Le idee a posto – Antonio Medrano

L’indicazione che si può dare è semplice: vivere tutte le manifestazioni della vita in modo sacro, con una apertura verso l’alto e con un profondo senso di responsabilità. Se poi volessimo fare un esempio pratico, pensiamo al lavoro moderno che ogni giorno che passa è sempre più contrario all’essere umano. La dottrina tradizionale, in questo caso, offre dei chiari orientamenti esistenziali per difendersi dall’attacco disumano: ad esempio il distacco, la concentrazione su quello che si fa e l’azione senza ego.
Antonio Medrano

Azione Punto Zero – Basta con le chiacchiere

Sostieni concretamente le iniziative militanti.
Rimarranno in piedi se farai a meno dell’aria dalla tua bocca
e dalle parole sulla tua tastiera.
Hai ancora il coraggio delle azioni?
Abbiamo un nome un cognome, un contatto mail e un profilo facebook …
Abbiamo risollevato la militanza sul litorale a Nord di Roma,
da Santa Severa a Civitavecchia, passando da Santa Marinella.
Incontri, riunioni, materiale di studio e di formazione, concerti.
 
Ora è il momento di decidere……

LIBERA LA TUA FORZA!

AzionepuntoZero

Giorgio Bocca – La coerenza del Partigiano

Giorgio Bocca (Cuneo, 18 agosto 1920 – Milano, 25 dicembre 2011)

Alcune fonti riportano il suo nome in un elenco di personalità che nel 1938 aderirono ufficialmente al “Manifesto della Razza” che sostenne pubblicamente le leggi razziali .

Il 4 agosto 1942 firmò un famoso articolo su “La Provincia Grande” nel quale imputava il disastro della guerra alla “congiura ebraica”; ne riporto un brano illuminante: «A quale ariano, fascista o non fascista, può sorridere l’idea di dovere, in un tempo non lontano, essere schiavo degli ebrei? Sarà chiara a tutti, anche se ormai i non convinti sono pochi, la necessità ineluttabile di questa guerra, intesa come una ribellione dell’Europa ariana al tentativo ebraico di porla in stato di schiavitù»

Dopo l’8 settembre 1943 Giorgio Bocca aderì alla lotta partigiana, operando nella zona della Val Grana come comandante della Decima Divisione Giustizia e Libertà e, successivamente, in Val Maira in qualità di Commissario politico della Seconda Divisione Giustizia e Libertà. Nei primi mesi del 1945, divenuto responsabile dei tribunali del popolo (o partigiani), in qualità di giudice nel processo a carico del Tenente Adriano Adami (Pavan) della Divisione Alpina Monterosa ne firmò, a guerra già conclusa, la condanna a morte unitamente a quella di altri quattro prigionieri dell’esercito della Repubblica Sociale Italiana.

Nel 2011 in un’intervista ha affermato che durante i suoi viaggi nel sud Italia “c’era sempre questo contrasto tra paesaggi meravigliosi e gente orrenda, un’umanità repellente”, ricevendo da più parti accuse di razzismo anti-meridionale.

Intervistato da l’Espresso, nel 2007, dichiarò: «Sono certo che morirò avendo fallito il mio programma di vita: non vedrò l’emancipazione civile dell’Italia. Sono passato per alcuni innamoramenti, la Resistenza, Mattei, il miracolo economico, il centro-sinistra. Non è che allora la politica fosse entusiasmante, però c’erano principi riconosciuti: i giudici fanno giustizia, gli imprenditori impresa. Invece mi trovo un paese in condominio con la mafia. E il successo di chi elogia i vizi, i tipi alla Briatore».

Nel 2011, muore e si fa fare il funerale in Chiesa.

FINI: «IL SUO INSEGNAMENTO RIMARRÀ». La scomparsa di Giorgio Bocca «è una grande perdita per il giornalismo e per la cultura nazionale. Le sue posizioni e le sue idee, espresse con passione e intelligenza, sono state lo specchio più evidente di una consapevolezza civile intensa, partecipata ed autorevole». Lo ha affermato il presidente della Camera Gianfranco Fini che così ha proseguito: «fiero della sua storia partigiana e profondamente ispirato al valore dell’etica pubblica, Bocca si è confermato un analista brillante delle vicende politiche italiane rappresentando sempre una significativa indipendenza di giudizio. Il suo insegnamento rimarrà nel mondo del giornalismo e della cultura dell’Italia come grande fonte di ispirazione di valori civili».

Il presidente della Repubblica, GIORGIO NAPOLITANO, appresa con commozione la triste notizia della scomparsa di Giorgio Bocca, giornalista e scritto morto a 91 anni il giorno di Natale, ha inviato un messaggio alla famiglia nel quale ha ricordato la “figura di spicco del movimento partigiano rimasto sempre coerente con quella sua fondamentale scelta di campo per la libertà e la democrazia. Dedicatosi subito al giornalismo di inchiesta e di battaglia civile.”

