Noi, i combattenti di ieri, di oggi e di domani

” ….. ci siamo trovati in un’epoca nella quale tutto ciò in cui abbiamo creduto e per cui abbiamo visto morire un’innumerevole massa di uomini, sembrava sprofondare in un mare di inutilità. Quando ci riunivamo in vari posti ed attorno a varie personalità, ciò avveniva soprattutto per l’intima convinzione della necessità di difesa. Non potevamo rinunciare a ciò per cui avevamo sacrificato tutto. Dovevamo tener viva la nostra fede che tutto ciò che avveniva aveva un senso profondo e ineluttabile. La nostra prima decisione doveva essere quella di restare fedeli alla tradizione e di dare rifugio, nei nostri cuori, alle bandiere che non potevano più esporsi senza vergogna. Così dovevano allora sentire i migliori, e quindi i più decisi di ieri dovevano anche essere i più decisi di domani, i reazionari del passato divenire i rivoluzionari del futuro. Perché nel frattempo abbiamo appreso che il nostro compito è più grande e più importante. La parola “tradizione” ha per noi assunto un nuovo significato, noi in essa non vediamo più la forma compiuta, bensì lo spirito vitale ed eterno della cui formazione ogni generazione risponde solo a sé stessa. E noi siamo, e ciò lo sentiamo ogni giorno con rinnovata coscienza, noi siamo una generazione nuova, una stirpe che attraverso le vampate e i colpi di maglio della più grande guerra della storia si è indurita e trasformata nel suo intimo. Mentre in tutti i partiti si sta completando il processo di dissoluzione, noi pensiamo, sentiamo e viviamo già in una forma del tutto diversa, e non vi è dubbio fin d’ora che aumentando la consapevolezza di noi stessi, noi sapremo esternare questa forma. Per questo noi ci sentiamo combattenti eletti per un nuovo stato”. 
Ernst Junger- “La rivoluzione conservatrice”

Fascicolo n. 42 – Documenti per il Fronte della Tradizione "Rescritto Imperiale"

Abbiamo avuto modo di leggere in anteprima il “Rescritto” e ci ha lasciato una impronta difficilmente cancellabile, nella premessa che qui riportiamo sono espresse in modo sintetico e preciso le impressioni ricevute dalla lettura dello scritto. Allo stesso tempo però, senza nulla togliere allo sforzo del prefatore, abbiamo il dovere di sottolineare che questo di Raido, in chiusura della stagione militante, rappresenta uno strumento indispensabile di formazione e di riflessione sulla dimensione eroica della vita. Indispensabile. Una buona lettura per affrontare la ricreazione estiva, anche per non perdere l’attenzione nei confronti di un Giappone Imperiale ancora sottoposto alle gravi conseguenze del terremoto e della crisi nucleare di Fukushima
Fascicolo n. 42 – Documenti per il Fronte della Tradizione
“Rescritto Imperiale”
Autore: Imperatore Mutsuhito Meiji
Pagine: 38

