Corneliu Presente!

Nella notte del 30 novembre 1938 nella foresta di Țicăbești, alla periferia di Bucarest, veniva assassinato con infamia inaudita Corneliu Zelea Codreanu, il capo della Legione dell’Arcangelo Michele. A distanza di tempo il suo esempio di vita, nel nome dei valori e delle virtù come Verità, Giustizia, Lealtà, Onore, Fedeltà, Coraggio, Sacrificio, rappresenta un imprescindibile punto di riferimento per quanti come lui intendono la vita come un dono da mettere al servizio dell’Idea.

Capitano Corneliu Zelea Codreanu, Presente!
Azione Punto Zero


La filosofia di Apple? “I soldi non puzzano” (di morto)

Apple ha velocemente risolto il problema dei suicidi e delle proteste dei propri lavoratori sfruttati dello stabilimento Foxconn di Taiwan in tempi celerissimi. Come? Rimpiazzandoli con dei robot che non chiedono aumenti di stipendio e lavorano 24h senza protestare. Ma a te cosa importa?! Devi già pensare a come pagare le rate del nuovo Iphone…
(Wall Street Italia) – Foxconn, la gigantesca azienda del Taiwan che fabbrica apparecchiature per i dispositivi Apple, Hewlett-Packard, Dell, e Sony, ha da poco iniziato a sostituire i propri dipendenti con dei robotcome sottolinea CNET
Dopo una serie di suicidi avvenuti nell’azienda a causa delle difficili condizioni di lavoro dei propri dipendenti, Terry Gou, capo e fondatore della Foxconn, ha fatto questa scelta affermando di voler migliorare l’efficienza e di voler combattere gli aumenti richiesti dal personale.
I primi 10 mila robot, rinominati “Foxbots”, sono già arrivati, altri 20 mila sono previsti per la fine dell’anno. Il costo è stato tra i 20 e i 25 mila dollari, ovvero all’incirca tre volte il salario annuale di un normale dipendente della Foxconn.
Questa azienda, che ha 1,2 milioni di dipendenti in tutta la Cina, è stata accusata in passato per il suicidio di diversi dipendenti e per lo sfruttamento del lavoro minorile.
La maggior parte dei suicidi sono avvenuti con persone che saltavano dai palazzi aziendali, la compagnia ha, per questa ragione, deciso di installare delle apposite reti per evitare altri casi e ha inoltre deciso di aumentare lo stipendio ai propri dipendenti del 25%.
Fonte: Azionetradizionale

riformare? no, rivoluzionare!

prima di pensare di poter cambiare le cose, cominciamo a pensare a cosa non va in noi stessi. Il miglioramento non si ottiene architettando congetture astratte su come si deve riformare un mondo alla rovina, ma bisogna cominciare da un lavoro quotidiano e costante su sé stessi, domandandosi costantemente se le proprie azioni sono giuste o meno, se si segue la via della Verità o no. Se non si mette in discussione il proprio animo e non si fa il primo passo verso una ricerca del miglioramento, allora non si è fatto nulla. 

Non abbiamo voglia di riformare questo mondo, ma solo di rivoluzionarlo. Ce lo ripetiamo da sempre e lo ripetiamo a tutti coloro che quotidianamente si lamentano delle scorrettezze di questo o quel politico o dell’”inciviltà generale” della politica. Come corrispettivo delle grandi ingiustizie ricambiano con piccole ingiustizie quotidiane che sperano pareggino i conti, un giorno, alla fine del gioco. Prima o poi, si ripetono, le cose cambieranno. Ma dovranno cambiare in grande, secondo loro, a partire dalle grandi ingiustizie che vedono in televisione o leggono sul giornale senza pensare alle loro piccole e misere ingiustizie quotidiane. Senza guardarsi nelle mani che quotidianamente si sporcano. Senza guardarsi allo specchio di fronte al quale ogni mattina si truccano. I cambiamenti in grande sono una viziata volontà di riformare il mondo che ci circonda non di rivoluzionarlo. Sono i comportamenti quotidiani che devono riprendere ad essere giusti. Essere esempio di giustizia negli ambienti di lavoro e in comitiva, in fabbrica e a scuola, nelle università e a casa, per le strade e al cinema. Lì vogliamo che cambino le cose. E non si pensi che sia cosa semplice, anzi. Non esistono, ci ammoniva Evola, piccoli o grandi tradimenti: esiste solo il tradimento. È da lì che dobbiamo partire. Rivoluzionare le nostre anime non riformare le leggi è il nostro obiettivo.
fonte: Azionetradizionale

Incontro con i Combattenti RSI [recensione]

Domenica 25 novembre la comunità militante di Azione Punto Zero ha organizzato un incontro con i Combattenti della Repubblica Sociale Italiana al quale hanno partecipato anche i sostenitori e i simpatizzanti provenienti dal comprensorio e da Roma. Data prescelta quella dell’anniversario della proclamazione dello Stato Nazionale Repubblicano in RSI. Una occasione importante quindi, affinché venga mantenuto vivo, lo spirito e l’Idea per cui quegli Uomini – in un mondo che sprofondava nelle rovine morali e materiali – presero un arma in mano, senza sapere cosa avrebbe riservato loro il Destino. Il dovere era quello di opporsi al dilagare di un mondo in cui la scala di valori, senza troppe speculazioni teoriche, stava sgretolandosi davanti agli occhi e di cui oggi, possiamo vederne i venefici effetti, guardandoci intorno.

