), non lo sono – per nulla – nei confronti dei furboni d’alto borgo.Nessuna informativa, nessun pressing sulle richieste di pagamento, avanzate già dal 2009 ma nei fatti mai prese in considerazione dalle stesse banche. Niente di niente. Ma il rapporto, ovviamente, è biunivoco. Se lo Stato non chiede soldi, le banche italiane sono decisamente generose nel concedere soldi alle pa. Secondo l’ultimo rapporto di Unimpresa, l’associazione che rappresenta piccole, medie e grandi imprese, se infatti per cittadini e imprese non c’è possibilità di avere prestiti dalle banche, il credito nei confronti dello Stato è salito di ben 10,5 miliardi di euro: da settembre 2011 ad agosto 2012 si è passati da 173,7 a 184,2 miliardi. Un aumento, dunque, assolutamente in controtendenza rispetto a quanto, invece, sono costretti a pagare cittadini, famiglie e imprese.
E poi le norme concepite ad uso e consumo degli istituti: dalla moltiplicazione delle commissionialla riduzione dei prelievi di contante fino alla norma che garantisce una salvezza sempre e comunque per le banche: la garanzia dello Stato sui debiti. Si legge infatti nel decreto Salva-Italia che il ministero dell’Economia “fino al 30 giugno 2012 è autorizzato a concedere la garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane, con scadenza da tre mesi fino a cinque anni, o a partire dal 1 gennaio 2012 a sette anni per le obbligazioni bancarie garantite”. Un modo per non far fallire le banche, insomma. In altre parole, se le banche non saranno in grado di rimborsare bond alla scadenza o di onorare debiti, sarà lo Stato a farsene carico. Con quali soldi? Quelli dei contribuenti, of course. Per il momento sono stati stanziati 200 milioni di euro all’anno per cinque anni. Totale:un miliardo di euro. Certamente non sono bruscolini.
Quello che però fino ad ora non si sapeva è che da quando a Palazzo Chigi siede Mario Monti a fare affari non sono più solo le banche nostrane, ma anche i colossi della finanza mondiale. Il primo segnale di avvertimento c’era stato il tre gennaio 2012, giorno ideale visto il periodo festivo per fare manovre all’insaputa dei più. E infatti, nel silenzio più assordante dei media, l’Italia ha estinto una posizione in derivati che aveva con una delle più potenti banche americane, la Morgan Stanley. Ben due miliardi e 567 milioni di euro sono passati dalle casse del Tesoro a quelle della banca statunitense. Il primo ad accorgersene è stato Orazio Carabini su L’Espresso, il quale ha notato una particolarità certamente non di poco conto: nessun documento italiano segnalava il passaggio. Sono stati invece i vertici della Morgan, “nelle periodiche comunicazioni alla Sec”, commenta Orazio Carabini, a segnalare “che l’esposizione verso l’Italia a cavallo di fine anno è scesa, al lordo delle coperture, da 6,268 a 2,887 miliardi di dollari. Con una differenza di 3,381 miliardi”. Appunto 2,567 miliardi di euro. Ora, è chiaro che la banca aveva un credito nei confronti dello Stato e, dunque, probabilmente si erano raggiunti i termini di contratto per cui era necessario onorare il debito. Tuttavia la mancanza di trasparenza legittima dubbi, perplessità, domande aperte. Commenta non a caso Carabini: “Né Morgan Stanley né il Tesoro hanno voluto spiegare a L’Espresso il senso dell’operazione”. Tutto tace insomma dal ministero.