L’approccio, precisiamolo subito, è qualitativo. E qualitativamente parlando, questo fascicolo pesa. Con esso, nelle mani si sente tutto il gravare di secoli, il peso di una storia e cultura tra le più luminose che si siano manifestate. In esso, concentrato, sintetico e schematico, si può assaporare l’antico (il “Rescritto Imperiale”) ed il moderno (“Consigli ai soldati sui fronti di battaglia”) in un’armonica continuità. Ma non devono ingannare i titoli dei due brevi testi qui proposti perché essi, in perfetto spirito giapponese, molto nascondono per poi svelare -a chi si accosta silente e vigile- profondi insegnamenti. Infatti, solo a prima vista essi argomentano di questioni prettamente militari. La loro materia spazia invece trasversalmente in ogni dimensione dell’essere, chiamando in causa corpo mente e spirito nella realizzazione di uomini veri e giusti. Quindi le parole che qui troveremo espresse sono valide per tutti, o almeno per tutti quelli che decidono di vivere la propria vita come “militia super terram”. 
Ciò che merita essere chiarito è l’inganno in cui solo una lettura veloce e grossolana potrebbe far cadere: non vi è mai un appiattimento dell’uomo alle rigide o stringenti regole dell’antica tradizione, in cui l’unico scopo dell’autorità è rendere il singolo una ennesima replicata espressione della volontà imperiale, svuotandolo di una propria ed autonoma identità. Viceversa, si trovano richiami all’aspetto più umano del milite, esaltando quelle potenzialità specifiche che permettono a ciascuno di incarnare -ovunque egli sia- il senso profondo del Giappone (si capisce con ciò in quale alta considerazione è tenuto il singolo combattente). I richiami ai valori da incarnare sono innanzitutto finalizzati ad aiutare gli uomini a divenire migliori, ancor prima (necessariamente prima) che rappresentanti di altro (l’Impero del crisantemo) o di altri (l’Imperatore). E’ su questa base che si aggiunge poi il concetto che dare all’uomo una visione, un esempio o un mito da seguire è come dargli un viatico per la realizzazione; farlo sentire legato ad un destino comune, alla più pura espressione di una cultura millenaria, ad una volontà divina, significa dargli la possibilità di seguire un cammino certo, un cammino su cui già trovare profonde orme, un cammino verso la piena realizzazione delle migliori virtù umane. Un riferimento alto e certo. Opportunità purtroppo oggi negata all’uomo comune.
Scorrendo tra le righe si incontrano subito, espresse in un linguaggio marziale, verità profonde: l’abilità al servizio data in primis dalla fermezza d’animo; l’evitare che le compagini militari del Giappone possano mai farsi orde; il violare il proprio dovere disonorando il proprio nome significa cadere in disgrazia; il vivere in cortesia reciproca difendendo l’armonia della cooperazione; il vero coraggio che si tiene lontano dall’atto violento; il controllo delle emozioni e la lunga riflessione prima dell’azione; la distinzione ferrea tra il giusto e l’ingiusto, tra l’azione buona e quella cattiva; il non disprezzare i deboli come il non temere i forti; il dovere pubblico sovraordinato agli impegni privati; rifuggire il lusso ed essere severi con se stessi a premio dello spirito marziale; il mantenere il cuore sincero; l’essere esempio, mantenere l’unità di intenti. Queste proposte come verità fondamentali (anche se oggi mai le troveremmo tra gli insegnamenti ai soldati delle salvifiche e robotizzate forze armate moderne).
In tutto questo, il soldato (ma l’uomo in generale) viene onorato e si onora nel farsi latore di un portato culturale e spirituale (“mantenere ben alto il loro morale e diffondere nel mondo le virtù del Paese”, farne oggetto di ammirazione “per mezzo della pratica della giustizia temperata dalla grazia”!). L’uomo non deve mai essere dimentico di se stesso (a partire dall'”affetto per i genitori” fino all'”interpretare il pensiero del Tennò”). L’uomo non deve rimanere schiacciato nel suo percorso di realizzazione e, lontano da ogni imposizione, la sua azione deve essere animata da un moto interiore (“la forza e la lealtà, per essere preziose, devono manifestarsi spontaneamente”).
Ora, però, ricordiamoci che noi tutti -hic et nunc- siamo chiamati ad un impegno, ad agire per noi e per il prossimo, sullo stesso cammino e -possibilmente- con le stesse modalità tracciate in queste pagine. Quindi, perché non fare subito nostre le parole volate fino a noi dalla lontane isole del Sol Levante?! Allora iniziamo ad addestrarci alle virtù, tenendo a mente che, nel momento della battaglia, sono i fatti a contare. Il loro impegno deve essere il nostro: “ricordare lo spirito eroico dei caduti, parlare di se con modestia, essere esempio, tendere incessantemente a servire bene la Patria”,  “porre ogni forza del corpo e dello spirito al servizio di ciò che dura in eterno”. In quest’ultima frase ritroviamo espressa la quintessenza della gerarchia qualitativa: ciò che è caduco al servizio di ciò che non lo è. E porsi al servizio di ciò che è eterno, animati dalla propria fede, rende “degni della protezione di Dio (“mai in condizione di dover provare il rimorso di non meritarla”). E qui si apre un quesito fondamentale: se la loro lotta era aderente alla volontà divina (secondo il noto “Gott mit uns”) e se il mondo della qualità non può essere sconfitto da quello della quantità, come è mai possibile che lo sforzo di uomini animati da un’idea superiore possa essere stato sconfitto sotto il peso dei cingoli di un preponderante nemico? Noi rimaniamo convinti che la materia non possa vincere sullo spirito e, lungi dal voler qui argomentare a pieno la questione, si deve tener presente che viviamo (in coerenza con i testi della sapienza tradizionale) in una epoca di oscuramento del Divino, in cui, nel mondo degli uomini si riflette l’espandersi o il contrarsi del “respiro di Brahma”. Agendo quindi, tra noi, forze che giustamente superano la nostra volontà, secondo cicli cosmici che travalicano i nostri canoni di luogo e di tempo, è imperativo continuare ad agire senza attendersi il bacio della vittoria. I molti Hiroo Onoda, conosciuti e sconosciuti (inspirati anche dal contenuto dei testi qui riproposti), ci sono stati d’esempio in questo. Per gli ultimi samurai in armi, non era più importante la vita o la morte, ma piuttosto il monito: “la morte vi deve trovare in uno stato di purezza”.
RAIDO

Fu Turismo ci risiamo!

L’autolesionismo turistico non finisce di stupire!
Così come facemmo lo scorso anno nei confronti del “Forum degli Universitari” che organizzò una gita fuori porta da Santa Marinella in occasione del ponte di San Pietro e Paolo, in questi giorni abbiamo notato un simpatico volantino, dove si promuove da parte – udite udite – della Pro Loco Santa Marinella, una “visita culturale” in motonave presso le splendide isole di Giannutri e del Giglio. Premesso che non abbiamo alcun astio nei confronti delle due meravigliose perle del mediterraneo e men che meno verso la Pro Loco di Santa Marinella, ci siamo sforzati di comprendere cosa abbia di “culturale” una gita in motonave con frittura di pesce allegata che prende le persone da Santa Marinella e le porta in gita lontano dalla città. Ora, in un quadro di scambio tra  i cittadini di quelle amene località e Santa Marinella, in un gemellaggio marittimo, in una sorta di offerta reciproca di fruizione turistica lo si sarebbe anche riuscito a capire. Invece no, niente di tutto questo, una organizzazione che dovrebbe promuovere, gite sul territorio, valorizzare i monumenti, i luoghi e le bellezze del comprensorio progetta eventi per portare fuori dalla sua zona coloro che vogliono visitarla. Dobbiamo stupirci per l’ennesima volta di come l’inventiva delle varie organizzazioni che operano sul territorio santamarinellese non perdano occasione per deviare l’attenzione dal nostro territorio a favore di altri. Così come già espresso precedentemente, riteniamo che una sana riflessione sulla progettazione turistica sia inderogabile e soprattutto sostenuta con dei veri e propri corsi da effettuare per tutti coloro che intendono promuovere la nostra cara cittadina. Di Fu Turismo e autolesionismo turistico, sinceramente non ne abbiamo certamente bisogno.