Occorre aggiungere altro?

IL "NATALIS SOLIS INVICTI"

Se non si conosce il retaggio spirituale che mosse alcune antiche tradizioni, è difficile che si riesca ad individuare il vero significato del NATALE. Per molti, anche se non tutti, sarà una sorpresa leggere quanto d’appresso si troverà scritto, ma è la realtà. Il Natale, da alcuni secoli a questa parte, viene celebrato come una festività che si rifà alla nascita del Cristo. E’ in uso, pressochè in tutto l’occidente cristianizzato, celebrare questa ricorrenza con simbolismi quale il presepe o l’albero di natale. Chi oggi abbia la convinzione che il Natale (come comunemente viene inteso) tragga le sue radici dall’avvenuta nascita del Cristo commette un grosso sbaglio, perché le cose stanno diversamente. Infatti se si andasse a ricercare l’origine di alcune feste religiose ci si accorgerebbe come molte di queste siano state soppiantate dal culto cristiano, che ne ha fatto l’uso e lo abuso che glien’è parso. Anche la “festa di Natale” rientra nel contesto di questa logica. Il Natale e l’Anno Nuovo sono residui di un mondo spirituale dimenticato e forse sconosciuto; sono delle testimonianze di una concezione “primordiale” dell’Universo e dell’Esistenza, che non hanno nulla a che vedere con la nascita del Bambino Gesù che, pur tuttavia, era e rimane una ricorrenza propria di una specifica tradizione che è appunto quella cristiana. Oggi come oggi il Natale e il Capodanno rappresentano due differenti ricorrenze di cui la prima viene festeggiata il 25 Dicembre, l’altra il 1° Gennaio.Nel passato le due date coincidevano, perché il Natale traeva origine dal “NATALIS SOLIS INVICTI” (Nascita del sole invincibile). Data questa, appunto, che ricorreva il 21 Dicembre (SOLSTIZIO D’INVERNO), che astronomicamente corrisponde al momento in cui il sole tocca il punto più basso dell’eclittica (cioè dell’ellisse che la terra compie girando attorno al sole), poi ricomincia la fase ascendente. Il giorno in cui ciò accade è il più corto dell’anno e si ha quasi l’impressione che questo “sole” tramonti, sprofondi quasi per non riapparire più; ma ecco che subito dopo, quasi per incanto, esso si rialza nel cielo a risplendere di nuovo chiarore…è un nuovo anno, un nuovo ciclo che comincia. Spesso nell’antichità all’idea del nuovo anno, del sole intramontabile si associava il simbolismo dell’albero sempre verde o albero della vita ed era in uso presso molti popoli nordici l’accensione di candele sopra l’albero proprio il giorno in cui cadeva il Solstizio. Ciò sottolineava appunto il carattere di rinascita di luce che aveva tale evento. L’odierno albero natalizio non è altro che una reminiscenza di tale significato.Avendo ricordato tutto ciò bisogna aggiungere una cosa assai importante: “tutti coloro che nell’antichità celebravano tali eventi non erano né adoratori del sole, ne selvaggi atterriti dall’idea che il sole non potesse risorgere. Queste sono solo incomprensioni di una certa storia delle religioni.In realtà essi ritualizzavano i fenomeni e le forze della natura nella misura in cui questi venivano intesi come manifestazioni del Divino e nell’insieme dei suoi aspetti – sole, anno, luce, elementi, ecc. – rimandavano ad un ordine superiore”. Ma queste storie per il “moderno” così preso e infaccendato da problemi importanti come il computer, lo stadio, le discoteche e le macchine riescono solo a fargli cogliere il lato curioso della faccenda… il resto passa nel dimenticatoio.
Tratto da Sioux- Bollettino interno al C.S. Heliodromos – n.8 (21/12/85)

Laboratorio di Economia Legionaria

La dimensione della crisi economica a cui stiamo andando incontro forse non è stata ancora ben percepita dai più. Coloro che presumono di poterla “sopportare” da soli non ci interessano. Non è ad essi che ci rivolgiamo ma a coloro che hanno una spiccata sensibilità comunitaria e “rivoluzionaria”, capace da una parte sì, di capire la situazione in cui ci troviamo ma  dall’altra di tradurre questa capacità in “soluzioni di emergenza”. Per tale ragione subito dopo le festività natalizie attiveremo un laboratorio per mettere in pratica i principi di economia legionaria e salvaguardare reddito, occupazione e autonomia economica dei nostri militanti, simpatizzanti e di coloro che riconoscono la validità del progetto AzionePuntoZero ci sono vicini. La possibilità di contrastare il riassetto finanziario turbocapitalista, passa direttamente dalle nostre scelte quotidiane, anche quelle più piccole. E’ ora di metterselo in testa.

