Il dovere dell’azione [recensione]

E’ un pomeriggio ventoso quello che ha visto raccogliersi un folto gruppo di persone nei locali, piccoli ma molto accoglienti, del Centro Studi Aurhelio di Santa Marinella che da poco ha ufficialmente aperto i battenti. L’occasione per raggiungere il litorale romano è stata di quelle imperdibili: un appuntamento formativo sulla dottrina tradizionale col prof. Mario Polia, sceso dal museo di Leonessa di cui è curatore per parlarci del dovere dell’azione e della condotta che si confà all’uomo che si ispira alla Tradizione nel mondo moderno.

La semplicità che contraddistingue Polia quando parla anche di argomenti molto importanti come questo, rende subito chiaro che il dovere di agire è nei confronti del passato come in quello del futuro. Pertanto, la consapevolezza di avere delle responsabilità nei confronti dell’avvenire ci allontana dal fatalismo e ci rende obbligatoriamente protagonisti dei nostri tempi, anche con un certo comprensibile orgoglio, il quale però non deve farci venir meno all’umiltà con la quale va rivolto lo sguardo ai maiores, nostri avi e di noi più grandi per virtù, che sono per noi esempio fondamentale e dei quali dobbiamo ambire ad essere degni. La bussola che orienta questa condotta è il riferimento al Sacro, elemento imprescindibile per l’uomo della Tradizione.

L’immagine simbolica che è stata cardine di tutto l’intervento è quella di Enea in armi che, abbandonando Troia in fiamme, porta sulle spalle l’anziano padre, con i simboli dei propri dei, e conduce con se il figlioletto e la moglie. Questà è la pietas nel suo senso concreto: fedeltà alla parola data, agli dei come agli uomini, e quindi a quello che è il proprio compito e dovere. L’impegno a cui ha tenuto fede Enea lo ha portato non ad una mera fuga per conservare se stesso o i suoi cari, ma a vivificare in se i Valori antichi in modo che potessero affermarsi altrove, dal momento che la sua città era in fiamme, in quella che sarebbe stata (ed in ciò che avrebbe significato) Roma. L’azione doverosa – come ci ha spiegato Polia – tradotta in condotta quotidiana anche nell’avverso mondo moderno, è perciò fare semplicemente ciò che deve essere fatto, senza badare all’utile personale ma soprattutto senza alcun attaccamento al risultato.

Al termine dell’intervento poche, ma efficaci, domande hanno rotto il silenzio di chi era stato colpito dall’argomento trattato e dalla magnifica capacità espostiva del relatore; ma soprattutto, i presenti, hanno quindi approfittato della preziosa occasione di avere Mario Polia per avere ulteriori consigli orientativi. Infine, l’incontro si è concluso con una cena comunitaria, graditissima dagli ospiti e degno coronamento di un pomeriggio trascorso tutti insieme all’insegna dei valori della Tradizione.

(recensione a cura del Nucleo Identitario Sociale)

ORARIO D’INIZIO ORE 19.00

(causa ritardo treni)

Sabato 4 Febbraio, ore 18.00 Santa Marinella

IL CAPO DI CUIB
Elementi di stile legionario
Interviene Maurizio Rossi
Contro la crisi la soluzione è una: il metodo legionario!
A seguire cena comunitaria

Approssimandoci al 4 Febbraio …..

“Lo Stato basato sulla vecchia ideologia della rivoluzione francese va in rovina. Nel mondo si pone il problema di uno Stato nuovo. Esso può essere molto buono o molto cattivo. Come sarà? Sarà come noi lo faremo. Lo Stato nuovo però non si può fondare soltanto su concezioni teoriche di diritto costituzionale. Lo Stato nuovo presuppone, in primo luogo e come elemento indispensabile, un tipo nuovo di uomo. Uno Stato nuovo, con uomini dei vecchi difetti, non lo si può concepire. Lo Stato è un semplice abito che riveste il corpo della nazione. Possiamo confezionare un abito nuovo, lussuoso, costoso, ma che non sarà di alcuna utilità se ricoprirà un corpo esausto, distrutto da cancri morali e fisici. L’uomo nuovo, e la nazione rinnovata, presuppone un grande rinnovamento spirituale, una grande rivoluzione spirituale del popolo intero, cioè un rovesciamento dell’orientamento spirituale odierno, e un’offensiva categorica contro questo orientamento.”