Civitavecchia – Vitali si schieri contro la privatizzazione dei servizi

E’ di questi giorni la notizia che il Comune di Civitavecchia con la famosa delibera 71, intende privatizzare i servizi pubblici con un bando che, stranamente si colloca precisamente a ridosso della scelta referendaria del 12 e 13 giugno. Solo qualche giorno dopo l’esito del referendum il capogruppo PDL Vitali in una dichiarazione che rasenta il comico ha dichiarato “Durante questi mesi di campagna elettorale per il referendum – spiega Vitali – la città è stata letteralmente ricoperta da manifesti con un sole giallo al centro che invitavano a votare sì a tutti e quattro i quesiti del referendum nazionale del 12 e 13 giugno. Quegli stessi manifesti sono stati il frutto dell’iniziativa dell’Onorevole Fabio Rampelli, esponente a livello parlamentare del Pdl, che si è fortemente impegnato, insieme alla sua comunità di riferimento, nella battaglia per il sì.” E’ evidente che Vitali non sappia cosa sia accaduto. Oltre al fatto che non vi sono stati MESI di campagna ELETTORALE,  non vi sono state città ricoperte di manifesti, l’On. Rampelli non si è mai sognato, legittimamente,  di fare campagna per i 4 sì (l’ha fatta per tre, per l’acqua pubblica e contro il nucleare), il capogruppo in consiglio comunale oltre a non conoscere le posizioni dei suoi capi, deve uscire dalla contraddizione.
Se è stato contrario alla cessione ai privati dell’acqua, si schieri senza se e senza ma, contro la privatizzazione dei servizi pubblici oppure dica cosa ha fatto, se ha votato E come al referendum. Si decida, non ci può appropriare del risultato referendario accusando gli altri di volerlo fare e dopo una settimana Restarsene in silenzio di fronte ad un evidente contraddizione espressa dalla maggioranza di cui fa parte.
Azione Punto Zero Destra Radicale Tradizionale

La Memoria si onora con l’azione – Francesco Presente!

Lettera aperta su Piazza Vescovio  “Dedichiamola a tutte le vittime” 

Da Ettore Scola a Paola Comencini, da Bertinotti a Larizza: sono alcuni dei firmatari di una lettera inviata al sindaco Alemanno che vuole intitolare l’area verde a Francesco Cecchin, uno dei “cuori neri” uccisi negli anni di piombo, senza averne discusso nelle sedi appropriate, senza una  “memoria condivisa”.

http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/06/15/news/lettera_su_cecchini-17727158/  

 L’appello

http://download.repubblica.it/pdf/2011/lettera_sindacoroma.pdf

Questa gente ha firmato un appello per non far intestare un giardino ad una ragazzo ammazzato come un cane da una banda di sciacalli.

Questa gente deve sapere che non ce lo dimentichiamo.


Fuori dalle speculazioni sull’acqua, fuori dal nucleare, basta con i privilegi.

Siamo lieti del risultato referendario, senza alcuna illusione.


 


Questo è quanto uscito dalle urne il 13 Giugno e quanto dovrà essere raccolto volentieri o meno dal Governo in carica. E’ divertente vedere come i saltimbanchi della sinistra saltellino e festeggino la vittoria dei Si ai referendum come una vittoria esclusivamente loro. Se qualcuno di questi ritiene che per i quattro sì abbia votato solo il popolo di sinistra è un illuso (nella migliore delle ipotesi) o è in malafede. Quest’ultima, la più probabile, considerate le dichiarazioni a caldo e a freddo rilasciate dai leader nazionali e locali.  Basterebbe leggere i numeri tra partecipanti e votanti del resto, sempre che li si voglia e li si sappia leggere.
Al tempo stesso la destra radicale non si illude che il voto possa modificare di molto le cose, rimaniamo comunque immuni dalla infezione e suggestione democratica. Conosciamo perfettamente lorsignori. Non è da oggi che infatti una volta votato un referendum i cialtroni di Montecitorio facciano poi i loro porci comodi. Solo per fare alcuni esempi, nel 1978: abrogazione dei finanziamenti pubblici ai partiti (vincono i si ma i finanziamenti stanno là); nel 1987 moratoria sul Nucleare e abbiamo rivotato quest’anno, 1993: abrogazione dei finanziamenti pubblici ai partiti – la vendetta (i finanziamenti stanno ancora là), abrogazione dei ministeri dell’agricoltura e del turismo e riappaiono per miracolo, 1995: referendum per la privatizzazione della RAI (la rai quindi è privata eh eh).
Anche questa volta i camerieri del parlamento ascolteranno il popolo? Si, certamente, intanto il popolo continui a festeggiare.
Azione Punto Zero – Destra Radicale Tradizionale