Per l’occasione, ha retto le redini della conversazione, un infaticabile Combattente: Stelvio Dal Piaz. La Fiamma Bianca che per senso del dovere, sacrificio e presenza costante, in numerose manifestazioni dalle Alpi alla Sicilia, fa vergognare tanti giovani che si riempiono la bocca di belle parole, senza muovere il culo da davanti ad un pc, dove cliccano un “parteciperò” che non vedrà mai una concretizzazione fuori da facebook. Dopo una piccola introduzione dei responsabili di Azione Punto Zero, che hanno presentato le attività svolte e i motivi per i quali ritengono importanti questi consueti incontri – alla presenza dei Combattenti, Pedrini, Lanzarotto, Niglio e De Saraca – Stelvio, con la tempra di sempre, senza mai cadere in un senso di vuoto folclore o di nostalgia retorica, ha spiegato con rara lucidità, le ragioni della funzione della RSI ed il motivo per il quale è importante battersi contro la democrazia liberal-capitalista che ha completamente fallito il raggiungimento dei suoi presunti obiettivi.

Con rigore e precisione, saltando dalla storia, alla politica, passando per l’economia e l’arte, Dal Piaz ha trasmesso ai presenti, la concezione elitaria della res publica così come il senso dello Stato scaturito dalla concezione fascista. Un orizzonte che, anche se sembra lontanissimo alla luce dello disfacimento attuale perpetuato dalla liberal-democrazia, è una realtà immortale per l’uomo del nostro schieramento.

Data la carica di vitalità e di energie che tale appuntamento ci ha trasmesso – ma anche la gratitudine di fronte a simili uomini che hanno lottato per l’Idea, mantenendosi a tutt’oggi in piedi tra le rovine, oggi possiamo guardare al passato ed al presente con orgoglio. A tale proposito, invitiamo tutti coloro che conoscono altri combattenti RSI a mettersi a disposizione e di adoperarsi, per dedicare loro del tempo, oltre che attivarsi per invitarli, accompagnarli e assisterli. Sempre.

Come ultima attività, presso l’Ultimo Avamposto, luogo che ci accoglie sempre con cortesia e dalla cucina eccezionale, l’incontro si è concluso con un pranzo legionario. Un momento ludico che rappresenta sempre un buon viatico per l’arrivederci al prossimo incontro che si terrà a Gennaio. I debolucci di spirito se ne stiano a casa o si attestino sulle prossime elezioni, gli occhi dei Combattenti e i nostri guardano già a quella che sarà la nostra Europa. L’anello generazionale non si spezza, azione diretta, azionepuntozero!

Incontro con i Combattenti RSI [recensione]

Domenica 25 novembre la comunità militante di Azione Punto Zero ha organizzato un incontro con i Combattenti della Repubblica Sociale Italiana al quale hanno partecipato, oltre ai sostenitori e ai simpatizzanti provenienti dal comprensorio e da Roma, i Combattenti dell’Onore. Data prescelta quella dell’anniversario della proclamazione dello Stato Nazionale Repubblicano in RSI. Una occasione importante quindi, affinché venga mantenuto vivo, lo spirito e l’Idea per cui quegli Uomini – in un mondo che sprofondava nelle rovine morali e materiali – presero un arma in mano, senza sapere cosa avrebbe riservato loro il Destino. Il dovere era quello di opporsi al dilagare di un mondo in cui la scala di valori, senza troppe speculazioni teoriche, stava sgretolandosi davanti agli occhi e di cui oggi, possiamo vederne i venefici effetti, guardandoci intorno.
 
Per l’occasione, ha retto le redini della conversazione, un infaticabile Combattente: Stelvio Dal Piaz. La Fiamma Bianca che per senso del dovere, sacrificio e presenza costante, in numerose manifestazioni dalle Alpi alla Sicilia, fa vergognare tanti giovani che si riempiono la bocca di belle parole, senza muovere il culo da davanti ad un pc, dove cliccano un “parteciperò” che non vedrà mai una concretizzazione fuori da facebook. Dopo una piccola introduzione dei responsabili di Azione Punto Zero, che hanno presentato le attività svolte e i motivi per i quali ritengono importanti questi consueti incontri – alla presenza dei Combattenti, Pedrini, Lanzarotto, Niglio e De Saraca – Stelvio, con la tempra di sempre, senza mai cadere in un senso di vuoto folclore o di nostalgia retorica, ha spiegato con rara lucidità, le ragioni della funzione della RSI ed il motivo per il quale è importante battersi contro la democrazia liberal-capitalista che ha completamente fallito il raggiungimento dei suoi presunti obiettivi.
Con rigore e precisione, saltando dalla storia, alla politica, passando per l’economia e l’arte, Dal Piaz ha trasmesso ai presenti, la concezione elitaria della res publica così come il senso dello Stato scaturito dalla concezione fascista. Un orizzonte che, anche se sembra lontanissimo alla luce dello disfacimento attuale perpetuato dalla liberal-democrazia, è una realtà immortale per l’uomo del nostro schieramento.
Data la carica di vitalità e di energie che tale appuntamento ci ha trasmesso – ma anche la gratitudine di fronte a simili uomini che hanno lottato per l’Idea, mantenendosi a tutt’oggi in piedi tra le rovine, oggi possiamo guardare al passato ed al presente con orgoglio. A tale proposito, invitiamo tutti coloro che conoscono altri combattenti RSI a mettersi a disposizione e di adoperarsi, per dedicare loro del tempo, oltre che attivarsi per invitarli, accompagnarli e assisterli. Sempre.
Come ultima attività, presso l’Ultimo Avamposto, luogo che ci accoglie sempre con cortesia e dalla cucina eccezionale, l’incontro si è concluso con un pranzo legionario. Un momento ludico che rappresenta sempre un buon viatico per l’arrivederci al prossimo incontro che si terrà a Gennaio. I debolucci di spirito se ne stiano a casa o si attestino sulle prossime elezioni, gli occhi dei Combattenti e i nostri guardano già a quella che sarà la nostra Europa. L’anello generazionale non si spezza, la lotta continua!
 