Il Capo di Cuib

"Atmosfere in nero" a Civitavecchia [recensione]

“Alla faccia dei debolucci di spirito” è stato il motto provocatorio con il quale è stato lanciato questo incontro. Di certo non può dirsi dei combattenti della RSI che come al solito ci hanno onorato della loro presenza. Ma non “il solito” incontro: sia perché sono le loro parole a scaldarci gli animi e ad alimentare ogni volta il nostro cammino militante sia perché, domenica scorsa, a Civitavecchia è stata anche l’occasione per presentare il libro “Atmosfere in nero” edito da Settimo Sigillo con Roberta Di Casimirro, membro del comitato scientifico delle Biblioteche di Roma e il professore Mario Merlino, autore del libro. La presenza dei combattenti si vede e si sente: l’Avv. Niglio ironizzando sulla sua presenza ha chiesto cosa ne faranno di lui tutte le circa quaranta persone presenti, descrivendosi come un reperto archeologico, che, come gli è stato risposto prontamente, se così fosse, l’avremmo invitato ad un museo e non in un posto di combattimento quale è stato l’incontro di domenica. Linea di combattimento, trincea militante a cui naturalmente sono le loro parole e presenza a dare autorità. Come quelle di Stelvio Dal Piaz, che portando i saluti del camerata Antonio Pedrini, non potuto essere fisicamente tra noi per motivi di salute ma la cui presenza si è sentita ugualmente con forza (a lui mandiamo i nostri più cari auguri di una pronta guarigione), ha preso la parola per primo “aprendo il fuoco” e riscaldandoci gli animi. Sono bastati le presentazioni e i ringraziamenti iniziali di un militante di Azione Punto Zero per dare al combattente delle Brigate nere la possibilità di ricordarci gli sforzi continui a cui dobbiamo sottoporci: loro, “prodotto” dello Stato fascista, normalmente crebbero come fiori in un giardino rigoglioso; noi, nati nel fango moderno, con fatica cerchiamo di esserlo quotidianamente. Forse, come ha ripetuto lo stesso Stelvio, è questo il grande miracolo. Ma di fronte ai loro sguardi e alla loro presenza la sensazione è quella di essere su un cammino che forse non terminerà mai prima di raggiungere le vette che loro stessi hanno conquistato.
Il suo augurio che la Stirpe, dal suo percorso carsico, riemerga fuori lo facciamo nostro con fede e coraggio. È proprio di Stirpe e di aristocrazia spirituale che parla il libro che gli ospiti hanno presentato. Di esempi di umanità e virtù, come ci ha ricordato Roberta, che non si potranno mai leggere sui libri di storia, citanti solo trattati e grandi battaglie, ma che qui, nelle cinque storie scritte da Mario, vengono raccontati. La “piccola storia” di chi non si arrese e scelse la “strada sbagliata”. Questo libro, ricorda la giornalista, consegnerà insieme ad altri quella verità storica che da anni viene rifiutata. Un libro di racconti che ovviamente non si racconta, ha proseguito Mario, ma del quale si può spiegare la funzione: citando un passo di Platone, l’autore ha ricordato che agli dei è concesso tutto tranne che negare il passato. Gli uomini invece lo possono fare e la storia dimostra che l’hanno fatto. 
Noi invece che godiamo della loro presenza dobbiamo ricordare gli uomini del passato vissuti in quel giardino. Uomini che seppero restare in piedi anche di fronte al giardino che crollava. Sarà anche un miracolo, come ha ricordato Stelvio, che uomini nati nel mondo di oggi si ritrovino con loro e decidano di mettersi in marcia ma di fronte al loro esempio cosa possiamo essere noi che cadiamo anche per dei sassi nelle scarpe? Raccontandoci sue esperienze da professore e militante, Mario ci ha ricordato dello spartiacque tra la “levatura” morale di partigiani come Cossutta che, in un incontro in Parlamento con i suoi studenti, non esitò a dire che i fascisti non erano uomini, “al massimo i Tedeschi”, e che meritavano la fine che fecero; e la fede e il coraggio di chi come Giovanna Deiana, rimasta cieca in un bombardamento, aveva supplicato di essere accolta nel Servizio Ausiliario pur di difendere la Patria. Due tipi umani le cui differenze sono tanto profonde da non poter essere dimenticate dalla storia. Con  l’intervento di Mario si è conclusa la presentazione del libro ma non l’incontro, proseguito col pranzo comunitario con tutti gli ospiti e i presenti. Incontro che non può che proiettarci verso nuove conquiste e vittorie militanti, carichi dell’esperienza vissuta grazie ai combattenti seduti accanto a noi in una tavola imbandita.

