E’ scomparso Marco Pirina – Presente!

RAGGRUPPAMENTO NAZIONALE
COMBATTENTI E REDUCI RSI ~ RSI CONTINUITÀ IDEALE
 
Apprendiamo l’improvvisa scomparsa di Marco Pirina, ricercatore storico di grande spessore che ha dedicato la vita nella testimonianza della verità sulla tragedia delle foibe. Tra i fondatori e animatore del Centro Studi Silentes Loquimur faceva anche parte della Federazione di Pordenone del Raggruppamento Nazionale Combattenti Repubblicani Rsi – Continuità Ideale. Nel nostro ricordo rimane la sua figura di combattente della parola e della penna, impegnato sempre, fino allo spasimo, in una quotidiana battaglia ideale. Il Raggruppamento, nell’ora del dolore e del rimpianto, abbruna i suoi labari.



Gianni Rebaudengo 
Presidente Nazionale RNCR-RSI

Fu Turismo a Santa Marinella

Continua il centenario per la fiera delle banalità
Da qualche mese a questa parte, Santa Marinella è attraversata da una serie di considerazioni ed idee che lasciano piuttosto perplessi circa il governo del turismo ed in special modo dello stabilimento “ La Perla del Tirreno” recentemente affidato con un bando di gara pubblica. A fronte di una  amministrazione comunale che in due anni e mezzo ha saputo deprogrammare qualsiasi intervento organico sulla gestione del Turismo della cittadina balneare, con l’assessore al Turismo Boelis praticamente assente, una “delegata al marketing territoriale” sconosciuta a tutti gli operatori del settore ed un “delegato all’intercettazione del turismo del traffico crocieristico del porto di Civitavecchia” (sì, avete letto bene) praticamente immobile, ci mancava il lavoro di una opposizione illuminata. Proprio sullo stabilimento “La Perla del Tirreno” si è ascoltato di tutto, dalla proposta dal sapore puramente populista di renderla spiaggia libera dell’UDC alla non ultima, in ordine di apparizione, proposta dei giovani comunisti tirrenici di affidare la spiaggia alla multiservizi con ingresso libero e possibilità di affittare sdraie e ombrelloni. Questo il quadro. Nello specifico sono due i temi da dover affrontare e risolvere in modo adeguato. Il primo è relativo alla funzione simbolica e commerciale dello stabilimento “Perla del Tirreno” ed in secondo luogo quello della Governance del Turismo e della Cultura sul nostro territorio. Lo stabilimento in questione, fortunatamente strappato dalle grinfie dei soliti noti – che la faranno pagare cara al Sindaco anche politicamente, è già sotto le ire delle opposizioni politiche e di quelle che si nascondono nei meandri del potere. Le prime con pseudo- denunce in ragione di disattese uniformità del colore degli arredi per citarne solo una (dimenticando completamente che negli anni scorsi si assisteva ad una parata di colori che nemmeno le favelas brasiliane arrivavano a tanto)  e le seconde a suon di ordinanze, multe, minacce e calunnie. Ottimo clima per dare il viatico ad un rinnovamento gestionale a cura di tre giovani che hanno investito nell’iniziativa, considerate anche le spalle coperte da “esperti” del settore. “La Perla del Tirreno” non è uno stabilimento come un altro, è il biglietto da visita di Santa Marinella, occorrerebbe un intervento ben più radicale; renderlo un luogo esclusivo, aperto 24 ore al giorno con divani, piscine, bar, beach volley e una struttura di coinvolgimento di sponsor e artisti nazionali, altro che spiaggia libera! Come contrappeso sociale, si dovrebbe doverosamente offrire a coloro che non possono permettersi un tale lusso, un servizio di navetta gratuita dalle stazioni ferroviarie per raggiungere le spiagge libere e attrezzate del territorio.
Per ciò che invece riguarda la Governance del Turismo e della Cultura, come già esprimemmo nel fallito sostegno al progetto de La Destra – Fiamma Tricolore per le elezioni comunali, riteniamo che sia necessario – qualora la Giunta Bacheca volesse dare un vero e proprio segnale di discontinuità, la imprescindibile e non più differibile creazione di organismo ad hoc che si assuma l’onere della gestione complessiva dell’ambito turistico-culturale. Un tavolo che preveda la presenza degli operatori del settore, dall’alberghiero, alla balneazione, agli operatori dei trasporti, della Cutura e a tutti coloro sono interessati allo sviluppo del territorio in senso virtuoso. Siamo nel 2011, in un territorio aggredito da centrali elettriche e progetti di megadiscariche l’alternativa è guardare in alto. Siamo al centro di un quadrante unico, l’aeroporto di Fiumicino, il Porto di Civitavecchia, siamo a 60 chilometri dalla città più visitata del mondo e a 15 chilometri da Tarquinia e Cerveteri che per i loro siti archeologici sono patrimonio dell’umanità. E’ possibile pensare ad un futuro diverso per la nostra città, dove i giovani non debbano fare la valigia di cartone o sottostare alle solite lobby di commercianti bolsi e costruttori incalliti che vogliono consumare territorio fino all’ultimo filo d’erba? Amministrazione Comunale, se ci sei batti un colpo!