 

Morire per la propria Nazione, morire per un’ideale..onore a Yukio!

« Dobbiamo morire per restituire al Giappone il suo vero volto! E’ bene avere così cara la vita da lasciare morire lo spirito? Che esercito è mai questo che non ha valori più nobili della vita? Ora testimonieremo l’esistenza di un valore superiore all’attaccamento alla vita. Questo valore non è la libertà! Non è la democrazia! E’ il Giappone! E’ il Giappone, il Paese della storia e delle tradizioni che amiamo. »
(Yukio Mishima, Discorso prima del suicidio rituale)

 Yukio MISHIMA (16 gennaio 1925-25 novembre 1970)


Nato a Tokio da famiglia borghese, il giovane Yukio non si rimetterà mai dall’aver mancato l’appuntamento con la storia non avendo partecipato ai combattimenti per il Giappone del grande sogno imperiale. Reso celebre a soli 24 anni dal successo del suo romanzo Confessioni di una Maschera, il D’annunzio d’oriente” scrive tra il 1949 e il 1970 una quarantina di opere teatrali, novelle e saggi. I più notevoli Il padiglione d’oro, Dopo il banchetto e tetralogia Il mare di fertilità, con il romanzo Cavalli in fuga, trattano tutti dell’umiliazione del Giappone a causa dell’occupazione americana e della progressiva perdita della sua anima, inesorabilmente anestetizzata e soffocata dalla inconsistente e volgare cultura americana.

La risposta al deserto al deserto spirituale che dilaga, gli appare una sola: l’adesione coerente al bushido (la via del guerriero). Fonda perciò nel 1968, con un gruppo di studenti, un’associazione paramilitare denominata “Società dello Scudo”. In nome dell’ Imperatore e del “suo” Giappone, tenta, nel 1970, con il suo piccolo esercito privato, di far sollevare il quartier generale delle forze di autodifesa giapponesi.
Fallito il tentativo, dinanzi all’apatia di quella che credeva l’ultima speranza della Nazione: la casta degli ufficilali. si da alla morte con il tradizionale seppuku.
Tutta la vita di Mishima può riassumersi nell’affermazione che “il sapere senza l’azione è osceno”

Presentato dal direttore Enei il Progetto per l’uso pubblico del Castello di Santa Severa.

