L’estate all’ombra di Aurhelio

Anche in estate il Centro Studi Aurhelio, manterrà i turni di apertura inalterati. Il martedì e il giovedì dalle 10.30 alle 12,30 e il mercoledì ed il venerdì dalle 17,30 alle 19,30. Inoltre, in qulache sera d’estate, sarà possibile fare due passi e trovarlo aperto. Il Centro Studi Aurhelio sostiene la cultura tradizionale in tutte le sue forme. Biblioteca, Videoteca, Grafica, Conferenze, Formazione. Da poco in Via della Libertà 22 a Santa Marinella, non è “un presidio avulso dalla realtà ma un centro vivo e penetrante segno della Tradizione che si è destata!”


Comunitaria 2012! [Recensione ufficiale]

La ricetta per un evento perfetto? Prendete delle comunità militanti, con le loro particolarità e differenze, ma tutte unite dallo stile militante, che decidono – per il secondo anno di fila – di organizzare ‘Comunitaria’. E aggiungete il loro sacrificio, donato col sorriso e con la voglia di scagliare un sano inno di gioia contro la politica politicante. A tutto questo, mescolate altre comunità che rispondono all’invito: oltre venti (!), ognuna con il proprio stand, le sue attività svolte, le sue autoproduzioni.
Risultato? Una festa lunga un’intera giornata, che parte con il faticoso lavoro dell’allestimento, prosegue con una rappresentazione teatrale, e si anima con un lungo concerto di musica non conforme, che accende i cuori dei presenti dalle 21.30 fino al mattino del giorno dopo… Questa è ‘Comunitaria’! La voglia di Comunità, di militanza e sacrificio, di affermare un modo di vivere alternativo a quello propinato da questo infame mondo moderno.
Ecco, con tutti questi “ingredienti”, sabato 16 giugno 2012 si è svolta la seconda edizione di ‘Comunitaria. La Festa delle Comunità’. Lo scopo è stato sempre quello: affermare l’importanza della Comunità, come luogo fisico di uomini liberi che portano avanti un cammino di militanza e sacrificio comune, che donano sé stessi ai Principi immutabili ed eterni in cui credono. Contro chi ci vuole uguali, lobotomizzati e bramanti posti di potere e sotterfugi.
Ricreare la Comunità, ricreare un tessuto solidale ed umano, riscoprire l’importanza dell’impegno personale ed il rapporto schietto, virile e romano con i camerati. In un mondo di persone con 2000 amici sui social network ma sempre più soli ed incapaci di riscoprire l’essenza della vita di Comunità, la vita militante, opposta alla meschina vita borghese. In un mondo di buio pesto, di solitudine, di rapporti falsi e meschini, di calcoli ed interessi, ‘Comunitaria’ è un compatto pugno di grida, è un coro, un inno di bellezza, coraggio e forza, un raggio di luce poderoso ed accecante.
La preparazione dura da settimane ed il sabato sin dal primo mattino i militanti delle realtà organizzatrici sono in prima linea per la preparazione, che dura tutto il giorno fino al pomeriggio inoltrato, quando arrivano le prime persone e le spine delle birre cominciano a lavorare a regime. Il fuoco dei forni si accende e si parte con la ristorazione e la gastronomia: lavoro faticoso, ma fatto col sorriso sulle labbra e sano spirito di sacrificio. Le panche ed i tavoli sono presi d’assalto.
Alle 19.00 è il momento della rappresentazione teatrale del Laboratorio Teatrale Foro 753, dal titolo “Vita di Legionario”. Nel perfetto contesto della serata, si inizia con un nutrito pubblico che apprezza le doti di recitazione dei ragazzi sul palco, ma ancor più il messaggio che questo vuole lanciare: Roma è un esempio vivo, Roma è qui ed è sempre pronta a ricordarci che ogni giorno della nostra vita dobbiamo scegliere se essere coraggiosi vires romani od omuncoli moderni invertebrati.
Si passa poi al nocciolo duro della serata: la musica non conforme. Le danze le aprono i Divampa, giunti da Catania, con un po’ di stanchezza per il lungo viaggio che viene spazzata via come la gente “forgiata dal Vulcano” sa fare. Il gruppo, con il suo rock secco e diretto, testi immediati, nudi e crudi, lancia le prime avvisaglie di pogo sotto palco.
Tipi da Spiaggia non sono da meno. E’ proprio il caso di dirlo, visto che sotto palco il pubblico viene coinvolto dalla sana goliardia e dalle splendide cover degli anni ’60 – ‘80 del gruppo, che in un clima estivo e le luci del tramonto scalda immediatamente la serata.
E’ poi la volta degli Junker, storico gruppo romano che per l’occasione si unisce di nuovo. Gli anni passano, ma Foschia e soci sono in ottima forma con tutto il loro repertorio di rock non conforme. Tanto che i testi e la musica non vengono dimenticati: il pubblico canta come se avessero smesso ieri.
Salgono poi sul palco i Testvdo, direttamente da Bari. I ragazzi pugliesi lasciano il palco dopo più di un’ora, durante la quale hanno riproposto il loro pezzi migliori, come “Solo” e “La mia cara amica” e molte canzoni del nuovo album “Tutta la vita”. Il pogo sotto palco alza polvere di terra e la cover punk-rock degli Offspring, rivista in chiave non conforme, è una chicca di notevole livello.
E’ poi la volta degli Ultima Frontiera‘The last but not the least’, direbbero oltremanica. Nella formazione al completo, ripropongono i loro pezzi storici, da “Venerdì-Sabato-Domenica” a “Noi mai domi”, a “Falsi come una birra analcolica”, “Vino Divino” e “Schiavo della libertà”, coinvolgendo tutti i presenti, fra birre, vino, braccia tese e bandiere al vento.
Concerto finito? Ci hanno pensato Hyspanicus e poi La Vecchia Sezione a scansare l’equivoco: la musica va avanti, fino all’alba e non c’è tempo per sbadigliare. Un’altra pinta, un altro bicchiere di vino o un caffè, un panino o una ciambella fritta e via! Intorno a La Vecchia Sezione che, nella sua consueta formazione acustica, ripropone il meglio del repertorio della musica alternativa, seguita dai canti di chi ancora non si arrende al sonno. Ore 3:30 circa…
Giunge infine il momento del congedo: fra sorrisi e saluti, fra abbracci e chiacchierate interminabili, ‘Comunitaria 2012’ volge alla conclusione. Ma, non c’è tempo per abbandonarsi ai nostalgici ricordi… tutti a sistemare lo Spazio Libero AgroRomano! Ottimo teatro di una Festa ben riuscita.
Centinaia di chilometri di distanza dividono molti dei camerati presenti, ma le parole e la stessa voglia di Comunità annulla per una sera questa lunghezza, ed anche certe differenze, gettando le basi per i prossimi incontri, per nuove iniziative… E magari per ‘Comunitaria 2013’, a cuiprossimamente un nuovo squillo di tromba chiamerà a raccolta! (Si astengano pavidi e debolucci di spirito!)