bankster_in_italia_affari_doroMa è finita qui? Certo che no. Gli affari delle grandi banche internazionali in Italia, come detto, sono forti e certamente sono tenute in conto da quando Monti ha ricevuto la sua investitura. Le ritroviamo, infatti, anche come advisor pagati direttamente dallo Stato.
Pochi mesi fa Vittorio Grilli e Corrado Passera avevano pensato a un piccolo escamotageper abbassare il debito pubblico, di cui, peraltro, Infiltrato.it parlava già ieri: trasferire alla Cassa Depositi e Prestiti (società pubblica che raccoglie il denaro depositato agli sportelli delle Poste dai 25 milioni di risparmiatori che comprano buoni postali o obbligazioni pubbliche) le società e le partecipazioni azionarie possedute dal ministero del Tesoro (Fintecna, Sace e altre società). In questo modo, si era ipotizzato, si sarebbe potuto raccogliere almeno 50 miliardiche avrebbero allentato certamente le pressioni del debito pubblico.
L’esacamotage, però, sa di trucco poco pulito. Questo passaggio, sebbene come detto abbia fruttato e non poco, assomiglia al “gioco delle tre carte”, come saggiamente afferma Gianni Dragoni in Banchieri e CompariLo Stato, infatti, non ha fatto altro che spostare le partecipazioni da una mano all’altra, dato che il padrone (appunto lo Stato) resta lo stesso: prima al ministero, ora alla Casa Depositi e Prestiti. Monti, in sostanza, ha venduto a se stesso. Il dubbio che, secondo alcuni, si debba parlare di finanza creativanon è assolutamente campato in aria.
Ed è proprio qui che subentrano le grandi banche mondiali. Per fare questi meri “cambi di casacca”, sia la Cdp sia il Tesoro hanno assunto, come detto, advisor: lo Stato quindi ha pagato consulenti esterni per farsi dire quanto valessero determinate società che poi, semplicemente, passavano da una mano all’altra. Ha pagato, in altre parole, per acquisizioni-fantasma. Cui prodest? La domanda resta, ovviamente, senza risposta. Anche se qualche indizio ci potrebbe venire offerto se andiamo a vedere chi sia stato incaricato dallo Stato – nella sua duplice veste di ministero dello Stato e Cassa Depositi e Prestiti – di fare da advisor e, dunque, di valutare le società da acquisire.
Le banche chiamate a svolgere questo ruolo sono state appunto “quelle che contano”: i consulenti per la Cdp sono state, ancora una volta, la Morgan StanleyUnicredit e l’ingleseRothschild; il ministero dell’Economia ha scelto invece la francese Société Générale per valutare Sace e Simest e l’americana Goldman Sachs (ex datore di lavoro di Mario Monti) per la Fintecna.
Affari d’oro, insomma, per le grandi banche. Spese inutili invece per l’Italia dato che il passaggio di proprietà, come detto, è stato solo apparente. Ma c’è un appendice paradossale. Ai primi di agosto, pochi giorni dopo aver ricevuto l’incarico dal ministero di Vittorio Grilli, la Goldman Sachs rende noto di aver quasi azzerato il suo possesso di titoli di Stato italiani, addirittura del 92%. In altre parole, la banca che fu di Monti e di Draghi non si fida dell’Italia.Eppure continua a lavorare per il ministero. L’incarico, infatti, non è stato revocato. Ci mancherebbe. D’altronde, l’abbiamo detto: è il governo (degli affari) delle banche.
Fonte: l’infiltrato.it