Come da incarico conferito dal Consiglio Comunale di Santa Marinella il Direttore del Museo Civico Dott. Flavio Enei ha consegnato al Sindaco di Santa Marinella e alla Commissione Consiliare il “Progetto per un uso pubblico del Castello di Santa Severa per fini socio-culturali e turistici”, realizzato in collaborazione con il Comitato Cittadino e con la consulenza tecnica dell’architetto David Pennesi.Il progetto mette in evidenza come il complesso monumentale del Castello di Santa Severa, bene di valenza nazionale, venga a trovarsi al centro di un comprensorio di straordinario interesse storico-archeologico e naturalistico esteso tra i Monti della Tolfa, il Lago di Bracciano e il mare Tirreno, tra i siti UNESCO di Cerveteri e Tarquinia. A soli trenta minuti di macchina dall’aeroporto internazionale Leonardo da Vinci e dallo scalo crocieristico di Civitavecchia. Servito dalla via Aurelia e dall’Autostrada A12 Roma-Civitavecchia, rappresenta una porta ideale per la scoperta dell’antico territorio cerite e dell’intera Etruria marittima. La Rocca, unica nel suo genere, è sorta a partire dall’alto medioevo sui resti della città etrusca e romana di Pyrgi così come documentato dalle ricerche e dai recenti scavi che hanno interessato il complesso in occasione dei lavori di recupero curati dalla Provincia di Roma. Le indagini archeologiche,svolte dal Museo e dai volontari del GATC, hanno portato alla sensazionale scoperta della chiesa paleocristiana di Santa Severa e di una frequentazione ininterrotta del luogo che dalla preistoria arriva fino ai giorni nostri, senza soluzione di continuità. Ormai quasi ultimati gli interventi di recupero funzionale, il complesso costituisce un’occasione unica ed irripetibile di sviluppo per l’intero comprensorio Cerite-Tolfetano-Braccianese, e in particolare per il Comune di Santa Marinella nel cui territorio il bene è situato. Il castello e il relativo borgo sono stati ristrutturati e messi in condizione di poter ospitare una molteplice serie di strutture e servizi culturali/ambientali, formativi, di ricerca, ricreativi, artigianali, religiosi, di accoglienza/guardiania e ristoro. Il progetto evidenzia come il Polo Museale (Museo Nazionale Pyrgense, Museo del Mare e Museo della Rocca) insieme all’itinerario di visita collegato ai vari punti d’interesse presenti nel borgo castellano, costituisca il valore principale del luogo, di enorme valenza, da considerarsi valore prioritario ed imprescindibile rispetto a qualsiasi altro, ai fini della proposta di utilizzo del bene che “museo di se stesso” deve restare fruibile per tutti. Secondo Enei “La tutela e la valorizzazione dei valori storico-archeologici-religiosi del castello sono da considerare il centro di qualsiasi progetto di utilizzo e di sviluppo, l’unica vera ricchezza intorno alla quale costruire un sistema compatibile di servizi utili per la fruizione dei cittadini, per le necessità degli operatori turistici, del mondo della scuola, dell’alta formazione e divulgazione scientifica”. Il lavoro del Direttore del Museo e del Comitato vuole essere uno spunto di riflessione ma anche un fermo richiamo per una proposta di gestione pubblica del bene che in ogni caso potrà essere assicurata soltanto da una positiva e trasparente sinergia tecnico-politica tra i vari Enti interessati (Regione Lazio, Provincia di Roma, Comune di Santa Marinella, Ministero per i Beni e le Attività Culturali), ognuno con le proprie competenze, obiettivi, impegni finanziari e capacità operativa. Solo un progetto realmente condiviso potrà condurre ad un risultato utile e credibile per assicurare un futuro degno al Castello di Santa Severa, evitando operazioni speculative e la possibile strisciante “privatizzazione di fatto” del monumento che si stava preparando.Nell’ambito del futuro assetto gestionale del Castello si ritiene che il Comune di Santa Marinella possa e debba avere un ruolo di primo piano, soprattutto in relazione alla valorizzazione culturale e turistica, essendo l’unico Ente ad avere all’interno del Castello, fin dal 1994, un proprio servizio culturale permanente rappresentato dal Museo Civico Archeologico che nei decenni ha assicurato a decine di migliaia di visitatori la fruizione del complesso.
A breve sarà organizzata dal Comitato per il Castello un’apposita conferenza di presentazione del progetto e un dibattito aperto alla cittadinanza, alle Associazioni e a tutte le forze politiche del territorio.

Natale Indoeuropeo [recensione]

Si è svolta lunedì scorso a Santa Marinella presso la sala “Santa Maria della Provvidenza” della Parrocchia di San Giuseppe la conferenza dal titolo “Natale Indoeuropeo – Dalle origini ai nostri giorni”. Organizzato dal Centro Studi Aurhelio, alla presenza di circa una trenta partecipanti (giunti anche dal comprensorio e da Roma), l’evento è stato stranamente snobbato dai media – solo “La Voce” e “La Provincia” hanno registrato l’appuntamento, considerata la presenza del Prof. Mario Polia. L’ospite, Docente di Antropologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, oltre ad essere il Direttore del Museo Demo-antropologico di Leonessa, può vantare prestigiosi riconoscimenti internazionali per le sue attività di ricerca archeologica, demo-antropologica e storico-religiosa. Non solo, scrittore di numerosi saggi, libri e curatore di collane editoriali per prestigiose case editrici, ha scoperto il mistero dell’El Dorado dagli scritti della Compagnia di Gesù, ritrovati negli archivi vaticani. 
L’importante tema della serata è stato il Natale che, al di là dall’essere una festività esclusivamente cristiana, che oggigiorno purtroppo, per molti, si è trasformato in una fiera del consumismo, rappresenta un data venerata da tutte le grandi civiltà del passato. La cosa non è casuale, infatti, la celebrazione del Natale il 25 dicembre, intorno al giorno del Solstizio d’inverno, giorno nel quale il Sole si situa nel punto più basso dell’eclittica è carico di significati spirituali, aspetto, quello del sacro, che caratterizzava fortemente tutte le grandi Civiltà dell’antichità. La festività del Natale, ha spiegato il Prof. Mario Polia, è un evento collegato al Sole in quanto fonte di luce e di vita e in continuo conflitto con tutto ciò che ad esse sono antitetici. Il primo insegnamento che si trae è quello dell’uomo in grado di osservare i cicli naturali del mondo, il primo libro proveniente dalla Divinità, e di trarre da esso le leggi che governano l’universo materiale ma sopratutto spirituale e che li permetta di vivere con sapienzia e intensità la propria vità in rapporto con la natura. Un uomo capace di comprendere i ritmi del mondo e la loro origine divina e che sappia mantenere viva e tramandare la trasmissione originaria di Dio, la Tradizione, attraverso il rito, il sacrificio e la preghiera alle generazioni che seguiranno. Il secondo insegnamento è quello che si rifà alla nascita di Cristo e di Mithra, della divinità che scende nella grotta e che rimanda secondo le indicazioni della linguistica al “cuore”, quindi al “cuore della Terra”, nella quale si disvela la divinità. Noi, in quanto immagine di Dio, portiamo intrinsecamente dentro di noi una scintilla divina e perciò dobbiamo sforzarci affinché “il cuore di ogni essere diventi quella stessa grotta mistica da alimentare con il proprio impegno, il proprio sacrum facere”. Il terzo insegnamento è quello del Sole che dopo essere sprofondato nel punto più basso dell’eclittica, dando l’impressione di cadere nell’oscurità, inizia di nuovo a rinascere con il giorno che quotidianamente conquista spazio sulla notte. L’uomo quindi deve vivere il Natale come un momento di rinnovamento attraverso una sincera analisi di se stessi e di quanto si è fatto durante l’anno per conoscere quanta strada è stata percorsa nella direzione della resurrezione e quanto invece ci si è sporcati di fango. 
A differenza dell’uomo moderno che non vive la vita ma è vissuto, consumato dalla vita, il senso del Natale è quello di vivere la vita con una costante presenza a se stessi cambiando il nostro modo di essere a partire dalle piccole cose. Una importante occasione quindi, che ha aperto delle finestre di luce su un evento che ormai troppo spesso viene sepolto sotto la coltre dell’affanno moderno. L’intervento del Prof. Polia, ha dunque consegnato ai presenti molti granelli di luce sui quali riflette, con i quali approssimarci all’evento natalizio e con i quali non farci trascinare nel logorio della vita moderna, proprio in un periodo nel quale occorre la pace interiore per approssimarsi all’evento natalizio. Nel segno del Sacro, della Tradizione e di una condotta sobria e misurata che distinguono la vita dell’essere nobile.