L’anima pelosa di centumcellae.it

La tragedia delle scritte sui muri a Santa Marinella

Giugno 2012, il problema? Tre o quattro scritte sui muri, magari realizzate in un momentaneo stato di esaltazione da qualche giovinotto. Centumcellae.it si scaglia contro APZ, come la novella inquisizione dall’anima pelosa. In un Comune dove ci sono migliaia di problemi, in cui chi amministra, chi fa comunicazione, chi gestisce le leve del potere sta progressivamente depauperando ogni anelito di bellezza, di educazione, di libertà, Centumcellae.it lancia la nuova Crociata. Tutto ciò sarebbe comico, se non fosse una tragica attitudine delatoria, sbirresca e moralizzatrice di chi spara minchiate sulla libertà di informazione e sulla libertà di stampa quando cassa allo stesso tempo il 99% dei comunicati che gli giungono in redazione a nome di APZ. Ipocrita fino all’osso per il fatto che la Perla è coperta di scritte di deficienti da cima a fondo.  Con chi se la prende la fantasmagorica corrispondente santamarinellese? Con chi non ha diritto di replica proprio su Centumcella.it. Certo, le forme del comunicare, sono stritolate nelle logiche del business e come si sa “la politica dei giornali (anche on line) la fanno gli inserzionisti”. Povera gente, poveri cialtroni, poveri scribacchini pennivendoli del potere, ciarlano di diritti, di libertà di espressione. Del resto, non hanno di che preoccuparsi visti i cali di visite e del fatto che sono pronti a vendersi al miglior offerente perché non hanno più voglia di portare avanti il sito, né senso di esistere come giornale on line. No, inizia la campagna elettorale a Santa Marinella e il problema qual’è? Tre-quattro scritte di APZ. 
Siete degli straccioni, anziché attaccare i potentati economici e politici sotto il cui giogo Santa Marinella sta affogando, ve la prendete con APZ. Anziché attaccare la ragnatela di interessi delle lobby, di masseriana memoria, fate gli sbruffoni on line. Iene contro i piccoli e pecore contro i leoni. Avete anche un fervido alleato in chi rilancia le vostre ciarabattole di cartapesta, il prode microspia dalessio. Pensate un po che alleati che vi contraddistinguono. Se andate a prendervela con un paio di ragazzini o ve la venite a prendere con noi, significa che siete proprio alla canna del gas. Talmente tristi che non vi salvano più nemmeno gli psicoanalisti. Venite a trovarci piuttosto, vi faremo sorridere ancora per la gioia e la bellezza rivoluzionaria, affinché sappiate che anche a Santa Marinella, “una bellezza terribile è nata”.