La faretra di Caterpillar: Navi e congiure

Il 23 settembre 2009 – Nel corso di una sfuriata al convegno del PdL di Cortina

d’Ampezzo, il ministro Brunetta ad un certo punto ha interrogato il suo

pubblico: “Ve lo ricordate il Britannia? Se non ve lo ricordate”, disse Brunetta,

“ve lo ricordo io. Il Britannia è una nave che navigò davanti alle coste

italiane […], ospitando banchieri, grand commis dello Stato, esponenti vari

della burocrazia finanziaria… in cui si svolse un lungo seminario, durato un

paio di giorni, in cui si trassero le linee della svendita delle aziende di stato

italiane”. A Civitavecchia
Proprio al largo di Civitavecchia – la città da dove da oltre trent’anni Mondo Nuovo conduce la sua battaglia contro tutte le droghe e per il sostegno e recupero delle persone con problemi di tossicodipendenza – 100 giorni dopo l’arresto di Chiesa, che segnò l’avvio di “Mani pulite”, e pochi giorni dopo la strage di Capaci, il 2 giugno 1992, su un panfilo denominato “Britannia” e di proprietà di Sua Altezza la Regina d’Inghilterra, si ritrovarono un centinaio di personaggi legati al mondo dell’alta finanza, per una congiura – non riesco a trovare altro termine per definire la cosa – diretta a impoverire il paese e a derubarne il futuro.
Tra gli italiani vi erano Beniamino Andreatta, che poi ricoprirà la carica di ministro in tre successivi governi. E vi era Mario Draghi, che oggi ritroviamo a capo della Banca d’Italia, ma che allora era direttore generale del Ministero del Tesoro e, come presidente del Comitato per le privatizzazioni, guidò il processo di svendita, oltre che di Telecom, di ENEL, ENI, IMI, COMIT, BNL e tutto il sistema bancario italiano. Finito il suo lavoro di liquidatore (2001), in attesa di salire al vertice della Banca d’Italia, Mario Draghi parcheggia il prezioso culetto sulla poltrona di vicedirettore della banca d’affari Goldman Sachs (quel posto ora è occupato da Mario Monti, altro nome illustre della banda), che è un elemento cruciale di questa storia e in generale nella storia delle privatizzazioni italiane, dove gli acquirenti stranieri poterono beneficiare di uno sconto del 30%, un vero affare! Accorsero in branchi le iene per avventarsi sul cadavere dell’economia nazionale a spolparne le ossa. Di quella crociera i giornali diedero informazioni vaghe, e alcuni dei protagonisti si affrettarono a liquidarla come un semplice ritrovo di piacere. Draghi negò per due anni la sua partecipazione, finché non la ammise di fronte ad una Commissione parlamentare.
Tornando al Britannia, al piacevole party marinaro partecipò anche il finanziere ungherese-americano George Soros che oggi si spaccia per filantropo, ma allora si divertiva e arricchiva speculando sulle valute di molte nazioni. Sarà un caso, ma pochi mesi dopo quella crociera, a settembre, Moody’s declassò i BOT italiani. Allo stesso tempo George Soros lanciò un attacco speculativo alla lira attraverso una massiccia svendita della valuta italiana. Questi fatti provocarono un crollo del valore della moneta del 30% a cui la Banca d’Italia cercò di far fronte bruciando 48 miliardi di dollari. Georges Soros, che agiva sui derivati, insieme a Goldman Sachs e alle altre finanziarie di Wall Street, alla fine dell’operazione si calcola che ne abbia ricavato un profitto del 5.600% sulla somma investita. Per questo George Soros fu premiato – per intercessione di Prodi – con la laurea honoris causa all’Università di Bologna… Eppure anche in Italia Soros è stato inquisito – invano, ovviamente – per aver guidato il complotto speculativo che portò al fallimento della lira, nel 1992. Ma chi è questo paladino etico delle sinistre mondiali? Ebreo di origine ungherese e naturalizzato americano, nemico occulto della Chiesa Cattolica, il suo nome ritorna insistentemente dietro situazioni poco chiare, dietro la guerra civile in Albania, dietro l’UCK in Kosovo, in Afghanistan, nelle rivoluzioni del Caucaso… Egli del resto non fa segreto di agire, tramite mille ramificazioni, nella vita politica di vari paesi e di averli rivoltati come calzini (la forza del denaro contro la debolezza degli uomini!). Il suo pallino è l’idea di “società aperta”, un’espressione di per sé poco chiara ma che in un suo articolo, intitolato “Brave new world”, alla fine del quale cita l’omonima opera del già citato Aldous Huxley, dice che, sì, effettivamente il suo modello di società aperta può provocare anche qualche piccolo guaio, e cioè legami “meno importanti…tra genitori e figli”, “eutanasia, ingegneria genetica, lavaggio del cervello, liberalizzazione delle droghe”.
Così apprendiamo che Soros reinveste parte dei soldi ottenuti con la speculazione proprio per liberalizzare la droga: “Corriere Economia” riporta 25 miliardi spesi per enti antiproibizionisti americani, 1,7 miliardi per “marijuana libera per scopi medici”, 1,7 miliardi per “distribuzione siringhe ai drogati”… in compagnia con Hugh Hefner, proprietario di Playboy. Ed è stato anche sponsor degli antiproibizionisti nostrani, magari ex proletari che non si vergognano assolutamente di schierarsi con un esponente della più spregiudicata speculazione: Dario Fo (già autore di “La marijuana della mamma è la più bella”), Manconi, Stefano Rodotà, Cohn Bendit, Emma Bonino e i radicali in generale… Come risultato del collasso del sistema, i soldi della droga hanno assunto un ruolo centrale in settori già tossico-dipendenti del sistema fi nanziario, come quelli che sostengono George Soros. Nei circoli del potere, gente disperata scende a patti per ottenere un po’ di soldi. In questo contesto, “le banche vengono corrotte dall’offerta dei narcodollari; ogni tipo di istituzione è esposta a questa offerta. I soldi della droga sono l’unico canale di denaro disponibile in grande quantità, mentre il sistema collassa”, come denuncia il sito osservatoriodroga.it. Si va al sodo: si vuole legalizzare la produzione e fare affari grazie al traffico della droga, come avvenne ai tempi dell’Impero Britannico.