La menzogna è verità, la verità menzogna

Francia 2012 – Dalle foto e dall’articolo si scorge bene chi con la violenza impedisce la libertà di manifestare.
“Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone oppresse e amare quelle che opprimono.” Malcom X



PARIGI – Militanti del movimento femminista ucraino Femen e giornalisti sono stati circondati e in alcuni casi aggrediti e picchiati durante la manifestazione organizzata a Parigi dai cattolici radicali dell’istituto Civitas contro il matrimonio gay. Lo hanno raccontato le persone che si sono dette aggredite. 

“Una decina di militanti di Femen – ha raccontato la giornalista e saggista Caroline Fourest, anche lei malmenata – avevano deciso di inscenare una protesta pacifica e ironica, ma quando sono andate verso i manifestanti degli individui le hanno inseguite, erano scatenati. Le ragazze hanno preso botte e colpi in tutte le parti del corpo”, così come alcuni giornalisti che stavano filmando la scena. Lamentano “molestie” anche numerosi fotografi presenti, che parlano di una “trentina” di aggressori fra i manifestanti, per fermare i quali è stato necessario un cordone di polizia. 

Il segretario socialista, Harlem Desir, ha subito condannato l’aggressione di giornalisti e femministe, avvenuta all’inizio della manifestazione contro il progetto di legge del governo di sinistra che apre la strada al matrimonio e all’adozione da parte di coppie omosessuali. Ieri erano scesi in piazza in tutta la Francia oltre 100.000 oppositori al progetto, lasciando la giornata di oggi ai cattolici integralisti. Alcune migliaia di loro si sono dati appuntamento davanti al ministero della Famiglia dove è partita la manifestazione presto degenerata

Fonte: Ansa

SVELARE "IL SEGRETO" ATTRAVERSO L’ARTE DEL CINEMA? DIFFICILE, IN QUESTA REALTA’..

Quando un film si propone di mostrare realtà scomode per l’inquinato e bugiardo mondo moderno, ecco che un artista che vuole far valere la voce della verità si ritrova le porte sbarrate, i mezzi di produzione limitati, budget infimo. Un progetto che poteva essere, oltre che un veicolo importante di chiarificazione di quello che è un orribile massacro di cui pochi sono a conoscenza, anche un’ opera d’arte a tutti gli effetti.
Della maestra elementare, Corinna Doardo, 39 anni, vedova di un sarto, che aveva insegnato a leggere e a scrivere a uno stuolo di bambini, ha scritto Giampaolo Pansa ne Il sangue dei vinti: «Andarono a prenderla a casa, la portarono dentro il municipio e la raparono a zero. La punizione sembrava finita lì e invece il peggio doveva ancora venire. Le misero dei fiori in mano e una coroncina di fiori sulla testa ormai pelata e la costrinsero a camminare per la via centrale di Codevigo, fra un mare di gente che la scherniva e la insultava. Alla fine di questo tormento, la spinsero in un viottolo fra i campi. E la uccisero, qualcuno dice con una raffica di mitra, altri pestandola a morte sulla testa con i calci dei fucili».
Del figlio del podestà, Ludovico Bubola, detto Mario, ha riferito Antonio Serena ne I giorni di Caino: «I barbari venuti a liberare il Veneto cominciano a segargli il collo con del filo spinato, finché la vittima sviene. Allora provvedono a farlo rinvenire gettandogli in faccia dei secchi d’acqua fredda. Ma il martire non cede e grida ancora la sua fede in faccia ai carnefici. Allora provvedono a tagliargli la lingua che gli viene poi infilata nel taschino della giacca. Quindi, quando la vittima ormai agonizza, gli recidono i testicoli e glieli mettono in bocca. Verrà poi sepolto in un campo d’erba medica nei pressi, sotto pochi centimetri di terra».
Di Farinacci Fontana, che aveva appena 18 anni ed era infantilmente orgoglioso della sua fede nel Duce, compendiata fin dalla nascita in quell’assurdo nome di battesimo mutuato dal cognome di un gerarca fascista, vorrebbe parlare il regista Antonello Belluco ne Il segreto. Ma un conto è leggere certe cose sui libri degli storici revisionisti, un altro conto è guardarle al cinema, e Il segreto è appunto un film. Che nessuno deve vedere, anzi che non si deve nemmeno girare, perché è ambientato sullo sfondo dell’eccidio di Codevigo, il più cruento, insieme con quello della cartiera di Mignagola nel Trevigiano, compiuto dai partigiani in un’unica località a guerra già finita, a Liberazione già avvenuta, ad armi già deposte, in un arco temporale che va dal 29 aprile al 15 maggio, forse anche dopo, nessuno può dirlo con precisione. Così come nessuno ha mai stabilito la contabilità esatta della mattanza: c’è chi parla di 136 vittime, chi di 168 e chi di 365, come i giorni di quell’atroce 1945.
Secondo il cardiologo Luigi Masiero i giustiziati furono non meno di 600, ma il calcolo potrebbe essere inficiato dal fatto che il medico era 