La guerra occulta e le sue armi

Per ogni militante della destra radicale, oggi è necessaria una piena conoscenza della sovversione, intesa come antitesi della Tradizione. Per questo, diventa indispensabile studiare accuratamente il concetto di “guerra occulta” per comprenderne le mosse tattiche e capirne la strategia generale.
La storiografia moderna ha sempre spiegato attraverso cause economiche, sociali, naturali e politiche il dispiegarsi della storia, intesa come il semplice susseguirsi di eventi secondo meccanismi evoluzionistici. Si sono sempre analizzate in modo causale le guerre, le rivoluzioni, senza mai rivolgere l’attenzione su di un piano tridimensionale. E’ fondamentale “al contrario” considerare l’esistenza di una intangibile e invisibile dimensione, residenza di forze che agiscono celate “dietro le quinte”.
Queste forze usano, inventano e sovvertono i miti, costruiscono ideologie ed altri strumenti pur di conseguire il loro scopo prefissato, nascosto a tutti coloro che inconsciamente “obbediscono credendo di perseguire scopi da loro voluti. Essi, dagli uomini di potere sino agli ultimi cittadini, non rappresentano altro che l’elemento passivo della storia, semplici oggetti usati dalle forze occulte per attuare i loro progetti premeditati. E’ in questa visione più “profonda” della storia che si colloca l’eterna battaglia delle forze tradizionali del cosmos contro quelle sovversive del caos. Alle prime appartiene l’ordine, la forma, la gerarchia , l’Essere, la luce, mentre alle seconde la degradazione, la materia, la prevalenza della quantità sulla qualità, il divenire e l’oscurità. La storia quindi, ha una sua terza dimensione dove operano forze che sono delle vere e proprie “intelligenze” in possesso di una esatta conoscenza dei mezzi da sfruttare e dei rapporti di causa ed effetto.
Spesso gli eventi storici presentano fenomeni e problemi che una spiegazione semplicistica non potrebbe risolvere. Al mondo d’oggi, casi di profonda crisi o rivolgimento dovrebbero farci sospettare che non si è di fronte ad un semplice processo naturale, ma ad un progetto che si sta svolgendo, orchestrato dalle forze “demoniache”’ del caos. Ciò “ovviamente” non deve portare a intravedere ovunque retroscena occulti, in quanto si potrebbe scadere in una “mania di persecuzione” frutto di fantasia.
Diversi invece sono i casi in cui i sospetti vengono alimentati da effetti che trascendono le cause visibili inducendo a pensare che ci sono influenze provenienti da dietro le quinte. Appurato il fatto che esiste una dimensione invisibile della storia, procediamo ad interpretare e ad analizzare eventi di grande portata degli ultimi due secoli, per scoprire quali sono state le manifestazioni usate dalle forze sovvertitrici. Sicuramente le rivoluzioni di fine ‘700 e metà 800 occupano un posto di rilievo nel piano di cospirazione messo in atto dalle suddette forze.
In questi anni di profondo fermento rivoluzionario si è andata caratterizzando la guerra in nome della fantomatica democrazia contro l’élite aristocratica; il basso contrapposto all’alto; la plebe contrapposta all’aristocrazia ormai dequalificata, incapace di reagire di fronte alla macchina livellatrice rivoluzionaria. La rivoluzione borghese, la democrazia, la rivoluzione sociale, l’avanzata del comunismo e del socialismo furono le armi sfruttate dall’ anti-Tradizione. Il popolo si ribellò in nome dell’eguaglianza e della libertà, sostituendosi all’autorità legittima dell’aristocrazia e al Re espressione della volontà divina. Da questo periodo particolarmente fecondo per il fronte occulto è iniziato un processo ininterrotto di anarchiche democrazie, dove il popolo illuso ha sempre rappresentato l’oggetto e non il soggetto delle violente rivoluzioni del “progresso”.
Il coronamento di questa onda sovvertitrice fu la rivoluzione bolscevica del 1917, dove la democrazia ed il comunismo, strumenti fondamentali della sovversione, trionfarono. Le due guerre mondiali consolidarono il potere delle forze sovversive le quali, specie nei due dopoguerra, usarono l’inflazione economica come strumento atto a perseguire due scopi precisi: il primo, distruggere l’indipendenza finanziaria delle nazioni, che nella prima metà del secolo tentarono una restaurazione gerarchica, per rafforzare il monopolio del capitale internazionale anonimo e di coloro che lo gestivano. Per secondo, spingere le masse ad uno stato di esasperazione da farle cadere nelle mani degli agitatori, per poi sfruttarle scagliandole contro quel che restava degli ordinamenti e delle istituzioni politiche e sociali del mondo precedente.
LE ARMI DELLA GUERRA OCCULTA.
La guerra occulta si realizza con delle armi specifiche, ossia con dei mezzi che le forze della sovversione usano per esercitare la loro influenza e per nascondere le loro trame agli avversari

-IL MITO POSITIVISTA.

