Incontro con Padre Giorgio presso la Chiesa del Porto

 

Il Centro Studi Aurhelio promuove un incontro presso la Chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, la chiesetta del II secolo d.C. del porto di Civitavecchia.


Insieme a Padre Giorgio, un appuntamento per approfondire la Storia, il valore liturgico, l’importanza archeologica del Tempio oggi al centro delle note vicende che lo vorrebbero veder chiuso alla fine del mese di ottobre.


Appuntamento Martedì ore 18.30, al Porto di Civitavecchia, presso la Chiesa

Si apre la nuova stagione militante – APZ

Si riparte: nuovo ciclo, nuovo anno militante.
A sancire l’avvio, una pre-riunione, essenziale per riassestarsi dopo il periodo estivo, fissando i punti cardine di ciò che vuol dire essere un’Unità Operante a tutti gli effetti. Un rapido giro di riflessioni personali hanno visto in tutti il percorso fatto finora come un elemento che determina dei cambiamenti radicali nel modo di essere, di vedere e di vivere le cose. Sottolineando il fatto di essere fortunati nel poter approssimarsi alla Tradizione e con essa a quei valori di Verità e Giustizia che ne sono il cardine e poter lottare per essa. Occasione unica, che va colta, coltivata, alimentata continuamente e che ci dà la possibilità di avere mezzi per una formazione personale autentica e di incontrare uomini che hanno già percorso prima di noi una parte del cammino e che sanno darci buone indicazioni per un percorso formativo integrale. Un metodo unico, diverso dall’attivismo politicante che di concreto poi ha ben poco. Azione e lavoro, obiettivi e metodi per raggiungerli, aldilà di ogni ciarlare vano e fumoso. Naturale il nascere di perplessità e l’affiorare di qualche dubbio legato all’organizzazione del tempo disponibile e della costanza dell’impiegare sempre l’energia necessaria a favore della Comunità: dubbi e incertezze messe al tavolino, per non risparmiarsi ed affrontare con schiettezza il lavoro che c’è da affrontare.
Un paio di letture, ci hanno poi aiutato a riflettere: I quattro pilastri dell’anno e il documento sulla Comunità che ha realizzato Raido. Ulteriori riflessioni.
La visione della realtà distorta che il mondo moderno continuamente ci propina fa scattare ad un certo punto, qualcosa all’interno di determinate persone. Esse reagiscono in due modi: alcuni finiscono nel giro degli “alternativi” o “ribelli” ma sostanzialmente rimangono sotto scacco, pur sgomitando e avvertendo dentro sé un senso di nausea per una vita alla quale non riescono a dare un significato e nella quale non riescono a vedere uno spiraglio di luce; altri trovano nella vita comunitaria il mezzo attraverso cui realizzare sé stessi e l’affermazione dell’idea tradizionale. Si ha dunque, attraverso la militanza, la possibilità di un riscatto di sé stessi e nel contempo la possibilità di poter diffondere semi di luce nel buio completo del mondo che ci circonda. Ciò non può che comportare un impegno costante, un’alimentare continuamente il fuoco che arde dentro noi attraverso la fiamma della comunità. Se non si fa ciò, se ci sfugge questa unica opportunità, questo privilegio, allora si rischia di rimanere nuovamente invischiati nelle trappole che il mondo moderno, vile e viscido, continuamente ci tende. La lettura su cosa sia la Comunità Militante ha poi fissato i punti cardine, i pilastri che possono permetterci di rimanere in piedi e tenere la barra dritta. La vita comunitaria implica il vincolo ad uno STILE di vita che differenzia gli appartenenti al gruppo dal marasma esterno, rigore ed intransigenza per la formazione di individui validi che siano d’esempio: ogni parte, ogni componente della nostra esistenza e coinvolto, attraverso lo spirito del CAMERATISMO ovvero un rapporto virile tra tutti i componenti, senza buonismi, menzogne, malintesi. Un rapporto, quello comunitario, basato sul confronto vero, attraverso il quale mettersi in gioco capendo quando si cade e trovando la forza in sè, quando ciò accade, per rialzarsi e anche attraverso la spinta degli altri camerati, ripartire. Il rapporto che si viene a creare, investe quindi l’intera sfera dell’essere: ciò che viene detto all’interno delle mura della sede deve essere salvaguardato NELLA comunità. Fuori dalla sede, il nulla. Un rapporto vero e un’azione impersonale, dettati da un comune sentire, portano all’affermarsi come comunità vivente, fiore nel deserto contemporaneo, con lo scopo di essere un’esempio d’Ordine concreto, in una società che viaggia al contrario.
Elio  Carnico