I ferri del mestiere

Antonio Cacace: primarie per il centodestra in vista delle elezioni cittadine

Premesso che come organizzazione non siamo interessati a questa ennesima buffonata elettorale nella quale, come al solito, non ci sarà niente di buono da scegliere, al tempo stesso è opportuno sottolineare una cosa. E’ prassi consolidata che, tranne per casi di impossibilità a ricandidarsi per motivi d’ordine superiore, un Sindaco di Una maggioranza uscente sia il candidato naturale nelle elezioni successive. Sarebbe un evidente segno di fallimento Qualora non fosse così. Come si presenterebbe una coalizione davanti ai propri elettori?
Se queste cose non si sanno, non si capiscono o non si vogliono capire per malafede allora, la politica, è opportuno lasciarla perdere. Forse potrebbe anche essere che, quando non si risponde a nessuno e si cambia schieramento ogni sei mesi, si tratti solo di imbarazzanti errori.
“Questi – direbbe Verdone in una delle sue commedie – non conoscono manco i feri der mestiere”.

Adriano Romualdi

Atti del convegno “L’Uomo, l’Azione, il Testimone Convegno sulla figura e l’opera di Adriano Romualdi nel trentesimo anniversario della scomparsa.”

Contributi di:

“Adriano Romualdi: la filosofia di Platone, Nietzsche, Evola” Prof.Rodolfo Sideri.
“Frammenti e immagini di una amicizia” Prof. Mario Michele Merlino
“Dal mito dell’Europa al nuovo nazionalismo europeo” Maurizio Rossi.
“Adriano Romualdi, pensatore politicamente scorretto” Dott. Gianfranco De Turris.
“La Tradizione Perenne in Adriano Romualdi” Dott. Tommaso Romano.

Pagine: 64, Raido, Prezzo: €5.00 (solo per i soci)

Bhagavad-Gītâ. Commento di versi scelti

Fascicolo n. 43 – Documenti per il Fronte della Tradizione

Bhagavad-Gītâ. Commento di versi scelti
A cura di Mario Polia

Pp. 38 – € 4,00

PREMESSA

La Bhagavad-Gītâ, che tradotta dal sanscrito significa letteralmente “Il canto del Signore Splendente”, è l’opera nella quale l’Essere Supremo, parla ad un Guerriero, Arjuna. Egli è un uomo puro, perché è un uomo intrepido che combatte per la sua gente e per la sua Patria, ma è ancora più puro perché è colto dal dubbio. L’opera, infatti, inizia con Arjuna che esprime dei dubbi sul fatto di dover combattere contro coloro che gli sono legati, contro i propri parenti, e vuole chiarire questo dubbio. L’auriga del carro su cui si trova, colui che tiene le redini dei cavalli e che simbolicamente rappresenta la guida dell’anima e della forza del guerriero è l’Essere Supremo, in una delle sue tante accezioni, Krsna. Il simbolismo del carro sul quale sono posti il guerriero e il suo auriga, riguarda il corpo: nel carro quadrato (il quattro è il numero della materia) coesistono due principi, di cui uno è Arjuna, il guerriero, l’altro è Krsna, colui che conduce i cavalli, ovvero i sensi e le forze dell’anima, alla vittoria. Nella cavalleria medievale abbiamo una simbologia simile, ovvero il cavallo con sopra il cavaliere, che rappresenta l’anima che dirige il corpo al compimento del dovere; sui sigilli templari si trovano due cavalieri sullo stesso cavallo, a rappresentare due nature, l’anima e lo spirito: da una parte la psyche, il coraggio, la forza e dall’altra il nous greco, l’istinto limpido che porta il guerriero a compiere il suo dovere. Arjuna e Krsna sono i due aspetti dell’essere umano, la componente terrestre e quella divina, di cui noi solitamente riusciamo a vedere solo la prima, cioè quella che si manifesta ai nostri sensi, ma non vediamo la parte nascosta e divina.
Quindi Arjuna, prima di combattere, viene preso dal dubbio e getta via il suo arco, rinunciando al combattimento, e solo dopo aver chiarito tutti i suoi dubbi, tramite il colloquio con l’Essere Supremo, che è allo stesso tempo fuori e dentro di lui, riprenderà il suo posto di combattimento. Il fatto di essere preso dal dubbio per poi superarlo è la cosa più importante per il guerriero, che in questo modo supera la propria componente umana per tendere alla perfezione. Non essere mai presi dal dubbio significa essere o ignoranti o stupidi, poiché il dubbio è una componente sempre presente nella nostra vita, e il valore del guerriero si dimostra nella capacità di superarlo. Il simbolismo di Krsna e Arjuna è presente anche in altri miti europei, come quello di Romolo e Remo, che vengono abbandonati in una cesta nella acque del fiume Rumon: essi rappresentano le due componenti presenti nella persona e la cesta rappresenta proprio il corpo nel quale tali principi si trovano. Uno è il principio Solare e Superiore, Romolo, l’altro è il principio terreno e individualista, Remo. Tutta l’opera ruota attorno al concetto di “azione disinteressata”, akarman in sanscrito, ovvero un’azione che prescinde dai suoi frutti e che non è azione in senso stretto (agire senza agire).
Nella Bhagavad-Gītâ ci sono le basi della civiltà europea, soprattutto dal punto di vista spirituale, il quale supera i moderni confini meramente politici, arrivando a comprendere anche paesi come l’India e l’Iran, vista la comune matrice Indoeuropea da cui tale sapienza deriva. L’Europa sarà tale quando potrà di nuovo riconoscersi nel pensiero Arya (dalla radice “ar”, che significa eccellenza e da cui derivano vari termini come aristhos, arethè, armonia, ritus, ritmo), quello di una superiore razza (1) dello spirito da cui fu creata la Bhagavad-Gītâ. L’insegnamento dell’akarman ossia dell’azione senza azione infatti si può trovare in altre opere come l’Iliade, l’Odissea o l’Eneide, appartenenti anch’esse al nostro passato europeo; il mondo moderno, al contrario, fa di tutto per spingere l’umanità a compiere azioni solo per ottenere un tornaconto, un personale profitto. Studiare e riscoprire questi antichi testi è un dovere per riappropriarci della nostra dignità e consapevolezza di Uomini nel senso più alto del termine, appartenenti al grande progetto della Tradizione.