E’ la creazione e la diffusione, per mezzo dei mass-media e delle strutture scolastiche e culturali, di una ideologia di massa per l’uniformizzazione delle coscienze. Infatti, è comunemente accettato che la nostra epoca è dominata da una visione razionalistica, scientista, dove la storia è determinata solo da fattori economici, sociali e politici molto appariscenti. Gli uomini sentono come normale tutto ciò e vivono in uno stato di torpore e miopia, non coscienti del loro ruolo di servi della sovversione.

-LA TATTICA DELLE SOSTITUZIONI.
Viene utilizzata per reprimere gli eventuali risvegli, dei pochi, che riescono a smascherare il disegno diabolico della sovversione. Spesso capita che ci si risvegli dal torpore e si esprima un’insoddisfazione verso gli schemi positivistici, indirizzando lo sguardo verso idee sostitutive che solo apparentemente sembrano differenti o antagoniste alle precedenti rifiutate. Invece non sono altro che nozioni atte a riaddormentare le momentanee rinascite.
-TATTICA DELLE CONTRAFFAZIONI.
Essa è un applicazione specifica della tattica precedente. Accade che alcune volte gli effetti dell’azione distruttiva delle forze oscure si rendano visibili, provocando reazioni atte a riprendere idee e simboli propri del passato tradizionale; in questo caso subentra un tipo di azione indiretta della sovversione, volta a far si che le idee o i simboli ripresi siano distorte/i , falsificateli o contraffatte/i. La reazione di conseguenza verrà deviata o addirittura capovolta. Esempio tipico dell’applicazione di questa tecnica è quello riguardante il tradizionalismo, spesso confuso con la Tradizione. L’anelìto e l’azione per un ritorno alla Tradizione assumono, sotto l’influenza di agenti anti-tradizionali, la connotazione di un ritorno al tradizionalismo. Si fanno orientare le attività verso tutto ciò che è consuetudine, routine, vestigia di ciò che è stato, rischiando di far cadere nell’anacronismo un possibile movimento di restaurazione tradizionale. Si rimane legati ad un contesto storico e sociale, senza coglierne l’essenza e lo spirito e far assumere quindi un valore metastorico all’azione.
-TATTICA DELL’INVERSIONE.
Essa è il quarto strumento della guerra occulta e ci mostra quanto le forze della anti-Tradizione siano delle vere e proprie “intelligenze”. Esse conoscono qual è l’Ordine da distruggere, inteso come realtà superiore, punto di riferimento per ciò che è umano. Di conseguenza operano per far sì che ogni tendenza verso il soprannaturale devii, verso forme di spiritismo, occultismo e altre forme decisamente “sinistre” di neospiritualismo. Oltre alla “perdita” di notevoli uomini deviati, ciò ha provocato la nascita di una continua diffidenza verso l’esoterismo, il quale ormai automaticamente viene associato alla massoneria e al teosofismo.
-COLPO DI RIMBALZO.
E’ l’utilizzo dei punti deboli, di un organismo tradizionale, per dare vita ad una azione lenta e corrosiva. In alcuni casi i rappresentanti di date tradizioni vengono a scontrarsi per interessi particolaristici, fomentati da agenti esterni, per delle finalità contingenti e subalterne della politica venendo meno all’unità tradizionale. Lo screditarsi a vicenda per interessi materiali, facilita solamente l’azione delle forze occulte le quali possono essere fronteggiate e sconfitte solamente con la fedeltà incondizionata all’idea tradizionale.
-IL CAPRO ESPIATORIO.
Abbiamo visto come l’azione sovversiva, a volte, si renda palese; per evitare reazioni contro di essa e le sue malefatte, si proietta l’attenzione dell’avversario su un elemento e su elementi che solo parzialmente sono responsabili del loro gioco nefasto. Passata la momentanea “bufera”, le forze anti-tradizionali riprendono a tessere la loro trama cospiratrice.
-IL FAR SCAMBIARE UN PRINCIPIO CON I RAPPRESENTANTI DI ESSO.
Questo strumento sfrutta lo scambio e la confusione tra l’operato di un rappresentante incapace ed il principio che dovrebbe incarnare, screditandolo inevitabilmente perché accusato di falsità ed inadattabilità. L’esempio ci è offerto dalle rivoluzioni dei secoli scorsi sopra citate dove l’incapacità dei rappresentanti dell’ordine monarchico ed aristocratico è stata scambiata con la crisi del suddetto sistema.
-TATTICA DELLE DILUIZIONI.
Abbiamo in precedenza analizzato come l’uomo di fronte a situazioni di profonda crisi abbia avuto delle reazioni le quali sono sempre state reinserite in sistemi favorevoli alla sovversione. La situazione attuale di profondo disfacimento è il risultato di un processo iniziato migliaia di anni fa, articolato in vari fasi ognuna delle quali contenente un latente stato di crisi. Il fronte occulto per respingere le reazioni di insoddisfazione alle teorie del progresso – reazioni reclamanti un ritorno alla purezza dell’origine – ha sempre sfruttato l’etichettamento dell’anacronistico e del reazionario in senso dispregiativo, troncando definitivamente queste resistenze con una trappola rivelatasi fruttuosa: si è fatto in modo che i punti di riferimento per eventuali ritorni fossero degli esempi nei quali la crisi era presente in forme nascoste e meno visibili. Un esempio del ritorno deviato è quello dell’idea di nazionalismo; non è possibile sottovalutare la differenza fra un nazionalismo di tipo spirituale (inteso soprattutto come una “reazione contro la dissoluzione internazionalistica”) e un nazionalismo di massa (proprio dell’azione livellatrice e cosmopolita del progetto mondialista) in quanto si rischierebbe di cadere nella trama già accennata nella tattica delle diluizioni.
-LE INFILTRAZIONI SOPPIANTATRICI.
La conoscenza di quest’ultimo strumento è legata all’esperienza dei gruppi che si richiamano all’idea tradizionale. Se essi raggiungono uno stato tale in cui i membri rimangono fermi in una situazione di vuoto spirituale, in mancanza di un centro e di una autorità, le infiltrazioni svolgeranno la loro azione con la sostituzione del centro nemico ormai degenerato, con uno dominato o controllato dalle forze sovversive; quest’ultime a loro volta utilizzeranno i gruppi per scopi anti-tradizionali cercando di mantenerne oscure le trame. L’esempio tipico dell’utilizzo di questa tattica la si può intravedere nella massoneria moderna.
La conoscenza di mezzi e delle tattiche usate dalla sovversione per minare l’ordine tradizionale è indispensabile per chiunque voglia intraprendere un’azione costruttiva. Avere ben chiaro quale sia il nemico ed i suoi trucchi non può far altro che sviluppare una acutezza ed una sensibilità nell’avvertire le influenze, più o meno celate del mondo della sovversione contribuendo in modo fondamentale alla futura vittoria delle forze luminose del cosmos sulle forze oscure del caos.