Castello di Santa Severa: Il progetto del Comitato

Sabato 2 febbraio prossimo, alle ore 17,00, sarà presentato nella Sala Flaminia Odescalchi a Santa Marinella il “Progetto per un uso pubblico del Castello di S. Severa per fini socio-culturali e turistici” redatto dal Direttore del Museo Civico Dott. Flavio Enei, in collaborazione con il Comitato Cittadino e l’architetto David Pennesi. All’importante evento il Comitato invita tutti i cittadini e le forze politiche e culturali del territorio per confrontarsi e per porre il sito di Pyrgi-Santa Severa al centro dell’attenzione generale per le future politiche di sviluppo. Il complesso monumentale di S.Severa, unico nel suo genere, è sorto a partire dall’alto medioevo sui resti della città etrusca e romana di Pyrgi così come documentato dalle ricerche e soprattutto dai recenti scavi che lo hanno interessato in occasione dei lavori di recupero curati dalla Provincia di Roma. Il Castello, insieme all’area archeologica, rappresenta un giacimento culturale e paesaggistico unico nel Mediterraneo per ricchezza e diversificazione di contenuti, estesi in un arco di tempo plurimillenario. Ormai quasi ultimati gli interventi di recupero funzionale, il maniero costituisce un’occasione irripetibile di sviluppo per l’intero comprensorio e in particolare per il Comune di Santa Marinella nel cui territorio il bene è situato. La Rocca e il relativo borgo ad oggi sono stati ristrutturati e messi in condizione di poter ospitare una molteplice serie di strutture e servizi culturali/ambientali, formativi, di ricerca, ricreativi, artigianali, religiosi, di accoglienza/guardiania e ristoro. Il progetto del direttore Enei che dal 1994 lavora nel castello, si articola in dieci capitoli che con numerose tavole grafiche e fotografiche partendo dall’analisi dello stato descrive la possibile destinazione d’uso del complesso e la proposta di gestione pubblica del bene che costituisce un sito di straordinaria importanza storico-archeologico-monumentale di interesse nazionale, fondamentale memoria storica per i cittadini del litorale nord di Roma e soprattutto del Comune di Santa Marinella. Il solo indice del progetto ne descrive le caratteristiche: 1. Il Castello di Santa Severa: un bene pubblico da difendere e valorizzare 2. La proposta per una gestione comunale di un bene inalienabile 3. La valorizzazione della Castello: il complesso Rocca-Torre Saracena 4. Il Centro Congressi 5. La Foresteria 6. Il Punto di ristoro 7. I parcheggi antistanti il castello. 8. Il Castello di Santa Severa e la Riserva Regionale di Macchiatonda; un’unica risorsa archeologico-naturalistica per lo sviluppo del litorale 9. Il Castello di Santa Severa centro del Sistema di valorizzazione dei beni culturali e naturalistici “Cerite-Tolfetano-Braccianese”. Le considerazioni finali chiudono la proposta progettuale auspicando che vengano impedite possibili speculazioni o “privatizzazioni di fatto” di un bene che appartiene a tutti e per tutti deve restare fruibile per i cittadini come luogo “di cultura e per la cultura”. Nessun “albergo di lusso” o altri usi impropri devono deturpare il monumento e la sua storia. Enei è convinto che: “A fronte di quanto successo in Italia negli ultimi decenni con la svendita del patrimonio di valore storico-artistico, i condoni ambientali, l’assalto edilizio al territorio o i tagli alle risorse destinate alle politiche culturali si rende ora necessaria più che mai una forte e coraggiosa reazione a queste logiche miopi, dannose, prive di valori e destinate all’insuccesso che hanno caratterizzato il passato”. Nel progetto si spera che “Il recupero del Castello fornisca l’occasione per mettere mano ad una vera e propria riscoperta delle bellezze del nostro territorio per porre le politiche culturali e turistiche finalmente al centro dei processi di sviluppo e crescita di Santa Marinella e del litorale nord di Roma. Investire sulla tutela e valorizzazione dei beni e delle attività culturali, del paesaggio e della qualità della vita e dei prodotti tipici risulta fondamentale per rilanciare con il turismo una delle principali vocazioni del nostro territorio. Valorizzare questo insieme straordinario di beni culturali ed ambientali incentrato sul Castello di Santa Severa, dalla bellezza del paesaggio, alle tradizioni, all’ingegno, alla creatività può dare al nostro comprensorio una marcia in più. Può garantire la tutela e la manutenzione del bene, il restauro e la restituzione al godimento pubblico, la riqualificazione del sito, la sostenibilità ambientale e culturale dell’intero processo di sviluppo”. E ancora: “Si ritiene che proprio in un momento di crisi forte come quello che si sta attraversando sia fondamentale investire parte delle disponibilità economiche in quelli che possono essere gli unici veri settori puliti e trainanti dell’economia dell’Italia del futuro: i Beni Culturali e i Beni Naturalistici. Quando la crisi sarà passata chi avrà investito nello sviluppo della cultura, della formazione e della ricerca, nel turismo di qualità avrà di certo una marcia in più rispetto agli altri”. 
Il progetto è scaricabile in anteprima sul sito www.gatc.it.

Santa Marinella – Deiezioni Comunali

Il Pd va al redde rationem, potrebbe determinarsi un cambio di segreteria e quindi un cambio si strategia. La coalizione dei consiglieri si troverebbe con il culo scoperto e per salvare capra e cavoli, lascerebbe al suo destino l’udc e ricompatterebbe il vero centrosinistra. La vittoria non sarebbe scontata ma, qualche problemino in più Bacheco ce l’avrebbe. Bacheca faccia un monumento a un’altra santa marinella e’ possibile. Gli ha regalato la maggioranza! APZ

http://www.bignotizie.it/news/santa-marinella/politica/16687-qchi-ha-costruito-lalleanza-e-gestito-le-primarie-deve-dimettersiq-.html#.UP2n7A29hpY.facebook

Aurhelio – Attività Anno 2012


Il Centro Studi Aurhelio è una associazione culturale che si propone come granaio spirituale, in servizio permanente ed effettivo, sul litorale a nord di Roma.  L’associazione è presente sul territorio con  una sua sede a Santa Marinella,  in via Aurelia 571 A, aperta sei giorni su sette e in rete con un proprio blog all’indirizzo aurhelio.blogspot.it.