Terremoto Emilia, Punto Raccolta – Santa Severa

Continua, in coincidenza con il consiglio comunale aperto sul castello di Santa Severa, l’impegno da parte del Centro Studi Aurhelio, per le popolazioni colpite dal terremoto in Emilia. Il punto di raccolta per i beni di prima necessità è organizzato, in collaborazione con la Protezione Civile di Santa Marinella, proprio presso il Castello 18 alle 20. I cittadini potranno così adempiere con un solo viaggio, a partecipazione e solidarietà.

Inattuale, ma sempre interessante …

Ecco l’articolo di Freda apparso oggi (090612) su Libero:

Ci sarà qualcuno pronto a considerare con onestà l’appello di Marcello Veneziani per la rigenerazione di ciò che, ovviamente semplificando, chiamiamo ‘destra’? Il suo scritto non manca di ragionevolezza. Il momento è perfetto per chi volesse – cito appunto Veneziani – “fare sul serio”. L’occasione d’oro. Non c’è più niente di decoroso, in giro. Da nessuna parte e di nessun colore. Squagliati gli uomini, squalificate le organizzazioni. Restano solo, sospese a mezz’aria, una rabbia vibrante e una nostalgia vaghissima. E una disperazione che non trova di meglio che pisciare cocaina e psicofarmaci nei fiumi. L’Arno, il Tevere, pure il mitologico Po portano i segni delle pasticche che la gente ingurgita a raffica per tirare avanti. Ma twittando twittando non è che si faccia molta strada – lo sanno tutti. Rovesciando bile sul web, come petroliere ebbre e devastate. La finzione rischia di sostituirsi alla realtà. Il mentire a sé stessi all’azione. Finirà che gli uomini diventeranno fantasmi, preda a loro volta dei propri fantasmi, spettri all’ennesima potenza, e non è la guerra metafisica dell’‘oltre’ cantata ne “Gli incendiati” di Antonio Moresco. Qua si smuore piano, goccia a goccia (prostaticamente…); ogni giorno una diminuzione. A ‘destra’, ma pure a ‘sinistra’ – però quelli non meritano che ci diamo la pena di mortificarci per loro, tanto hanno mentito per decenni e celebrato la sguaiata gioia di avercela fatta a sopravvivere malgrado tutto. Malgrado, cioè, la resa del buongusto e dell’equilibrio etico alla scaltrezza più selvaggia, al risentimento più meschino. E, per giunta, senza fare praticamente mai “sul serio”. Ma non ci curiamo di Tersite, bruttoecattivo.
Passando, invece, tornando alla ‘destra’: come ha potuto trasformarsi nella pappa viscida che è oggi? Perché una ragione essenziale ci dev’essere e non è soltanto la captivitas diaboli, la carognaggine di certi suoi esponenti, invero piuttosto accentuata. Non è la nostalgia segreta del missino tipo: l’ambizione di essere lui e solo lui il Duce – quindi l’individualismo. Quello ha trovato il terreno fertile per esprimersi, sennò non avrebbe vegetato così rigoglioso. Il vero problema è che, per essere restituiti alla circolazione (monetaria?), i missini hanno rinnegato tutto. E così sono diventati niente. Cos’è Fini, oggi? La fine assoluta. Hanno più attrattiva i pettegolezzi sui suoi maneggi e disavventure familiari dei suoi programmi politici. E Fini è l’emblema di un mondo. Non a caso se l’erano scelto per capo.