IL SENSO DELLA MILITANZA TRADIZIONALE NEL MONDO MODERNO – 3

 Sintesi del secondo appuntamento formativo di maggio
La Comunità
E’ il luogo, la scuola dove si ha la possibilità innanzitutto di apprendere le cose e di imparare a fare le cose, nella comunità si costruisce esternamente e contemporaneamente si lavora su di se, si fa parte di essa solo quando veramente c’è un impegno. Non si è nella comunità quando si ascolta e si imparano cose, ma solo quando ci si impegna. Quante persone credono di essere in comunità e invece ci stanno solamente? Quante persone sanno che dal loro impegno dipende la vita della iniziativa e delle altre unità sparse sul territorio? Senza questa coscienza non si è in comunità.
Occorre essere coscienti che una comunità è reale solo quando vi è un impegno a qualificare e restaurare se stessi, determinando di riflesso il miglioramento e la qualificazione della comunità. E’ quindi qui che si gioca la differenza fra un’ organizzazione ed una comunità militante orientata verticalmente da una visione spirituale. La differenza è quella che in una comunità militante si riconosce al sacrificio cosciente e responsabile, allo sforzo continuo, il valore di poter conseguire il raggiungimento del motivo per cui si è iniziato a combattere: la realizzazione di se.
E’ qui che l’incondizionato inizia a determinare il condizionato, cioè il punto in cui la dimensione spirituale condiziona i piani subordinati: quello fisico e quello psicologico.