Sin dalla sua fondazione, nel 2009, il Centro Studi Aurhelio si è adoperato costantemente per la promozione e diffusione della cultura tradizionale mediante la costituzione al suo interno di una propria biblioteca e videoteca che oggi è a disposizione della cittadinanza e al tempo stesso, ha organizzato cineforum, presentazioni di libri e diverse conferenze, abbordando anche temi come quello del disagio giovanile e la resistenza del Tibet,  riuscendo ad avvalersi della partecipazione di prestigiosi figure accademiche tra cui il Professor Mario Polia. L’associazione, in quanto centro studi, offre attraverso il suo blog recensioni, articoli, riflessioni e commenti relativi alla dottrina tradizionale, libri,  eventi organizzati nel comprensorio e riguardo alle altre sue attività.
Tra quest’ultime, occorre menzionare la partecipazione del Centro Studi Aurhelio in qualità di membro, al “Comitato per la difesa del Castello di Santa Severa”, la collaborazione con la “Laogai research fundation Italia”, su temi relativi alla geopolitica ed infine con il Centro Studi Raido. Non meno importante, inoltre, è l’impegno che Aurhelio depone nella promozione e valorizzazione delle ricchezze archeologiche del territorio attraverso la creazione e diffusione di poster e magliette raffiguranti i siti di Castrum Novum e del Santuario di Pyrgi come del Castello di Santa Severa.
L’associazione è al contempo impegnata nella diffusione di libri concernenti la cultura tradizionale attraverso i suoi soci e tramite rapporti di collaborazione con varie librerie del territorio.  Al suo interno Aurhelio, oltre ai momenti di studio, ha dato vita ad un laboratorio creativo per la realizzazione di attività artistiche. Quest’ultime sono indirizzate a valorizzare le energie inespresse dai giovani, le eccellenze del territorio e la traduzione in oggetti concreti, le idee che sono alla base della sua attività. In questo modo l’associazione, oltre che con i contributi dei suoi soci, riesce ad sostenersi con le sue stesse energie. Altro appuntamento consueto del Centro Studi Aurhelio è il sostegno ai progetti estivi della Casa Famiglia “Harlock”. Nel 2012, come l’anno precedente per il terremoto che ha colpito L’Aquila, il Centro Studi si è distinto per l’attività di raccolta di beni di prima necessità per le popolazioni dell’Emilia colpite dal terremoto, in collaborazione con la Protezione Civile di Santa Marinella.
L’attività dell’associazione si è avvalso di una costante presenza sui media locali, sia cartacei che sul web, in particolare modo sui quotidiani: La Voce, Il Messaggero, L’Opinione, La Provincia.
Cronologia degli eventi realizzati dal Centro Studi Aurhelio per l’anno 2012:
21 Dicembre: Anniversario di fondazione dell’associazione “Centro Studi Aurhelio”.
18 Dicembre: Organizzazione del gruppo di studio “Solstizio d’Inverno”.
15 Dicembre: Promozione e partecipazione alla conferenza “La grotta di Platone” tenuta da Mario Polia presso il Centro Studi Raido, a Roma.
14 Dicembre: Promozione e partecipazione alla conferenza del Comitato Cittadino per il Castello di S. Severa per la presentazione del “Progetto per un uso pubblico del Castello di S. Severa per fini socio-culturali e turistici”.
19 Novembre: Conferenza sul “Natale Indoeuropeo” con relatore il Prof. Mario Polia, presso la sala “Santa Maria della Provvidenza” della Chiesa di San Giuseppe a Santa Marinella.
12 Ottobre: Conferenza di presentazione delle attività del Comitato per il Castello e il lavoro che questo sta portando avanti. Presso la sala “Santa Maria della Provvidenza” della Chiesa di San Giuseppe, organizzata dal Centro Studi Aurhelio.
30 Settembre: Incontro organizzato con Don Giorgio Picu presso la chiesetta del porto di Civitavecchia, per la sua valorizzazione e salvaguardia.
8 Luglio: Apertura del fondo librario “Niglio – Farinacci”. Donazione alla biblioteca del Centro Studi Aurhelio, da parte dell’Avvocato Mario Niglio, di numerosi testi relativi alla cultura tradizionale.
11 Giugno: Organizzazione, in collaborazione con la Protezione Civile e in concomitanza con il Consiglio comunale aperto sul Castello di Santa Severa, di una raccolta di beni di prima necessità per i terremotati dell’Emilia.
2 Giugno: Organizzazione, in collaborazione con la Protezione Civile, di una raccolta di beni di prima necessità per i terremotati dell’Emilia.
29 Maggio: Organizzazione presso la sede del Centro Studi della proiezione del film “The Eagle”.
27 Maggio: Partecipazione all’evento “Facciamo la festa al Castello prima che gliela facciano gli altri!” organizzata dal “Comitato per il Castello”. Presenza con banchetto di promozione delle attività dell’associazione. 
17 Maggio: Incontro con il Dott. Cesare Foschi dal titolo “Migrazioni: attualità e scenari per il XXI secolo”.
21 Aprile: Incontro conviviale sul Natale di Roma in collaborazione con il Centro Studi Raido.
17-18-19 Marzo: Partecipazione e allestimento presso l’area eventi, in occasione della festa del Santo Patrono di Santa Marinella, di un banchetto di promozione delle attività dell’associazione.
25 Gennaio:  Appuntamento di formazione dottrinaria con il prof. Mario Polia dal titolo “Il dovere dell’azione. La condotta tradizionale nel mondo moderno”.
21-22 Gennaio: Organizzazione, in collaborazione con il Centro Studi Raido, di un gruppo di studio sul saggio di René Guénon “La Metafisica Orientale”.