Per non voltarsi, non lasciarsi andare..combattere!

La strada e’ dura. Il respiro diventa corto. Vi sono dei momenti in cui vorresti gettare questo sacco che ti pesa, lasciarti andare per il pendio e ritornare a quelle case di campagna che fumano laggiu’, filamenti azzurrini sui fondi verdi e grigi dei prati e delle ardesie. Ti senti preso dalla nostalgia per le acque che dormono e per i giunchi chiari, lo sciabordio del remo, il sentiero piatto, senza asperità lungo gli argini. Vorresti non pensare più a nulla, cancellare dal pensiero il ricordo degli uomini, e, supino sull’erba, guardare il cielo che passa, sollevato da voli di uccelli. Basta con la stanchezza! Non lasciar cadere il sacco e il bastone! Non asciugarti le ginocchia sanguinanti! Non ascoltare il clamore degli odi, non guardare gli occhi sorridenti della malvagità che nascondono. E’ in alto che devi volgere lo sguardo. Il corpo deve vivere soltanto per queste curve che svoltano – il cuore, sognare soltanto queste vette che tu e gli altri dovete raggiungere.”


Militia, Leon Degrelle

Foxconn, dove la produzione sovrasta la dignità umana..

Uomini ridotti a macchine, automi da produzione. L’ annullamento totale della spiritualità, per soddisfare la crescente richiesta di un mera diavoleria del beneamato “progresso”, l’Iphone. Sottopsti a condizioni deplorevoli e orari alienanti, alcuni operai arrivano a compiere l’estremo gesto per farla finita. Le parole di un giornalista testimoniano le orribili realtà , quasi sempre tenute all’oscuro, che sono l’effetto di questo mondo capitalistico e autodivoratore.
 
“Foxconn, condizioni di lavoro disumane”, la denuncia di un giornalista infiltrato