La Faretra di Caterpillar: Liberi dalla Paura corriamo verso l’abisso

A chi legge potrà sembrare a dir poco un’anomalia. Però, se si ha la fortuna di conversare con dei superstiti dell’ultimo conflitto mondiale, sarà sorprendente constatare come, per una gran parte di loro, le bombe “alleate” che devastavano le nostre città abbattendosi su scuole, ospedali, fabbriche e abitazioni civili, siano tuttora considerate “bombe amiche”, senza le quali non ci si sarebbe potuti “liberare dal nazifascismo”. Propaganda fin che si vuole, ma sempre sotto le bombe stavano; vedevano pur sempre i propri cari uccisi o mutilati. A chi scrive è bastato ascoltare la sirena di un allarme aereo ( Belgrado, 2000 ) per percepire che di “amico” in quel suono c’era ben poco e avvertire nelle viscere la paura…
Questa mancanza di paura, la fondata paura che naturalmente si pone alla base del mero istinto di sopravvivenza, non sembra più albergare nei potenti e nei popoli dell’Europa contemporanea. Tutt’altro: essi sembrano bramare di sprofondare nell’abisso. Con un fare nichilisticamente da distruttori, essi non si rendono nemmeno
più conto della reale portata delle proprie azioni, e non riescono più nemmeno nel discernimento di quanto possa essere nocivo alla loro stessa tenuta. Non si pretende certo che vogliano il bene del popolo; ma è stupefacente constatare che costoro non desiderano neanche il loro, tanto sono presi dalla spinta distruttrice di cui sono vittime e promotori. È sufficiente leggere le cronache, e guardarsi un po’ intorno.
Stanno distruggendo la nostra sovranità politica, senza paura di tramutare il continente in una colonia di zombies. Hanno trasformato gli Stati in delle proiezioni istituzionali della grande finanza, nei quali alle autorità autoctone non è più consentito neanche comminare una contravvenzione senza il permesso del padrone che si è assiso a Bruxelles o a Strasburgo, libero di decidere la lunghezza ed il diametro delle zucchine (roba da riderci sopra, per la sua insulsaggine) ma anche l’uso della droga a “scopo terapeutico” o per la “riduzione del danno” (roba da far tremare le vene e i polsi), e sempre in nome della liberta – libertà di cura, la chiamano loro.
E per soporizzare ogni residuo dell’istinto di sopravvivenza, ecco la propaganda mediatica che ci mostra il successo di cantanti, attori, calciatori, manager, modelle e le loro modaiole trasgressioni con la droga… Oppure gli indignati appelli e le documentate denunce scientifiche contro nuove e improbabili “dipendenze” (l’ultima
riguarda i lettini solari), a creare quella notte della ragione dove tutti i gatti sono bigi, dove tutte le sostanze appaiono eguali, l’eroina come la nutella, il crack e l’ecstasy come la crema solare…
Sempre più rapidi, sempre più declivi bruciate le mète,rompete tutte le dighe.
La catena non vi è misurata! Cogliete i lauri di tutte le vostre conquiste.
Correte con ali sempre più rapide, con orgoglio sempre più teso
con le vostre vittorie, i vostri superamenti, i vostri imperi,
con le vostre demagogie, le vostre ricchezze e pretese.
La fossa dev’essere colmata e s’ha bisogno di concime
per il Nuovo Mondo che balzerà fulmineamente
dalla vostra fine
Stanno distruggendo la nostra sovranità economica e monetaria, confidando – senza paura – che i loro lauti emolumenti durino in eterno. Svendono, dismettono, come inutili orpelli, le strutture di stato sociale che per decenni hanno garantito la cura dello Stato nei confronti dei più deboli: basta che un sicofante di Bruxelles dica no e non si costruisce neanche una casa popolare, basta s’inventi una circolare ed ecco che trattare un tossicodipendente non con psicofarmaci (causa di nuove e più anodine dipendenze) ma con amore, attenzione, responsabilità può configurare il reato di plagio… Hanno accettato di convertire l’economia reale nell’azzardo delle rendite finanziarie, grazie alle quali solo chi molto ha molto può ottenere; gli altri, tutti gli altri, non si sognino neanche di poter andare nel negozio sotto casa ad acquistare ciò che occorre alla propria famiglia: anche perché non lo troveranno più, e al suo posto ci sarà una banca che gli proporrà un mutuo – e al servizio degli stessi finanzieri, qualcuno proporrà ai loro figli un po’ d’erba o una pasticca.
Stanno distruggendo la nostra cultura, annientando la nostra identità e cancellando la nostra memoria storica. Le nostre città sono brutte, il sadismo edilizio ha soppiantato storia, bellezza e tradizione, si vive nella sterilità di un ambiente asettico. Hanno puntato, fallace scommessa, su un modello reificante per cui la merce sostituisce i beni.
Ci hanno detto che tutto è mercato: cibarsi delle stesse identiche porcherie in tutto il mondo, divertirsi tutti allo stesso modo, leggere i libri in vendita nei centri commerciali; vogliono che ci si rassegni a camminare per la città ammirando l’alternanza tra banche, call-center, negozi di lusso, di smart drugs e sexy shop… Che alla lunga l’abitudine ci farà accondiscendere verso questa umiliante e insensata
castrazione che ruba il futuro ai loro e nostri figli.
Senza paura, convinti che i cancelli attorno alle loro residenze li proteggeranno per sempre, si godono sghignazzando il turpe spettacolo delle guerre fra poveri che hanno
scatenato; commerciano in schiavi pontificando di accoglienza e integrazione, offrendo loro le allettanti prospettive di stare dodici ore nei campi per venti euro, di vendere eroina sulla strada, di fare le pulizie in qualche opera pia o di praticare fellatio nelle macchine dei clienti. Senza paura della fine che li travolgerà, si vogliono eterni, in questo che per loro è il migliore dei mondi possibili, e che per sempre durerà. E se qualcuno dovesse dissentire, non si tema: il codice penale è in corso di aggiornamento…
Gli uomini ancora liberi invece paura debbono averne: la legittima paura che si può provare dinanzi al nulla che avanza, dinanzi alla sua forza che appare preponderante.
Da cui svincolarsi con un semplice gesto: dire NO a tutto questo, fare ciò che deve essere fatto, per essere un faro che illumina la via verso un Mondo Nuovo!
Caterpillar