“Concerto per Alberto” (2012) – Recensione

Come ogni anno il concerto per Alberto Giaquinto presso l’Alkatraz di Fiumicino non delude le aspettative; numerosa e sentita la partecipazione, soprattutto dei più giovani, per una serata sulle note della musica alternativa (e non). Vengono così ricordati tutti i camerati caduti, sottolineando ancora una volta l’importanza di considerarli tutti su un piano paritetico, senza distinzione tra vittime di “serie A” e di “serie B”. Un concerto doppiamente importante quest’anno, perchè a breve distanza dall’intitolazione del parco di Via Carabelli ad Ostia proprio ad Alberto Giaquinto, giovanissimo caduto che ad Ostia era nato e cresciuto.

Dopo un lungo applauso d’apertura è il momento di partire con la musica: apre le danze La Vecchia Sezione, che per l’occasione rinverdisce il gruppo con due nuovi e giovani componenti, al basso e al sassofono, merito dell’assenza del più “anziano”. Il gruppo è carico e affiatato; si parte con “Belfast” e a seguire “Intolleranza”, “Leon Degrelle” e molte altre. Si va dai classici della musica non conforme, ai Modena City Ramblers, ai brani di repertorio di LVS, gruppo ormai consolidato e richiesto un pò ovunque. Per l’occasione viene suonata “Italia” di Michele di Fiò, canzone dedicata proprio a Giaquinto. Si continua con “Settembre nero” e “Sera di giugno” dedicata a Cecchin.
Il leitmotiv è la voglia di ricordare chi non c’è più senza perdersi nella tristezza, ma anzi cantare con gioia e divertirsi per dimostrare che Alberto e tutti gli altri camerati vivono e lottano ancora con noi! 
Tra abbondanti panini e birra il pubblico si scalda; è il momento degli Insedia che iniziano con “Gim dagli occhi verdi” e continuano con tutte le canzoni del loro vasto repertorio, contraddistinte dal ritmo energico e dall’accento tipicamente romano. Non potevano mancare “La Crisi”, “Innato senso di allergia”, “Per non morire” e, ovviamente, “Er cammerata”, a loro volta alternate con le canzoni dell’ultimo album.
L’ultimo gruppo a salire sul palco, sono i Testvdo, e il pubblico è già pronto per una giusta dose di pogo sotto al palco. Il gruppo decide di alternare i propri brani  – quali “Prendi il ferro”, “Solo”, “Centocelle” –  a classici dei 270bis, Amici del Vento, Intolleranza. Tra “Cuore nero”, “Guns of Verona Beach” ed “Europa torneremo” si chiude la serata. Esausta la voce e il corpo ma tutti carichi nello Spirito torniamo a Roma verso le due del mattino.
Il successo della serata testimonia ancora una volta il desiderio di ricordare i fratelli e i camerati caduti per l’Idea, all’insegna del divertimento e della passione per la musica non conforme ma, soprattutto, della militanza e dell’azione quotidiana che è, veramente, l’unico modo per rendersi degni di fronte a chi è caduto anche per noi.

(a cura di Azionetradizionale.com e LVS crew)

Atmosfere in Nero a Civitavecchia

Domenica 15 Gennaio alle ore 11.30 presso l’ultimo avamposto a Civitavecchia, presentazione del libro del Professor Mario Merlino: Atmosfere in Nero, alla presenza dell’autore e con la partecipazione della giornalista Roberta Di Casimirro. Come sempre ospiti, i nostri combattenti della RSI, militanti e sostenitori. A seguire pranzo legionario a prezzo solidale.

Recensione del libro, a cura di Emmanuel Raffaele per “Il Borghese”
http://www.facebook.com/note.php?note_id=140574366054818
Stand librario a cura del Centro Studi Raido.

Alla faccia dei debolucci di spirito! APZ



… e per due giorni ci si stancherà di leggere,
sentire e vedere dei nostri caduti.
E solo di quelli del 7 Gennaio.
Perchè poi per 364 giorni all’anno i commentatori se ne dimenticheranno.
 Per onorare quegli eroi,
 occorre invece un quotidiano e silenzioso operare,
 militante e rigoroso edificare.
 Il “Presente” è un apice non una eccezione.
La memoria si onora con l’azione!
 
Azione Punto Zero