Una fucina di progresso. La fabbrica dei sogni, delle meraviglie. La Foxconn International Holdings, la più grande multinazionale in fatto di componenti elettronici, con un giro d’affari da circa 60 miliardi di dollari e più di 1 milione e 200 mila dipendenti, è il colosso taiwanese dove nascono e vengono assemblati tutti gli esemplari del marchio di Steve Jobs, dagli iPad agli iPhone, fino alla neonata versione 5 del famoso smartphone. Ma dal 2009 la Foxconn è stata spesso tristemente citata sulle pagine di cronaca a causa di una serie di suicidi che hanno coinvolto i suoi dipendenti, stressati dall’iperlavoro e dalle cattive condizioni di vita. A ulteriore testimonianza dello scandalo, arriva il reportage di un giornalista cinese dello Shanghai Evening Post: fingendosi un operaio è entrato nella fabbrica di Tai Yuan, nella provincia cinese dello Shanxi, e ha pubblicato un diario della sua esperienza. Dieci giorni da “incubo” fra notti insonni, mobbing, scarafaggi e disumani tour de force nel polo tecnologico d’avanguardia.Condizioni igieniche al limite. Per il lancio del suo ultimo “gioiello” l’azienda informatica statunitense di Cupertino ha richiesto di elevare al massimo il grado di efficienza dei suoi poli di produzione per arrivare a immettere sul mercato una media di 57 milioni di iPhone 5 all’anno. Una cifra considerevole. Che richiede qualche sacrificio ai lavoratori. Ma il coraggioso giornalista ha potuto constatare da vicino l’esatto significato che il termine ’sacrificio’ assume all’interno della sede cinese della Foxconn. “La prima notte nel dormitorio è stato un incubo”, si legge nel reportage. “Il dormitorio intero puzza di spazzatura: un misto di odore di immondizia, sudore, sporco. Fuori da ogni stanza ci sono accatastati rifiuti non buttati”. E ancora: “Quando ho aperto il mio armadio, ho visto sgusciare fuori scarafaggi e le lenzuola che vengono distribuite ad ogni nuovo lavoratore sono sporche e piene di cenere”. Prima di partire con la produzione vera e propria il giornalista ha dovuto fare qualche giorno di rodaggio. “Il giorno dopo la firma del contratto, in cui si fa molta attenzione ai doveri dei lavoratori e meno ai suoi diritti, ci hanno riunito in una sala e siamo stati informati della storia della società Foxconn, delle politiche e delle misure di sicurezza”, scrive il reporter cinese. “Potrebbe non piacervi il modo in cui verrete trattati – avrebbe detto un istruttore – Ma vi assicuro che è per il vostro bene”. Qualcuno avrebbe anche chiesto delucidazioni sulla vicenda dei suicidi. Gli incaricati della gestione del personale “non hanno evitato l’argomento” scrive il reporter, “ma lo hanno liquidato in poche parole”. “Qualcuno ha detto che le condizioni cattive di vita e di lavoro sarebbero responsabili dell’alto tasso di suicidi all’interno della fabbrica”, racconta ancora nel diario. “Ho notato che tutte le finestre del dormitorio hanno grate metalliche che fanno sentire i dipendenti in prigione”. Finalmente il giorno dell’ingresso nella fase produttiva. Dopo i giorni di apprendistato il giornalista arriva alle macchine. “Abbiamo raggiunto l’ingresso del piano di produzione. Se il metal detector alla porta d’ingresso trova il lavoratore in possesso di qualsiasi materiale metallico, come la fibbia della cintura, orecchini, macchine fotografiche, telefoni cellulari, lettori mp3, l’allarme suona e viene licenziato sul posto”. È quanto accaduto ad un dipendente che portava con sé un cavo di ricarica Usb. E una volta a lavoro non ci si può fermare, neanche per un minuto: “Un nuovo lavoratore che sedeva di fronte a me era esausto e si è fermato per qualche minuto”, ha raccontato il giornalista. “La vigilanza lo ha notato e lo ha punito chiedendogli di stare in un angolo per 10 minuti, come a scuola”. Il giornalista ha lavorato initerrottamente tutta la notte, fino alle 6 di mattina. Secondo i suoi calcoli, i lavoratori di Foxconn devono marchiare 5 dispositivi – la parte posteriore – al minuto. Si parla di 3mila ogni 10 ore di lavoro. “Ciascuna linea di produzione può arrivare a produrre 36mila parti in mezza giornata – scrive il reporter cinese – è spaventoso”. E al termine della giornata lavorativa di 10 ore un supervisore avrebbe detto: “Chi vuole restare a lavorare fino alle 5 del mattino? Siamo tutti qui per fare soldi! Lavoriamo più sodo! Dovete sentirvi onorati di partecipare alla produzione di un oggetto così prezioso come l’iPhone 5!”. Ma il compenso totale per due ore supplementari di lavoro sarebbe di soli 27 yuan, poco più di 2 euro.

Fonte: Repubblica.it, 13 settembre 2012
Tratto da: Laogai Research Foundation Italia Onlus

Junger: Maxima-Minima

“Maxima-Minima”, ovvero massime concentrate nello spazio minimo dell’argomentazione aforistica. “Minima moralia” distillati in prosa densa e lapidaria, parole lasciate cadere come gocce per scavare nel profondo. Raffica di sentenze pronunciate in successione da mitraglia per lasciare segni incancellabili. È un testo sconcertante – per l’estrema sinteticità inversamente proporzionale alla densità, per l’agilità di una scrittura che impone a chi legge di procedere per brusche frenate, per la velocità di un pensiero che suscita la sorpresa e provoca la sosta dello stupore meditativo. Nate in trent’anni di attenzione lucida decantata in frasi di nitore cristallino, le note dei “Maxima-Minima” prendono dunque la forma di aforismi acuminati, illuminanti, che hanno, nel corpus della produzione jüngeriana, la valenza di un diamante solitario, attraverso cui far rifrangere come in un prisma i lunghi raggi delle ricognizioni del pensatore, e grazie a cui mettere in luce le sfaccettature irriducibili del suo pensiero più che mai atto a illuminare un’epoca tra le più ardue della storia: il più breve e grave (il massimo nel minimo) dei secoli.

L’unica rivoluzione possibile, parte da dentro di noi. Monti ed il suo governo di stregoni finanziari, uccide l’anima del popolo italiano

Serve una presa di posizione netta, immediata. Tagliare, tranciare il filo conduttore che ci lega alle sporche ed invisibili mani della plutocrazia internazionale, ridiventando autonomi e padroni della nostra economia. In poche parole: uscire dall’euro, e subito, prendendo a calci Monti e le sue false promesse di crescita attraverso “sacrifici” e “compiti a casa” destinati a non finire mai. La pura verità è che è stato messo lì, solamente per salvaguardarlo, l’euro, e condurci con false promesse e parole rassicuranti in un baratro senza fine, succhiandoci tutte le residue energie del nostro paese, che avrebbe il potenziale per imporsi sul mercato da protagonista, come ha dimostrato in passato. Rimanendo in balia di questo governo di camerieri non facciamo altro che tentare affannosamente di risanare un debito-voragine che, per quanto possiamo versare in tasse attraverso sacrifici immani, non sarà mai colmato, è evidente. Sottomessi ad una politica economica internazionale comandata da diabolici parassiti e da un’infinita schiera di burattini-servitori, atrofizzati dai media, narcotizzati da mille distrazioni e bisogni futili, perdiamo di vista il focus del problema: politici sempre più interessati a difendere il proprio “orticello”, perduto ormai totalmente il senso dello Stato. Si spendono addirittura belle parole per questo governo di tecnici, che nulla ha fatto di buono se non portare la pressione fiscale a livelli stellari.