La faretra di Caterpillar: Imparare Facendo

Perché un bambino, quando gli raccontiamo una favola, non vuole che si cambi la storia? Perché pretende che la si ripeta come l’ha sentita la prima volta, e non tollera cambiamenti? I riti non si variano, pena la loro nullità. Questo vale per la liturgia (teologia “agita”, recitata) ma è sempre valso per molte altre cose, dai giochi antichi come la campana o “il mondo”, alle favole trasmesse da millenni. Ma come farlo capire, oggi? Cambiare qualcosa in Cappuccetto Rosso è arbitrario come cambiare una regola degli scacchi. Solo se lo si gioca “ne varietur” il gioco degli scacchi rivela il suo carattere d’iniziazione.
C’è da stupirsi che oggi i più possano guardare una scacchiera senza timore: quei quadrati bianchi e neri sono i tuoi giorni e le tue nere notti; essi sono contati. Attento a come muovi, perché alla fine, la sconfitta o la vittoria le vedrai dipendere totalmente dagli errori che hai fatto, anche da uno solo, quando hai mosso alla leggera un pedone, magari all’inizio, quando avevi davanti a te l’illusione di poter fare quel che volevi, la vertiginosa “libertà” del possibile. E non potrai lamentare la tua mala sorte né affidarti alla fortuna, o invocare la grazia, perché il gioco degli scacchi esclude la sorte fortuita e, come nella vita dai giorni contati, non c’è “grazia” che soccorra chi ha giocato male. Il gioco degli scacchi come la vita, e da millenni insegna – come insegna la Comunità quando parla di “amore responsabile” – che ogni tua azione porta una conseguenza, le conseguenze si accumulano, e saranno alla fine il tuo giudice.
Come si imparava ancora ai tempi della mia giovinezza, quando col solo fatto di andare in Chiesa, ascoltare la celebrazione della Messa, generazioni di contadini analfabeti si appropriavano non solo del senso del bene e del male, ma di una porzione alta, per nulla popolare, della cultura. A forza di vedere la rigorosa perfezione delle pitture sugli altari o affrescate sulle pareti, di recitare il Credo fra la perfezione armoniosa delle navate e dei pilastri, quel senso del bello come rigore entrava nella carne dei contadini. È per questo che quando si costruivano poi la loro casa, la loro architettura spontanea faceva case che oggi gli architetti sono incapaci di riprodurre – ammesso che ne avessero la voglia. Il guaio è che ai più, le villette brutte e abusive piacciono, come piacciono e si fanno i brutti film, la brutta musica, e più gravemente, fra i giovanissimi, le brutte azioni, come bruciare un immigrato sulla panchina. E per questa cecità i nostri giovani sono divorati dalla noia: del resto, se cerchiamo solo “emozione” e “distrazione”, andiamo direttamente al punto, spariamoci una dose di coca o un videoporno.
“Fai e poi capirai”: in questo principio della vita comunitaria è riassunto il senso di un percorso
ed esperienze altamente formativi – gli psicologi parlano di ergoterapia, di dinamiche relazionali, di risocializzazione – per acquistare una nuova fiducia e responsabilità verso se stessi, gli altri,la società…
I ragazzini imparavano dagli adulti. I ragazzi e le ragazze accompagnavano i genitori nel lavoro, sui campi o con le bestie o a bottega. Imparavano così, facendo, una quantità di cose inimmaginabili ai giovani d’oggi. Bisogna vedere e provare come si munge la vacca, vedere un suo parto per imparare ad aiutarla; apprendere facendo come si fa un innesto, come riconoscere una malattia della vite; bisogna sentir raccontare dei tempi propizi per la semina, e l’azione della luna, e i segni del tempo, e i termini tradizionali, rigorosamente precisi (ne varietur) di queste attività “umili”. Così gli apprendisti imparavano affiancando i mastri artigiani, e non solo i mastri d’ascia o i fabbri: anche Leonardo imparò a bottega del Verrocchio a pestare e mescolare i colori. 
Anche l’alta cultura si fonda su un “fare” e un “affiancare”, quella cultura, intesa nel senso più ampio, che comprende la prima di tutte: l’agricoltura..
Manca ai ragazzini d’oggi anche l’insieme di conoscenze che venivano dalla mistura delle età; bambini, giovani mamme, zie zitelle, nonni vivevano insieme; le ragazzine apprendevano a trattare un neonato e a cambiarlo vedendolo fare; gli anziani sapevano insegnare cos’era giusto e cos’era sbagliato: il rispetto degli altri e della parola data, la responsabilità del lavoro e della vita.
Noi bambini, in mezzo agli adulti, imparavano – o meglio assorbivamo – il linguaggio, le sue finezze ed espressività, drammatiche o umoristiche, sentendo qualche “grande” declamare interi canti dell’Inferno, o brani della Gerusalemme Liberata e dell’Orlando Furioso, o ridendo, raccontare di certe burle e furbizie di gente del vicinato – che scoprii solo molto più tardi essere quelle stesse che Boccaccio attribuisce a Bruno e Buffalmacco.
Una ricchezza di cultura, di senso, di responsabilità, di amore che oggi può essere ritrovata nella vita di Comunità, dove si cerca di colmare il vuoto della droga, della devianza, del non senso cui sono abbandonati tanti giovani proprio imparando dagli altri – fai e poi capirai.
Un percorso ed esperienze altamente formativi – gli psicologi parlano di ergoterapia, di dinamiche relazionali, di risocializzazione – per acquistare una nuova fiducia e responsabilità verso se stessi, gli altri, la società… Imparando ad aprirsi e raccontarsi coi propri compagni, con gli anziani di Comunità, con Sandro; imparando il confronto e la consapevolezza, il rispetto delle regole e degli altri… Imparando il peso della vanga e del mattone, il gelo alla raccolta delle olive, la sete della fienagione; imparando il buon sapore del cibo guadagnato col proprio lavoro, imparando a godere del meritato riposo dopo la fatica… Imparando a vivere le storie della Comunità e a costruire giorno per giorno il proprio percorso con la disciplina e la responsabilità del lavoro – un lavoro fatto per se stessi e su se stessi, un lavoro per costruirsi una vita nuova, in un Mondo Nuovo!
Caterpillar