LA TERRA MUORE DI CANCRO – Rutilio Sermonti

COMUNICATO 27
LA TERRA MUORE DI CANCRO

La Terra è ammalata di cancro, e in una fase tragicamente avanzata della tremenda malattia di cui non si conoscono le cause nè i rimedi. E la forma di carcinoma che l’affligge ha addirittura un nome latino: si chiama Homo sapiens. Non è questa una figura retorica, bensì una precisa diagnosi, fondata su una sindrome che non lascia spazio ad equivoci. I carcinomi, o tumori maligni, possono infatti assumere svariate forme e collocazioni, ma sono tutti caratterizzati dal fatto che un gruppo di cellule di un organismo vivente prende ad assumere uno sviluppo abnorme e teratologico, al difuori della collaborazione e dell’armonia esistente tra tutte le altre, sino a provocare la necrosi di esse e la morte dell’organismo, comprese le cellule neoplastiche “colpevoli”. Ora, se guardiamo a tutta la Terra e alla vita che la popola come a un tutto organico in perfetto equilibrio, e alle singole specie come componenti di quell’equilibrio, non può non colpirci con assoluta evidenza come la nostra specie abbia felicemente e orgogliosamente assunto in esso il ruolo di fenomeno canceroso. E’ l’unica specie che sia riuscita a inventarsi una pletora di false esigenze, tale da costringerla ad esercitare sulle altre specie e sullo stesso mondo inanimato una predazione smodatamente superiore alle risorse del medesimo. E’ l’unica specie i cui modi di vita provocano gran copia di rifiuti inutilizzabili, o addirittura tossici e mortiferi, che rendono invivibile il pianeta per loro e per le altre specie. E’ l’unica specie convinta di avere tutti i “diritti” a carico delle altre, senza nulla dover dare in cambio. E’ l’unica specie il cui scopo e vanto consista non nell’affrontare le difficoltà e i pericoli che fanno parte della “lotta per la vita” di ciascuna, bensì mentendo e ingannandosi a vicenda sui medesimi, al punto da darsi una gerarchia fondata sui mentitori più abili.
E’ l’unica specie il cui sforzo non sia quello di impiegare al meglio le qualità e attitudini naturali di dotazione, bensì di vivere disprezzandole e sostituendole con espedienti più “comodi” e meno “faticosi”, con l’inevitabile effetto di atrofizzarle. E’, di conseguenza, l’unica specie composta per la quasi totalità di malati. Come “sapiens”, non c’è male, ci sembra !
Se poi, dalle modalità dell’azione umana passiamo ai suoi effetti sulla totalità dell’armonico ordine ecologico, l’analogia con il suo valore cancerogeno ci colpisce in modo ancor più clamoroso. Entrare nei dettagli sarebbe troppo lungo, e peraltro inutile, dato che , dal lontano “Silent spring” della Carson, non è mancato un crescendo di denunzie dell’autentica strage che l’umanità civilizzata ha perpetrato intorno a sè.
Gli sventurati che vengono colpiti individualmente dal cancro, in misura sempre crescente, conoscono bene il significato tremendo della parola metastasi. Dopo qualche tempo dalla comparsa del focolaio iniziale, qualche frammento, anche microscopico, del tessuto infestato, si distacca da esso e, seguendo i vasi sanguigni o linfatici che lo toccano, migra verso altre zone dell’organismo, e si fissa in genere a proliferare a sua volta con la consueta rapidità in altro punto delicato per la sopravvivenza. E’ la compiuta invasione del male, è la sconfitta della vita, è l’affanno dei palliativi per ritardare la fine. Unico rimedio efficace è la precoce diagnosi di tumore iniziale e il pronto intervento chirurgico per asportare tutto il focolaio prima che i paventati distacchi abbiano luogo.