Centro Studi Aurhelio, Via Aurelia 517 A – 00058 Santa Marinella
+39 0766 511781 – cst.aurhelio@gmail.com – aurhelio.blogspot.it

APZ – ATTIVITA’ 2012

In una società in rovina, dove il denaro e l’economia sembrano prevalere su tutto, esistono realtà che ancora tentano di rappresentare e incarnare quei valori eterni e imprescindibili, simbolo di una visione Tradizionale della vita, che punta all’edificarsi, innalzarsi e migliorarsi attraverso l’esperienza comunitaria. Essa è fondata su legami indistruttibili perché rappresentano un vincolo, un’unione in cui fedeltà, rispetto della parola data, rispetto della gerarchia sovrastano i contrasti e le antipatie. La comunità viva e pulsante di Azione Punto Zero, dimostra con i fatti (e non con le ciance) che l’azione impersonale eseguita con un metodo e da uomini disposti a lottare  fianco a fianco, porta a risultati visibili ed evidenti, che sovrastano il vano ciarlare dei politicanti. Senza cedere in elemosine o lusinghe,  tenendosi sempre in piedi da solo, il solido nucleo di militanti si impegna costantemente attraverso riunioni settimanali in cui assieme si discute e ci si confronta, si propongono progetti, si espone ciò che si è fatto, ma anche ciò che non è stato fatto, alla ricerca di un costante miglioramento. Attraverso le  affissioni e volantinaggi  si conferma l’adesione ad un mondo di valori eterno, si fa sentire la voce di chi non ci sta a sottomettersi a questo sistema che uccide i popoli, senza un vano agitarsi fine a se stesso ma con una rivoluzionaria e diretta azione metapolitica. Sempre viva quindi, la diffusione del materiale militante quali libri, giornalini riviste, dvd, cd, disposto a fornire la Verità di contro alla falsa e meschina distorsione dei fatti che il mondo moderno ci propone.
Oltre tutto ciò, ecco un elenco con le attività che, mese per mese, ha visto protagonista la comunità:

GENNAIO

DOMENICA 15: A Civitavecchia, presentazione del libro del Professor Mario Merlino: Atmosfere in Nero, alla presenza dell’autore e con la partecipazione della giornalista Roberta Di Casimirro. Come sempre ospiti, i nostri combattenti della RSI, militanti e sostenitori. A seguire pranzo legionario a prezzo solidale.

MARTEDI’ 22: riunione formativa, gruppo di studio.

SABATO 10: concerto per Alberto Giaquinto presso l’Alkatraz di Fiumicino, per onorare la memoria attraverso l’azione.

FEBBRAIO

SABATO 4: conferenza, IL CAPO DI CUIB – Elementi di stile legionario, Intervenuto Maurizio Rossi: per approfondire ciò che è stata la Guardia di Ferro e l’esempio del Capitano C.Z.  Codreanu. Punti di riferimento dell’agire comunitario e politico dell’azione di APZ.

VENERDI’ 10: In mattinata deposizione a Civitavecchia di un mazzo di fiori presso il monumento a ricordo del martirio dei tanti italiani uccisi dalle milizie comuniste. Dopo Civitavecchia, nel pomeriggio a Santa Marinella deposizione mazzo di fiori presso il Parco dei Martiri delle Foibe e successivamente  effettuato un presidio di circa due ore con striscione e fiaccole sulla Via Aurelia.

MARZO

SABATO 3 E DOMENICA 4: Conferenza e visita alla Fondazione RSI – Istituto Storico, Terranuova Bracciolini in provincia di Arezzo

DOMENICA 11: Santa Marinella, incontro con la Comunità di Raido: La Tradizione, il metodo tradizionale, la funzione della comunità militante. La strategia per il Fronte della Tradizione.

APRILE

DOMENICA 7: riunione formativa sul Natale di Roma, letture di approfondimento e discussione.

SABATO 14: Organizzata dalla Comunità Militante di Raido, visita al museo della civiltà romana, valorizzata dalla presenza del professor Mario Polia, che facendo da guida ha dato un valore straordinario, una lucida e precisa visione Tradizionale, della civiltà di Roma.

GIOVEDI’ 18: affissione in occasione del Natale di Roma, a Civitavecchia e Santa Marinella

SABATO 25: Presso al sede di Azione Punto Zero, proiezione in anteprima nazionale del documentario (di un’ora e 30′) “Milano Burning”, realizzato da Paolo Bussagli, che ricostruisce l’intera storia di Sergio Ramelli. A 15 anni dall’uscita del libro che risollevò il caso. Prima della proiezione, aperitivo con i presenti.

GIUGNO

SABATO 16: aiuto organizzazione e  partecipazione con fornito stand a Comunitaria 2012, la festa delle comunità militanti che ogni anno viene organizzata da Raido, Fons Perennis, Foro753 alla quale hanno partecipato circa 500 persone.