“Stiamo crescendo”, “Riduciamo il debito” “gli italiani hanno capito, stiamo facendo sacrifici”: ciance su ciance. Questo è il risultato della loro azione politica? Una buona azione politica deve trovare riscontro in industrie attive e categorie sociali cooperanti, unite da un unico fine, il bene e la crescita della comunità e dello Stato; opere pubbliche dignitose, studiate ed intelligenti; organizzare gerarchicamente la società dove i migliori stanno in cima, non per questo privando di dignità chi svolge una mansione che implica responsabilità minori. Perché tutti, ogni individuo, agendo all’interno di uno Stato per le caratteristiche che ha e i doveri che gli competono, proprio come nel corpo umano, contribuiscono al buon funzionamento dell’intero organismo.

Il cittadino deve vedere i risultati di un’ azione politica, constatarli traendone giovamento ogni giorno, nella vita e nel lavoro: di parole ne abbiamo le tasche (e anche qualcos’altro) piene.

Scendiamo dal treno diretto, attraverso binari ben definiti, verso un sempre più nero tunnel in cui Monti ci trascina tenendoci per mano e convincendoci e rassicurandoci, con le sue favolette, che dopo il buio ci sarà di nuovo la luce. Caro professore, i tuoi “compiti” falli fare ai tuoi nipotini, che per noi è tempo di riprendere in mano il nostro destino. Prima mossa, scrollarci di dosso l’insanabile e colossale debito e subendo le terribili conseguenze del default. Terribili sì, ma passeggere. Si soffrirà la fame, saranno anni duri, una vera guerra. Dovremmo tirare fuori quegli attributi che, nei momenti cruciali, gli italiani hanno dimostrato di avere.  Finché va avanti così a chi evade, visto come un demonio dal nostro caro Mario, non fa poi così male visto che pagando allo Stato i soldi non si sa dove vanno a finire. E fossero pochi! Spolpati fino al midollo, e chi ne trae beneficio? Tutto scuro, tutto losco, una coltre di nebbia. Basta, se versiamo allo Stato, pretendiamo che i soldi vengano utilizzati bene, per poter mettere il popolo in condizione di vivere e lavorare meglio, in una crescita compatta e unita. In poche parole uno Stato forte, sano e ripulito da menzogne. Utopia? Sogno? Illusione?  Per nulla, se le attuali forze che predicano una pseudoribellione  in salsa antipolitica sono in favore, complici in minore o in maggior misura, dell’egemonia globale della democrazia liberal-capitalista, esse sono il nostro nemico giurato. Questo sia chiaro. Perché l’unica e possibile rivoluzione, sarà tale solo in nome della Tradizione!

 Elio Carnico

IV Novembre ….. Vittoria!

Il 4 Novembre è la festa della Vittoria nella grande guerra, la festa delle forze armate, per il ricordo dei caduti in tutte le guerre e per l’unità della nazione. Gloria, vittoria, forze armate, eroi caduti con le armi in mano, l’integrità della patria. Ma che ne sanno questi politici, che hanno mutuato le virtù degli schiavi. Cosa ne può sapere questa gente che non sa nemmeno perché nel loro centro abitato c’è una Via IV Novembre che attraversa mezza città e che dalla quale partono i nomi delle vie con tutte le cime conquistate, i personaggi eroici che hanno fatto grande l’Italia. 

Pensierodebolisti, cerchiobottisti, borghesi e pacifinti, continuate a votarveli questi pupazzi cittadini del cimitero delle schiene dritte. 

Ve li meritate tutti ……. 

Italia, Vittoria, Rivoluzione ……. a noi la morte non ci fa paura.

Brano tratto da 
QUESTO MONDO NON BASTA, 
un collage di storie di uomini, donne, eroi. Storie fatte di sacrifici, imprese, Ideali e Valori

Lo raccontassero veramente, oggi, cosa è stata la Vittoria italiana. Una storia che commuove al solo pensiero. Il 4 di novembre è la vera data di liberazione nazionale. Una data che unisce. Le parole di Armando Diaz sono musica per orchestra. Un toccasana per il cuore e per lo spirito. Quell’annuncio finale, l’annuncio della Vittoria, dovrebbero insegnarlo a scuola in modo che i bambini lo imparin

o a memoria. Sono parole così belle, cariche di Vita, di gioia, di amore per al Patria e di coraggio, che solamente un pazzo potrebbe non andarne fiero. Quando tutto sembrava andare nella direzione della logica, nella direzione della storia, l’esercito dei tanto ridicolizzati italiani faceva letteralmente a pezzi il più grande esercito del mondo. E dopo il Piave, chi rideva di npoi al di là delle Alpi smise di farlo. Non gli restarono nemmeno i denti in bocca. Il bollettino della Vittoria, letto dal generale Diaz il 4 novembre del 1918, è l’annuncio della disfatta nemica 

SKOLL