IL SENSO DELLA MILITANZA TRADIZIONALE NEL MONDO MODERNO – 2

Sintesi del secondo appuntamento formativo di maggio 

Il Militante
E’ quindi nel quadro di una più vasta estensione del dominio della lotta, che il giovane militante deve porre la realizzazione di Sé, costruendo incessantemente per la propria comunità, rimanendo bene attento a ricevere le indicazioni dal proprio responsabile, che servono esclusivamente al miglioramento di se, ad un continuo edificare, ad una restaurazione continua, cosciente di poter essere attaccati da fuori, così come minato da dentro. E’ in questo modo che ci si educa al dominio della libertà, che si realizza in modo congiunto, a responsabilità ed autorità. Perché allenandoci nella comunità, è nella realtà esterna che ci si misura concretamente, con l’impatto e con la provocazione. la pro-vocazione che ci obbliga a dare risposte: responsabilità, appunto.

4 SI ai Referendum del 12 e 13 Giugno – Rutilio Sermonti

Vi sembrerà forse strano che io, Rutilio Sermonti, allergico a qualsiasi forma di “ludi cartacei”, venga ad invocare da tutti voi il massimo impegno proprio in occasione di una tornata di essi, e cioè dei quattro referendum abrogativi fissati per il 12-13 giugno prossimi.
  E’ che ci troviamo davanti a una smaccata frode con cui i mascalzoni che si sono appollaiati sugli scranni del potere intendono defraudare il popolo anche di quel piccolo residuo di sovranità che consiste nell’arma referendaria, con cui, a differenza che nelle elezioni politiche, è dato al votante di esprimere una volontà, e non soltanto una delega in bianco.
  Anche per i referendum, sia chiaro, valgono tutte le altre gravi riserve che noi opponiamo al voto anonimo e non qualificato, determinato in massima parte con espedienti persuasori sub-liminali, con illusionismi e con ricatti, ma in certi casi, quando una “opinione pubblica” si sia autonomamente affermata, può darsi il caso che -cosa rara in democrazia- la volontà del popolo abbia una qualche voce in capitolo.
  La cosa altamente preoccupa il grasso servidorame degli usurai regnanti che si suole definire “classe politica”. Essendo però preclare caratteristiche di essa il modesto livello intellettuale e culturale, anzichè contrastare con argomenti quelli dei fautori del referendum abrogativo, magari abusando della profusione di mass media pubblici e privati di cui dispone, preferisce adottare sistemi più grossolani e disonesti, ma di probabile successo. I principali sono due, che vanno a integrare il dato di partenza del diffuso disinteresse per la politica, che fa ormai di quello astensionista il più numeroso dei partiti. Uno consiste nell’esprimere i quesiti referendari in termini tali che la maggioranza dei “consultati” non ci capisca niente, o capisca il contrario. Si comincia dalla formulazione abrogativa, per cui, volendo dire NO a una legge, occorre votare SI. Sarebbe bastato chiedere: “volete conservare?” anzichè :”volete abrogare?” e nessun equivoco sarebbe stato possibile. Ma poi, tutto il gergo giuridico-burocratico in cui i quesiti vengono sottoposti ai votanti è del tutto incomprensibile a chi non sia un giurista nè un burocrate, bensì una casalinga, un contadino o un operaio edile: quelli che fanno “quoziente”.
   L’altro metodo consiste nel fare in modo che i votanti non raggiungano il 50% fissato dall’art. 39 della Legge 357/70 sui referendum. Come? Col silenzio-stampa, e soprattutto col silenzio-TV. Quei pochi che fanno la fatica di leggere i giornali, più o meno, dell’esistenza di un referendum ne hanno notizia. Ma gli altri, i più, i bulimici di piccolo schermo, che ne sanno ? E anche i primi, per quasi la metà, mugugnano “non m’interessa” o “non ne capisco”. Ognuno dei destinatari può fare il piccolo sondaggio personale che ho fatto io.
   Ora, noi sappiamo bene che non c’è nessuno, dai vecchi ai lattanti, a cui il successo del SI “non interessa”, e soprattutto dei quesiti 2 (privatizzazione del servizio idrico) e 3 (ritorno al nucleare). Non occorre certo che sia io a illustrare a voi, molti dei quali possono essermi maestri, l’importanza enorme dell’abrogazione di quelle leggi demenziali, vere frecce del Parto della plutocrazia in agonia. Non si tratta dell’effetto Fukushima. E’ che l’illimitata disponibilità di energia artificiale non è un bene: è una calamità; è il primo fattore materiale della degenerazione umana; è il maggiore alleato di Mammona.
   Ogni uomo di buona volontà deve sentire il dovere di impegnarsi per far fallire la sporca manovra che trasformerebbe la vanificazione del referendum in un trionfalistico alibi per i criminali. Nessuno si senta sminuito a parlare il linguaggio delle zolle, delle cucine, delle catene di montaggio e, magari, delle carceri. Ma vi chiedo di trasformarvi tutti, per breve tempo,  in maestri elementari, per far capire agli umili quello che non si vuole che capiscano, per spiegare loro l’importanza e il significato dei “QUATTRO SI”, per implorarli, se occorre, di non farsi sfuggire questa occasione rara di troncare tentacoli alla piovra.
    Per uomini come voi, ogni altra parola sarebbe superflua.
    Enos, Lases, iuvate !                                                         
Rutilio Sermonti