LUGLIO

SABATO 14: Mariofest; festa  sulle colline di Allumiere per essere sempre presenti e mantenere saldi i legami con chi ha tenuto duro e lottato senza mai mollare.

GIOVEDI’ 26:  DarioFest; cena comunitaria per salutare il ritorno del camerata Dario dal Libano.

LUNEDI’ 30: Partecipazione animata, al concerto estivo de La Vecchia Sezione presso il Castello di Santa Severa.

SETTEMBRE

SABATO 15: Equipaggio al seguito de La Vecchia Sezione per il concerto a Padova

MARTEDI’ 25: riunione inizio anno militante. Fissati i punti, gli obbiettivi e gli impegni di ognuno per la ripresa delle attività dopo il periodo estivo.

OTTOBRE

MERCOLEDI’ 31: Concerto  La Vecchia Sezione al Fascio Etrusco: per far rivivere lo spirito della Tradizione contro l’invasiva sovversione dell’ American Halloween.

NOVEMBRE

SABATO10, DOMENICA 11: Campo autunnale militante con  la Comunità di Raido. Tema: i misteri di Mithra. Approfondimenti e letture.

SABATO 24: Civitavecchia Incontro con i combattenti RSI, per mantenere i legami con i combattenti dell’Onore e non interrompere l’anello generazionale.

DICEMBRE

VENERDI’ 7: Equipaggio al seguito de La Vecchia Sezione al Presidio, Milano.

SABATO 15: Concerto LVS con banchetto e vendita magliette al locale Nemecsek, Roma.

SABATO 22: Festa del Solstizio, per festeggiare in comunità il nuovo sole nascente, simbolo di una lotta che si intensifica dopo il riflessivo periodo autunnale.

DOMENICA 23:  Aperitivo, distribuzione materiale informativo e incontro con i sostenitori, militanti e simpatizzanti per auguri natalizi.




AZIONE DIRETTA – AZIONE PUNTO ZERO
Non arrenderti alla marea montante di fango – LA LOTTA CONTINUA
Per info e arruolamento: 
azionepuntozero.blogspot.it – puntozeroblog@gmail.com

La voragine del debito pubblico: quello che non viene detto..

Continuiamo (giustamente) a scagliarci contro i  volti dei politici e dei loro sperperi, ma la ragione dell’immenso e incolmabile debito pubblico è ben altra. Un sistema fittizio e diabolico in cui le banche decidono, davanti ad uno schermo, le sorti di una Nazione, producendo semplice carta colorata venduta al suo valore nominale, uno scarto impietoso. E noi, inermi e illusi, subiamo tassazioni asfissianti credendo di colmare questa voragine..

SIGNORAGGIO BANCARIO
l’origine sconosciuta del debito pubblico

In molti pensano che il debito pubblico sia il saldo negativo tra le entrate e le uscite del bilancio statale causato dai quei governi spendaccioni che negli ultimi decenni ci hanno fatto vivere al di sopra delle nostre possibilità. Non è così. L’incapacità, gli sprechi e le ruberie dei politici contribuiscono solo ad alimentarlo. La causa è ben altra.

All’origine del debito pubblico, che ha generato nei conti dello Stato una voragine in continuo aumento, vi è un meccanismo ben congeniato definito “Signoraggio”. Un termine, non a caso, di origine medioevale.
Partiamo dalla Banca d’Italia che non è la Banca dello Stato Italiano, bensì un consorzio di banche private. Lo Stato è presente attraverso l’INPS e l’INAIL con un minuscolo 5,6%, questo per giustificare la definizione di Ente di Diritto Pubblico.
La Banca d’Italia – ora filiale della Banca Centrale Europea, anch’essa privata – svolge sostanzialmente due compiti. Il primo è quello di organo di controllo sull’operato degli Istituti di credito (in pratica le banche controllano se stesse). Il secondo gli viene attribuito dallo Stato che concede loro il diritto esclusivo di stampare banconote, poi cedute al governo in cambio dei titoli di debito pubblico (BOT, CCT, CTZ, ecc.).
Queste “cambiali” sono a loro volta piazzate dalle banche sui mercati finanziari internazionali a tassi stabiliti dagli stessi mercati. In pratica l’entità del debito pubblico, da cui deriva la politica finanziaria di una Nazione, non la decidono i governi bensì gli onnipotenti mercati. Ossia una dozzina di banche e società finanziarie che attraverso potentissimi software, con un clic del loro mouse fanno crollare intere economie al solo scopo di incrementare a dismisura i loro guadagni e preparare il terreno per il successivo indebitamento degli stati, e rattrista assistere al timore reverenziale espresso nei loro confronti dai nostri politici ed economisti.
Allo Stato rimane la proprietà delle sole monete metalliche coniate dalla Zecca, senza interessi e costi aggiuntivi, che valgono però solo il 2% della massa monetaria circolante.
Il meccanismo in sintesi è questo: la Banca d’Italia, che in questo caso si comporta come una semplice tipografia, stampa una banconota, ad esempio da 500 euro, il cui costo di produzione è di circa 30 centesimi tra filigrana e inchiostro e la cede alla Stato, non al costo di produzione maggiorato del suo guadagno, come logica vorrebbe, bensì al suo valore nominale: 500 euro. E’ come se il tipografo, a cui è stata commissionata la stampa dei biglietti d’ingresso di un cinema, si facesse pagare l’importo scritto sul biglietto.
Non è finita: questo foglietto di carta colorata non viene venduto allo Stato, seppur ad un prezzo assurdo, bensì dato in affitto e, cosa ancora più scandalosa, senza alcun possibilità di riscatto. Lo Stato per tutta la sua esistenza pagherà alle banche private gli interessi su delle banconote che in teoria gli dovrebbero appartenere. Un gran bell’affare, con c’è che dire…
Analizzando i dati ISTAT del periodo 1990/2008 (nell’allegato PDF è riportata la tabella completa) si può notare come il debito pubblico, per effetto dell’anatocismo (interessi sugli interessi), è costituito nella sua totalità da interessi (96,5%).
Se lo Stato si riappropriasse del diritto di stampare moneta l’Italia non avrebbe debiti e le risorse rese disponibili sarebbero impiegate esclusivamente il benessere del popolo italiano.
Gianfredo Ruggiero, presidente del Circolo Culturale Excalibur-Varese