Ma non intendiamo quì occuparci delle forme individuali, se non come similitudini o paradigmi dell’orrenda realtà del cancro della Terra, determinato dall’Uomo. Dobbiamo quindi chiederci se il fenomeno delle metastasi sia riscontrabile anche sul piano terracqueo. Ebbene: non solo è riscontrabile, ma appare oltremodo più grave. Non solo gli agenti cancerogeni della biosfera hanno le loro reti di distribuzione dai luoghi d’origine, nei corsi d’acqua, sul terreno e persino nell’aria e nei venti (fumi, gas. aerosol, particelle radioattive, ecc), ma ad essi si aggiunge un altro, che è il più impalpabile ma anche il più negativamente efficace. Si tratta della trasmissione mentale. L’Uomo-cancro ha saputo mettere al servizio della causa dell’annientamento della Terra che lo ospita anche quella che si dice sua unica prerogativa: la mente. Manipolando massivamente le menti più deboli e impreparate, le forze operanti del cancro sono riuscite a far cessare quasi del tutto quella naturale resistenza detta istinto di conservazione, e a generare addirittura favore ed entusiasmo (progressismo) a favore della diffusione dell’orrenda malattia. Si è giunti così ben presto, non più di cent’anni, a superare il momento in cui si potesse pensare al radicale intervento chirurgico che anticipasse le metastasi. E siamo qui, a contarci le ore.
Consultando la storia, per renderci almeno ragione della caduta che ha fatto dell’umanità la nemica della Terra, non ci sembra punto utilizzabile il mito biblico-sumero del peccato originale e dell’espulsione dall’Eden. Rispetto alla durata dell’esistenza dell’Uomo al mondo, il tradimento risulta infatti chiaramente non essere stato “all’origine”, bensì molto recente. Ed esistono tuttora piccoli popoli (cosiddetti selvaggi) che non vi hanno avuto alcuna parte nè colpa. L’epoca può essere indicata con buona approssimazione come il XVIII secolo dell’era volgare, contemporanea cioè all’avvento dell’illuminismo e all’invenzione delle “ideologie”. Prima, invero, può essersi commesso qualche errore ( il peggiore, anch’esso paleontologicamente recente, l’adozione del denaro ), ma nulla di paragonabile all’impegno frenetico, continuo, spasmodico a sovvertire le eterne leggi della vita, adibito senza scrupoli e con puerile cocciutaggine, al canto di inni trionfali, nel breve attimo di tre secoli circa. Si giunge anche a correggere l’affermazione apodittica da noi fatta all’inizio, che attribuisce il tradimento alla “Umanità”. L’iniziativa fu invero della Razza Bianca, abitante l’Europa e successivamente insediatasi oltre Atlantico. Il coinvolgimento delle altre razze fu successivo, ed ebbe già il carattere che abbiamo definito metastatico. Nè si deve porre il piede nella tagliola della grande frode nota come democrazia. Essa è nè più nè meno che l’escogitazione di astuti criminali per poter compiere impunemente le peggiori infamie, attribuendone la paternità al popolo. Rettifichiamo quindi anche l’accusa che abbiamo levato contro i popoli bianchi. Gli “untori” del cancro che uccide il nostro pianeta, non furono i popoli, ma i loro padroni, palesi ed occulti: gli specialisti dell’inganno. Anzi, più che gli untori, furono loro stessi il cancro che condanna a morte tutto ciò che ancora sopravvive. I popoli come tali, altre colpe non ebbero che la loro stoltezza e la loro viltà, che li rese e tuttora li rende succubi dei propri assassini. Non si finisce mai di riflettere: non è vero neppure che un estremo tentativo di tempestivo intervento chirurgico non vi sia stato, anche per il geo-cancro. Un tentativo eroico che diede un fremito di speranza dall’Italia alla Germania, dalla Spagna all’Argentina, dalla Romania al mondo Arabo, dalla Finlandia al Giappone, e persino ai figli migliori dei popoli asserviti nelle gerarchie ufficiali alla turpe congiura. Anch’essi erano uomini, erano popoli, erano capi, assai migliori e più degni dei loro cinici avversari, ma anche in mezzo a loro, inavvertite, le metastasi erano già operanti, e di lì a poco scoppiarono come fuochi pirotecnici, ed ereditarono la Terra.
Nessuna delle rettifiche che, per scupolo, abbiamo voluto esporre, vale però in alcun modo a confutare la convinzione che è alla base del presente scritto: il Mondo ha il cancro, e ne sta morendo.
C’è ancora una possibilità di salvezza ? Probabilmente no: comunque non siamo in grado di dirlo, nè di suggerire una strategia. Unica ipotesi che escludiamo in modo assoluto è quella di arrendersi, o di suggerire la resa ai più giovani che hanno fede in noi.