COMUNITARIA La festa delle Comunità [Recensione]

Comunitate, gemeinschaft, communitas, comunidad, samfèlag… chiamatela come volete, ma la protagonista assoluta – e c’era da chiederselo?! – della festa di ieri, è stata solo una: la COMUNITA’. Comunità contro società, contro individualismo e settarismo, contro spirito borghese e mediocre. Comunità come tentativo di coordinare anime e realtà diverse in uno sforzo comune, nel rispetto della differenze e vocazioni reciproche. Perché Comunità non è standardizzazione, sterile pan-cameratismo da birra&concerto alla “volemose bbbene”, ma elogio delle differenze e rispetto reciproco. Non è centralismo, né gerarchismo. E, dunque, COMUNITARIA, la festa delle Comunità, non poteva che essere coerente con questi presupposti.
Chiarito dunque cosa COMUNITARIA non è, possiamo passare brevemente a raccontare per chi non c’era, cosa questa festa è stata.
Innanzitutto, se è vero che questa festa è partita come una macchina messa in moto da Raido, Fons Perennis, Foro753, 2Punto11 e Janus, quali realtà organizzatrici, limitarsi a citare soltanto queste sarebbe riduttivo, oltreché falso. Tra realtà che hanno ufficialmente aderito alla festa con un loro stand (Casa Italia Colleverde, Ass. Cult. Generoso Simeone, Sala Macchine Teseo Tesei di Rieti, Ordine futuro/Fascio Etrusco di Cerveteri, Viterbo Bullyson clan – mix martial arts, Memento Naturae, NIS, Ass. Cult. Furor), ed altre presenti tra il pubblico, l’elenco sarebbe decisamente più lungo ed eterogeneo. Eterogeneità che fa il pari sempre con lo stesso concetto: Comunità.
A loro va il ringraziamento, per la presenza e l’aiuto fornito, così come a tutte quelle persone – amici o singoli militanti di altre realtà – che hanno fatto sì che un’idea, potesse trasformarsi in un evento reale… e non ce ne vogliano quelli che non vedranno citati il loro nome o sigla: l’impersonalità è d’obbligo!
La location, messa a disposizione dallo Spazio Libero Agro Romano di Maccarese, ha contribuito a fare il resto. Riappropriarsi di spazi in disuso, riattivandoli come centri propulsivi di iniziative veramente “alternative”, mettendoli a disposizione per eventi del genere: questo lo spirito giusto. Non “torri d’avorio” dove rintanarsi, per paura del confronto col mondo esterno o delle proprie debolezze: ma avamposti proiettati all’esterno, perché “sopravvivere non è più sufficiente“!
L’allestimento ha fatto il resto. Con i moltissimi striscioni, bandiere, luci, e quasi 10 stand di musica, artigianato, abbigliamento, editoria, vino, saponi….autoprodotti e non conformi. Senza contare quelli dedicati allo sport ed alla solidarietà, con lo stand dedicato al sostegno di Rutilio Sermonti.
Ma Comunità è anche costante tensione verso il miglioramento. E se c’è qualcosa da “criticare” (anche se non dipendente dall’organizzazione, ma da più che giustificati motivi personali) è stato il lato musicale, causa il forfait degli Ultima Frontiera in acustico e di Francesco Mancinelli a ridosso dell’evento. Sfortuna a parte, però, resta il fatto che il gran “menù” di gruppi in scaletta a contribuito a supplire questi due grandi vuoti. Hispanicus, La Vecchia Sezione, Gabriele Marconi, Invicta Runa e Aurora (con l’eroico Vichingo che nonostante fosse malato era sul palco!) tutti gli altri, hanno egregiamente portato avanti la serata, tra una ballata, una canzone d’amore (e di lotta), e pensieri in libertà dedicati alla serata. Oltre 3 ore di concerto che sono volate, tra “sogni di rivoluzione” e buona musica, risate e grida sottopalco.
Alla fine dell’evento, resta sì il piacere di una festa trascorsa insieme, magari prolungatasi tra una birra fuori tempo limite, ed un palco da aiutare a smontare. Ma resta soprattutto la chiara volontà di trasformare l’entusiasmo e la gioia costruita con quest’evento, in una “semina” che produca i suoi frutti nella grande e piccola guerra santa della vita militante, dalle piccole e quotidiane cose, fino alle più grandi ed importanti. Ma sempre – nelle grandi, come nelle piccole – con lo stesso stile e con la stessa parola d’ordine: COMUNITA’.