Rivoluzione sessuale globale

kubydi Antonio Malo (*)

L’autrice del libro La rivoluzione sessuale globale (Die globale sexuelle Revolution), la sociologa e pubblicista tedesca Gabriele Kuby, è una delle poche voci che con autorità riconosciuta si levano per criticare il relativismo occidentale odierno. A lei si deve, ad esempio, che il ministro federale della famiglia in Germania, Ursula von der Leyen, sia stata obbligata a togliere dalla circolazione il libro di educazione sessuale Corpo, amore, il gioco del dottore, in cui fra altre aberrazioni si invita ai genitori a giocare sessualmente con i loro bambini.

Il saggio di cui mi occupo riprende alcuni temi di due delle sue opere precedenti:  Gender  Revolution. Il relativismo in azion (Cantagalli 2008) Statalizzazione dell’educazione. Sulla via per diventare uomini nuovi (2007). Adesso però la sua denuncia acquista una portata universale. Da qui il titolo del libro La rivoluzione sessuale globale; una rivoluzione che, come indica il sottotitolo (Distruzione della libertà nel nome della libertà), pretende di cambiare radicalmente le persone e la società facendo leva su una volontà di potenza, di chiara ispirazione nietzschiana. A partire da questa chiave interpretativa, Kuby riesce a raccontare la storia, i metodi e le conseguenze di un’agenda globale potentissima che cerca di modificare le costituzioni dei paesi, le istituzioni educative e le consuetudini dei cittadini con un solo scopo: la costruzione di una società globale in cui le persone siano poche e completamente manipolabili.

A qualcuno potrebbe venire in mente il pensiero: “Ecco, un altro libro sui complotti”. Basta, però, guardare alla quantità di documenti analizzati, ai fatti e alle statistiche raccolte per capire di trovarci di fronte a un libro rigoroso e oggettivo. Nonostante la mole di materiale, la lettura del libro, lungi dall’essere noiosa, diventa pagina dopo pagina piena di suspense e di rivelazioni sorprendenti. Il lettore viene informato del retroscena, i mezzi e la ragnatela di organizzazioni governative e non governative implicate nella messa in pratica di questa agenda globale. Nel contempo gli si offrono le categorie antropologiche e sociologiche necessarie perché questi possa fare le valutazioni pertinenti con cui prendere decisioni.

Nella prima parte del libro (capitoli 1-4), l’autrice presenta brevemente l’origine storica dell’attuale rivoluzione sessuale. Dopo aver segnalato la rivoluzione francese come punto di inizio storico della lotta per raggiungere l’uguaglianza, indica il movimento femminista del 68 come tappa precedente all’ideologia di genere, secondo cui l’umanità non è fatta di uomini e donne, bensì di un’informe massa di uguali che hanno il diritto di costruirsi la propria identità sessuale. Il filo rosso che collega il ‘68 e l’ideologia di genere è, secondo l’autrice, il maltusianismo, cioè il tentativo di diminuire la popolazione mondiale, soprattutto i poveri di Occidente e dei paesi in via di sviluppo. Da questo punto di vista sono molto interessanti i ritratti intellettuali di alcune figure di spicco, come Margret Sanger, Alexandra Kollonti, Wilhelm Reich, Eddie Bernays, Simone de Beauvoir, John Money, Judith Butler, ecc. L’impulso globale della rivoluzione sessuale non procede, però, solo dalle idee, ma soprattutto dalle conferenze organizzate dalle Nazioni Unite (Pechino, Il Cairo, ecc.) con cui si è tentato di deconstruire i diritti umani, la sessualità, la famiglia. Da lì sono partiti alcuni degli slogan che hanno fatto il giro del mondo, come l’aborto è un diritto della donna, il “genere” non va imposto ma scelto. Nonostante i secoli trascorsi, i metodi della rivoluzione sessuale globale sono gli stessi della vecchia rivoluzione francese: il terrore. Oggi, però, la ghigliottina non taglia le teste degli oppositori, ma “solo” il posto di lavoro, la carriera accademica o politica.