Sarebbe tradirli, e tradire noi stessi, e nessuna forma di tradimento fa parte del nostro repertorio.

8 Settembre 1943 – 8 Settembre 2012

“Se i nostri uomini furono o no all’altezza del compito,
se errori furono commessi in fatto di tempestività, di completa preparazione, 
di misura del rischio,
ciò sia lasciato da parte, 
ciò non è cosa che pregiudica il significato interno della lotta che fu combattuta.” 

Onore eterno a coloro che con il loro esempio 
seppero mantenersi in piedi in un mondo di rovine. 
Il vostro eroismo batte nei nostri cuori.

I militanti di AzionePuntoZero per i combattenti dell’onore – Noi non dimentichiamo!

Fuori i mercanti dal tempio

Il Centro Studi Aurhelio difende l’esistenza della piccola chiesa del porto di Civitavecchia

La disputa sulla Chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, la chiesetta del II secolo d.C. del porto di Civitavecchia, rivela con una lucidità lampante la scala valoriale che caratterizza la società moderna. Ricavata dalla cripta dell’antica chiesa di Santa Maria, quest’ultima rasa al suolo dal democratico bombardamento nel ’43, la Chiesa è oggi a rischio chiusura. Il motivo? Non la mancanza di fedeli che anzi sono sin troppi per quanto il luogo sacro ne può ospitare. Il problema sembra essere sostanzialmente di natura giuridica. Dopo essere stata utilizzata per due millenni come magazzino, il locale venne con molta fatica riqualificato da una precedente squallida condizione e adibito finalmente, da padre Giorgio Picu su suggerimento del Vescovo Mons. Carlo Chenis, a luogo di culto riacquistando il vecchio splendore. Il seme della discordia deriva dal fatto che nel momento in cui si decise la riqualificazione, il locale che oggi ospita la Chiesa apparteneva allora ad un privato che concordò con Mons. Carlo Chenis uno scambio: la futura Chiesa sarebbe stata data alla Curia in cambio di un altro locale a pochi metri distante dalla prima. Il guaio però è che lo scambio non venne mai formalizzato – si effettuò solo verbalmente – e nel frattempo l’amato Vescovo scomparve improvvisamente. E si sa, mantenere la parola data è da Uomini e di Uomini oggi giorno ce ne sono veramente pochi! Certo, per il parroco della Chiesa, padre Giorgio Picu, fuggito negli anni 70 dalla persecuzione comunista della Romania di allora, la faccenda dovrebbe evocare una qualche analogia con lo scenario che si lasciò alle spalle, questa volta arricchito però da un nuovo savoire faire. Se nella Romania della dittatura proletaria le chiese venivano abbattute – senza tanti scrupoli – con il bulldozer alla luce del giorno, nell’Italia della democrazia di facciata si usano le raffinate sottigliezze del diritto mentre le autorità incrociano diplomaticamente le mani ignorando in un colpo solo il sacro, la storia e il patrimonio culturale e architettonico di coloro che dovrebbero teoricamente rappresentare. La chiesa, infatti, rappresenta un vero gioiello architettonico che con il suo reticolato, gli archi, le volte ricorda una vera e propria basilica romana in miniatura. Al suo interno vi si può trovare un pozzo-battistero di acqua dolce, nonostante ci si trovi a pochi metri dal mare e una fontanella medievale  con la figura di un angelo che ricorda il mascherone della Bocca della verità di Roma. Oltre al suo valore sacro e di monumento storico, la chiesa testimonia anche il periodo della persecuzione dei cristiani e del coraggio di tanti martiri svolgendo in tal senso un ruolo di coerenza con il passato e di responsabilità verso le generazioni future. Nel frattempo il porto si è abbellito, il volume di turisti che transitano per Civitavecchia è notevolmente aumentato e la riqualificazione del piccolo locale che ospita la casa di Dio fa della chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri un bel bocconcino per i borghesi senza altro principio che il capitale. Non conosciamo bene e approfonditamente le intenzioni a riguardo della questione di una o dell’altra parte, sappiamo solo che non lasceremo nulla di intentato per salvaguardare l’esistenza di un luogo di culto prezioso a Dio ed agli uomini che pongono il sacro al vertice della propria esistenza.

Centro Studi Aurhelio