Incredibile quello che è successo alla ‘destra’. Farsi scippare dalla ‘sinistra’ un tesoro di secoli, di millenni, maturato perfino nella vastità solenne di ere geologiche. Parliamoci chiaro: tutto quello che il genere umano ha fatto di meglio lo deve all’alchimia di una volontà ordinata e amica del vero più che dell’opportunismo. Alla tensione all’ordine, alla perfezione, che è il cardine del pensiero di una ‘destra’ illuminata e luminosa. Alla selezione severa, implacabile, del bello contro il brutto. Tutto quanto. Le colonne doriche, gli esametri di Virgilio (puro ritmo: cioè ordine, cioè rito). Gli endecasillabi di Dante, i boccoli biondi della Venere di Botticelli. Cosa ne possono sapere, capire, indovinare di Dante, di Virgilio, di Botticelli esseri che, non troppo tempo fa, usavano termini come “padronato”, formule come “masse popolari”? E la ‘destra’ se li è fatti fregare, il suo tesoro e il suo giusto orgoglio, solo perché quelli avevano vinto la guerra più recente. Probabilmente per lo shock. Per un incomprensibile complesso di inferiorità. Per la smania vigliacca di farsi accettare. Per essere ‘al passo coi tempi’, anche quando i tempi zoppicavano e inciampavano. Forse perché non si sono neppure accorti che Virgilio, Dante, Botticelli erano i propri paradigmi, il proprio miglior Io.
La ‘destra’ doveva stare, non mutare, non correre ad adeguarsi. Doveva continuare a contemplare le proprie idee. Anche senza parole: certo. Pontificalmente. Doveva essere, non convincere. “Mostrare, non dimostrare”. Effondere la propria autorevolezza con la serenità di chi sa respingere il dialogo, la dialettica, quando le sue premesse siano truffaldine. E fissare il proprio firmamento, precisarne la fisionomia, riconoscerne i canoni, raccontarne, senza volerlo a tutti i costi abbassare, implebeire. Entrare nell’agone politico imbracciando questa massima perfetta: “La politica dovrebbe essere la scienza che definisce le condizioni sociali più propizie alla percezione del valore e alla realizzazione di esso.” Questo è il vero compito, la vera maieutica, la vera ragion d’essere della cosiddetta ‘destra’: capire che cosa abbia valore, quindi che cosa sia il valore, capire come aprirgli la strada per la sua vittoria sul mondo. Non è facile, ma è l’unica meraviglia che possiamo offrire alla storia. Le altre sette sono già polvere, tranne l’ultima, la piramide di Cheope, irrimediabilmente contaminata. 
Franco G. Freda

Riflessioni – Personalismo del mondo moderno

“Non più tradizioni, non più categorie: solo persone!“ E’ con questa cruda constatazione che Gustave Thibon, inizia la riflessione nella sua opera “Diagnosi” quando parla del personalismo dilagante del mondo moderno. 

La persona è oggi il cardine di tutto. Si sposa, per esempio, la persona che piace, senza tenerne minimamente conto l’ambiente o la posizione; un regime politico s’incarna in un uomo e muore con lui, ecc. Tutto questo, avverte Thibon, porta al tramonto di tutte le grandi continuità sociali, all’instabilità universale. “La persona umana non è un assoluto. Un tempo si amavano gli uomini attraverso le istituzioni: il matrimonio aveva maggior peso, nell’anima di una sposa, della persona di suo marito; si tollerava il re per rispetto alla monarchia, ecc. 

Attualmente si sopportano le istituzioni solo attraverso una persona idolatra; si considerano le categorie come cose astratte e morte.” Ma afferma Thibon, le cose sono diventate tali a misura che aumentava il culto della persona. Impersonale non è necessariamente sinonimo di morto e di astratto; ciò che non è persona può essere altrettanto concreto e vivente. Gustave Thibon lancia un campanello d’allarme verso la tendenza moderna che vorrebbe respingere come puramente artificiale e decorativo tutto ciò che non è personale.