4 Si, contro la mercificazione della natura e dei beni nazionali, per la sovranità energetica, contro la casta di potere.

In prossimità della consultazione referendaria del 12 e 13 Giugno, AzionePuntoZero invita i cittadini di Santa Marinella a recarsi presso le urne per votare quattro SI. Siamo consapevoli che i referendum siano una buffonata cartacea su decisioni dalle quali maggioranze e opposizioni si tirano indietro lasciando la palla ai cittadini, ma non possiamo esimerci in questo contesto dal sostenere la causa referendaria. L’assalto ai beni dello Stato del turbocapitalismo finanziario non concede tregua, le potenze economiche e militari vogliono una Italia schiava energeticamente e i potenti camerieri  di Montecitorio vogliono regalarsi il lasciapassare giudiziario. La Destra Radicale non si tira indietro.
Sui due quesiti relativi all’acqua, votiamo SI per dire no alla privatizzazione e per strappare dalle mani delle multinazionali un bene che non è una merce. Riteniamo di importanza strategica che un bene primario come l’acqua sia in mano pubblica e non possa essere “messo sul mercato” come fosse un prodotto industriale. Nessun profitto sull’acqua, giusto pagare il servizio, giusto pagarne l’uso e strapagare l’abuso ma non i profitti degli azionisti anonimi e della speculazione finanziaria.
Sul quesito nucleare votiamo SI perche siamo contro la logica nucleare overdose del capitalismo. Il piano energetico nazionale deve prevedere modalità di approvvigionamento il più possibile svincolate da paesi terzi (l’Italia, non dispone certo di scorte di uranio), è per tale motivo che riteniamo percorribile l’idea di valorizzare al massimo le energie rinnovabili in un contesto di gestione autarchica dei rifiuti. Sul quesito relativo al legittimo impedimento riteniamo doveroso che si debba votare SI perché questa casta al potere deve rispondere come ogni altro cittadino dei delitti che commette. Finchè saranno al potere queste classi dirigenti ogni tentativo di autolegittimazione svincolata dalla legge è da combattere fino all’ultimo comma.

Azione Punto Zero – Destra Radicale Tradizionale

La Faretra di Caterpillar: Scandalo in carcere

Nel carcere di Bollate è successo un fatto davvero grave. Un fattaccio che merita attenzione e desta allarme. Una detenuta avrebbe fatto l’amore con un detenuto all’interno di un’aula scolastica. Il fattaccio, già gravissimo di per sé, ha assunto le connotazioni di uno scandalo penitenziario perché – udite udite! – la donna detenuta sarebbe rimasta incinta a seguito del rapporto sessuale. Un vero scandalo che una donna e un uomo abbiano iniziato una storia d’amore in un luogo in cui i sentimenti sono banditi e che questa storia abbia portato al concepimento di una vita.
L’idea di una vita concepita dietro le sbarre non è ammissibile. Quei corpi sono corpi reclusi. Quelle vite, sono vite prigioniere e pertanto private dell’autonomia propria delle persone. Quei sentimenti vissuti in un carcere sono avvertiti come una minaccia.
La vita in un carcere fa più paura della morte. I sentimenti di amore possono trovare spazio solo se mutilati dalle sbarre, dalla divisione, dalla castità coatta. Solo se si esprimono per lettera o nei colloqui in mezzo a tutti gli altri. Eppure la pena a cui sono stati condannati quell’uomo e quella donna prevede solo la privazione della libertà, non il divieto dell’amore, dell’affettività, della sessualità, della vita che nasce.
Ora sembra certo che il fattaccio sarebbe rimasto sconosciuto se non fosse stato per l’impegno e la solerzia del segretario generale del sindacato autonomo della polizia penitenziaria (Sappe), che ha denunciato l’accaduto. Ma il prode fustigatore non si è
limitato a denunciare lo scandalo. No. Il segretario generale del Sappe è andato anche oltre. Ha infatti chiesto al Ministro della Giustizia Alfano di mandare degli ispettori nel penitenziario incriminato, per capire cosa non abbia funzionato.
Indubbiamente si tratta di una denuncia e di una richiesta di ispezione ministeriale assai opportuna, considerata la gravità dell’accaduto. Si rimane solo perplessi del fatto che, visto l’assoluto degrado in cui versano le carceri italiane ( dalle decine di migliaia di detenuti tossicodipendenti “cronicizzati” a base di valium e metadone, al diffondersi di patologie come la scabbia e la tubercolosi, dovute alla promiscuità e alla mancanza di igiene – malattie che parevano debellate nella nostra società – agli stessi drammatici episodi, suicidi e inconsulti atti di violenza, di cui sono stati protagonisti agenti di custodia – a denunciare lo stress della loro stessa professione – per non parlare delle molte decine di bimbi sotto i tre anni detenuti insieme alle loro madri – mentre una specifica legge, la 8 marzo 2001 n° 40, impone il differimento della pena e gli arresti domiciliari ), il Sappe non abbia avuto altro di cui occuparsi se non di due detenuti che fanno l’amore.