Nella seconda parte (capitoli 5-10), Kuby continua la sua analisi degli organismi e dei documenti con cui si tenta di introdurre l’ideologia di genere. Fra questi ultimi concede particolare valore ai 29 principi di Yogiakarta, che furono formulati nel 2007 da un gruppo di “famosi esperti” senza autorizzazione né legittimazione in un incontro privato nella capitale indonesiana. Nel marzo dello stesso anno, questi principi furono presentati all’opinione pubblica nella sede delle Nazioni Unite a Ginevra. L’Unione Europea li accolse subito e incominciò a imporli alle istituzioni, ospedali, tribunali… e anche agli asili e alle scuole. Perché, come spiega l’autrice in un altro capitolo, per distruggere il fondamento della famiglia si deve minare l’unione eterosessuale, il che non è facile fra adulti nella stragrande maggioranza eterosessuali. Invece i bambini e gli adolescenti possono essere facilmente plasmati, soprattutto se chi occupa il ministero delle politiche familiari condivide quest’ideologia. Come documenta Kuby, sempre più spesso nella scuola e nel giardino d’infanzia i bambini vengono sessualizzati con giochi, fiabe, rappresentazioni teatrali. Essi vengono così derubati dell’innocenza tipica dell’infanzia. Si presenta ai bambini ogni sorta di pratica sessuale deviante come scelta equivalente incoraggiandoli a esperimentarla. Con ciò la loro personalità può subire cambiamenti irreversibili. Inoltre, le istanze statali creano strutture per minare attraverso l’educazione sessuale generalizzata e obbligatoria a partire dalla scuola materna il diritto e l’autorità dei genitori. Nell’implementazione dell’ideologia di genere gioca anche un ruolo decisivo la violenza linguistica e la pornografia, definita dall’autrice la nuova piaga globale. Mediante la creazione di neologismi come “gender”, la sostituzione di parole, come genitore A (padre) e genitore B (madre) e l’attacco al linguaggio non solo si corrompono le parole, ma si dà origine a “nuove realtà”, poiché — come hanno sempre pensato gli ideologi di ogni tempo – “non è la verità a farci liberi, ma la libertà a fare la verità”.

Nell’ultima parte del libro (capitoli 11-15), Kuby analizza le armi che il nuovo totalitarismo usa per combattere i ribelli: l’intolleranza e la discriminazione. In questo modo l’autrice sottolinea il paradosso, già accennato nel sottotitolo, di cercar di togliere la libertà nel nome della libertà. Di fronte a questa dittatura relativista che strumentalizza la sessualità per imporre una nuova concezione della persona, l’autrice consiglia di formare la propria coscienza sulla scia della verità. Come antidoto alle derive dell’ideologia di genere, propone di educare non alla sessualità, ma all’amore.

Come scrive Spaemann nella prefazione, si deve ringraziare l’autrice per il coraggio di andare controcorrente offrendoci un saggio che illumina ciò che si nasconde sotto i cambiamenti linguistici, le mode pedagogiche e accademiche che ad un primo sguardo sembrerebbero solo una bizzarria, quando in realtà sono strumenti di una volontà di potenza impegnata alla costruzione di una nuova umanità. Penso perciò che questo libro meriterebbe di essere tradotto nelle principali lingue. A questo scopo, mi permetto di dare due suggerimenti all’autrice. In primo luogo, di rivedere i capitoli dell’ultima parte per darle più unità togliendo ripetizioni; in secondo luogo, di distinguere fra almeno due tipi di femminismo: quello che ha lottato e continua a farlo per il riconoscimento dei diritti politici e sociali delle donne, cioè per l’uguaglianza della donna come persona, e quello, invece, radicale, che scimmiotta una sessualità maschile degenere per la quale il sesso si riduce ad un uso della genitalità senza responsabilità. In questo modo apparirà con più chiarezza ciò che costituisce il genio femminile, la donazione, la cui rivendicazione, lungi dall’essere un ostacolo all’amore, ne è la premessa.

(*) Antonio Malo è Professore Ordinario di Antropologia nella Pontificia Università della Santa Croce

fonte: Family and Medi