(1) “Ariana” è, infatti, la caratteristica degli uomini che appartengono ad una delle tre caste (sacerdoti, guerrieri, produttori). Non è derivante dall’appartenenza ad una razza biologica (del sangue), bensì da una qualità spirituale.

RAIDO

BASTA SPROLOC(qui)O a Santa Marinella

Iniziativa militante – Azione Punto Zero
COMUNICATO STAMPA

E’ ormai da due anni che a Santa Marinella si sta assistendo ad una guerra sotterranea, ormai affiorata quotidianamente su tutti i media, tra le varie proloco che sono nate sul nostro territorio.
La prima si determinò tra la Proloco Santa Severa e la Proloco SantaMarinella emersa dal nulla senza un avviso o un comunicato, la seconda di legittimità a seguito della quale vi fu una spaccatura all’interno della Proloco Santa Marinella che non rispettava tesseramenti e i suoi associati, la terza tra le due Proloco “Legittime” e l’ultima nata la cosiddetta “Proloco giovani” che ha prima cercato un accordo ma che poi non ha trovato con le altre Senior. Attualmente, ci troviamo davanti la proloco giovani che non si chiamerà più in tale modo – crediamo giustamente perché non autorizzata dalle Senior –  a cui è stato scippato il progetto dei “Rioni senza frontiere” idea già pubblicizzata dai “Giovani prolochisti” e di cui si fa interprete legittimamente il Consigliere Delegato ai rioni De Antoniis.
Insomma, una zuppa melensa trita e ritrita del cui spettacolo sinceramente nessuno ne ha bisogno.  In questo delicato momento di crisi, in prossimità Dell’organizzazione degli eventi natalizi, di tutto c’è bisogno tranne che di queste diatribe, probabilmente innescate da interessi che con il turismo, la cultura e le tradizioni religiose nulla hanno a che fare. Anziché mettersi intorno ad un tavolo e produrre il meglio per cittadini e residenti non hanno altro da fare che litigare e dare il peggiore spettacolo di sé ai cittadini ed ai villeggianti.
Per tutti questi motivi, seppur volendo richiamare all’attenzione questo problema, non siamo nella condizione di richiamare all’ordine queste organizzazioni che hanno il privilegio di avere nel proprio nome “l’essere a favore della propria città”.
Chiediamo al Sindaco, immediatamente e senza dilazioni di sorta, di convocare i tre Presidenti e chiarire in modo definitivo che, a fronte del perdurare di una tale situazione, interromperà qualsiasi contributo e agirà nelle sede competenti di rappresentanza per segnalare l’inadempienza dei ruoli istituzionali ai quali sono preposte le organizzazioni ed il grado di litigiosità che mostrano quotidianamente causando un grave nocumento per l’immagine del Paese.
Un segnale forte e chiaro da parte dell’amministrazione comunale, che dovrà far interrompere un malcostume che sta disturbando, l’immagine del paese, la vita associativa e culturale del paese oltrechè la serenità e l’animo dei cittadini.
AZIONEPUNTO ZERO _ SANTAMARINELLA