Sacrificare le persone alle categorie non è un bene, sacrificare le categorie alle persone però è anche peggio: da una parte si provoca sterilità dall’altra putrefazione. Ancora qualche progresso di questa religione della persona, avverte Thibon, e non avremo più “buone casate”, né patria, né spirito di corpo o di casta – non avremo più radici nel tempo e nello spazio. “Non si va molto lontano nelle nostre rivendicazioni in favore della persona umana: essa è relativa, effimera, deludente e gonfia spesso dell’impersonale più vano. Noi non crediamo che al personalismo divino.” 

Il primato della persona spinto all’esagerazione, scrive Thibon, porta con sé un altro pericolo capitale: i realisti che non amano la monarchia che attraverso il volto di un principe che li ha sedotti, dei cattolici che legano la fede nell’autorità pontificia, a una specie di culto infantile della persona del papa, popoli interi sollevati da ridicolo entusiasmo per un dittatore… Insomma, le cose più universali sono divenute “questioni di persone”, “affari privati”. “

Le istituzioni oggi non si giustificano agli occhi delle folle che attraverso il genio o il magnetismo di qualche individuo. Tale esigenza porta con sé due conseguenze rovinose: impone ai disgraziati sostenitori dell’intero peso delle istituzioni un grado di tensione e di attività inumano, e, allo stesso tempo, lega la sorte delle istituzioni a miserabili casi individuali”. Antropocentrismo pietoso dunque, che confonde il canale con la sorgente e che tende a fare della persona umana il sostegno assoluto di ciò che passa attraverso l’uomo e riposa in realtà su Dio solo.

” La virtù ha abbandonato il suo canto naturale, l’aria è carica di tutti i rinnegamenti morali e spirituali.

Noi usciremo da questo decadimento solo attraverso un’immensa rettificazione, reinsegnando agli uomini ad amare, a sacrificarsi, a vivere, a lottare e a morire per un ideale superiore.


Contano soltanto la fede, la fiducia ardente, l’assenza completa di egoismo e di individualismo. Contano soltanto le qualità dell’anima, le sue vibrazioni, il dono totale, la volontà di tenere alto al di sopra di tutto un ideale nel disinteresse più assoluto.”

 Leon Degrelle

ELOGIO DI DON IVAN

In questi giorni in cui la Chiesa cattolica fa notizia solo per le sue guerre interne di potere, per l’attaccamento spasmodico ai suoi privilegi, per i loschi affari condotti con i peggiori faccendieri, per le bugie e per le renitenze su ca…si giudiziari che la vedono stranamente coinvolta, si staglia immensamente al di sopra di tali bassure la figura di don Ivan Martini, il parroco di Rovereto (MO), morto nella sua chiesa di S. Caterina, colpito da una trave crollata durante l’ultimo terremoto. Don Ivan è morto per salvare una statua della Madonna particolarmente cara ai suoi parrocchiani. Forse molti non saranno d’accordo, ma questa morte è per me più “santa” di una morte avvenuta per salvare un altro essere umano. Salvare un uomo in pericolo (ancor più se un vecchio una donna un bambino) , è nell’istinto di ogni essere umano non totalmente abbrutito, ma rischiare la vita per un simbolo non è più cosa né degli uomini né dei preti (tanto più che di uomini veri tra loro non ce ne è quasi più) di oggi (io lo vedo un don Gallo che salva un bambino e poi fa piangere Fabio Fazio di commozione, ma non lo vedo che s’affanna neppure per salvare il calice delle ostie consacrate). E don Ivan non è neanche morto per una Madonna che fosse un’opera d’arte (ricordo la mia insegnante di lettere del biennio del liceo, la quale ci diceva che un uomo aveva il dovere di sacrificare la sua vita per salvare una Gioconda o un David), ma per una semplice immagine di parrocchia paesana, carica però della fede, delle preghiere, delle attese dei suoi fedeli. Don Ivan è morto come quei soldati che non vogliono far cadere la bandiera in mano al nemico (il terremoto, in questo caso). E una bandiera cos’è, se non un un’idea materializzata e consacrata da una credenza? Quanti italiani sono disposti a morire per una bandiera nel Paese di capitan Schettino? Don Ivan lo ha fatto, e forse questa volta è il caso veramente di gridare: “SANTO SUBITO!”.