 

La Comunità Mondo Nuovo nel suo impegno
a favore degli ultimi ha una particolare attenzione

anche verso il carcere, tanto che in tutti i Centri

vi sono ospiti in misure alternative alla detenzione,

per i quali sono studiate specifiche misure

di attenzione e sostegno

In questi ultimi due mesi sono morti suicidi in carcere 12 detenuti. Più di uno a settimana. Ma quelle morti non fanno rumore. In fondo la morte, la violenza, il dolore sono considerate parte integrante del carcere. In fondo, potevano pensarci prima di delinquere. In fondo, è solo un delinquente in meno. In fondo, quella svergognata avrebbe potuto prendere qualche precauzione, o ricorrere ai vecchi metodi delle mammane, per evitare lo scandalo…
Il concepimento di un bambino invece scatena sentimenti di indignazione: questi scostumati si sono amati mentre stavano scontando una pena! Hanno voluto che
dal loro disperato amore nascesse una vita! Per questo si chiede che siano puniti e
insieme a loro anche la direttrice che non ha vigilato perché non avvenissero fatti
così riprovevoli dentro un carcere, specie se è un carcere modello. Perché al carcere come luogo di reinserimento credano davvero poche persone. Certo Sandro, il presidente della Comunità, e basta allora un seme di vita per fare cadere la maschera!
Il Progetto “La Strada… di un Mondo Nuovo”

“Dare la possibilità a quei detenuti tossicodipendenti di uscire fuori dal circolo vizioso della malavita è indice di alta sensibilità da parte del Ministero della Giustizia; la Comunità deve rappresentare il taglio netto con un vecchio stile di vita, non l’alternativa più comoda al carcere”. Queste le parole di Alessandro Diottasi, presidente della Comunità Mondo Nuovo, che commenta l’avvio del Progetto “La Strada… di un Mondo Nuovo”, iniziativa promossa dall’ Associazione in partenariato con il Sert. dell’Istituto Poli-penitenziario di Rebibbia a Roma. Un progetto pilota, presentato ed approvato dall’Assessorato ai Servizi Sociali della Regione Lazio, che permetterà ad alcune persone in regime restrittivo di partecipare a percorsi motivazionali finalizzati all’ingresso in Comunità. Un’équipe di operatori, psicologi ed assistenti sociali incontrerà dei gruppi di detenuti del Carcere di Rebibbia per valutare e oro motivazioni al cambiamento e favorendo gradualmente il loro ingresso nelle strutture socio-riabilitative della Comunità. Il responsabile del progetto, lo psicologo e psicoterapeuta Giovanni Squeglia, osserva che: “Verranno somministrati test motivazionali, effettuati colloqui individuali e di gruppo, sarà proiettato un audiovisivo illustrante la giornata tipo della Comunità, e si collaborerà con gli operatori dell’Istituto Poli-penitenziario affinché ci siano tutte le garanzie per le quali l’alternativa al carcere sia concessa davvero a chi mostra interesse di cambiar vita”.

Caterpillar

Le perplessità di Assobalneari fanno venire i brividi, nonostante il caldo!

Sorpresi dalle esternazioni a latere – il 4 Giugno – dell’Assobalneari (sul quotidiano locale “La Voce” n.d.r.),  riteniamo doveroso dover replicare, all’articolo apparso ieri sul vostro quotidiano. Superato il momento nel quale siamo rimasti basiti di fronte a considerazioni del tipo “ siamo contrari a esternazioni sulle varie testate giornalistiche in prossimità dell’avvio di stagione” (ponendo l’avvio di stagione in prossimità del 4 giugno), “siamo certi che l’assessorato al turismo abbia predisposto un programma di promozione ed animazione” (è forse un affare tra pochi iniziati?) e quella circa un “rischio di nuocere il SISTEMA TURISMO” abbiamo studiato meglio l’intervento. Oltre a non voler citare Azione Punto Zero che ha sostenuto una tesi chiara e limpida, affermando che il 2 Giugno non si può dichiarare – come ha fatto l’assessore Boelis – “di non voler anticipare niente” e che gli ultimi due anni sono passati senza una programmazione alta, qualificata e di respiro internazionale, Assobalneari ha fatto ben peggio. Con un giro di parole, oltre a snocciolare altri programmi e intenzioni sulla carta, ha sostanzialmente ribadito che occorre un tavolo permanente sul turismo e sulla cultura sul territorio! Cioè esattamente quello che era espresso nel nostro precedente intervento. Lo ribadiamo: “Per ciò che invece riguarda la Governance del Turismo e della Cultura riteniamo – qualora la Giunta Bacheca voglia dare un vero e proprio segnale di discontinuità, la imprescindibile e non più differibile creazione di organismo ad hoc che si assuma l’onere della gestione complessiva dell’ambito turistico-culturale.” A questo occorre dare risposte chiare e nette da parte dell’Assessore se si è ripreso e dal Sindaco qualora ne abbia voglia. Sarebbe ora di finirla con il “sarebbe necessario”, “occorrerebbe”, “riteniamo opportuno predisporre”. Qui si tratta di rimuovere la malsana idea radicata che la stagione del turismo e della cultura per Santa Marinella sia quella che va da metà giugno a metà settembre e della unica risposta ascoltata “non ci sono i soldi”. Questa è la mentalità che va rimossa, segnaliamo ad Assobalneari, di non tenere il gioco all’Assessore tanto più che rappresenta una categoria interessata proprio allo sviluppo che non c’è. L’assesorato al turismo ha bisogno di un sostegno? Siamo pronti.