IL SENSO DELLA MILITANZA TRADIZIONALE NEL MONDO MODERNO – 1

Sintesi del primo appuntamento formativo di maggio
La Tradizione
La nostra idea di lavoro si fonda sulla Tradizione, cioè il primo fattore di educazione, di ricchezza e di conoscenza, perché essa è eredità, cioè un insieme di valori, comportamenti, stile e carattere che danno senso e significato alla nostra vita. Lealtà, fedeltà, rigore, sobrietà, puntualità, educazione, disciplina, responsabilità, senso per la gerarchia. Per l’uomo che abbiamo in vista questi valori non assumono un profilo politico ma pre-politico, sono autentici punti cardinali.
Stanno prima di tutto perché abbiamo colto che se così non fosse, di fronte ad ogni evento si starebbe al punto di partenza, sarebbe un esistenza nella pura reattività. Mondo moderno: vivere con il criterio del mi piace/non mi piace, il continuo sostegno all’idea folle e priva di senso di non trasmettere a chi ci succede ciò che è stata l’esperienza di chi ci ha preceduto (per una precisa scelta di una oscura intelligenza). Il volto marcio del potere vuole che tra le generazioni ci sia un intercapedine, in modo da non farle avere un passato. Gli uomini tentano di fuggire dal buio interno e dall’oblio esterno tentando di costruire sistemi perfetti in cui nessuno debba avere bisogno di migliorarsi. Eccolo quindi il compimento del regno, il miraggio di una struttura che abolisce la responsabilità della persona. Tutto collabora affinché la valanga di fuoco quotidiana, dalla culla alla tomba – dalla scuola al lavoro, dalla tv ai giornali a tutti i media, l’intrattenimento – alimenti queste concezioni infette, malsane, diaboliche. Il risultato finale dovrebbe essere quello che stiamo ravvisando sotto i nostri occhi, un frullato di bastardi, senza Dio, una patria, una storia, una legge che – sia chiaro – non può rappresentare il nostro destino.
Noi non abbiamo paura delle rovine, il nostro presente ha un senso perché ha una eredità: la Tradizione.

Cittadella – Saint Exupèry

Un libro bellissimo e misterioso. Un abbozzo di romanzo, contenuto nella famosa valigetta che Antoine de Saint Exupéry – autore dell’indimenticabile Piccolo Principe – portava sempre con sé e dalla quale si separò solo una volta: prima di partire per il suo ultimo volo di guerra, dal quale non sarebbe più tornato. Lo si può leggere mille volte e trovarvi sempre qualcosa di nuovo, di inaspettato, di vero. Leggiamolo, di nuovo.

Così alla sera io cammino a passi lenti tra il mio popolo e tacitamente lo circondo del mio amore. Sono soltanto inquieto per coloro che ardono di una vana luce, per il poeta pieno d’amore per la poesia ma che non scrive il suo poema, per la donna innamorata dell’amore ma che, non sapendo scegliere, non può divenire; tutti pieni di angoscia, poiché sanno che io li potrei guarire di questa angoscia se permettessi loro di fare quell’offerta che esige sacrificio, scelta e dimenticanza dell’universo. Perché il tal fiore esclude innanzi tutto ogni altro fiore. E tuttavia solo a questa condizione esso è bello. Così avviene per l’oggetto dello scambio. E lo stolto che va a rimproverare a quella vecchia il suo ricamo col pretesto che avrebbe potuto tessere qualcos’altro, preferisce dunque il nulla alla creazione. Così cammino e sento salire la preghiera nell’odore dell’accampamento nel quale tutto matura e si forma in silenzio, lentamente, senza quasi che ci si pensi. Il frutto, il ricamo o il fiore, per divenire, è nel tempo che sono immersi.

Durante le mie lunghe passeggiate ho capito che il valore della civiltà del mio impero non riposa sulla qualità dei cibi ma sulla qualità delle esigenze e sul fervore del lavoro. Questo valore non è dato dal possesso, ma dal dono di sé. E’ civilizzato innanzi tutto quell’artigiano che si ricrea nell’oggetto; in compenso egli diviene eterno, in quanto non teme più di morire. Ma quest’altro che si circonda di oggetti di lusso comperati dai mercanti, non ne trae alcun vantaggio se non ha creato nulla, anche se nutre il suo sguardo di cose perfette. Conosco quelle razze imbastardite che non scrivono più i loro poemi ma li leggono, che non coltivano più la loro terra ma si fondano anzitutto sugli schiavi. Contro di loro le sabbie del Sud preparano incessantemente nella loro miseria creatrice le tribù vive che saliranno alla conquista delle loro provviste morte. Non amo chi è sedentario nel cuore. Quelli che non offrono nulla non divengono nulla. La vita non servirà a maturarli, e il tempo per loro fluisce come una manciata di sabbia disperdendoli. Che cosa offrirò a Dio in loro nome?

Da Cittadella di A. de Saint-Exupéry