I combattenti e la Mistica Fascista [recensione]

Giovedì 2 giugno 2011: mentre l’italietta borghese del nuovo millennio festeggia in pompa magna la festa della sua repubblichetta schiava, scialba e caricaturale, a Civitavecchia – ospiti della comunità di Azione Punto Zero – la comunità militante di Raido e i molti ospiti pervenuti all’evento rendevano omaggio ai Combattenti dell’Onore, espressione di un esempio ben più alto e solenne di Repubblica, quella Sociale e Italiana, la RSI. L’incontro è stato onorato dalla presenza dell’Avv. Mario Niglio, Antonio Pedrini, Mario Cohen, Filippo Giannini, Stelvio Dal Piaz e dall’Ausiliaria Nadia Sala.
L’ottima l’affluenza, soprattutto giovanile, è stata il segno che l’esempio travalica le generazioni e le ricollega misticamente in un connubio ideale e cameratesco. Dopo una breve introduzione a cura del moderatore, il Responsabile di Azione Punto Zero, ha sottolineato l’importanza di un evento che è stato organizzato per essere un momento di riflessione e di incontro e non una semplice celebrazione nostalgica o ancor peggio folkloristica. “Chi racconta che siamo in uno condizione di pace è un bugiardo, così come chi ci vuol far credere che possiamo farcela da soli, tenendoci divisi, senza essere un gruppo o una comunità organizzata” questo l’incipit dell’intervento. Siamo in una  condizione di guerra perenne, tra le rovine, contro il mondo moderno e l’importanza che il passato, l’esempio e l’eredità rivestono nella nostra lotta, ha un carattere centrale. Di seguito la parola è passata ad un membro di Raido, il quale ha illustrato il perché questa comunità, grazie all’aiuto della casa editrice Il Cinabro, abbia voluto comporre una raccolta degli scritti di Niccolò Giani e perché si è interessata particolarmente all’istituzione della Scuola di Mistica Fascista.
Giani, facile intuirlo, fu il fondatore e l’animatore più intransigente della scuola di Mistica, fu colui che seppe istruire alla lotta e alla fede le generazioni più nobili della gioventù fascista ma fu soprattutto colui per il quale i fatti e le azioni contarono più delle sue parole o della sua penna. Penetrare quindi nelle motivazioni che hanno portato Raido a questo percorso di ricerca certosina non sarà certo complicato per chi ritiene ancora possibile una rettificazione in senso spirituale di questa società; una rettificazione possibile solo attraverso la rettificazione degli uomini che la compongono, una rettificazione che passa anche attraverso i grandi esempi della storia – come furono Giani e i suoi compagni – e come lo sono i numerosi Combattenti presenti a questo incontro, testimoni di quelli che furono le ignobili macchinazioni che portarono alla fondazione di questa repubblichetta serva degli interessi angloamericani, nata da tradimenti, infamie e ruberie.
La contrapposizione è tanto più netta quando la si mette di fronte alle severe parole del combattente Stelvio dal Piaz, relatore dell’incontro, che parla senza mezzi termini di un’Italia che dopo l’8  Settembre ha eretto la sua incoerenza a sacro vessillo e la sua laicità a canone. Un’Italia che è al suo punto più basso perché ha smarrito completamente il senso del Sacro, a fronte del nostro schieramento che fa coincidere solennemente la religione come politica ed ancor più la politica come religione, come appunto nella Mistica Fascista. Disconoscendo il significato della Fede, l’Italia post-bellica ha ritenuto doveroso diffamare e delegittimare gli Eroi per giustificare la codardia e l’incoerenza dei suoi epigoni. Ed ecco che l’esempio della Mistica torna oggi a rivivere con più forza dentro i cuori di chi è disposto ad essere un “provocatore” e non “uno del gregge”, un uomo che non scende a compromessi con il mondo moderno e che è militante 24 ore al giorno, di chi sa che si deve fare ciò che è giusto senza farsi domande sul risultato materiale o sul proprio tornaconto personale.
Infine le emozionanti parole dell’avv. Mario Niglio che hanno introdotto una lettera scritta da un condannato a morte della RSI, intrisa di senso eroico e di rara poesia legionaria. Un lascito spirituale ai reduci ed ai combattenti di una guerra materialmente perduta sul campo di battaglia ma non certo su quello ideale, un patrimonio da custodire preziosamente dai giovani militanti di oggi.
La giornata si è quindi conclusa con un ricco pranzo in un clima conviviale e cameratesco, protrattosi fino a pomeriggio inoltrato. Ringraziando ancora Azione Punto Zero e tutte le comunità intervenute, in special modo quella di Cerveteri, il prossimo appuntamento –  di tutt’altra tensione ma certamente da non perdere – è per l’11 giugno all’Agro Romano a Maccarese con “Comunitaria”, la festa delle comunità militanti, tra musica, birra, gastronomia, stand e tanto altro.